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Full text of "Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S.M. il re di Sardegna"

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DIZIONARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE 

DEGÙ   STATI 

DI  S.  M.  IL  RE  DI  SARDEGNA 


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DIZIONARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO  -  STATISTICO  -  COMMERCIALE 

DEGLI    STATI 

DI  8.  HI.  IL  RE  DI  SARDEOIVA 

COBfPILATO  PER  CURA 
DEL  PROFESSORE 

GOFFREDO    CASALIS 

DOTTORE  DI  BELLE  LETTERE 

OPERA 

MOLTO  UTILE  AGLI  DCPIEGATI  NEI  PUBBLICI  E  PRIVATI  UFFIZI 

A  TUTTE  LE  PERSONE  APPLICATE  AL  FORO  ALLA  MILIZIA  AL  COMMERCIO 

2  SINGOLARMENTE  AGQ   AMATORI  DELLE  COSE  PATRIE 

Ofnnes  omnium  carltates  patria 
una  coro  pie  xa  est.  Gc.  i  Off, 


VOL.  III. 


TORINO     1836 

PRESSO  G.Maspero  libraio 
Cassone  Marzorati  Yercellotti  tipografi 


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^rif    ì^f?ng,g>3r- 


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^^dAlÉJU-^    ^A*-*-^ 


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CZf  Editori  MàSPERO,  Marzobati  e  Comp.  intendono  godere 
del  prix^ilegio  conceduto  dalle  Regie  Patenti  del  28  feb^. 
brafo  1826,  avendo  eglino  adempito  quanto  esse  pre^ 
scrivono» 


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DIZIONARIO 

GEOGRAFICO 
STORICO-STATISTICO-COMMERCIALE 

DEGÙ  STATI 

DI  S.  M.  IL  RE  DI  SARDEGNA 


^  ISABELLA  (  Cabdla)j  com.ndi  mand.  di  Rocchetta,  proy. 
di  Novi  y  dioc.  di  Tortona ,  dir.  di  Genova.  Dipende  dal  se- 
nato di  Genova 9  vice-intend.  prefett*  ipot  e  posta  di  Novi,  insin. 
di  Rocchetta. 

Giacer  sul  confluente  del  Borbera,  e  del  rivo  Aliassa:  .dalla 
parte  di  levante  vedesi  un  promontorio  dell'altezza  di  loo  me- 
tri, sulla  cui  cima  sta  un  vecchio  palazzo  d'assai  pregevole 
architettura.  Esso  appartiene  al  principe  Doria  Panfili  già  feu- 
datario di  questo  comune. 

I  luoghi  di  Volpara,  di  Piuzzo,  è  metà  di  quello  di  Cosola 
sono  uniti'  a  Gabella. 

Vi  passa  una  sola  via  comunale ,  che  da  mezzodì  conduce  a 
Carrega ,  e  da  mezzanotte  ad  Albera  :  essa  discorre  lungo  la  destra 
sponda  del  Borbera  :  trovasi  in  pessimo  stato ,  e  non  è  prati- 
cabile che  a  piedi. 

II  detto  torrente,  che  nasce  dal  monte  Antola  ,  forma  il  li- 
mite di  questo  comune  dal  lato  occidentale,  e  dividelo  da  quello 
di  Rocchetta.  11  suo  corso  é  da  ostro  a  borea.  La  sezione  trans- 
versale del  suo  letto  è  di  i5o  metri  circa.  Non  evvi  ponte 
per  valicarlo.  Per  Tordinarìo  é  povero  d'acqua  ;  ma  ingrossa 
in  tempo  di  dirotte  pioggie  per  modo  che  Straripa ,  ed  inonda 
le  circostanti  campagne. 


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6  CABRAS 

Al 'confine  del  territorio,  dalla  parte  orientale ,  aTvi  una  ca- 
tena di  monti  di  considerabile  elevatezza  :  il  più  alto  di  essi  è 
il  Montebore  :  sulla  superficie  di  questi  monti  si  distendono  as- 
sai vaste  praterie;  ma  per  esservi  molto  freddo  il  clima,  non 
vi  prospera  la  vegetazione  dell'erbe. 

La  parrocchiale  di  Gabella  è  intitolata  a  s.  Lorenzo;  quella 
di  Volpara  é  sotto  il  patrocinio  di  s.  Michele  ;  quella  di  Piuzzo 
ha  per  titolare  s.  Marziano. 

Vi  sono  giorni  di  fiera  il  27  di  aprile,  tutti  i  sabbati  di  giu- 
gno ,  il  22  di  luglio  ,  il  17  di  agosto  ,  il  i5  di  settembre  ,  il 
1 8  di  ottobre  ,  ed  il  3  di  dicembre.  Il  prìncipale  traffico  di 
queste  fiere  si  é  quello  del  grosso  bestiame. 

Il  territorio  produce  grano,  meliga ,  legumi ,  poche  castagne, 
e  cattivo  vino.  Vi  si  mantengono  capre  in  mediocre  quantità, 
e  poco  bestiame  bovino. 

Questi  prodotti  bastano  appena  al  sostentamento  degli  abi- 
tanti per  due  terzi  dell'anno:  le  derrate  che  mancano,  vi  sono 
trasportate  dalle  terre  lombarde. 

Pesi,  misure  e  monete  come  nel  suo  capo  di  provincia. 
.  I  terrazzani  di  Gabella  sono  generalmente  robusti,  ed  appli- 
catissimi  all'agricoltura.  Molti  di  essi  recansi  a  passare  l'inverno 
in  Lqmbardià,  ove  s'impiegano  in  campestri  lavori. 

Popol.  1920. 

GABRAS,  ant.  Capra  o  Caprasy  grossa  terra  della  Sarde- 
gna ,  nella  prov.  di  Busachi.  Comprendevasi  nell'antico  giudi- 
cato d'Arborea  ,  nel  dipartimento  del  Gampidano  di  Siamuiaggio- 
re,  e  cresciuta  poscia  la  sua  popolazione  vi  si  mandò  a  risiedere  il 
giudice,  e  divenne  capoluogo  del  mandamento,  nel  quale  re- 
stano aggregati  Baratili,  Gerfaliu ,  Donnigàla,  Màssama,  Nurà- 
chi,  Nura/i-nieddu ,  Riòla  ,  Siammaggiore  ,  Solànas,  Solorùssa. 

Giace  in  esposizione  a  tutti  i  venti ,  sopra  un  piano  in  gran 
parte  sabbioso  ,  appoggiata  alla  sponda  orientale  del  lago  di 
Pontis ,  comunemente  detto  Mare-de-pontis ,  a  un  miglio  dal 
mare  ,  a  tre  dalla  foce  del  Tirso  verso  tramontana ,  e  pure  a 
circa  tre  miglia  da  Oristano  verso  Pon-maestro.    - 

Le  case  sono  circa  910,  e  coi  loro  interstizi  occupano  pres- 
soché tee  quarti  quadrati  d'un  miglio.  Le  stanze  sono  tutte  al 
pian  terreno»,  e. le  solite  divisioni  sono  in  una  sala  d'ingresso, 
che  in  uno  od  axnho  ì  lati  a  destra  e  sinistra  danno  adito  ad 


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CABRAS  7 

una  6  più  eamere  :  con  in  addietro  un  cortile  per  li  polli^  per 
coltirarvi  qualche  erba  ortense  y  e  per  }e  legna.  Le  linee  in 
cui  sono  disposte ,  il  paralellismo  che  in  alcune  è  stato  os<^ 
servato ,  il  competente  spazio  che  intercludono  ,  portano  ceita 
apparenza  di  regolarità ,  e  conciliano  qualche  beUezza  al  totale. 
Non  essendo  però  state  coperte  né  di  ciottoli ,  ne  di  lastre , 
neppure  dispostosi  il  suolo  ad  un  conveniente  declivio,  perciò 
nelle  piovose  stagioni  sono  non  poche  contrade  per  la  loia  e 
mota  mollissime  ,  e  in  alcune  rimane  il  brago  fino  a  che  un 
forte  sole  le  asciughi.  Pari  incomodo  è  nelle  vie  per  cui  vi  si 
avvenga  da  altronde. 

Il  clima  è  caldo  ,  ma  per  lo  frequente  e  quasi  periodico 
vento  di  mare  ,  e  per  V  influenza  dell'aria  da  tutt'altre  parti 
ne  resta  mitigata  la  temperatura. 

Grande  è  l' umidità ,  per  ciò  che  non  solo  il  mare  e  i  laghì^ 
ma  il  fiume  ,  che  verso  il  sirocco-levante  avvicinasi  al  paese 
poco  men  d'un  miglio ,  la  ramificazione  complicata  dei  canali, 
^e  bevon  dal  Pontis  ,  e  dodici  o  più  paludi  satollano  di  va* 
pori  l'atmosfera.  Quindi  le  frequenti  nebbie,  che  serpeggiando 
ingombrano  la  terra  ,  e  mentre  nuocono  mai  sempre  alla  sa-^ 
nità  dei  corpi  non  usi  alla  loro  azione ,  avviene  die  in  qualche 
stagione  dannifichino  pure  alle  biade,  agli  ohvi ,  e  ad  altre 
specie. 

In  questa  condizione  ^  cose  non  può  non  essere  che  nel- 
l'estate ed  autunno  non  si  sviluppino  dei  miasmi  dalle  acque 
più  crasse  e  morte.  Non  per  tanto  é  da  dire,  che  questi  agi- 
scono poco  o  nulla  negli  abitatori  ^  e  nominatamente  tra  ipe» 
scatorì,  da  che  nuU'appariscono  i  tristi  effetti,  che  in  altri  luo* 
ghi  malsani  rendono  tristo  e  doloroso  l'aspetto  e  Tessere  delle 
persone. 

In  .generale  god'esi  una  salute  prospera  dove  siasi  felicemente 
trapassato  lo  spazio  della  puerizia  :  la  vitalità  regge  in  molti 
anche  al  settantesimo  anno ,  e  fiirono  non  rari  gli  esempi  di 
vecchi  centenari. 

Infrequenti  e  lievi  storpiature  nel  popolo  -,  invece  ti  si  pre- 
senteranno belle  proporzioni ,  vivace  colorito ,  e  nelle  femmine 
tanta  finezza  di  taglia ,  e  si  lieto  lume  di  avvenenza ,  che  le 
crederesti  le  bellissime  donne  dell'isola ,  se  non  ti  soccorresse 
in  altre  regioni  della  medesima  essere  delle  fonne  prestanti  con 


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B  CABRAS 

la  importante  aggiunta  di  ciò  che  ben  si  sente ,  e  mal  'si  si- 
gnifica con  li  vocaboli  bel  sangue  e  spirito.  La  fama  delle  belle 
crabarisse  sali  in  maggior  onore ,  poiché  visitando  questi  luoghi 
la  Regina  Maria  Teresa  d'Austria  videne  molte  ,  che  a  di  lei 
giudizio ,  la  quale  meglio  d'altri  di  ciò  intendevasi  ,  potevano 
in  paragone  contender  della  superiorità  con  le  istesse  giorgiane^ 
e  con  più  sorte  delle  altre  quella,  cui  in  atto  di  ammirazione 
compiacque  maggiormente  onorare  baciandola  in  fronte. 

Il  numero  delle  famiglie,  che  fu  preso  nella  recensione  par- 
rocchiale del  1834,  era  sulle  900  ,  e  in  queste  si  comprende^ 
vano  anime  3556.  La  solita  proporzione  dei  nati  alla  popola- 
zione si  calcola  d'un  venticinquesimo,  quella  dei  morti  ai  nati 
di  nove  quattordicesimi. 

Resta  in  questo  paese  finora  ineseguita  la  comandata  riforma 
delle  sepolture.  Il  cemitero  è  nell'estremità  dell'abitato  in  con- 
tiguità alla  chiesa  parrocchiale.  L'uso  delle  nenie  nei  funerali 
non  è  del  tutto  estirpato:  ma  non  anderà  molto  che  le  canti- 
lene delle  mercenarie  prefiche  cedano  alla  religiosa  costuman- 
za ,  che  va  allargandosi  di  invitare  per  una  limosina  le  povere 
donne  a  temprare  col  canto  del  rosario  il  dolore  delle  parenti 
coronanti  il  feretro  in  atteggiamento  mestissimo. 

Nelle  maniere  di  vestire  non  distinguerai  questi  dagli  altri 
Arboresi,  se  non  che  spicca  nelle  donne  una  pulitezza  squisita, 
e  maggior  leggiadria  nel  portamento. 

La  istruzione  primaria  non  è  in  più  alto  grado ,  che  altrove. 
I  maggiori  non  sono  persuasi  dell'utile  della  istituzione^  i  pic- 
coli poco  diligenti  ;  i  maestri  poco  zelanti  ;  il  metodo  non  molto 
lodevole.  Sogliono  concorrere  circa  ^5  fanciulli. 

Nelle  professioni  meccaniche  di  prima  necessità  si  esercite- 
ranno pressoché  i5o  persone.  Dopo  i  contadini ,  il  numero  mag- 
giore è  dei  pescatori.  Impiegansi  nella  tessitura  non  meno  di 
85o  telai  sardeschi  -,  ma  alle  enormi  imperfezioni  della  mac- 
china supplendo  la  diligenza  del  lavoro ,  oltre  i  panni  da  fo- 
rese ,  sono  fabbricate  delle  tele  ,  coltri ,  e  tutte  specie  di  lin- 
gerie ,  che  hanno  qualche  merito. 

Comprendesi  questa  parrocchia  nell'amministrazione  dell'arci- 
vescovo di  Arborea.  Nell'abitato  troverai  due  sole  chiese  ,  la 
maggiore  dedicata  alla  santissima  Vergine  Ass&nta  ,  dove  go- 
verna un  vicario  con  l'opera  di  altri  cinque  preti  -,  la    minore 


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GABRAS  9 

•otto  l'invocazione  dello  Spirito  Santo,  dove  n£Ezia  una  con- 
fraternita. 

Le  principali  feste  occorrono  per  la  nostra  Donna  addi  24 
maggio  y  per  s.  Antonio  da  Padova  addi  i3  giugno,  e  nella 
commemorazione  dell' Assunzione  addi  i5  agosto.  La  prima  è 
più  delPaltre  frequentata  da  forestieri  ,  e  in  essa  siccome  nel- 
l'altra del  mese  seguente  si  offre  lo  spettacolo  della  corsa  dei 
barberi  governati,  com'è  uso  perpetuo,  dai  fantini,  nella  quale 
sogliono  intervenire  i  più  nobili  corsieri  ,  perché  considerevoli 
i  premi  che  si  propongono. 

Una  società  di  giovani ,  ed  altra  di  maritati ,  che  sono  in- 
scritti siccome  operati  per  le  spese  della  solennità ,  fanno  a 
gara  gli  uni  gli  altri  per  soprdvanzare  ,  e  i  primi  per  la  sola 
questua  ,  i  secondi  per  la  questua ,  e  per  una  quota  nei  sin- 
goli ,  studiano  di  raggranellare  delle  forti  somme. 

Il  rispettivo  palio,  che  é  una  pezza  di  qualche  bella  pannina 
di  seta,  dividesi  da  una  e  da  altra  compagnia  in  due  porzioni 
disuguali ,  onde  siano  quattro  premi ,  i  due  dei  giovani  per  lo 
primo  e  terzo  dei  cavalli  grandi,  i  due  dei  maritati  pel  secondo 
di  questi,  e  primo  ed  imico  dei  puledri.  Gli  operari  della  prima 
società  erano  di  vantaggio  obbligati  alla  veglia  sacra  nella  notte 
del  giovedì  al  venerdì  santo  per  curare  i  lumi  che  ardevano  al 
sepolcro.  £  non  erano  le  sole  cere,  ma  molte  e  molte  centi- 
naja  ,  e  quasi  quante  le  famiglie ,  di  grandi  lampadi ,  quale  di 
quattro ,  quale  di  più  stoppini  disposte  in  lunghi  ordini  sopra 
panche.  All'alba  ciascuna  famiglia ,  data  un'offerta  alla  titolare^ 
riprendeva  la  sua  ,  e  guardava  la  quantità  residua  dell'olio  o 
della  cera  come  consacrata  da  una  benedizione ,  e  nella  sua 
virtù  di  non  so  quali  cose  efficace. 

Nel  Sinnis  erano  in  altri  tempi  gran  numero  di  chiese,  ora 
non  ne  stanno  che  due ,  l'altre  già  cadute  o  disfatte  -,  e  sono 
queste,  una  dedicata  a  s.  Giovanni  (titolo  abbazìale)  antico 
edifizio  a  tre  navate  con  poche  colonne  ,  il  quale  fu  non  a 
guari  ristorato;  l'altra  denominata  dal  Salvatore  fabbricossi  so- 
pra alcune  camere  sotterranee  scoperte  a  caso  ,  che  per  certa 
mensa  formata  da  due  lapidi  verticali  con  altra  orizzontale,  e 
sopravi  un  simulacro  tarlato  creduto  rappresentare  il  Salvatore, 
fa  stimata  una  chiesa.  Quindi  a  breve  intervallo  sono  alcuni 
nideri  detti  Sa  domo  d^  Cubas ,  che  la  tradizione  riferisce  ad 
uno  stabilimento  di  benedittini. 


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IO  CABRAS 

Agricoltura^  pastura^  pesca.  La  estensione  superficiaria  del 
territorio  di  questo  comune  è  tanta  ,  che  se  sì  raddoppiassero 
i  coloni  avria  ciascuno  in  cui  versate  il  suo  sudore.  Ed  il  ter- 
reno si  vorrebbe  prestare  a  più  altri  generi  di  coltivazione ,  se 
agisse  più  sollecita  diligenza  con  maggior  corredo  di  cognizioni. 
Dannosi  alla  terra  nella  seminazione  star,  di  grano  aSoo , 
d'orzo  3oo ,  di  fave  loo,  di  lino  i5o,  e  sopra  tutto  questo  o 
nuir altro  j  o  ben  poco,  perchè  né  del  granone  ,  ne  delle  di- 
verse specie  di  civaie  si  £a  stima.  Queste  coltivazioni  patiscono 
spessi  danni  da  varie  cause  y  e  non  guardando  alla  solita  scar- 
sezza delle  pioggie  ,  che  é  più  comune  della  ridondanza  ,  le 
gru  che  in  sul  cominciare  del  verno  compariscono  in  grandi 
stormi  y  quando  s'avvisino  d'un  campo  seminato  a  fave  ,  ac- 
corronvi  a  scavarle  si  che  obbligano  a  nuove  fatiche  e  dispen- 
dio ,  e  ad  una  rigorosa  guardia  a  volere  che  germini  il  seme* 
Quel  lascino  intatto  le  gru ,  toccasi  dalle  cornacchie ,  che  in  un 
momento  lo  coprono  quasi  d'un  nero  velo  instandovi  operose 
a  saziarsi. 

Le  escrescenze  del  fiume,  quando  son  continuate,  come  nel 
i832  che  accaddero  dieci  alluvioni,  fanno  cadere  tutte  le  spe- 
ranze e  restar  senza  premio  le  fatiche  durate. 

Il  superficiale  frullamento  delle  terre ,  difetto  comune  degli 
arboresi ,  l'imperizia  nelle  operazioni  sono  sempre  ,  e  meglio 
che  altro  ,  cagione  del  tenue  frutto  che  percevesi. 

Il  suolo  è  opportunissimo  alle  viti ,  onde  vengono  con  molta 
felicità,  e  maturano  i  grappoli  prima ,  che  altrove,  onde  ne' più 
anni  s'anticipano  nel  giorno  di  s.  Bartolommeo  le  allegrezze  del 
Sanmartino  -,  negli  altii  non  si  lascia  andare  la  prima  dome- 
nica di  settembre.  Tanta  accelerazione  egli  è  da  ciò ,  che  per 
la  difettosissima  manipolazione  del  mosto  i  vini  sentendo  il  ca- 
lore si  esacerbano,  e  questo  rinforzando  ogni  di  più  ancora  si 
inforzano  sino  ad  una  acidità  troppo  pungente. 

Grande  è  il  consumo  di  questo  prodotto ,  e  quando  accada 
che  se  ne  esponga  in  vendita  di  tal  gusto  che  lusinghi,  allora 
una  moltitudine  (  e  i  pescatori  sono  sempre  la  massima  parte 
dei  concorrenti  )  questi  tra  motteggi  ,  quelli  tra  discorsi  che 
serio  il  tono  vuotano  in  brev'ora  una  bote.  I  vini  inaciditi  si 
passano  sul  fuoco,  e  la  quantità  può  ragguagliarsi  ad  una  ot- 
tava del  mosto.   Questo  vigneto  tiene  una  certa  varietà  da  cui 


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CABRAS  1 1 

sono   quelle   uve  passe ,  che  si  paragonano  alle  migliori  del 
conunercio.  , 

Tra  le  specie  fruttifere  le  più  numerose  sono  i  fichi ,  peri , 
sasini  y  meli ,  gli  agrumi  di  molte  varietà ,  i  mandorli ,  gelsi , 
sorbi ,  e  le  palme  ,  che  darebbero  in  somma  non  meno  di  i5 
mila  individui ,  non  messi  in  calcolo  gli  ulivi.  Queste  piante 
tra  grandi  e  piccole  sommano  esse  a  non  meno  di  4^  ^^^  9  e 
quando  sia  una  piena  produzione  e  non  offesa  dalle  meteore 
si  viene  a  raccogliere  dal  torcolo  circa  8  mila  barili,  di  cui 
sono  serviti  ì  valligiani  d'Arborea  ,  e  fino  la  stessa  capitale. 
Possano  questi  agricoltori  badare  a  quanto  valgano  i  gelsi ,  e 
cosi  procurarsi  un  altro  ramo  di  lucro ,  e  più  nella  produzione 
sicuro ,  che  non  sono  gli  ulivi. 

Finora  non  si  è  formata  alcuna  gran  chiudenda  ,  o  tanca 
che  dicono  volgarn^ente  ,  e  Ib  piccole  sariano  facilmente  con- 
tenute in  una  dodicesima  del  territorio.  Vi  si  semina  e  tiene  a 
pastura  il  bestiame  domito. 

Il  Sinnìs  è  ima  vasta  regione  chiusa  da  ostro  a  tramontana  per 
lo  mare ,  a  levante  dal  gran  lago.  In  sua  maggior  lunghezza  po- 
tresti numerare  migUa  1 3,  nella  maggior  larghi&zza  5,  nella  sua 
superficie  32  quadrati  incirca  delle  medesime.  Distinguesi  in  due 
partì:  la  coltivata,  dove  insieme  coi  Grabarissi  lavorano  molli 
contadini  di  Riòla  ,  Muràchi ,  Baratili ,  Solànas ,  s.  Yero-Milis  ; 
l'incolta ,  che  ingombrasi  dai  lentischi ,  corbezzoli ,  mirti ,  cistio, 
e  dalle  prunaie,  é  una  vera  landa. 

Gli  armenti  e  greggie  del  comune  pascono  tra  queste  mac- 
chie e  nei  prati,  finché  mancando  le  sussistenze  comandi  l'emi- 
grazione ad  altre  giurisdizioni.  Le  specie  erano  nel  i834  nei 
seguenti  numeri.  Pecore  capi  7000,  buoi  i5oo ,  vacche  1000, 
capre  4^o,  porci  6000,  cavalle  rudi  i3oo,  cavalli  domiti  3oo, 
giumenti  circa  800.  Della  bontà  dei  formaggi  non  si  hanno  cer- 
tamente a  dire  molte  parole  di  lode.  Quest'arte  è  men  cono- 
sciuta delle  akre. 

Il  selvaggiume  comprendesi  nelle  specie  dei  daini,  cinghiali, 
leprì  e  volpi. 

In  cosi  vasto  territorio  chi  soffra  sete  si  che  stenterà  pria  di 
trovare  una  vena  a  cui  dissetarsi.  Pari  mancanza  è  nel  sito  del 
paese ,  e  in  sua  circostanza.  Certamente  non  è  a  gran  distanza 
il  fiume  ;  ma  se  nell'inverno ,  quando  volgonsi  pure  le  acque , 


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12  CABRAS 

e  la  marca  non  ascende  a  contaminarlo  di  sabedine  ^  sommi^ 
nlstra  buone  acque,  in  altre  stagioni  è  forza  di  be vere  dai  pozzi, 
e  puoi  stimare,  conosciuta  la  condizione  della  località,  se  dolci 
sìeno  gli  umori  che  yi  spicciano.  Invece  sono,  come  te  ne  sa- 
rai già  avvisato,  molte  concavità  che  ricevono  e  ritengono  gran 
quantità  di  acque. 

Tra  questi  laghi  è  da  notarsi  che  il  Mar-^e-^pontis ,  cosi  de- 
nominato dai  ponti  sui  quali  si  traversano  i  rivi  che  da  esso 
portano  al  canale  delle  peschiere  e  al  mare ,  e  quindi  ripor- 
tano al  suo  seno.  La  sua  circonferenza  valutasi  nelle  1 6  miglia, 
la  lunghezza  nelle  5,  la  larghezza  compensata  nei  3[2.  Esso  dalla 
parte  di  terra  si  alimenta  per  le  acque  del  Cispiri  (fiume  di 
Riòla  ) ,  dalla  parte  di  mare  per  l'influsso  periodico  nelle  due 
giornaliere  piene.  Il  solcamento  dei  rivi  è  stato  cosi  condotto, 
che  tagliano  in  sei  e  più  isolette  la  maremma  tra  il  fiume  e 
lo  stagno,  e  può  immaginarsi  fatto  non  solo  a  che  avessero  le 
due  peschiere  più  bacini ,  dove  potesse  pascolare  maggior  nu- 
mero di  pesci ,  ma  eziandio  a  volere  che  nel  perpetuo  timore 
delle  notturne  sorprese  e  repentine  invasioni  dei  barbareschi  , 
questi  trovassero  impedimento  in  tante  fosse  profonde.  £  il  pen- 
siero non  riusci  in  vano  :  imperocché  non  ostante  tanta  pros- 
simità della  popolazione  al  lido  ,  solo  una  volta  ardirono  gli 
infedeli  di  tentar  quei  guadi. 

Nel  canale  in  cui  concorrono  i  rivi  sono  due  peschiere  ,  la 
principale  tra  la  foce  e  lo  stagno  nominata  di  Pontis ,  e  l'altra 
quasi  sussidiaria  alla  foce  ,  che  appellasi  Màrdini.  Intramendue 
danno  un  prodotto  considerabile,  e  per  ordinario  le  l.  n.  6o  mila. 

A  destra  di  questo  canale  lungo  la  spiaggia  per  le  due  mi- 
glia stendesi  con  varia  larghezza  il  lago  di  Mistras.  Esso  può 
tenersi  quasi  un'appendice  dell'anzidescritto.  Nella  foce  ,  per 
cui  comunica  col  mare  ,  è  una  terza  peschiera. 

£  quando  or  ^ade  in  acconcio  citerò  pur  l'altra  che  suole 
stabilirsi  nell'alveo  del  Tirso  non  a  molta  distanza  dalla  sua 
imboccatura.  Né  queste  acque  solamente  ,  ma  altre  delle  mi- 
nori paludi  poste  verso  la  tramontana  del  paese  sono  ricono- 
sciute pescose. 

Le  principali  specie ,  di  cui  é  grandissima  cattura  ,  sono  le 
anguille  e  i  muggini.  Da  questi  egli  é  che  si  traggono  quelle 
belle  e  grandi  bottai^he  ,  che  sono  a  dir  degl'intelligenti  un 


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CABRAS  i3 

buonissimo  leccume ,  un  gran  tornagusto.  I  lupi ,  e  non  pochi 
sulle  3o  libbre  sarde  (vedi  per  le  misure  sarde  nell'art,  fut- 
sachi  prov.  l'equazione  metrica),  prendonsi  nell'acque  del  fiume, 
nel  bacino  principale  di  Pontis,  e  Màrdini:  e  dentro  del  Afar- 
e-pontis  è  uno  spazio  chiuso  da  palizzate  sulla  parte,  nella  quale 
sono  stati  aperti  i  rivi ,  doye  in  numerosissime  greggie  essi  pa- 
scono da  nessuno  turbati  di  giorno  (però  che  i  ladri  amano 
l'oscurità)  :  e  chi  su  qualche  battello  osasse  approssimaryisi,  ei 
si  esporrebbe  ai  colpi  della  vicina  torre. 

La  saboga ,  che  tra  tutte  le  altre  specie  è  più  apprezzata , 
vedesi  nel  fiume  alla  primavera:  la  canina  si  coglie  dai  calici 
del  Mistras.  Quivi  quando  soffia  forte  il  maestrale,  e  fa  tra- 
boccar nel  mare  con  forte  corrente ,  e  più  forte  nell'ore  del 
nflusso ,  le  acque  dello  stagno  ,  aperto  il  varco  essa  si  vibra 
contro  l'impeto  delle  medesime ,  e  tosto  vi  riman  chiusa  per 
prendersi  quando  tenti  di  ritornar  nel  mare  affirontando  la  cor* 
rente  della  piena. 

Vive  tra  l'altre  nel  Mar-e-pontis  celta  specie  di  pesciolini 
bianchi,  e  se  ne  fa  gran  preda  nelle  serene  giornate  dell'in- 
yerno  all'aspetto  del  sole  ,  al  quale  essi  soglion  uscire  e  venir 
su.  Nella  immensa  copia ,  di  cui  si  grava  il  battello ,  il  prezzo 
é  cosi  basso ,  che  se  ne  possono  nutrire  anche  i  più  poveri. 
Chiamasi  oiy/^  ed  è  assai  gustoso ,  quando  abbia  l'ovaja.  Si  fa 
gran  salagione  di  anguille  e  muggini,  e  un  grande  smercio  per 
tutto  il  regno. 

Non  pesci  solamente ,  ma  varie  spede  pure  di  uccelli  in  nu- 
merosissimi stormi  frequentano  queste  acque  nelle  stagioni  d' au- 
tunno e  d'inverno.  Non  mancano  i  fenicotteri.  Il  Fara  fa  men- 
zione dei  cigni ,  e  chi  sa  quale  specie  tra  le  molte  che  vengono 
a  svernare  egli  voluto  abbia  designare» 

Pesca  di  mar  vivo.  Più  numerosi  dei  pescatori  di  stagno  sono 
quelli  che  si  affiiticano  sul  mare  ,  dei  quali  se  ne  può  nume- 
rare circa  no  distribuiti  in  una  dozzina  di  battelli.  Il  golfo  e 
mari  del  paraggio  sono  abbondantissimi,  e  più  sentita  è  cotanta 
abbondanza  nell'autunno  e  primavera.  Alcuni  nella  quaresima 
vanno  sull'acque  di  Marceddl-,  prendono  parte  coi  forestieri  nella 
pesca  delle  sardelle  e  ne  fanno  salatura. 

Saline,  In  fondo  al  seno  del  Peloso  sono  delle .  saline  ,.  che 
or^  tcngonsi  in  economia  dal  R.  Patrìmouio ,  e  producono  un 


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i4  CABRAS 

annuo  reddito  di  circa  io  mila  lire  nuove.  Nell'ultimo  appalto 
queste  con  l'altre  dì  Pauli-pirastu  (littorale  di  Terralba) ,  che 
sono  inferiori,  furono  locate  in  scudi  sardi  7000. 

Delle  spiaggie  del  Crabarese,  le  quali  dalla  foce  del  Tirso 
continuano  per  tutto  il  Sinnis,  è  stato  detto  abbastanza  nell'art. 
Busachi  prov^ 

Andchkà.  Nel  Sinnis  sono  a  potersi  riguardare  *x5  di  quelle 
costruzioni  cidopée  che  sono  dette  norachi  :  essi  troTansi  uno 
dall'altro  distanti  circa  un  quarto  d'ora,  e  in  tanto  corrette  di 
tempi  cosi  patirono,  che  non  ti  verrà  fatto  di  troyame  un 
solo  perfetto.  Con  tutto  questo  meritano  alcun'  attenzione  tra 
i  quali  quello  che  sorge  presso  s.  Salvatore ,  e  distinguesi  col 
nome  di  Figu  de  cara,  nella  cui  volta  pretendesì  sia  inserito 
un  anello  di  non  so  che  metallo.  Queste  anella  dei  norachi  son 
di  quelle  siflEeitte  cose,  che  come  gli  spettri,  si  veggono ,  e  non 
si  lascian  toccare.  Presso  il  littorale  sono  molte  caverne  se- 
polcrali. 

Ro\dnt  di  Tarro  (Tharra,  o  Tharrus).  Di  questa  città  si 
fa  menzione  per  Tolommeo  ed  Antonino.  Quegli  la  chiama 
Tbarras,  e  la  situa  tra  il  porto  Coracode  (che  io  designo 
nel  porto  dell'antica  città  e  colonia  di  Comua,  in  fond<^ 
al  seno  che  formasi  per  la  protensione  della  terra  del  Sin- 
nis quasi  allo  stesso  meridiano  del  Marrargio  ) ,  e  la  foce  del 
llrso:  qnesti  scrive  Tharrus,  e  la  fissa  nella  linea  della  via  lit- 
torale all'occidente  da  Tìvola  a  Sulci  a  XVIII.  M.  P.  da  Cor- 
nua  ,  o  Comi ,  come  esso  porta ,  ed  a  XII.  da  Othoca  che 
porrei  in  Oristano  o  in  s.  Giusta.  L'altra  appellazione  di  TJùrra 
reca  il  Fara  nella  sua  corografia  ;  ma  non  da  esser  ammessa  ^ 
siccoHìe  quella  che  non  proviene  da  una  rispettabile  autorità. 
E  questa  chi  che  aboia  senno  vedrà  nell'impostore  che  com^ 
pilava  nel  medio  evo  gK  atti  del  martirio  del  veneratissimo 
s.  Efiso',  nei  quali  per  la  piena  ignoranza  della  condizione  dei 
tempi  affastellava  tante  stranezze  da  far  strabiliare. 

Alle  quali  memorie  altra  ci  è  dato  aggiugnere  ,  la  quale  si 
contiene  nella  lapide  migliaria  A  Cabras  ,  che  Toculatissimo 
cav.  Della  Marmora  riconobbe  rìnversa  nell'angolo  estemo  d'una 

casa.  Eccone  il  tenore  a) m.  pASS  •  .  .  6) 

e).  ....  .  T\S-d) c)PONT.MAX.TRIB.POT-y) 

P.  P.  COS.  VIAM.g)QV^  DVC1TTHAR.A)R0SC0RNYAE 


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CABRAS  i5 

VETV-0   STATE   CORRVP-A)    TAM.    RESTITVIT.  CV  - /) 
RAWTE.  M.  VL-m)  PIO.  VICTORE.  E.  V.-«)  PROC.  SVO. 

L'imperatore ,  di  cui  è  cancellato  il  nome  ,  egli  è  Filippo  , 
come  ne  profano  altre  iscrizioni  su  colonne  migliane ,  che  por- 
tano la  restaurazione  delle  vie  militari  sotto  la  prefettura  di 
M.  Ulpio  Vittore.  F'edi  le  due  iscrizioni  di  Nuracheddus  trovate 
dal  prelodato  cavaliere  in  sulla  strada  da  Nora  a  Bizia;  e  l'altra 
che  per  ventura  venne  trovata  sulla  strada  ad  Olbia  a  due  mi- 
glia da  Terranova. 

Con  tali  dati  puossi ,  se  mal  non  mi  lusingo ,  determinare 
la  direzione  della  strada  da  Tarro  quindi  a  Comua ,  quinci  ad 
Othoca.  La  linea  tra  le  due  prime  determinandosi  eguale  a 
XYIII.  M.  P.^  che  equivalgono  a  presso  che  i4  comuni  (di  60 
al  grado  )  ,  se  da  Corchinas  (sito  vero  di  Comus^)  sia  menata 
una  retta  al  ponente  del  lago  di  Pontis  a  Coruna  ,  e  radendo  il  . 
Mistras  o  traversandolo  ^  questa  si  riscontrerà  di  miglia  comuni 
i4;  onde  con  tutta  la  probabilità  potrassi  questa  direzion  te- 
nere siccome  parallela  o  coincidente  col  vero  tracciamento.  Da 
Tarro  poi  ad  Othoca  essendo  marcati  XIL  M.  P.  se  misurerai 
sulla  carta  (Smith.)  per  im  arco ,  come  vuole  la  curva  del  lit- 
torale ,  troverai  da  là  ad  Oristano  9  miglia  .  comuni  y~  che  rispon- 
dono a  XI.  M.  P.  e  CCCy  ;  la  qual  differenza  data  a  delle 
condizioni  locali  potreste  dedurre  che  la  strada  ad  Othoca  era 
tracciata  lungo  il  lido  ,  che  scorreva  al  mezzogiorno  di  Cabras 
in  distanza  di  circa  P.  D.,  e  che  Othoca  stava  o  in  sul  suolo 
della  città  d'Oristano  ,  o  in  molta  prossimità  ,  come  sarebbe 
presso  s.  Giusta.  Se  rivedrai  ancora  l'iscrizione  di  Cabras ,  men- 
tre ti  appariranno  due  diversi  punti  di  direzione ,  comecché 
spiegati  con  poca  esattezza  grammaticale  (  se  non  sia  errata  la  pro- 
posta leggenda  )  forseché  in  te  pure  nascerà  il  sospetto  non  si  dira- 
masse presso  Cabras  la  strada  romana  in  un  bivio  ,  del  quale 
una  linea  s'incurvasse  a  Tharro  per  la  spiaggia  del  mire ,  l'al- 
tra suUa  sponda  orientale  del  lago  di  Pontis  corresse  diritta*- 
mente  a  Corona.  Veramente  a  chi  volesse  da  Othoca  portarsi 
in  questa  colonia  saria  stata  una  perduta  fatica  il  soprappiù^ 
degli  Vili.  M.  P.  che  avria  dovuto  fare  in  passando  per  Tharro. 
Ma  non  voglio  insister  su  ciò. 

Era  Tharro  fondato  sul  promontorio  oggi  detto  di  s.  Marco , 
non  lungi   dalla  aniinotata  chiesa  di  s.  Giovanni  ;  e  ne  sono 


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i6  CABRAS 

ancora  tra  la  sabbia  visìbili  molte  vestigie  insieme  con  i  sepol- 
cri,  e  le  fondamenta  del  doppio  corno  del  porto  ora  quasi  del 
tutto  colmato.  Trovasi  vicino  un  pozzo  che  tiene  un'acqua  bian- 
chiccia e  un  po'  crassa  siccome  fosse  mescolata  di  sapone.  I 
crabarissi  la  gustano  volentieri  e  l'hanno  grata  ;  e  cosi  dovea 
accadere  in  un  luogo  aridissimo;  piuttosto  stupisco  del  Fara 
che  abbia  lodato  un  pozzo  siffatto  come  «m  fonls  perenne  som^ 
ministrante  acque  dolci. 

Della  fondazione  di  questa  città  chi  ne  potrà  parlare  ?  Non 
pertanto  di  suo  prospero  stato  nei  tempi  romani  nessuno  vorrà 
dubitarne  ,  induce odone  la  sua  posizione  a  crederla  una  città 
commerciante  ,  e  la  in  allora  popolatissima  regione  del  Sinnis, 
e  idonea  a  grandi  coltivazioni  ad  affermare  l'agiatezza  dei  suoi 
cittadini. 

Volgendomi  quindi  nelle  cagioni  di  sua  decadenza  stimo  senza 
gran  tema  d'errore  ,  che  come  le  altre  città  marittime  dell'iso- 
la y  cosi  Tarro  abbia  sperimentata  la  violenza  dei  barbari  in- 
vasori dell'impero  romano,  poiché  si  fecero  navigatori  a  danno 
delle  isole  ,  e  delle  remote  provincie.  Ma  il  più  fiero  tormento 
ella  certamente  pativa  dagli  arabi  spagnuoli  ed  africani  parte- 
cipe del  destino  di  Gomua.  (  F.  U  eh.  barone  Manno  agli 
anni  loSi-Sa). 

Né  quando  fu  posta  la  Sardegna  sotto  l'alto  dominio  e  pro^ 
tezione  dei  Pisani  cessarono  le  molestie  dagli  infedeli ,  le  quali 
anzi  più  rabbiósamente  si  accanirono ,  e  non  potendo  coi  Pi- 
sani ,  che  erano  più  forti ,  sfogavano  il  furore  sopra  i  loro  di- 
pendenti. Tal  condizione  di  cose  credo  essere  stata  la  suprema 
ragione  perché  i  Tarresi  nel  1070  abbandonate  le  antiche  sedi 
trasportassero  le  loro  cose  più  addentro.  Sul  quale  trasloca- 
mento  più  cose  vennero  scritte  poco  probabili.  E  primieramente 
si  pose  quanto  era  bastante  a  far  stimare  che  verso  quei  tempi 
fosse  questa  la  capitale  dell'Arborea ,  e  vi  risiedesse  il  Giudice: 
a  che  io  e  meco  qualunque  il  quale  considerì  le  cose  che  &i 
devono  riguardare  non  acconsentirà  volentieri, 

Si  é  pure  preteso  che  Oristano  abbia  avuto  in  quell'anno  i 
suoi  princìpi  ;  la  qual  asserzione  sembrerà  non  che  dubbiosa  , 
anzi  improbabile  come  per  altre  ovvie  ragioni,  cosi  per  quello 
che  sopra  toccai  intorno  ad  Othoca.  Finalmente  diessi  ad  in- 
tendere che  sia  da  quella  città  in  Orbtano  trasferita  il  vescovo 


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CABRAS  17 

la  sua  cattedra;  in  che  neppur  posso  senza  grave  sospetto  di 
male  appormi  conreni  re. 

U  vescovo  d'Oristano  non  è  egli  della  successione  dei  vescovi 
arborensi  ?  Or  ciò  posto  ,  o  Tarro  era  l'antica  Arborea ,  o  non 
accadde  mai  la  prenarrata  traslazione.  Ne  Tarro  fu  mai  detto 
Arborea  *,  e  in  conferma  della  distinzione ,  e  della  esistenza  d'una 
città  chiamata  Arborea  ,  la  quale  sempre  ho  creduta  per  ciò 
che  la  cognomiuazione  dei  vescovi  è  stata  sempre  dxd  capiluo- 
ghi  di  diocesi,  apporterò  esser  ancora  viva  la  memoria  della 
medesima  ,  e  in  alcune  nozioni  sulle  cose  ecclesiastiche  della 
diocesi  d'Oristano,  cortesemente  favoritemi  dall'egregio  arcìv.  D. 
Giannantonio  Bua,  determinarsi  la  posizione  della  medesuna  verso 
all'austro  d'Oristano  a  distanza  dal  mare  di  un'ora. 

Queste  cose  riguarda  le  dette  non  per  abbattere  le  finora 
rispettate  narrazioni ,  non  per  istabilire  nuove  opinioni ,  ma  si 
per  avvisare  che  non  è  certezza  in  alcune  particolarità  che  per 
gli  antichi  nostri  istoriografì  si  sono  aggiunte  a  fatti  od  eventi 
indubitati. 

Popolazioni  antiche  del  contado  Tarrense  nel  Sinnis.  Que- 
sta regione  muta  e  squallida  ,  tale  non  era  in  alui  tempi , 
quando  inesperta  ancora  delle  violenze  saracene ,  era  fio- 
ritissima di  popolazioni  industriose.  Il  viaggiatore  attento  ne  ri- 
scontra di  tratto  in  tratto  le  vestigia  ,  come  i  consunti  avanzi 
d'un  cadavero.  I  campidanesi  che  vi  lavorano  nella  coltm'a  , 
o  vi  pascono  il  bestiame ,  le  appellano  is  biddas  beccias  (  vil- 
laggi vecchi). 

Se  credasi  al  Fara  ,  lasciate  le  spiaggie  dell'Ogliastra ,  rìco- 
veravasi  in  queste  ,  ed  occupava  una  terra  deserta  dai  Saraceni, 
la  figlia  d'un  re  di  Navarra  (vedi  l'art.  Baunèi). 

Castello  di  Cabras.  Presso  il  cemitero  della  chiesa  parroc- 
chiale appariscono  ancora  alcuni  avanzi ,  che  attestano  una 
bell'opera  d'antica  architettura  militare.  Dicesi  volgarmente  il 
castello  ;  e  perchè  la  tradizione  porta  che  in  esso  assai  usasse 
la  famosa  regina  Arborense  Leonora  figlia  di  Mariano  il  Gran- 
de, molti  Io  denominane  e  dimostrano  ai  forestieri  come  il  di 
lei  palazzo. 

Egli  è  per  Io  studio  e  somma  diligenza  posta  dal  eh.  barone 
Manno  nella  investigazione  delle  antiche  memorie ,  se  m*é  dato 
addurre  sul  proposito  alcuna  cosa.  Ed  ora  io  riguardo  quelle 
Dizion.  Geogr.  ecc.  Voi.  III.  2 


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(8  CAfiRAS 

perfBmene  sino  a  questi  tempi  ignorate  e  sepolte  nell'archivio 
ducale  di  CeDOva ,  donde  furono  da  lui  prcUotte  non  vane  no- 
tizie intomo  alla  regia  casa  che  i  Giudici  arboresi  aveano  in 
Cabras  ,  e  residenza  che  in  qualche  tempo  yi  solean  fare  (P^, 
il  lodato  istor,  air  anno  i  i3o  ).  Nibatta ,  madre  del  giudice  Tor-* 
beno ,  avea  edi6cata  la  magione  di  Cabras,  Concessole  da  lui 
di  disporne  a  suo  talento ,  ella  ne  stabiliya  la  dotazione ,  e  vie- 
tata la  vendita  dichiarava  sua  volontà  che  perpetuamente  ri- 
manesse in  potestà  di  chi  avesse  l'imperio  della  provincia»  Per 
la    qual    condizione  la  detta  magione  diventò   casa  di  regno» 

Questi  atti  appartengono  all'anno  citato.  Nel  seguente  faceasi 
cosa  di  più  alta  importanza  ,  però  che  ivi  Gomita  segnava  una 
carta  dove  si  conteneva  come  egli  avesse  abbandonato  la  sua 
stessa  persona  e  quella  del  figlio  insieme  con  il  regno  e  con 
tutto  il  suo  patrimonio  al  comune  di  Genova  ,  e  per  esso  al 
console  Ottone  Gontario ,  il  quale  era  passato  nell'  isola  come 
legato  della  repubblica.  -—  Nell'anno  1164  Barisone  di  Logu- 
doro  col  fratello  Pietro  giudice  del  Caralese  facendo  oste  sopra 
l'Arborea ,  e  ponendo  ogni  cosa  a  ferro  e  a  fuoco ,  Barisone 
che  avea  il  governo  di  questa  provincia ,  fuggitivo  e  perdente  si  ri- 
coverava nel  castello  di  Cabras.  Aboliti  i  giudici  e  poi  i  mar- 
chesi d'Oristano,  gli  stranieri  poco  si  curarono  di  questa  rocca* 
Non  pertanto  avuto  riguardo  alla  maniera  in  cui  ne  parla  il 
Fara  possiam  stimare  che  stesse  ancora  intera  al  suo  tempo  , 
e  fossero  chiare  le  vestigie  del  fosso ,  in  cui  si  torcessero  le 
acque  del  Mar-e-pontis  a  isolarla  perfettamente. 

Notizie  istoriche.  Alle  già  arrecate  si  aggiunga  che  nel  i5o9 
da  molte  galere  turchesche  che  rendevano  infesti  i  lidi  e  mari 
dell'isola  postasi  giù  della  gente  in  questa  spiaggia  ,  ebbero  i 
Crabarìssr  a  patire  gravissimi  danni ,  e  molti  a  seiTire  agl'infe- 
deli -,  e  che  della  squadra  speditasi  dal  viceré  di  Napoli  a  rispingere 
i  barbari  restaron  perdute  tre  galere  ,  tra  le  quali  la  sarda. 

Degna  cosa  è  pure  da  ricordarsi  che  nel  1687,  venuta  nel 
golfo  d'Oristano  la  flotta  francese  capitanata  dal  conte  di  Har- 
court  e  dall'  arcivescovo  di  Bourdeaux ,  questi  popolani,  veduto  i 
nemici  superar  l'opposizione  che  facea  allo  sbarco  la  torre  del 
porto,  liirono  costretti  alla  fuga  per  non  vedere  la  devastazione 
dei  loro  campi ,  lo  spogliamento  delle  case  ,  né  soffrir  anche 
peggio  dalla  Ucenza  militare. 


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CAfiU-ABBAS  19 

GABU-ABBAS  {Capo  di  acque)  ^  regiolie  dell' isola  di  Sarde- 
gna y  nella  provincia  di  Alghero ,  e  antico  dipartimento  inscritto 
nella  giurisdizione  del  Giudicato  del  Logudoro. 

Ebbe  siffatta  denominazione  dalla  nobilissima  fonte ,  che ,  se 
procedi  diretto  a  tramontana  ,  troverai  sulla  destra  a  piccol  tratto 
dalla  yia  centrale  in  un  pittoresco  rìcesso  sotto  roccìe  vulcani- 
che sormontate  da  un  rovinoso  norache  ;  e  ritennela  poi  sem- 
pre siccome  quella  che  versa  tanta  copia  di  acque  ,  che  più 
nuU'altra  del  distretto ,  né  la  stessa  Nùrighe  ,  che  da  sito  al- 
quanto più  elevato  scende  nel  suo  alveo. 

Essendo  in  cotal  situazione  dove  è  la  divisione  delle  acque, 
ed  occupando  le  estreme  e  più  alte  parti  di  tre  bacini  ,  che 
sono  del  Conguina  ,  del  fiume  Torrìtano ,  e  del  Tosano  ,  può 
chiunque  ragionare  non  esser  cosi ^ basso  il  livello  delle  terre, 
come  in  qualche  luogo  potrebbe  parere.  È  un  paese  anzi  mon- 
tuoso che  no.  Abbondano  le  roccie  di  origine  ìgnea  con  molte 
materie  congeneri,  e  si  ravvisano  facilmente,  perchè  ben  ca- 
ratterizzati ,  i  crateri  delle  eruzioni  nel  Gucureddu  (monte  di 
Kéremule  ) ,  e  nel  prato  di  Gìave  ,  che  sono  i  maggiori  ;  nel- 
l'Annàru ,  in  Monterosso  ,  e  altrì  siti  del  campo  inferiore ,  che 
sono  i  minori.  Però'  la  roccia  più  comune  é  la  calcarea  ,  la 
quale,  dove  ancora  apparisce  la  vulcanica,  puoi  rivedere  sotto 
i  suoi  strati. 

Di  essa  è  formato  il  Montemaggiore  celebre  per  la  grotta 
delle  stalattiti ,  che  si  vorrebbe  paragonare  con  la  più  famosa 
di  Nettuno  nelle  coste  d'Alghero  (Y.  Alghero). 

In  questo  dipartimento ,  cui  il  P.  Napoli  (  compendiosa  descri- 
zione... della  Sardegna  )  consente  60  miglia  quadr.  di  superficie  , 
sono  sole  superstiti  cinque  popolazioni  del  numero  che  certa- 
mente fu  in  tempi  remoti  assai  maggiore.  Esse  sono  Bessude  , 
Kéremule  ,  Tiési ,  e  Cossaine  con  Giave. 

Caddero,  e  non  si  sa  né  quando  né  perché,  Sustàna  ed  Ibi- 
li  ,  delle  quali  si  é  già  parlato  nell'art.  Bessude;  Mogoro,  della 
cui  situazione  mancami  certa  contezza  \  Tibiri  in  territorio  di 
Kéremule ,  dove  sono  le  vestigio  e  della  chiesa  di  s.  Pietro 
menzionata  dal  Fara  ,  e  di  altre  due  ,  dedicate  una  a  s.  Sal- 
vatore ,  altra  a  s.  Michele  ,  e  scaturisce  la  fontana  summento- 
vata  di  Nùrìghe  -,  Tacariu  in  su  quel  di  Cossaìae  presso  la  chiesa 
di  ».  Maria  de    Inu^mu  ^  e    più  altre  nella  circoscrizione  del 


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20  CABU-ABBAS 

Giavese  ,  delle  q^ali  citerò  le  rovine  che  veggonsi  nella  cus^ 
sorgia  dell'Archessi  in  sito  appellalo  S*  Amuradu  (Amuratte)  , 
dove  ,  se  bea  mi  ricordo  ,  da  una  antica  tradizione  ponesi  un 
castello  ,  o  altra  qualunque  stazione  di  saraceDÌ ,  e  trovaronsi 
spesso  delle  anticaglie. 

Ne  tacerò  dell'antica  Hafa^  di  cui  è  menzione  nell'Itinerario 
nella  corsa  da  Tivola  a  Cagliari  per  una  delle  vie  centi*ali  nel 
punto  di  mezzo  tra  Molaria  (oggi  Mulargia)  e  Luguidòne  a 
M.  P.  XXIY,  e  quinci  e  quindi  La  sua  situazione  a  Monte- 
giave  accennata  dallo  stesso  cognome  ,  il  quale  può  concedersi 
provenuto  da  lafe  o  lafa  ,  si  dimostra ,  e  restò  a  me  più  volte 
provata  dallo  spazio  misurato  tra  Mulargia  e  Giave ,  che  non 
di  molto  differisce  dalle  miglia  comuni  19  a  20,  le  quali  rispon- 
derebbero alle  sussegnate  romane  ;  e  senza  questo  ,  dalla  di- 
rezione della  stessa  strada  romana ,  che  si  riconosce  sul  pianoro 
del  Càccao  nel  filo  dell'attuale  ,  come  pure  dalla  procedenza 
ulteriore  della  medesima  a  Toralba ,  presso  cui  ritrovavasì  dal 
cav.  Della  Marmora  un  frammento  di  colonna  migliar ia  notata 
cjlel  nome  dell'  imperatore  Yitellio  ,  e  prima  nel  tracciamento  del 
Carbonazzi  aveasi  ad  osservare  quanto  poteva  persuadere  che  la 
di  lui  linea  per  grandi  tratti  coincideva  con  la  romana.  Il  qual 
punto  9  dove  resti  determinato  ,  forsechè  iscontrereuio  l'antica 
Liigitidòne  j  capitale  dei  popoli  Luguidonesi  ricordati  da  To- 
lommeo  ,  vera  origine  del  nome  di  Lugudoro  ;  e  chi  sa  non 
s'abbia  a  riconoscere  nell'antica  residenza  dei  Giudici  di  questa 
provincia  ,  in  Ardara  ?  Muovo  confermamento  cresce  alla  mia 
opinione  dalle  numerosissime  caverne  sepolcrali ,  onde  il  Mon- 
te-Giave  alle  sue  falde  meridionali  apparisce  foracchiato  ,  le 
quali ,  comecché  non  ricercate  ,  si  presentano  al  passcggiere  y 
quando  venga  in  sul  tratto  di  Riu-molinu  ,  e  bastano  pure  a 
fargli  concepire  una  non  piccola  idea  della  vetustissima  città 
che  ivi  componeva  i  suoi  morti. 

Alla  più  alta  antichità  sono  in  questo  dipartimento  ad  essere 
riferiti  non  meno  di  90  norachi.  Delle  quali  costruzioni  se  mol- 
tissime siano  ammirabili  per  la  grandezza  ed  esattezza  deUe 
forme  ,  e  per  gU  enormi  materiaU  ,  altre  cagionano  dello  stu- 
pore per  la  loro  ardita  situazione  in  su  torreggianti  inaccessibili 
massi  a  cui  sia  poca  stima  della  meccanica  degli  uomini  delle 
prime  età.  Indicherò  soli  i  denominati  de  Boès ,  de  Cdgules  nel 


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CACCIA  ai 

di  Giave,  ed  il  Fenesiras  in  quel  di  Tièsi ,  siccome  i  degnis- 
simi che  siano  da  un  viaggiatore  veduti  ,  e  da  un  dotto  esa- 
minati. 

Delle  costruzioni  del  medio  evo  proporrò  il  castello  di  Giave 
suUa  parte  più  alta  del  monte  nobile  nella  storia  di  quei  tempi  ; 
del  quale  si  parlerà  nell'art.  Giave. 

Questa  regione  è  stata  divisa  in  due  feudi:  la  Baronia  detta 
di  Cabu'obbasy  che  comprende  Cossai ne  e  Giave ,  ed  appartiene 
ad  uno  straniero  :  il  marchesato  di  Montemaggiore  che  con- 
tiene Béssùde  ,  Kéremule  e  Tièsi,  e  si  possiede  dalla  antichis- 
sima e  principalissima  delle  famiglie  sarde,  la  casa  Manca,  in- 
vestitane dopo  onoratissimi  servigi  al  re  d'Aragona  per  annullare 
la  potenza  dei  Doriescbi.  Se  ne  parlerà  negli  articoli  dei  capi- 
luoghi  di  mandamento. 

La  popolazione  degli  esistenti  villaggi  (an.  i834)  componesi 
di  famiglie  incirca  1600,  e  di  anime  7100.  Si  semina  poco  più 
o  meno  di  star.  1 2000  ,  e  si  educano  capi  di  varie  specie 
quasi  35ooo. 

Il  nome  di  Cabu-abbas  fu  comunicato  per  simil  ragione  del- 
l'anzidetta con  altri  siti.  Perciò  lo  udirai  ad  accennare  un  luogo 
a  3  miglia  da  Terranuova  ,  donde  l'acquidotto  d'Olbia  avea 
suo  incominciamento.  Parimente  saprai  appellata  una  regione 
in  quel  di  Sindia  ,  dove  era  un  insigne  monistero  fondato  da 
Gonario  (il  santo)  tetrarca  del  Logudoro  ,  il  quale  vi  pose  un 
buon  numero  di  monaci  concedutigli  da  s.  Bernardo  abbate  di 
Chiaravalle.  Finalmente  ,  a  tacer  d'altri  luoghi ,  troverai  nel 
Ciserro  sififattamente  denominato  un  sito  (Capudacguas)  j  dove 
è  una  grossa  vena  che  versa  un  fiumicello  ,  il  quale  a*esciuto 
per  lo  conflusso  del  Flumen-tepido ,  e  del  Paringiano  entra  in 
mare  in  Bau-/erbu  a  due  buone  miglia  nel  mezzogiorno  di  Por- 
toscuso. 

CABU-E-SUSU  {  Sardegna  ìy  V.  CAPO  SUPERIORE. 

CABU-E-IOSSU  [Sardegna),  V.  CAPO  INFERIORE. 

CACCIA  (Cada),  piccola  terra  nella  prov.  e  dioc.  di  Tori- 
no, sul  torrente  Ceronda  tra  Baratonia  e  Givoletto.  Essa  fu  gi: 
una  corte  con  distretto  sotto  i  marchesi  di  Torino  nel  secolo  X; 
det  quali  marchesi  Arduino  V  figliuolo  di  Odone  la  donò  alla 
badia  di  s.  Michele  della  Chiusa. 

Questa  donazione  venne   confermata  nel  1014  da  Ugone  so- 


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3^  CACCIORNA  E  CADDO 

prannomiiiato  il  Cherico  marchese  del  Bosco  (V.  Bosco)  :  U 
quale  se  non  fu,  come  opinarono  alcuni,  figliuolo  di  queir  Ar-* 
duino  gli  si  dimostra  prossimo  parente  :  fu  eziandio  approvata 
nello  stesso  anno  dall' iàw pera to  re  Arrigo  li. 

Adelaide,  ultima  erede  dei  ridetti  Marchesi,  nell' istituire  il 
Viscontado  di  Baratonìa  ,  vi  comprese  anche  la  Caccia. 

Fra  questi  visconti  si  trovano  Enrico  soprannominato  Mar-^ 
chionij  che  nel  io64  assistette  ad  un  placito  tenuto  dal  mar- 
chese Pietro  di  Savoja  primogenito  di  Adelaide  suddetto  -,  un 
Brunone  co' due  suoi  figliuoli  Marchioni  ed  Ottone  nel  1090. 

Estinti  i  visconti  di  Baratonia ,  gli  Abati  della  Chiusa  ne 
investirono  insieme  con  Alpignano  nel  i3o8  i  Mombelli  dell'an- 
tica schiatta  degli  Entremont  di  Savoja  ,  i  quali  ricevettero  la 
conferma  di  quella  investitura  dai  principi  di  Savoja  succeduti 
ai  sopraccennati  Marchesi.  Se  ne  ha  una  conferma  di  Giacomo 
principe  d'Acaja  nel  i338. 

Dai  Mombelli  passò  ai  Clermont  pure  savojardi,  in  appresso 
ai  Provana  di  Carignano  ,  ed  infine  ai  Duci  gentiluomini  di 
Moncalieri  con  titolo  di  contado. 

Questa  terra  è  menrionata  nelle  bolle  d'Innocenzo  III  del  1216, 
d'Innocenzo  IV  del  1245  ,  e  d'Urbano  IV  del  1400. 

In  valle  Anzasca  evvi  un'altra  Cada  che  nelle  carte  antiche 
ha  il  soprannome  di  Mediana. 

CACCIORNA.  Fedi  ANDORNO-CACCIORNA. 

*  CADDO  {Cadus)y  coni,  nel  mand.  di  Domodossola  ,  prov. 
d'Ossola,  dioc.  e  div.  di  Novara.  Dipende  dal  senato  di  Piem., 
vice-intend.  prefett.  insin.  ipot.  e  posta  di  Domodossola. 

Fu  antica  corte  ,  di  cui  il  vescovo  di  Novara  s.  Adelgiso  nel- 
r84o  assegnava  le  decime  ,  parte  alla  sua  cattedrale  ,  e  parte 
alla  collegiata  di  s.  Gaudenzio  :  h  qual  donazione  fu  conferà 
mata  dall'imperatore  Lotario. 

Giace  questo  comune  in  sito  montuoso,  alla  distanza  di  mezz'ora 
di  cammino  da  Domodossola. 

Al  confine  del  territorio  vi  scorre  il  ^prrente  Rogna ,  che  nel 
1755,  in  una  terribile  innondazione ,  vi  danneggiò  grandemen le 
molto  terreno ,  e  non  lasciovvi  che  le  vestigie  delk  parrocchia: 
si  che  i  terrazzani  per  le  cose  spirituali  ricorrono  alla  chiesa 
parrocchiale  di  Preglia.  Coll'andar  degli  anni  il  corroso  terreno 
venne  ridotto  a  discrete  coltura  ,  ed  a  pascoli  -,  ma  nel  |834 
il  toiTcnte  tutto  vi  distrusse  un'altra  volta. 


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CAFFASS£  a3 

Erri  un  monte,  che  appellasi  di  Caddo^  sol  quale  nell'estiva 
stagione  si  conducono  a  pascolare  le  itiaiidre.  Le  vie  ne  sono 
appena  praticabili  con  bestie  da  soma. 

I  prodotti  del  comune  sono:  vino,  butirro,  formaggio,  fieno ^ 
castagne  ,  lamponi  ,  patate  ,  ottimi  marroni ,  legname  da  co- 
struzione e  da  bruciare  :  vi  si  mantengono  capre  domestiche  e 
selvatiche  ,  e  bestiame  bovino  :  vi  si  cacciano  molti  faggiani  e 
pernici.  Il  conunercio  di  tali  prodotti  si  fa  con  DonM>dos60la , 
e  coi  Yallcsani. 

Pesi  ,  misure  e  monete  come  nel  capo  di  provincia. 

Gli  abitanti  sono  mediocremente  robusti,  di  quieta  indole, e 
indefessi  al  lavoro»     • 

Nei  fondi  comunali  si  trova  quarzo  latteo  amorfo  bianchis** 
siuio. 

Vuoisi  che  prima  deiresistenza  di  Domodossola,  una  smisu- 
rata frana  di  monte  qui  subissasse  un  grosso  borgo,  chiamato 
Villa  lunga  ,  e  che  niuno  de' suoi  abitatori  avesse  avuto  scamr 
pò  9  gli  enormi  caduti  macigni  v)  cx>pro3o  ancora  un'estensione 
ovale  di  mexao  miglio  circa. 

Popol.  i^a* 

*  CAFFASSE  {Càfassiae)  y  eora.  nel  mand.  di  Fiano ,  ptx>v. 
dioc*  div.  di  Torino.  Dipende  dal  senato  di  Piem. ,  intend.  gen. 
prefett.  ìpot.  di  Torino  ,  insin.  di  Cirìé  ,  posta  di  Lai^so. 

Nel  diploma  dell'imperatore  Corrado  il  Salico  del  1026,  e  in 
quello  dell'imperatore  Ottone  ly  del  1210  questa  terra  e  detta 
Leocaffis\  e  vien  chiamata  Leocqffum  in  un  diploma  del  1048 
dato  dall'imperatore  Arrigo  III.  In  que' tempi  i  nptai  appicca- 
vano talvolta  a*  nomi  de'  paesi  l'articolo  le  lo  ,  come  scorgesi 
in  Let/lniascum  ,  Lostadium  ecc.,  in  luogo  di^nis  ,  stadium: 
onde  sembra  che  il  suo  vero  nome  antico  fosse  Caffis  poco 
diverso  dal  presente.  Questo  villaggio  prima  del  i64a  era  , 
eaiandio  per  lo  spirituale ,  umto  al  comune  di  Mathi. 

Lo  compongono  molte  sparse  villate. 

Trovasi  distante  da  Lanzo  tre  miglia ,  ed  undici  da   Torino. 

È  costeggiato  da  una  sterile  montagna  detta  Montebasso ,  su  cui 
i  terrazzani  conducono  a  pascolare  le  piKO  numerose  loro 
mandre. 

La  via  comunale  da  levante  conduce  a  Fiano,  e  daponeiite 
a  Lanzo. 


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a4  CAGLURI 

Sul  confine  del  terrìtorìe  ,  dalla  parte  di  tramantaoa  ,  tì 
scorre  lo  Stura ,  cui  gli  abitanti ,  quando  gli  abbondano  le 
acque  ,  vanno  a  tragittare  sul  ponte  detto  del  Rocco  distante 
due  miglia. 

Yarii  canali  deriyantì  dallo  Stura  servono  ad  inaffiare  le  cam* 
pagne  di  Caffasse. 

Evvi  una  pubblica  scuola  y  ove  s'insegna  a  leggere  e  scrivere. 

La  parrocchiale  è  sotto  il  patrocinio  di  s.  Grato. 

Il  territorio  dà  scarse  ricolte  di  grano,  e  produce  in  medio* 
ere  quantità  meliga ,  marzuoli  e  patate. 

Pesi ,  misure  e  monete  di  Piemonte. 

Gli  abitanti  di  Cafiassc  sono  quasi  tutti  applicati  ai  lavori 
campestri. 

Popol.  700. 

CAGLIARI  (provincia):  la  prima  e  più  importante  delle  prò-» 
Tincie  dell'isola  e  regno  di  Sardegna,  di  cui  è  capo-luogo  la 
"Stessa  capitale. 

Comprendesi  entro  i  paralelli  38^  5^^  ,  e  39^  3o^  :  fra  li 
meridiani  o^  3a^  all' occidente,  e  o^  28^  all' oriente  della  Do* 
minante.  La  superficie  può  calcolarsi  di  migl.  quadr.  iioo. 

Contermina  da  levante  alla  Ogliastrina,  da  tramontana  alla 
Isilese ,  da  ponente  alla  Sulcitana ,  da  mezzodì  vallasi  dal  mare 
africano. 

È  per  una  metà  piana,  per  altra  montagnosa ,  di  modo  però 
che  il  piano  fiancheggiasi  a  ponente  e  levante  da  catene  di 
monti  tutti  di  prima  formazione. 

La  catena  di  levante  è  in  continuazione  con  la  centrale ,  dove 
più  alta  levan  la  cresta  i  monti  del  PartioUa ,  e  i  due  che  suc- 
cedono più  prossimi  al  meriggilo ,  i  Sette-fratelli  ed  il  Mela.  La 
punta  di  Serpeddi  domina  su  tutte  le  altre.  Le  falde  occiden- 
tali  della  prima  e  maggior  eminenza  stendonsi  non  poco,  onde 
che  da  questa  parte  vi  apparisca  il  piano  gonfiato  in  frequenti 
ma  facili  colline ,  in  alcune  delle  quali  é  riconosciuta  dai  geo- 
logi l'origine  ignea. 

Nei  monti  di  ponente  parria  vedere  una  prolungazione  della  ca- 
tena movente  dal  Capo*frasca  ,  se  non  che  nel  Ciserro  tanto 
vedesi  avvallato  il  terreno,  da  esser  troppo  sentita  la  interri:^ 
zinne  impreparata.  In  essi  sono  più  cospicui  il  Separa  ,  TAr-* 
cuòsu ,  il  Montessanto.  U  Separa  levasi  più  alto  ancora  del  Sci>« 


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CAGLIARI  35 

peddi  j  e  dalle  sue  estremi  rupi  dktendesi  un  vastissimo  oriz- 
zonte j  che  da  maestro  a  sirocco  perdesi  nella  vastità  del  ma- 
re^ in  là  deUe  ^o  miglia. 

Degna  dì  essere  menzionata  è  dopo  queste  la  piccola  catena 
cagliaritana  ,  la  quale  per  intermedi  avvallamenti  in  quattro 
eminenze  comparisce  distinta ,  che  sono  da  tramontana  ad  austro; 
una  di  s.  Michele  ,  la  cui  testa  vedesi  coronata'  da  un  antico 
castello  ;  altra  della  città  \  la  terza  appellata  Mouvolpino;  l'estrema 
sporge  nel  mare,  e  forma  quasi  una  testa  da  potersi  facilmente 
isolare.  Sono  le  roccie  stimate  di  calcareo  teraiario  ....  Ma 
nient'altro  su  questo,  che  della  geologia  parlerà  compiutamente 
il  eh.  cav.  Alberto  Della  Marmora  nella  relazione  de' suoi  viaggi 
scientifici. 

Seconda  alla  gran  valle,  di  cui  si  é  fatto  cenno,  resta  a  no- 
tarsi il  piano  di  ]\ora  tra  i  mónti  di  Sarroco  e  Montessanto  , 
la  sua  continuazione  lungo  il  littorale  di  Caladostia  a  Ghia ,  e 
quindi  in  là  il  campo  di  Spartivento. 

Non  é  )  a  dir  vero ,  molta  copia  di  acque  sorgive ,  massime 
nelle  pendici  occidentali  dei  monti  di  levante  ,  n'é  poi  scar- 
.sezza  nelle  falde,  ed  un  vero  difetto  selle  parti  più  basse.  Co- 
noscesi  qualche  acqua  minerale,  che  vorrebbe  essere  analizzata. 

I  fiumi  che  ne  derivano  sono  il  rio  di  Tr^'enta,  di  Donò- 
ri ,  di  Settimo ,  di  Sinnai ,  di  Gereméas ,  di  Solànas  ,  di 
Carbonara. 

Pure  dalle  peadici  orientali  dei  monti  di  ponente  scorrono 
poche  acque.  Nel  riunirsi  nutrono  alcuni  rami  del  Ciserro  che 
viene  dalla  provincia  Sulcitàna,  e  formano  il  fiume  di  Pula,  il 
Riera,  il  fiume  di  Chia^  e  quello  di  Teulàda,  non  fatto  conto 
.di  nitri  minori  riozzoli. 

Sbocca  nello  stagno  di  Cagliari  il  Caralita,  a'cui.  tenui  j^rin- 
cipii  nel  Sarcidàno  (prov.  Isilese)  si  fanno  accrescimenti  poco 
considerevoli  sino  a  che  avvidnandosi  allo  stagno  accoglie  a 
ministra  i  due  fiumi  anzinotati  di  Tre/enta  e  di  Donàri  riunitin 
presso  la  terra  di  Decimo-^mannu ,  e  alquanto  in  giù  a  destra 
il  Ciserro.    . 

La  costituzione  delle  terre,  per  cui  sono  frequenti  concavità^ 
e  queste  o  sotto  il  livello  del  mare  in  vicinanza  al  lido ,  o 
aventi  un  fondo  impermeabile  é  cagione ,  che  in  molti  siti  l'acqua 
dei  fiumi  o  torrenti  si  ferini  e  dorma. 


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a6  CAGLIARI 

Le  principali  siffatte  lagune  sono  al  littorale  di  Cagliari  :  a  po- 
nente la  massima  detta  lo  Stagno  cagliaritano ,  a  levante  il  Molen- 
targiu  con  alcune  pertinenze ,  il  Mare-stagno ,  la  palude  di  Pal- 
mas ,  e  altre  nei  territori  di  Quarto ,  Quartuccio ,  M ara-Calago- 
nis.  Più  in  dentro  sono  gli  stagni  di  Serrenti  e  di  Sanluri,  e 
molte  paludi  tra  le  quali  è  rimarchevole  quella  di  Mara-Ar- 
baréi*  Gli  stagni  saliferi  tra  le  coltivazioni  si  sono  sperimentati 
molto  nocivi,  se  la  stagione  sia  troppo  secca.  Il  polverio  delle 
loro  sponde  all'azione  dei  venti  &  che  intristiscano  cosi  le  spi- 
ghe ,  che  i  grani  manchino  y  e  in  pari  modo  i  grappoli ,  onde 
a  pena  si  possa  fare  un  po'  di  vinello. 

Flusso  e  riflusso*  Questi  fenomeni  sono  ben  osservabili  nel 
littorale  di  Cagliari ,  e  distidguonsi  con  li  nomi  Plenas  e  Siccas, 
Mell'ordinario  spazio  delle  24  ore  e  48  minuti  le  acque  alter- 
nativamente intumidiscono  e  sgonfiansi  due  volte.  L'altezza  della 
marea  varia ,  siccome  altrove ,  secondo  la  posizione  della  luna, 
e  l'influenza  dei  venti  ;  ordinariamente  però  giugne  a  metri  o,3o. 
I  pescatori  dello  stagno  appellano  il  flusso  implidàra  (riempi- 
tura) y  il  riflusso  col  nome  comune  sicca  (secca).  Nelle  foci 
della  Plaia  ,  come  è  detto  il  lungo  banco  di  sabbia  che  di- 
vide lo  stagno  dal  mare,  è  perciò  continuala  corrente,  o  dal 
mare,  o  da  terra,  ciascuna  per  6  ore  e  la  minuti,  se  la  vio- 
lenza del  vento  non  vinca  i  primi  e  deboli  sforzi  della  con«- 
traria.  Quando  soffi  con  forza  il  maestro ,  l'empimento  dello  sta- 
gno non  può  ascendere  all'ordinaria  altezza,  che  qui  suol  es- 
sere di  metri  0,^3,  e  nelle  ore  della  secca  va  fuori  quantità 
d'acqua  maggior  del  solito.  Queste  secche  sono  più  marcate  nel 
gennajo  o  febbrajo  per  circa  una  decina  di  giorni ,  onde  in 
molti  siti  dello  stagno  resta  scoperto  il  fondo.  Lento  e  scarso 
i  allora  il  flusso ,  e  come  cominci  a  vedersi  l'aumento  dell'acque 
esse  sono  tosto  assorbite. 

.  Non  ha  guari  si  sono  fatte  osservazioni  d'uno  e  d'altio  fe- 
nomeno nel  canale  di  piccola  navigazione  apertosi  tra  Mon- 
volpino.  e  il  promontorio  pel  trasporto  dei  sali.  Eguali  ne  Ia- 
cea il  P.  V.  A*  nello  stagno  anzidetto  di  ponente. 

LitloraU  della  pro\nncia.  Da  Calapira  dove  sono  i  limiti  tia 
Castiàdas ,  regione  meridionale  del  Sàrrabus  ,  ed  il  territorio 
assegnato  a  Carbonara  nelle  spiaggie  di  levante  si  calcola  nel 
suo  distendimento  sino  a  Portopino  di  circa  84  miglia. 


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CAGLIARI  27 

I  prìocipalì  capi  sono:  Capo-Carbonara  a  89^  4^  di  latltu-» 
dine  9  e  o^  a5^  di  longitudine  occidentale.  —  S.  Elia  a  89^ 
io'  ,  e  o®  a\  —  Capo-Pula  38®  59^  ,  e  o®  6'  longitudine  oc- 
cidentale. —  Spartivento  38*^  53' ,  e  o**  16'  Ho".  —  TeulÀda 
38®  5a^  ,  e  0°  3o', 

Porti.  Nel  golfo  di  Cagliari  ne  sono  formati  due  dal  promontorio 
di  s#  Elia  :  uno  detto  di  Cagliari ,  l'altro  di  Quarto,  capaci  di 
tutte  le  flotte  dell'Europa  e  sicurissimi.  Anche  il  promontorio  di 
Nora  forma  altri  due  porti.  Nel  golfo  diXeulàda  trovasi  quello  del* 
risola  rossa,  e  l'altro  di  Malfettano.  Di  seni  minori  ve  n'ha 
non  pochi ,  dove  però  iion  ^  ricoverano  che  legni  piccoli  in 
tempi  fortunosi. 

ìsoleue.  Levansi  sul  circostante  mare  alcune  piccole  terre, 
che  appena  sono  qualche  cosa  di  più  che  scogli.  Da  levante  a  po- 
nente troverai  la  Serpentaina  al  sirocco  di  Calapira,  l'Isola  dei  ca* 
yoU  alla  stessa  direzione  in  verso  Carbonara,  s.  Macario  a  Capo 
Pula ,  l'Isola  rossa  in  fondo  al  golfo  di  Teulàda.  Sulle  tre  prime 
furono  costrutte  torri* 

Topogre^ia  aimosferica.  Il  clima  à  dolce  d'inyemo ,  caldo 
d'estate  ,  se  pur  non  intervenga  opportuna  la  ventilazione  j  la 
quale  e  frequente  con  certi  caratteri  di  costanza.  I  calori  soli- 
tamente incominciano  a  sentirsi  da  sijla  fine  di  uoaggio  ,  ne 
intepidiscono  che  nell'estremo  settembre.  L'umidità  regna  da 
per  tutte  le  situazioni  poco  elevate  nella  notte,  e  meglio  nelle 
stagioni  autunnale  e  primaverile ,  copie  pure  quando  dominano 
i  venti  di  levante  e  mezzogiorno ,  che  si  yorrebbero  meno 
frequenti. 

La  pioggia  suol  essere  portata  dal  libeccio;  però  esso.é  io* 
vocato  dai  contadini  quando  veggono  languire  la  yegetazione , 
e  fendersi  sitibonde  k  argille.  JPochi  sono  nell'anno  i  giorni 
piovosi  ,  tenue  la  quantità  che  cade  «il  piano.  In  esso  non  è 
infrequente  la  nebbia;  massime  nella  Fai  Dòrida  y  q/nctì^i  il 
gran  tratto  delle  terre  che  lo  stagno  tocca  verso  tramontana*  Jlel 
maggio  causa  grandi  timori  ai  contadini  ,  e  danno  certissinio  , 
se  il  maestrale  non  la  rovesci  nello  stagno,  e  rasciughi  dai  ma-* 
ligni  umori  le  lattanti  spighe.  L'elettricità  di  rado  si  £1  sensi- 
bile ;  quindi  men  delia  grandine ,.  che  di  altro  infortnnio,  te** 
mesi  dall'agricoltore  ^  né.  romoreggiano  i  tuoni  ch(^  poche  volte 
nell'anno  ;  tuttavoUa  quando  accade  squilibrio  esso  manifestasi 


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28  CAGLURI 

nei  più  terrìbili  modi.  Le  cime  più  alte  dei  monti  veggonsi  di 
rado  biancheggiar  per  le  nevi  nel  cuore  istesso  del  verno  ,  e 
ben  tosto  ripigliano  i  consueti  colori. 

L'aria  ,  come  era  da  immaginarsi  per  lo  basso  livello  delle 
regioni  sulle  quali  seggono  le  popolazioni ,  per  la  povertà  di 
grandi  vegetabili ,  per  le  frequentissime  paludi  ,  per  li  panta- 
ni ,  per  li  letamai  ,  e  per  la  assoluta  negligenza  della  polizia 
sanitaria  ,  è  generalmente  poco  salubre ,  e  la  sua  infezione  è 
in  alto  grado  dal  solitone  a  dopo  le  grandi  pioggie  autunnali 
che  dissipino  i  miasmi  morbiferi.  Con  tutto  questo  tieni  cer- 
tissima cosa  che  non  troveresti  i  luoghi  sorani  che  scorriamo 
perigliosa  mente  nella  Toscana  ,  e  più  che  altrove  nello  Stato 
Pontificio ,  né  le  arie  che  si  esalano  sentiresti  pestifere  in 
quel  modo  ,  che  si  provano  nei  menzionati  tratti  ,  lo  che  ap- 
patisce  chiaro  dalla  men  forte  violenza  del  male  sugli  stranieri, 
e  dalla  generale  impunità  dei  naturali  che  pure  niente  studino 
alla  loro  sanità.  Questo  sia  detto  a  ridurre  a  buoni  termini  gli 
esageratori  ,  cui  non  basta  notare  una  temporanea  insalubrità 
che  sperimentasi  nel  patire  dopo  il  caldo  l'umido  j  e  pare  sia 
più  conveniente  la  pestilenza  che  notò  un  oratore    trasportato. 

Popolazione,  Gomponesi  questa  provincia  di  61  comuni,  i 
quali  sono  ripartiti  in  nove  distretti. 

i.**  Cagliari  città,  che  consta  di  quattro  quartieri  ,  e  d'un 
sobborgo  ,  e  annovera  circa  25769  anime  in  famiglie  6752,  non 
inclusivi  gli  ecclesiastici,  i  militari,  le  genti  delle  prigioni  e  del 
bagno,  ed  i  forestieri. 

2.^  Doraus'de-Maria  —  popolasioni  5,  anime  5i84i  fdmi- 
gKe  12  IO. 

3.'®  Pauli-pirri  —  pop.  7  ,  an.  18746 ,  fem.  4^82. 

•  4'*^  Srfnlùri  -^  pop.  8,  an.  9097,  fata.  2^20. 

■    5.^  Senòrbl  —  pop.  i3  ,  an.  9780  ,  fam.  235o. 
6.®  Serrainanna  —  pop.  6,  an.  7145  ,  fam.  i63i. 
7;®  Siliqua  —  pop.  6,  an.  6457,  fam.   i525. 

•  8.**  Sinnai  —  pop.  5,  an.  6267,  fam.   i53o. 
g.®  Ussana  —  pop.  li  ,  an.   iiogS,  fam.  2658. 

Totale  della  popolazione  della  provincia  nell'anno  i834  ani- 
me 99489  ,  distribuite  in  famiglie  24o58. 

Nel  decennio  antecedente  i  numeri  del  totale  della  provincia 
erano    i  seguenti:  92253   —   92836  —   94^49  —  9^4*7  "^ 


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CAGLIARI  29 

958o5  —  94779  —  94696  —  95438  — •  97140  —  99o5o, 
Cosi  dalle  recensioni  parrocchiali.  Scommetterei  nondimeno  che 
da  più  di  tre  anni  sì  oltrepassò  il  centomila.  I  preti  sono  poco 
scrupolosi  in  sìSàtta  operazione  ,  né  si  sentono  punti  per  la 
.inesattezza  ,  se  notino  solamente  i  presenti ,  e  quei  che  co- 
noscono. 

In  questa  medesima  circoscrizione  nel  medio  evo,  ed  a  più 
precisione  j  nell'epoca  in  cui  quest'isola  era  ancora  governata 
dai  suoi  tetrarchì ,  sussisteva  un  numero  di  abitazioni ,  senza 
esageramento ,  triplo  della  somma  attuale  ,  che  poscia  nella 
malversazione  degli  stranieri ,  e  nella  spensieratezza  del  governo 
restarono  deserte.  Della  qual  cosa  resterà  facilmente  persuaso  chi 
voglia  consultare  il  Fara  su  gli  antichi  dipartimenti  o  curatone 
che  si  comprendevano  nel  perimetro  della  odierna  provìncia. 

Se  avvenga  che  tra  le  popolazioni  da  lui  appellate  alcune 
sieno  riconosciute  non  già  un  tutto  veramente  e  un  corpo  in- 
tero ,  ma  parti  e  membra  di  altre  ;  non  però  vorrei  fosse  mi- 
norata la  proposta  ragione  :  con  ciò  sia  che  molte  egli  ne  abbia 
obbliate ,  e  più  ancora  ignorate  per  non  aver  data  alla  rico- 
gnizione tutta  l'opera  che  per  lui  si  poteva  ,  e  adoperato  nella 
ricerca  delle  cose  deUa  parte  meridionale  e  della  Gallura  con 
eguale  amore,  quanto  avea  lui  confortato  in  quelle  del  Logu- 
doro.  Questo  sarà  cento  volte  provato. 

Posizione  dei  paesi*  Almeno  un  terzo  dei  medesimi  si  fon- 
darono in  luoghi  bassi  e  paludosi,  né  piacquero  situazioni  che 
erano  in  prossimità  assai  migliori ,  e  per  l'altezza  e  per  la 
secchezza  del  suolo  ,  e  per  l'opportunità  d'acque  salubri  :  onde- 
che  sia  inconcepibile  a  chi  osservi  gli  attuali  stabilimenti,  che 
si  gran  motivo  abbia  prevaluto  nel  giudizio  dei  primi  coloni 
perché  si  stanziassero  nei  luoghi  siffatti. 

Colonie  da  stabilirsi.  Tra  le  popolazioni  esistenti  sono  non 
poche  che  hanno  fresca  la  data  del  risorgimento.  Riconosci  fra 
queste  quelle  che  coltivano  il  Norese ,  e  sono  Teulàda ,  Domus- 
de-  Maria  ,  Pula  ,  s.  Pietro  ,  Sarròco  ,  Caposerra  ,  dall'altra 
parte  Burcei  ecc.,  dove  si  raccolsero  fuorusciti  del  Logudoro  e 
Gallura  ,  e  altri  avventurieri. 

Potrebbesi  fare  consimili  stabilimenti  in  molti  siti ,  ed  offrire 
ai  nulla  tenenti ,  che  non  pochi  sono  nelle  più  grosse  terre , 
dei  mezzi  per  piantarvi  abitazione  ,  e  cominciare  i  lavori    ru- 


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30  CAGLIARI 

stici.  Ecco  che  Carbonara  entro  pochi  anni  yiene  su  senza  grandi 
dispendi.  Slnnai  che  ha  una  grande  estensione  di  territorio  po- 
trebbe scemarsi  di  alcuna  famiglie  ,  e  mandarle  a  stare  alla 
falda  occidentale  dei  Sette-fratelli  in  Bau-arré/ini ,  dove  è  buona 
la  terra  ,  ottima  Paria  e  l'acqua.  Da  Quarto  se  ne  potrebbe 
dedurre  in  j.  Isidoro  o  in  Nuiayianna  ,  da  Teulàda  in  Cala- 
piombo  ,  e  in  Malfettano. 

Dir  potrei  lo  stesso  di  altii  stabilimenti  cui  converrebbe 
piantare  come  per  altri  gravissimi  motivi ,  cosi  per  scemare 
l'orrore  di  quella  solitudine ,  che  attrista  un  viaggiatore ,  e  rende 
arditi  i  malviventi. 

Fisico  di  questi  provincialL  Su  tal  questione  vale  nel  co- 
mune quanto  si  è  detto  dei  campidanesi  d'Arborea.  £  come  in 
quelU  e  nei  Sulcitani ,.  cosi  in  questi  avviene  un  rapido  svi- 
luppo del  sesso.  È  frequente  che  prima  dei  quattordici  anni  al- 
cune siano  madri ,  e  vedesi  in  Pula  una  fanciulla  di  sette  anni 
giunta  di  già  alla  pubertà. 

Facoltà  inìellettuaii.  Generalmente  si  osservano  buone  an- 
che in  coloro  che  mancarono  d'ogni  educ£^zione.  Pertanto 
io  mai  consentirò  su  quella  inferiorità  di  cui  i  campidanesi  erano 
notati  verso  i  logudoresi ,  e  con  essi  tutti  coloro  che  fossero 
nati  in  luoghi  bassi,  come  se  l'aria  grossa  dovesse  poii:are  una 
grossa  organizzazione  di  cervello  ,  e  la  fina  una  dilicatissiroa 
testura  ,  si  che  fu  una  scappata  da  entusiasta  rattribuzione  data 
da  Fr.  Carboni  ai  campidanesi  di  plumbei  ,  e  ripetuta  da  chi 
non  sa  dir  che  ciò  che  abbia  detto  un  altro  ,  e  deve  pensare 
come  abbia  pensato  un  altro  sia  ragionatore,  sia  sragiona tore. 
Egli  é  vero  che  i  provinciali  di  Cagliari  che  abitano  nella  pia- 
nura sono  nella  totalità  poco  vivaci  nel  parlare,  ma  hanno  poi 
del  buon  senso  ,  e  della  sodezza  nel  pensare ,  qualità  che 
congiunte  ad  un  dilìcato  gusto  ,  e  ad  una  fantasia  moderata 
splendidamente  appariscono  in  coloro  ,  che  furono  coltivati  con 
buone  dottrine. 

U  carattere  morale  è  universalmente  da  essere  lodato  v  però 
che  sono  docili,  soggetti,  pacifici,  laboriosi,  e  buoni  massari. 
Riconoscerai  nei  medesimi  una  gente  che  tengon  la  fede  ,  ed 
odiano  il  tradimento  anche  fra  nemici ,  onde  o  nulle  o  rarissime 
sono  tra  loro  le  violenze  pi'emeditate ,  e  gli  agguati.  I  principali 
dei  villaggi  distano  poco  dalia  condizione  dei  più  colti  cittadini. 


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CAGLURI  3i 

Nei  popolani  si  vorrebbe  maggior  cortesia ,  e  dispiace  certa 
ravidezsa  di  maniere  ,  e  malizia  di  atti  che  principalmente  si 
osserva  nei  paesi  più  prossimi  alla  Capitale.  La  religione  è  ben 
fondata  nei  cuori,  e  molto  la  loda  il  rispetto  e  venerazione  che 
si  dimostra  agli  ecclesiastici ,  la  beneficenza  ai  religiosi ,  i  molti 
legati ,  e  la  suntuosità  delle  feste.  Invan  però  si  negherebbe 
essere  nella  medesima  alcune  macchie  da  certe  pratiche  su- 
perstiziose. 

Istruzione  pubblica.  Pure  in  questa  provincia  l'istituzione 
delle  scuole  primarie  non  ha  prodotto  quei  frutti  che  se  ne 
speravano 9  e  qui  per  le  stesse  cagioni  eziandio,  che  abbiamo 
altrove  notate.  La  frequenza  alle  medesime  è  potissima,  e 
non  so  se  in  tutte  complessivamente  siano  mille  fanciulli.  In 
molti  luoghi  è  in  \iso  un  amabilissimo  calendario,  tenendosi 
scuola  óra  quando  piace  agli  studenti,  ora  quando  piace  ai 
maestri.  Perciò  di  questi  provinciali  (salvo  i  cittadini)  appena 
a5oo  persone  saranno  che  sappian  leggere ,  e  di  questi  non  più 
di  due  terzi  che  possano  servirsi  della  penna  nelle  loro  fac- 
cende. 

Nella  Dominante  oltre  le  primarie  sono  delle  scuole  elemen- 
tari, dove  alla  educazione  cristiana  morale  e  civile  si  aggiunge 
l'insegnamento  della  grammatica  latina  e  della  rettorica;  però 
r  imperfezione  dei  metodi  cagiona  che  non  si  ottengano  che 
'meschini  frutti  dopo  uno  studio  di  circa  otto  anni. 

Mancano  le  istituzioni  di  conveniente  educazione  per  le  fan- 
ciulle, e  sono  perciò  desiderabili  quelle  donne  religiose  che  in 
altri  paesi  danno  lor  tempo  ed  opera  a  cosi  formar  le  figlie , 
che  abbiano  le  necessarie  cognizioni  nella  morale  e  nella  gen- 
tilezza delle  maniere,  acquistino  destrezza  nei  più  importanti 
lavori  femminili,  e  possano  un  giorno  prestar  tutte  le  partì  di 
ottime  madri  di  famiglia. 

Sariavi  in  Cagliari  in  supplemento  d'altro  meglio  l'orfano- 
trofio delle  fEiiìciulle,  ma  certe  opinioni  ancora  prevalgono,  e 
però  meno  si  teme  della  turpitudine  d'una  difettosa  educazio- 
ne, che  del  giudizio  che  persone ,  che  tu  ti  dirai  quanto  siano 
giudiziose,  oserebbero  di  proferire  contro  un  padre  che  man- 
dasse le  figlie  tra  quelle  fanciulle  se  poco  care  alla  fortuna , 
molto  alla  virtù. 

Abbigliamento.  Non  parlando  della  Capitale,   dove  tutto  è 


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3a  CAGLIARI 

coaforme  alle  mode  fiorenti  nelle  più  polite  città  del  continen- 
te, se  si  eccettua  l'infima  classe,  gli  altri  provinciali  massime 
i  più  vicini  a  Cagliari  hanno  un  vestiario  suntuoso  di  maniera 
che  è  un  bello  spettacolo  veder  la  gioventù  quando  raccogliesì 
a  su  pre]eri  (piacere,  e  qui  ballo  geniale)  dietro  i  zampo- 
gnatori,  e  quando  celebra  la  carola.  Tra  le  differenze  di  moda 
che  si  osservano  nei  vari  paesi  di  questa  provincia  è  da  essere 
notato  il  velo  delle  Sanluresi  (  su  parapetlu  ) ,  che  è  mia  qua-^ 
drata  pezzuola ,  la  quale  attaccata  con  spille  agli  omeri  tienesi 
distesa  sul  petto  sino  al  cinto  o  come  elle  dicono  lazzada ,  che 
varrebbe  allacciatura.  Quella  veste  sardesca,  quale  la  dice  chi 
crede  sia  stato  sempre  il  mondo  del  colore  d'oggigiorno,  il 
coietto,  va  in  disuso,,  non  cosi  però  che  in  molti  luoghi,  e 
nella  stessa  capitale  ,  non  si  vegga  portata  da  alcuni  vecchi 
contadini,  rigattieri,  carratori.  La  veste  di  pelle  {sa  best-e-pcddi) 
o  pelliccia  è  ancora  adoperata  generalmente,  senza  maniche  e 
corta  alle  anche  *,  se  ne  eccettui  i  Sanluresi  che  V  hanno  distesa 
a  mezza  gamba.  Vale  pure  in  ogni  parte  su  sacca  de  coberri; 
i  pastori  lo  portan  sempre ,  i  contadini  quando  abbiano  a  se- 
renare nel  salto,  gli  altri  il  serbano  in  casa  per  iscambiarlo  col 
cappotto  bagnato  dalla  pioggia. 

Costumanze.  Nelle  nozze  tra  i  popolani  non  è  stipulato  al- 
cun contratto  essendo  cognito  ciò  che  la  consuetudine  poita  sia 
rispettivamente  contribuito  dagli  sposi.  A  lei  spetta  di  prepa- 
rare il  talamo ,  il  telajo ,  il  guardaroba ,  la  lingerìa ,  le  sedie, 
i  necessari  arnesi  per  lo  paniGcio,  le  stoviglie  ecc.  Egli  dee 
provvedere  per  la  abitazione  ,  ed ,  ove  sia  agricoltore ,  aver 
propri  e  il  carro  con  due  tori  domiti,  e  tutti  gli  istromenti  ne- 
cessari per  r  agricoltura  con  copia  di  semi  per  la  terra ,  e  suf- 
ficienza dell'  altro  che  vuoisi  avere  per  il  vitto  ;  ove  poi  sia  pa- 
store essere  padrone  d'un  branco,  o  aver  sua  parte  nello  d'al- 
trui che  governi. 

Nel  di  precedente  alla  benedizione  mandasi  dai  parenti  della 
fidanzata  l'anzinarrato  fornimento  e  apparato  domestico  alla 
casa  nuziale,  e  si  trasporta  con  molto  fasto,  e  col  consueto  ac- 
compagnamento dei  zampognatorì  su  dei  carri  tratti  da  bei 
tori  con  le  corna  infiorate. 

Suonando  l'ora  fissata,  lo  sposo  in  tutta  gala,  corteggiato  dai 
suoi  consanguinei,  dal  parroco  e  dagli  amici,  va  a  ritrovar    la 


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CA6LUR1  il 

ipota*  Non  però  oltrepassa  il  liminar  della  di  lei  casa ,  e  re- 
stasi nel  cortile  sino  a  tanto  che  ella  j  come  é  costume  degli 
sposi  prima  di  sortire  dalia  casa  patema  per  costituirsi  in  nuova 
famiglia  y  compisca  Terso  i  suoi  genitori  y  o  alcuno  dei  più  pro- 
pinqui che  li  rappresenti ,  al  sacro  dovere  del  congedo.  La  ver- 
ginella piangente  nelle  sue  tenere  commozioni,  adorna  nel  mi- 
glior modo  di  quanto  ha  di  più  prezioso,  portasi  alla  presenza 
dei  suoi  genitori  che  con  cert'aria  di  gravità  assisi  nell' interna 
stanza  1*  attendevano  tra  i  pro'ssimiori  e  gli  amici  più  confiden- 
ti y  e  piegatasi  ai  medesimi ,  e  stante  tra  uno  ed  altro  bacia  le 
mani  paterne  e  chiede  d'essere  benedetta.  Lo  spettacolo  si  fa, 
dirò,  più  sentimentale  accesi  gli  affetti  della  paternità.  Le  la- 
grime della  dolcissima  tenerezza  si  confondono  tra  gli  abbrac- 
ciamenti, e  dice  a  un  tempo  e  il  padre  e  la  madre  tntto  quel 
bene ,  che  desiderano  avvenire  alla  medesima.  Nella  sem- 
plicità di  menti  poco  colte  odonsi  nel  linguaggio  della  passione 
delle  bellissime  cose,  e  lo  spettatore  ne  rimane  soddisfatto* 
Movesi  quindi  lo  sposo  medio  tra  due  dei  primi  consanguinei 
della  sposa  col  suo  festivo  stuolo  aUa  chiesa,  segue  la  sposa 
fra  due  principali  della  parentela  dello  sposo,  e  con  molta  co- 
mitiva di  donne.  Presi  i  sacramenti  di  preparazione ,  e  quindi 
compito  il  rito  solenne,  nell' incamminarsi  alla  casa  maritale  si 
uniscono  le  due .  parentele,  e  si  frammischiano  donne  con  don- 
ne, uomini  con  uomini  intorno  e  addietro  degli  sposi.  Per  bel 
complimento  e  felice  augurio  coloro  presso  le  cui  case  passano 
gli  sposi  versan  su  i  medesimi  sa  razia  (  forse  grazia  )  fru- 
mento intramischiato  di  legumi  e  di  sale,  spruzzan  dell'acqua, 
spandon  dei  denari  su  i  due  consorti ,  e  la  gente  fa  codazzo, 
non  risparmiato  il  prete.  Questi  come  entra  nella  casa  la  be- 
nedice e  prega  per  gli  abitatori.  La  compagnia  resta  tosto  ser- 
vita di  dolcerie,  vini  preziosi  e  caffè,  ne  sono  serviti  gli  ac- 
correnti, e  finalmente  ricevute  le  felicitazioni  da  coloro  che 
non  parteogono  alle  famiglie  affini  dassi  opera  al  convito,  partì 
dei  quali  sono  mai  sempre  la  busecchia,  il  montone,  o  il  ca- 
pro, che  è  più  stimato.  Uno  stesso  piatto,  uno  stesso  bicchiere 
deve  servire  ai  due  sposi. 

Si  tosto  poi  come  una  donna  sgravisi  della  pregnezza  usasi 
in  molti  paesi  di  tutte  lavare  le  meinbra  del  neonato  con  vino 
tepido,    e  in  siffatto  umidore  aspergerle  di  finissimo  sale-,    la 
Dizion.  Geogr.  ecc.  Voi.  Ili.  3 


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34  CAGLURI 

qual  pratica  i  lodata  come  ben  propria  a  fortificar  la  cute,  e 
scansare  alcune  malattie  superficiali ,  tra  V  altre  i  sudaminì. 
Le  esperienze  confermano  l'opinione.  Di  cotal  uso  antichissimo 
appariscono  le  vestigia  nella  Sacra  Scrittura.  Costumavano  gli 
Ebrei  (  cosi  il  Tirino  in  Ezech,  )  di  lavare  con  acqua  calda  i 
molli  corpi  non  solo  perchè  (ossero  purificati  dalle  sordi  del 
parto,  ma  e  perchè  le  membra  che  contratte  ancora  nel  me- 
desimo rimanevansi  si  potessero  distendere  e  acconciamente  for<- 
mare.  Le  medesime  tantosto  venivano  salate  a  farsi  più  sode 
giusta  l'asserzione  di  Galeno,  e  poi  si  e ostringevano  tra  i  panni 
con  le  fascie  per  non  curvarsi  e  depravarsi. 

Nelle  morti  è  un  rito  quasi  comune  il  compianto,  e  fino  nel- 
l' estremità  della  stessa  Dominante ,  nominatamente  nella  Villa- 
nuova  ,  non  è  una  usanza  conosciuta  da  pochi.  Il  defunto  espo- 
Besi  in  casa  e  portasi  alla  tomba  con  le  vesti  dì  gala;  se  ma- 
ritato con  gli  abiti  più  splendidi,  anzi  con  quelli  stessi  nei  quali 
comparve  nel  solenne  giorno  dell'amore:  e  qui  è  da  notare 
che  molti  non  più  li  indossano  dopo  le  noj^ze,  e  con  diligenza 
conservati  li  risparmiano  al  giorno  della  loro  morte:  se  nubili 
alle  loro  proprie  vestimenta  ed  abbigliamenti  aggiungonsi  dal 
padrino  o  padrina  altri  ricchi  fregi.  0  questa  o  questi  tolto 
una  fronda  di  alloro  forma  una  corona  intrecciatevi  rose  ed 
altri  fiori,  e  tutto  stringe  con  catenelle  d'oro,  d'argento,  e 
con  filze  di  collane.  Ma  egli  è  sul  collo  e  sul  petto  della  ver- 
gine ,  o  del  giovanetto ,  dove  con  molto  studio  si  compongono 
siffatte  gale.  Composto  il  corpo  sul  feretro ,  le  donne  del  pa- 
rentado, e  quelle  pure  di  servigio  meste  nelle  gramaglie  del 
duolo  si  assidono  intorno  sospiranti.  Non  possono  che  non  la- 
scino romper  dal  petto  i  gemiti,  e  diano  più  forza  al  dolore 
dì  chi  più  sente  la  perdita  o  madre  o  sposo  o  figlio.  Intanto 
sorge  il  funebre  metro  della  canta trice. 

In  qualche  luogo  della  diocesi  Cagliaritana  non  sono,  come  accen- 
nava, totalmente  perdute  certe  superstizioni  che  una  inumana  pietà 
9on  sa  stimare  empie,  a  voler  abbreviare  le  agonie  d'un  infelice. 
Levansi  via  dalla  stanza  e  croci  e  simulacri  e  imagini,  e  viene 
egli  spogUato,  quando  abbiane,  degli  scapolari  sacri  di  qual- 
che ordine  religioso,  delle  scatolette  che  abbiano  alcuna  reli- 
quia ecc.  Tanto  perché?  perchè  si  crede  che  tnt  valgano  ad 
ilppciUr  l'anima  nella  partenza,  e  prolungare  le  sue  sollerenze. 


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CAGLIARI  35 

Ove  poi  in  breve  non  estìnguasi  il  loro  carissimo,  viensi  al  ri- 
medio che  stimano  per  efficacia  supremo,  e  sottopongono  e 
adattano  alla  di  lui  cervice  il  giogo  d' un  aratro ,  o  d' un  carro. 
*  Verso  i  contadini  delle  altre  provincie  sono  questi  lodati  sic- 
come paxientissimi  della  fatica,  e  non  poco  solleciti  d'una 
esatta  esecuzione  delle  opere.  Ma  attendi  che  compiscano  i  la- 
vori della  preparazione  delle  terre,  deUa  seminazione  del  fru-^ 
mento,  di  alcune  specie  di  civaje,  e  della  messe,  e  tu  non  ri- 
conoscerà i  più  i  colali  in  una  gente  scioperata.  Manca  l'inda- 
stria ,  è  perciò  angusto  il  cerchio  dell'  esercizio ,  e  pertanto  me^ 
schina  la  loro  condizione. 

I  Sardi  in  generale,  e  .  caraifctensticamente  l  contadini  cam- 
pidanesi,  sono  frugivori,  amando  a  preferenza  il  pane ,  le  paste ,  i 
legumi ,  e  poco  desiderando  la  carne  e  i  pesci.  Nella  stagione  delle 
frutta  se  ne  mangia  con  tale  avidità,  che  non  spegnesi  per 
poco,  e  non  si  aspetta  la  perfetta  maturità.  Delle  frutta  del 
fico  d' India ,  che  forma  le  Aefì  delle  tenute ,  si  fa  un  gran- 
dissimo consumo.  Non  cosi  procedon  le  cose  nei  paesi  di  mon- 
tagna, dove  si  educhi  gran  quantità  di  bestiame,  e  in  quelli 
che  sono  alla  sponda  del  mare  o  del  gran  lago;  però  che  nei 
primi  sono  per  quanto  dura  il  lattamento  a  comune  materia 
di  sussistenza  i  latticini  ;  negli  altri ,  per  la  stagione  della  pe- 
sca ,  le  più  copiose'  specie  che  si  estraggano  dalle  pescaje.  Le 
frutta  ed  erbe  ortensi  fanno  pure  una  parte  del  vitto  alle  po- 
polazioni più  prossime  alla  Capitale  ;  non  però  sono  gradite  le 
patate,  che  si  coltivano  in  poca  quantità  per  darne  ai  citta- 
dini. Il  panificio  è  molto  lodato  ,  e  la  pasta  si  per  la  estrema 
bianchezza,  che  per  lo  gusto  può  difficilmente  eguagliarsi  in 
altre  regioni  dell'  isola.  Le  pagnotte  ordinarie  per  la  gente  da 
servigio  sono  preferibili  al  miglior  pane  lavorato  nel  processo 
d'arte  quale  è  usato  dai  genovesi  e  francesi.  La  macinazione 
del  grano  si  fa  per  gli  asinelli  con  una  mola  semplicissima  e 
rozza ,  quanto  sarà  stata  nei  più  antichi  tempi.  Le  pietre  sono 
provvedute  dai  Nurresi  (  prov.  d' Isili  ).  Di  molini  idraulici  non 
se  ne  trovano  nella  pianura,  che  dove  sia  corrente  d'acqua. 
La  superiorità  delle  paste  sarde  fatte  a  mano  con  lungo  stento 
à  ben  conosciuta;  le  fabbricate  nel  Campidano  di  Cagliali  non 
cedono  che  alle  più  fine  d'Oziéri.  Amasi  molto  il  pan  di  sa- 
pa,  cosi  detto  perchè*  di  questa  intridesi  la  farina.    La  forma 


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36  CAGLIARI 

i  di  un  anello.  Si  adorna  con  fettuccia  di  fogli  d'oro  e  d'ar«* 
genio,  e  con  yariameoti  colorati  confettini.  Usasi  farlo  per  Ognis-» 
santi  insieme  con  le  pappassìne ,  che  sono  una  mescolanza  di 
uve  passe ,  mandorle ,  pinocchi ,  pistacchi  ecc. ,  agglutinati  coii 
un  po'  di  patta  sapata.  Pure  per  le  feste  solenni  se  ne  usa 
fare  ;  e  quelli  che  si  offrono  al  santo  e  s' inseriscono  nelle  brac- 
cic  della  barella,  sulla  quale  trasportasi  il  simulacro,  sono  enormi. 
Bevesi  generalmente  vin  generoso,  e  nella  pianura  se  ne  fa  mag- 
gior consumo  che  in  situazioni  più  elevate.  Non  intendi  però  che 
ci  ecceda  :  un  eccesso  in  tal  materia  ha  congiunta  certa  infa- 
mia. Le  donne  dei  villaggi  sono  proibite  del  medesimo  anche  in 
piccola  dose.  Nelle  tavole  usasi  poca  varietà  di  cibi ,  salvo 
quelle  dei  principali  dei  paesi,  nelle  quali  tutto  è  preparato  , 
come  é  solito  nella  città. 

L'acquavite  è  T ordinaria  mattutina  bevanda  della  plebe; 
ma  a  bel  bello  anche  in  questa  classe  va  propagandosi  il  gu* 
sto  pel  caffé.  La  naturale  bevanda ,  V  acqua  ,  non  è  ,  per  la 
terza  parte  almeno  della  provincia,  quale  esige  la  sanità.  Le 
vene  dei  pozzi  non  somministrano  che  grossi  umori  pregni  di 
sali  o  d'  altre  sostanze  minerali  poco  salutifere.  Cominciasi  a 
supplire  con  le  acque  piovane,  e  in  molti  siti  potrebbesi  con 
perpetuo  vantaggio  per  cannelle  di  terra  cotta  raccogliere  da 
scaturigini  non  molto  discoste,  e  gioverebbe  ricercarne  per  la 
trivellazione.  Anche  in  Cagliari ,  sebbene  non  siane  un  vero 
difetto,  perocché  hannosi  alcuni  pozzi  pubblici  inesauribili , 
tuttavolta  malvolentieri  beve  dai  medesimi  la  stessa  minuta- 
glia ,  ondeché  quando  per  la  scarsezza  delle  pioggie  inaridi- 
scano le  cisterne,  la  più  parte,  riservati  i  pozzi  agli  altri  usi, 
se  ne  procuran  ottima  dai  battelli,  che  si  riempirono  delle  ri- 
putate soigenti  della  tanca  di  Nizza  presso  la  Maddalena,  e 
dalle  fonti ,  che  trovansi  in  fondo  allo  stagno  quasi  sulla  estre- 
ma sponda  nel  siti,  uno  detto  sa  cràstuUij  altro  appellato  dì 
$•  Maria, 

Al  già  detto  intomo  alla  costruzione  delle  case  pel  Cam- 
pidano d'  Arborea  (  Y.  Busachi  prov.  )  non  é  altro  da  es- 
sere aggiunto  per  lo  Campidano  di  Cagliari,  che  la  più  ele- 
gante forma,  e  il  megUo  inteso  scompartimento,  oltre  allasu- 
perior  pulitezza.  Sono  avanti  o  allato  delle  medesime  grandi 
cortili  con  dei  loggiati  per  stallaggio,  nei  quali  accogliesi  il  he- 


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CAGLURI  S7 

stìame  impiegato  nel  «ervìgio  domestico,  o  nelle  opere  mrali. 
Aderente  al  muro  della  casa  è  una  galleria  (  su  stdulu ,  su  um- 
bràgulu,  da  umbraculum  )  ^  dove  in  tempi  sereni  siedon  le 
donne  o  al  telajo  o  ad  altri  lavori. 

Gli  edifizi  sacri  di  questa  provincia  sono  meglio  che  nelle  altre 
costrutti,  parati,  provveduti,  e  goveraati.  Rimarrebbe  unica* 
mente  a  desiderare  che  fosse  men  pericoloso  il  fermarvisi  agli 
u£Szi  divini,  oslarutte  e  non  più  riaperte  le  tombe ,  che  sono  un'altra 
maligna  fonte  di  infezione.  Le  più  rimarchevoli  antichità  di 
questa  provincia  sono  in  Cagliari  e  Nora.  Nella  prima  e  an- 
cora visibile  una  gran  porzione  dell'anfiteatro  romano  con  più 
precìnzioni;  ed  il  suntuoso  acquedotto ,  che  per  una  linea  <ii 
circa  5o  mila  metri  derivava  le  acque  dalla  celebre  solvente 
di  s.  Giovanni  de  Bucca^-rutia  traversando  le  teire  di  Sili- 
qua, di  Yillaspecìosa ,  di  Decimo-manno ,  e  del  Maso.  Se  ne 
diranno  altre  parole  nell'art.  Cagliari  ciaà.  In  Nora  è  poco 
men  che  intero  u^  teatro  in  opera  quadrata ,  dì  cui  l'Indicatore 
Sardo  diede  brevissima  descrizione  tratta  da  una  lettera  sotto- 
gnata  col  bigramma  V.  A.  Sono  in  questi  due  luoghi ,  ed  in 
parecchi  altri  degli  oggetti  degni  dì  considerazione,  di  cui  fa- 
rem  parola  nell'occasioni.  Non  sono  rare  ne  anche  in  questa 
provincia  quelle  antichissime  costruzioni  che  diciam  norachi,  e 
in  alcune  spiccano  delle  singolarità,  che  domandano  saggi  e 
pazienti  osservatori.  Non  se  ne  ha  il  preciso  numero,  ma  messi 
in  conto  quelli  pure,  di  cui  restano  le  sole  vestigie,  forsechè 
sommeranno  a  parecchie  centina ja.  Il  difetto  di  pietre  nella 
parte  media  del  piano  ne  ha  fatto  scomparire  non  pochi. 

Statistica  medica.  Sarebbe  desiderabile  die  l'egregio  profes- 
sore Zucca  desse  al  pubblico  i  suoi  lavori  intorno  a  questo  im- 
portantissimo oggetto.  Intanto  giovati  dei  seguenti  cenni.  Per 
ogni  distretto  è  stipendiato  un  medico  ed  un  chirurgo,  ed  è 
posto  uno  speziale,  e  cosi  è  stabilito,  che  quelli,  di  cui  consti 
la  povertà,  abbiano  le  medicine  gratuitamente.  Le  malattie  più 
frequenti  sono  nelle  stagioni  invernale  e  primaverile  infiam- 
mazioni di  varie  forme  secondo  le  condizioni  diverse  degli  in- 
dividui, e  delia  atmosfera;  nell'estiva  ed  autunnale  febbri  ga- 
striche, intermittenti  per  lo  ordinario  complicate,  nervose  e  si- 
mili. Sopra  le  loro  cause  vale  quanto  fa  detto  nella  provincia  di 
Bttsachiy   e  toma  però  occasione  di  implorare  una  pulizia  sa- 


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38  CAGLIARI 

nitarìa ,  che  obblighi  i  comuni  a  dar  scólo  alle  acque ,  togliere 
le  molte  pozzanghere  che  si  mantengono  a  ciò  vi  si  possano 
imbrodolare  i  majali,  inalveare  i  ruscelli ,  aprir  gore  ai  rista- 
gnamenti, portar  lungi  il  letame,  cingere  sufficienti  campi- 
santi  e  scavarvi  profonde  le  fosse  ,  perchè  grave  dolore  non 
prenda  i  cuori  umani  in  vedendo  i  cadaveri  addentarsi  dai  ca- 
ni ,  né  sia  necessità  di  esumare  i  non  ancora  disciolti  per  fare 
luogo  ad  altri.  E  in  questo  sarebbe  ancora  a  doversi  prowe-* 
dere  in  modo,  che  senza  maggior  indugio  come  fosse  indubi- 
tata la  morte  si  portassero  i  defunti  nella  sepoltura.  Orribili 
cose  avvennero  in  altri  tempi ,  ed  una  maravigliosa  avarizia 
diede  esempli  di  solennissima  empietà,  irreligione,  inumanità. 

Asciugamento  delle  paludi.  Tra  le  molte  menzionate  ve  n'  ha 
parecchie  le  quali  asciugate  assai  gioverebbero,  si  perchè  sa- 
riano restituiti  alla  agricoltura  gli  spazi  che  ricoprono,  come 
perdiè  resteriano  soppresse  tante  perenni  fonti  di  micidiali 
miasmi. 

La  palude  Palmas,  che  giacesi  tra  Pirrì  e  Paùli,  non  più  sa- 
sarebbe,  se,  come  è  facile,  si  colmasse,  e  nella  sua  lunghezza  si 
aprisse  un  profondo  canale  al  Molentargiu:  gli  altri  tre  di 
Mara-Calaginis,  Quartucciu  e  Quartu  né  presentano  maggiori 
difficoltà  air  idraulico ,  né  l'operazioni  domandano  grande  di-* 
spendio. 

La  palude  di  Sanluri,  e  la  prossima  (  Paùli-manna)  dei  salti  di 
s.  Gavino  forzate  dall'  arte  cederebbero  i  male  occupati  luoghi. 

Un  solcamento  vedesi  cominciare  presso  la  sponda  del  ricet- 
tacolo ,  che  proseguendo  giù  costeggia  le  vigne  di  Samassi ,  e , 
più  in  là,  gli  orti  di  S^rramanna  per  volgersi  al  fiume  in  su 
i  limiti  di  questa  terra  e  di  Villasor.  Sgorgando  nelle  grandi 
pienezze  Tacque  dello  stagno  in  questo  canale  sarebbe  facile 
profondandolo  più  Carvele  cader  tutte.  Insomma  per  bene  stimate 
linee  di  scavamenti  si  riuscirebbe  ad  aver  esonerato  tanti  in* 
fruttiferi  crateri,  perchè  non  se  ne  ritrae  sale ,  se  saliferi;  non 
pesci,  se  ve  ne  vivano,  e,  quel  che  peggio  d'ogni  altro  male, 
perchè  con  le  loro  morbifere  esalazioni  turbano  o  distruggono 
la  buona  costituzione  dei  corpi  umani,  e  infamando  l'aria  ri- 
spingono i  viaggiatori,  in  cui  la  precauzione  del  male  sia  più 
fòrte  della  brama  di  ben  conoscere  un  paese  dove  è  aperto  uà 
vasto  campo  a  saggie  Qsserva2;ionì, 


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CAGLIARI  39 

Vaceinaùone.  Questa  salutevolissima  istltuiioue^  la  quale  più 
4' altrove  era  da  essere  studiosamente  curata  in  una  terra  di^ 
fettosissicna  di  coloni  ^  vedesi  pi-ocedere  lentamente  per  la  co- 
stante pervicacia  dei  genitori ,  e  non  '  potrassi  stabilii^ ,  come  è 
desiderio  dei  saggi,  se  non  si  venga  a .  provvìdens^  rigorose. 
La  strage  degli  anni  i8:ft^3o  non  li  portò, in  migliori  tei^ 
mini;  giacché  nel  i83i  non  M  vaccinarono  in  tutta  la  provini- 
eia  più  di  180  individui,  e  nel  i83:k  non  più  di  900,  <avve- 
gaachè  la  sómma  dei  nati  nel  biennio  non  fesse  stata  minore 
di  7000.  A  voler  però  dare  a  ciascuno  quel  che  tocca ,  non  tac- 
cerò ,  che  in  qualche  distretto  sono  dell'opinione  di  coloro  da 
«ssere  accagionati  gli  operatori,  che  mal  praticando  l'innesto 
fanno  si  die  i  pretesi  vaccinati,  non  già  rarissimi,  ma  pres- 
soché tutti,  sentano,  quando  esso  si  sviluppi,  la  forza  del 
.morbo,  e  molti  vi  succumbano.  Nella  maggior  parte  dei  paiesi 
del  Campidano  muojono  dentfco  l'anno  due  quinti  dei  neona- 
ti; un  altro  nei  due  anni  consecutivi,  non  considerando  i  casi 
di  ^idemìa  e  di  carestia,  che  pure  per  disgrazia  sono  frequen- 
ti. Nel  quale  spazio  di  tempo  sono  gli  infanti  soggetti  a  feb- 
bri putride.  E  vuoisi  ciò  attribuire  alla  malignità  del  latte,  che 
da  un  malsano  nutrimento  separino  le  nutrici ,  ed  al  troppo  ar- 
dore del  sole'  cui  restano  esse ,  e  lasciano  quelli  esposti  quando 
sbarbatisi  i  lini  ,  ed  é  permesso  lo  spigolamento  :  il  che  si  com- 
prova da  che  maggiore  si  é  osservata  la  mortalità  dal  princi- 
piar dell'estate  all'estremo  ottobre.  E  più  empia  era  in  altri 
tempi  la  morte ,  quando  i  flebotomi ,  che  soli  nelle  campagne 
esercitavano  l'arte  medica,  credevano  rimedio  utile  in  tutti  i 
mali  il  salasso»  Benché  la  cura  di  costoro  (ossit  un'  azione  di 
omicidio ,  nondimeno  ei  sostenevansi  sempre  in  credito  per 
cert'aria  di  importanza,  in  cui  si  componevano,  spacciando 
molta  perizia  e  confidenza  nelle  funeste  osservazioni  che  ave- 
vano fatte  ,  se  non  era  lecito  vantar  dottrina ,  perocché  mal 
sapevano  leggere ,  siccome  coloro  che  erano  v  enuti  dalle  bot- 
teghe dei  barbieri  di  Cagliari.  Chi  creda  che  ancora  ti  possa- 
no ,  anzi  tanto  possano  in  molti  paesi  da  soperchiare  gli  stessi 
chirurghi  ?  Trapassato  il  pericolosissimo  periodo  della  infanzia 
sembra  concepiscano  i  corpi  forze  gagliardissime  contro  alle  ca- 
gioni dei  mali;  ondechè  sono  pochi  quelli  che  languiscano  nella 
impubertà;  pijì  pochi  nella  giovinezza.  Mentit  iu. siffatti  climi 


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4o  CAGLIARI 

è  solito  che  una  esuberanza  di  vita  obblighi  a  percorrerne  pìA 
rapidamente  il  periodo;  tuttavolta  ammirasi  in  alcuni,  nei  quali 
il  supposto  precoce  sviluppo  siasi,  verificato,  un  lento  ansi  tar* 
dissimo  deperimento*  Cosi  fu  conosciuta  in  uno  del  cognome 
Vacca  coslffiitta  natura,  che  all'età  di  no  anni  sia  potuto  pas* 
sare  a  seconde  trozze ,  e  vivere  con  la  moglie  sette  anni  s  fu<* 
rono  veduti,  in  una  signora  tra  i  90  e  98  anni,  rinascere  cin** 
que  o  sei  denti ,  e  sotto  la  canutezza  rigerminar  nuovi  oapelU 
d'un  bel  colore  castagno:  ella  aveva  allattato  dieci  figli:  altra 
ne  fu  fatta  sapere  di  io3  anni  con  le  forze  intellettuali  fermis- 
sime^ e  tanto  pure  valente  delle  membra  da  far  a  piedi  spesso 
le  quattro  miglia  anche  in  strade  fangose. 

Presentemente  in  Cagliari  si  ha  non  pochi  esempli  d'una 
vetusta  vecchiezza  in  più  persone  nonagenarie  ;  ed  accade  al- 
tro e  tento  in  paesi  pure  d'aria  men  salubre,  in  che  potrei 
citere  alcuni,  la  cui  vite  è  sul  ventunesimo  lustro.  Ciò  che 
sia  mirabile  in  questi  fenomeni  egli  è  non  tento  la  vigoria  del 
corpo  contro  il  pernicioso  effetto  del  clima,  quanto  il  riconi^ 
scerli  in  certe  gente  che  poco  amarono  parere,  ed  essere 
moderati. 

Agricoltura,  L'agricoltura,  pastorizia,  pesca  e  caccia,  ecco 
le  fonti  donde  questi  provinciali  traggono  quanto  ai  bisogni  e 
ai  pochi  comodìr  della  vite  sia  necessario  e  conveniente.  L'agri- 
coltura è  la  primaria  occupazione,  e  la  principale  speranza.  Il 
rapporto  attuale  dei  pastori  ai  contedini  puoi  tenerlo  come  di 
z  a  11,7.  Lasciati  da  parte  i  paesi  che  siedono  nelle  falde,  o 
appoggiansi  alle  pendici  dei  monti,  nei  quali  mentre  perl'op* 
portunità  della  pastura  è  copioso  il  bestiame  deve  essere  un 
numero  proporzionato  di  persone  a  curarne  l'educazione;  ne- 
gli .altri,  che  sono  situati  nella  pianura,  gli  abitetori  sono 
quasi  esclusivamente  agricoltori.  E  qui  sono  stesi  i  campi  vera- 
mente graniferi  della  Sardegna;  qui  vedresti  biondeggiar  le  fa- 
mose opime  messi.  Che  se  pure  vogliasi  instituito  un  parago- 
ne ,  e  indicato  dove  la  terra  pa ja  più  che  altrove  Catte  a  que- 
ste preziosissima  produzione,  ti  citerò  la  Tre/ente,  e  le  cam- 
pagne prossime  da  maestro  insìno  ad  austro.  Che  stupenda  ye- 
getezione  non  copriva  quelle  terre  in  quest'anno  (  i835),  av- 
vegnaché favorite  sia  stete  dal  cielo  solamente  dopo  la  metà 
del  suo  perìodo  !    Che   marayigliosa    la  bontii  9  quantità   dei 


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GAGUARI  4i 

frutti!  •  •  •  •  Qui  dunque  si  conoscerà  molto  bene  l'arte?  A 
non  portar  cosa  contro  il  vero,  dirò  che  negli  uomini  del  con<- 
tado  e  provincia  di  Cagliari ,  i  quali  ben  di  poco  per  arte  e 
diligenza  superano  gli  altri,  la  troppa  benignità  della  terra  Cacea 
languire  e  l'attenzione  alle  regole  agronomiche ,  e  lo  studio 
nelle  opere. 

Ma  i  tempi  migliori  sono  per  volgere;  e  non  può  non  di- 
lettarsi di  tale  speranza  chi  vede  come  già  siasi  eccitato  ,  ed 
ampiamente  nei  più  ricchi  proprietari  si  propaghi  l'amor  di 
quest'arte ,  che  è  il  fondamento  fermissimo  della  prosperità  dei 
popoli  ;  e  come  per  naturai  connessione  e  conseguenza  acqui- 
stino i  lavoratori  più  larghe  e  sincere  cognizioni.  Di  che  io  lo<- 
derò  cagione  il  luminoso  esempio  delP eccellentissimo,  uomo,  il 
signor  marchese  di  Villahermosa ,  che  si  pose  il  primo  .  alla 
grand-opera  della  restaurazione  dell'agricoltura  Sarda,  e  con 
cura  dilìgentissima  voltosi  a  cangiare  in  deliziosi  giardini,  in 
fruttuosissimi  poderi  le  selvatiche,  lande  ,  e  le  paludose  ma- 
remme da  Sarròco  a  Capoterra  intragìacenti ,  fece  della  sua 
villa  d'Orri  una  scuola  piratica  d'economia  preconcependo  ^  e 
colorando  il  disegno  dei  poder-modello  tanto  dai  ragionatoli  di 
economia  rurale  commendati  in  questa  età. 

Se  non  otteneva  il  fine,  cui  si  avea  proposto  quando  a  Gaik» 
FeUce,  principe  amantissimo  della  prosperità  d'una  nazione  de^ 
votissima  a'  Sabaudi ,  suggeriva  la  erezione  d' una  accademia  sul 
disegno  migliorato  e  ampliato  di  quella  de'  georgofili  di  Firen*^ 
ze,  onde  dai  dotti  emanasse  nei  contadini  gran  copia  di  lumi; 
non  perciò  disperava  di  cagionare  una  gran  conversione  nelle 
cose  rustiche  ,  e  le  portare  al  grado  ,  in  cui  sono  pervenute 
presso  genti  più  colte  ;  ne  si  intiepidiva  il  suo  amore,  perchè 
quasi  solo  si  vedesse  in  su  tanta  opera  ;  però  costantemento 
insistendo ,  e  quanti  mezzi  aveva  ,  che  molti  erana  e  grandi , 
saggiamente  spiegando,  ottenne,  che  ed  i  proprietari  conosoes* 
aero,  oltre  il  maggior  utile  d'una  più  profonda  cognizione, del* 
l'arte  ,  la  necessità  d'una  riforma  nelle  antiche  maniere  \  ed  i 
contadini ,  disimparate  le  malanticipate  opinioni  ,  si  corredasi* 
sero  ad  un  esercizio  assai  più  fruttifero  di  quanto  l'esperien* 
za  ,  il  ragionamento  ,  ed  il  sussidio  di  altre  scienze  esibisce  in 
questo  tempo  ai  coltivatori  delle  più  felid  regioni  del  conti-* 
nente.  Su  quàl  proposito  toccherò  oel  progresso ,  come  nascami 


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42  CAGLURI 

ropportuuita,  quanto  da  lui  si  fece  nell'iotendimeato  di  p«r* 
fiuadere  coi  fatti ,  che  sono  a  dir  vero  meglio  che  i  raziocini 
efficaci  a  convincere  ,  instituendo  comparazione  dei  nuovi  coi 
vieti  metodi ,  dell'eseguimento  delle  opere  per  li  nuovi  isti*u- 
menti  y  con  il  lavoro  per  li  nazionali  in  conto  di  regolarità,  e 
di  speditezza  ,  facendo  delle  spese  false  ecc.  ecc. 

Già  rammenterai  la  ragion  che  posi  degli  agricoltori  ai  pa- 
stori :  or  abbiti  determinato  il  lor  numerp  ,  di  23,5oo  ,  quanto 
fu  nello  scorso  anno  i834  nconosciuto. 

Di  questi  sono  più  lodati  gli  uomini  di  Sanluri,  i  quali  men- 
tre sembrano  avere  una  cognizione  più  chiara  dell'arte  ,  sono 
«enea  contraddizione  i  più  diligenti  ed  assidui.  Onde  che,  quando 
eziandio  la  perversità  delle  stagioni  diede  tempi  contrari,  e  da 
tutti  gli  altri  campi  non  si  ripigliava  né  intero  quel  che  si  era 
affidato ,  veniva  loro  dai  propri  tanta  copia,  che  altri  se  ne  sa- 
riano rallegrati  in  anni  di  ubertà. 

PreparatUone  delle  terre,  I  malesi  si  soglion  rompere  (ar<- 
vattai  arvum  aptare)  nel  gennajo,  e  di  nuovo  rivolgersi  (re- 
lòrdri)  nel  marzo.  Una  terza  aratura  viene  eseguita  dopo  le 
prime  pioggie  autunnali  {su  repassu)  ;  e  cosi  disposte  le  terre 
come  in  esse  si  conosca  un  mediocre  contemperamento  di  umore 
e  di  calore  tosto  sono  riempiuti  i  solchi  {su  plemmentu)  ;  il 
che  ordinariamente  accade  verso  la  metà  della  stagione.  £  vuoisi 
tanto  anticipare  massime  nella  pianura ,  perchè  in  altro  modo 
meno  pronte  si  leverebbero  e  fallirebbero  le  biade;  senza  che 
cariano  più  offese  dalle  brinate  nella  primavera. 

La  seminazione  del  frumento  viene  ancora  praticata  secondo 
gli  antichi  metodi.  Alcuni  però  cominciano  a  sarchiarlo  quando 
è  ancora  in  erba  tenera,  e  sgombrarlo  di  tutte  le  inutili  e  no- 
cive gramigne. 

Si  sono  fatti  degli  sperimenti  di  aratri  a  treno,  se  n' è  lodata 
l'operazione  ;  ma  il  sardo  va  con  calzari  di  piombo  a  tentar  le  no^ 
vita;  egli  ben  esperto  che  i  grani  sono  assai  più  produttivi 
quando  si  piantano  a  due  o  tre  pollici  non  sa  vedere  perchè 
convenga  far  gemere  i  buoi  sotto  Taratro  profondamente  im* 
presso;  egli  propugna  ancora  i  suoi  maggesi.  Né  in  questo  io 
saprei  contraddire  considerato  Fattuale  condizione  delle  cose. 
Che ,  un  campo  già  esausto  per  la  produzione,  e  che  dall'in- 
flusso delle  meteore  deve  unicamente  attendere  di  essere  iavi« 


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CAGLIARI  43 

f  Olito  a  nuovi  parti ,  è  d'uopo  die  riposi ,  se  in  questa  solita 
graffiatura  delParatro  comune  non  può  una  terra  inesercitata 
e  piena  di  sue  forae  rivoltarsi  in  su  a  dar  alinento  ai  semi. 
Ma  in  questo  egli  è  che  versa  suo  errore.  In  profonde  arature 
avnasi  sempre  una  terra  ricca  di  buone  sostanze. 

Vorrai  sapere  le  spese  occorrenti  per  un  solo  starello  della 
seminagione  alla  ricolta  ?  Sommano  a  lire  sarde  :k5  incirca  , 
che  molto  inegualmente  vanno  divise  per  le  diverse  operazioni. 
E  avverti  che  sopra  queste  dovrebbesi  il  valore  della  quantità 
seminata  e  dell'affitto  del  terreno ,  ove  si  lavori  in  quello 
d'altrui. 

Il  totale  del  seminamento  per  tutta  la  proviada  potrà  rap- 
presentarsi in  star.  91,800,  che  distribuirai  in  60^00  di  grano, 
1 3,000  d'orzo,  14,000  di  lave,  3,oòo  di  legumi,  1,800  di  lino* 
£d  il  frutto  in  anni  di  ubertà  può  calcolarsi  di  star.  1,863,700, 
se  desse  (  e  die  anche  più  )  il  grano  i  ,200,000 ,  l'orzo  390,000^ 
le  laive  210,000,  i  legumi  60,000,  il  lino  3,700.  di  seme.  Onde 
intenderai  la  media  comune  eguale  a  20,3o  per  uno  -,  e  le  par-*- 
ziali ,  20  pel  grano ,  3o  per  l'orzo ,  1 5  per  le  lave ,  20  pei 
legumi ,  2  pel  lino. 

Né  solamente  la  poca  attitudine  degli  istrumenti ,  che  si  han- 
no ,  il  difetto  d'altri  necessari ,  l'irragionevole  pretesa  che  il 
terreiio  si  adatti  ai  semi ,  la  comunanza  o  quasi  comunanza 
delle  terre  ,  l'apertura  delle  medesime  ad  uomini  e  a  bestie  , 
msL  nuoce  pure  ,  e  non  poco ,  al  buon  esito  delle  coltivazioni 
la  lontananza  delle  ndazzonì.  E  quindi  risulta  nuova  ragione 
perchè  i  coltivatori  vivano  o  su ,  o  presso  le  loro  terre  ;  e  per- 
chè le  numerosissime  aggregazioni  si  dividano  in  minori  da  sta- 
bilirsi in  siti  che  per  la  salubrità  del  dima  dell'aria  dell'acque 
sien  iiBusti  alla  vita,  e  sempre  in  centro  di  un  cerchio  propor- 
rionato ,  in  quella  istessa  maniera  che  era  ripartita  la  popola- 
zione agricola  prima  che  un  nemico  destino  soggiogasse  i  sardi 
alla  dominazione  aragonese.  Cosi  metterebbonsi  a  profitto  tutte 
le  ore,  uomini  ed  animali  entrerebbero  nell'opera  con  l'intero 
vigore,  intumescenza  di  fiumi  non  ritarderebbe  i  lavori,  pati- 
rebbesi  meno  di  disagi  e  di  pericoli,  donne  e  figli  verrebbero 
in  ausilio  con  le  loro  fatiche.  E  se  l'abitazione  toccasse  il  po- 
dere altri  rami  di  lucro  crescerebbero ,  potendosi  educare  mag- 
gior numeio  di  galline ,  oche  ,  colombi ,  polli  d'india ,  qualche 


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44  CAGLURI 

vacca  j  alcune  pecore  e  inajali.  Dì  Tantaggìo  non  invaderebbero 
nei  colti  gli  animali  a  calpestare  e  rodere ,  i  polti'oni  a  brut- 
tare. Infine  tu  ci  potrai  vedere  anche  un  guadagno  per  la  mo- 
ralità,  e  per  la  sicurezza  dei  passeggieri,  non  meno  che  per  lo 
comodo  dei  medesimi. 

Or  impara  la  condizione  di  questi  contadini  rispettivamente 
alla  loro  agiatezza.  In  che  a  voler ,  quanto  sia  dicevole ,  defe- 
rire all'accortezza  di  perspicaci  computatori,  tra  quello  che 
deyon  dare  alla  chièsa ,  e"  le  altre  somme  da  contribuire  al 
R.  Erario  y  alla  cassa  baronale^  al  bilancio  comunale  essi  sono 
obbligati  nella  ragione  del  78  per  cento.  Pertanto  se  per  ir- 
regolarità di  stagioni  venga  meno  ,  che  erano  degne  le  fatiche, 
non  ti  pare  debbano  battersi  V  anca  ?  Qui  sappi  che  la  messe 
è  quasi  vorrei  dir  Tunica  tettola  ,  se  riguardi  il  generale  ,  di 
cui  si  giovino  per  la  sussistenza,  già  che  a  ben  pochi  vien  lu- 
cro dalle  vigne ,  orti  e  verzieri.  Ad  emungere  di  sue  residue  so- 
stanze i  poveri  soccorre  l'avarizia  e  la  frode  ;  l'avarizia  degli 
usurai  ,  dai  quali  y  non  potendo  far  somministranze  i  monti , 
devono  dimandar  prestiti  per  la  messe  ;  la  frode  degli  incetta- 
tori ,  grandi  mastri  d'iniquità ,  gente  di  due  misure. 

£  qui  y  quando  n'ho  il  destro  ,  non  tacerò  che  ad  alcuni  di 
costoro  nel  vendere ,  non  essendo  quella  porzione  sufficiente  che 
loro  riserba  la  misura  mancante ,  desiderosi  di  più  fanno  gon- 
fiare i  grani  posti  in  luoghi  d'aria  umida  ,  o  in  mezzo  il  muc- 
chio introdotta  un'anfora  nuova  e  piena  d'acqua ,  ne  li  satol- 
lano bene. 

yigne.  Le  terre  della  circostanza  ed  a  levante  e  ponente  di 
Cagliari,  Tisoletta  dello  Stagno,  e  le  regioni  sur  esso  o  il  mare 
mentre  comparativamente  alle  altre  sono  men  felici  per  le  bia- 
de ,  si  lodarono  mai  sempre  siccome  appropiatissime  alle  viti. 
Ed  a  questa  specie  distinta  in  molte  varietà  (62)  é  specialmente 
rivolta  la  cura  degli  uomini  del  contado  cagliaritano.  Spesso  si 
fanno  copiosissime  vendemmie ,  si  che  i  minori  proprietari  in 
mancanza  di  botti ,  ed  in  bisogno  di  denari  devono  offrire  il 
mosto  a  vilissimo  prezzo. 

A  concepire  quanta  sia  in  qualche  anno  la  fruttificazione 
delle  vigne  basti  sapere  che  nel  territorio  di  Carbonara  da  un 
tralcio  destinato  a  propaggine  per  tre  fondi,  che  erasi  allun- 
gato a  a8  palmi  entro  i  mesi  della  vegetazione,  si  portarono , 


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CAGUARI  4^ 

«enea  connumerarvi  i  radmoletti,  centoyentìdue  grappoli.  La 
quantità  del  mosto  che  suole  ottenersi  in  tutta  la  provincia,  se 
niente  sia  avvenuto  d'infausto  alle  vigne,  non  si  calcola  in  meno 
di  quartieri  80,000,000. 

La  venderamiazione  comincia  solitamente  dopo  il  4  d' ottobre , 
e  dura  sino  alla  metà  di  novembre.  Il  vino  é  distinto  di  due 
sorta;  il  comune ,  che  volgarmente  cognominano  nero,  comechè, 
non  abbia  un  color  molto  carico  ;  ed  il  gentile  che  dicono 
bianco,  sebbene  siane  qualche  specie  assai  colorata.  Il  primo  è 
assai  generoso ,  e  conviene  beversi  con  molto  rispetto.  Il  me- 
todo di  sua  manipolazione  è  semplice.  Racoolgonsi  le  uve  in 
grandi  botti  (is  cuppus)  con  un  fondo ,  e  vi  si  lasciano  a  fer* 
mentare  più  o  meno  di  otto  giorni,  però  che  variasi  nel  tempo 
seconda  la  qualità  delle  uve  e  la  condizione  atmosferica.  Il 
momento  della  pigiatura  arriva,  e  non  si  può  indugiare , 
quando  il  mosto  rende  un  odore  aggredevole  ,  sentesi  in  certo 
moderato  grado  di  temperatura ,  ed  ha  un  gusto  tra  il  dolce 
e  Tamaro. 

U  vino  gentile  ,  che  si  sperimenta  generosissimo,  non  é  ma- 
nipolato in  modo  eguale.  Le  uve  non  si  lasciano  fermentare , 
e  tosto   come  sien  poste  nel  tino  vengono  spremute. 

Questi  vini  distinguonsi  dì  tre  specie  :  i  semplici  che  deri- 
vano da  una  stessa  qualità  .di  uve  ;  is  genius  ,  che  sono  da 
diverse  uve  -,  e  i  vini  de  passadùra ,  o  conciati ,  i  quali  men- 
tre provengono  da  una  certa  uva  si  fan  passare  per  la  vinaccia 
d'un' altra  diversa. 

I  semplici  sono  :  la  malvagia ,  la  vamàccia  ,  il  nàscolo  ,  la 
mònica,  ilnuràghus,  ilcannonào,  il  moscato,  il  giróne,  prese 
le  denominazioni  dalle  uve.  Se  ne  potrebbero  annoverare  altre 
specie  ,  se  si  usasse  farne  da  altre  uve  gentili  senza  mistura 
di  mosti. 

Le  genie  non  sono  distinte  in  più  varietà  ;  ma  non  pertanto 
queste  sono  tante ,  quante  le  variabili  combinazioni  delle  di- 
verse uve  ,  si  per  Io  numero  e  le  qualità  diverse,  come  per  le 
disuguali  proporzioni. 

I  vini  di  passatura  sono  di  due  sorte,  essendo  o  passaliira 
nel  giróne  ,  o  passatìtra  nel  moscatello.  Il  primo  è  dal  mosto 
della  mònica ,  il  secondo  dal  semidàno ,  tenuti  per  circa  dodici 
ore  nella  vinaccia,  quello  del  giróne,  questo  del  moscatello. 


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46  CAGLIARI 

Ottime  nei  senapllci  e  nelle  genie  «ono  le  essenze:  queste  sono 
i  liquori  di  colatura  spontanea.  Alcuni,  coinè  il  moscatello ,  il 
^ròne  ecc.,  si  temprano  per  un  gusto  dolce,  e  ciò  si  ottiene  o 
torcendo  sulla  vite  il  picciuolo  del  raspo  alcuni  giorui  prima , 
p  se  i  grappoli  yendemmiati  si  espongano  ad  alcuni  soli.  Dei 
nominati y  la  malvagia  è  principalmente  pregiata,  massime  ove 
abbia  il  merito  del  tempo  ,  il  quale ,  a  giudizio  degli  inten- 
denti ,  non  è  una  qualità  che  si  imagina ,  nia  che  benissimo 
si  sente  per  la  purezza ,  finezza  ,  e  per  certo  qual  gusto  ,  che 
dicono  di  catrame.  Confrontati  eoi  più  riputati  vini  dell' £u* 
ropa  meridionale  hanno  avuto,  cosi  giudicando  dilicatissimi  pa« 
lati,  l'onore  deUa  preferenza  ,  e  presentono  i  medesimi  che  ^ 
so  accada'  meglio  sieno  conosciuti  nel  continente ,  i  famigerati 
ungarici  vini  del  Tokai  non  si  possano  sostener  nell'alto  luogo, 
dove  sono ,  e  il  colle  di  Mizào-male  debba  cedere  al  ca- 
gliaritano. 

I  campidanesi  pongono  molt'opera  ad  assicurare  i  vini.  Con- 
siste questa  operazione  nel  travasarli,  e  separarli  dalla  feccia, 
o  dal  sedimento. 

Si£htte  trasfusioni  dopo  la  prima,  che  si  suole  eseguire  nel 
genniqo ,  si  ripetono  nel  marzo  ,  nel  maggio  ^  da  alcuni  anche 
nel  luglio  ,  da  più  pochi  pure  una  quinta  volta  nel  settem- 
bre. Cosi  si  diffecciano,  e  acquistano  maggior  liquidità  e  chia«» 
rezza. 

La  quantità  che  si  fabbrica  dei  vini  gentili  è  circa  un  de- 
cimo del  comune. 

Sono  celebrate  nella  provincia  la  vamaccia  di  s.  Sperato-,  la 
malvagia,  ed  il  moscato  di  Samassi  e  di  Uta.  Né  sono  in  minor 
pregio  i  vini  d'Orri  e  di  Capoterra. 

Si  pubblicò  trovato  da  un  intelligente  proprietario  il  modo 
di  fabbricare  il  vin  di  Malaga  ,  e  fu  annunciata  tanto  perfetta 
l'imitazione  che  non  se  ne  addarebbe  un  malaghese.  Sia.  Ma  è 
meglio  Car  conto  dei  nostri ,  ne  é  necessità  dare  al  mònica  na- 
zionale un  nome  straniero  per  conciliargli  estimazione. 

Dalla  distillazione  dei  vini  producesi  per  ogni  quartiere  (A^. 
Busachi  prov.  Eijuaz.  metrica  )  tre  libbre  di  alchool  poco  più  o 
meno  per  la  maggiore  o  minor  loro  bontà. 

I  Samatzaesi  bruciano  gran  quantità  di  mosto,  e  prowedon 
d' acquavite  i  paesi  d'intorno.   È  comune  1'  arte  di  far  dei  ro- 


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CAGLIARI  47 

soli,    e    di  coafeadonar  yariamenle    li    spìriti    men   rettificati. 

Altra  porzione  di  mosto  si  acidifica ,  ed  a  questo  ora  suole 
usarsi  quello  che  viene  dalle  uve  che  si  tolgono  dal  su- 
periore strato  del  tino  ,  le  quali  ne  han  già  concetto  un 
principio. 

Gioverebbe  alla  economia  domestica  ,  quando  l'abbondanza 
è  maggiore  dell'ordinario ,  né  si  sa  che  uso  farsi  del  mosto  , 
se  conoscessero  i  contadini  come  ottenerne  dello  zucchero.  La 
facilità  del  processo  })ennette  che  possa  questa  manipolazione 
raccomandarsi  alle  donne  (Y.  Elem.  di  chimica  generale  appli- 
cata nella  traduzione  italiana  per  G.  L.  Cantù).  Che  se  questo 
per  lo  gusto  rinfrescante  e  dolce  ^a  inferiore  al  comune,  non 
pertanto  sarà  cagione  di  grandi  risparmi. 

Orticolùàra.  Questa  è  in  qualche  pregio  nelle  terre  più  pras- 
sime  alla  capitale.  Le  erbe  e  le  frutte  non  vengono  meglio  al- 
trove, e  sono  stimale  per  una  sapidezza  gratissima.  I  Quattur- 
eiesi ,  Selargiesi ,  Donoresi,  Utesi  studiano  con  molta  intelligenza 
in  questa  coltivazione,  e  se  i  luoghi  sono  aridi  ei  suppliscono 
opportunamente  con  l'acque  dei  pozzi.  Usasi  il  molino  a  ca- 
vallo ,  e  le  trombe  sono  in  piccol  numero.  In  Puk  nelle  terre 
del  fiume  presso  alla  foce  ammireresti  una  vegetazione  mara- 
vigliosa.  Pochi  coltivano  le  patate  ,  e  non  v'ha  dubbio ,  che 
in  certi  siti  la  compattezza  dell'argilla  è  niente  fisMista  a  questa 
specie. 

Lo  zafferano  coltivasi  eoa  gran  successo  in  Villamara  ,  in 
s.  Gavino  ,  in  Samatzài ,  e  se  ne  ritrae  non  tenue  lucro  -,  che 
Vendesi  a  lire  sarde  4  l'oncia.  Si  introduceva  anche  in  altri 
luoghi,  ma  i  conigli  sei  divoravano.  Vien  pure  nelle  terre  di 
Cagliari. 

GU  alberi  fruttiferi,  Vìik  che  altrove  sono  coltivati  in  Cagliari 
e  terre  più  vicine  del  suo  contado ,  nella  regione  di  Piumini 
(  lungo  tratto  di  terra  nelle  £ftlde  dei  monti  di  Mara-Catagonis) 
ben  irrigata  ed  esposta  e  però  fatta  agli  orti  ed  a'  grandi  ve- 
getabili ,  in  Orrì ,  Sarròco ,  Pula  ecc.  Sono  un  buon  numero  le 
specie ,  e  in  ciascuna  molte  distinzioni  ;  ma  se  ne  desiderano 
più  altre. 

Le  frutta  lodansi  per  la  loro  singoiar  soavità. 

Le  specie  più  comunemente  sparse  sono  i  mandorli,  dei  quali 
fassi  una  vistosa  raccolta.  U  solo  nnarch.  di  l^Uahermosa  in  cin« 


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48  CAGLIARI 

que  o  sei  tratti  del  sao  gran  podere  d'Oni  n'ha  già  piantai 
1 8,866.  La  estensione  della  specie  in  tutta  la  provincia  egua- 
glia forse  i  2,000,000  individui. 

Gli  olivi  si  cominciano  a  riguardare  con  certo  amore  ,  e  se 
adesso  a  mala  pena  ne  potresti  numerare  circa  80,000  per  la 
massima  parte  dispersi ,  forseebé  non  andranno  due  lustri ,  e 
li  oliveti  nascenti,  e  quelli  che  vannosi  formando  produrranno 
oltre  il  bisogno  della  popolazione. 

I  paesi  che  la  natura  e  la  esperienza  designa  acconci  a  que- 
sta specie  sono  Decimo  ,  il  Maso ,  Pula,  Orri.  In  quest'ultimo 
n'ha  già  il  prelodato  marchese  o  piantati  o  innestati  poco  men 
di  io,ooo.  Ma  poi  la  falda  dei  monti  di  levante  dalla  contrada  del 
Giarréi  al  mare  è  tanto  più  idonea  a  siffatta  coltivazione ,  che 
con  maniera  vieta  di  parlare  degna  sarebbe  d'esser  detta  la 
terra  di  Pallade.  Ivi  meglio  che  in  altre  regioni  meridionali  del- 
l'isola si  allefica  questa  specie  ,  ed  é  cagione  di  maraviglia  ve- 
dere l'energia  dello  sviluppo  nelle  piantagioni  che  si  praticano 
secondo  i  veri  metodi  dell'arte. 

Agrumi.  Se  nella  Foràda  del  Sàrrabus  ^  che  dir  voglio  egua- 
le ,  se  non  oso  superiore  ,  alla  Vega  di  Milis  ,  troverai  molte 
terre  attissime  a  queste  piante  -,  di  certo  che  non  meno  alle 
medesime  ti  avverrà  di  riconoscerne  attate  nel  tenitoro  di  s. 
Sperato ,  di  Pula ,  di  Orri ,  e  nella  anzimentovata  regione  di 
Piumini  in  su  quel  di  Cagliari.  Gli  aranci  ed  i  limoni  di  molte 
varietà  con  i  cedrati  ecc.  fruttificano  cosi  che  più  non  si  possa 
bramare. 

Gelsi,  Egli  é  tanto  tempo,  che  molti  piemontesi  precedente 
e  susseguentemente  alle  esortazioni  del  Gemelli  mentre  cono- 
scono questo  clima  a  siffatta  coltivazione  ben  idoneo ,  ci  van 
proponendo  i  grandissimi  vantaggi  che  ne  potremmo  ritrarre  ; 
e  tuttavolta  non  vi  si  è  sinora  convertita  l'opera  e  la  mente  j 
salvo-  da  pochi.  Fra  i  quali  primeggia  il  march,  di  Villahermo- 
sa  ,  che  intende  e  non  invano  studierà  ad  estendere  questa  im- 
portantissima cultura ,  e  le  necessarie  cognizioni  per  lo  setificio. 
Le  fanciulle  del  conservatorio  di  Cagliari  hanno  già  in  questo 
non  poca  esperienza  ,  e  dai  bozzoli  dei  filugelli  sardi  veggonsi  al- 
cuni lavori,  nei  quali  è  pure  da  anumrare  la  bontà  della  materia. 

La  quantità  delle  piante  fruttifere  della  provincia  si  può  compu- 
tare di  circa  ^^Soofioo  tra  grandi  e  piccole.  In  verità  che  per 


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CÀGLURI  49 

cotanta  superficie  sono  pochissime  ,  e  saranno  finché  non  «i 
prendano  opinioni  e  metodi  migliori. 

Cagìonavasì  questa  scarsezza  e  dal  pregiudizio  anche  oggidì 
fermissimo  del  cerio  npcujiiento  deirombra  ai  seminati  ed  alle 
vigne,  e  dalla  difficoltà  deirallevamento.  Il  pregiudizio  caderà 
diffondendosi  più  ampiamente  i  lumi  ;  la  difficoltà  del  prospe- 
ramento cesserà  se  vogliasi  tenere  il  metodo  praticata  nella  villa 
esemplare  d*Orri,  dove  nei  fossi ,  in  cui  sono  dal  vivajo  tra- 
sportate le  pianticelle ,  usasi  alternare  degli  strati  di  buona 
terra  con  altri  di  fico  dlndia,  le  quali  per  l'abbondante  urao- 
rosità  diventano  le  sicure  loro  nutrici  nel  caso  non  infrequente 
di  siccità  ',  in  quel  metodo  quasi  assicura  la  riuscita  ,  e  rende 
proficue  quelle  foglie  y  che  prima  si  lasciavano  corrompere  su 
la  terra  ad  accrescere  il  vizio  dell'aria.  £  quindi  da  sperare  , 
che  quanto  prima  vi  torni  la  Sardegna  in  quella  condizione  in 
cui  la  ottennero  i  Romani,  quando  Polibio  la  lodava  e  per  la 
frequenza  degli  uomini  ,  e  per  lo  copiosissimo  provenimento 
dei  frutti ,  e  beata  la  dicea.  Sti^abone  per  un  suolo  eccellente- 
mente ferace  di  frumento ,  e  di  tutte  le  cose  niaravìgliosamenté 
fecondo. 

Tabacchi,  Si  è  voluta  introdurre  in  vari  luoghi  della  provincia 
la  pianta  nicoziana  ;  però  o  sia  il  difetto  nel  clima  ,  cioè  nel 
suolo  o  nel  cielo ,  o  sia^  piuttosto  nella  coltivazione ,  essa  è  ben 
inferiore  a  quella  die  vegeta  in  Sassari ,  Sorso ,  Sennori.  Non 
ogni  terreno  porta  tutto. 

Soda  ,  ed  erba  cristallina.  In  compenso  è  il  contado  di  Ca- 
gliari nelle  ten  e  un.  po'  salse ,  che  sorgono  alla  sponda  del  mare 
e  degli  stagni  ,  attissima  a  queste  erbe  ,  onde  è  la  materia 
prima  per  alcune  fabbriche  ,  che  ancora  desidera  la  Sardegna. 

Altre  coltivazioni.  La  robbia  viene  molto  prosperamente  nel 
circondàrio  istesso  della  città.  Verrebbe  parimente  l'indaco , 
come  cel  persuade  il  soddisfaciente  esperimento  che  tentossi  nel 
regno  di  Carlo  Emanuele  III.  Si  vuol  augurare  una  vegetazione  iion 
meno  felice  della  cannamela,  e  di  altri  pregiatissimi  generi  tp- 
loniali.  Su  che  io  non  vorrei  contradire;  conciossiaché  a  voler 
comprendere  quanto  questo  clima  sia  fausto  alle  piante  esoti- 
che basta  guardare  nel  vasto  giardino  attiguo  al  palazzo  della 
villa  d'Orri,  dove  sono  in  bella  e  prosperevole  vita  con  le 
nordali  molte  piante  delle  regioni  equatoriali,  e  in  piena  terra 
Dizion.  Geogr.  ecc.  Voi.  III.  4 


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So  CAGLIARI 

e  floridissime  sono  quelle  vedute  che  per  la  restante  Europa 
nei  climi  superiori  non  si  posson  serbare  in  vita  se  non  coi 
benefizio  d'una  conveniente  temperatura. 

Coltivazione  deW  anice.  Fu  provata  nel  i833,  e  produsse  il 
62  per  uno.  La  comparazione  lo  dimostrò  per  forza  non  in- 
feriore all'estero,  però  di  dolcezza  minore  dello  spagnuolo. 

Formiiim  tenax.  Tra  le  piante  erbacee,  che  in  questo  clima 
prosperano  con  molta  felicità,  merita  esser  notata  questa  specie, 
della  quale  sono  nell'anzidetto  giardino  più  di  4^0  ceppi.  Se 
propaghisi  potrannosi  mettere  nel  commercio  le  sue  fila  ottime 
per  cordaggi  e  gomene  da  servire  alle  macchine  idrauliche. 

Giardini,  Ne  potrai  veder  parecchi  presso  la  citta,  tra  i 
quali  è  più  degno  di  considerazione  quello  del  marchese  di 
s.  Tommaso  ,  e  può  anzi  parere  un  piccolo  stabilimento.  In 
Pula  ed  in  Samassi  se  ne  trovano  dèi  belli;  però  nessuno  più 
del  già  sopralodato  di  Orri.  In  questo  vedrai  pure  un  gran  vi- 
vajo  ,  che  con  gli  altri  degli  attigui  possedimenti  contengono 
circa  le  ^o  mila  pianticelle.  L'arte  del  giardinaggio  se  comin- 
ciasi a  conoscere  é  merito  e  deve  esser  lode  del  marchese  di 
Villahermosa.  Egli  la  faceva  apprendere  a  due  nazionali  cui 
somministrava  generosamente  mentre  si  trattenevano  nei  mi- 
gliori stabilimenti  del  cont'mente,  e  assistevano  alle  lezioni  dei 
professori  di  Botanica.  Ora  col  sussidio  dei  giornali  georgici  le 
acquistate  cognizioni  vanno  perfezionandosi ,  e  si  ha  opportuna 
contezza  dei  continui  progressi  dell'agricoltura,  e  de' migliori 
metodi  che  vengono  in  onore.  Intanto  si  formano  degli  allievi. 

Terre  chiuse,  È  ben  piccola  la  porzione  delle  terre  che  veg- 
gansi  cinte ^  o  assiepate  ,  e  queste  sono  intorno  alla  popolazione 
a  un  piccol  raggiò.  La  proprietà  per  molti  pregiudizi  e  forti 
ostacoli  non  può  ancora  vincerla  sopra  la  barbara  comunanza: 
e  se  non  ottenga  il  trionfo,  che  le  augurano  i  buoni  cittadini, 
non  sarà  mai  che  possa  fiorire ,  quanto  le  consente  la  natura. 
Le  poche  private  proprietà  non  sono  né  anche  per  un  terzo 
chiuse  ,  e  le  chiusure  sono  comunemente  a  siepe  viva ,  dure- 
vole e  fruttifera ,  adoperandovisi  i  fichi  d' India.  In  nessun'  al« 
tra  parte  dell'isola  vegeta  questa  pianta  più  vigorosamente, 
che  nel  Campidano.  Distinguonsi  alcune  sue  varietà,  tra  le  quali 
il  napal  con  fiori  e  frutte  rosse ,  e  con  le  spine  molto  sottili  e 
riunite  in  fascettì,    nel  cui  congenere  gli  industriosi  americani 


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CAGLURI  5( 

allevano  l'insetto  della  cocciniglia.  Altre  se  ne  lono  recente- 
mente introdotte  ,  e  tutte  vengono  maravigliosamente.  Le  frutta 
delle  aiffiitte  siepi  somministrano  per  li  meno  agiati  parte  della 
sussistenza,  e  producono  non  piccol  lucro  per  quella  quantità 
che  porgesi  ai  cittadini.  Il  sovrappiù  serve  di  nutrimento  ai 
majali. 

Sciite  ghiandìfere.  Nelle  pendici  occidentali  dei  monti  di  le- 
vante queste  specie  (  tra  le  quali  pii^  numerosi  i  lecci  )  vanno 
sempre  più  diradandosi  per  opera  maligna  dei  pastori.  Patiron 
melio  nei  monti  di  ponente  forse  perchè  tutto  il  dipartimento 
del  Norésé  frequentissimo  giù  d'uomini  anche  nell'epoca  dei 
Saraceni ,  e  più  nel  governo  dei  regoli  Cagliaritani ,  restò  poi 
deserto,  quando  gli  Aragonesi  vennero  a  dominare.  Grandissi- 
ma è  la  superfìcie  che  occupano  queste  selve ,  o ,  dirò  meglia, 
avanzi,  dove  non  pertanto  potrebbero  in  anni  id)ertosi  impin- 
guare più  di  3oo,ooo  capi  porcini ,  e  computarsi  circa  5o  mi- 
lioni individui  di  piante  fruttifere.  Trovansi  frammisti  innume- 
revoli ginepri,  ed  alcuni  assai  annosissimi,  dai  quali  si  sanno 
lavorare  mobili  di  grandissimo  pregio.  Veramente  per  la  bel- 
leaa  e  per  la  durevolezza  sorpassano  le  opere  più  stimate  del 
tasso  e  del  noce. 

Lentisco.  Ecco  il  supplementario  degli  olivi  nei  paesi  posti 
dlle  falde  dei  monti.  Se  ne  trae  molt'olìo,  e  questo  mettesi 
nel  commercio  interno,  ond'è  un  qualche  lucro  alle  mamfat» 
trici. 

Bosco  ceduo.  Invano  ne  cercheresti  nel  piano  ^  dove  fuor 
della  breve  circonferenza  delie  vigne,  sarà  gran  sorte  se  un 
viaggiatore  incontrisi  in  un'ombra  benefica.  Solo  presso  le 
sponde  di  qualche  corrente,  o  in  luoghi  acquidosi  usano  al- 
cuni allevare  dei  pioppi  per  servirsene  nella  travatura  delle 
case,  e  per  alcuni  mobili  ed  utensili.  Comprenderai  da  tanto 
che  si  scarseggia  di  tegne,  e  la  scarsezza  giugne  spesso  a  tale, 
che,  consumati  i  saraieutì,  vuoisi  bruciar  delle  erbe  secche  a 
sciildur  il  forno,  in  mancanza  delle  quali,  che  in  qualche  sito 
non  è  rara,  è  giocoforza  far  conto  dello  sterco  bovino.  Sono 
di  questo  difetto  continui  lamenti-,  se  ne  può  crear  copia,  e 
non  pertanto  nessun  si  pone  all'opra.  Ma  ancor  poco,  e  col 
suo  esempio  darà  fortissimo  impulso  alla  formazione  e  colti- 
vazione dei  boschi  cedui  il  tante  volte  lodato  marchese  di  Vii- 


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5a  CAGLIARI 

lahermosa.  Così  avranno  un  necessario  elemento  le  popolazio^ 
nij  gli  alberi  ghiandiferi  saranno  risparmiati,  le  pioggie  ca- 
i  dranno  più  frequenti,  le  acque  sorgeran  meno  rare,  e  scor- 
reran  perenni ,  T  aria  si  sanificherà  ;  se  sia  vero  che  abbiasi 
nelle  piante  dei  naturali  elaboratori,  dove  si  consumano  i  mia- 
smi, e  si  produce  il  gasse  vitale.  Aggiungasi  anche  il  lieto 
aspetto  che  prenderan  le  terre,  le  quali  in  questi  tempi,  dopo 
il  taglio  del  frumento,  presentansi  in  una  prospettiva  squalli- 
da, nojosa  ed  orrida. 

Pastorizia.  Il  numero  dei  pastori  della  provincia  nel  i834 
era  di  i85o.  A  questo  è  decresciuto  da  quanto  era  nei  tempi 
superiori,  che  men  si  conoscevano  i  vantaggi  della  vita  degli 
agricoltori.  Non  è.  da  molto  che  Uta  e  Siliqua  dissodarono  gran 
parte  dei  campi. 

Questi  pastori  sono  più  rozzi  che  in  altra  parte,  vivono  in 
gran  disagio ,  e  solo  nella  stagione  dell'  allattamento  formansi 
delle  capanne ,  o  si  ricoverano  nella  camera  di  qualche  nora- 
che.  Eccettuerai  i  Te*iladini  che  hanno  delle  stazioni  stabili  se- 
condo il  costume  dei  vicini  Sulcitani. 

Le  solite  specie  del  bestiame  in  tutta  la  provincia  possono 
in  totale  giugnere  a  capi  i^'jjOOOy  le  cui  parziali  quantità  of- 
fronsi  nei  seguenti  numeri. 

Buoi  per  l'agricoltura  18,000 -— Vacche  mannalite  o  dome- 
stiche 3,000  —  Vacche  rudi  17,000  —  Pecore  io4>ooo  —  Ca- 
pre 5o,ooo  —  Majali  5,ooo  — ^  Porci  rudi  25,ooo  —  Cavalli  e 
cavaUe  domite  7,000  — Cavalle  rudi  5,ooo  —  Giumenti  14,000. 
Accusasi  l'aria  come  cagione  del  degeneramento   delle    spe- 
cie, ed  io  non  so  immaginare  di  quale  elemento  essa  manchi 
in  su  questa  terra,    che  abbia  nelle  regioni  d'Italia  e  Spagna 
sotto  la  stesso  dima.  Vorrei  in  vece  porre  cause  morali,  quali 
«potriano  essere  la  poca  intelligenza  nel  provvedere  alla  propa- 
.gazione,  e  la  negligenza  nella  educazione.  Il  che  non  studierei 
a  provare. 

Anche  in  questa  parte  ,  che  è  l'altra  delle  professioni  prin- 
cipali dell'  uomo  sardo ,  volgeva  sua  mente  il  marchese  di  Vil- 
labermosa,  e . introduceva  le  racze  piemontese,  svizzera  e  sici- 
. liana  dei  tori,  l'araba  dei  cavalli,  la  tibetana  delle  capre,  la 
spagnuola  delle,  pecore,  ecc.  Al  loro  nutrimento  formava  un 
campo  iìrrìguo  nella  tanca  di   Nizza,    dove  hannosi  già  più  di 


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CAGLIARI  51 

60  giornate  dì  prati  adacquatori,  e  fansi  due  o  tre  tagli  d'ot- 
tuno  fieno ,  e  preparava  tutto  per  costituire  net  podere  del  Loi 
una  cascina  sul  modello  delle  migliori  della  Lombardia.  Infine 
proponeva  per  dieci  anni  un  premio  di  cinquanta  scudi  a  chi 
presentasse  in  sul  mercato  di  Cagliari  entro  il  gennajo  il  più 
grosso  bue.  Noi  godiamo  in  yedendo  che  infruttuosamente  egli 
non  operava  ,  e  che  di  già  non  pochi  proprietari  studiano  al 
miglioramento  delle  razze. 

Nel  generale  i  buoi  per  T  agricoltura  sono  curati  con  qual- 
che diligenza.  Però  sono  di  corporatura  maggiore  che  nelle  al- 
tre Provincie,  e  sul  conto  delle  forze  un  giogo  campidanese 
strascina  più  facilmente,  che  quattro  d'altronde.  La  razza  di 
Siliqua  e  della  vicina  Musèi  è  più  lodata.  Dalle  vacche  non 
aveasi  in  addietro  altro  che  il  feto;  ora  se  ne  emunge  un  po' 
di  latte. 

Le  pecore  si  educano  dappertutto,  ma  per  ciò  che  patiscono 
molto  e  dalla  inclemenza  delle  stagioni,  e  spesso  per  difetto 
di  nutrimento  rendon  poco  «frutto.  Le  più  produttive  non  ren- 
dono all'anno  più  di  3o  libbre  di  formaggio,  e  questo  per  la 
malintesa  manipolazione  poco  si  pregia.  Di  tutti  i  formaggi  che 
nella  provincia  fannosi  dal  latte  pecorino  il  Burcerese  é  in 
maggior  onore. 

Dalle  capre  poco  è  pure  il  profitto  che  si  ritrae. 

Cavalli.  Molto  é  l'amore  con  che  i  ricchi  proprietari  guar- 
dano ed  accarezzano  questa  specie.  Ondechè  se  in  questa  noni 
ne  sia  maggior  numero  che  in  altre  dove  sono  grandissimi  ar- 
menti per  la  propagazione,  troverai  però  gli  individui  più  di- 
stinti per  corporatura,  vivacità,  docilità,  e  per  gli  altri  pregi, 
che  sogliono  adornare  i  migliori.  Di  siffatti  se  ne  veggono  non 
pochi  nell'  uscita  solenne  alla  peregrinazione  a  Pula  nel  di 
primo  di  maggio,  nell' ipodromo  carnevalesco,  e  quando  cor- 
icasi il  palio  in  Cagliari ,  o  nei  paesi  del  Campidano ,  dove 
siano  ofierti  premi  di  molto  valore. 

11  pollame  è  assai  copioso  nelle  terre  più  vicine  alla  capita- 
le ,  di  che  sono,  contenti  sparvieri  e  volpi.  Con  le  specie  indi* 
gene  sono  mescolate  le  straniere.  I  polli. 'di  Sanlmù  sono  sti- 
mati per  la  loro  grossezza. 

Cacna  di  fiere.  Alcuni  uomini  delle  terre  poste  alle  mon- 
tagne affaticansi  nella  caccia,    salvo    in  quella   stagione,   che 


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54  CAGLURI 

quelle  attendono  alla  propagazione;  ondechèeidi  continuo  pos- 
sono somministrare  alle  mense  più  suntuose    cinghiali,    cervi 
daini,    e  qualche  muflone.    I  soli  cacciatori  di   Uta,    che  non 
sono  più  di  4^)  ^^^  iS^9  portarono  in  Cagliari   1028  capi  di 
grossa  selvaggina. 

Dopo  queste  specie  tanto  amate  per  le  carni,  è  numerosis- 
sima quella  delle  volpi  assai  ricercate  per  la  pelle.  Queste  fanno 
le  loro  parti,  e  quelle  dei  lupi  che  mancano.  In  tempo  che 
le  pecore  figliano,  corrono  attorno  senza  posa  per  grande  amore 
dei  teneri  agnellini.  In  difetto  trovano  di  che  provvedersi  nei 
pollai.  Anche  le  lepri  e  i  conigli  sono  moltiplicati  in  grandis- 
sime famigUe ,  avvegnaché  contro  loro  si  faccia  guerra  in  tutte 
parti  e  senza  tregua. 

Uccelli,  Grande  è  V  ornitologia  di  questa  provincia ,  e  poi  sarà 
maggiore,  che  si  riconoscano  tutte  le  specie,  che  o  vi  siedono 
come  in  luogo  patrio,  o  vi  avvengono  da  altronde.  Se  non 
senza  frutto  sonosi  alcuni  da  poco  tempo  in  qua  applicati  a 
riconoscere  se  la  Sardegna,  che  non  so  per  qua]  destino  resti 
quasi  ignota  all'Europa  fino  a  questi  ultimi  tempi,  potesse 
dare  qualche  nuova  specie;  è  da  sperare  che  maggiormente 
avranno  a  riuscir  fruttifere  altre  più  studiose  inquisizioni.  Non 
sarà  discaro  che  io  qui  enumeri  le  specie ,  che  sono  conosciute 
generalmente  in  questa  provincia  ^  e  che  hannosi  in  mostra  nel 
gabinetto  ornitologico.  Nel  che  io  mi  prevarrò  delle  note  fa- 
voritemi dal  signor  Gaetano  Cara  preparatore  di  Zoologia  nel 
R.  Museo  della  Università  degli  studi,  dove  sono  indicati 
quei  nomi  vernacoli  che  si  sono  potuti  sapere.  Tra  i  rapaci 
nel  genere  degli  avoltoi ,  il  grifone  (  vultur  fulvus  )  volg.  an- 
trà]u  murra  j  Tarriano  (  v.  cinereus  )  volg.  antràju  nieddu^ 
r  a  volto]  o  alimaccio  (cathartes  perìnopterus)  \6i%.  antrii]ubiann 
cu,  ravoltojo  barbuto  (  gypaetus  barbatus  )  volg.  harbùdu  ,  o 
ingùrtiossu.  Dei  Ailconi  propriamente  detti  trovasi  Io  sparvier 
pellegrinus  (  falco  lanarius  )  volg.  stori  perdiglùnu^  lo  sparvier 
reale  (  f .  peregrinus),  Tastare  di  palude  (f.  subbuteo  )  volg. 
stori y  il  falchetto  di  torre  (  f.  tinnunculus  )  voi.  zerpeddèri  , 
il  falco  acertello  (  f.  tinnunculoides  )  volg.  tilibrìcu.  Tra  le 
aquile  propriamente  dette  sono  da  notarsi  l'aquila  imperiale 
(falco  imperialis)  volg.  àhUi-era,  o  àkili-vera^  l'aquila  reale 
(  f.   fulvus  )    volg.  akilònij    l'aquila-bonelli    (  f.  bonelli  )   de- 


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CAGLIARI  55 

(critta  già  dal  cav.  Della  Marmora,  e  detta  volg.  akUonedduj 
e  l'aquila  nevìa  (  f.  naevius  )  volg.  akiloneddu.  Segue  V  aqui- 
lina (  f.  psachjdactjlus  )  volg.  stori ^  V  jiquila  pescatore  (  f. 
faaliaethus  )  volg.  akiil-e-piscL  Tra  gli  astori  è  conosciuto  il 
colombaro  (  f .  palumbarius  )  Volg.  stori  coiumbìmiy  il  falchette 
fringuellaro  (  f.  nisus  )  Vdlg.  zerpeddèri^  tra  ì  mUvi  o  milani  ; 
il  nibbio  forbiccione  (  f.  milvus  }  volg.  zneddias  tra  i  lanieri 
o  pojane ,  il  £alco  cappone  (  f.  buteo  )  volg.  siori-de-puddas  , 
il  falcone  (  f.  lagopus  )  volg.  stori-mannu  ;  tra  i  nibbi  o  circi , 
il   falco    cappuccino    di  palude  (  f.  rufus  )  volg.  stori-^e-pisci , 

l'albanella  (f.  cjaneus  ) ,  e  altro,    che  è  'A  falco    ci" 

neraceus^  Delle  strigi  si  conoscono  finora  l'allocco  bianco 
(  strix  flammea  )  volg.  stria  ,    la    civetta  (  s.    passerina  )    volg. 

cucumèuj  il  gufo  stridulo  (  s.  brachyotas  ) ,    il   gufo 

comune  (  s.  otus  ) ,  1*  assiolo  (  s.  scops  )  volg.  zotica* 

Degli  onnivori,  e  dei  corvi  propriamente  detti  conosciamo  il 
corvo  imperiale  (  corvus  corax }  volg.  crobu ,  il  corvo  mag- 
giore (  e.  coronae  )  volg.  crobu ^  la  inulachia  (  c.^  comix  ) 
Tolg.  corròga-braja f  il  corvetto  dei  campanili  (e.  monedula) 
volg.  corròga  »  la  ghiandaia  (  e.  glandarius  )  volg.  piga  ;  del 
genere  de' rìgoli  od  orioli,  il  rìgolo  (  oriolus  galbula  )  volg.  ra- 
nariu''arestiy  o  agresti;  di  quello  degli  storni,  lo  stornello 
(  sturnus  vulgaris  )  volg.  sturru^pintu ,  e  lo  sturnus  unicolor 
descritto  dal  ca v.  Della  Marmora ,  e  detto  volgarmente  sturru' 
nieddti.  Degli  insettivori,  e  delle  velie  o  ca/orni,  la  verla  ca- 
pirossa  (lanius  rufus)  volg.  passadiàrgia j  la  gazzlna  (1.  mi- 
nor ) ;  dei  pigliamusche ,    1'  aliuzzo  (  muscicapa   crisola  ) 

volg.    bicca-HgUj    la    boccalepre  (  m.  albicollus  ) ;  dei 

merli  p  tordi,  il  tordo  maggiore  (turdus  viscivorus  )  volg.  /itr- 
<f tf ,    la    tordella    gazzina  (t.  pilaris  )  volg.    turdu  o    taccidaj 

il  tordo    bottaccio  (  t.  musicus } ,    il  tordo  mal  vizzo 

(  t.  iliacus  ) ,    il  merlo  (  t.  merola  )  volg.  meiirra^  il 

codirosso  maggiore  (  t.  saxatilis  )  volg.  culurubiu  ,  il  passero 
solitario  (  t.  cyanus  )  volg.  solitaria.  Dei  cìnclì ,  il  merlo  pe- 
scatore (  cinclus  aquaticus  )  volg.  meitrra  de  acqua.  Del  ge- 
nere delle  silvie,  la  forapaglie  (  Sylvia  aquatica  )....,  1'  usi- 
gnuolo di  palude  (  Sylvia  cetti)  descritta  dal  cav.  Della  Mar- 
mora,  la  capinera  (  s.  atricapilla  )  volg.  conca^e^morUj  Tusi^ 
gnuolo  (s.  luscinia  )  volg.  rossignòluj   il  beccafico  (s.  Iìorten« 


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56  CAGLURI 

sis  ) ,  la  capinera-nera  (s.  melanocephala  )  volg.    cori" 

ca-e-moru,  la (  s.  provincialis  )  volg.  topide-matta  ^  il 

pettirosso  (  s.  rubecula  )  volg.  grisù-  o  barbarubia ,  il  codirosso 

(  s.  phoenicorus  )  volg.  coarubia ,  il  codirosso (  s.  tì- 

tb js  )  volg.    coa-^e-fogu ,  la (  s.  sarda  )  descritta  dal- 

Tauzilodato  Cavaliere  e  detta  volg.    topi-^de-matta  ^  la 

(  s.  conspicillata  )  descritta  dallo  stesso,  e  con  egual  nome  volg. 
detta  y  il  beccafico  canapino  (  s.  hìppolais  )  volg.  topi^de-matta , 

il  beccomoschino  (  s.  cisticola  ) ,  il  fiorrancino  (  s.  re- 

gulus  )  volg.  topi'dè-maita ,  il  re  di  macchia  (  s.  troglodytes  ) 
volg.  idem.  Del  genere  delle  sassicde ,  il  cordibianco  (  saxi- 
cola    cenante  )    volg.   culu-biancu  ^   la  stapazzina  (  s.  -  stapazi- 

na  ) ,  e  altre  due ,  la (  s.  rubetra  )  e  la  ... . 

(  s.  rubicela  ).   Degli  accentori ,    la  stipaiuola  (  accentor  modu- 

laris  )  ed  il (a.  montanellus  ).  Delle  montacille ,  o  cu- 

trettole,  la (  motacilla  lugubris  )  voì^.coetta,  la  bal- 
lerina bianca  (  m.  alba  )  volg.  coetta-bianca ,  la  ballerina  gialla 

(  m.  boarula  )  volg.  coetla-groga,    la (  m.  citreola  ).... 

Delle  spioncelle,    il (  antlius    aquaticus  ) ,  il 

pispolone  (a.  arboreus)  volg.^Jin/À/TO/w'.  Tra  li  granivori  nel  g, 
delle  lodole,  la  calandra  (alauda  calandra  )  yo\g. calandria^  lalo- 
dola cappellaccia  (a.  cristata]  volg.  calandria^  la  lodola  panterana 
(a.  arvensis]  volg.  calandria^  la  lodola  mattolina  (a.  arborea  ]  volg. 
pispànti ,  il  lodolino  (  a.  brachidactyla  )  volg.  laccaièrra.  Nel  g. 
delle  cinciallegre  o  perrizzeccie ,  e  particolarmente  dei  silvicoli,  la 
cinciallegra  capinera  (parus  major)  volg.  ogu-de-bòi^  la  perlonza 
piccola  (p.  coeruleus)  volg.  .  .  .  ,  la  cincia  coromagnola  (p.  ater) 

volg Nel  g.  delle  zie  ,  tra  le  propriamente  dette  ,   il 

DOttolano  (  einberlza  melanocepbala  )  volg ,    lo   zigolo 

giallo    (e.  citrinella)  volg ,  lo  strilozzo  (e.  miliaria) 

volg.  orgidlij  l'ortolano  (e.  hortolana)  volg ,  lo  zigolo 

comune  (e.  cirlus)  volg Nel  g.  dei  fringuelli',    tra     i 

laticoni ,     il   frosone     (fringilla     coccotbraustes)    volg.    pizzu^ 

grussu  ^  il  verdone  (f.  chloris)  volg.  verdaròlu  ^  il (f. 

faispaniolensis)  volg.  cruadèu  j  il  crespolino  (f.  serinus)  volg. 
canariii'burdu ,  il  fringuello  di  monte  (f.  montifringilla  )  volg.  .  . ., 
la  passera  lagia  (f.  petronia)  volg.  cruculèu  de  monti ,  il  mon- 
tanello (  f .  cannabina)  volg.  passaredduj  il  cardellino  (f.  car- 
duelis)  volg.  cardanera.  Nel  g.    dei    cuculi,    il  cuculo  (cucu« 


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CAGLIARI  57 

lus  canoi-us)  volg.  cucii.  Nel  g.  dei  picchi  o  piconzi,  il  picchio 

gallinaccio    (picus   viridis)    volg ,    il    picchio  maggiore 

(p.  major  )  volg.    hiccalinna ,    il   picchio  piccolo  (  p.    minor  ) 

volg Nel  g.  dei  torcicolli ,  il  torcicollo    (  iunx  torquilla  ) 

volg Nel  g.  degli  abbriccagnoli ,  il  rampichino  (certhia 

familiaris  )  volg Nel  g.  delle  ticodrome ,  il  picchio  mu- 

raiuolo  (tycodroma  phoenicoptera  )  volg.  topi  de  muru.  Nel 
g.  delle  upupe  ,  la  puppola  (upupa  epops)  volg.  pupìtsa.  Nel 
g.  delle  meropi,  la  merope  (merops  apiaster)  volg.  marragàu. 
Nel  g.  degli  alcioni  ,  l'uccello  di  s.  maria  (alcedo-  hisplda) 
volg.  pillòni  de  santu-perdu.  Nel  g.  delle  rondini,  la  rondine 
(hirundo  rustica)  volg.  rundlni  ,  o  pulhni  de  santa  lidia ^  il 
balestrino  (h.  urbica^  volg.  idem ,  la  rondine  montana  (  h. 
rupestris)  volg.  rundird  (fé  monti.  Nel  g.  de^cipseli,  il  ron- 
done  (cypselus    alpinus)  volg.   varziìoni  y  e  altro (e. 

murarius)  volg.  varzìa»  Nel  g.  dei  caprimulghi  ,  il  succiaca- 
pre (caprimulgus  europaeus)  volg.  succiaerabas  .altrimenti 
diego  della  notte  ,  il  nottolone  ('e.  ruficoUis)  volg.  idem.  Nel 
g.  dei  colombi  il  colombaccio  (  columba  palumbes)  volg.  co- 
lumbù  agrestUy  la  colombella  (e.  oenas)  volg.  tidòni^  il  pic- 
cione terraiuolo  (e.  Hvia)  volg.  succella  ,  la  tortora  (e.  tur- 
tur)  volg.  tùriuri.  Nel  g.  delle  pernici ,  la  pernice  (  perdix 
petrosa)  volg.  perdi\i  ^  la  quaglia  (p.  coturnix)  volg.  t/uaglia 
o  cìrcuri,  li  g.  dei  fagiani  o  manca ,  o  non  si  è  ancora  ri- 
conosciuto. Nel  g.  delle  clareole,  la  pernice  di  mare  (clareola 
torquata)  volg.  perdici  de  mari.  Nel  g.  delle  otarde  ,  la  gal- 
lina prataiuola  (  otis  tetrax  )  volg.  pìdrayu ,  da  alcuni  stimato  il 
fagiano.  Nel  g.  degli  edinnemi,  e  tra  le  gralle  a  tre  dita  l'oc- 
chione (  oedicnemus»  crepitans  )  volg.  pudda  mèdia.  Nel  g. 
delle  calidri ,  la  calidra  (  calidris  arenaria  )  volg.  zurruliu.  Nel 
g.  dei  cavalier  grandi ,    il  cavalier    d' italia  (  hymantopus  mela- 

nopterus  )  volg Nel  g.  degli   ematopi  (  haematopus  ostre- 

legus)  volg Nel  g.  dei  pivieri,    il   pivier  dorato  (cha- 

radrius  pluviatilis)  volg.  culingiòni  de  terra ,  il  piviere  tortolinò 
(  e.  molinellus  )  volg.    zurruliu    o    conch^e-molenti.  Nel  g.    dei 

vanelli  ,    la  pivieressa  (  vanellus  melanogaster)  volg ,  la 

pavoncella  (vanellus  cristatus)  volg.  lèpuri  de    argiòla.  Nel  g.« 
delle  grui,    la    grue  comune  (grus  cinerea)  volg.  grìd.    Nel  g. 
delie  cicogaee,   la  cicogna  bianca  (ciconia  alba)  volg.  cicogna 


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58  CAGLIARI 

bianca,  la  cicogna  oera  (e.  nigra  )  volg.  cicogna  nicdda.  Ke) 
g,  delle  ardee,  l'airone  (a rdea  cinerea)  volg.  meiiga,  la  sgarza 
ranocchiaia  (a.  purpurea)  Tolg.  idem  ^  la  sgarza  bianca  (a. 
egretta  )  volg.  menga  bianca ,  la  sgarzetta  (  a.  garzeta  )  volg. 
mengfu]edda  bianca j  la  sgarza  nitticora  (a.  nycticorax)  volg...., 
il  tarabuso  (a.  stellaris  )  volg.  caboni  de  canna  ^  la  sgarza 
ciuffetto  (a.  ralloides)  volg.  menghi\edda  groga  ^  la  canaaiuola 
(a.  minuta)  volg.  menghi\edda.  Nel  g.  dei  fenicotteri,  il  fe- 
nicottero (  phoenicopterus  ruber)  volg.  mangòni.  Nel  g.  delle 
avocette  ,  la  monachina  (  recurvirostra  avoceta  )  volg.  paisdnu. 
Mei  g.  delle  spatole ,  il  becco-spatola  (platalea  leucorodia) 
volg.  gragalla.  Nel  g.  degli  ibi  o  chiurli  ,  il  chiurlo  marino 
(ibis  falcinellus)  volg.  tardnu.  Nel  g.  dei  curii-chiurli,  il 
chiurlo  maggior*  (numenius  arcuata)  volg.  atruliu  ^  il  chiur-< 
lotto  (n.  phaeupus)  volg.  idem.  Nel  g.  delle  tringe  ,  tra  le 
proprìamente  cosi  dette,  iipiovanello  (tringa  subarciiata)  volgi. 
beccaccìnu  de  nu^i ,  il  piovanello  .  .  •  .  (  t.  variabilis  )  volg% 
idem  ,  altro  .  •  .  .  (  t.  platyrincha  )  volg.  idem  y  la  tringa  vio- 
letta (t  maritima)  volg.  idem;  tra  le  tringhe  spilorzi,  il  gam- 
becchio (  t.  minuta)  volg.  beccaccUlu  de  mari  ,  il  malbecchia 
(t.  cinerea)  volg.  idem;  tra  quelle  d'altra  distinzione,  la  gam- 
betta vera  (t.  pugnax)  volg.  idem.  Nel  g.  dei  totani,  la  gam- 
betta scherzosa  (totanus  fuscus)  volg.  zurndiottUj  la  gambetta 
di  gambe  rosse  (t.  calidris)  volg.  zurrulìu  peis  ràbius  j  T  al- 
bastrella  (t  stagnatilis)  volg.  zurrulìu,  il  culbianco  (t.  ochro-^ 
pus)  volg.  idem  ,  il  piovanello  dei  boschi  (t.  clareola)  volg. 
idem,  il  piro-piro  (t.  hypoleucos)  volg.  idem;    e    tra  quei  di 

becco  rialzato  ,  il (t.  glottis)  volg.  zurruViu.    Nel  g. 

delle  pantane,  il  gambettone  (limosa  m«lanura)  volg.  beccac-- 
cìnu,  la  pantana  pittima  (1.  rufa)  volg.  idem.  Nel  g.  beccac-^ 
cia-beccazza  tra  quelle  che  hanno  il  ginocchio  piumato ,  la 
beccaccia  ordinaria  (sclopax  rusticola)  volg.  beccaccia  o  ca- 
boni de  murdegu  \  e  tra  quelle  che  hanno  nude  le  ginocchie , 
il  croccolone  (s.  major)  volg.  beccaccinu  imperiali,  il  beccac- 
cino reale  (s.  gallinago)  volg.  beccaccinu  reali,  il  frullino  (s. 
gallinula)  volg.  beccaccinu.  Nel  g.  dei  ralli  o  gallinelle  palu- 
stri, la  merla  acquatica  (rallus  aquaticus)  volg.  puddijcdda 
de  acqua.  Nel  g.  delle  gallinole  tra  quelle  che  mancan  di  plac- 
ca ,  il  re  di  quaglie  (  gallinula  gres  )    volg.  rei  deis  quaglias  ^ 


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CAGMARI  59 

^  Altro  (g.  poraana)  volg.  puddiykddA  de  acqua  \  e  tra  }« 
placcale,  la  sciabica  (g.  chipropus)  yolg.  caboniscn  de  acqua» 
Nel  g.  pordrio  ,  il  pollo  sultano  (  porphjrlo  liyanciotliioiu  ) 
yolg.  puddòni.  Nel  g.  delle  folaghe  ,  la  folaga  (  fuUca  atra  ) 
yolg.  pidiga^  Nel  g«  4ei  coUmbi ,  il  toffolo  (  podiceps  crìsta-* 
tus)  Tolg.  gangorra^  l'astrologa  (p*  nibricollis)  volg.  cazzòlu^ 
il  tuffetto  (  p.  auritus  )  yolg.  cazzòlu  j  il  tuffetto  piccolo  (  p> 
minor)  volg.  acca  kussonì.  Nel  g.  delle  sterne  |  la  veccapesci 
(  sterna  cantiaca  )  volg.  caìtta,  altra  ...*($.  dougaUi)  volg* 
idem,  ranima-di-sbirro  fjs,  hinipdo^  volg.  idem ^  raBÌoia-<li- 
sbirro  bianca  C»^  leucoptera)  volg.  caijèdda ,  il  migoattino  (a. 

minuta  )  yolg.  idem^  altra (s.  A)gra>^  Tolg.  idem.  N^ 

pare  mancbino  i  Caloropi.  Nel  §.  dei  gabbiani  ,  9  tra  i  co$l 
detti  propriamente ,  il  gabbiano  grosso  (  larus  ^f  ucus^  volg. 
cali,  il  gabbiano  reale  (\.  argentatus  )  volg.  càu,  altro  gab^^ 
biano  reale  (1.  fuscus)  volg.  gavin^f^;  tra  le  movie,  il  gabbiano 
capinero  (L  melapocepha^us  )  volg,  idem ,  il  gabbiano  ridente 
(1.  ridibundus^  volg.  idctfiy  il  gabbianello  {L  minutusj  volg. 
cai\èdda.  Nel  g.  delle  propellarie,  T  uccello  di  tenapesta  ^proi- 
cellarìa  glacialis)  yolg.  giaiìrru  ,  altro  ...  (p.  puffinus^  volg. 
idemj  altro  •  .^  •  (p-  pelagica)  yolg.  idem,  altra  •  •  •  (p.  lea^ii } 

volg Nel  g.  delle    anitre ,  tra  le  oche,  l'oca  selvatica 

(  anas  ansar  ferus  )  yolg.  aca  selvatica  ;  tra  i  cigni ,  il  cigno 
^a.  cyenus  )  volg.  sìsiai  \  tra  le  anitre  proprian^ente  dette  9 
Tafiitra  broqta  (a*  t^idorna^/  volg. 4ZJtà£U-éray  U  germano  reale 
^a.  boscbas^  ^olg.  anodi  conca-birdij  il  cannapiglia  fa«  stre* 
pera  )  volg.  trigàli  ,  il  codone  C  a.  acuta  )  volg.  àgu  ,  l' ani^ 
tra  bibbio  {&•  penelope)  volg.  cabu-arrossu  ^  l'alzavola  (a. 
querquetola)  Yoìg.  cìrcuredda  de  ispagna,  T  anitra  n>arzaìuoU 
(  a.  graeca  )  volg.  circuredda  ,  \  anitra  di  /  barberia  (  a.  leu- 
cocephala  )  volg.  tililiQodfi ,  il  fìstione  del  ciuffo  (  a.  rufina^ 
yolg.  bùsciuy  il  moriglione  (a.  fenna)  yolg*   idem^  la  moretta 

(  a.  fuligula  )    volg.  rdeddiiznu  ,  altra ^  a.  cljpeata  J 

volg l'anitra   domenicana  (a.  clangtela ^  volg.  anàdU 

Nel  g.  degli  smerghi ,   il    seghettone  (  mergus   serrator  )  volg. 

scoccaletut ,  il  pesciaiuolo  f  m.  albellas  )  volg Nel    g. 

dei  pellicani ,  il  pellicano  (  pelecanus  onocrotalus^  volg.  pelli" 
càmi.  Nel  g.  dei  cormorani ,  il  corno  marino  (  carbo  rormo- 
rannsj  yól^,  crobu  angiùddàrgiu  ^  altro  •  .  .  ("  e.  graculus}  volg* 


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6o  CAGLURI 

idem  y  altro Cc>  crìstatuis  )   volg.  idem  j    il  cormorano 

pimmeo  (  e.  pjgmaeus  )  volg.  idem ,  il  cormorano  (  e.  africa- 
nus  )  volg.  idem  ,  altra  specie  stimata  nuova  dal  stg.  Gaetano 
Cara,    e  nominata  carbo    leucogaster  (i)  volg.   idem.    Nel  g. 

dei  colimbi ,  il  colimbo  ^colimbus  septentrionalis  ^  volg 

Nel  g.  dei  pinguini,  il  pinguino  minore  (alca  torda)  volg.  ..  . 
ecc.  ecc. 

Caccia  dei  lordi  e  congeneri.  Si  fa  questa  nei  monti  di  le- 
vante e  ponente  in  molti  siti,  dei  quali  il  più  prossimo  a  Cagliari 
è  alle  rive  del  fìumicello  Ànciòva  nella  valle  di  s.  Girolamo. 
Gli  uccellatori  volg.  piUonadòris  ,  come  declina  l'autunno  che 
è  il  tempo  della  inunigrazionedei  tordi  nell'isola,  non  indu- 
giano a  portarsi  nelle  regioni ,  dove  si  conosce  esser  soliti  gli 
stormi  per  la  copia  delle  frutta  di  loro  gusto  ,  che  allora  ma- 
xturano  nella  mortella ,  nel  corbezzolo  ,  lentisco  ,  olivastro  ,  e 
ginepro.  Due  volte  al  giorno  in  sul  primo  mattino  ,  e  in  sulla 
sera  ,  non  mai  oltre  il  termine  d'una  mezz'ora  ,  si  può  atten- 
dere alle  insidie ,  quando  gli  uccelli  discendon  nell'aperto  delle 
lande  ,  e  quando  satolli  se  ne  rìtornano  nel  bosco.  E  siccome 
nel  loro  passaggio  costumano  per  un  sito  volar  quasi  radendo 
il  suolo ,  per  altro  alquanto  elevati  *,  co^i  secondo  che  uno  ha 

(i)  //  sig.  Cara  avendo  potuto  osservare  sette  individui  di 
questa  specie  ne  rilevava  i  seguenti  caratteri  —  Le  parti  su- 
periori y  testa  y  collo  y  groppone  d^un  bruno  leggiermente  tinto 
di  verdastrO'Cangiante*  Le  piume  delle  copritrici  alari,  e  del 
dorso  orlale  d'una  frangia  biancastra  e  lustra.  I  remigi 
neri,  e  di  pari  colore  la  coda  composta  di  dodici  penne  or^ 
late  di  bianco  sporco.  Le  parti  esteriori  delle  co  scie  brune. 
Nell'altre  parti  inferiori  del  corpo  v' è  bianchezza.  Del  becco 
la  parte  inferiore  gialliccia,  la  superiore  nerastra.  Gialleg^ 
giante  pure  la  piccola  borsa  gutturale  e  i  piedi.  Il  tarso  e  le 
parti  ififeriori  delle  dita  nere.  L'iride  bianca.  Dimensioni. 
Dal  becco  alla  estremità  della  coda  piedi  i ,  poU.  4  *>  '  tarso 
poli.  1  \  apertura  longitudinale  del  becco  poli.  3 ,  Un.  9.  Dei 
sette  descritti  uccelli  due  si  presero  addi  i5  aprile  i835,  gli 
altri  cinque  si  uccisero  nello  slagno  di  Cagliari  addi  20  giù- 
gna,  e  tutti  si  ritrovarono  similissimi.  Se  ne  vede  uno  nel 
museo  di  storia  naturale  di  Cagliari. 


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CAGLIARI  6i 

osservato ,  rUpettlvainente  alla  posizione  che  si  ha  scelto ,  d'i- 
versamente  si  governa  ^  ed  o  prepara  l'uccellaia  su  la  terra,  o 
sospende  un  palchetto  tra  li  pìàalU  rami  di  due  alberi  vicini. 
Tanto  però  nel  primo  modo ,  che  dicooo  tashrd ,  quanto  nel- 
l'altro che  si  nomina  cadalettu ,  deve  con  yettoni  e  frasche  for- 
marsi un  passaggio  largo  da  due  in  tre  metri  con  uscita  chia- 
ra ,  alla  quale  si  applica  la  rete  all'altezza  di  circa  4  metri , 
che  si  raddoppia  con  l'altra  sua  metà  che  appresa  nell'estre^ 
mità  ad  un  bastone  solleva  il  cacciatore  per  conchiudere  entro 
ambe  gli  uccelli  che  incauti  vi  imbattano.  La  luce  o  cresciuta 
a  perfetto  giorno ,  o  scemata  e  mancata  nella  notte ,  tornasi 
ciascuno  non  sempre  con  un  volto  ,  come  appaia  quello  della 
fortona  ,  con  le  reti  e  con  la  preda  alla  capanna.  Dove  con- 
corron  pronti  i  rigattieri ,  che  secondo  la  condizion  dei  tempi 
e  della  cacciagione  propongono  vai^^o  prezzo  per  ogni  tàccola  j 
che  cosi  chiamasi  una  filza  di  otto  uccelli  ,  con  sempre  usata 
certa  graduazione  per  li  spennati  e  bolliti.  A  conservare  i  pas- 
sati pel  fuoco  sino  all'ora  della  spedizione  al  mercato  è  solito 
di  conciarli  con  sale  nel  collo  e  basso  ventre  ,  e  dentro  una 
tinozza  mescolarli  e  seppelhrli  tra  le  foglie  della  mortella  ,  si 
veramente  che  badisi  a  ciò  ninna  mosca  possa  sedere  su  quei 
corpiceUi ,  però  che  ne  verrebbe  certa  la  corruzione  di  tutto  il 
vagello.  Dacché  si  può  intender  nato  il  nome  di  smurùdus,  che 
dassi  agli  uccelli  della  tàccola.  Il  tempo  della  caccia  dalla  fine 
d'autunno  si  prolunga  spesso  all'ultimo  inverno,  entro  il  quale 
spazio  può  una  rete  fruttare  anche  i  3o  scudi,  con  che  il  nu- 
mero degli  uccelli  si  calcolerebbe  di  circa  3ooo.  L'  oUo  della 
bollitura  è  cosi  pregiato  ,  che  sì  serba  per  un  regalo  distinto. 
Caccia  delle  folaghe  ,  e  d* altri  acquatici  nello  stagno  mag-- 
giore  di  Cagliari,  Egli  è  in  queste  acque  che  quelle  molte  specie 
di  uccelli  acquatici,  che  abbiamo  annoverate  nella  ornitologia  della 
provincia ,  o  vengono  a  svernare ,  o  abitano  fissamente.  I  feni- 
cotteri ricompariscono  sin  dal  settembre,  e  non  se  ne  partono  pri- 
ma della  buona  stagione.  Avendo  atteso  altrove  alla  propagazione 
portano  qui  i  novelU  parti ,  e  in  circa  ventidue  diverse  posi- 
sioni  distendono  le  loro  schiere.  Qualcuna  di  queste  consta  di 
più  di  dodici  mila  capi,  e  se  n'è  calcolata  in  quest'anno  ^i835) 
la  somma  a  poco  più  o  meno  aSoooo.  Volgon  essi  fra  l'acque 
il  lungo  collo,  e  sempre  frugano  a  mangiarsi  i  piccoli  crostac- 


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0%  CA6LURI 

ci)  le  cottèbigiiette  del  g.  rtssoìa,  ed  alcune  specie  bivalve  delle 
quali  ricorre  in  que^rie  stagioni  il  prdducimento.  ladugian  molto 
persisCeùdo  in  uuo  stesso  sito  ,  se  he  sentan  troppa  salsedine 
nelle  acque ,  né  i  cacciatori  troppo  si  avvicinino.  Levansi  al- 
lora »  ed  o  tendon  col  volo  all'acque  dolci ,  o  a  sottrarsi  dalle 
insidie  in  posizioni  non  tnohe  lontane  j  pochi  eccettuati  y  che 
più  tifnidi  fuggono  ttgli  stagni  o  di  Quarto  o  di  Sanlurl.  Non 
cosi  i  fìstioni  del  ciuffo  ,  cbé  molto  amanti  dell'acque  dolci 
usano  à  ricercarne  é  Hetnpir<é  le  borsette,  dirigersi  giomal- 
mente  in  humerosissimi  stormi  in  vane  parti.  Questi  pasconsi 
delle  tuberose  radici  della  piadta  acquatica  ^  che  volgarmente 
si  nomina  ruargiu  :  altre  specie  mangiano  altre  erbe;  le  rima-^ 
nenti  dan  caccia  ai  pesci  y  tra  le  quali  voracissime  sono  cono-» 
sciute  Taquile  ed  i  cormorani.  È  veramente  in  giorni  sereni  uno 
spettacolo  magnifico  aggirarsi  su  per  queste  acque,  vedere  ife^ 
nicotteri  spiegar  le  grandi  loro  linee  o  aggre^rsi  in  quadrati 
o  in  triangoli  ;  le  volteggianti  turme  dei  cigni ,  dei  codoni ,  delle 
morette  ,  e  dì  altre  specie  di  anitre ,  di  gabbiani ,  di  procella-^ 
rie ,  steme  ,  colimbi ,  totani  ecc.^  il  Volo  insidioso  dei  corvi  an^ 
guillatorì  y  dell'aquila  ecc.  vaganti  in  tutte  parti  per  esplora- 
zione quando  con  la  rapidità  del  balenò  piombano  e  si  tuffano 
e  ne  traggon  fra  gli  artigli  la  preda  ,  e  quando  ,  come  snoie 
l'aquila,  sur  un  palo  si  posa  a  sbranarla.  Chi  voglia  far  guerra 
a  queste  o  ad  altre  specie  ìiA-  ben  in  che  esercitarsi  per  tutte 
Tore  e  non  manca  di  fortuna  ,  se  non  sia  che  prenda  di  mira 
gli  aironi.  Ma  comecché  troppo  difScil  cosa  sia  poterli  cogliere, 
non  pertanto  assai  spesso  si  assaliscono  ,  siccome  quelli  che  si 
amano  per  le  carni  che  sono  saporitissime,  per  la  peluria  che 
giova  nelle  emorragie  da  ferite,  e  per  l'olio  di  una  virtù  molto 
predicata  contro  i  reumatici.  Non  é  mai  che  manchino  tutte  le 
specie  però  che  restano  sempre  1'  aquile  ,  e  nidificano  in  siti 
secreti  a  fior  d'acqua;  restau  pure  alcune  folaghe ,  che  depon- 
gon  le  uova  tra  le  canne  ;  né  parton  i  cormorani  eco.  Però  la 
caccia  principale  che  facciasi  in  questo  stagno  è  delle  folaghe. 
Certa  classe  di  pescatori  suole  in  essa  occuparsi  dai  primi  d' ot- 
tobre Alta  fine  del  carnevale  ,  onde  in  tal  tempo  sono  cogno- 
minati paradòris  dalla  preparazion  delle  insidie.  Conosduto  da 
certi  indizi  dove  nella  notte  usi  questa  specie  posare  ,  trava- 
gliano a  formarvi  d'alche  e  fanghi  un  letto  alquanto  sodo  sino 


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al  livello,  e  da  pali  ben  fissi  lendon  cosi  da  ima  e  da  altra 
banda  del  costrutto  fondo  le  reti ,  cbe  ad  un  colpo  ^  l'uoa  e 
i'altra  vengaDO  a  chiudersi  sul  medesimo  e  stringervi  quanti 
uccelli  vi  si  trovino.  Tornano  in  sul  decVinarc  della  notte ,  e 
se  ascoltino  il  loro  pispìgtiamento  tosto  vibran  le  reti  ^  e  ac« 
cade  spesso  che  ne  prendano  più  centinaie. 

Apicultura.    Più  che  altrove  gli  é  nei  paesi  della  montagna 
dove  questo  nobile  insetto  coltivasi  dai  pastori.    Come  in  altre 
cosi  in  questa  provincia  si  conosce  il  lliiele  amaro  ,    e   trovasi 
in  istrad  or  più  or  meno  atti  secondo  che  più  o  meno  sia  du- 
rata la  fioritura  del  corbezzolo,  odel  cistio  ^ commessi  stimano) 
sopra  e  sotto  gli  altri  che  furon  lavorati  in  altro  tempo ,  e  che 
hanno  le  cellette  piene  d'un  liquore  aureo  e  dolcissimo.    Non 
si  provvede  in  modo  alcuno  alle  api ,  e  però  quando  per  sic- 
cità mancano  l'erbe  e  i  fiori  ,  conseguita  gran  mortalità  negli 
alveari.  Nell'anno    scorso  (i834)   perirono  quattro  quinti  degli 
sciami ,  e  non  ne  sopravvissero  che  circa  diecimila  famiglie.  11 
bellissimo  vespiero  (su  marragàu)  le  insegue  con  una  crudelis- 
sima guerra  principalmente  nelle  terre  di  Segarlo.  Alcuni  ma- 
lefici Io  gittan  morto  fra  le  arnie,  e  le  possono  disertare.  Con- 
giurano anch'esse  nello  spopolamento  degli  alveari    le  pie   ci- 
cogne j  quando  non  possan  far  caccia  di  rettili.  L'alveare  suol 
essere  di  corteccia  di  sovero  congiunto  in  una  informe    figura 
cUindrica  con   alcune  verghette    incrociate  ,  ponesi    sopra    un 
mattone ,  o  altra  lastra  ,  e  copresi  con  una  buona  difesa.  Non 
si  cangiano  mai  di  posto  per  diversità  di  stagioni  ,   e   solo  di 
provvede  a  che  il  loro  sito  non  sia  battuto  troppo    dai  venti. 
Alla  pochissima  cura  rispond)e  la  quantità  del  frutto ,  di  ma- 
niera che  cagioni  stupore  come  in  un  clima   cosi  accomodato 
a  questa  coltivazione ,  sia  non  pertanto  esiguissima  la  copia  del 
miele  e  della  cera.  Converrebbe  riformare  le  arnie  ,  e  imitare 
le  forme  di  quello  che  imaginavasi  dall'inglese  Nutt  ,   insieme 
però  praticare  i  suoi  metodi ,  e  studiare  sul   sistema   d'educa^- 
sione.    Stimerei  che   il  profitto   sarebbe  in  questa  terra    assai 
maggiore  di  quello  che  ei  ci  narra  aver  percevuto   sotto   cielo 
men  propizio. 

*  Ittiologia.  Forse  che  in  altri  paraggi  delle  coste  europee  , 
come  nei  mari  della  Sardegna  ,  e  specialmente  alla  parte  me- 
ridionale ,  non  frequentano  in  ischiere  più  numerose  più  gene- 


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64  CAGLIARI 

razioni  dì  pesci.  Sarà  pregio  dell'  opera  se  io  qui  proferisca  ai 
lettori  un  indice  delle  più  conosciute  specie.  Quando  qualche 
nazionale  pieno  d'amore  per  la  storia  naturale  vorrà  applicarsi 
a  questa  parte  ,  stimo  che  grande  incremento  ei  potrà  cagio- 
nare alla  Ittiologia  europea.  È  ignota  la  terra  sarda ,  ed  è  nien 
noto  il  suo  mare. 

Della  famiglia  dei  delfini  salta  in  questi  mari  il  vero  delfino 
dei  greci  (delphinus  dclphis).  Vi  comparisce  anche  il  soffiatore 
(  d.  tursio  ) ,  il  delfino  capidoglio  (  d.  senedctta  )  -  Tra  le  fo- 
che ,  il  vitello  di  mare  (  phoca  vitulina^  volgarmente  vitella^ 
o  boi  marinu  ,  qualche  vacca  (  trichechus  rosmarus^  v.  vacca 
marina ,  la  foca  del  cappuccio  (  ph.  monacus  )  e  la  piccola  foca 
nera  (  ph.  pusilla  ). 

Nella  gran  famiglia  dei  pesci  noteremo  lo  storione  (acipen- 
ser  Blax'ìo  )  ^  la  sai-dina  (  clupea  sprattusy^  frequentissima  nel 
mare  sardo,  le  acciughe  (^clup.  encrosicolus )  che  vegnenti  dal- 
l'Atlantico a  grandi  sciami  prendonsi  e  si  salano  come  si  pra- 
tica delle  sardine.  -  Tra  le  cheppie  la  vera  (  ci.  aiosa  )  volg. 
sabota.  -  Alcune  specie  di  trote.  -  Tra  gli  sgombri,  il  tonno 
(thynnus  scomber  )  v.  fonm'na,  la  palamita  (s.  pelamis),  l' ala- 
lunga  (s.  alalunga  ),  il  macareUo  (  s.  scombrus  ),  Io  sgombro 
biscia  (  s.  glaucus  ).  -  Tra  i  gadi  ,  il  luccio  di  mare  (  gadus 
merlucius  )  v.  merluzzu ,  il  gado  blennio  (  g.  blennius  ) ,  il  ca- 
pellauo  o  mollo  (  g.  minutus  )  v.  mustia  ,  l' asello  pollacco 
(  g.  poUachius  )  ,  il  gado  verde  (  g.  virens  )  ,  il  nasello  bianco 
C  g.  merlanus  ) ,  il  gado  donnola  (  g.  mustela  )  v.  pisci  moni. 
-  Della  famiglia  degli  spari ,  la  dorata  (  sparus  aurata  )  v.  ca^ 
nina  ,  lo  sparago  (  s.  annularis  )  ,  lo  sparo-sargo  (  s.  sargus  ) 
V.  sàrigu  y  Io  sparo  dal  muso  appuntato  simile  allo  sparo-sargo 
(  S.  puntatus^  V.  feriara ,  lo  sparo  occhiatello  (s,  melanurus  ) , 
lo  sparo  piccarello  (  s.  smaris  )  v. .  giarreltu  ,  Io  sparo  pagello 
o  francotino  fs.  erjthrinus  )  v.  pagellu  ,  Io  sparo  meiidola 
(  s.  moena  )  v.  ciàccarra ,  lo  sparo  occhio  di  bue  (  s.  boops  ) 
V.  boga.  Io  sparo  canteno  (s.  cantharus)  y.  tanmida,  lo  sparo 
castagnola  (  s.  castancola  )  ,  lo  sparo  bogaraveo  (s.  boga- 
raveo  )  ,  Io  sparo  mormìllo  o  niormiro  (s.  mormyrus  }  v. 
mormungiorii  ,  Io  sparo  marrone  (  s.  chromis  )  v.  orbàra^  lo 
sparo  di  color  di  piombo  (  s.  livens  ) ,  il  vargadello  o  sarpe 
(  s,  salpai  v.  sarpa y  lo  sparo  tricuspide  (  s.  osbeki),  lo  sparo 


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CAGLURI  65 

dentice,  il  re  della  (amiglia,  più  che  altrove  frequentissimo  in 
questi  mari  ,  ma  pochi  sorpassano  le  3o  libbre  (  s.  dentex  ) 
T.  ^lenttjì,  finalmente  lo  sparo  cetti  (  s.  cettì  )  specie  novella.  - 
Della  Camiglìa  degli  squali,  il  cane  o  lupo  di  mare  ^squalus 
carcharìus  )  v.  canir-marinu  ,  il  can-di-mare  dal  naso  lungo 
^s.  cornubìcus  )  v.  cani-marinu-nasoni  y  il  can-di-mare  azzurro 
(s.  glaocus)  y.  caìU-marinu^iisàluy  il  pesce  gatto  (s.  catulus) 
T.  gaUu  de  marij  il  can-di-mare  di  rupe  (  s.  stellarìs),  il  can- 
di-mare  donnola  (  s.  mustelus  )  v.  mussola ,  il  can-di-mare  stel- 
lato (  s.  asterìas),  il  fiburo  ^s.  fiburus)  v*  piscirpalittayH  rnsLt» 
teUo  (s.  zigaena),  la  lamiola  (s.  galeos)  v.  canuzzu,  il  pesce 
spinello  (s.  canthias)  v.  agugUa,  il  pesce  porco  (s.  centrina) 
T.  btmardinu  y  il  can-di-mare  dallo  sprone  (  s.  spinax  J  v. 
cani  con  sproni ,  il  pesce  sega  o  istrice  di  mare  (  s.  pristis  ) 
▼.  spada  de  mariy  lo  squadro  fs,  squatina  )  y.  pisci  angiubi. 
-  Della  famiglia  dei  pleuronetti ,  o  pesci  piani ,  la  lima  (  pleu- 
Tonedes  limanda  )  v.  pìsci  lima ,  la  sogliola  (  p.  solca  )  v.  50- 
giioia  y  il  passero  (  p.  platessa  )  v.  palaia  y  la  limanda  dalla 
scaglia  (  p.  pegusa  ) ,  il  rombo  scatto  (  p.  rombus  )  -  Della  fa- 
mìglia dei  labri,  il  labro  topo  (labrusmelops),  il  labro  merlo 
(1«  menila),  il  labro  trimacolato  (1.  trimaculatus )  v.  arrocaliy 
il  labro  a  due  macchie  (  1.  bimaculatus  )  .y.  arrecali ,  il 
labro  dalle  labbra  increspate  (1.  ossiphagus),  il  labro  dal 
dorso  violetto  (1.  tessellatus),  il  labro  cappa  (  sciena  cappa  ) , 
il  labro  dalla  macchia  bruna  (  sciena  unimaculata  ) ,  il  labro 
mosca  (  1.  operculatus  )  ,  il  labro  pavone  (  1.  pavo  )  y.  ma- 
ré^nUUy  il  labro  cìnerino  (1.  griseus),  il  labro  azzurro  e  giallo 
(1.  mixtus) ,  la  donzella  (1.  iulis  )  ,  il  labro  gallo  (1.  psit- 
tacns  ),  il  tordo  di  mare  (  1.  turdus  ),  il  labro  ciuedo  (  1.  cy- 
naedus  )  v.  arrecali  ,  il  labro  dai  denti  (1.  scarus) ,  il  labro 
di  creta  (  1.  cretensis  ) ,  il  labro  a  rete  (  1.  venosus  ) ,  il  la- 
bro macchiato  in  bianco  (  L  guttatùs  ) ,  il  labro  olivastro  (1. 
olivaceus  ),  il  labro  d'una  macchia  sola  (1.  unimaculatus  ) ,  il 
labro  adriatico  (1.  adriaticus)  -  Della  famiglia  dei  pesci  di 
quattro  denti  mostrasi  talvolta  in  queste  coste  il  pesce  tamburo 
(  tetraodon  morsa  )  ,  il  pesce  luna ,  mola  ,  e  pe^ce  argento 
(  tetr.  mola  ),  il  riccio  di  mare  bianco  (lagpceph^us),  il  riondo 
(  lag.  lineatus  )  v.  pisci-sirborU  y  la  luna  nuov^  (  tetraodon 
ocellattts  ),  il  flacspsaro  (tetr.  hispidus)  yr»  pisci^olombu.  -  Tra 
Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  111.  5 


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GQ  CAGLIARI 

le  rane  la  nzza  eineriiia  (  raja  balis  )  v.  zinUia ,  3  giìtOfQ  , 
rann  dal  becco  appuatató  (  r.  oxjrhincus  )  ^  la  razza  del  dorso 
a  punte  di  cordo  (  r.  fuUonica),  la  razza  a  spine  (x*  rubus)^ 
la  razza  elettrica  o  torpiglìa  (  r.  torpedo  )  ,  la  razza  aquila  , 
&lcoa  di  mare  ,  o  pesce  rospo  (  r.  a<piila  )  y.  aquiloni ,  la 
razza  ricciuta  (  r.  davata  ) ,  la  razza  bruco  o  pesce  topo  (  r. 
pastinaca  )  v.  ferraiAa  o  scritta  ,  lo  squadrolino  (  r.  rUxaba- 
tos),  la  rasza  occhiata  (  r.  miraletus  ),  la  razza  nera  (  r.  ni^ 
gra  ) ,  la  razza  di  gierna  ...  -  Tra  i  ragni  (  tiachinus  )  il 
drago  di  mare  ,  v.  atonia^  il  ragno  grigio  cinerìno,  il  bianee 
(  t.  osbeki  ).  -  Tra  le  corifene  (  corjphena  ) ,  V  orata  (  e.  hip* 
purus),  ilpjesce  pettine  (  e.  novacula)  y.  pisci  resoia ,  la  lam- 
puga (  e.  pumilus  )  -  Tra  i  gobbi  (  gobius)  Io  lolero  (  g«  ni- 
gér  )  y  il  chiozzo  bianco  (  g«  iozo)  v.  maccioni  ^  U  cbiozzino 
(  g.  minutus  )  ,  il  gobbio  rosso  (  g.  cruentus  ) ,  il  gobbio  nere 
e  bruno  (  g.  bicolor  )  ,  il  pignoktto  (  g.  «phja  )  ,  il  paganello 
(  g.  paganellus  )  -  IXelia  famiglia  delle  triglie  (  mullus  )  la  tri* 
glia  dalla  barba  (  m.  barbatus  )  v.  triglia  òarbada ,  la  triglia 
barbio  (  ra.  surmuletus  ) ,  la  triglia  senza  barba  (m.  imberbìs) 
V.  trigKola ,  la  trìglia  saltatrice  (  trigla  Tolitans  ) ,  la  rondinella 
di  mare  (  t.  kirundo  )  v.  pisci  caponi ,  la  triglia  broBloloaa 
(  t.  gurnardus  )  ,  il  nibbio  di  mare  (  t.  lucerna  )  y.  pisci  lan^ 
terna  ,  la  triglia  lira  (  t.  lyra  )  ,  la  stoyiza  (  t.  adriatica  ) ,  la 
trigha  cabrigia  (  t;  cuculus)  y.  organu,  ->  La  lampreda  di 
mare  (petromjzon  marinus)  -  La  persica  di  mare  X  perca  ma^ 
rina  )  y.  persica  ,  la  bella  persica  (  p.  cabrilla  )  y.  pi4ci  grogu* 
rtèkim-asHiu  ,  il  pesce  lupo  o  ragno  (  p.  punctata  )  y.  lupu  , 
iupazzH^  ^  La  gagnola  dalla  tromba  (sjDgnathus  tjpte),  il  pesce 
ago  (  8.  acus  )  v.  agiiglia  ,  il  cavai  marinu  (  s.  hippocampius  ) 
T.  cuctddu  de  mari  ^  il  serpente  di  mare  (  s.  opfaidion)  v.  ser^ 
penta  marinu  ,  la  gagnola  verde  ,  rossastra  ,  a  strisce  ,  il  pap- 
paccino.  -  Delle  remore  ,  la  pìccola  (  echneis  naucrates).  -  La 
spinarola  ( gasterosteus  )  ,  la  mezzana  (poli.  3).  -  La  murena 
angtùlla  o  yera  anguilla  y.  anguidda  ,  il  grongo  (m.  cooger) 
T.  grongu  j  la  murena  di  Plinio  (  murenaphis  helena)  v.  mu^ 
rena  y  la  niu^enà  dal  roslio  aeuto  ^m.  myras  ),  il  serpente  di 
fnafe  macchiato  {ih,  orphis),  il  gran  serpente  snatìno  ^m. 
serpcns)  y.  serpenti  mannu  ,  ranguilla  ^lettiica  (  m«  gjnao- 
tos }  y  FangQi)k(  dì  sabbia  (  m.  ammodites  )  y.  wingoni*  ^  1  mo^- 


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CAGLIARI  67 

ginì  sono  numerosissimi,  in  sei  dÌTerse  specie  ,  e  popolano  il 
grande  stagno.  Vedi  in  seguito  §.  Pesca  dello  stagno.  -  L'ate^ 
rioa  anguilla  (  atberina  hepsetus  )  t.  guenaru.  -  L'argentina 
/^argentina  spfayrene  )  v.  argentina.  -  La  veccbierella  (balistes 
yetula  )  - .  Dei  blenni ,  il  blennio  gattoruggine  (  blennius  gatto- 
rugina  )  ^  la  lepre  di  mare  (  b.  lepus  )  v.  lèpuri  de  mari  ,  la 
tinca  (b.  pbycis  )  v.  pisci-mola ,  il  blennio*  gado  (b.  albidus), 
il  mesoro  (  b,  cellaris  )  v.  pisciaUlta  giudea ,  il  pavon  di  ma- 
re, il  blennio  stellato,  il  blennio  argentino,  il  ranocchio  di  mare 
(b.  raniniis)  v.  arrana  de  mari,  il  blennio  foVa  pietre  (b.  pbolis), 
il  galeretto  (b.  galerita)  v.  piscialetta  a  chighirista,  il  blennio 
gramite  (  gadus  callarius  ).  -  U  pesce  lira  (  callionjmus  lyfa  )  , 
il  dragoncello  o  ragno  (dracunculus),  la  trombetta  (centriscus 
scolopax  ).  -  La  palamita  (  centronotes  glaycos  )  ,  la  palamita 
piloto  (  centronotes  pìlotus)  v.  palamida  pilota.  -  «U  pesce 
spada  (xyphias  gladius  )  v.  pisc-e-spada.  -  Il  pe^e  fabro 
(zeus  Caber)  t.  pisci  de  s.  Perda j  il  riondò  rosso  (zeus  aper) 
V.  pisci  sirbòni.  -  Il .  pesce  prete  (  uranoscopus  scaber  )  y.  co- 
siia  in  cela.  -  U  pesce  nastro  (  caepola  taenia  )  v.  piscivetta , 
il  serpente  rosso  (caepola  rubescens)  v.  serpenti  rubiuj  la  falce 
di  mare  (  caepola  tracbyptere  )  v.  pisci/alci.  -  La  donzella  bar- 
buta (  <^hidiuni  barbatum  )  t.  piccinna  barbuda ,  la  donzella 
senza  barba  (  ophid.  imberbe  )  v.  piccina  sbarbada,  il  pesce  baule 
(  ostracion  tuberculatus  )  v.  pisci  bauli  ,  la  fiatola  (  stromateus 
fiatola)  y.  lisetia  ^  il  pesce  scudo  (  lepadogastems  gouanianus) 
Y.  pisci  seudu ,  l'ombrina  (  sciena  umbra  )  y.  umbrina  o  gor-^ 
ballina  figaru ,  il  pesce  amo  (  heptocepfaalus  morrisianus  )  y. 
pisci  ama.  «  La  rana  pescatrìce  (  lopkius  piscatorius  )  y.  pi- 
scidiasUu.  -  Lo  scrofauo  (  scorpena  horrida  )  y.  seròpula ,  lo 
ficrofanello  (scorpena  porus  )  y.  scropuledda^  lo  scro£ano  scor- 
pione (  cottut  massiliensis  )  y.  pisci  scorpioni  ,  il  bezzugo  y. 
€apponi^ 

Tra  i  snollusclii,  la  seppia  dì  dieci  braccia  y«  calamàris  o 
tòntanu  (  sepia  offuiìnalis  )  ,  il  "polpo ,  o  seppia  da  otto  piedi , 
▼•  pulpu  ,  ecc.  -  I  datteri  di  mare  (  pholas  dactylus  )  y.  data- 
tili marina.  Tra  i  testacei.  In  testuggine  dalla  scaglia  fina  (  te-^ 
stttdo  caretta  )  y.  tosùiinij  che  qualche  yolta  pesa  le  400  libbre. 

Conchiglie.  Da  nota  del  S.  G.  C.  Coronule,  testudinaria,  ed 
una  specie  forse  naoya.  •-  Balanus  perforatos.  -  Anatiia,  levis, 


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69  CAGLIARI 

striata.  -  Gastrochena  modiolina.  -  Solen,  vagina ,  decorticatas  ^ 
ensis,  legumcn  ,  strigilatus,  due  var.  -  Mja  truncata.  -  Lu- 
trarìa  piperata.  -  Mactra ,  helvacea ,  stultorum  (  cocciula  im-^ 
brìàga)  ,  di  cui  una  gran  copia  al  vitto,  lactea.  -  Erycina,  co- 
spirata ,  costata.  -  Solemja  mediterranea.  -  Amphidesma ,  cor- 
nea ,  e  altre  tre  specie.  -  Corbula  ,  nucleus  ,  porcina.  -  Pan- 
dora obtusa.  -  Sexicava  pholadina.  -  Petricola  fragilis.  -  Yenu- 
rupis  perforans.  -  Psammobia ,  vespertina  ,  uniradiata  ,  e  altre 
specie.  -  Telline,  planata,  nitida  bis,  tabula,  depressa  ter, 
pulcbella  ,  tennis  bis ,  candida  ter ,  balaustrina.  -  Lucina  ,  la- 
ctea ,  carnarìa.  -  Donax,  trunculus  bis.  -  Genei  bis.  -  Cytherea  , 
chione  nitidula  ,  tincta  ,  e  altre  specie.  -  Venus  ,  verrucosa 
bis  ,  gallina  ,  damnoiensis  bis  ,  decussata  (  cocciula  niedda ,  di 
cui  un'immensa  copia  al  vitto)  quinquiesj  florida  bis^  bicolor, 
sulcatina  ,  dysera.  -  Venericardia  pectinata.  -  Gardium,  ciliare  , 
ecbinatum  ,  aculeatum  ,  tuberculatum,  oblungum  fór,  laeviga- 
tum ,  edule  (  cocciula  bianca  in  incredibil  copia  ).  *  Cardita  , 
trapezia  ,  sinuata.  -  Arca,  noae ,  tetragona,  barbata,  lactea.  - 
Pectunculus  ,  pilosus  bis  ,  depressus  ,  stellatus  ,  violacescens  , 
nummarius.  -  Nucula ,  pella ,  margaritacea.  -  Cbama  ,  lazzarus 
bis  ,  grypboides.  -  Modiola ,  barbata  ,  dealbata  ,  minima  ,  lito- 
pbaga.  -  Mytìlus  edulis  bis.  -  Pinna  ,  squamosa  ,  nobilis  (  v. 
gnaccheray  il  cui  bisso  filasi  in  Cagliari,  e  si  forma  in  guanti 
pregiatissimi ,  e  pure  in  scialli  d'un  valor  maggiore  di  qualun- 
que altro  di  ricca  materia  e  delicato  lavoro).  -  Lima,  inflata , 
squamosa  ,  ed  altra  specie.  -  Pecten  lacobaeus  di  quattordici 
varietà  y  unicolor,  sulcatus,  glabes,  inflexus,  di  sette  i^arxefà ,  isa- 
bella di  otto  ,  succineus  ter ,  altre  quattro  diverse  specie  ,  vi- 
treus  di  otto  s^arietà  ,  incomparabilis ,  e  altre  quattro  specie  , 
lineatus  di  cinque  varietà^  p.  es.  felis  ,  varius  di  nove  varietà.  - 
Spondylus  gaederopus  di  dodici  varietà.  -  Ostrea  (  v.  ostioni  ) 
adriatica  ter  ,  cristata  biSj  deformis.  -  Anomia  electrica.  -  Te- 
rebratula  ,  vitrea ,  truncata ,  caput  serpentis  ,  e  altre  specie.  - 
Chiton  squamosus ,  fascicularius  ,  cinereus ,  e  altra  specie.  - 
Patella  ,  lamarkii  bisy  umbella.  -  Emarginula  ,  fissura  ,  co- 
stata. -  Fissurella  ,  graeca ,  e  altre  tre  specie  ,  reticola.  -  Pileo- 
psis  ,  spirirostris  ,  e  altre  due  specie.  -  Carena  ria  vitrea.  -  Ca- 
lyptrea  laevigata.  -  Crepidula  unguiformis.  -  Bulaea  aperta.  - 
Bulla 9  lignaria,  striata,  bydatis  òi5,  cylindracea.  -  Cyclostoma 


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CAGLIARI  £9 

STUBcatolum.  -  Eulima,  candida,  e  altre  specie.  -*  Neritina  vi* 
ridis.  -  Natica  canrene  y  manuorata,  valencienneosù,  fascio- 
lata.  -  lanthina  fragilis.  -  Sigaretus  baliotideus.  -  Torna tella  fa- 
sciata. -  Haliotis  tuberculata  di  quattro  varietà,  -  Scalarla  com- 
munis  9  lati  varicosa.  -  Sola  riunì ,  perspectivum  ,  stramineum.  - 
TrochuSy  maLgmbiSy  umbilicaris,  adaasoni,  corallinus,  granu- 
latus  j  zizifinus  ^  conuius ,  e  altre  due  specie.  -  Monodonta 
aegjptiaca  ,  conturiì ,  fragadoides.  -  Turbo  ,  xugosus,  arinatus  , 
aeritoides,  cimex  ,  violaceus ,  tricolor.  -  Phasìanella ,  nicaeen- 
5is  ,  rubra  ,  pullus.  -  Turritella  ,  bicingulata ,  brocchi^  bis  ,  e 
altra  specie.  -  Cerithiuin  tuberculatum  ,  granulatum',  pervxrsum, 
marroconum.  -  Pleurotoina  di  due  specie.  -  Fasciolaria  y  tareo- 
tioa ,  e  altra  specie.  -  Fusui  Ugnsnrius  ,  sjracusanus.  -  Murex 
(  y.  bucconi  )  brandarius  ^  trunculus  (  cbe  è  il  comune ,  e  co- 
piosissimo ) ,  pusio  ,  rusticus  ,  granarius  ,  syphonellusS  .e  altie 
quattro  specie.  -  Tritonium  corrugatum  ,  culaceum ,  maculosum. 

-  Rostellaria  y  pes  pelecani.  -  ^tiombos  ^  gibberulus  y  floridus. 

-  Cassis  testiculum.  -  Purpara  bemastoma.  -  Dolium  galea  bis,  - 
Succùium,  unifasciatum,  oomiculum,  ascanias,  mutabile,  ma- 
«uloaum ,  neritaeum.  -  Mitra  luteola.  -  Uarginella  cjpreola,  - 
Voi  varia  ,  triticea,  ozyza  ,  «  altra  specie.  -  O^ula  ,  cornea  ,  e 
4iltra  specie^-  Cjpraea,  lurida  ^^i5 ,  ^nnulus,  moneta  bisy  en- 
ropaea  ,  coccineHa.  -  Conus  ,  franciscanns ,  mediterraneus ,  e 
altra  speòe.  ^  Argonauta  argo.  -  Zoofiti.  Gorgonie,  di  cui  dodici 
«pecie,  tra  le  quali  qualcuna  non  descritta.  -  Madnepore,  stel« 
Jaris,  labjrintbica,  pectinata  ,  virginea  ,  cespitosa ,  cervfeocnis, 
muricata.,  scotaria^  disthica ,  ramea.  -  Millepore,.  turbinata, 
verruccaria,  pileus,  reticulala^  celluiosa^  jungites.  -  Alcioni, 
spugne  y  asterie ,  echini ,  di  moltissime  specie.  Gli  altri  generi 
e  specie  si  produrranno  quando  qualche  Baturalista  nazionale 
si  applichi  a  conoscc!rU. 

Piante  marine.  Di  queste  ne  sono  già  conosciute  trentadue 
specie  y  come  può  vederci  nel  gabinetto  omitologico-àttiologioo 
4lel  niuseo  cagliaritano. 

Pesca.  Di  tutte  le  suddette  specie  di  pesci,  «  di  altre  ezian- 
dio ,  delle  quali  alcune  per  avventura  non  sono  conosciute  pure 
dagli  Ittiologi ,  portano  giornalmente  ed  espongono  in  vendita 
ì  pescatori  molte  cantara  \  e  come  devonsi  riferir  grazie  alla 
datura  per  la  gran  moltitudine  che  assuefece  a  queste  acque  • 


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7©  CAGLIARI 

cosi  perehé  tra  queste  specie  copiosissime  sono  molte  che  som- 
mimsti-ano  un  alimento  delicato  nelle  mense  più  laute.  Mareg- 
giano lungo  i  lidi  della  provincia  da  3o  in  4<>  battelli;  e  si  calo- 
col  a  ,  che  possBR  prendere  all'anno  circa  i5,ooo  cantara  per 
45,000  scudi. 

Tonnare,  Non  è  solamente  nella  stagione  del  consueto  loro 
viaggio  entro  il  Mediterraneo  dopo  mezza  la  primavera  che 
prendansi  dei  tonni  in  queste  acque,  però  che  ve  ne  restano 
ia  gran  numero  anche  nelP  inverno.  E  quivi  é  che  viene  a  far 
le  uova  pressoché  tutta  quella  colonna  che  dall'Atlantico  en- 
trando nel  batìno  mediterraneo  viaggiò  lungo  le  coste  della 
spagna ,  Francia  ,  e  del  Genovesato  ,  onde  al  mare  sardo  si 
converte  passando  tra  l'Elba  e  la  Corsica.  Ye  n'ha  d'un  vo- 
lume meraviglioso,  lunghi  17  e  più  piedi  ,  che  pesano  1800 
epiùlìbht^  sarde.  Il  tonno  bianco  conoscasi  sotto  l'appellazione 
di  sgombro  sardo* 

In  altri  tempi  ^rano  in  vari  punti  del  littorate  della  provincia 
degli  stabilimenti  per  la  pesca  dei  tonni;  ma  siccome  accadeva 
spesso  ,  che  il  prodotto  iòsse  minore  del  necessario  dispendio, 
furono  abbandonati.  Gli  ultimi  che  si  dismisero  sono  stati  quello 
di  Malfettano  nel  golfo  Teulada,  e  l'altro  deli'isoletta  di  s.  Ma- 
cario presso  Capo-Pula.  I  negozianti  che  le  calarono  ebbero  a 
patire  grosse  perdite.  La  tonnara  di  Malfettano  si  calava  al 
ritorno  dei  pesci  nell'Atlantico  ,  quando  essi  sono  assai  degra- 
■dati  da  quanto  erano  in  primavera  ,  e  però  di  pochissimo  va- 
lore. Importa  molto  esplorare  qual  linea  sogliano  avere  nella 
loro  corsa  ,  e  stabilir  la  pesca  dove  si  conosca  che  le  loro 
greggio  possano  scorrere.  Della  maggiore  ^o  minor  quantità  degli 
individui  di  questa  specie  nella  colonna  su  accennata  portansi 
Tarie  ragioni  ,  e  molte  non  da  essere  ammesse.  Intanto  non  si 
considera  ,  che  la  sorte  è  allo  stretto  di  Gibiltenra  ,  là  dove 
mentre  si  volgono  per  una  maggiore  o  minore  curvità  della  li- 
nea del  corso  e  avvicinamento  alla  costa  spagnuola ,  o  alla  afri- 
cana ,  si  determina  ad  una  più  che  ad  altra  grande  l'afflusso; 
siccome  per  una  maggiore  o  minore  propinquità  delle  diverse 
Bchiere  le  seguenti  sono  determinate  a  inviarsi  nella  direzione 
delle  precedenti.  E  quando  molti  qui  ne  vengano  può  il  can 
marino  aszurro  che  molto  li  ama  e  divoraseli  in  uno  o  due 
bocconi,  perciò  dai  tonnaiìoti  appellato  /wVct-Cwmiw,  persegni- 


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CAGLUkIUL  71 

%m1ì,  sperperarli,  come  qnà  è  solito  fiirè  nieàtemefio  <c}ie«ttUe 
coste  deU'Ingbiltecra  e  «Iella.  Francia*. 

Pfisca  netìo  stmgno»  Troraiisi  in  .questo  già  stabilite,  ùndici 
pecdliere  ,  otto  ntlU  liate  dcila  plaia ,  una  ia  s«  Gilla,  altee 
due  neirintemo,  le  «pali  fruàtaiia  a.  Gilla.  scudi  i6oo:  Girinas, 
che  incontrerai  dopo  la  «ca&  ,  tua  la  prima  «^  secofida.  isvletr 
ta  j  lao  :  Sol  pi6<^eredda  900  :  Sa  ponti/edda .  900  :  Su  £ùndali 
900  :  Corti-longa  1000  :  Pton^-becdna  6op  z  Sa  pifiÓBa  diostn 
mola  400:  Maiamuia  iSo.  £  nelterritarÌA.di  Asscnyii,  laposobiem 
di  s.  Malia  3oo:  Su  pcirtasa  i  3«* ^  «Si  pnnò  peto  aensa  4ci'|ipalp 
sospettare  che  questi  numeri  non  rappneaentiso^ina  prema  me- 
dia. In  queste  peschkDC  so»a  applitiate.  cisca  Jffi  ,pars<MM  «enan 
fiar  conto  dei  ragazzi,  e  impiegate  barche  ^1, 

AhA  4fio  pescatori  di  Ca^Uaci ,  con  ao  di  Assemini;»  e  12 
del  Maso  sono  occnpati  nella  pescagione  dello  .«ta^no  ccùà.cUrqa 
dncoento  barche  ,  dei  qnah  alAri  usano'  le  iddi,  altri  l'amo  » 
questi  la  fiocina  di  giorno  a  tenlare  f  imigU.faé^<>siì  doweafeV- 
•mino  tnMfansi  delle  anguille  ,  qiMHi  nella*  oéciÉn|ài.éoo.  Ja  fiac- 
oofe  :  onde  nelle  notti  illimi^  ma  serene,  e  Mjà  beiUissiiMispel^ 
taooio  alia  città  ;  alcuni  finalmente  usano  le  nasse,  i  pesci,  più 
«opiosi  sono  i  muggini  di  ^i  diverse  specie  ,  cefalo  ,  iHdusQl- 
bida,  uUiòne,  senebeo,  conchedda,  nuiauhi.  iNoniÉieab  diicurca 
altre  venti  diverse  specie  vi  guizzano ,  nati  ppnando^'in  ooitfo  -i  . 
gamberi  che  som .  copiosissimi.  1  xagazai  fn^nn  110Ì  :baa^i  Iiindi 
per  le  conchiglie*  .      .  .  •  v  1 

Si  calcola  il  prodotta  di  jqa«ste>  aoque  a  ia,ooò  ;oai^ta£a:iy 
dalla  qual  somma  deli^tto  nn  sento,  pe;-  io  vbHo  dei  pescatoci 
e  loro  £Miiiglta  y  pare  pnasa^oo  venire  i|>eit>la  .-vendita  del  sre«- 
stante  hre  sutle  14^,000.  fi  menerei  le  ^pos&ievq  lih]tltlao'ap^ 
prossimativaoieote  lire  sande  17,500,  TdyiBhiAdasi-, > cfauJe  ahce 
arti  (  quidi  sono  chianiafee  le  :diverse  maniere  di' pekafiei)* anni- 
dano lire  <  27,500..  Dall' anztnotato  totale  tofadberetteno  >att' ap*- 
pnltatore  hre  36,35o,  e  le  rimanditi  diiose  .in  'uonfaii  ì5bo> 
compmsi  i  piccoli,  avrebbesi  per  comune  lire  ao8.  a. 

Pesca  tieiJìumL  Nel  Caralita,  e  nei  prìncipaU*  suoi  iniamit 
non  sono  .scarse  le  anguille  e  le  trote,  e  in  .eerti,  tenipi  've«- 
donsi  presso  la  ioce  anche  le  .  che|ipie  (  altee  ).  ,  La  copia  del 
primo  genere  è  allora  grankUssinML,  quando  per  larghe  pioggie 
il  fiume  ristaura  il  oorso,   e   gonfiasi.  La  uialiiére  delia. pesca 


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7^1  CAGLURI 

sono  Tane,  ina  la  più  comune  è  per  li  nassai;  che  però  do- 
vrebbe essere  limitata  con  appositi  provvedimenti,  perché  il 
piccol  lucro  dei  pescatori  non  costi,  come  accade,  un  grave 
danno  ai  comuni;  quanto  si  sperimenta ,  quando  le  molte  acque 
non  si  potendo  contenere  nell'  alveo  e  smaltire  nel!'  aperto  solco 
in  varii  tratti  colmato  per  lo  stabilimento  dei  nassa! ,  si  spar- 
gono ,  e  causano  calamità  ai  seminati ,  e  spogliano  i  fondi  della 
terra  vegetale.  Si  possono  annoverare  circa  So  pescatori,  che 
in  comune,  quando  sian  fortunati,  pr^enderànno  cinquanta  can- 
tara ,  che  vendute  a  un  prezzo  medio  potran  loro  valere  scudi  25o. 
-  Rare  volte  si  pesca  nelle  paludi,  ondechè  le  anguille  vi  in- 
grossano cosi,  che  se  n'ebbe  alcuna,  la  quale  superò  le  libbre 
sarde  a5. 

Sanguette.  Se  ne  raccoglie  grandissima  quantità  dai  fiumi  e 
paludi*  Furono  ricercatissime  nel  commercio,  e  se  ne  mandò 
tanta  copia,  che  alPuopo  mancarono  agli  stessi  cagliaritani: 
però  fu  pubblicata  una  proibizione. 

Saline,  in  ^iù  luoghi  anche  alquanto  remoti  dal  mare  sono 
dei  bacini  in  cui,  quasi  tutti  gli  anni,  formasi  il  sale;  però  non 
se;  ne  scava  che  nel  littorale  della  città  alla  parte  di  levante. 
-Le  artificiali  sono  al  Lazzeretto,  a  S.  Pietro,  e  lungo  la  plaia. 
Qnelle  che  furono  formate  in  fondo  al  golfo  di  Teulada  sono 
neglette  da  non  pochi  annU 

Gli  é  da  un  tempo  immemorabile,  che  nelle  vicinanze  di 
Cagliari  si  pratica  il  salificio.  Se  ne  trova  menzione  nel  governo 
dei  Giudici,  e  poscia  in  un  diploma  del  re  di  Aragona  e  di 
Sardegna  D.  Jacopo  (all'anno  1327),  in  cui  concede,  che 
^Ue  regie  saline  deg)i  stagni  potessero  i  cagliaresi  senz' alcun 
prezzo  tanto  prendere^,  quanto  fosse  stimato  necessario  all'  uopo 
giornalieiHii' delle  famiglie,  imposta  una  multa  di  60  alfonsini 
minuti  a  chi  ne  abusasse.  •£  nel  dubbio,  se  del  sale  naturale 
dei  bacini  di  M<4entra/u,  e  Marestagno  debba  intendersi,  odi 
quello  che  in  artificiali  vasi  si  formasse  con  l'umana  industria, 
inclinerei  nella  prima  parte,  conscio  come  sono  della  maravi- 
gliosa  produzione  dei  due  detti  stagni,  la  quale  a  far  conce- 
pire quanta  sia,  dei  sapere  che  dall'anno  1781  al  1786  si 
estraevano  brodettate  3,729,8^3,  e  se  ne  ammucchiavano  sal- 
me 337485;  onde  per  medio  frutto  di  stagione  si  ottenevano 
per  anno  in  detto  spazio  salme  37,914?  meatre  dalle  artificiali 


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CAGLURI  73 

cosi  recchie,  come  recenti,  non  si  ebbe  che  l'annua  media  di 
7,386,  che  era  circa  un  quinto  del  prodotto  delle  naturali» 

Ma  non  ha  guarì  che  si  provvedeva  con  intelligenza  alla  mi- 
norazione delle  saline  artificiali,  e  formavasi  tra  Monvolpino 
e  s.  Bartolommeo  uno  stabilimento,  affidata  al  cav.  Delitala 
(D.  MicheUno)  la  direzione  delle  operazioni  secondo  i  metodi 
da  lui  proposti,  e  costituitavi  una  scuola  di  teoria,  nella  quale 
alcuni  alhevi  dell'ospizio  di  s.  Lucifero  sono  eruditi  nell'arit- 
metica ,  e  nei  principi!  di  chimica  rispettivi  alla  salificazione. 
Vi  sorge  un  bel  fabbricato  con  caserme,  ergastoli,  e  magaz- 
zini; e  vi  si  gode  la  comodità  di  belle  avventenze  con  la  op- 
portuna copia  dell'acqua.  Portavi  questa  per  una  linea  di  pres- 
soché 3ooo  metri  un  canale  sotterraneo  da  una  abbondantissima 
fonte,  die  alle  radici  del  colle  di  s.  Ignazio  felicemente  ritro- 
vava l'anzilodato  Cavaliere  per  un  egregio  risparmio  dell'  azienda, 
e  salubre  ristoro  dei  lavoratori  nell'ardenza  del  sollione  sotto 
cut  cominciano  le  operazioni  dello  scavamento* 

La  superficie  impiegata  al  salificio  é  su-  d' un  fondo  compatto 
di  argilla  tenacissima.  La  sua  quantità  comprende  finora  otto- 
mila ari;  ma  quanto  prima  distenderassi  sopra  altrettanto  spa- 
zio. Sono  adoperate  le  viti  archimedee,  e  le  ruote  a  timpano, 
e  sono  già  scavati  18  pozzi. 

La  salsedine  dell'acqua  del  mare  suole  trovarsi  a  5^;  se 
però  riposi  per  non  più  di  cinque  giorni  nei  bacini  soffire  tanta 
vaporizzazione,  che  può  essere  versata  nei  vasi  siccome  satur- 
nia a  37^  e  ancor  più  in  là. 

La  produzione  é  calcolata  a  salme  io  per  ogni  aro  (la  sal- 
ma vale  star.  cagl.  11 ,  vedi  Busachi  prw,  — Equazione  me- 
irica')i  però  si  ottiene  e  il  i5,  e  il  ao  ancora,  se  perla  sta- 
gione favorevole  ùlt  .  si  possano  più  ricolte.  Indi  é  la  gradazione 
di  pregio,  coi  si  riguarda  nei  contratti.  I  sali  di  prima  scava- 
zioDe  sono  più  stimati ,  meno  gli  altri  che  vengon  dalla  seconda 
e  terza ,  perciò  che  la  cristallizzazione  è  sempre  più  impura. 
La  siccità  è  moltissimo  desiderata  ai  salinieri  L'umido  nuoce, 
che  scema  la  quantità  del  prodotto,  e  può  farlo  mancare  af- 
flitto. Della  bontà  del  sale  non  tutti,  portano  egual  giudizio. 
Sono  alcuni,  cui  seppe  alquanto  d'amaro. 

Valor  del  prodotto.  Mentre  la  coltivazione,  die  si  comprende 
nei  divcra  lavori  dell'asciugamento^  appii^namento,  battimento 


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74  CAGLIARI 

della  Mipeificie,  cui  segue  lo  scavamento  del  sale,  e  raoc»» 
mulanettlo  simultaneo,  fi  computa  a  1.  n,  0,75  per  ealma 
(  come  suol  essere  il  presso  d' appalto  )  ;  se  a  questo  si  ag- 
giunga  anche  il  valore  del  trasporto,  avrai  costare  la  detta 
snisura  K  n.  i,a5,  non  oonstderate  le  spese  perla  manutenzione 
dello  stabilimento. 

Ordinaria  quantità  del  prodotto  negli  anni  pi>ossimamente 
traAcorsi* 

Nelle  saline  di  Cagliari,  e  nelle  altre  del  regno  solerauai 
ecavare  di  ^le  naturale  salme  74,000,  di  artificiale  479^^^* 
Vcodevansi  nel  regno  di  sale  naturale  salme  6,000,  di  aiti^ 
€iale  10,000,  quello  per  lire  sarde  i58,4oo,  questo  per  »64,ooo: 
alle  gabelle  del  Piemonte  di  «ale  naturale  s.  3o/»oo  per  lire 
60,000,  di  artificiale  3o,ooo  per  67,500:  agli  esteri,  ed  ai  sa- 
lalori  di  sale  naturale  10,000  per  lire  ao,ooo ,  di  aitifidale 
lOyooo  per  lire  aa,5oo:  si  che  ottenevasi  una  somma  di  lire 
sarde  592,400  eguale  a  lire  nuove  1,137,40^* 

Canale  delle  saline.  Il  gran  vantaggio  delle  saline  di  ponente 
«ra  la  agevolezea  del  trasporto  per  acqua%  Ora  altrettanto  si  é 
aggiunto  alle  recenti  di  levante  dallo  scavamento  d'un  «anale, 
il  quale  mette  sua  foce  nel  mare  sotto  lo  punta  Misclis  avan» 
zandosi  lungo  le  seccagne  intra  due  palafitte  a  710  metri.  Un 
efflussorio  per  poco  non  isola  le  antiche  saline  del  Lazfeeretto. 
il  tronco  principale  producesi  agli  stagni  della  Palma  e  Pier- 
ini bianca,  donde  si  farà  scorrere  tra  il  Marestagno  e  Molen^ 
targiu  alle  ajc  della  terra  di  Quarto:  La  sua  larghezza  al  pelo 
delie  acque  magre  è  di  metri  7,00 ,  nel  foocìo  di  4?4^=  ^^  scarpa 
di  4^^'  ^^  profondità  delle  acque  tra  il  flusso,  e  riflusso  di 
melFi  i,3o.  Opera  è  questa  di  molta  provvidensa,  la  quale  e 
giova  a  ridurre  le  spese  del  trasporto,  a  circonvallare  le  sa-, 
line  e  impedire  i  furti)  e,  ciò  che  grandemente  importa,  vale 
ncuro  deposito  perle  necessarie  sommi nistranze  ai  vasi,  semlo 
che  i  due  grandi  bacini  patiscono  spesso  cosi  granai  dimiau<» 
sioni  e  pel  calore,  e  massimamente  fer  k  forza  del  maestrn*- 
le,  che  mostrano  scoperto  il  fondo  per  più  della  nietii. 

Mineralogia,  E  alcun  fondamento  ,  su  cui  posare  in  opinando 
av^r  li  romani  pure  in  questa  provincia  conosciuto  alcune  vene 
metalliche.  £'  potrebbe  parere  di  veder  notata  un'antica  fer- 
riera neUa  Ferrarla y  dove  è  segnata  stazione  nell'Itinerario  di 


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CAGLURI  75 

AntoajQo  in  su  la  linea  di  «orsa  per  lo  lido  erìciltalB,  a  M. 
P.  da  Cagliari  Xlil,  corrispondenti  a  miglia  comuni  iOy4o. 
DolgoQsi  molti  che  si  lascino  n/egletti  nelle  viscere  della  terra 
questi  doni  d'una  benigqa  natura,  e  che  i  sardi,  i  quali  po^ 
trebberò  fornir  r£uropa  d'un  ferro  che  nei  fatti  sperimenti  é 
stato  riconosciuto  superiore  a  qualunque  .  altro  delle  miniere 
europee ,  debbano  mendicarne  dagli  esteri  per  formarsi  gli  istro- 
menti  delle  arti.  Gli  é  vero  che  ei  non  han  d'uopo  di  ricer- 
car in  sotterranee  ghUerie  delle  ricchezze,  che  migliori  e  più 
copiose  possono  avere  dal  suolo;  ma  non  pertaoti^  é  ancor  vero 
«fservi  delie  braccia  inerti,  e  del  (tmpo  vacito  da  occupazione 
a  potersi  impiegare  per  fornire  alm/eno  agli  artigiani  nacionaU 
queste  materie  prime* 

Nella  provincia  di  Cagliari  ai  trovano: 

Territorio  di  Segarlo,  Roccia  di  trachite  brecciforme.  ,&erve 
di  passaggio  alla  roccia  alluminifera  seguente  :  trovasi  vkino  al 
territorio  di  Serrenti. 

—  Alluminifera.  Forma  delle  grotte  nella  rooeia  precedente 
e  nella  calcarea  marnosa  (  iW  ). 

Allumina  solfata  che  si  raccòglie  in  efitorefeenze.  NoHo^grottfe 
suddette  (  2W  ). 

Calce  carbcNiata^  denitritica  che  si  avvicina  al  traefaita. 

—  Carbonata,  dentritica,  con  qualche  varietà'  della.. prece» 
dente.    .  •  .  . 

Serrenti,  Calce  solfata,  in  frammentLdi  cristalli  dt^aasoi*  Tno»> 
vasi  negli  jscavi  dello  stagno  di  Serrenti» 

Pimentdlo,  Calce  carbonata,  dentritica.  > 

*  Monastir.lìotcia.  pirossenka^  xossì^uk.,  .di  cui  sì  oosirnl  un 
ponte  sulla  nuova  strada,  lì  villaggio  di  Monastk  ripwa  .su 
qucata  roccia. 

*-^  Pirossenioa  come  la  precedente,  jna  più  bigia. 

—  Pirossenica  con  dorite,  ialite  e  noccioli  d'analcima.  Del 
monte  Sara  (  pezeo  di  rara  belkiaa  e  colossale  ). 

Cabasia  accoppiala  all'analcìma,  alla  calce  carbonata  ed  al 
quarzo,  che  ricopre  un  agglomerato  trachitico.  Della  cava  A 
Mooastir.  Bellissimo  saggio. 

Stìlbite  rossa,  lamellare,  sopra  matrice  trachitica  verde. 

—  Bianca,  lamellosa,  mista  alla  cristallizzata ,  nelP agglome** 
rato  di  trachite.  Del  mottte  Sara. 


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76  CAGLIARI 

Stilbite  bianca  y  cristallizsata,  della  varietà  dodecaedraj  in 
una  roccia  trachitica  (tW). 

Roccia  pirossenica  con  l'analcima,  e  che  ricopre  crittalU  di 
quarzo  e  di  feldspato. 

SUkpia,  Porfido  dei  trachiti,  con  cristalli  d'anfibola. 

—  Dei  trachitì,  di  colore  pavonazzo,  con  cristalli  di  piros- 
sena. 

Roccia  porfirìca,  cooaofibola  e  cristalli  di  feldspato.  Del  Co* 
stdlo  di  Siliqua. 

AssènUni,  Porfido  dei  tracfaitì,  con  cristalli  d'anfibola.  Tro- 
Tato  fuori  luogo  y  ad  Asséinini,  e  che  sembra  apparleoere 
piuttosto  alla  roccia  di  Siliqua,  di  cui  sovra. 

Raccolta  mineralogica  della  collina  di  Bonaria.  Calce  car» 
bonata,  concrezionata  e  stalattitìca.  Della  collina  di  Bonaria^ 
presso  Cagliari. 

—  Carbonata,  concrezionata  sul  calcareo  grossolano  {ivi). 
Marmo  d'un  bel  giallo  (  calce  carbonata  )  con  piccole  breo 

ce,  e  di  colore  più  vivace  di  quello  di  Verona. 

—  Bianco  che  volge  al  bigio  (  calce  carbonata  )  in  piccole 
brecce  come  il  precedente. 

Calce  carbonata,  concrezionata,  con  ocra  gialla. 
-^  .Carbonata  alabastro ,  bianca ,  di  zone  colorate  in  giallo 
più  o  meno  cupo,  in  bigio,  ecc.     . 

—  Carbonata  ,  alabastrina  ,  colorata.  Come  quella  di  Bil- 
ica, nella  jH-ovincia  di  Cuneo. 

—  Carbonata,  alabastrina.  Come  la  precedente,  ma  della 
cava  superiore. 

.     -^  Carbonata,    alabastrina.  Cooze  le  due  precedenti ,   delfei 
cava  inferiore. 

—  Grossolana,  compatta,  conchiglifera,  bianca  e  gialla. 
Ferro  idrato.  Si  trova  nelle  spaccature  del   calcareo  prece- 
dente. 

—  Ocraceo.  Trovasi  nel  calcareo  qiù  appresso  indìoato. 
Calcareo,  compatto,    grossolano,    contenente  il  ferro  Sdmlo 

suddetto  ed  indizi  di  ferro  spatico. 

Calce  carbonata,  concrezionata,  che  varia  in  alabastro»  e 
contiene  una  piccola  prominenza  che  si  suppone  essere  un  dente 
fossile  del  pesce  lupo. 

—  Cari^ouata,  cristallizzata  sopra  la  calce  carbonata  gialla. 


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CAGLURI  77 

Calce  carbonata,  cristallizzata,  delia  varietà  metastatica. 

—  Carbonata  ,  stalagmitìca. 

—  Carbonata,  stalagmitica ,  a  HorL 

—  Carbonata  che  avvolge  (rammenti  calcarei  d' altra  forma- 
zione, sopra  un'ocra  ferruginosa. 

Calcareo  compatto,  grossolano,  concbiglifero,  con  impronti 
di  madrepore,  e  di  ostriche. 

Calce  carbonata,  conchiglifera  sul  marmo  o  breccia,  accen- 
nata qui  retro  a  pag.  76,  lin.  17;  V'ha  molta  varietà  nelle  conchi- 
glie ,  e  sopra  taluna  vi  si  vede  la  calce  stessa  confusamente  cristal- 
lizzata. U  calcareo  di  Bonaria  appartiene  ai  terreni  ternari;  esso 
riposa  sui  banchi  marnosi  e  sabbiosi:  le  masse  di  questi  terreni 
sono  in  generale  poco  alte,  e  la  collina  di  Cagliari,  che  é  una 
delle  più  alte,  oltrepassa  appena  i  cento  metri  d'altezza.  Il 
calcareo  suddetto  racchiude  una  breccia  06sea  simile  a  quella 
di  Nizza,  Antibo,  Gibilterra,  ed  accennata  qui  appresso.  Essa 
è  evidentemente  posteriore  alla  formazione  calcarea,  e  la 
sua  parte  inferiore  é  terminata  da  un  piccolo  deposito  di  ferro 
colitico.  Una  parte  del  littòrale  della  Sardegna  é  ricoperta  da 
una  formazione  marina  assai  recente,  che  il  cav.  Della  Mar- 
mora  crede  propria  del  bacino  d^l  mediterraneo ,  e  questa  sem- 
bra appartenere  alla  medesima  epoca  della  breccia  ossea  di 
Bonaria.  In  questa  breccia  v'ha  un  gran  masso  dì  ossa  di  pio- 
coli  animali  rosichiatori,  della  grossezza  sottosopra  d'un  topo. 

Breccia  ossea  in  grosso  masso ,  mista  aUa  calce  carbonata  di 
Bonaria  j  di  cui  parlasi  a  pag.  76,  lin.  17,  ed  appartenente 
ad  un  quadrupede  del  genere  sopraccei^to  dei  rosichiatori. 

Ferro  gldi)ulare  in  piccoli  grani.  Trovasi  nella  parte  inferiore 
della  breccia,  nelle  fessure  del  calcareo  grossolano  indicato  a 
pag.  76,  lin.  3o. 

—  Globulare  ferruginoso ,  di  grani  un  po' più  grossi  del  pre- 
cedente, e  posto  sopra  la  calce  carbonata  stalattitica,  detta  di 
Bonaria. 

—  Globulare  ferruginoso,  di  grossi  grani  (  iVi  ). 
Quarzo  cristallizzato  sopra  il  calcareo  concrezionato. 
Breccia  ossea,  con  grosse  ossa  racchiuse  nel  calcareo    gros- 
solano. Di  Bonaria. 

Geode  calcarea.  Si  rinvengono  nelle  escavazioni  di  Monte 
Reale. 


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78  CAGLIARI 

Calce  carbonata  eoa  ÌDiltzio  di  ferro  spatico  {i%*i)^ 
Arenaria  ricoperta  da  piccoli  distaili  di  calce  carbonata.    Si 

rinvenne  in  profondita  di  1 45  metri,  neir escavazione  d'unpoz- 

zOy  nella  polveriera  di  Cagliari. 

—  Calcarea,  di  grana  fina,  serve  di  pietra  da  scalpello. 
Agglomerato  conchiglìfero.  Trovasi  presso  Cagliari. 

Calce  carbonata,  madreporitica ,  di  tinta  scura.  Del  selciato 
dell'università  di  Cagliari. 

Piombo  solforato',  argentifero  (  forse  lo  stesso  che  il  seguente  ). 

—  Solforato,  argentifero.  Del  monte  Santa  di  Pula,  presso 
Cagliari.  Diede  all'analisi  docimastica  il  25[i 00,000  in  argento, 
ed  il  63  per  cento  in  piombo. 

Arenaria  quarzosa.  Trovasi  nelle  vicinanze  del  castello  di 
1.  Michele. 

Breccia  calcarea,  conchiglifera.  Della  collina  di  5.  Michele^ 

Scisto  micaceo.  Della  montagna  di  Capoterra^  vicino  a  Ca- 
gliari. 

Granati  in  massa  e  cristallizzati  (  m  ). 

Roccia  quarzofa  di  base  talcosa,  lisciata  e  levigata  naturai* 
mente  (m). 

Ferro  magnetico.  Si  trova  arrotolato  in  quantità  nei  dintorni 
di  Capoterra. 

Calce  carbonata  con  caselle  di  daitoli  marini  (  mytilus  litho^ 
fagus  ).  Di  s.  Elia  presso  Cagliari. 

—  Polverolenta ,  terrosa.  Di  i.  jivendrace^  sobborgo  di  Ca- 
gliari. 

Arenaria  calcarea,  concrezionata.  Del  luogo  detto  Fangario^ 
burrone  che  trovasi  un'ora  distante  da  s,  jivendrace^  sulla 
strada  che  mette  a  Iglesias. 

Silice  plromaca  scura,  con  calcedonìa  di  varii  colori. 

Feldspato  ed  anfibola.  Del  selciato  di  Cagliari. 

Quarto,  Roccia  porfiroidea,  molto  argillosa,  con  base  di 
feldspato  ,  cristalli  di  quarzo ,  anfibola ,  indizi  di  talco ,  ecc. , 
del  monte  Figunieddu  (  fico  nero  ).  Trovasi  sulla  strada  che 
da  Quarto  mette  a  Muravera,  verso  l'estremità  a  ostro  della 
grande  Catena. 

—  Porfiroidea  come  la  precedente,  ma  più  compatta. 
Si  vede  in  istrati  sottostanti  al  granito,  ossia  alla  roccia  del 
monte  suddetto. 


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CAGLURI  79 

Roccia  porfiroidea,  cod  noccioli  di  feld^to  rosso ,  che  Tarìa  in 
breccia.  Trovasi  verso  la  cima  del  monte  suddetto,  asccn-i 
dendo  da  Quarto. 
Lava  foro$^'  Della  fortezza  vecchia^  rada  di  Quarto* 
S.  Rocco,  Piombo  solforato,  compatto,  dì  scaglia  menooay 
assai  puro.  Della  miniera  cbe  trovasi  alla  distanza  di  due  ore 
dal  villaggio  di  s.  Rocco,  in  un  vallone  che  si  avvicina  a  quello 
del  fiume  di  Pula,  al  piede  della  montagna  detta  Ìsl  Stidiosa, 
cbe  fu  coltivata  per  cinque  o  sei  mesi  da  certo  cav.  Bosingo. 
Il  minerale  non  ha  f»ù  là  che  metri  o,io  a  o,i5  di  spessezza, 
e  trovasi  disseminato  in  una  matrice  di  quarzo  e  di  barite  sol- 
fata. L»  roccia  cbe  circonda  questa  miniera  è  quareosa  e  du* 
rissima ,  ed  é  questo  uno  dei  motivi  per  cui  la  coltivazione  di 
essa  riesce  assai  dispendiosa  e  che  perciò  fu  abbandonata. 

Roccia  quarzosa.  Forma  l'incassamento  della  miniera  sud- 
detta. 

Pula,  Piombo  solforato  argentifero.  Nel  luogo  chiamato  i^^ 
narba,  dipendenza  del  monte  Sebura,  montagne  di  Pula  ^  si 
scorgono  degli  indizi  dì  minerale  di  piombo  in  un  filone  di 
ferro  ossidulato  magnetico,  cbe  dopo  d'avere  attraversato  il 
granito,  si  mostra  all'aperto  in  una  roccia  calcarea  sovrappo- 
sta a  quel  terreno.  La  vista  del  minerale  piombifero  sembra 
aver  causata  la  ricerca  fattasi  sopra  un'  erta  della  roccia.  Siceo* 
me  però  la  galena  non  si  protrae  di  là  dal  calcareo ,  è  proba- 
bile che  questa  particolarità  abbia  £atto  abbandonare  l'impresa. 
Questo  minerale  lavato  ha  dato  il  25  per  cento  in  slìcco,  il 
quale  ha  reso  il  60  per  cento  in  piombo ,  ed  un  quinto  d' on- 
cia,' per  quintale ,  peso  di  marco,  in  argento. 

—  Solforato ,  argentifero  ,  di  una  eacavasione  antica.  Trovasi 
a'  piedi  del  monte  Santo  di  Pula  in  una  roccia  calcarea  so- 
vrappogta  al  granito ,  e  che  sembra  una  coaseguenaa  delia  pre- 
cedente miniera.  Il  minerale  è  di  ottima  qtialità,  avendo  dato 
il  73  per  cento  in  piombo,  senaa  lavatura  precedente,  e  i\5 
d'oncia  d'argento  per  ogni  quintale. 

Stilbite  compatta.  Della  punta  di  s.  Effisio  di  Pula. 

—  Radiata  (m). 

—  Cristallizzata,  della  varietà  unitaria  d'Hauj.  Delle  r«cce 
trachitiche. 

Roccia  pirossenica.  Del  luogo  suddetto. 


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So  CAGLIARI 

Rooda  quanosa ,  che  Tana  ueììu pietra  Udia,Deììe  montagne  di 
Pula. 

Isola  di s, Pietro,  Diaspro  terroso,  fasciato  di  giallo  e  bigio. 

—  Rosso  cupo,  ricoperto  da  una  leggerissima^ crosta  di  cal- 
cedonio. 

—  Giallo  fasciato. 

—  Rosso  macchiato  in  giallo* 

—  Rosso  scistoso. 

—  Rosso,  con  quarzo  ed  ocra  ferruginosa. 

—  Rosso  cupo,  vivacissimo  e  lucidissimo. 

—  Rosso  fasciato,  di  zone  verdi  ed  altri  colori. 

—  Rosso  cupo,  macchiato  di  giallo. 

—  Scistoso,  rosso-scuro. 

—  Giallo  fasciato.  Di  Carloforte. 

—  Rosso  bruno  (ivi)* 

—  Verde  ricoperto  da  un  leggerissimo  strato  di  calcedonio  {ivi), 
.    —  Fasciato,  bigio  e  pavonazzo. 

Quarzo  resinile  giallo,  frammisto  al  calcedonio  (  iW  ). 

—  Diasproide,  ricoperto  dall'ocra. 

—  Rubiginoso. 

—  Diasproide,  misto  all'ocra  gialla. 

Porfido    trachitìco,    prismatico,    ricoperto   in  parte  da  una 
tinta  rossa. 
Trachite. 

—  Rossigno  che  volge  al  violaceo. 

—  Bigio. 

—  Compatto,  violaceo. 

—  Porfirico,  con  feldspato  vetroso. 

Lava  argillosa  ,  con  mica  ed  altre  sostanze. 

—  Bigia,  litoide. 

Ossidiana  periata,  contenuta  in  una  specie  di  podinga. 

—  Periata,  di  color  verde  scuro. 

—  Periata,  di  colore  verde  che  passa  in  decomposizione. 
Perlite. 

Argilla  smettile. 
Arena  cristalllfera  d'i  quarzo. 

Ocra  di  ferro  arrotolata,  con  nocciolo  di  calce  carbonata. 
Pauli  Gerei,  Lignite  nell' arenaria. 

Podighe,  Geode  calcarea  in  cui  v'hanno  cristalli  della  varietà 
e^/uiasie. 


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CAGLURI  8c 

Geode  calcarea  di  cristalli  metastatici  volgenti  all'e^uùur^e. 

Breccia  selciosa,  rossa,  con  noccioli  bianchi  e  rossi  della 
stessa  sostanza. 

Manifatture,  Le  arti  meccaniche  sono  mediocremente  cono- 
sciute nella  città,  rozze  nei  villaggi.  Dura  tuttora  il  sistei^a 
delle  corporazioni,  vige  T ingiustissima  legge  «fuof  ar(e5  ne  exer- 
cèto,  e  si  vogliono  ferme  le  proibizioni  e  restrizioni,  anche  in 
quei  mestieri,  dall'imperizia  dei  quali  non  viene  o  danno  o 
male,  che  a  chi  l'esercita.  Avvi  delle  ammende  per  chi  co- 
noscendo arti  diverse  ora  in  questa  ora  in  quella  si  eseixiti  a 
suo  arbitrio:  ve  n'ha  pure  per  chi  si  ardisca  in  proprio  nome 
far  alcun'  opera  nel  mestiere ,  in  cui  compi  il  legittimo  garzo- 
nato, se  non  abbia  potuto  prima  raggranellare  il  danaro  ad 
essere  inscritto  dopo  un  dubbio  esame  nell'ordine  deUa  Mae- 
stria. Qu'mdi  accade  ai  meschini,  cui  fu  con  modi  indegni  in- 
terdetto di  procacciarsi  la  sussistenza  col  lavoro  di  sue  mani, 
essere  una  necessità  l'accattare,  o  U  rubare.  Residuo  di  ini- 
quità e  servitù  di  tempi  barbari. 

Sono  nella  provincia  dei  paesi  conosciuti  per  de'manofatti, 
ma  certamente  di  pochissimo  pregio.  Deciino-manno  e  Deci- 
mo-puzzu  per  la  fabbricazione  di  grosse  stoviglie  :  Fuitéi  e  Se- 
garlo per  te  voli  e  mattoni:  Samatzài  anche  per  la  calcina:  Sin- 
nai  e  Settimo  per  certi  utensili  di  fieno  che  lavorano  le  don- 
ne: Paùli-Arbarèi  per  stuoje  di  sala:  Donòrì  per  sedie  e  simi- 
li; e  altri  per  altre  opere  di  non  più  alto  merito. 

Tessitura,  Potrai  numerare  in  tutta  la  provincia,  non  com- 
preso il  capo-luogo,  circa  i3,ooo  telai  non  migliori,  che  nelle 
altre  provincie.  Deve  perciò,  e  per  difetto  delle  sussidiarie 
macchinette  avvenire,  che  colei  pure  che  con  buon  animo  si 
accinga ,  e  duri  con  costanza  in  una  lunga  giornata  non  si  con- 
soli che  dell'ottava  parte  del  lavoro  sopra  un  telajo  meglio  co- 
strutto. Ai  panni  lani  meno  che  ai  lini  sono  applicate  le  don- 
ne; e  tuttavolta  né  si  ha  pure  di  questi  il  sufficiente.  In  Ca- 
gliari questa  sorta  di  artificio  si  è  già  di  molto  migUorata ,  mercè 
le  cure  dei  due  ottimi  cittadini,  cui  fu  commessa  la  educazione 
ne' due  orfanotrofi.  Ei  pure  v'ha  contribuito  chi  stabiliva  la 
lavoreria  dei  bordati.  Fu  già  una  fabbrica  di  panni,  ma  in 
breve  tempo  cadde.  Dalle  quali  cose  è  dritto  inferire  esser  le 
manifatture  di  tutta  la  provincia  una  cosetta  meschina,  o  es- 
Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  UI.  6 


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8^  CAGLIARI 

sere  in  sul  nascere  .  «  .  .  ahi  a^  T oroscopo  è  infausto!  E  si 
intenderà  di  vantaggio  pochi  essere  i  prodotti  della  natura, 
che  si  nobilitino  a  maggior  valore ,  e  mancare  il  popolo  di  im- 
piego; ond'é  conseguenza  penuria^  miseria,  povertà,  ignoran- 
za, rouezza,  superstizione,  barbarie.  Oh  quanti  si  lamentano 
che  in  ripigliare  manofatte  le  materie  che  diedero  grezze ,  sian 
richiesti  di  restituire  il  ricevuto  con  una  arrota  doppia,  tripla, 
e  talvolta  decupla!  E  si  che  ben  conoscono  quanto  si  aggiunga 
di  valore  alle  materie  per  Tarte;  e  non  pertanto  non  li  vedi 
mai  determinarsi  al  buon  partito,  e  non  saprai  presagire, 
quando  siano  messi  in  grado  di  entrare  nella  guerra  commer- 
ciale ,  e  onorevolmente  liberarsi  dal  tributo ,  cui  sono  costretti 
di  offirire  tutti  gli  anni  alle  fabbriche  estere,  e  da  una  vii  ser- 
vitù, qual  è  veramente  la  dipendenza  che  non  sia  da  una  ra- 
gione insuperabile  ;  quando  si  scuotano  dalla  inerzia ,  in  cui 
naturalmente  va  a  spegnersi  il  movimento  degli  animi  in  que- 
sto e  simili  climi,  e  caldi  di  generoso  ardore  adoprino  a  che 
l'industria,  cui  è  mollo  felice  questa  provincia  per  lo  migliore 
relativo  stato  dell'agricoltura,  germini,  e  di  quelle  arti,  che  in 
regioni  più  colte  educa ,  sia  benaugurata  madre.  Che  le  persone 
di  non  volgar  fortuna  studiino  a  farle  fiorire,  né  rifugga  da 
quest'impegno  la  nobiltà,  essendo  la  vera  verissima  ragion  di 
prestanaa  nella  patria  il  ben  meritar  di  lei  la  vera  gloria ,  il 
ben  meritare  della  umanità y  togliendo,  per  via  d'esempio, 
la  mendicità,  che  è  certo  una  gangrena,  e  stringendo  gli 
oMÙ,  che  sono  una  peste,  a  vivere  per  se  e  per  altri.  Che 
si  facda  sentire  desto  quello  spirito  d'associazione  Industriale, 
che  le  piccole  fortune  riunisce  e  pareggia  a  grandi  intraprese , 
e  dal  niente  e  dal  poco  fa  nascer  cose,  e  cose  grandi.  Allora 
soccorrendo  opportune  le  proibizioni,  le  quali  non  si  può  ne- 
gare essere  alunne  della  industria  principiante,  potrebbero  pure 
fra  i  sardi  elle  rinnovare  i  miracoli,  che  altrove  felicemente 
ebbero  operato.  Pretenderai  più  dallo  stato,  che  già  pose 
feodamento  a  tutto  con  incoraggiare  l'agricoltura,  con  pre- 
Starle  ampio  favore,  con  togliere  questi  ostacoli,  che  per  la 
còndision  delle  cose  è  stato  lecito  alla  di  lei  migliorazione ,  e  cosi 
ereaiva  l'abbondanza,  ed  in  questa  cagionava  un  prezzo  me- 
diocre alle  opere  y  non  si  concede  che  alla  gente  grossa.  Che 
se  ineuBlba  a  lui  dt  formare  degli   stabilimenti   di   industria, 


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CAGLURI  83 

ciò  non  sarà  che  in  uno  dei  due  casi^  o  di  impiegare  le  per» 
sone  dannate,  o  di  assoggettare  al  lavoro  gli  oziosi  vagabondi 
e  accattoni. 

Commercio.  Dal  sin  qni  detto  intomo  alla  agricoltura  ed  in- 
dustria potrà  senz'altro  ogni  uom  avvisarsi  di  ciò  che  sia  il 
commercio  di  questa  provincia  interno  ed  esterno.  Però  a  dir 
qualche  parola  sul  primo,  noterò  esser  in  alcuni  luoghi  (  Quar- 
to, Serdiàna,  Sanlùri,  Villamàr)  non  pochi  che  mercanteg^ 
giano  su  gli  ordinari  articoli,  cereali,  vini,  formaggi,  bestia-' 
me  :  e  tenersi  delle  fiere  in  occasione  di  feste  popolari ,  dove 
però  non  si  eonchiudono  che  piccoli  a£EEirucci. 

Strade,  Oltre  la  strada  centrale,  dove  in  certi  tempi  è  un 
gran  movimento  per  lo  trasporto  delle  derrate  alla  capitale, 
trovasi  da  su  Monastir  cominciato  il  traccianpento  della  pro- 
vinciale alla  Ogliastra.  Ma  come  si  desidera  il  perfezionamento 
di  questa,  cosi  è  desiderato  Taprìmento  di  alcune  altre  per 
facilitazione  del  commercio  col  Sulcis,  col  Sarrabus,  con  i  paesi 
littorali  a  levante  e  ponente  ,  e  per  le  comunicazioni  viciualì. 
Le  correnti,  i  fanghi,  le  asprezze  sono  grandissimi  impedi- 
menti. Peggio  se  gente  malvagia  vada  attorno  con  libertà ,  e 
aon  abborrisca  dalle  grassazioni. 

Porto.  11  numero  medio  dei  legni  mercantili  che  all'anno 
frequentano  U  porto  ascende  ai  3oo.  €he  se  si  considerino 
quelli  solamente  che  direttamente  vengono  per  commercio  fòr>« 
sechi  il  sopposto  numero  dovrà  scemarsi  sino  alla  metà.  Di 
rado  si,  ma  pur  avviene  che  passi  la  settimana  senza  un  ar*^ 
rivo  o  partenza:  e  più  infrequentemente,  che  si  veggano  tn-* 
tro  V  immenso  porto  tanti  legni  (  n.^  5o  )  quanti  starvansi  un* 
corati  col  segnai  nessun  mi  tocchi  sul  trinchetto  o  com* 
presso ,  quando  in  snl  cadere  del  i835  affollaronsi  tutti  quelli 
ehe  avevano  negozi  nella  piazza  per  entrar  i  primi  in  quelle  por-< 
te,  che  da  sei  mesi  con  danno  incalcolabile  dei  produttori  te- 
liea  serrate  una  opinione.  Le  frequentissime  provenienze  sono 
da  Genova  e  sue  riviere,  Marsiglia,  Livorno,  Napoli,  Malta, 
Fiume.  Con  la  Finlandia  e  Svezia  pochissimi  contratti,  meno 
ancora  con  la  Spagna.  Dei  legni  di  commercio  con  bandiera 
sarda ,  che  sono  la  massima  parte  degli  avvenienti ,  non  so 
q[uanti  appartengono  a  negozianti  della  piazza. 

in  tutta  la  provincia  non  è  pel  commercio  altro  porto,  che 


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84  CAGLIARI 

il  cagliaritano.  £  gli  è  iu  questo ,  che  può  uno  formarsi  giu-^ 
sta  idea  di  tutti  i  bisogni  dei  sardi.  Quali  e  quanti  sieno  gli 
articoli  principali  dell'  attivo  ,  e  chi  non  sappia  ?  Quali  e  quanti 
quei  d'importazione?  dicali  l'industria  nazionale,  ed  il  pazzo 
lusso  gi£|  da  una  in  altra  delle  classi  cittadine  sino  ai  villaggi 
propagato  con  la  forza  d'un  contagio ,  che  questo,  il  quale 
anzi  è  un  bene  dove  fioriscono  l' arti.,  è  veramente  altrove  una 
rovinosa  j^zzia.  In  poche  parole  abbiti  molto:  ricevesi  quanto 
è  nelle  cose  necessarie  utili  dilettevoli,  fatta  restrizione  per 
alcuni  manofatti  che  già  somministrano  le  piccole  fabbriche 
della  città.  Piccol  risparmio,  che  certamente  non  pareggia  la 
perdita  patita  dal  commercio  attivo  per  certe  estrazioni  cessa- 
te ,  o  molto  ridotte.  E  qui  mentre  mi  cade  in  acconcio  noterò 
che  dello  scemamento  degli  avventori ,  mentre  potevano  essere 
state  altre ,  e  furono ,  con  troppo  manifesta  ingiustizia  si  è  vo- 
luto portar  cagione  la  malafede.  Ebbervi  qui  pure  (  e  in  qual 
parte  non  si  trovi  questa  gente  piena  di  magagne?  )  dei  cotali 
che  si  intrusero  avventurieri  nella  professione  del  commercio , 
e  adulterarono  i  grani,  la  soda,  i  vini,  i  formaggi  ecc.,  e  for- 
tunati nella  frode  sfuggivano  poi  di  essere  mandati,  dove  me- 
glio stanno  questi  infami  delitti,  che  certe  venialità  in  materia 
di  furto,  che  l'odio,  l'invidia,  la  vendetta  spesso  fanno  ve- 
dere per  un  microscopio.  Ma  senza  questo  ,  in  mani  di  chi  è 
il  commercio  della  piazza? 

Chi  ora  domandi  in  qual  parte  preponderi  la  bilancia  com- 
iikerciale?  Già  sarai  venuto  in  gran  maraviglia  per  quel  certo 
Statistico ,  il  quale  ragionando  di  tai  tempi ,  quando  era  biso- 
gno di  più  merci  dall'estero,  osava  affermare  ineguaglianza 
grande  nelle  somme  comparate  del  commercio  attivo  e  passi- 
vo ,  e  quyesta  in  favor  dei  sardi ,  i  quali  or  dovriano ,  se  avesse 
detto  quel  che  era,  esser  ricchi  di  molte  centìnaja  di  milioni 
di  Ure  nuove  serbati.  A  riformar  l' opinione  secondo  il  vero , 
eccoti  alcuni  numeri  del  movimento  commerciale  non  della 
sola  provincia  di  Cagliari ,  si  bene  di  tutto  il  regno  negli  anni 

1824         1825  *       1826 

import    4,849,111.  5,838,i8i.  7,178,333. 

Esport.    3,487,177.  5,228,836.  5,418,796. 


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CAGLIARI  85 

1827  18:28  18:19 

fafort.   9,o65y!ii5.  'jySi^^g^.  9,5i9,i!i2. 

fiport.    8,239^788.  10,433,644*  7,126,001. 

Risulta  una  passività,  e  questa  si  verifica  frequentemente.  Si 
vorrebbe  calcolato  quanto  viene  dai  sali;  ma  gli  è  questo  un 
artìcolo  d'  altra  natura.  Si  vorrebbe  computato  quanto  viene  dai 
contrabbandi;  ma  in  questo  fatto  non  accadono  scandali,  e  per 
avventura  l'avuto  può  ^bilanciarsi  col  dato. 

Amministrazione  di  giustizia  nella  provincia.  Sopra  la  me^ 
desima  è  preposto  un  prefetto  ,  che  è  consultore  dei  ministri 
di  giustizia  tra  i  vassalli  di  feudatari  stranieri.  Mandamenti. 
T.  In  Cagliari  è  il  tribunale  della  R.  Vicarìa  con  gli  assessori 
dei  quartieri  secondo  il  voto  dei  quali  sentenzia  il  Vicario,  a. 
Quarto  capo-luogo  di  mandamento  Quartucciu  e  Pirrì.  3.  Se- 
larpufi  e.  1.  Settimo  e  Sestu.  4-  Paùli-pirri  e.  1.  il  Maso.  5. 
Sinnai  e.  1.  Mara-Cala gònis,  Burcèi,  Carbonara.  6.  Ussana  e.  1. 
Soléminis.  7.  S.  Sperato.  8.  Villasòr  e.  1.  Decimo-puzzu ,  Vii- 
lahennòsa.  9.  CapoteiTa  e.  1.  Sarròco.  io.  Pula  e.  1.  s.  Pietro- 
Pula,  Domos  de  Maria.  11.  Serdiàna  e.  1.  Donòrì.  12.  5icci. 
i3.  Assémini  e.  1.  Uta.  i4*  Decìmo-manno  e.  1.  Villa  speciosa. 
i5.  Villamàr.  16.  Samàssi  e.  1.  Serrenti.  17.  Sanlùrì.  18.  Nu- 
rioninis  e.  1.  Monastir.  19.  Senorbi  e  1.  Sèlegas,  Seùni,  An/i, 
s.  Basilio,  s.  Andrea.  20.  Furtéi  e.  1.  Segarlo,  Villagréca.  21. 
Serramanna.  22.  Guasila  e.  1.  Guamaggiore ,  Ortacesus,  Pimen- 
tallo  y  Barrali.  23.  S.  Pantaleo  e.  1.  Suelli.  24-  S.  Gavino  e.  1. 
Sàrdara,  Pabillònis.  25.  Siliqua.  26.  Samatzài. 

Delitti.  £ssendo  generalmente  i  campidanesi  di  miti  costumi 
sono  di  poco  conto  le  più  frequenti  colpe,  e  degne  men  di 
pena,  che  di  una  paterna  correzione.  Ciò  è  chiaro  dalle  stesse 
condanne  alla  sdiiavitù  pubblica  per  leggieri  peccati,  ordina- 
riamente di  furto.  I  gravissimi  sono  di  uccisioni  spesso  indeli- 
berate per  trasporto  di  furia ,  raramente  premeditate  per  amor 
di  vendetta ,  e  accadono  più  spesso  nei  paesi  di  montagna  y 
dove  è  ancora  un  po'  di  fierezza,  che  altrove.  Non  pertanto  si 
ricordano  esempi  di  crudeltà  in  uomini  delle  terre  più  basse 
da  commozione  di  gelosia  ;  e  furono  pure  che  intraprendessero 

t^e  strade  pubbliche  i  passeggicri. 


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86  CAGLURI 

Intendenza  provinciale.  In  quanti  distretti  sia  stata  spartita 
già  fu  detto.  Amministrasi  dallo  stesso  Intendente  generale  del 
Regno,  onde  che  egli  deve  dividere  la  sua  attenzione  tra  le 
particolarità  e  minuzie  provinciali  e  locali,  e  la  generalità  del 
reggimento  di  tutte  1*  altre. 

Quello  che  proviene  all'erario  cumulativamente  alle  gabelle 
e  agli  altri  redditi  si  può  stimare  di  novecento  e  più  mila  lire 
sarde,  circa  due  milioni  di  lire  nuove. 

Opere  e  forze  militari.  Senza  i  propugnacoli  della  citta  do- 
minante ,  di  cui  sarà  poi  particolar  disborso,  sono  state  in  certi 
punti  del  littorale  edificate  delle  torri.  E  procedendo  da  le- 
vante a  ponente  troverai  prima  delle  altre  la  torre  di  Cala-pira 
conia  vicina  di  Serpentarìa  sur  una  isoletta;  quindi  la  denominata 
dei  cavoli  sopra  im  altro  gran  masso  entro  il  mare.  Siede  sul 
prossimo  promontorio  e  domina  il  porto  di  Carbonara  la  cosi 
detta  fortezza  vecchia.  Successivamente  sopra  vari  spargimenti 
della  costa  sono  le  torri  di  Capo  Boi ,  di  Monti-fenùghu ,  della 
Regina,  di  s.  Andrea,  quindi  il  fortino  del  Margine-rosso,  dove 
fu  già  il  campo  dell'esercito  francese  di  sbarco  nel  1793*  Sul 
promontorio  di  s.  Elia  sopra  Cala -mosca  é  il  forte  della  torre 
dei  segnali.  A  ponente  della  città  sono  le  torri  del  Loi,  dì 
s.  Macario  sopra  una  isoletta,  del  Coltellazzo  sulla  testa  del 
promontorio  su  cui  fra  due  porti  sedeva  l'antica  e  nobile  città 
di  Nora,  e  in  là  quelle  di  Cala-d-os(ias,  Chia,  Sparavento, 
Malfettano,  del  Budello  entro  il  gran  seno  di  Teulada,  e  oltre 
il  capo  di  questo  nome  V  estrema  di  Cala-piombo.  In  questa 
linea  erano  anticamente  più  numerosi  i  punti ,  dove  eransi  po- 
ste armi  e  guardie  ,  e  vi  sorgevano  in  siti  opportuni  per  l'al- 
tezza alle  vedette  alcune  torricciuole  per  stazione  degli  specu- 
latori \  per  forma  che  era  tra  tutte  le  guardie  del  littorale  una 
corrispondenza  poco  chiara  a  dir  vero,  ma  era  il  primo  ten- 
tativo e  passo  alla  telegrafia. 

L' origine  di  queste  torri  si  riferisce  al  regno  di  D*  Pietro  IV 
(  anno  1 354  )  quando  trovandosi  nell'  isola  ordinava  fossero  in- 
torno alla  medesima,  specialmente  nei  luoghi  di  approdo,  costrutte 
torri,  e  in  eminenze  di  largo  orizzonte  stabilite  specole  ,  che 
per  via  di  foco  segnassero  se  nei  rispettivi  paraggi  si  presen- 
tassero legni  nemici. 

Erano  altre  foi*tificazioni  presso  la  città ,  che  a  spese  dei  cit* 


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CAGUAftl  87 

ladini  fuiooo  costruite  in  quei  punti  HÙlitarì|  cbe  par?e  bene 
preoccupare  a  poter  iar  argine  ad  un  nemico ,  che  con  preci* 
pitosa  marcia  si  pcMrtasse  sulla  capitale.  Allora  le  eresie  del 
HoDVolpino  si  coronavano  di  piccoli  bastioni;  si  co:»truiva  sul 
monte  di  s.  Ignazio  a  sopraccapo  della  torre  dei  segnali  un 
forte  che  facesse  giocare  più  di  36  pezzi  d'artiglieria-,  e  sulla 
Kaffa ,  eh'  era  altro  punto  di  somma  importanza  dove  potevasi 
operare  sul  mare  e  sulla  avvenienza  dalla  plaìa,  fondavasi  uà 
terzo  bastione.  Diversa  maniera  di  pensare  in  fatto  di  tattica 
non  ha  guari  fé' distruggere  le  opere  del  Monvolpino,  e  lascia 
le  altre  si  sfacciano  per  opra  del  tempo  o  dell'uomo. 

Delle  Gostruziotki  militari  del  medio  evo  restano  ancora  pa* 
recchie,  comecché  già  rovinanti,  fatta  eccezione  di  quelle  che 
comprendonsi  nelle  fortificazioni  della  città;  e  sono  il  castello 
di  Bonvicino  (  Bonvebi  ) ,  altrimenti  di  s.  Michele ,  sopra  la 
prima  collina  della  catena  cagliaritana  ad  un  miglio  circa  la 
tramontana  della  città ,  di  cui  in  appresso  sarà  special  menzio- 
ne ;  e  le  rocche,  una  di  Siliqua,  della  quale  sotto  la  denomina- 
zione  di  Gioiosa  guardia  sono  molte  memorie  istoriche;  altra 
dell'antica  città  di  Sanlàri  che  tuttora  si  conserva;  e  la  terza , 
il  castello  di  Sàrdara ,  che  ebbesi  il  cognome  di  Monreale.  Tra 
quelle  che  già  caddero  devonsi  notare  la  fortezza  di  s.  Gilla 
molto  celebre  nell'estrema  epoca  dei  giudici  cagliaresi,  e  il 
castello  di  Bonaria.  Sopra  le  quali  sono  dal  Fara  ricordate  le 
castella  di  Pula  e  Santisconata  nel  Norese,  di  Sorris  in  Parte- 
Ippis,  di  Orgulosu  nel  dipartimento  di  Galilla,  altrimenti  del 
Giarréi  ;  ma  il  primo  è  tutt'  altra  cosa ,  per  la  forma  che  quella 
che  si  nomina ,  avvegnaché  alcuni  uomini  vi  si  potessero  difen- 
dere; del  secondo  non  si  ha  finora  alcuna  contezza  ;  rispetti- 
vamente al  terzo,  cosi  la  tradizione,  come  quello  che  avanza 
della  costruzione  cel  presentano  non  castello,  ma  palagio  del 
barone. 

Milizie.  Delle  regolari  si  di  infanteria ,  come  di  cavalleria  ed 
artiglierìa ,  che  sono  nella  provincia,  il  numero  porta  uomini 
circa  i5oo.  Se  esso  fosse  più  ampio,  si  potrebbero  fissare  delle 
stazioni  nei  capi  luoghi  dei  distretti  a  maggior  fermezza  del 
buon  ordine,  e  a  meglio  frenare  quei  che  scapestrano. 

Le  truppe  nazionali  sono  in  molte  e  numerose  schiere,  e 
possono  essere  portate  ad  una  quantità  sei  o  più  volte  mag- 


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88  CAGLURI 

giore  al  primo  cenno  del  goyerno.  Esse  nel  1798  mentre  uo- 
mini scelti  dei  cittadini  erano  intesi  nella  propugnazione ,  e  so- 
stenevano il  vivissimo  fuoco  della  formidabil  flotta  del  Diret- 
torio rivoluzionario  di  Francia,  ferme  in  vantaggiose  positure 
contenevano  dentro  i  loro  steccati  le  feroci  bande  state  man- 
date  giù  per  prendere  alle  spalle  la  capitale,  e  poi  instando  e 
premendo  con  vigore  le  costringevano  a  ricercar  salvezza  nei 
legni.  Se  avessero  avuto  a  esser  guidate  da  un  abile  capitano ,  sa- 
rebbe ora  in  quei  lidi  la  ricordanza  di  una  illustrìssima  vittoria. 
Feudi.  I  61  villaggi  di  questa  provincia  sono  compresi  in 
%Z  feudi. 

I.  n   marchesato  di  Yillasor  (popolazioni  3)  appartenente 

ad  uno  straniero. 
a.  id,  Yillacidro  (  popol.   i   nella  prov.  )  ad 

uno  straniero. 
S.  Sperato  (p.  i  )  ad  un  signore  sardo. 
Giarrei  (p*  3  nella  prov.)  ad  un  na-* 

zinnale. 
Soleminis  (  p.  i  )  ad  un  signore  sardou 
Samassi  (  p.  a  )  ad  un  signore  sardo. 
Baronia  di  Serdiana  (p.  a)  ad  un  signore  sardo. 
S.  Michele  (p.  9)  ad  uno  straniero. 
Monastir  (p.  5  nella  prov.)  aduno  straniero. 
Snelli  (  p.  a)  all'arcivescovo  di  Cagliarì 
Capoterra    (  p*  a  nella  prov.  )  ad  un  signore 

sardo. 
Pula  (  p.  3  )  ad  uno  straniero. 
Samatzai  (  p.  i  )  al  R.  Patrimonio. 
Teulada  (  p.  i  )  ad  un  signore  sardo. 
Monreale  (  p.  i  nella  prov.  )  ad  uno  straniero. 
Quarto  (  p.  3  )  ad  un  signore  sardo. 
Furtei  (  p.  5  )  ad  uno  straniero. 

18.  Viscontea  di  Sanluri  (p.  i  )  ad  un  signore  sardo. 

19.  Contea  di  Villa  mar  (  p.  i  )  ad  un  signore  sardo, 
ao.  Signoria  della  Tre/enta  (  p.  1 1  )  ad  uno  straniero. 

ai.       id.  Marmilla  (  p.  i  nella  prov.  )  ad  uno  straniero. 

a  a.  Ducea  di  Mandas  (  p.  i  )  ad  uno  straniero. 

a3.  Feudo  d' Albis  (  p.  i  )  ad  un  signore  sardo. 

Dal  qual  prospetto  si  apprende  dai  dieci  feudatari  forestieri 


3. 

id. 

4. 

id. 

5. 

id. 

6. 

id. 

7- 

Baroma  dì 

8. 

id. 

9- 

id. 

IO. 

id. 

ti. 

id. 

la. 

id. 

i3. 

id. 

14. 

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CAGLIARI  89 

pocsederd  popolazioni  4^  9  che  sono  Teramente  le  più  prodiit- 
tÌTie^  dai  signori  sardi  popolazioni  ai.  E  si  può  designare  come 
m  totale  approssimativo  delle  prestazioni,  cui  sono  soggette 
fa  ragioni  di  tutte  sorte,  lire  nuore  5oo,ooo. 

Questo  ed  altro  più  grave  peso ,  che  loro  sovra  incumbe ,  fa 
gemere  e  cpiesti  e  gli  altri  popoli  della  Sardegna.  Ma  già  verso 
£  loro  si  volge  il  cuore  dell'augusto  Carlo  Alberto,  già  vede 
le  cause  della  misera  condizione,  in  cui  versano,  e  tocco  da 
pietà  non  più  indugia  a  tutta  porre  in  opera  la  Sua  Real 
provvidenza  (V.  Carta  Reale  19  dicembre  1 835  prescrivente  la 
consegna  dei  feudi ,  giurisdizioni  e  dritti  feudali  )  in  loro  sol- 
lievo. Gli  animi  amanti  della  patria  e  cupidi  del  rifiorimento 
della  nazione  si  ergono  a  grandi  speranze:  poco  ancora,  e  i 
popoli  dell'isola  saranno  posti  nel  grado  di  incivilimento  e  pro- 
ferita, in  cui  per  benefizio  dei  Principi  Sabaudi  sono  perve- 
nnti  e  consistono  i  loro  fratelli  del  continente-,  e  Carlo  Alberto 
ac^iislerà  altri  e  massimi  diritti  alla  perpetua  gratitudine  dei 
sardi,  e  con  tutto  merito  l'appellazione  affettuosa  di  Padre 
della  patria ,  il  glorioso  cognome  di  Ristoratore  della  Sardegna. 
Del  governo  ^generale  delT  isola  e  regno  di  Sardegna.   . 

B  reggimento  della  Sardegna  è  monarchico. 

Le  sue  forme,  e  gli  ordinamenti  per  la  legislazione,  e  per 
l'amministrazione  si  costituirono  cosi: 

Il  re  D.  Pietro,  il  Cerimonioso ^  fu  il  primo  dei  sovrani 
d'Aragona  e  Sardegna,  che  convocasse  a  Cagliari  in  parlamento 
i  più  distinti  fra  i  suoi  soggetti.  Il  che  avvenne  nell'anno  i355 
(Y.  Manno  Storia  della  Sardegna  in  detto  anno). 

Alfonso  T ,  quando  abbandonata  l' impresa  della  Corsica  sof- 
ferma vasi  nell'isola,  volle  congregare  alla,  sua  presenza  nel  ca- 
stello di  Cagliari  il  parlamento  della  nazione  (  anno  1421  )• 
Dal  qual  tempo  cominciò  per  la  nasdone  sarda  un  ordine  mi- 
glior di  cose,  perché  si  facea  partecipe  in  qualche  maniera 
deUe  cure  del  proprio  reggimento,  ed  invitavasi  dai  sovrani  a 
rassegnare  periodicamente  il  quadi*o  dei  suoi  bisogni ,  e  la  pro- 
posizione dei  rimedi.  Ed  ecco  il  cenno  che  delle  leggi  politi-, 
che  della  Sardegna  dà  nella  sua  lodata  istoria  il  chiarissimo 
summentovato  Autore. 

11  re  D.  Alfonso  non  volendosi  dipartire  da  quelle  norme  ^ 
che  nei  regni  suoi  della  Spagna  erano  già   in    vigore  ^    estese 


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90  CAGLIARI 

alU  Sardegna  la  «tessa  legge  delle  cosi  dette  corti  generali  del 
principato  di  Catalogna,  convocando  a  formare  il  parlamento 
sardo  tre  ordini  di  persone:  quello  degli  ecclesiastici,  compo- 
sto dei  vescovi,  abbati,  priori  e  capìtoli  delle  cblese  cattedrali , 
chiamato  anche  fra  noi  con  vocabolo  castigliano  stamento  ec- 
clesiastico: quello  dei  gentiluomini,  nel  quale  sono  compresi 
tutti  i  signori  dei  feudi,  rappresentanti  eziandio  i  comuni  loro 
sottoposti,  ed  intervengono  tutte  le  persone  nobili  ed  i  cava- 
lieri del  regno ,  appellato  stamento  militare  :  e  lo  stamento  in- 
titolato reale,  al  quale  convengono  i  deputati  di  ciascheduna 
città.  Allorché  per  convocazione  intimata  dal  sovrano  o  dal  vi- 
ceré ,  si  dovettero  questi  tre  ordini  congregare  in  solenne  par- 
lamento, chìamossi  tal  concilio  corte  generale  ,  o  curia  del  re- 
gno. La  riunione  distinta  di  ciascuno  ritenne  il  nome  di  sta- 
mento; la  qual  cosa  succedette  specialmente  più  volte  nelle  ran- 
nate dello  stamento  militare  per  lo  privilegio  concedutogli  di 
congregarsi  anche  alloraquando  non  si  trovano  adunate  le  cor- 
ti, onde  rappresentare  al  sovrano  le  cose  necessarie  al  bene 
dello  stato;  essendo  stata  a  questo  stamento  in  modo  partico- 
lare commessa  la  tutela  delle  ordinazioni  vinte  nei  parlamenti. 
Ed  in  questo  rispetto  devesi  osservare  che  siccome  ciascun  or- 
dine rappresenta  una  classe  diversa  di  sudditi,  così  le  risolu- 
zioni prese  se  furono  accordate  fra  i  tre  stamenti,  ed  appro- 
vate dal  sovrano  obbligano  il  regno  intero,  ed  hanno  forza  di 
legge  generale,  mentre  che  quelle  che  ad  un  solo  ordine  ap- 
partengono per  una  sola  classe  di  sudditi  partoriscono  obbli- 
gazione. Per  le  formalità  solite  usarsi  vedi  il  lodato  Scrittore 
all'anno  14^1  ed  all'anno   1721. 

Queste  assemblee  facevansi  solitamente  in  ogni  dieci  anni. 
L'ultima  fu  tenuta  nel  1699.  Ottenutosi  il  regno  sardo  dai 
duchi  di  Savoja ,  Vittorio  Amedeo  avea  deliberato  in  conformità 
alle  domande  fatte  dallo  stamento  militare  di  convocare  un 
solenne  parlamento;  ma  poi  si  incontrava  una  difficoltà  nell'in- 
felice risultamento  del  ricolto,  e  non  si  voleva  in  tal  condi- 
tone aumentare  le  pubbliche  gravezze. 

Fu  poi  nelle  urgenze  dei  tempi  torbidi  del  1 795  tenuta  una 
general  sessione,  ma  non  fa  numero  con  le  precedenti,  sicco- 
me quella  che  non  può  comprendersi  nell'ordine  consueto. 

Avvegnaché  non  si  celebrino  siffatte  congreghe  nelle  solenni 


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CACLIARI  91 

forme y  che  si  era  «olito,  tutUvolta  i  Reali  di  Sav<^a  hanno 
date  e  danno  a  questi  ordini  le  più  distinte  prove  di  loro  con-' 
siderazione  e  fiducia.  Imperocché  non  solo  continuano  nella  con- 
suetudine'^ di  interpellare  le  tre  prime  voclj  e  i  mfeuthri  prin- 
cipali di  ciascun  ordine  per  la  proroga  triennale  del  donativo  ; 
ma  le  chiamano  in  parte  di  importaotissimi  negozi,  ed  i  vi- 
ceré ai  maggiori  congressi  per  interrogarli  della  loro  sentenza* 

Consigli  di  stalo.  Quando  il  Sovrano  restasi  in  sul  continente 
tiene  presso  di  se  un  Consiglio,  che  si  qualifica  Supremo; 
quando  sia  nel  regno  questo  onore  é  attribuito  alla  Reale 
Udienza* 

Componesi  il  supremo  consiglio  d*un  presidente,  del  reg- 
gente di  toga,  che  deve  essere  regnicolo,  di  due  consiglieri 
eziandio  regnicoli,  e  di  quegli  altri,  cui  piace  al  re  di  eleg- 
gere ;  fìaaln>ente  d' un  avvocato  fiscale  generale ,  e  d'  un  segre- 
tario. Questi  consultano  il  sovrano  per  tutte  le  provvisioni  con- 
cernenti r amministrazione  della  giustizia,  grazie,  e  impieghi 
di  privativa  dei  regnicoli,  e  danno  il  loro  sentimento  sempre 
che  si  tratti  di  leggi  o  di  altri  provvedimenti,  che  direttamente 
si  riferiscano  al  bene  pubblico,  e  riguardino  lo  statuto  della  na* 
zinne,  o  il  governo  politico.  E  qui  è  da  notare  che  se  le  regie 
provvisioni  concernenti  tali  materie  non  siano  segnate  dai  mi- 
nistri del  supremo  devonsi  dal  viceré  e  dai  magistrati  trattenere. 

Viceré.  11  Luogotenente  del  re  nell'isola  chiamossi  in  prin- 
cipio Governatore,  o  capitan  generale,  quindi  Viceré*  Amplis- 
sima e  veramente  regia  erane  nei  primi  tempi  l'autorità:  in 
questi  é  circoscritta  dalle  leggi  del  regno,  dalle  reali  istruzioni 
del  1 755 ,  e  dalle  particolari  che  sono  prescritte  a  ciascuno 
nella  sua  nominazione. 

Qualche  volta  per  caso  di  morte  o  di  assenza  si  destina  un 
presidente  del  regno ,  titolo  che  indica  una  luogotenenza  prov* 
visoria,  quale  suole  commettersi  al  governatore  di  Cagliari^ 

Il  viceré  nella  solenne  inaugurazione  di  sua  autorità  giura 
in  presenza  dei  tre  ordini  del  regno  nella  chiesa  maggiore  l'os- 
servanza delle  leggi  vigenti  nel  regno  ,  privilegi,  capitoli  di 
corte  ecc. 

Assistono  al  viceré  nella  generale  amministrazione  delle  cose 
pubbliche  /:ome  suoi  legittimi  consiglieri  i  capi  dei  dipartimenti 
giuridico,  economico,  militare.  Ma  il  principale  e  perpetuo  egli 


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9^1  CAGLURI 

è  il  Reggente  la  Real  Cancellerìa ,  il  quale  dopo  il  viceré  pre- 
cede tutti  gli  altri  impiegati  del  regno.  Ei  gli  offre  i  suoi  con- 
sigli nelle  materie  giurìdiche,  giurisdizionali  e  politiche ,  die 
non  sieno  però  di  tanta  importanza,  da  si  dover  sottoporre 
alle  deliberazioni  della  Reale  Udienza,  e  con  la  stessa  norma 
nella  provvisione  d' uffici  soliti  conferirsi  dal  viceré  o  interinai* 
mente  o  per  incommenda  ecc.  La  istituzione  dell'ufficio  del 
Reggente  fatta  dal  re  Ferdinando  II  fu  il  primo  temperamento 
posto  air  arbitrario  ed  assoluto  governo  dei  viceré.  La  Sardegna 
per  circa  i6o  anni  soggiacque  ad  un  reggimento  quasi  milita- 
re. Lodossi  mai  sempre  il  governo  di  coloro  che  contenti  ad 
invigilare,  e  studiosamente  invigilando  operarono  che  le  am- 
ministrazioni fossero  esercitate  col  dovuto  zelo,  e  si  accomoda-» 
rono  nella  spedizione  degli  affari  al  giudizio  dei  capi  di  dicastero. 

Sta  presso  il  viceré  una  regia  segreterìa  di  stato  e  di  guerra. 
È  questo  il  primario  uffizio  del  regno,  onde  é  sfogo  a  tutte  le 
provvidenze  governative. 

Reale  Udienza.  Nel  regno  é  la  Reale  Udienza  un  consiglio 
di  stato.  Gli  é  mandato  al  viceré  ,  che  occorrendo  cose  gravi 
o  concernenti  alle  massime  del  governo,  ei  le  debba  trattare 
con  la  medesima  -,  ed  é  pure  ordinato  che  la  risoluzione,  che 
d'accordo  verrà  presa,  abbia  ad  essere  spedita  con  segnatura 
del  Reggente,  ecc.  ecc.  I  pregoni  contenenti  provvidenze  e  di- 
sposizioni prese  nella  maniera  accennata,  e  pubblicate  nella 
forma  prescritta ,  ottengono  nel  regno  forza  di  legge  perpetua. 
La  stessa  Reale  Udienza  forma  le  terne  dei  soggetti  nei  quaU 
concorrono  le  richieste  qualità ,  per  essere  delle  prelature  e  di- 
gnità ecclesiastiche  del  reguo,  arcivescovadi,  vescovadi,  abba- 
zie, priorati,  nei  quali  la  nomina  e  presentazione  spetta  al 
Real  patronato,  onorate  e  provviste  sempre  secondo  la  espressa 
volontà  sovrana  le  persone  più  degne  e  benemerite  di  esso  re-t 
gno.  Siffatte  terne  tocca  pur  fare  alla  Reale  Udienza  nella  va- 
canza di  quegli  impieghi,  ai  quali  deve  il  re  nominare  i  re- 
gnicoli ,  in  favore  dei  soggetti  più  benemeriti  e  distinti  del  regno 
in  probità  e  dottrina.  Quando  sia  questione  intorno  a  provvi- 
denze estere,  o  di  regi  editti,  patenti,  e  diplomi,  comprese 
pure  le  lettere  di  grazia ,  di  creazione  ,  di  commende  ecc.  ecc. , 
essa  se  riconoscavi  ragioni  di  orrezione  o  surrezione ,  o  altra 
che  stimi  pregiudiziale  al  reale  servigio,    al  pubblico  bene,    a 


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CAGLURI  93 

al  teno,  deve  sospendere  Vexequatur^  o  la  registrazione  delle 
medeàme ,  e  proceder  tosto  alle  opportune  rimostranze.  Final* 
mente  in  mancanza  del  viceré  (se  pure  già  non  siasi  in  altra 
maniera  disposto)  il  Reggente  la  Real  Cancelleria,  e  tutti  i 
ministri  della  Reale  Udienza ,  sino  a  che  il  Re  provvegga ,  de* 
von  prendere  il  governo  del  regno  ed  amministrar  giustizia  con 
autorità  viceregia  in  una  col  governatore  di  Cagliari. 

Magistrati  supremi  di  giustizia.  Il  Supremo  consiglio  del  re- 
gno, e  la  Reale  Udienza  riuniscono  in  se  quest'altro  sublime 
carattere.  Sono  ambedue  supremi,  ma  tuttavolta  dassi  supplii 
cazione  da  questa  a  quelUo,  o  straordinariamente  consente^ 
una  revisione*  Veramente  in  parità  d' altro  dovea  preponderare 
l'autorità  del  Consiglio  per  la  prerogativa    dell'oracolo    regio. 

Compete  al  Supremo  la  giurisdizione  civile  e  criminale  nei 
casi  e  modi  dalle  leggi  del  regno  determinati,  e  secondo  le 
prescrizioni  e  disposizioni  del  legislatore.  Un  avvocato  fiscale 
generale  vi  deve  intervenire  a  difendere  i  regii  dritti,  ed  a 
spiegar  il  suo  voto  consultivo  in  tutte  le  cause,  nelle  quali  sì 
tocchi  l'interesse  del  reale  patrimonio.  Dal  Supremo  si  sen- 
tenzia su  li  processi  conchiusi  dal  visitatore  cui  sia  stato  com- 
messo di  esaminare  la  condotta  dei  ministri  reali,  e  degli  al- 
tri magistrati  del  regno,  e  ove  a  lui  sia  stata  fatta  potestà  di 
dar  sentenza  si  ricevono  gli  appelli. .  Capo  di  questo  magistrato 
è  il  Re ,  e  chi  lo  presiede  in  suo  nome  ha  il  grado  e  le  ono- 
rificenze dei  primi  presidenti. 

La  Reale  Udienza,  come  magistrato,  fu  con  editto  del  31 
gennajo  18 18  ordinata  in  tre  sale,  due  civili,  ed  una  crimi- 
nale, che  è  pur  denominata  Reale  ConsigUo,  o  Sala  di  gover- 
no. Il  Viceré  é  capo  del  medesimo  ,  e  se  intervengavi  può  dar 
voto  nelle  cause  criminali.  Lui  assente,  prevale  l'autorità  del 
Reggente  la  Real  Cancelleria,  e  se  questi  manchi,  ottien  le 
prime  il  presidente  o  il  giudice  seniore.  Mentre  é  libero  al  Reg- 
gente di  presiedere  in  quella  delle  sale,  dove  stimerà  meglio 
convenire  secondo  la  importanza  dei  negozi ,  é  tuttavia  dichiarata 
sovrana  intenzione  che  sia  più  assiduo   nella  sala  criminale. 

Spetta  al  Reggente  la  disti*ibuzione  delle  rispettive  cause  ai 
giudici  civili  e  criminali  perché  ne  possan  ridire  la  somma* 
Ciascuno  di  questi  quando  gli  tocca  sua  volta  riferisce,  e  a 
quest'atto  vien  ammesso,  il  pubblico. 


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94  CAGLIARI 

Una  si  è  deUe  precipue  iocumbenie  dell'avvocato  fiscale, 
cbe  promova  il  corso  della  giustizia  con  procurare  le  prove  dei 
reati,  e  l'arresto  dei  delinquenti.  Egli  spiega  il  suo  sentimento 
sulle  criminal'ttà  ,  denunzia  i  delitti  dei  quali  ebbe  avviso  dai 
ministri  di  giustizia,  domanda  l'evocazione  al  Reale  Consiglio 
delle  cause  per  misfatti  degni  di  pronta  ed  esemplare  punizio- 
ne ,  e  deve  vigilare  sulla  condotta  dei  giudici  locali. 

I  dottori  di  legge  dopo  che  siansi  esercitati  nella  pratica  se 
voglian  essere  ammessi  a  patrocinare  davanti  questi  tribunali 
devono  prestare  un  apposito  giuramento.  Ye  n'ha  un  numero 
sorprendente. 

Per  li  poveri  è  assegnato  un  avvocato  e  procuratore  che 
deve  gratis  e  con  buona  fede  patrocinare  lor  cause  tanto  ci* 
vili,  che  criminali. 

Supplicazioni.  Dalle  sentenze  della  Sala  criminale  è  concesso 
supplicare  alla  stessa,  o  alle  civili;  e  da  una  civile  ad  ambe 
unite  se  il  valore  della  cosa  che  si  contende  sorpassi  le  lire 
sarde  5oo;  od  al  Supremo,  se  si  litighi  per  una  somma  mag- 
giore di  i5oo. 

Reale  governazione  del  Logudoro.  E  questa  pure  ha  il  dop- 
pio carattere  di  corpo  politico,  e  di  magistrato  per  le  provin^^ 
eie  del  Logudoro.  Risiede  in  Sassari ,  ed  ha  per  capo  il  gover- 
natore. Questi  può  intervenire  alle  sessioni  qualunque  volta 
giudichi  cosi  convenire  in  affari  che  domandino  una  pronta 
provvidenza  governativa,  ed  assistere  personalmente  alla  rela-* 
xione  e  decisione  di  qualunque  causa  civile  o  criminale. 

Delle  operazioni  deliberate  nella  Reale  Governazione  per  af- 
fari di  governo  o  concernenti  all'amministrazione  della  giusti- 
lia ,  massime  in  materie  gravi  e  giurisdizionali ,  devesi  dare 
senza  indugio  contezza  al  Viceré  eoa  l'esibizione  dei  consulti 
e  informative. 

Appellasi  dalle  sentenze  della  R.  Governazione  nelle  cose  cri'- 
minali  al  R.  Consiglio ,  nelle  civili  alla  R.  Udienza. 

Prefetture  del  regiu)  già  stabilite  con  l'editto  dei  4  mag* 
gio  1807.  Sono  state  ridotte  a  dieci,  e  sono  quest'esse:  Caglia- 
ri, Busàchi,  Igl^stas,  Isili,  Lanusèi,  Nuoro,  Sassari,  Alghero, 
Ozièri,  Càglleri.  Tempio  può  nuovamente  aggiungersi  al  nume- 
ro, dopo  essere  stato  separato  per  Carlo  Felice  dalla  Ozierese, 
e  favorito  d'un  Delegato  Consultore  avente  le  stesse  attribu- 
zioni dei  prefetti. 


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GA6UARI  9^ 

I  prefetti  fanno  residenza  nelle  città  o  terre  destinate  per 
centro  della  giurìsdiùone,  dove  però  non  più  eserciscono  le 
funzioni  di  giudici  ordinari.  Erano  eì  per  T  addietro  giudici 
d'appello  dalle  sentenze  dei  tribunali  locali ,  ora  le  incunibenze 
sonò  ristrette  a  dare  lor  TOto  ai  ministri  delle  sole  curie  su* 
bordinate  per  la  prolazione  delle  sentenze  nei  processi  civili 
e  criminali ,  ed  a  vegliare  su  gli  officiali  di  giustizia  anche  con* 
sultori,  e  perché  dette  giudicature  siano  provvedute  a  tempo,' 
ed  i  detenuti  ben  custoditi,  e  con  umanità  trattati. 

Tribunali  di  mandamento.  Furono  stabiliti  Yeghieri  (R.  Vi- 
cari) in  Cagliari,  Sassari,  Oristano,  Bosa,  Alghero,  un  Pode^ 
sta  in  Castelsardo ,  un  Capitano  di  giustizia  in  Iglesias,  i  quali 
esercitano  la  giurisdizione  in  prima  istanza.  1  veghieri  valgonsì 
del  voto  dei  rispettivi  assessori. 

Alle  curie  pedanee  soggette  a  feudatari  residenti  ne'regi  do«- 
minii  é  concesso  avere  dei  consultori,  negato  alle  soggette  a 
feudatari  forestieri.  I  consultori  proferiscono  sentenza  e  dipen* 
dono  immediatamente  dalla  R.  Governazione,  o  dalla  R.  Udienza. 

Nelle  ville  si  reali,  che  baronali  componenti  un  sol  manda- 
mento deve  l'ufficiale  di  giustizia  deputare  per  ciascuna  un 
particolare  luogotenente,  il  quale  rispetto  agli  atti  urgenti, 
principalmente  criminali,  ha  giurisdizione  ordinaria^  e  può  pure 
provvedere  nelle  cause  minime  e  in  quelle  che  non  patiscono 
dilazione.  Che  se  l'ufficiale  fosse  sospetto,  infermo,  ò  assente, 
potrà   conoscere  e  provvedere  in  suo  luogo  con  la  stessa  autorità. 

Sportale.  I  Magistrati  non  godendo  un  sufficiente  assegna* 
mento,  vige  tuttora  il  sistema  sportulario  regolato  d'una  re* 
cente  tariffa. 

Sindacaturatié  un'ottima  instituzlone,  che  come  èia  natura 
delle  cose  umane  potrebbe  degenerare  in  un  cerimoniale  inu*> 
tìle,  ed  in  un  vero  aggravio  per  le  finanze.  Fu  questa  in  uno 
degli  articoli  proposti  dalla  famosa  regina  d'Arborea  Leonora 
Desserra  nel  trattato^  di  pace  col  re  d' Aragona.  Nei  primi  tempi 
non  ne  erano  esenti  né  anche  i  ministri  maggiori  del  Re;  poscia 
Ti  rimasero  soggetti  soli  i  minori.  È  solito  che  ogni  tre  anni  i 
Magistrati  della  R.  Udienza  e  Governazione  deputino  uno  o 
più  giudici,  i  quali  con  l'avvocato,  o  proavvocato  fiscale  re-« 
gio  trasferitisi  nelle  città  e  luoghi  di  residenza  dei  prefetti  ve*' 
ghierì,   delegati  consultori ,  e  invitati  gli  aggravati  a  proporre 


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96  CAGLIARI 

le  accuse ,  iinpreDdono  V  esame  delie  operaùoni  del  gitidice 
locale  ecc.  1  prefetti  rivedono  quelle  dei  ministri  delle  ville  dei 
loro  distretti. 

yisUatorL  Se  i  ministri  maggiori  non  sono  più  sottoposti  a 
quesU  regolari  esami,  non  perciò  possono  liberar  l'animo  da 
tristi  pensieri  intorno  all'avvenire,  se  male  adempiano  i  loro 
offici;  che,  quando  sembri  conveniente  al  Sovrano,  comparisce 
improvviso  un  regio  Visitatore  a  discoprire  le  malvelate  magagne. 

Leggi.  Quelle  che  si  osservano ,  e  secondo  le  quali  si  giudica 
sono  il  dritto  comune  ,  e  il  patrio.  Compongon  questo  i  .^  la 
Carta  de  Ioga,  Codice  diviso  in  198  capitoli  in  antico  dialetto 
sardo,  che  si  promulgava  verso  la  fine  del  secolo  xiv  dall' an- 
zilodata  Leonora  d'Arborea:  fu  commentato  da  Girolamo  Oli- 
ves ,  e  recentemente  tradotto ,  e  molto  dottamente  illustrato  da 
D.  Giovanni  Mameli  de  Mannelli:  a.^  le  Reali  prammatiche^ 
corpo  di  leggi  in  lingua  spagnuola  diviso  in  5i  capitoli,  che 
fu  compilato  e  commentato  da  D.  Francesco  Vico  reggente  nel 
supremo  consiglio  di  Aragona,  e  promulgato  da  Filippo  IV  nel 
i633:  3*^  i  Capitoli  di  corte  che  sono  suppliche  rassegnate  ai 
sovrani  dai  tre  stamenti  del  regno  coi  relativi  decreti;  furono 
compilati  da  G.Giovanni  Dexait:  4-^  gli  Editti  pregoni  j  ed  al- 
tre regie  provvisioni  emanate  pel  regno  di  Sardegna  dacché 
esso  passò  sotto  la  felice  dominazione  dei  Reali  di  Savoja, 
fra  le  quali  ordinazioni  le  anteriori  al  1774  furono  raccolte 
dal  reggente  del  supremo  consiglio  Sanna-Lecca:  5.^  la  nuova 
Raccolta  pubblicata  da  Carlo  Felice  addi  16  gennajo  1827 ,  che 
componesi  di  articoli  2369. 

jForo  privilegiato.  Tr9L  vari  tribunali  detti  di  eccezione,  come 
pei  militari ,  e  pei  ministri  dipendenti  dal  regi9  patrimonio  ,  i 
nobili  e  cavalieri,  però  che  sono  dello  stamento  militare,  sono 
cosi  privilegiati,  che  siano  decise  le  loro  cause  criminali  con 
li  voti  del  reggente  ,  del  relatore ,  e  di  sette  giudici  del  pro- 
prio stamento  da  essere  eletti  dal  viceré ,  e  con  l' assistenza 
dell'avvocato  fiscale  regio.  £  poi  come  al  fisco  cosi  al  reo  fa- 
coltà di  appellare  dai  loro  giudicati.  Al  secondo  giudizio  in- 
tervengono quattro  uomini  del  ceto  dei  nobili,  che  non  ab- 
biano votato  nel  primo,  il  reggente  e  quattro  giudici  della 
sala,  cui  siasi  appellato.  Intendi  che  i  nobili  che  manchino 
neir  esercizio  di  qualche  officio  soggiacciono  al  dicastero ,  da  cui 
esso  dipenda. 


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CAGLIARI  97 

Cancelleria  apostolica  é  regia.  Le  controversie  che  occor- 
rano tra  la  giurisdizione  ecclesiastica  e  regia  vengono  inappel- 
labilmente decise  dal  tribunale  del  Giudice  delle  contenàoni 
costituito  nel  regno  con  siffatta  denominazione. 

Tribunale  apostolico.  Fu  pure  stabilito  un  tribunale  supremo 
ecclesiastico,  che  resta  provvisto  ogni  cinque  anni  con  breve 
pontificio*  Al  quale  sono  le  appellazioni  dalle  sentenze  emanate 
per  le  curie  arcivescovili  e  vescovili. 

Amministrazione  economica  della  Sardegna.  L'uffizio  della 
Intendenza  fu  nel  regno  surrogato  al  ministerio  del  procurator 
reale.  Siffatta  amministrazione  nel  doppio  aspetto  di  studiare  al 
miglioramento  delle  rendite,  e  al  regolamento  delle  spese  è 
tutta  in  mani  d'un  supremo  provveditore,  che  si  appella  In- 
tendente generale.  E  pertanto  è  costituito,  che  nulle  opere  straor- 
dinarie si  possono  intraprendere  senza  il  suo  consenso;  e  nella 
previsione,  che  in  tal  accidente  fosse  dissentimento  di  lui  dal  Vi- 
ceré ,  fu  riservata  la  decisione  al  Sovrano ,  o  ad  un  particolare 
congresso,  o  giunta  in  casi  d'urgenza. 

L' economia  delle  provìncie  é  commessa  ad  altrettanti  Inten- 
denti provinciali.  Di  questi  quello  che  fu  postò  in  Sassari  ebbe 
il  titolo  di  Vice-Intendente  generale  a  causa  di  certa  sopran- 
tendenza  sugli  offici  economici  del  Logudoro,  che  le  fu  racco- 
mandata per  consimili  ragioni  a  quelle,  onde  si  cagionò  la 
creazione  della  R.  Govemazione. 

Agli  Intendenti  provinciali  incumbe  di  verificare  il  ripartì- 
mento  degli  imposti  reali  e  comunali  nelle  terre  e  villaggi  del 
rispettivo  reggimento,  di  decidere  qualunque  controversia,  cKe 
in  dipendenza  delle  medesime  possa  nascere,  di  vegliare  alla 
formazione  del  personale  dei  consigli  comunitativi,  e  al  riem- 
pimento dei  doveri  di  tal  carica,  di  vedere  il  bilancio  dei  red- 
diti e  delle  spese  d'ogni  comune,  i  conti  dei  sindaci,  ricevi- 
doi;Ì  e  agenti  comunali,  i  contratti  per  l'affitto  dei  terreni  pub- 
blici; e  finalmente  di  provedere  all'incremento  dell'agricol- 
tura, e  industria  di  loro  provìncie,  ed  alla  esecuzione  degli 
speciali  provvedimenti  che  si  sieno  dati  per  la  salute  pubblica. 

Non  manca  la  necessaria  coniroUorazione  per  un  uffizio  go- 
vernato da  un  fungente  le  veci  del  controllore  generale. 

Amministrazione  delle    cose    militari.  Il    supremo   comando 
delle  armi  è  presso    il    Viceré.    Sono    a' suoi  ordini   due  ge- 
Dizion.  gcogr.  ecc.  Voi.  III.  7 


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98  CAGLIARI 

neraliy  uno  delle  truppe  regolari,   altro  delle  bande  nazionali. 

Delle  prime  niente  è ,  che  non  sia  noto.  Le  altre  non  hanno 
stipendio  fisso ,  salvo  quelli  che  sono  nei  gradi  maggiori ,  i 
quali  sono  stati  liberalmente  provvisti.  I  militi  furon  divisi  in 
due  corpi 9  uno  di  cavallerìa,  altro  di  fanteria,  onde  risulta 
una  forza  rispettabile,  di  facilissima  riunione,  e  traslocazione 
per  qualsiasi  urgenza. 

Dai  miliziani  sono  scelti  i  barracelli,  antica  ed  ottima  insti- 
tuzione .  sarda,  imitata  ora  con  buon  esito  da  alcune  nazioni 
più  colte.  Queste  non  sono  meno  che  compagnie  di  assicura- 
zione contro  i  furti  e  i  danni  ingiuriosamente  dati  (  V.  la  Carta 
de  Ioga  (  cavaliere  Giovanni  Maria  Mameli  )  not.  265  ). 

Torri.  Uno  dei  particolari  mezzi  di  difesa  del  regno  si  è  una 
linea  di  torri  lunghesso  il  littorale  une  da  altre  a  certe  di- 
stanze per  la  corrispondenza.  Mentre  le  medesime  possono  gio- 
vare alle  regie  finanze  impedendo  il  commercio  di  frode ,  ed  alla 
salute  pubblica  vietando  T  approdamento  delle  navi  procedenti 
da  luoghi  pieni,  o  sospetti  di  infezioni,  ottienesi  pure  di  ren- 
der difficile  l'accesso  ai  nemici,  come  gloriosamente  è  avve- 
nuto in  molti  punti ,  quando  si  pativa  dagli  europei  che  i  bar* 
bari  delle  coste  africane  scorressero  a  ladroneggiare  nel  mare 
mediterraneo.  Su  queste  fortificazioni  perciò  sono  sempre  ver- 
sate le  cure  del  parlamento  del  regno ,  a  proposta  del  quale  una 
amministrazione  fu  stabilita,  alla  quale  si  affidava  la  cura  del 
servigio  economico,  mentre  ad  un  colonnello  quella  commette- 
vasi  del  servigio  militare.  Si  Tuno  che  l'altro  si  governano  alle 
norme  prescritte  dal  regio  editto  del  1766,  i5  gennajo.  Tut* 
tavolta  come  è  destino  delle  umane  istituzioni  sono  invalsi  al- 
quanti abusi,  li  quali  a  togliere  già  converte  sua  attenzione  il 
governo. 

Istruzione  pubblica.  Mentre  tutte  le  amministrazioni  in  qual- 
siasi genere  di  cose  pubbliche  hanno  un  principio,  e  un  cen- 
tro, onde  sorge  il  movimento  in  una  sola  direzione,  e  cui 
tutte  le  diverse  parti  si  rìferiscono  per  connettersi  in  una  bella 
unità)  sola  la  istruzione  pubblica  manca  di  congiunzione ,  né 
v'ha  un  dicastero  con  una  sola  mente,  che  e  vegga  il  com- 
plesso delle  parti,  e  con  un  consiglio  operi ,  e  mantenendo  la 
uniformità  con  energia  indirizzi  le  cose  al  proprio  fine,  e  le 
promova  a  quella  grandezza,  in  cui  sono  altrove  cresciute.  Per 


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Coogle 


CAGLURI  99 

le  quali  cose  é  desiderata  una  commissione  su  questo  impor- 
tantissimo ramo  di  pubblica  economia  ad  uomini  che  si  cono- 
scano valenti  a  si  grave  incarico ,  i  quali  alle  costituite  autorità 
indipendenti  sovrastando  regolino  tutto  il  sistema  della  istruzio- 
ne, gli  studi  maggiori,  i  minori,  l' erudimento  primario. 

Gli  studi  maggiori  si  fanno  in  Cagliari  e  in  Sassari ,  dove  è 
r  insegnamento  delle  quattro  facoltà  teologica  ,  legale ,  medico- 
chirurgica ,  filosofica.  Né  sa  bene  a  molti  questo  raddoppia- 
mento di  disciplina  in  un  piccol  regno;  però  che  ne  questa  , 
uè  quella  università  promette  e  presta  una  istituzione  comple- 
ta, sendo  che  per  iscarsezza  di  mezzi  devono  .mancare  di 
molte  e  necessarie  parti  d'un  insegnamento,  di  molti  e  uti- 
lissimi sussidi,  ed  i  professori  avere  meno  di  quanto  sian  co- 
nosciute degnissime  le  loro  gravi  e  pregievolissime  fatiche. 
Quindi  ai  medesimi  parrebbe  ottima  provvidenza  un  accumu- 
lamento: e  crederei  che  per  una  più  soda  e  più  estesa  istru- 
zione potesse  assai  giovare ,  si  veramente  che  fosse  avuto  ri- 
guardo al  comodo  di  tutti.  D  che  ove  la  condizione  delle  cose 
ancora  non  consenta ,  è  a  studiarsi  di  conseguire  una  parte  al- 
meno del  gran  desiderio  ,  e  certo  conseguirassi ,  se  modi  meno 
fallaci,  che  gli  ordinari,  siano  prescritti  per  la  scelta  degli  institu- 
tori;  se  quelli  siano  assunti  al  nobile  ministerio  che  sappiano  e 
vogliano  lavorare  all'incremento  delle  scienze,  e  che  coi  pe- 
renni monumenti  di  loro  ingegno  e  studio  possano  onorar  la 
patria,  e  i  lumi  di  loro  scienza  diffondere  e  porgere  agli  uo- 
mini di  altri  luoghi  e  tempi;  se  desto  all'operosità  sia  tenuto 
il  loro  zelo,  e  vengano  gli  animi  persuasi  a  una  sincera  con- 
sensione,  annichilate  le  rimanenze  dell'antico  furioso  munici- 
palismo ,  conciliate  le  menti  alla  necessaria  docilità ,  e  per 
stringer  il  molto  in  poco,  accesi  i  cuori  d'un  tale  amore  che 
tolga  la  indifferenza ,  spegna  le  antipatie  ,  e  opprima ,  se  esi- 
sta, ogni  invidia  letteraria. 

A  più  delle  suddette  due  università  ristabilite  e  ridotte  a 
forme  migliori  sotto  i  Reali  di  Savoja  sono  delle  scuole  mag- 
giori nei  capiluoghi  di  diocesi ,  spiegandosi  pressoché  in  tutd  ì 
seminari  ecclesiastici  1%  filosofia  e  la  teologia,  omessa  sempre 
la  canonica. 

Le  scuole  minori  per  1^  grammatica  latina  e  per  le  belle 
lettere  sotto  la  direzione  di  chierici  regolari  ,  o  di  preti  seco- 


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loo  CAGLURI 

lari.  Dì  queste  y'ha  un  buon  numero ,  conciossiachè  siano  sta- 
biliti dei  ginnasi  nelle  città  ,  nelle  terre  vescovili ,  e  davvan- 
taggio nelle  più  popolose.  £  questi  studi  dimandano  pure  una 
saggia  riforma.  Dopo  otto  anni  ini^iegati  nei  sunnotati  due 
rami  i  più  diligenti  accorgonsi  non  aver  ottenuto  che  un  me- 
schinissimo  frutto. 

Le  scuole  primarie  sono  per  benefizio  dell'  immortale  Carlo 
Felice  stabilite  in  quasi  tutte  le  popolazioni  del  regno.  Con  sommo 
dispiacere  di  tutti  i  buoni  male  esse  corrispondono  airintendi- 
mento  dell'istitutore.  Restano  sotto  la  sorveglianza  degli  inten- 
denti provinciali ,  e  in  nulla  o  in  poco  dipendono  dai  mode» 
ratori  della  istruzione  pubblica. 

Capitcuda  generate  e  consolato.  Il  viceré  in  qualità  di  ca- 
pitano generale  presiede  al  tribunale  cosi  detto  ,  cui  é  com- 
messa la  cognizione  dei  delitti  degli  uffiziali  delle  milizie  na- 
zionali ,  e  degli  uomini  addetti  al  servigio  delle  torri  in  ciò 
che  riguarda  i  loro  rispettivi  offici  \  e  spetta  pure  il  giudizio 
sopra  delitti  commessi  in  mare  ,  sopra  la  legittimità  delle 
prede.  In  generale  le  incumbenze  e  giurisdizioni  del  consiglio 
dell'  ammiragliato  in  Genova  sono  in  Sardegna  esercitate  dal 
viceré  e  dalla  capitania  generale. 

Il  magistrato  del  consolato  venne  stabilito  in  virtù  del  regio 
editto  3o  agosto  1770.  Esso  decide  sommariamente  e  senza  for- 
malità di  atti  le  cause  di  cambio ,  mercatura ,  ogn'  altra  que- 
stione riguardante  il  commercio ,  e  le  insorte  per  costruzione 
di  navi  mercantili ,  e  loro  armamento ,  equipaggio  ,  stallie  ,  e 
getti.  Oltre  le  quali  attribuzioni  ha  dritto  di  inspezione  sulle  fab- 
briche e  manifatture  ,  ed  é  specialmente  incaricato  di  scoprire 
e  impedire  i  monopolii ,  di  pubblicare  i  fallimenti ,  e  provve- 
dere sui  medesimi. 

Sono  nel  regno  due  siffatti  tribunali  ,  uno  nella  dominante , 
altro  in  Sassari.  Dai  giudici  subalterni  si  può  appellare  a'  sud- 
detti due  magistrati ,  se  la  somma  sopravanzi  gli  scudi  4^  >  se 
il  centinajo  si  può  pure  da  questi.  I  giudizi  di  supplicazione 
vertono  unicamente  avanti  il  magistrato  di  Cagliari ,  cui  sono 
aggiunti  altri  due  giudici  ,  se  chiedasi  riparazione  di  sua 
sentenza. 

Cen  morato  generale  sopra  i  monti  di  soccorso.  Sono  cosi 
chiamati  i  monti  nununari  e  granatici  che    furono    in    favore 


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CAGLURI  loi 

dell'agricoltura  stabiliti  secondo  le  prescrizioni    del    pregone  4 
settembre  1767, 

Ogni  agricoltore  ha  dritto  di  farsi  imprestare  la  quantità  che 
siagli  necessaria  per  fare  o  compiere  la  seminagione.  Dopo  la 
ricolta  restituisce  9on  l'aggiunta  d'un  lieve  interesse.  I  denari 
che  si  ritraggono  dalla  vendita  dell'eccedente  la  conveniente 
somma  dotale  sono  a  profitto  delle  banche  nummahe  ,  che 
pure  con  altre  particolari  istituzioni  sono  dotate.  Dalle  quali  si 
anticipa  ai  poveri  il  danaro  necessario  per  l'acquisto  dei  giu- 
menti, degli  istrumenti  rurali  9  con  la  tenuissima  usura  dell'uno 
per  cento. 

Per  l'amministrazione  dei  monti  dì  soccorso  è  stata  stabilita 
in  ogni  città  e  villaggio  una  giunta  particolare.  Queste  sono  im- 
mediatamente governate  da  una  giunta  superiore  ,  che  si  ap- 
pella diocesana  ,  siccome  residente  in  ciascun  capo-luogo  di 
diocesi.  Tutte  dipendono  daUa  giunta  suprema  e  generale  di 
Cagliari. 

I  censori  si  locali  j  che  diocesani,  non  meno  che  il  generale 
sono  segretari  dei  rispettivi  comitati  ;  ai  quali  incumbe  soprav- 
vedere  nelle  giornaliere  sue  particolarità  l'amministrazione  dei 
monti  9  riferire  gli  abusi  invalescenti ,  e  con  ogni  studio  procu- 
rare la  miglioràzione  e  propagazione  dell'agricoltura.  Or  conviene 
richiamar  le  cose  ai  primi  ordini ,  o  riformarle  a  più  si- 
curi elTerà. 

CAGLIARI,  capitale  del  regno  di  Sardegna  ,  una  delle  più 
antiche  città  dell'Italia. 

È  situata  in  sul  lido  meridionale  dell'isola  alla  latitudine 
^9^  i3\  e  longitudine  (da  Greenwich)  9^  6\  Donde  sorge 
sopra  la  collina  ,  la  quale  nel  suo  punto  culminante  non  sor- 
passa i  metri  centododici.  Si  questa  ,  come  le  altre  prominenze 
già  notate  (art.  CaglÌ€U*i  provincia)  si  riconoscono  d'un  calcareo 
bianco  giallognolo  distinto  dai  geologi  sotto  la  denominazione 
di  calcareo  di  terza  formazione,  che  il  cavaliere  Alberto  Della 
Marmora  ravvisava  a  quello  somigliantissimo  che  apparisce  in 
quasi  tutte  le  sponde  e-terre  del  bacino  del  mediterraneo  ;  anzi 
perfettamente  identico  eziandio  pei  fossili  compresivi  con  quello 
de'  terreni  terziari  del  Piacentino,  dell'Astigiana,  di  Montema- 
rio  in  Roma ,  e  di  più  regioni  della  Sicilia ,  delle  Baleari ,  della 
Bctica  ,  di  Montpellier,  e  di  altre  regioni  della  Francia  nieri- 


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ro2  CAGLIARI 

dìonale;  siccome  della  costa  di  Barberial  Due  ,  secondo  il  sul- 
lodato  Cavaliere  j  sono  i  fenomeni  geologici  del  territorio  di 
Cagliari  :  i  .^  la  breccia  ossesa  di  Monreale  (  nella  massa  di 
Mon volpino  ed  eminenza  sopra  Bonaria)  ,  dove  è  ad  esser  ve- 
duta una  non  numerabile  quantità  d'ossa  d'alcuni  rosicanti,  e 
sarieno  questi  topi  hagoncis  ecc. ,  cui  quelle  sono  inframmischiate 
di  alcuni  carnivori ,  cani,  volpi  ecc.  ,  con  altre  di  buoi  ,  ca- 
Talli ,  daini  y  rettili ,  uccelli  ecc.  Trovasi  questo  miscuglio  nei 
fendimenti  e  intervalli  delle  roccie  ,  ed  in  alcune  spelonche  a 
circa  metri  ^5  sul  livello  del  mare ,  ed  offre  quasi  le  stesse 
sembianze  delle  congeneri  di  Cerigo  ,  Palermo  y  Gibilterra  y 
Ceuta  ,  Pisa  ,  Nizza  ,  Antibo  ,  che  non  altrimenti  si  ritrovano 
presso  le  sponde  del  mare  :  2.®  le  conchiglie  suff ossili  con 
frantumi  di  terraglia  cotta ,  e  di  altre  opere  di  industria  uma- 
na y  che  si  posson  oggidì  vedere  a  metri  5o  sul  livello  del 
mare  (V.  la  lettera  dell'anzimenzionato  eh.  Cavaliere  nel  Jour- 
nal  de  Geologie y  tom.  3,  pag.  3 09).  Nel  museo  della  regia  uni- 
Tersità  tra  ì  pezzi  di  pietrificazione  se  ne  vedono  che  furono  ri- 
conosciuti per  ossa  di  elefanti.  Le  quali  mentre  sono  notate 
siccome  appartenenti  alla  collina  della  città  ,  avvi  perciò  qual- 
cuno cui  pare  ravvisarhe  un  ricco  acervo  in  una  roccia  calca- 
rea sotto  il  casino-Massa  (  vedi  pag.  75,  e  seguenti  ). 

Non  è  presentemente  nella  catena  cagliaritana  altra  scaturì- 
gine alla  superficie,  che  quella  la  quale  nel  promontorio  di  s. 
Elia  sorge  poco  più  che  al  livello  del  mare ,  cui  subito  si  me- 
sce. Fu  mestiere  ricercar  l'acque  scavando  profondamente ,  salvo 
nella  falda  settentrionale  del  detto  promontorio  presso  la  chiesa 
di  s.  Bartolommeo ,  dove  fu  trovata  presso  al  livello  del  mare. 
Le  acque  dei  pozzi  altissimi  della  parte  superiore  della  città 
(il  Castello)  sono  lodate  come  buone ,  fuorché  dai  chimici  , 
che  se  lor  piaccia ,  saranno  ordinate  tra  le  minerali.  No*^  per- 
tanto sono  bevibili  ,  e  da  ciò  più  di  quelle  pregiate  che  som- 
ministrano l'altre  vene  che  in  generale  sono  salmastre  e  pe- 
santi. Dentro  alcune  caverne  raccogliesi  dell'acqua  per  lo  stil- 
licidio y  ma  quanti  vi  si  potriano  dissetare  ? 

Gli  stagni  e  laghi  dei  quali  si  è  fatto  cenno  nel  prospetto 
della  provincia  comprendono  una  gran  superficie.  Il  maggiore, 
che  vedi-ai  al  ponente  ha  una  circonferenza  di  20  miglia  ,  ed 
una  superficie  di  circa  io  quadrate.  Sono  in  esso  alcune  tcire 


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CAGLURI  io3 

che  poco  si  levano.  La  maggiore  ,  che  dicesi  Sa  lièta  (  Tiso- 
letta)  lunga  metri  1700 ,  con  la  larghezza  media  di  ySo,  in 
distanza  dalla  Scafla  di  14^0,  e  da  s.  Gilla  di  1000.  Le  altre 
sono  Suhefradi  lunga  900 ,  larga  i3o  :  Reupodda  lunga  100  , 
larga  80  :  Ischèras  lunga  4^  9  larga  25:  Is  cadennas  lunga  25 , 
larga  12.  Alla  parte  di  levante  il  Molentargiu  ha  una  circon- 
ferenza di  8000,  con  una  figura  quasi  ovale  in  lungo  2700,  in 
largo  1900  y  in  distanza  dalla  città  di  i65o.  Il  Marestagno  ha 
una  circonferenza  di  i56oo  ,  con  una  lunghezza  di  7000  ,  e 
larghezza  compensata  di  65o.  Il  lago  Palmas  tra  PauU  e  Pirri 
è  lungo  1270  9  e  largo  compensativamente  no,  in  distanza  daUa 
citta  di  3 100.  Hanno  tutti  poco  fondo  ,  e  meno  degli  altri 
questi  due  ultimi. 

Dai  dati  della  latitudine,  topografia,  ed  esposizione  potrassi 
incominciare  la  cognizione  del  clima  deUa  città:  or  diremo 
della  temperatura ,  elettricità  ,  e  di  tutte  Taltre  vjiriabili  con- 
dizioni atmosferiche. 

Barometro  medio 
anno  i833    i834  anno  i833    i834 


Gennajo 

75,78 

75,78 

Luglio 

75,61 

75,57 

Fehbrajo 

75,5a 

75,82 

Agosto 

75,5i 

75,61 

Marzo 

75,oa 

75,82 

Settembre    75,39 

75,9» 

Aprile 

75,30 

7540 

Ottobre 

7542 

7^.9» 

Maggio 

75,67 

75,63 

Novembre  75,44 

7545 

Giugno 

75,5a 

75,94 

Dicembre    75,79 

75,87 

Termometro  medio 

anno  i833 

anno  i834 

Gennajo 

Int.    12,52 

Est. 

11,28 

Int. 

14,07    Est. 

13,71 

Fehbrajo 

i3,3i 

13,37 

i3,o4 

72,73 

Marzo 

12,46 

12,44 

13,82 

14,32 

Aprile 

l5,2l 

16,29 

>9>99 

i5,53 

Maggio 

20,21 

21,26 

a  1,28 

22,33 

Giugno 

^4,09 

24,82 

24,29 

25,46 

Luglio 

25,38 

26,30 

28,44 

29,66 

Agosto 

23,22 

27,64 

28,67 

28,84 

Settembre 

21,56 

22,65 

28,33 

27,20 

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io4 

CAC 

:i.URi 

Ottobre 

30,08 

'9 

47 

31,88 

2'»9» 

Noveuibre 

16,68 

16, 

69 

17,81 

nM 

Dicembre 

14,49 

14 

01 

12,19 

ia,oa 

Giorni 

sereni  , 

piovosi , 

ventosi  e 

ventt  dominanti. 

Anni  1833-1834 

Ser. 

Piov. 

VeiU. 

Vent. 

(2om. 

Gcanajo 

17.    30 

4.3 

a.  18 

Leraote 

Maestro 

Febbrajo 

19.  i5 

».  4 

i5.     3 

Maestro 

id. 

Marzo 

II.    33 

6.  0 

7.    8 

id. 

Ostro 

Aprile 

18.    9 

4.4 

12.    7 

id. 

id. 

Maggio 

25.  i5 

4.  3 

3.    3 

Ostro  Sin 

id. 

Giugno 

33.    35 

0.  I 

5.     7 

id. 

id. 

Luglio 

35.  36 

0.  0 

i3.    7 

Maestro 

id. 

Agosto 

38.    31 

0.  0 

14.    3 

id. 

Sbrocco 

Settembre 

18.    31 

6.  0 

8.     I 

id. 

Ostro 

Ottobre 

*  i4*  II 

1.  3 

3.    9 

Ostro 

id. 

Novembre 

33.  17 

a.  8 

5.    3 

Maestro 

id. 

Dicembre 

34*    23 

3.  2 

20.      5 

id. 

id. 

La  elettricità  poche  volte  è  sovrabbondante  a  cagione  della 
molta  e  quasi  ordinaria  umidita  *,  ma  in  altra  costituzione 
atmosferica  non  infrequentemente  accade  che  il  forte  calore 
scaldando  assai  l'atmosfera  giovi  al  suo  sviluppo  ;  e  allora  se 
lo  squilibramento  non  si  faccia  sempre  sentire  con  violenti  ful- 
minazioni ,  manifestasi  in  altre  meteore ,  e  solitamente  con  sif- 
fatti venti  che  imitano  le  bufere.  Sono  memorabili  alcune  tem- 
peste più  per  lo  spavento  ,  che  per  avvenute  disgrazie:  impe- 
rocché mentre  in  alcune  perseverò  per  molte  ore  un  toneggta- 
mento  orribile  ,  e  tanta  rapidità  di  fiamme  ,  che  pareva  ar- 
desse la  città ,  tutta  volta  non  si  pati  quasi  mai  dolore  per  grave 
danno  di  edifizi ,  né  si  ebbe  a  deplorare  spenti  che  pochi  uo- 
mini e  animali.  Nelle  medesime  fu  a  molti  osservato  il  feno- 
meno dei  riflussi  elettrici  dalla  terra  alle  nuvole.  Gli  é  da  molto 
che  la  elettricità  sotterranea  non  più  opera,  e  da  uno  in  altro 
secolo  appena  chi  ne  sia  espeiimentato  accorgesi  di  alcuna  leg- 
gerissima succussione  ,  sussulto  o  tremito  ,  coincidente  negli 
stessi  fatali  momenti  quando  funestamente  avviene  che  nella 
Sicilia  e  Italia  cadano  le  città  ,  e  si  sprofondino  i  monti«    Di 


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CAGLURI  io5 

sìinili  fenomeni  si  ha  memoria  uno  avvenuto  nel  1610  v4 
giugno),  altro  nel  1778  (17  agosto) ,  il  terzo  nel  i8i3,  tutti 
innocenti. 

La  umidita  é  molto  sentita  ,  quando  dominano  i  venti  dal 
levante.  Yedesi  allora  il  selciamento  delle  strade  cosi  umettato 
che  giureresti  avesse  piovigginato ,  e  gemere  le  mura  alle  parti 
inferiori  nei  luoghi  umorosi.  Imiuag'ma  quanto  si  rallenti  l'ela- 
sticità dell'aria ,  che  in  quel  tempo  si  respira.  Però  segue  un 
rilassamento  di  fibre  ,  una  condizione  di  melanconia  con  per- 
turbamento delle  &coltà  intellettuaU.  Non  è  poi  di  si  tristo 
carattere  il  levante ,  o  vento  di  mare  ,  come  dicono ,  nel  pe- 
riodico e  regolar  fenòmeno  che  si  conosce  sotto  il  nome  d'im- 
batiUy  anzi  moltissimo  giova  a  temperare  il  calore  estivo.  Dalla 
primavera  all'autunno  se  non  prevalgano,  per  più  potenti  ca- 
gioni y  che  la  maggior  densità  or  dell'aria  marina  ,  or  della 
terrestre ,  altri  venti ,  suole  giornalmente  avvenire  che  in  su  le 
IO  antimeridiane  l'aria  dal  mare  influisca  nella  terra,  e  poi  nella 
notte  rifluisca  nel  mare. 

Archeografia  cagliaritana.  Cagliari  antica  ,  Caralis ,  e  Ca- 
laris,  che  sono  a  detta  dell'Arduino  autorizzate  ambe  le  lezioni 
da  antichi  MSS.  T.  Livio  ed  Irzio  la  portano  sempre  in  plurale 
Carales ,  e  Karales  \  ed  in  tal  numero  vediamla  pure  decli- 
nata in  un  cippo  alla  memoria  di  Favonia  Vera  ,  che  sta  espo- 
sto nell'atrio  della  R.  Università.  U  Bochart  citato  da  La-Mar- 
tinière  (  art.  Sardaigne  )  fa  venire  questo  nome  da  radice  fe- 
nicia, e  la  pensa  appellata  Caririn,  o  Cariroy  a  cagione  del 
rinfrescamento  ,  che  riceve  (riferisce  il  citato  geografo  )  da  una 
collina,  per  cui  vien  protetta  dai  caldi  venti  del  mezzogiorno. 
Più  probabile  però  sarebbe  se  rinfrescamento  sì  potesse  acco- 
modare nella  voce  primitiva  a  significare  un  nuovo  provvedi- 
mento di  vettovagUe  ,  che  qui  avessero  potuto  fare  i  fenici 
nelle  loro  lunghe  navigazioni  in  Ispagna ,  o  in  là  delle  colonne. 

I  primi  anni  di  Cagliari  di  molto  precessero  i  tempi  della 
storia.  Emmi  probabile  aver  si  bene  in  questo  sito  stabilita 
stazione  i  tirreni ,  non  già  amatala  a  preferenza  ;  conciossiaché 
nella  parte  boreale  più  opportuno  ai  medesimi  occorresse  il 
porto  Olbiense  da  non  lungi  rimpetto  alla  lor  patiia  terra  \  e 
nella  meridionale  il  Norense.  Progrediti  poscia  a  questi  mari  i 
navigatori  fenici ,  ed  ottenuta  o  per  amore  o  per  forza  di  po- 


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io6  CAGLIARI 

tere  la  facoltà  di  alcuno  stabilimento  su  questi  lidi  a  comodo  del 
crescente  commercio  ,  non  avranno  mal  conosciuta  la  impor- 
tanza di  questo  sito  ,  e  allora,  postavi  la  loro  princìpal  sede  , 
fu  che  crebbe  rapidamente  a  quella  grandezza ,  cui  la  portava 
la  industria  degli  abitatori.  E  si  fea  più  ampia  e  prendea  mag- 
gior incremento  quando  alle  altre  tribù  Libiofenicie  prevalendo 
la  Punica  fu  dai  novelli  signori  scelta  a  centro  del  governo  pro- 
vinciale ,  siccome  quella ,  da  cui  erano  alla  dominante  più  age- 
voli e  spedite  le  comunicazioni:  Nel  quale  gi-ado  persistette 
anche  sotto  i  romani  ;  in  sul  principio ,  perche  era  una  van- 
taggiosissima posizione  militare  contro  i  Cartaginesi  *,  e  poscia, 
per  la  sua  grandezza  e  splendore  ,  fino  a  che  cominciò  la  di- 
visione dell'isola  in  quattro  o  più  toparchie,  nulla  al  pensiero 
offerendosi  perchè  si  conchiuda  essere  stati  né  in  sulle  prime 
subordinati  al  caralense  gli  altri  regoli  o  giudici. 

L'area  dell'antica  Cagliari  può  essere  senza  en'ore  definita 
per  le  ben  appariscenti  vestigia.  £  queste  provano  sua  lun- 
ghezza dalla  esistente  chiesetta  di  s.  Paolo  in  su  lo  stagno  sino 
a  presso  S.  Saturnino  y  o  come  la  denomina  il  volgo  S.  Co- 
simo alla  falda  di  Monreale  (oggidì  Boccìdro\u  ):  la  larghez- 
za ,  quanto  l'intervallo  tra  la  sponda  del  mare  e  le  falde  della 
collina  ;  per  lo  che  era  più  ampia  nell'attuale  quartiere  di 
Stampace  ;  e  veramente  da  più  indizi  si  riconosce  esservi  stata 
più  folta  la  popolazione  ,  e  la  parte  più  nobile  della  cittadi- 
nanza. Rimangon  dei  ruderi  delle  antiche  costruzioni,  e  le  mag- 
giori si  possono  tuttora  osservare  nei  campi  presso  la  chiesa 
dei  Carmelitani,  quella  di  S.  Pietro.  Le  muriccie  che  chiudon 
questi  ed  altri  compongonsi  da  frammenti  di  muratura  romana. 
Altre  reliquie  sono  pure  a  una  ed  altra  sponda  della  strada  a 
S.  Avendrace  ;  e  si  scoprivano  alle  spalle  della  chiesa  di  s.  Ber- 
nardo nel  1762  molti  insigni  avanzi  di  edifizi  magnifici,  e  al- 
cuni litostrofi  molto  pregievoli  ,  uno  dei  quali  era  l'Orfeo  con 
attorno  dodici  animaU ,  che  presentemente  adoma  il  museo  di 
Torino  ;  e  quarantaquattro  anni  addietro  si  disascondeva  altro 
impiantito  d'opera  maravigliosa  rappresentante  un  Ercole  tra 
varie  fiere  ,  che  diviso  in  parti  mentre  si  mandava  in  Barcel- 
lona ,  i  barbareschi  gittarono  in  mare.  Lunga  cosa  sarebbe  lo 
indicar  ,  e  non  più  ,  le  cose  che  ancora  rimangono  non  da 
spregiarsi  -,  il  che  deve  far   crescere  V  idea  di    quanto  era    ia 


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CAGLIARI  107 

tempi  remoti  questa  città  a  chi  consideri  quanto  si  è  distrutto 
ed  annientato  nei  passati  secoli  ,  e  quanti  belli  monumenti , 
dei  quali  ora»  ci  potremmo  onorare  sono  periti  nella  piena 
barbarie,  in  cui  sventuratamente  sì  giaceva  il  popol  sardo ,  prima 
d'esser  riunito  aUa  Italia  per  li  Duchi  di  Savoja.  Non  pertanto 
questi  pochi  che  rimasero  a  essere  veduti  da  noi  attestano  sia 
stata  Cagliari  nei  tempi  antichi ,  e  sotto  la  dominazione  romana 
una  città  ragguardevole  e  per  magnificenza  di  fabbriche ,  è  per 
numero  di  abitanti,  che,  se  non  mi  inganni  nel  congetturare, 
passavano  bene  i  centomila.  Eran  quei  tempi  molto  fausti  all'in- 
dustrìa.  £  da  non  pochi  segni  è  lecito  arguire  esservi  stata  pre- 
cisamente nella  pendice  di  Tuviieddu  una  fabbrica  di  terraglia. 
Frugando  nella  terra  ti  verrà  fatto  di  scoprire  una  incredibii 
quantità  di  frammenti  di  antichi  vasi  di  svariatissime  forme , 
molti  di  una  sorprendente  finezza  ,  altri  con  ,  altri  senza  ver- 
nice ,  dei  quali  potrai  vedere  nel  gabinetto  archeologico  di  Ca- 
gliari dei  pregievolissimi  pezzi.  Inferiormente  si  trovarono  degli 
indizi  d'una  vetraia  ,  e  neU'anzidetto  gabinetto  ti  si  oiSìiranno 
dei  vasi  di  tal  materia  assai  stimati. 

AnfUtatro,  Ecco  un'opera  giandiosa,  che  può  far  concepire 
le  ricchezze  e  popolazioni  dell'antica  capitale.  Esso  era  per  due 
terzi  formato  nella  roccia,  e  per  un  terzo  a  costruzione,  della 
quale  sono  veduti  alcuni  avanzi.  L'eDisse  suprema  pare  aver 
avuto  Tasse  maggiore  di  metri  88,90,  il  minore  di  72,90.  L*in* 
fima  può  computarsi  nel  primo  di  5o,oo ,  nel  secondo  di 
34) 00.  L'altezza  dal  seggio  estremo  all'arena  è  calcolata  di 
i8,3o.  Consta  di  due  precinzioni ,  la  prima  pei  cavalieri  di 
sette  ordini ,  la  seconda  pel  popolo  di  altrettanti.  Quindi  era 
la  galleria  o  ambulacro  superiore  con  conveniente  numero  di 
romitori  o  sbocchi  agli  scalari  per  li  cunei.  Dissopra  erano  al- 
tri ordini  di  sedili.  Sotto  il  podio  cui  è  un  competente  sporto 
scorreva  una  galleria  con  forse  sei  aperture  con  cancelli  nel- 
l'arena ,  e  ingresso  a  due  stanze  per  li  gladiatori ,  e  scala  per 
cui  salivano  al  podio  gli  uomini  primari  e  altre  persone  pri- 
vilegiate. All'orlo  del  medesimo  é  una  gora  che  si  può  stimare 
fatta  a  raccoglier  l'acqua ,  se  piovesse ,  a  che  non  si  riempisse 
l'arena,  e  in  essa  certi  sfiatatoi  ad  una  apposita  chiavica  nel 
detto  ambulacro  inferiore  che  portava  fuor  dell'  ingresso  del- 
l'anfiteatro, dove  è  visibile  un  maggior  condotto,  che  riusciva 


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io8  CAGLURI 

a  qualche  serbatojo.  Ti  verran  pure  Teduti  nel  podio  i  forami 
in  cui  piantarsi  le  aste  per  tendervi  da  alto  in  basso  i  velari 
neirestate.  Non  poca  parte  dell'arena  e  coperta  di  rovine;  tut^ 
tavolta  pare  sianvi  delle  buche  dove  si  tenessero  preparate  le 
Ocre.  Se  qualche  studioso  di  antichità  ne  rimovesse  V  ingombro , 
forseché  potrebbesi  allora  darne  una  più  distinta  descrizione. 
Del  suntuoso  abbellimento  niuno  moverà  dubbio  y  quando  niente 
sono  oscure  le  apparenze  di  bassi  rilievi  nella  galleria  del- 
l'arena. La  capacità  per  un  calcolo  approssimativo  é  tanta ,  che 
la  pienezza  potrebbe  essere  la  somma  di  pressoché  ventimila 
spettatori.  Ammirasi  questa  preziosa  anticaglia  nel  seno  della 
valletta  di  Palabanda  tra  il  convento  dei  cappuccini  e  lo  spalto 
della  cittadella. 

AiUico  tempio.  Alcuni  scrittori  nazionali  dell'  età  superiori 
fecero  menzione  di  non  so  qual  via  sacra  ,  d'un  campidoglio  , 
d'un  tempio  d'Apolline.  Può  essere  che  non  sia  stata  una  illu- 
sione ;  certo  è  però  che  a  questi  tempi  altro  non  rimase  o  al- 
men  si  conosce,  che  la  parte  inferiore  d'un  sacro  edifizio  d'arte 
indubitatamente  romana.  È  di  figura  circolare  con  una  ben 
apparente  gradinata,  e  pare  potessero  sul  pronao  sedere  quattro 
colonne.  La  forma  ne  persuaderebbe  a  stimare  che  la  divinità 
che  vi  si  adorava  non  già  Apolline  fosse ,  ma  piuttosto  la 
dea  Yesta. 

Cisterne  antiche  di  Cagliari.  Solino  Polihyst.  e.  ix.  ne  notifica 
lo  studio  con  che  gli  uomini  sardi  raccoglievano  le  acque  pio- 
vane ,  riservando  a)la  penuria  estiva  la  copia  invernale.  E  in 
scrivendo  ciò  penso  non  vedesse  altri  che  i  cagliaritani ,  nella 
cui  collina  vedesi  sino  a  questi  giorni  gran  numero  di  reci- 
pienti scavati  nella  roccia.  Sono  di  grandi  dimensioni  ,  lunghi 
oltre  i  cinquanta  metri  con  altrettanta  estensione  in  largo  in 
una  variabile  altezza  da  tie  a  sei.  Le  forme  varie  con  delle 
sinuosità  irregolari  nelle  pareti.  Si  ricoprivano  dallo  stilato  su- 
periore della  roccia ,  ed  esso  si  sosteneva  da  .  un  conveniente 
numero  di  pilastri.  In  molti  e  tuttora  ben  conservata  la  into- 
nacatura dello  smalto.  Dai  canali  in  fondo  degli  scavati  in  più 
alto  livello  pare  lecito  argomentare  che  si  facessero  le  acque 
scorrere  da  superiori  in  ricettacoli  inferiori ,  talché  spurgandosi 
sempre  più  nei  travasamenti  sgorgassero  infine  pure  e  limpide 
al  bisogno  del   popolo.    La  superficie   del  colle  spoglia  quasi 


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CAGLIARI  109 

affatto  di  terra  era  in  guisa  solcata  per  lo  scarpello ,  che  la 
collezione  delle  particolari  confluenze  corrivasse  alle  fauci  delle 
cisterne ,  le  quali  erano  spiragli  verticali  ed  obliqui  per  cui 
l'acqua  '  infondevasi.  Nell'orto  dei  cappuccini  si  può  vederne  una 
assai  vasta,  la  cui  volta  è  forata  per  siffatto  inghiottitoio  (m- 
gurtidroyiy  Tuvu-mannu,  e  Tuvi/eddu  è  poco  meo  che  svi- 
scerato per  cotali  vasche  supplementarie  di  quelle  che  la  na- 
tura dimenticossi  formare  in  questa  collina  -,  però  rare  quelle 
che  non  sieno  state  in  gran  parte  rovinate  ed  ostrutte.  £  incli- 
nerei a  credere  lo  sprofondamento  della  collina  nel  sito  deis 
mirriònis  dall'essere  crollate  le  volte  di  alcuni  cosiffatti  grandi 
serbatoi.  Né  altra  la  cagione  della  totalmente  mancata  pendice 
contro  oriente  del  coUe  su  cui  fu  fondato  il  castello  vorrei  am- 
mettere. Sono  certamente  queste  caverne  un'opera  antichissima, 
un  lavoro  dei  primi  fondatori  della  città.  Né  stimo  ne  sia  stato 
poscia  abolito  il  servigio ,  che  si  scavò  e  costruì  l'acquidotto  , 
essendo  in  esse  un  opportuno  sussidio  per  una  qualche  even- 
tuale discontinuazione  del  corso  del  ruscello  nel  gran  canale. 
Alla  qual  asserzione  concorre  mostrare  alcuno  dei  licettacoli 
inferiori  una  via  di  comunicazione  ,  che  ne  sembra  vada  in 
quello  a  riuscire.  Tale  è  la  cavità  sotterranea,  che  dicono  pri-> 
gione  di  S.  Efisio ,  nella  quale  si  può  osservare  e  imo  spiraglio 
superiore  con  cui  beveva  dai  depositi  delle  pendici  vicine  ,  ed 
altro  inferiore  per  cui  le  smaltiva  nell'acquidolto. 

Acquidotto,  Quando  apparve  alla  gran  popolazione  non  es- 
sere sufficienti  quelle  conserve  si  pensò  a  provvedere  con  più 
sicurezza  e  copia,  e  però  formossi  un  acquidotto  che  si  cono- 
sce maggiore  fra  quanti  furono  fatti  in  Sardegna ,  siccome  quello 
che  dalla  sorgente  di  S.  Giovanni  de  Ucch-e-rutta  (  Bocca  di 
grotta  )  sino  a  dove  oggi  è  la  porta  Gèsus ,  percorreva  una  li- 
nea di  4^,000  metri.  L'epoca  della  fabbricazione  contienesi 
nel  periodo  della  dominazione  romana,  e  dalla  forma  triango- 
lare dei  mattoni  v'ha  chi  la  imputa  agli  estremi  tempi  della 
repubblica ,  o  ai  primi  dell'  imperio.  Durò  nella  sua  integrità 
fino  alle  invasioni  o  dei  barbari  del  settentrione ,  o  degli  arabi 
africani  e  spagnuoli,  che  ne  distrussero  quanto  era  apparente. 
Nelle  tristissime  vicende  di  Cagliari,  donde  furono  i  nazionali 
costretti  più  volte  ad  esulare ,  non  si  provvide  più  mai  alla  ne- 
cessaria restaurazione  -,    e  perduta  in  progresso  di  tempi  tene- 


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no  CAGLURI 

brosi  la  cognizione  di  quello  esso  era,  divenne  un  oggetto  di 
iavoie,  alcuni  stimandolo  un'opera  del  marchese  d'Oristano, 
o  a  meglio  dire  del  diavolo  che  gli  serviva,  per  venire  inos- 
seiTato  alla  capitale;  altri  asserendolo  in  serietà  non  meno 
mirabilmente  formato  per  una  potentissima  fata,  che  appellano 
lAicìa  Raiòsa,  Mei  1761,  essendo  viceré  il  conte  Tana,  scoprissi 
per  a  caso  sulla  estremità  del  borgo  dell'Annunziata  l'ingresso 
al  'medesimo  ,  si  sgombrò  dalle  terre  che  vi  avevano  intromesse 
le  grandi  alluvioni,  e  si  percórse  per  circa  1800  metri  sotto 
Stampace  e  la  Marina.  Di  presente  non  sì  concede  di  proce- 
dere molto  al  di  là  della  chiesa  di  S.  Bernardo,  però  che  te- 
merariamente un  privato  volle  interromperlo  per  formarsi  una 
cisterna.  Non  pertanto  puossi  senza  fallo  designare  sid  terreno 
il  suo  procedimento,  avendosi  vari  punti  ben  conosciuti,  nei 
quali  fu  toccato  in  occasione  che  scavavasi  per  porre  fonda- 
menta o  per  altro  :  e  sono  essi  il  magazzino-Arcàis ,  e  Viale  in 
Stampace,  e  a  poca  distanza  dalla  porta  Gésus  sotto  la  casa 
Dessi  nella  strada  denominata  del  fortino  nella  Marina.  Nella 
primavera  dell'anno  i835  è  stato  quest' acquidotto  osservato 
e  descritto  dal  P.  Y.  Angius  per  circa  due  terzi  della  lunghez- 
za ,  cioè  da  Cagliari  a  S.  Maria  di  Siliqua,  che  è  la  distanza 
dì  29,000  metri.  Presso  alla  qual  antica  chiesa  e  oggidì  rovi- 
nosa alla  sinistra  sponda  del  Ciserro  trovansi  i  materiali  ro- 
mani della  costruzione  dell' idi'oforo,  e  prossimamente  lo  scavo 
del  medesimo  nella  roccia  con  larghezza  di  metri  0,70,  che  poco 
dopo  ricomparisce  presso  una  costruzione  antichissima  ,  che  può 
sembrare  la  pianta  d'un  picciol  tempio.  Essa  è  una  massa 
quadrata  ora  fessa  in  due  parti,  che  ne  formava  il  pavimento 
e  copriva  un  sotterraneo.  Quindi  pare  che  in  direzione  verso  il 
levante  esso  si  spieghi  sotterra  come  vuole  la  località  per  un 
tratto  di  tre  miglia ,  dopo  le  quali  sono  nuovamente  visibili 
le  sue  vestigia  dove  per  li  materiali  disciolti,  e  dove  per  le 
fondamenta  ancor  legate.  In  territorìo  di  Villaspeciosa  se  ne 
vedono  dei  tratti,  nei  quali  sì  riconosce  facilmente  la  parte 
inferiore  del  condotto,  l'ampiezza  dello  speco,  e  la  grossezza 
delle  mura  laterali.  Traversato  poscia  il  fiume  Caralìta  a  mezzo 
miglio  dìssopra  al  ponte  dei  tredici  archi  (costruzione  in 
opera  quadrata,  ma  barbara),  là  dove  é  un  grosso  pilone,  la 
linea    inclinasi  verso  al    scirocco,  e  sorpassata  la  valletta  dei 


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CÀGLURI  III 

due  fiuraìcellì  uno  di  Tre/entà ,  altro  di  Partiolla ,  rade  la 
chiesa  di  S.  Greca  e  l'estremità  meridionale  della  terra  di 
Decimo  dirigendosi  al  Maso  che  lascia  a  destra  in  distanza 
d'un  terzo  di  miglio  ,  e  quivi  debbe  nascondersi  altra  yolta 
nella  terra.  In  tanto  spazio  osservasi  sulla  linea  che  qua  e  là 
patisce  alcune  inflessioni  comecché  ottusissime  dei  ben  lunghi 
tratti  nei  quali  mancano  le  sole  mura  laterali,  e  meglio  che 
altrove  per  la  strada  da  Decimo  al  Maso  |  che  si  denomina 
da  S.  Andrea,  il  dorso  della  quale  è  il  fondo  del  canale  in 
gran  parte  ancora  smaltato  nella  solita  ampiezza  dai  o,65  a 
0,70,  spessezza  delle  mura  laterali  di  0,4^  e  crassezza  di  0,01 
nello  smalto  che  si  compone  di  frammentuzzi  di  mattoni  e  car- 
bone. In  siti  poi  dove  un  improvviso  avvallamento  comandava 
di  sospenderlo  non  sono  ricercati  invano  i  piloni.  Dal  Maso 
alla  valle  di  Fangario  ora  é  aperto  un  sol  pozzo  ,  ma  prima 
che  le  interposte  terre  si  riducessero  a  cultura  apparivane  gran 
numero.  Pure  nel  concavo  di  Fangario  il  canale  era  in  costru- 
zione e  posava  sopra  piloni ,  dei  quali  uno  è  tuttora  visibile 
in  distanza  di  circa  3oo  passi  sopra  il  ponte  :  e  questo  chi 
bene  osservi  non  indugi  era  a  riconoscer  costrutto  coi  suoi  fram- 
menti. Sul  margine  sinistro  di  Fangario  tornano  visibili  i  pozzi 
a  piccole  distanze  ,  quali  cl^iaramente  appajono  nel  possesso 
Misorro.  La  loro  continuazione  non  più  si  interrompe  dalla 
estiemità  di  s.  Avendrace  sino  a  poca  distanza  dall'ingresso  già 
notato  alla  coda  del  borgo  dell'Annunziata.  Scorrendovi  dentro 
può  ben  osservarsi  la  sua  costruzione  a  tuffo  e  mattoni  trian- 
golari, e  la  volta  acuta  a  tegoloni  notati  del  marchio  della 
fabbrica ,  sino  a  trovare  la  collina  di  Cagliari ,  dove  è  scavato 
nella  roccia  calcarea  ;  e  i  pozzi  che  prima  aveano  una  forma 
quadrata  di  circa  3  palmi  per  lato ,  la  prendon  bislunga  per 
una  apertura  maggiore.  Si  li  maggiori ,  come  ì  minori  di  que- 
sti pozzi  o  sfiatatoi  hanno  tutti  in  due  sole  delle  pareti  opposte 
dei  buchi  a  distanze  regolari ,  siccome  staffe  per  poter  discen- 
dervi ed  ascenderne  senza  altre  scale.  Sulla  collina  di  S.  Aven- 
drace se  ne  veggono  profondi  sino  di  i4  metri  ;  dei  quali  uno 
coperto  in  gran  parte  da  costruzione  antica  ,  altri  poco  ben 
chiusi  da  due  gran  sassi,  altri  del  tutto  scoperti ,  perchè  questi 
cadutivi  dentro.  Il  condotto  là  dove  è  l'ingresso  spiega  un  ramo 
verso  s.  Pietro  ,  e  procedendo  apre  in  varii  punti  i  suoi  fian- 


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112  CAGLIARI 

chi  come  a  sfogo  della  piena  ,  ed  alle  distribuzioni ,  tnentic 
ÌD  altra  parte  sembra  avere  un  canale  di  sussidio  che  gli  som- 
ministri le  acque  di  uno  o  più  dei  serbatoi  anzi  descritti  della 
collina  della  città.  Altri  simili  rami  partivano  in  progresso  quale 
verso  il  Carmine y  quale  verso  la  antica  chiesa  di's.  Agostino, 
presso  la  quale  dicesi  essere  stata  scoperta  la  gran  balza.  Il 
tenuine  della  linea  è  probabile  fosse  non  molto  in  là  del 
rivellino  dì  porta  Gèsus.  Il  vacuo  dello  speco  è  tale  che  anche 
un  uom  di  superior  corporatura  vi  scorre  comodamente.  La 
inclinazione  del  canale  è  quasi  insensibile  ,  e  non  la  crederei 
guadagnare  pii\  del  due  o  tre  sul  mille.  Non  si  può  ben  cal- 
colare la  quantità  dell'acqua  che  si  portava  ai  bisogni  della 
popolazione  *,  ma  certo  che  era  sufficiente  anche  a  più  di  cen« 
tomìla  anime  ,  e  a  quel  numero  di  truogoli  domestici  ,  e  di 
bagni  pubblici  che  gli  uomini  di  quei  tempi  che  non  avevano 
Fuso  della  biancherìa  di  lino  stimavano  e  non  senza  buone 
ragioni  una  delle  cure  necessarie  per  la  sanità.  Basti  il  dire 
che  era  quel  copioso  ruscello  d'acque  limpide  e  pure  che  sorge 
dal  monte  di  s.  Giovanni  presso  Domus-novas.  Questa  era  l'ori- 
gine creduta  comunemente  ,  e  questa  confermavasi  dalle  ricer- 
che ed  osservazioni  fatte  dal  P.  Angius:  con  tutto  questo  nacquero 
nello  scorso  anno  per  vn  momento  dei  dubbi:  che  vi  fu  uno 
che  poco  saputo  nei  principii  dell'idraulica ,  e  povero  di  altre 
belle  cognizioni ,  ma  tanto  animoso  quanto  sono  i  ciurmadori , 
osò  spregiare  i  lavori  ^lell' anzidetto  Osservatore  ,  e  presentarsi 
al  pubblico  siccome  l'unico  che  poteva  ridune  alla  verità  la 
comune  antica  opinio|fe  ,  avendo  e  investigato  la  derivazione 
delle  acque  da  altra  parte  ,  e  scoperto  le  medesime  tuttora 
affluenti  a  pochi  passi  dalla  città.  Si  infiammarono  tantosto  i 
desideri,  che  erano  per  lunga  siccità  aride  le  cisterne  -,  voleasi 
senza  indugio  riaperto  l'antico  corso  all'acque  ,  e  rìstaurato  il 
benefico  flusso.  Era  d'uopo  di  conforto  !  Toccò  cinquecento  lire 
nuove  ,  travagliò  a  trarre  3o  metri  cubici  di  terra  ,  e  poi  ?  . . . 
Il  pubblico  continua  nell'ardente  desio  di  godersi  il  bel  co- 
modo d' un  elemento  tanto  alla  vita  necessario  ,  che  spesso 
manca.  E  converrebbe  trovar  modo  di  risarcire  l'antico  idro- 
foro sino  all'anzinotato  monte  di  S.  Giovanni.  Gli  é  veramente 
un  gran  dispendio  ,  che  forse  vorrebhe  due  milioni  e  mezzo 
di'  lire  nuove  ;  ma  la  necessità  è  quanta  nei  luoghi  più  aridi  ; 


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CAGLURI  ii3 

Tutìlità  saria  immensa;  e  credo  quest'una  cosa  decuplerebbe  il 
pregio  della  bellissima  posizione  della  capitale,  gioverebbe  alla 
salute  pubblica  ,  ed  all'incremento  della  popolazione.  Se  al- 
l'esempio dei  romani  si  impiegassero  nell'operare  i  servi  pub- 
blici 9  verrebbe  fatto  non  piccol  risparmio  sulla  somma  supposta; 
e  se  le  famiglie  continuassero,  essendo  meglio  servite,  a  pagare 
per  gl'interessi  d'un  imprestito ,  e  per  l' estinzione  del  debito 
quel  che  cumulativamente  ora  sono  costrette  a  pagare  ai  car- 
rattori,  che  non  stimo  meno  di  100,000  lire  nuove,  e  quello 
che  è  domandato  dalla  formazione  e  riparazione  delle  cisterne, 
credo  potrebbero  aversi  le  necessarie  somme. 

Antiche  necropoli.  Alle  falde  del  Monreale  e  annesso  poggio 
di  Bonaria  è  un  antico  sepolcreto ,  ed  un  altro  alla  estremità 
del  coUe  cagliaritano  sopra  e  lunghesso  S.  Avendrace.  Proba- 
bilmente ve  n'era  pure  nell'area ,  che  poi  occupava  il  castello, 
e  i  molti  cippi  e  altre  pietre  sepolcrali  che  vediamo  nelle  resi- 
due  costruzioni  pisane  sembrano  ra£fermare  la  congettura. 

Gli  é  principalmente  sulla  collina  di  S.  Avendrace  che  deve 
volgersi  la  considerazione  degli  osservatori  dell'antichità.  La  re- 
ligione verso  i  morti  vi  si  manifesta  quanta  mai  sia  stata ,  ap- 
pariscono monumenti  di  antichi  riti ,  argomenti  della  prosperità 
dei  cittadini,  e  nelle  opere  istesse  alcune  singolarità  degne  di 
riguardo. 

Quali  sono  in  queste  età  gli  uomini  sardi  pieni  di  tenero  af- 
fetto verso  i  lor  cari  estìnti ,  afietto  che  spiegasi  vivissimo  nel 
funerale ,  nell'antico  rito  qua  portato  per  li  fenici  delle  pia- 
gnone ,  nel  lungo  tempo  del  duolo  ,  che  non  si  può  dire  quanto 
sia  squallido  per  la  negletta  coltura  del  corpo ,  nel  rigoroso  ri- 
tiro e  segregamento  da  feste  e  adunanze  piacevoli ,  nel  silenzio 
e  oscurità  domestica ,  nel  corruccio  ai  soliti  giorni  di  solenne 
commemorazione  infra  l'anno  ,  nei  lumicini  che  si  accendono 
in  loro  onore ,  nelle  maniere  dolorose  della  preghiera  pubblica 
sopra  le  tombe ,  dove  si  fanno  ardere  ceri  e  profumi  nella  so- 
lenniili  dei  suffragi  generali  del  novembre  ecc.  ecc.  ;  tali  erano 
i  loro  maggiori  ,  e  ne  sono  prova  come  le  migliaja  di  .quegli 
antichissimi  mirabili  monumenti  che  appellansi  norachi  e  di 
quelle  cameruccie  funeree  che  trovansi  incavate  in  tutte  le  rupi 
sarde  ,  cosi  queste  più  recenti  opere  mortuarie  che  ancora 
restano. 

Dizion,  Gcogr,  ecc.  Voi.  III.  8 


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ii4  CAGLIARI 

Sono  esce  aperte  nel  vìvo  sasso.  Dalla  difficoltà  del  la? oro  si 
aigoaientì  il  dispendio ,  da  ^esto  la  condizione  prospera  delle 
famiglie,  il  Aumero  dette  quali  può  stìmaisi dalla  grandissima 
quantità  di  sif&tti  monumenti. 

E  di  essi  distinguo  due  generi ,  tombe  e  sepolcri.  Le  tombe 
sono  certi  singolari  recipienti  scavati  verticalmente.  La  profondità 
varia  da  3  in  5  metri ,  in  una  costante  forma  bislunga  di  non 
straordinarie  dimensioni.  L'altezza  si  divide  in  tre  non  disegualì 
parti,  e  si  rappresentano  le  pareti  di  tre  diverse  casse  crescendo 
proponiooatamente  le  linee  della  media  e  della  suprema;  onde 
accadeva  poter  fare  tre  depositi  separati  se  si  coprissero  con 
lastre  appoggiate  alle  labbra  dell'infima  e  poi  della  seconda  , 
e  l'una  e  l'altra  cassa.  Ad  uno  dei  lati  minori  nel  fondo  trovasi 
una  piccola  finestra  per  dove  si  passa  carpone  in  una  stanzuola 
quadrata  d'un' area  di  quattro  metri  incirca,  e  volta  cosi  bassa, 
cbe  convenga  starvi  sulle  ginocchia.  Ei  pare  che  quando  fos- 
sero stati  pieni  i  tre  recipienti ,  e  si  avesse  a  preparare  luogo 
per  altri  defunti  ,  tolte  le  lastre  si  lasciassero  cader  in  fondo  i 
carcami ,  donde  si  insinuassero  nella  cameruccia  descrìtta.  In 
varie  di  queste  tombe  vedesi  ancora  lo  smalto ,  in  alcune  è 
qualche  lavoro  di  scalpello.  L'epoca  dette  medesime  è  di  certo 
anteriore  alla  scavazione  dell'acquidotto  nella  stessa  collina,  da 
che  vediamo  alcuni  suoi  pozzi  in  esse  scavati.  Non  so  se  ra- 
gioni bene  ,  ma  ei  mi  pare  che  se  in  tal  tempo  fossero  ancora 
oggetto  di  venerazione  per  contenere  memorie  di  famiglie  esi- 
stenti, non  si  sarebbe  tentato  simil  sacrilegio,  massime  quando 
non  urgeva  necessità  di  violarle-,  che  i  pozzi  dell'acquidotto  sì 
potevano  di  pochi  palnù  anticipare  o  avanzare ,  non  vietandolo 
alcuna  necessità  di  sempre  eguali  distanze ,  le  quali  né  anche  al- 
trove si  riconoscono  state  esattamente  osservate.  Dunque  era 
svanita  da  questi  luoghi  la  santità ,  ed  esse  tombe  appartene- 
vano a  generazioni  assai  remote.  Forse  ne  saranno  ancora  al- 
cune inviolate  y  e  sarebbero  un  degno  oggetto  d'investigazione 
agli  archeofili.  Il  luogo  è  ancora  intatto  agli  intelligenti  ;  po- 
chissimo conosciuto  agli  stessi  cagliaritani.  Tra  gli  altri  siti  noto 
quello  cbe  sta  di  contro  alla  chiesa  parrocchiale  del  sobborgo 
di  S.  Avendrace  ,  ove  rimangono  vestigie  d'un  casino  che  si 
incorporava  pochi  sepolcri  ,  un  pozzo  dell'acquidotto  ,  alcune 
di  colali  tombe,  e  dove  è  uno  strettissimo  andito  aperto  nella 


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CAGLURI  it5 

roccia  ,  per  cui  puosd  hre  alcuni  passi  ;  e  prima ,  cóme  atte- 
stano alcuni  che  avean  esplorato  tutte  queste  cavità ,  poteasi 
per  più  lungo  tratto  avanzare  ,  quando  non  era  venuto  giù  un 
pezzo  della  volta  ,  onde  ora  è  l'impedimento.  Da  quel  che  si 
riferisce  può  nascer  una  congettura  che  vi  si  trovino  dentro 
molti  avelli. 

I  sepolcri  sono  posteriori  essi  pure  alle  suddescritte  tombe  , 
come  é  chiaro  dalla  distruzione  ben  notata  di  molte  delle  me- 
desime nella  scavazione  e  formazione  di  questi ,  e  senza  dub- 
bio appartengono  ai  secoli  romani.  Vedrai  delle  camere  o  bis- 
lunghe o  quadrate  con  volta  competentemente  alta.  Nelle  pa- 
reti a  destra  e  sinistra  e  a  fronte  gran  numero  di  nicchie  per 
vasi  cinerari.  In  moltissime  o  con,  o  senza  queste  piccole  nìc- 
chie degli  scari  a  certa  altezza  sul  suolo  in  forma  d*un  segmento 
semicircolare  con  una  specie  d'aveUo  capace  dell'intero  cada- 
vere sotto  la  corda.  Potrei  riferire  i  sepolcri  con  le  piccole 
nicchie  per  le  ceneri  ai  migliori  tempi  di  Roma ,  e  gli  altri 
con  gli  avelli  all'epoca  dopo  gli  Antonini ,  quando  cessò  la  costu- 
manza di  bruciare  i  cadaveri  ?  Però  veggo  che  in  alcuni  sono 
avelli  e  insieme  nicchie.  Lascerò  quindi  ne  discorra  altri.  Tra 
i  più  magnifici  accennerò  a  quello  che  occorre  a  destra  della 
gran  strada  ,  volgarmente  appellato*  sa  gratta  dessa  pìbera , 
dove  fu  deposta  Pomptilla  moglie,  credesi,  del  Filippo  luogote- 
nente di  Siila  che  venuto  pretore  in  Sardegna  vi  fece  guerra 
contro  Q,  Antonio  statovi  mandato  da  Mario  (V.  Mimaut  Hi- 
stoire  de  la  Sardaigne ,  v.  ^ ,'  p.  402  }•  Presso  il  quale  non  sono 
molti  anni  che  si  scopriva  l'ingresso  ad  una  gran  camera  con 
molti  avelli  ai  lati ,  e  in  fondo  tre  grandi  nicchioni.  Ne  sono 
molti  altri  degnissimi  di  osservazione  ,  e  avrebbe  in  che  bene 
occuparsi  chi  imprender  volesse  a  descrivere  questo  nobilissimo 
sepolcreto.  Non  lascerò  tuttaria  di  additare  anche  l'ultimo  sulla 
estremità  del  sobborgo ,  che  sembra  essere  stato  il  più  elegante 
e  vasto.  A  malgrado  del  genio  distruttore  dei  tempi  che  tra- 
scorsero resta  ancora  a  vedersi  qualche  orma  dell'arte  degli 
stuccatori,  che  spesso  è  riconosciuta  assai  gentile. 

Duolck  di  non  aver  contezza  delle  famìglie  e  persone  che 
aveansi  preparato  queste  sedi  per  l'eteriio  riposo,  che  per  av- 
ventura potrebbe  la  storia  sarda  ornarsi  di  qualche  nome,  e 
apporre  delle  onorevoli  ricordanze  a  quei  moltissimi  anni,  che 


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ii6  CAGLIARI 

rese  vacui  per  lunghi  spazi  un  fatale  obblio.  Tanto  sono  scarse 
le  is^izioni  che  non  so  se  .quattro  o  cinque  se  ne  siano  lette , 
tra  le  quali  primeggiano  le  lodi  della  menzionata  Pomptilla, 
che  con  buon'arte  sono  scolpite  in  caratteri  greci  e  latini;  e 
il  titolo  che  alle  sue  mogli  premorte ,  ai  figli,  posteri,  e  suoi 
libeiti  pose  C.  RubelUo  Chzio.  Avvene  di  semplicissime,  che  nulla 
più  contengono,  dei  nomi,  omessi  anche  quelli  che  non  spet- 
tavano alla  individualità. 

Neil'  altro  antico  confine  della  città ,  alla  pendice  di  Mon- 
T^le  in  una  roccia  men  dura  sono  pure  delle  tombe,  ma  di 
altra  forma  e  di  lavoro  men  pregevole.  Vedeasene  alcuna  e 
nel  poggio  di  Bonaria,  che  gli  aragonesi  nel  fondarvi  il  loro 
castello  non  avean  cancellato,  e  da  cui  a  relazione  del  P.  Fr. 
Antioco  Brondo  (  hysL  y  milagros  de  N»  Senora^  de  Buenayre 
an,  i5^)  si  estrassero  vasi,  urne,  cassette  di  piombo  con 
osse  bruciate ,  monete  ecc.  ;  però ,  mentre  non  fu  a  noi  tra- 
mandata una.  particolar  descrÌ2;ione  delle  medesime,  mal  si  può 
della  loro  somiglianza,  o  dissomiglianza  a  quelle  di  S.  Aven- 
drace  portar  giudizio.  Ma  si  che  i  sepolcri  in  nulla  dififerivano. 
Ne  restano  ancora,  e  son  certo  una  piccola  frazione  del  nu- 
mero, che  sussisteva  prima  che  i  barbari,  i  pisani ,  e  gli  ara- 
gonesi che  aveanvi  prossimamente  edificato,  i  religiosi  che  vi 
si  stabilirono,  e  i  tagliatori  di  pietra  avessero  cominciata,  con- 
tinuata e  quasi  finita  alla  abolizione  delle  vestigie  la  distinzio- 
ne. Negli  ultimi  tempi  si  lavorò  con  più  barbarie,  speciahnente 
nel  1761 ,  quando  se  ne  svelsero  i  materiali  all'edificio  del- 
l'arsenale per  le  galere.  Circa  i  tempi  del  citato  scrittore  se 
ne  vedeanp  moltissime,  e  alcune  quasi  intatte,  che  con  le  im- 
poste all'  adito  nei  medesimi  in  modo  di  porta  avrebber  potuto 
servire  di  abitazione  :  non  poche  si  insinuavano  molto  adden- 
tro nel  colle  con  frequenti  comunicazioni  fra  loro  ;  altre  erano 
di  gran  capaci&i ,  come  quella  presso  al  mare ,  che  fu  scelta 
a  stanza  dell'infante  D.  Alfonso  nel  tempo  dell'assedio,  perciò 
stata  poi  detta  la  grotta  del  Re, 

Di  sarcofaghi  con  rilievi  di  mani  maestre,  e  di  profonde  si- 
gnificazioni, alcuni  restarono  a  noi  salvati  per  gran  sorte.  Ne 
vedrai  quattro  o  cinque  all'  ingresso  del  museo,  che  merite- 
rebbero una  litografia;  più  altri  ci  sono  stati  tolti  ad  orna- 
mento di  ^gabinetti  esteri.  I  truogoli  semplici  sono  comuni.  Le 


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CAGLIARI  119 

pietre  di  monumento  con  eleganti  notazioni  »ono  innumerevor 
)i^  gran  parte  in  forma  di  cippi^  altre  in  quella  di  botticiofi, 
e  però  rotondate  salvo  nel  lato  sul  quale  posavano ,  con  alcuni 
cartelloni  a  memoria  di  varie  persone  sotto  giacenti,  e  forse 
entro  concavità  del  voliune  e  figura  delle  urne  formate  entro 
grantU  massi,  qualcuno  dei  quali  vedesi  nelle  costruzioni  pisane. 

Acropoli  di  Cagliari.  Da  alcuni  scrittori  nazionali  delle  età 
superiori ,  che  nelle  più  chiare  vestigìe  di  queUo  era  stata  Ca« 
gliari  ravvisavano  o  immaginavano  la  imitazione  dei  principali 
pubblici  edifizi  di  Roma,  si  fé'  menzione  dell'antica  (  noi  di- 
rem  )  cittadella  ,  e  si  notava  il  sito  ov'  essa  sorgeva  sopra  1» 
òtta.  Sarà  stato  cosi;  ma  ei  non  ispiegaron  le  cose  in  modo  da 
salvar  la  mente  dai  dubbi. 

(brandi  vie  antiche  da  Cagliari  a  Tibida^  a  Olbia  y  poi  a 
Torre,  Partivano  da  Cagliari,  o  in  essa  convergevano  quattro, 
o  cinque  grandi  strade;  due  littorali  a  Tibula,  una  per  po- 
nente che  per  la  plaia  si  dirigeva  in  Nora,  Sulcìs,  Neapoli , 
Tarro,  Comi,  Rosa,  Torre,  Tibula;  altra  che  per  Settimo 
(  sept.  ab.  u.  1.)  tendeva  a  Sarcobos  (Sàrrabus),  e  quindi 
sopra  le  maremme  dell' Ogliastra  si  svolgeva  ad  Olbia  per  a. Ti- 
bula ;  due  centrali ,  una  a  Tibula  che  per  Sestu  (  sexto  ab  u. 
1.  )  procedeva  quasi  sempre  nella  linea  della  recente  strada 
centrale  sino  a  pie  di  Monsanto  del  Meilògu,  donde  in  princi- 
pio dirigevasi  verso  Ardara  (  V.  art.  Cubuabbas  )  ;  e  poscia, 
quando  Torre  fu  privilegiata  degli  onori  di  colonia  romana, 
andò  nella  linea  secondo  la  quale  '  ora  prosegue  in  suo  sviluppo 
la  nuova  strada  alla  stessa  rinascente  Torre  ;  altra  ad  :01bià , 
che  per  le  falde  e'  pendici  occidentali  della  gran  catena  sarda 
producentesi  alle  fonti  del  Tirso,  indi  si  rivolgeva  in  questo 
punto.  Della  quinta  non  si  trova  menadone  nell'Itinerario,  ma 
la  appellazione  della  terra  di  Decimo^  che  precisamente  tror 
vasi  situata  ai  X.  M.  P.  da  Cagliari,  e  l'avviamento  della  li- 
nea ,  che  a  niun  altro  punto  da  Sulci  esser  potea ,  vale  a^sai 
a  farci  riconoscere  questa  scorciatoia  per  lo  commercio  tra  le 
due  primarie  città.  Ma  in  qual  punto  della  città  era  la  colonna 
aurea  ?  Si  potrà  poi  determinare  che  nella  desideratissima  carta 
corografica  della  Sardegna ,  la  quale  con  imn^enso  studio  si  di- 
segna dal  chiarissimo  cavaliere  Della  Marmora  possa  vedersi  it 
punto,  in  cui  si  congiungano  le  quattro  distanze  che  si  baialo 


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ii8  CAGLIARI 

alla  risoluùoae  del  problema,  e  queste  sono  le  tre  sunnotate 

di  Sestu,  Settimuy  e  Decimo ,  e  l'altra  di  Quarto. 

£  che  fu  di  questa  gran  città ,  posciaché  incominciarono  a 
scorrere  i  tempi  infelicissimi,  quando  cadde  la  potenca  roma- 
na ,  e  restarono  desolate  le  sue  più  belle  provincie  7  In  tanto 
.furore  dei  barbari  del  settentrione  doveva  essa  pure  perdere 
ogni  di  più ,  e  irreparabilmente ,  di  suo  splendore  e  grandezp- 
sa,  e  per  tante  rovine  in  estremo  a  quella  meschinità  essere 
ridotta ,  in  cui  ci  ricomparisce  dopo  la  cacciata  del  saraceno 
Musatto.  Che  se  consti  per  memorie  certissime  costui  averla  ri- 
staurata,  e  a  niun  dispendio  perdonato  per  aggrandirla  e  af- 
forzarla, quanto  fosse  decoroso  alla  città  di  sua  residenza,  che 
penseremo  essere  stata  prima  di  lui? 

Notizie  istoriche  dalla  sua  fondazione  oliranno  auUesimo 
delTera  volgare.  Sull'epoca  della  fondazione  di  Cagliari,  e  su 
i  primi  suoi  coloni  ci  furono  trasmesse  dagli  antichi  notizie 
contraddittorie  (  vedi  il  chiarissimo  baron  Manno  àSeor.  della 
Sardegna  nel  lib.  Ij  e  sul  principio  del  lib.  Il  )•  Nella  qual 
questione  io  m'avviso  dover  meglio  valere  il  ragionamento  so* 
pra  sode  cognizioni,  che  l'autorità  di»scrittori  che  portavano 
senza  esame  le  opinioni  che  avCTano  apprese  da  cui  potevano 
consultare.  Richiamo  quel  che  fu  scritto  in  sull'esordio  di  que- 
st'articolo. 

Io  vorrei  l' invasione  dei  cartaginesi  sotto  la  condotta  di  Ma- 
«beo  riferita  a  intorn6  l'anno  A.  G.  C.  54o,  in  e  circa  il  quale 
é  notata  la  dignità  dì  costui  come  Suffetto  (giudice)  biennale 
della  repubblica.  I  particolari  delle  imprese  militari  di  Asdru- 
bale  e  Amilcare  Barca  sono  ignorati.  Ma  non  é  dubbio  essere 
stati  gravissimi  fatti  d'arme.  Finalmente  divenuti  i  cartiginesi 
padroni  della  Spagna,  indi  mossero,  e  colti  i  sardi  inmjinata«> 
mente  li  misero  sotto  il  giogo. 

Nell'anno  di  Roma  494  L«  Cornelio  Scipione  vincitor  di  An* 
none  generale  dei  cartaginesi  nella  battaglia  d'Olbia  percorse 
con  gravissima  sventura  dei  sardi  l'isola,  e  fé' cadere  sopra 
Cagliari  stanza  principale  dei  cartaginesi  il  peso  delle  sue  arme. 
Nel  seguente  anno  si  scaricò  sulla  medesima  una  nuova  tem-* 
pesta  da  C.  Sulpicio. 

Tra  gli  anni  di  Roma  5i2-i4  ^^  truppe  straniere  agli  sti- 
pendi di  Cartagine    nella   Sardegna,    udita  la  soUevazione  dei 


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CAGLIARI  119 

loro  oompagni  in  Africa  si  dichiaravano  esse  pure  «oatto  al 
governo  y  e  uccidevano  Bostax  loro  duce  che  racchiuso  AraM 
eoi  suoi  partigiani  entro  una  fortezza*  Approdava  Annone  con 
altri  mercenari,  ma  il  contagio  influendo  in  costoro  la  insubor- 
dinazione, fu  crocifisso,  e  si  scannarono  tutti  i  cartaginesi  stabiliti 
nell'  isola.  I  cagliaritani  non  potendo  più  soflrire  la  tirannia 
militare  presero  le  armi  ed  ottennero  di  espellere  dalle  loro 
terre  quella  barbara  soldatesca.  FannosWdai  cartaginesi  alcuni 
apprestamenti  per  ridurre  nuovamente  i  sardi  all'antica  devo- 
zione f  i  romani  colgono  il  buon  destro ,  e  fingendo  di  credere 
che  le  dimostrazioni  contro  la  Sardegna  erano  altrimenti  un 
apparecchio  a  nuova  guerra  contro  Roma  dichiarano  la  guerra 
a  Cartagine,  che  non  può  essa  stornare  da  se ,  che  col  sa* 
grifiiio  della  Sardegna. 

Nel  517  posti  i  romani  in  allarme  per  una  sollevazione ,  cui 
incitavansi  i  sardi,  pensarcMio  ad  affiwzarsi  nella  capitale,  e 
nelle  altre  piazze  forti.  Nell'anno  seguente  venne  T.  Manila 
Torquato  con  V  esercito.  In  progresso  altri  consoli  sempre  fier 
spegnere  le  sollevazioni*    *> 

Nel  537  ritorna  in  Cagliari  T.  Manlio  Torquato  con  la  flotta 
ed  esercito^  e  tirato  il  naviglio  in  secco  va  a  combattere  con- 
tro Amsicora,  e  gli  alleati  cartaginesi  Asdrubale ,  Annone,  e 
Magone  congiunto  in  istretta  parentela  col  grande  Annibale. 
Ennio  il  padre  dcDa  poesia  latina  militava  in  questa  guerra 
tra  le  file  romane,  e  questa  terminata ,  fermava»  in  Cagliari 
sino  all'anno  554 ^  quando  M.  Pordo  Catone  seco  il  licoodusse 
a  Roma. 

Nel  685  mentre  ardeva  la  guerra  pìralka  veniva  Pompeo 
nel  porto  di  Cagliari,  e  provvedeva  alla  sua  ricurezza.  Vi  ri- 
tornava poi  nel  696. 

Nel  703  governandosi  V  isola  da  M.  Cotta,  scoppiava  la  guerra 
civile  tra  Cesare  e  Pompeo.  Cesare  vi  mandava  Valerio ,  ed  i 
cagliaritani  costringevano  Cotta  a  lasciar  vnoto  il  seggio  al  rap- 
presentante di  Cesare.  Venuta  l' Africa  in  podestà  di  Catone  e  di 
Scipione,  questi  mandavano  il  loro  navilio  ad  infestar  F isola. 
Si  depredavano  nei  porti  le  navi ,  e  strappavasi  gran  quantità 
d'arme  e  di  ferro.  Cesare  passa  in  Africa  a  guerreggiar  coi  due 
feroci  repubblicani,  e  da  Cagliari  riceve  milizie  ausiliarie ,  e 
gran  copia  di  vettovaglie. 


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I20  CAGLIARI 

Nel  706  vinti  in  Africa  i  nemici ,  Cesare  viene  in  Cagliari,  e 
mostrasi  amico  ai  cittadini,  riconoscendoli  di  loro  devozione. 

Circa  questi  tempi  la  cittadinanza  di  Cagliari  ottenevasi  i  pi-i- 
vilegi  di  mwiicipio  ,  per  li  quali  mentre  si  partecipava  degli 
stessi  dritti ,  che  godevano  i  romani  ,  era  permesso  di  gover* 
narsi  con  le  proprie  leggi ,  e  statuti. 

712.  Cagliari  e  in  breve  tutta  Pisola  si  occupava  da  Meno- 
doro  liberto  di  Sesto  «Pompeo. 

Ottaviano  la  riacquistava  di  presente  per  Eleno  suo  liberto. 
Ritorna  Menodoro,  combatte  con  M.  Lurìo,  e  sperimenta  poco 
propizia  la  sorte.  Accortosi  poscia  della  confidenza  del  nemico, 
riaccozia  le  genti ,  coglie  il  buon  destro ,  e  riesce  al  suo  fine , 
ricevuta  parte  dell'isola  per  ispontanea  dedizione ,  parte  per  la 
forza  dell'armi.  La  rocca  di  Aradi  (se  per  avventura  non  sia 
da  leggersi  Caralis)  stretta  dal  vincitore  dovè  calare  ai  patti. 
Eravi  lo  stesso  ricuperator  della  provincia  per  Ottaviano  il 
summentovato  Eleno.  Menodoro  ferma  vasi  nell'isola  all'anno 
ap{)resso,  quando  nella  conferenza  del  Miseno  fu  sotto  certe 
condizioni  da  Ottaviano  e  da  Antonio  a  S.  Pompeo  il  governo 
della  troppo  cara  provincia  sarda. 

714*  Menodoro  chiamato  dal  suo  padrone  a  rendef  conto  di 
sua  amministrazione  ,  uccisi  i  messaggieri  ,  rimetteva  in  balia 
di  Ot& Viano  l'isola,  il  navilio,  l'esercito.  Quindi  nuovo  motivo 
di  guerra. 

715.  Ottaviano  tenzonava  con  Pompeo  in  battaglia  navale 
presso  Cuma ,  e  poi  lo  vinceva  presso  le  spiaggie  della  Sicilia. 
Le  succedute  violenti  procelle ,  che  per  non  poco  fecero  il  mare 
pericoloso  gli  vietarono  di  veder  Cagliari. 

Nella  divisione  dell' imperio  la  provincia  sarda  ascrivevasi  al 
senato  fra  le  dieci  pretoriane. 

Era  volgare.  Coincide  nell'anno  di  Roma  754 ^  del  regno 
d'Augusto  Sa. 

Frequenti  disturbi  della  sicurezza  pubblica  per  gli  indomiti 
Uiesi. 

Nell'anno  19.  Quattro  mila  giudei  di  verde  età  furono  tra- 
sportati in  Sardegna  con  incarico  di  frenarvi  i  ladronecci.  Questa 
generazione  fu  svelta  dall'isola  nel  1492* 

56.  Yipsanio  Lena  preside  della  Sardegna  per  averla  con  so- 
verchia avarizia  governata  fu  condannato. 


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CAGLIARI  121 

62.  Aniceto  ministro  delle  scelleraggini  di  Nerone  fu  confinato 
in  Sardegna. 

65.  C.  Cassio  per  sua  venerazione  all'  uccisor  di  Cesare  ebbe 
egual  sorte. 

69.  1  sardi  conosciute  le  vittorie  d'Ottone  se  |li  sottomisero , 
contro  l'esempio  della  Corsica  che  soccorse  a  Yitellio. 

193.  Dalle  legioni  romane  dell'Illirio  e  delle  Gallie  è  salu- 
tato imperatore  Settimio  Severo  ,  che  avea  nell'  isola  esercitata 
la  questura.  Razio  Costante  governa  i  sardi  a  suo  nome. 

Dopo  l'anno  384  nella  divisione  dell'imperio  sotto  Diocleziano 
la  Sardegna  fu  compresa  nell'impero  d'Italia,  alla  quale  era 
stata  aggiunta  nel  ripartimento  geografico  amministrativo  sotto 
Adriano  (an.  117  ). 

3oa.  Dalle  arti  di  Galeno  indotto  Diocleziano  a  pubblicare 
un  sanguinoso  editto  contro  i  cristiani  ,  cominciavasi  dai  ma- 
gistrati provinciali  la  inquisizione  e  persecuzione  dei  seguaci 
della  proscritta  religione.  La  tirannica  intolleranza  sparse  mol- 
tissimo sangue  anche  in  Cagliari ,  giacche  Erculio  e  Costanzo  per 
lettere  del  primario  imperatore  dovettero  eseguir  l'editto. 

Gran  carestia  d'annona  per  tutto  l'impero  romano ,  la  quale 
incitò  molti  popoli  alle  sedizioni. 

33o,  Nella  divisione  dell'impei|«>  sotto  Costantino  restò  la 
Sardegna  contenuta  nella  terza  parte  dello  stato  e  diocesi 
d'IuUa. 

383.  Apparteneva  all'impero  occidentale  nell'Italia. 

398.  Radunasi  nel  golfo  di  Cagliari  la  flotta  destinata  contro 
Gildone  tiranno  dell'Africa. 

455.  Genserico  come  conobbe  esser  morto  FI.  Placidio  Va- 
lentiniano,  mandava  i  suoi  vandali,  che  occuparono  Cagliari, 
e  ridussero  tutti  i  sardi  sotto  il  giogo.  Atrocissime  cose  furono 
commesse  che  altri,  tranne  chi  le  tollerò,  non  saprebbe  narrare. 
Già  fin  dal  44<>  ^vea  ben  assaggiato  la  Sardegna  che  gente  si 
fossero  questi  barbari. 

461.  Dario  di  Cagliari  pontefice  massimo. 

468.  HarceUino  acquista  all'imperatore  Leone  Cagliari  ,  ed 
il  rimanente  della  provincia.  Poco  dopo  rientraronvi  i  vandali. 

47^-  Il  monte  Vesuvio'  vomendo  le  bruciate  sue  viscere,  ca- 
gionava notturna  oscurità  nel  pieno  giorno,  e  spargeva  di  mi- 
nute polveri  e  ceneri  la  faccia  d'Europa. 


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i^%  CAGLIARI 

'  5o8k  ScriTevansi  in  Cartagine  iniqinssimi  editti  contro  i 
TescoTi  ortodossi ,  e  designavasi  l'isola  sarda ,  nella  quale  ei 
fossero  deportata 

509.  Si  adduce  vano  in  Cagliari  gli  illustri  confessori  acconi" 
pagnati  da  ch^ci  e  monaci.  JNel  numero  dei  primi  non  si  con- 
viene ;  che  questi  ne  denuncia  1 20  ;  questi  220  ;  altri  altri- 
menti. Essi  portaron  seco,  per  sottrarle  alle  profanazioni ,  le  re- 
liquie dei  grandi  martìri  j  e  d'altri  uomini  santissimi  ;  in  que- 
sti il  corpo  di  S.  Agostino.  Scrissero  al  papa  per  avere,  con- 
forto nell'infortunio,  le  reliquie  dei  ss.  mm.  JNazario,  e  Roma- 
no ;  e  Simmaco  uomo  sardo ,  che  sedea  nella  cattedra  di  S« 
Pietro ,  al  bramato  dóno  aggiungeva  danaro  e  vesti  -,  di  che 
negli  anni  appresso ,  finché  durò  sua.  vita ,   non  cessò  di  fornirli. 

Fulgenzio  coi  vescovi  Ulustxe  e  Gianuario  formava  in  Cagliari 
un  monistero ,  dove  convisse  pure  con  Feliciano  prete ,  che  fu 
suo  successore ,  e  co'  monaci  e  cherici ,  che  avean  amato  es- 
sergli compagni  nell'esilio.  Questa  casa  fu  un  oracolo  per  li  ca^ 
gUaritani.  Vittore  primate  della  Bizacena  vi  moriva. 

5i4*  Simmaco  P.  M.  loro  bene£Eittore  era  tolto  da  Dio. 
Trasamondo  mosso  da  ciò  che  la  fama  pi^icava  di  Fulgenzio 
lo  chiamava  a  Cartagine.    . 

517.  Il  santo  vescovo  per «qpra  degli  ariani  tante  volte  ver- 
gognosamente sconfitti ,  quante  superbamente  osarono  assalirlo, 
rimandnvasi  in  Cagliari.  Pensò  tosto  a  edificai*vi  un  monistero 
fuori  della  città  ,  a  che  Brumazio  gli  addiceva  un  certo  seggio 
presso  la  basilica  di  S.  Saturnino.  Vi  raccoglieva  quaranta  e 
più  cenobiti* 

520.  I  vescovi  coofieasori  celebrano  una  sinodo  per  consultare 
sulla  risposta  ai  legati  dei  monaci  sciti  in  Roma  intorno  alla 
Incarnazione  ,  e  Grazia  di  G.  C. 

522.  Altra  sinodo  ,  nella  quale  dopo  gravilsime  discussioni 
fu  distesa  una  lettera  sinodica  ai  monaci  sciti  in  Costantinopoli. 

523.  Ilderìco  asceso  al  trono  de'  re  Vandali  ruppe  la  catena 
della  lunga  schiavitù. 

53o.  GUimere  spalleggiato  da  una  valida  cospirazione  toglie 
a  Ilderìco  lo  scettro  e  la  libertà.  Giustiniano  avendo  per  la 
seconda  volta  invano  richiamatolo  al  dovere  si  volgeva  ai  con- 
sigli di  guerra.  Su  questi  fatti  consulta  s.  v*  il  Morcelll  nel- 
l'elica Christiana* 


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CAGLIARI  ia3 

533.  L'esercito  di  Giustiniano  reduce  dalla  Persia  preparasi 
nd  andar  sull'Africa.  All'esempio  di  Pudenào  cittadino  africano 
che  eccitò  a  ribellione  le  città  tripolitane  per  sottometterle  al- 
l'imperio romano ,  Goda  di  nazione  goto ,  che  era  stato  pre- 
posto alla  Sardegna,  detestandole  crudeli  maniere  di  Gilimere 
invitava  Giustiniano  ad  una  facil  preda.  Questi  non  indugiava 
-a  spedire  in  Cagliari  Eulogio  suo  legato  con  alcune  schiere. 
Conosciuta  la  qual  conversione  di  cose  il  re  Vandalo  manda 
Tzazone  suo  fratello  con  5,ooo  uomini  sur  una  flotta  di  lao 
navi.  Cagliari  é  presa ,  q^nto  Goda ,  ristabilito  nell'isola  l'im- 
perio. Ma  deve  tosto  il  vincitore  affrettatamente  rinavigare  al- 
l'Africa per  agli  alloggiamenti  BuUensi  a  ristaurare  la  fortuna 
del  fratello  fuggito  davanti  a  Belisario. 

534*  Le  truppe  imperiali  comandate  da  Cirillo  scendono 
nei  lidi  cagliaritani.  Mostrasi  il  moszato  capo  di  Tzazone  ,  si 
aprono  le  porte  della  città ,  e  tutta  la  Sardegna  che  per  set- 
tantanove anni  era  stata  Vandalica  ridivenne  Romana. 

55 1.  Totila  spedisce  i  suoi  maggiori  capitani  con  un  potente 
na villo  perchè  assoggettino  al  suo  impero  la  Sardegna,  e  la 
Corsica,  Cagliari  non  si  potè  tener  forte.  Giovanni  duce  del- 
l'armi imperiali  in  Africa  riempie'  la  flotta  di  scelta  soldatesca, 
e  la  indirizza  alla  capitale  della  Sardegna.  I  romani  si  accam- 
pano sul  littorale ,  e  poscia  movono  all'assalto.  Invano ,  che  i 
goti  cadendo  repentini  sopra. essi  stanchi  o  sbadati  li  sbarattano 
e  rovesciano  in  mare. 

553.  Totila  e  Teia.  vinti  da  Narsete,  Cagliari  e  tutta  la  pro- 
vincia è  ricondotta  all'ossequio  dell'imperator  romano. 

Sgji,  il  pontefice  Gregorio  I  (  ^  grande  )  il  quale  nella  ne- 
gligenza del  governo  imperiale  qpìegava  certo /rroCelloroXa  sopra 
la  Sardegna ,  si  riwdgeva  al  metropolitano  Gianuario  arcive- 
scovo di  Cagliari,  perchè  studiasse  a  salvar  l'isola  dalle  cor- 
rerìe di  Agilulfo  duca  di  Torino,  marito  di  Teodolinda  regina 
dei  Longobardi,  che  ne  infestava  le  spiaggie.  La  invasione  fu 
fatta  riuscire  ad  un  fine  infelice  per  Io  valore  dei  difensori.  U 
vigilantissimo  Santo  Padre  tetnendo  l'amor  della  vendetta  po- 
tesse movere  i  Longobardi  ad  altra  aggressione  riconfortava 
Gianuario  alla  munizione  delle  rocche. 

6oo.  Innocenzo  prefetto  d'  Africa  ,  e  Domenico  vescovo  di 
Cartagine  udito  dalla  Sardegna  i  clamori  miserabili  degli   uo- 


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i!i4  CAGLIARI 

mini  della  infima  classe  soffocati  e  calpestati  dalla  tirannia  dei 
ricchi,  scrìssero  al  p.  m.  Gregorio,  il  quale  unicamente  parea 
loro  potere  con  sua  autorità  e  grazia  sollevarli ,  come  in  effetto 
avvenne  per  lo  zelo  di  Gianuario,   che  egli  eccitava. 

In  quest'anno  rincrudiva  la  pestilenza  che  sembrava  sopita 
o  speata.  Essa  era  comune  quasi  a  tutta  l'Italia. 

60 1.  Innocenzio  manda  in  Sardegna  alcuni  uomini  a  tenervi 
ragione  ;  però  tanta  fu  la  loro  immanità ,  che  non  a  difendere 
la  provincia ,  ma  ad  espilarla  parvero  venuti.  Vittore,  vescovo 
di  Fausania ,  non  pati  questo  scandalo.  Gregorio  per  di  lui  pre- 
ghiera ne  dava  lingua  al  prefetto  d'Africa,  che  represse  quella 
voracissima  avarizia. 

639.  Gregorio  ultimo  dei  prefetti  d'Africa  spiega  sua  giurisdi- 
zione sopra  la  Sardegna. 

642.  Macchina  cose  nuove. 

646.  Affetta  il  regno  -,  né  le  provincie  africane  e  le  pertinenze 
malvolentieri  gli  aderiscono. 

647*  Accorre  col  suo  esercito  contro  Abdalla  soldano  sarace- 
no :  resta  vinto  ed  uccìso. 

65o.  I  saraceni  discesi  in  Sicilia  si  impadroniscono  di  molte 
ritta  ,  e  annientano  con  crudel  uccisione  l'esercito  romano.  Ter- 
rore in  Sardegna  dei  barbari  che  impunemente  corrono  le  pro- 
vincie e  van  consumando  l'imperio  ,  non  potendo  alcuna  resi- 
stenza esser  eguale  a  tant'impeto. 

663.  Costante  II  parte  da  Bisanzio  col  disegno  di  stabilii*si 
in  Roma.  Quindi  va  in  Siracusa  ,  e  spregia  in  paragone  la  ca- 
pitale d'Oriente. 

664*  La  di  lui  dimora  in  Sicilia  gravissima  agli  isolani;  che 
sono  le  loro  cose  da' suoi  soldati ,  siccome  da  pirati,  messi  a 
bottino.  L'Africa  e  la  Sardegna  gemono  sotto  simiU  vessazioni , 
piena  una  ed  altra  di  rumore,  di  pianto,  e  di  sangue. 

665.  Il  contagio  ,  che  funestava  l'Italia,  si  appicca  alla  Sar- 
degna. I  saraceni  sotto  gli  occhi  d'Augusto  cosi  devastano  la 
Sicilia  ,  che  ne  resta  disfatta. 

667.  Gran  numero  di  africani ,  disperati  della  salvezza ,  si  ri- 
coverano in  Europa  ed  Asia. 

668.  Parte  da  Cagliari  un  certo  numero  di  armati  a  propu- 
gnare nella  Sicilia  contro  Mizizio ,  uomo  d' Armenia ,  che  aveasi 
usurpato  l'impero,  i  dritti  di  Costantino  lY  figlio  di  Costante. 


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CAGLURI  125 

670.  Le  flotte  saracene  spargono  il  terrore  nei  lidi  europei 
del  Mediterraneo. 

680.  GitonatOy  arcivescovo  di  Cagliari,  accusato  di  funeste 
macchinazioni  contro  alla  maestà  ,  alla  pace  ,  ed. allo  stato  , 
va  in  Costantinopoli,  mette  in  aperta  luce  la  sua  innocenza, 
onde  con  grandissimo  onore  è  ricevuto  nel  vi  concilk)  ecumenico. 

685.  Giustiniano  II,  tiranno  abbominevole,  coi  suoi  angaria- 
•  menti  raddoppia  le  sventure  dei  sardi. 

691*  Da  Hazan,.  duce  dei  saraceni,  sovvertita  Cartagine , 
quanto  era  di  greci  nell'Africa  fu  annientato.  Forse  quindi  in^ 
comincia  la  diminuzione  della  dipendenza  dei  sardi  dagli  im- 
peratori greci. 

712.  Gli  arabi ,  o  saraceni  d'Africa,  introdotti  nella  Spagna 
dal  conte  Giuliano. 

Verso  il  720.  I  saraceni  di  Spagna,. fecer  impeto  nella  Sar- 
degna e  operarono  orribili  devastazioni.  Cagliari  nonistette  salda 
alla  violenta  impressione.  £  qui  pure ,  come  era  massima  poli- 
tica a  questi  barbari ,  avran  bruciato  tutti  i  libri  per  ridurre  i 
cristiani  all'  ignoranza  ,  all'apostasia. 

722.  Luitprando,  conosciute  le  pro&nità  che  i  saraceni  si 
peimettevano  in  Cagliari,  inviava  legati ,.  che  riscattassero  le 
reliquie  di  S.  Agostino. 

Governo  nazionale.  Pare  che  in  su  gli  estremi  anni  del  se- 
colo decorso  trovandosi  la  nazione  abbandonata  ai  mali  suoi 
destini  sorgesse  qualche  anima  generosa  a  destare  il  coraggio 
degli  oppressi  a  buone  speranze. 

In  anno  incerto,  dopo  l'epoca  testé  suddeterminata ,  i  sardi 
mal  so£Cerenti  del  giogo  prendon  l'arme  e  liberan  la  lor  terra 
dagli  infedeli. 

785.  Epifanio  inviato  dall'arcivescovo  di  Cagliari  Tommaso 
fu  dall'  imperatore  Costantino  VI  e  sua  madre  Irene  deputato 
a  ripigliare  con  altro  incaricato  presso  il  pontefice  Adriano  III 
il  trattato  della  convocazione  d'un  «concilio  generale  in  Costan- 
tinopoli contro  la  eresia  degli  Iconoclasti.  Da  che  mi  consterebbe 
solamente  un  resto  di  riverenza  agli  imperatori. 

800.  Dal  P.  M.  Leone  III  si  incoronava  imperator  d'  occi- 
dente Carlo  Magno.  L'abate  Gaetano  Cenni  (nelle  sue  note  alle 
dissertazioni  del  Muratcri  su  le  antichità  italiane  (  noi.  27  alla 
diss.  71),  dice  aversi  indubitata  testimpnianza  da  Eginardo  come 


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ia6  CAGLURI 

quest'eroe,  o  unsuodace,  eombattnto  «resse  eootro  i  saraceni 
nelle  due  isole  di  Sardegna  e  di  Corsica.  Quindi  converrebbe 
ammettere  un'altra  irruzione  dei  barbari  nelle  nostre  terre  al 
principiante  secolo  nono  y  la  quale  avesse  provocato  le  armi 
di  Carlo. 

806*7.  I  saraceni  ritornarono  in  sul  batter  Cagliari;  ma  il 
valor  dei  propugnatori  prevaleva  al  furore  e  numero  degli 
espugnatori* 

810.  Nuova  né  più  fortunata  aggressione. 

81 3.  I  mori  dell'Africa  spediscono  un  grosso  armamento: 
ma  per  la  forza  dei  venti  si  stritolavano  alle  coste  sarde  cento 
navi.  Questi  esaustì  dalla  procella ,  il  ferro  sardo  esauriva  i  loro 
fratelli  deUa  Spagna  sopraggiunti  poco  dopo. 

81 5.  Dopo  la  morte  di  Carlo  Magno  partiva  da  Cagliari  un' 
ambasceria  e  presentava  dei  doni  a  Lodovico  il  Pio  in  Pader- 
bona.  Supposta  la  ricuperazione  dell'isola  per  l'arme  di  Carlo, 
in  quest'ambasceria  potrebbesi  intendere  un  omaggio  di  vassalli 
al  novello  signore.  ...  Di  altre  irruzioni  saracene  nulla  con- 
tezza è  pervenuta.  Intanto  alle  frequentissime  percosse  Cagliari, 
in  cui  come  ogn'uom  vede,  doveva  cadere  il  primo  impeto ,  an- 
dava in  distruzione. 

Oìudicato  di  CagliarL  L'origine  dei  Giudici  della  Sardegna , 
come  furono  appellati  ì  primari  magistrati  che  governavano  la 
somma  delle  cose  pubbliche,  è  certamente  assai  più  antica, 
che  abbiano  asserito  i  pisani.  E  penso  doversi  la  medesima  ri- 
trovare nei  tempi  che  si  contennero  nella  fine  del  secolo  vm 
e  principio  del  n,  quando  veniva  meno,  e  poscia  cessava  af- 
fatto la  influenza  del  governo  greco.  Già  fin  dai  tempi  di  s.  Gre- 
gorio, con  tutto  che  avessero  gli  imperatori  nell'Africa  l'eser- 
cito, ed  in  Cartagine  un  prefetto^  veduto  abbiamo  in  certa 
imbecillità  il  loro  potere,  e  su  questo  fondamento  possiam te- 
ner probabilissimo,  anzi  moralmente  certo,  che  la  medesima  o 
annullata  o  ridotta  sia  stat&  a  un  morto  dritto,  poiché  la  po- 
tenza dei  saraceni  oppresse  i  romani  nell'Africa,  e  rendendo 
infesti  i^ari  vietava  il  frequente  commercio  tra  Costantino- 
pc4i  e  Cagliari.  In  cosiffatta  condizione  non  potevano  restare 
senza  governo  i  sardi ,  e  doveva  avvenire ,  che  o  i  magistrati 
instituiti  dall'imperatore  o  dal  prefetto  ritenessero,  e  trasmet^ 
tessero  nei  loro  posteri  la  giurisdizione  ;  ovvero  che  alcun  uomo 


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CAGLIARI  la; 

iiobilisMaio  dei  nazionali  j  radunando  sempre  btorno  a  se  in 
dientela  altre  e  altre  genti,  finalmente  il  supremo  potere  ot- 
tenesse per  consenso  dei  cittadini  o  tacito  o  espresso.  Non  pa- 
rendomi yero  il  primo  per  quella  antipatìa ,  o  altro  che  in- 
tendasi ,  la  quale  in  nazioni  vassalle  è  solito  esser  veduta  con- 
tro lo  straniero  dominatore,  e,  nel  presente  caso  dirò,  per 
l'odio  che  i  sardi  avran  dovuto  concepire  e  nutrire  ad  una 
eccessiva  grandezza  verso  i  magistrati  greci,  che  per  indole 
superbi  e  avari  nella  debolezza  del  goverao  supremo  dovevano 
passare  ad  una  feroce  tirannia ,  e  nel  mal  esempio  dei  costanti 
e  suoi  pan  imperversare  senza  alcun  timore  e  ritegno;  però 
vo'  far  ragione  di  quel  che  posi  in  secondo  luogo,  e  stimare 
r  istituzione  fatta  con  espresso  consentimento  della  miglior  parte 
del  popolo,  di  soii^  che  uno  o  più  capi  della  nazione  siano 
esistiti  per  elezione  del  dero,  e  delle  principali  persone,  come, 
se  io  non  veda  in  fallo,  è  da  dedursi  dallo  statuto  politico 
del  reggimento  dei  Giudici,  di  cui  si  dirà  nell'articolo  6m- 
dicalo.  Per  me  la  loro  esistenza  comincia  ad  esser  ceiia 
nel  tempo  istesso  della  oppressione  dei  popoli  sardi  sotto  la 
barbarie  saracena,  quando  a  non  poche  genti  disdegnose  della 
schiavitù,  e  inorridite  per  le  abbominazioni  commesse  dagli 
infedeli  nei  luoghi  santi,  fu  offerto  un  asilo  nell'antica  stanza 
degli  iliesi ,  nelle  regioni  dei  barbaracini ,  luoghi  sacri  alla  li- 
bertà, e  inviolati  dall'alterìgia  dei  dominatori  cartaginesi  e 
romani;  e  chiaramente-  si  dimostra  nella  felicemente  tentata 
ripulsione  degli  infedeli  per  le  sole  (opie  dei  nazionali,  che 
ragion  vuole  crediamo  sotto  la  condotta  e  secondo  i  consigli 
d'un  ben  avveduto  supremo  duce,  compita  e  probabilmente 
molto  in  là  della  seconda  metà  del  secolo  ix.  E  qui  nella  cer- 
tissima esistenza  dei  duci  delle  genti  barbaracine  nuovo  fonda- 
mento si  offire  alla  opinione  intorno  a  un  capo  supremo  delle 
genti  non  so^tte  agli  infedeli,  quando  non  si  potesse  am- 
mettere quella  istituzione  che  io  pretendo.  Sono  tenebrosissimi 
questi  tempi  per  totale  difetto  di  monumenti,  ma  stimo  che 
se  un  qualche  lume  in  avvenire  risplenda  fra  i  medesimi,  sarà 
che  restino  rischiarate  le  cose  che  ora  non  sono  visibili  a  tutti 
gli  occhi,  che  tra  le  terribili  sventure  che  sovraincumbettero 
alla  terra  sarda  appajano  maravìgliose  imprese  di  valore  relì-^ 
gioso  e  militare,  e,  conciossiaché  in  parità  di  cose,  gli  uomini 


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ia8  CAGUARI 

di  tutti  i  tempi  e  luoghi  le  stesse  maniere  tengano  nelle  cose 
di  somma  importanza,  e  per  la  salvezza  gli  stessi  mezzi  adot- 
tino li  medesimi  conigli  a  tutti  suggerendo  la  natura,  sarà 
pure  siano  riconosciuti  avvenimenti  somigliantissimi  a  quelli , 
che  ebbero  luogo  fra  gli  spagnuoli  riparatisi  dalla  tirannia  dei 
mori. nei  monti  di  Leone,  d'Asturìa  e  diGallizia,  e  $iano  ve- 
dati i  Pelagi  ed  i  Garzia  sardi  in  sul  principio  travaglianti  il 
nemico  con  iscorrerie,  e  poscia  opprimentilo  in  ordin&te  bat- 
taglie. 

Questo  o  questi  capi  della  nazione  già  insino  dalla  metà  del 
secolo  nono  compariscono  col  titolo  di  Giudici  (  vedi  il  baron 
Manno  agli  anni  847-54)*  Dirò  a  dar  ragione  del  mio  dub- 
bio sul  loro  numero,  che  sebbene  siami  più  probabile  che 
unico  in  principio  fosse  il  principe ,  tutt^ia  veggo  che  poco 
dopo  o  per  divisione  di  eredità,  o  per  usurpazione  di  capi 
militali  che  in  diverse  parti  dell'isola  dovessero  vegUare  con 
Tarme  in  mano ,  si  potevano  essi  moltipUcare. 

Negata  ai  pisani  la  istituzione  dei  Giudicati ,  negarsi  può  ezian- 
dio la  divisione  del  regno  in  quattro  parti.  Il  giudicato  Caralense 
è  anteriore  a  questo  supposto  spartimento,  e  lo  è  ancora 
il  TorrJtano,  come  fu  vittoriosamente  dimostrato  dal  baron 
Manno.  Non  però  sembra  ed  é  facile  a  determinare  quanto 
prima  dell' xi  secolo  siano  state  le  diverse  giurisdizioni.  Che  se 
dalla  qualifica  di  Giudicati  fino  in  questi  tempi  rimasta  a  due 
grandi  dipartimenti,  uno  incluso  nella  Cagliaritana,  altro  nella 
provincia  Arborense,  questi  sono  l'Ogliastra,  ed  il  Colostrài, 
fosse  conceduto  di  ragionare  ,  in  questo  caso  avrebbesi  come 
difendere  essere  stati  i  giudicati  più  di  quattro.  Ma  pretermet- 
tiamo siffatte  discussioni,  che  per  avventura  possano  stimarsi 
vane.  Mig}ior  negozio  certamente  ei  sarà  ricercare  quanta  sia 
stata  da)la  prima  origine  al  secolo  xi  l'autorità  di  questi  to- 
parchi.  Eran  eglino  nei  tempi  della  recente  instituzione  subor- 
dinati agli  imperatori  greci,  o  a' romani  pontefici?  —  Non  po- 
trei consentire  né  ad  una ,  né  ad  altra  parte.  Conciosslaché  non 
paja  essere  stata  alcuna  vera  dipendenza  dai  primi ,  e  questo 
non  tanto  per  atti  di  imperio,  quanto  perciò  che  i  vassalli 
sogliono  stimare  tolto  il  dovere  dell'ossequio,  e  annullata  la 
dipendenza,  quando  svanisca  la  possa  che  soggiogava  o  infre- 
nava:   né  pure  sia  onde  si  possa  arguire  una  superiorità  poli* 


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CAGLURI  129 

tite  nella  Sede  Apostolica ,  anzi  dentro  il  secolo  ix  nella  let* 
tera  di  Leone  IV  all' ,  o  ad  un  Giudice  della  Sardegna  abbiasi 
un  argomento  in  contrario.  Se  lui  dal  pontefice  leggerai  quali- 
ficato di  altezza  e  di  magnificenza ,  e  onorato  del  modesto  stile 
della  preghiera,  vorrai  pensare  che  Leone  abbia  stimato  di 
scrivere  a  un  suo  vassallo  ? 

Ma  se  nel  secolo  nono  non  sentiyan  l'autorità  civile  del 
papa,  non  però  i  principi  sardi  erano  da  altra  signorìa  indi- 
pendenti ;  che  gli  imperatori  romani  cominciarono  ad  esercitare 
su  di  loro  i  dritti  dell'alta  sovranità.  E  questi  dritti  generali 
probabilmente  dalla  vittoria  sopra  i  saraceni  dominatori  se  non 
siano  dimostrati  indubitatamente  dall'  ambasceria  notata  nel- 
l'anno  8i5 ,  lo  sono  cosi  a  parer  mio  da  questo  che  han  sem- 
pre confessato  i  romani  pontefici  esser  le  ragioni  dal  preteso 
alto  dominio  sulla  Sardegna  venute  loro  dalla  qualunque  cre- 
dasi donazione  imperiale ,  e  da  quello  pure  che  i  Cesari  spesse 
volte  ravvivarono  gli  antichi  loro  diritti  in  pregiudizio  della 
Sede  Apostolica.  Questa  però  nel  secolo  xi  come  avvenne  che 
dai  Giudici  sardi  fosse  riconosciuta  per  dominatrice  suprema , 
anzi  che  lo  fosse  generalmente ,  come  consta  dalle  dimande  che 
da  tutte  parti  si  faceano  al  pontefice  (vedi  anno  1074  )  per  la 
investitura  della  Sardegna?  Lasciata  da  parte  la  controversia  sulle 
donazioni  e  conferme  imperiali ,  potrebbesi  la  esercitata  sovra- 
nità ripetere  o  dalla  opinione  che  in  quei  tempi  prevalea  che 
le  terre  dei  cristiani  sgombrate  dagli  infedeli  fossero  patrimo- 
nio di  8.  Pietro  y  o  dalla  spontanea  sommessione  dei  popoli  per 
esserne  protetti,  e  forse  da  ambedue  queste  cause. 

Quando  le  toparchie  sarde  furono  definite  a  quattro,  la  Ca- 
ralense,  della  quale  Cagliari  era  capitale,  constava  dei  seguenti 
dipartimenti  secondo  che  lasciò  scritto  il  Fara  :  1  .^  Campidano 
di  Cagliari,  o  Curatoria  di  Campidano  con  popolazioni  43:  2.^ 
Curatoria  di  Decimo  con  popolazioni  1 1 :  3.^  Curatoria  di  Dò- 
lia  con  popolazioni  28:  4*^  Curatoria  di  Ippis  con  popolazioni 
29:  5*^  Curatoria  di  Nuràminis  con  popolazioni  14^  6.^  Cura- 
toria di  Tre/enta  con  popolazioni  20:  7.^  Curatoria  di  Seùi^us 
con  popolazioni  3o:  8.^  Curatoria  di  Galilla  o  del  Giarrèi  con 
popolazioni  1 2 :  9.^  Incontrada  di  Barbàgia-Seùlo  con  popola- 
zioni 6:  10.^  Incontrada  del  Sàrrabus  con  popolazioni  16:  11.^ 
Lacontrada  di  Cirra  o  Chirra  con  popolazioni  4  :  '  ^«^  Giudicato 
Dizion*  geogr.  ecc.  Voi.  III.  9 


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i3o  CAGLURI 

4ella  Ogliastra  o  deli' Agtigliastra  con  popólatiòni  i3:  i3.®  Cu* 

ratorìa  di  Nora  coti  popolazioni  i6:   i4*^  Guratoria  di  Giserro 

-  con  popolazioni  34 :  i5.^  Curatoria  del  Sulcis  con  popolazioni  3i. 

A.  voler  determinare  qual  fosse  la  probabile  popolazione  di 
questi  trecento  dodici  comuni  non  si  hanno  sufficienti  dati  : 
nientedimeno  se  facciasi  ragione  della  estensione ,  in  cui  si  con- 
tenevano queste  abitazioni ,  e  della  fecondità  del  suòlo  non 
dovrà  veramente  sembrare  una  esagerazione  Io  averla  compu- 
tata di  circa  mezzo  milioAc 

Regoli  della  tetrarchia  Caralese.  Di  nessuno  fra  quanti  eb- 
bero il  governo  della  medesima  in  là  del  secolo  xi  è  pervenuta 
a  noi  particolar  contezza.  Degli  altri  ecco  i  nomi ,  e  breve- 
ipente  notate  le  principali  cose  cha  rimasero  nelle  antiche  me- 
morie alla  nostra  cognizione.  Chi  più  desideri  consulti  il  baron 
Manno  ,  il  quale  con  sue  chiare  discussioni  portò  molto  lume 
contro  le  tenebre  del  medio  evo ,  con  le  diligentissime  rìcer^ 
che  riempi  non  pocdi  vacui ,  e  con  V  acre  giudizio  districò 
molti  nodi. 

I.  Anni  dell'Era  volgare  1002.  Ugone  I,  marchese  di  Massa, 
signor  di  Corsica  ,  é  insieme  qualificato  siccome  giudice  del 
Caralese.  Ei  si  conosce  per  una  donazione  a  Placido  abbate  di 
S^  Mamiliano  in  Monte^Cristo  dat.  da  Cagliari,  anno  sunnotato. 

Musano.  Nuova  invasione  e  dominazione  dei  saraceni.  In- 
torno all'anno  terzo  del  secolo  xi  Musatto,  principe  saraceno, 
discende  in  Sardegna  ,  ed  occupata  Cagliari,  vi  stabilisce  la 
sede  del  suo  governo.  Giovanni  XVIII  P.  M.  compunto  da  pietà 
per  lo  infortunio  de'  sardi ,  e  da  timore  per  le  sciagure  che 
prevedeva  dover  cadere  in  su  l'Italia  ,  però  che  era  nel  golfo 
di  Cagliak-i ,  e  in  tutta  la  costa  orientale  una  grandissima  co- 
modità a'  barbari  per  assaUre  e  depredare  la  penisola  ,  invitava 
i  popoli  più  potenti  a  guerreggiarli ,  e  poneva ,  cosi  preten** 
desi,  prezzo  della  liberazione  dei  sardi  la  signoria  dell'isola. 
I  pisani  fecero  piccole  imprese  contra  Musatto. 

ioo5.  Il  feroce  soldano,  éome  seppe  ritiovarsi  Pisa  sprov- 
veduta di  difensori,  volgcsi  col  navilio  in  quelle  sponde,  e 
brucia  quella  parte  della  città  che  fu  poscia  denominata  Chin- 
sica. 

1012.  I  pisani,  memori  della  incursione  del  barbaro,  ardono 
di  vendicarsi.  GH  corrono  con  grand'impcto  addosso ,  e  lo  so- 


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GAGLURI  i3i 

spingono  dalla  terra;  Ma  restaurate  le  forze  egli  rìtema,  e  rin- 
nova il  regno. 

ioi5->  i6.  L'Italia  ^  anzi  tutta  l'Europa  afflitta  da  carestia  e 
pestilenza. 

1016.  I  saraceni  scioglion  da  Cagliari  contro  la  penìsola. 
Espugnano  la  città  di  Luni ,  e  per  gravissimo  danno  e  igno- 
minia dei  vicini  vi  si  annidano.  Benedetto  YIII  spinge  contro 
loro  molte  genti,  che  con  tutte  armi  e  da  terra  e  da  mare  li 
conibattano.  Musatto  vede  cader  tutti  i  &uoi ,  perde  la  sposa  ,- 
e  con  precipitosa  fuga  rifugiasi  nella  rocca  di  Cagliari.  Quivi 
a  disfogare  la  rabbia  che  conceputa  avea  contro  i  cristiani,  fa- 
ceva i  miseri  cittadini  infigger  vivi  nelle  mura.  Di  cosi  lagri- 
mevole  sciagura  dei  cagliaritani  conscio  il  santo  padre,  e  pre- 
gato dai  fratelli  Cao,  Uario  ,  e  Atanagio  ,  padre  dì  Benedetto, 
in  appresso  cardinale  di  santa  chiesa ,  uomini  nobilissimi  degli 
isolani  ,  che  per  esimersi  dalle  ire  di  quel  carnefice  sì  erano 
ricoverati  in  Roma  ,  inviava  in  Pisa  ed  in  Genova  il  vescovo 
d'Ostia  perché  congiungessero  l'arme  all' esterminio  dei  saraceni 
padroni  dì  Sardegna.  Musatto  delibera  di  fabbricare  sul  colle 
cagliaritano  una  città  forte.  Arrivano  i  jHSani  e  liguri ,  pugnano 
coi  mori  e  prevalgono.  I  sardi  cooperavano.  Discussione  tra  lì 
due  popoli  alleati.  I  liguri  sono  espulsi  dall'isola. 

U.  1019.  Guglielmo  I,  signor  di  Corsica ,  onora  vasi  pure  del 
tìtolo  di  Giudice  cagliaritano.  U  che  appare  da  una  carta  di 
donazione  al  monìstero  di  S.  Mamìliano  della  regola  dei  Ca-' 
fnaldolesi. 

III.  1091.  Ugone  II ,  marchese  di  Massa,  signor  di  Corsi- 
ca ,  era  Giudice  cagliaritano  ,  siccome  consta  da  un  diploma 
riferito  dal  Muratori  e  provato  dagli  annalisti  camaldolesi. 

Musatto  ripigliato  vigore  ed  ardimento,  e  profittando  della 
negligenza  dei  pisani  per  troppa  confidenza  nelle  proprie  forze, 
move  dall'Africa,  e  inaspettato  presentasi.  Niuna  resistenza  ei 
trovava  nelle  rocche ,  le  quali  non  erano  munite  per  la  guerra. 
Nondimeno  gli  isolani  si  mossero  a  fronteggiarlo ,  e  solamente 
costretti  da  necessità  inclinarono  all'accordo* 

I  genovesi  ed  i  pisani  nuovamente  òonsenzienti  lo  assaliscono. 
Quelli  ebbero  per  se  il  tesoro  del  saraceno  ;  questi  si  immagi^ 
narono  di  aver  aoqiùstato  il  dominio  deirisola  \  ma  non  av- 
venne cosi ,  perché  gli  antichi  pudici  continuarono    ad  esser 


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i3a  CAGLIARI 

padroni  in  casa  loro  j  ed  il  papa  ritenne  i  dritti  dell'alta  so- 
vranità \  di  maniera  che  la  loro  sovranità  non  era  né  di  dritto, 
e  né  pur  di  fatto  ,  che  nell'  unico  caso ,  in  cui  per  le  forze 
maggiori  prevalessero.  Cagliari  e  gli  altri  luoghi  più  importanti 
dell'isola  furono  fortificati. 

Verso  la  metà  del  secolo  Musatto  già  ben  avanzato  in  età 
adduce  sulla  Sardegna  nuova  tempesta.  Accorrono  di  nuovo 
pisani  e  liguri  alla  salvezza  dei  popoli,  e  si  accampano  pressò 
alla  città ,  che  avea  potuto  fin  allora  reggere  agli  assalti  dei 
barbari.  La  potenza  di  questi  é  disfatta  in  terra  e  in  mare.  I 
sardi  esultano  liberati  per  sempre  dalla  schiavitù. 

lY.  loSg.  Torchitorìo  I  offriva  doni  a  Montecassino  per  la 
erezione  in  Cagliari  d'un  monistero. 

In  questi  tempi  cominciava  a  fiorire  per  sapienza  ,  saatità , 
e  virtù  prodigiosa  Giorgio  di  Cagliari  vescovo  della  Barbagia. 

Y.  1073.  Onroco.  A  lui  e  agli  altri  giudici  sardi  scriveva 
Gregorio  VII  P.  M.  si  tosto  come  imprendeva  il  governo  della 
chiesa  universale.  Scriveva  poscia  a  lui  solo,  e  mentre  con- 
sentivagli  di  poter  portarsi  in  Roma  ,  imponeva  chiamasse  a 
conferenza  gli  altri  giudici  ,  e  deliberasse  con  essi  su  di  ciò  , 
che  era  stato  significato  per  Costantino  arcivescovo  di  Torre. 
Le  parole  non  erano  tutte  amorose ,  che  non  si  potè  tenere  il 
papa  dal  far  prevedere  il  suo  sdegno,  ove  essi  non  dessero 
prontamente  una  risposta  appagante.  Trattavasi  del  dritto  ed 
onore  di  S»  Pietro, 

Nell'anno  seguente  mandavasi  dal  papa  in  Cagliari  il  vescovo 
di-^opulonia  ,  e  Onroco ,  cui  la  punizione  recente  di  Enrico 
III  imperatore  dei  romani  con  la  scomunica  e  col  disobbliga- 
mento  dei  sudditi  dal  giuramento  di  fedeltà  dava  dei  timori , 
lo  accoglieva  molto  rispettosamen^ie ,  e  con  lui  adempiva  a  tutti 
i  suoi  doveri.  Dì  che  Gregorio  grandemente  lodavalo  ,  dichia- 
rando che  soddisfatto  del  suo  vassallaggio  ,  era  fermo  a  non 
lasciarsi  piegare  dalle  preghiere  di  grandi  personaggi  tra  i  nor- 
manni ,  toscani ,  lombardi ,  e  alcuni  popoli  oltramontani  a 
permettere  che  conquistassero  la  Sardegna ,  e  a  non  lasciarsi 
vincere  dalla  lusinga  delle  amplissime  proni essioni  che  proferi- 
vansi  in  grande  incremento  della  sede  apostolica. 

1087.  Vittore  III  P.  M.  poco  prima  di  morire  si  indirizzava 
all'arcivescovo   di  Cagliari,  cui  qualificava  primate  dell'isola, 


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CAGLIARI  i33 

perchè  esso  e  gli  altii  vescovi  provvedessero   al   rista uraniento 

delle    chiese  per  opra  degli  infedeli  in  miserevole  ruina  giacenti. 

I  pisani  trasportano  alla  loro  patria  dalla  tomba  presso  Nora 

i  corpi  dei  ss.  mm.  Efisio  e  Potito. 

VI.  1088.  Arzone  de  Unàli,  giudice . della  provincia,  lodato 
per  donazioni  fatte  ai  benedittini. 

VII.  1089.  CostaDtino  I,  figlio  di  Arzone.  Erigeva  nell'anno 
appresso  il  monistero  di  S.  Saturnino  presso  Cagliari ,  se  pure 
non  ristorava  il  cenobio  di  S.  Fulgenzio  (v.  l'anno  517  )  ,  e 
confermava  le  paterne  religiose  offerte  nella  solita  formola 
della  redenzione  dalle  pene  penitenziali  ,  particolarizzando  il 
concubinato  y  l'omicidio ,  l'incesto ,  di  cui  erano  stati  i  giudici 
ed  i  loro  popoli  notati  nell'anno  864  dal  P.  M.  Niccolò  I,  la 
negazione  delle  decime  ,  e  la  violazione  di  altri  dritti  della 
chiesa ,  e  certificandone  che  erano  questi  vizi  comuni  agli  altri 
princìpi  sardi. 

1095.  Il  Fara  dalla  autorità  degli  scrittori  spagnuoli  segna  la 
fondazione  del  castello  e  borgo  di  S.  Igia ,  o  Gilla ,  da  un  certo 
Gillo  marchese  longobardo.  Sarà  cosi. 

VIII.  iio3.  Turbino  de  Unàli ,  fratello  di  Costantino.  Prese 
a  se  il  governo  del  Giudicato  non  ostanti  i  dritti  di  Tprchì- 
torio ,  altrimenti  Mariano ,  suo  nipote  ,  il  quale  era  stato 
onorato ,  vivente  ancora  il  padre  ,  col  cognome  di  Giudice  e 
di  Re. 

IX.  1109.  Torchitorio  IldeUnàli.  Nel  qual  anno,  che  corse 
lietissimo  a  tutta  la  cristianità  per  li  trionfi  che  dei  turchi 
menarono  i  crociati ,  e  per  la  ricuperazione  di  Gerusalemme  , 
terminava  Torchitorio  la  guerra  contro  lo  zio,  e  per  una  com- 
pita vittoria  riceveva  il  regno  avito.  Erasi  egli  partito  da  Pisa 
nell'anno  addietro  con  la  compagnia  di  molti  nobili  cittadini 
su  tre  galee  -,  conciossiachè  non  potesse  altrove ,  alloggiavasi  nella 
penisola  sulcitana  restandovi  in  molta  strettezza  di  vettovaglie 
tra  le  fatiche  e  pericoli  delle  armi.  Essendo  stato  poscia  a j un- 
tato dai  genovesi  di  sei  grosse  navi  capitanate  da  Ottone  For- 
nano ,  conseguiva  le  sue  cose  ,  e  dava  prove  di  suo  animo 
grato.  Obbligavasi  a  mandare  ogni  anno  in  Pisa  una  libbra  di 
oro  puro,  una  nave  carica  di  sale  ,  e  prometteva  franchigia 
a  tutti  i  cittadini  pisani  da  qualunque  tributo  e  dazio  nel  suo 
stato.  Scriveva   altri  doni  alla  chiesa  maggiore  di   una  ,  e  di 


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i34  CAGLIARI 

altra  città.  E  siccome  stimava  molto  aver  conferito  alla  sua 
prosperit^^  Timplorato  patrocinio  di  S.  Antioco  venerato  nella 
mentovata  penisoletta  ,  però  lo  onorava  di  offerte  cospicue, 

II 12.  Turbino  era  già  rientrato  nella  grazia  del  nipote. 

Ili 4-  'Fu  parte  della  spedizione  dei  pisani  contro  i  morì 
delle  Baleari ,  e  vi  si  fece  ammirare  per  lo  senno. 

II 19.  Guglielmo,  arcivescovo  di  Cagliari,  alla  presenza  di 
Pietro  cardinale  di  s.  chiesa  ,  e  de'  vescovi  di  Bisarcio  ,  e  di 
S.  Giusta ,  consagrava  la  chiesa  di  S.  Saturnino  ,  confermate  le 
donazioni  già  fattesi  in  vantaggio  del  monistero  ,  e  approvate 
le  recenti  di  Torchitorio. 

X.  ii3o.  Costantino  II  de  Unàli,  figlio  di  Torchitorio,  cono- 
sciuto per  sue  religiose  largizioni. 

II 5a.  Federico  I  imperatore  invalorando  gli  antichi  dritti 
che  stimava  avere  sopra  la  Sardegna  la  donava  a  Guelfo  ;  onde 
questi  cominciò  a  qualificarsi  Principe  di  Sardegna. 

XI.  1 1 64*  Pietro  de  Làcono ,  signore  della  Nùrcara  e  secon- 
genito  di  Gonnario  giudice  logudorese,  avendo  sposatala  figlia 
di  Costantino  partecipò  degli  onori  sovrani  del  giudicato  ca- 
gliaritano. 

Sorse  un  pretendente  all'autorità  suprema  della  provincia  , 
che  la  cronaca  pisana  chiama  Barisele ,  figlio  di  Bubbino ,  e  che 
al  baron  Manno  pare  esser  possa  Salucio ,  cui  conghiettura  fra- 
tello di  Costantino  II.  Sia  stato  Tuno  ,  o  l'altro ,  certo  è  que- 
sto che  Pietro  fu  obbligato  a  ricoverarsi  colla  sua  sposa  nel 
Logudoro ,  né  prima  potè  ottenere  il  sicuro  possesso  dello 
stato  ,  che  suo  fratello  Barisone  venisse  con  l'esercito  nel  ca- 
ralese.  La  città  fu  presa  ,  scacciato  l'usurpatore  ,  restituito  il 
legittimo  signore. 

Congiuntesi  alle  logudoresi  le  schiere  cagliaritane  furon  ri- 
volte neir  arborea  ,  dove  i  due  fratelli  in  odio  e  danno  del 
Giudice  tutto  posero  a  ferro  a  fuoco  a  sacco.  Molti  furon  con- 
dotti in  ischiavitù. 

11 65.  E.«sendo  devotissimi  alla  repubblica  pisana,  e  però 
nemici  di  Barisone  di  Arbòrea ,  al  quale  il  favore  dei  geno- 
vesi otteneva  da  Federigo  Barbarossa  la  corona  di  Re  di  Sar- 
degna, i  due  fratelli  Pietro  di  Cagliari  e  Barisone  di  Logudoro 
Yoltaronsi  di  nuovo  a  devastar  i  di  lui  stati. 

1166.  Rtaccendesi  la  guerra  tra  le  due  repubbliche  rivali  per 


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CACLUKI  i35 

Vesdusirò  domioio  della  Sqidegna.  I  genovesi  spediscorio  il 
eoBMfe  Uberto  Reccalfito  in  Cagliari  per  risuscitarvi  la  loro 
aotarità.  Meoo  il  difetto  di  carattere,  che  di  coovenieuti  forze 
lece  si ,  cbe  egli  si  avesse  da  Pietro  accoglienza  onorevolissima, 
giiiranienlo  4i  fedeltà,  parola  di  un  donativo,  promessa  di  certo 
annuo  tributo,  e  che  gli  si  consentisse  di  mandar  via  tutti  i 
pisauj.  Infatti  partitosi  il  console  eì  ritornava  nell'ossequio  della 
repubblica  pisaua  ,  e  non  dubitava  di  portarvisi  col  fratello. 

1167.  Il  console  genovese  Corso  Sigismondi  appi;oda  in  Ca- 
gliari. Il  buon  Pietro  non  impediva  che  per  alcuni  mesi  po- 
tesse questi  amministrare  le  cose  pubbliche. 

II74-  I  genovesi  ottengono  da  Pietro  proferta  di  favori  am- 
plissimi ,  il  porto  delle  grotte  (v.  appresso  ^^og/tariz) ,  e  di  pò* 
fere  scavare  liberamente  nelle  saline. 

1181.  Barisone  d'Arborea  re  di  Sardegna  invade  il  caralese. 
Avvengono  molte  mine,  stragi  e  depredazioni.  I  consoli  pisani 
mandano  due  lora  (tf>lleghi ,  i  quali  li  forzarono  a  posar  1^ 
arme.  Come  partirono ,  niente  più  impediva  che  l'uno  e  l'altro 
si  corressero  contro.  Fu  però  necessità  che  si  inviassero  altri 
due  consoli  con  nuove  forze  per  farli  acquietare. 

XII.  1 190.  Guglielmo  II,  cittadino  pisano,  marchese  di  Massa, 
venuto  con  yaUde  forze  in  Sardegna  imprimamente  sbalzava 
Pietro  dal  suo  grado  ^  di  poi  si  rivolgeva  contro  Costantino  di 
lui  nipote,  giudice  del  Logudoro ,  ed  essendogli  soprastato  in 
battaglia ,  gli  toglieva  e  la  rocca  del  Goceano ,  e  la  nuova 
^>osa,  cbe  come  in  sicuro  luogo  aveavi  riposta. 

Tra  l'anno  1196.  Il  naviglio  genovese  accostavasi  a  Cagliari 
in  cerca  del  pisano.  Yolevan  discendere ,  e  Guglielmo  noi  con* 
sentiva  ;  onde  varie  volte  fecero  d'arme  ,  e  poscia  cresciuta  de' 
rinforzi  una  ed  altra  parte  venuero  a  battaglia  ordinata.  Gu- 
glielmo fu  sconfitto ,  il  castello  di  S.  Igia  preso ,  spogliato  di 
tutte  le  ricchezze ,  ed  in  gran  parte  smantellato. 

1 197.  Guglielmo  si  impadronisce  della  persona  del  Giudice 
d' Arborea  Pietro  I  e  del  piccpl  suo  figVo  Parasone  ,  in  appresso 
della  lor  signoria.  La  usurpazione  fu  convalidata  dalla  solenne 
elezione  al  governo  che  di  lui  fece  il  clero  dopo  che  fuggissi 
l'arcivescovo  che  era  di  nazion  genovese. 

Ugone  II,  altro,  congiudice  arborense,  ricuperava  il  regno  (anno 
1207)  sposandosi  incestuosamente  con  una  figlia  di  Giiglielnuo. 


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i36  CAGLIARI 

i!ào3.  Innocenzo  III  P.  M.  attendeva  ad  avvalorare  i  dritti 
della  santa  sede  sul  temporale  dell'isola.  Di  lui  trovasi  una 
lettera  presso  il  Rinaldi  (  an.  supposto  )  dove  si  tocca  della 
doppia  ragione  in  cui  la  Sardegna  soggiaceva  ai  romani  pon- 
tefici. I  genovesi  predarono  una  gran  quantità  di  danaro  che 
mandavasi  in  Pisa. 

i2o6.  Guglielmo  prestava  giuramento  di  vassallaggio  alla 
santa  sede  ,  nelle  mani  di  Biagio  arcivescovo  di  Torre. 

iao8.  I  pisani  ausiliari  di  Ottone  di  Brunswich  imperatore 
«  cominciavano  a  macchinare  contro  la  Sardegna ,  perchè  Inno- 

cenzo avvisava  i  giudici  che  si  tenessero  in  «ull'  avviso. 

XII.  iai2.  Benedetta  di  Massa,  figlia  di  Guglielmo.  Morto 
costui  il  clero  e  popolo  lei  solennemente  eleggeva  in  giudi- 
cessa.  L'arcivescovo  le  dava  il  bacolo  reale  simbolo  della  so- 
vrana dignità,  e  ne  riceveva  il  solito  giuramento.  Per  li  dritti 
che  Parasone  figlio  di  Pietro  I  aveva  sull'Arborea ,  essa  quali- 
ficavasi  pure  signora  di  quella   provincia. 

I2i5.  Benedetta  e  Parasone  prestano  omaggio  alla  Sede 
apostolica. 

Fondazione  del  castello  di  Cagliari  ,  e  declinazione  della 
potenza  dei  giudici  cagliaritani.  12 17.  I  pisani  volendo  rinvi- 
gorire la  loro  influenza  nell'isola,  spedivano  in  Cagliari  il  na- 
vilio.  Il  console  otteneva  che  Benedetta  cedesse  il  vicino  colle, 
e  si  dichiarasse  vassalla  della  repubblica.  Su  quello  con  opra 
sollecita  attese  a  edificare  una  grandissima  rocca  capevole  d'una 
popolazione,  e  la  creava  congregandovi  molte  famiglie  pisane. 
Presto  Benedetta  ebbe  a  pentirsi  di  sua  condiscendenza  ;  che 
gli  ospiti  vollero  farla  da  padroni ,  e  ,  peggio ,  gli  amici  si 
scopersero  nemici  inondando  la  provincia  di  soldatesche ,  e  tra- 
sportandosi sino  a  insidiare  al  suo  onore.  Quindi  voltavasi  alla 
autorità  del  pontefice  Onorio  III,  e  se  gli  raccomandava  perchè 
da  tali  angustie  la  esimesse.  Le  preghiere  partorirono  qualche 
buon  effetto. 

iai8.  Lamberto  e  Ubaldo  suo  figlio,  patrizi  pisani  del  li- 
gnaggio de'  Visconti  della  Gallura ,  che  si  avevano  usurpata ,  si 
distesero  nella  provincia  limitrofa  di  Cagliari,  e  si  impadroni- 
rono di  alcuni  dipartimenti.  Il  prenominato  pontefice  a  respiii- 
gere  gli  invasori  appellava  e  Marìano  II  di  Logudoro  cognato 
di  Benedetta  ^  ed  i  milanesi  -,  ma  mun  si  mosse. 


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CAGLURI  187 

iiìi4-  Benedetta  prometteya  solennemente  a  Gotìfredo,  cap- 
pellano del  papa  nella  villa  di  S.  Cecilia  (Castello-castro), 
un  annuo  censo  per  ricognizione  del  supremo  dominio  della 
chiesa  nei  suoi  stati ,  e  una  totale  dipendenza  dal  romano 
pontefice. 

Instando  Ubaldo  nella  sua  impresa ,  Benedetta  dovette  ritirarsi 
da  Cagliari  in  altra  parte  della  provincia  onde  l'aggressore  oc- 
cupava il  castello.  Egli  vi  si  trovava  nel  I23i  enei  34  quando 
sottoscrìveva  alcune  cai*te  qualificandosi  giudice  gallurese  e  ret- 
tore cagliaritano,  sebbene  non  di  tutto  il  regno  fosse  padrone. 
Nel  1236  andava  a  prender  possesso  deki^gno  del  Logudoro  va'* 
caute  per  la  morte  di  Barìsone  fratello^di  Adelasia  sua  sposa. 

XIY.  1239.  Regnava  già  Guglielmo  HI  di  Massa,  figlio  di 
Benedetta  y  nato  nel  12 19.  Secondo  PAleo  non  potè  egli  subito 
dopo  la  morte  della  madre  esercitare  la  sua  giurisdizione  avendo 
prevaluto  l'ambizione  dì  sua  zia  materna,  Agnese  di  Massa. 
Costei  onora  vasi  del  tìtolo  di  Signora  del  giudicato  nella  dona- 
zione ,  che  della  villa  di  Flumentèpido  ,  nella  marca  del  Sul-^ 
cis,  faceva  al  monistero  di  s.  Pantaleo  nella  diocesi  di  Lucca. 
E  questa  usurpazione  meglio  ancora  si  evincerebbe  da  una  scrit- 
tura dello  stesso  Guglielmo ,  dove  è  chiaramente  espresso  lo 
studio  e  l'opera,  che  egli  poneva  ad  asseguire  il  regno. 

i25o.  È  stato  scritto  aver  fatto  i  pisani  un  formidabile  ar- 
mamento contro  i  governi  della  Sardegna  poco  devoti  alla  pre- 
tesa lor  sovranità,  e  per  lo  terrore  destato  nei  regoli  essendo 
rimasti  vacui  i  loro  seggi  aver  nei  medesimi  collocato  nuovi 
principi  preponendo  alla  provincia  gallurense  i  Visconti ,  al- 
l' arborense  i  conti  di  Capraja  ,  alla  cagliaritana  i  conti  della 
Gherardesca  ecc.  Non  vuoisi  negare  il  fatto  della  spedizione, 
perchè  ed  erano  ai  pisani  ragioni  cR  tanto  moto  ,  e  vediamo 
neir  Arborea  i  Capraja  ;  ma  non  è  da'  ammettersi  in  tutti  gli 
aggiunti;  però  che  de' Visconti  sia  da  non  pochi  anni  conosciuto 
lo  stabilimento  in  Gaflura  (anno  Ì2V8)  e  della  potenza  dei 
Gherardeschi  nella  provincia  di  Cagliari  sia  la  fondazione  po- 
steriore -,  onde  si  possa  inferire  che  o  non  riuscirono  i  pisani  a- 
costituire  il  nuovo  signore  ,  o  che  abbia  prevalutd  l'antico. 

XY.  1253.  Giovanni  ,  e  Chiano  di  Massa  propinquo  a  Gu- 
glielmo ,  ma  in  grado  ignoto  di  consanguimrtà.  11  quale  per  re- 
primere la  baldanza  di  Guglielmo  di  Capraja  e  rivendicare  i 


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i38  CAGLIARI 

dipartimenti  stati  smembrati  dalla  sua  tetrarchia  ricercò  l'ami- 
cìzia di  Genova ,  e  però  prendeva  in  isposa  una  fanciulla  di 
quella  nobiltà ,  e  offriva  il  castello  alla  repubblica  ^  obbligandosi 
a  sgombrarlo  di  tutte  le  persone  che  fossero  mal  vedute  a  quei 
cittadini,  a  trasferire  nei  nuovi  abitatori  i  loro  beni,  a  nutrirli 
per  un  anno  ,  a  permettere  V  estrazione  gratuita  del  sale ,  a 
non  aprire  nella  provincia  altro  porto* 

Mentre  egli  aspettava  rajuto  della  repubblica  amica,  una 
fatai  necessità  sorgeva  di  stare  incontro  ai  Gherardeschi ,  ed  al 
Capraja,  Restava  dissotto  nella  tenzone ,  perdeva  1*  arme  ,  la 
libertà ,  la  vita  barbaramente  trucidato  sotto  le  mura  di  S.  Igia. 

XVL  1256.  Guglielmo  lY  di  Massa,  sopranomato  Cepola,  cu- 
gino di  Giovanni.  Partecipe  dei  sentimenti  di  questi  lo  sopi-a- 
vanzò  nella  devozione  verso  il  comune  di  Genova,  cui  si  ren* 
deva  ligio.  Yi  si  trasferiva  nell'anno  seguente,  e  attaccato  da 
morbo  repentino  finiva.  Trascurato  e  i  suoi  figli  naturali,  e 
quelli  del  fratello  Rinaldo  ,  già  suo  benefattore ,  tramandava 
alla  repubblica  la  gravosa  eredità  della  ricuperazione  del  giudi- 
cato. In  questo  la  rocca  cagliaritana  stringevasi  ogni  di  più,  e 
a  cbe  in  nessun  modo  venisse  fatto  ai  genovesi  di  soccorrerla, 
si  innalzava  sul  porto  una  torre  con  macchine  e  uomini  pro- 
vati in  arme.  Sedici  navi  piene  di  genti  e  munizioni  per  la 
rocca  comparvero ,  ma  non  si  avvicinarono.  Si  invocò  la  coope- 
razione della  carovana  orientale  ,  però  senza  frutto.  Imperoc- 
ché le  truppe  sbarcate  vennero  con  furore  rigettate  in  mare. 
Dopo  molti  e  varii  casi  gli  assediati  già  cadenti  per  inedia  si 
arrendevano  al  giudice  di  Arborea  (anno  ia57). 

Divisione  del  GiueUcqto  Cagliaritano.  Furon  fatti  tre  mem- 
bri non  eguali.  Uno  al  giudice  Arborense ,  ed  erano  i  diparti- 
menti ^i .  froatiera  chf  ()à  erano  stati  annodati  alla  sua  to- 
parcbia  fin  dal  ia5o,  o  in  quel  torno;  l'altro  al  giudice  di 
Gallui'a ,  che  constitulvasi-  dalla  Ogliastra  col  castello  di  Ciira 
e  dipendenze,  dbe  forse. erano  a  quel  giudicato  congiunte  dal 
tempo  delle  invasioni  di  Ubaldo  ;  il  terzo ,  che  veramente  era 
molto  iqaggiore  degli  altri,  restò  ai  pisani  in  suddivisione  tra 
il  coinuqe ,  e  i  Gherardeschi.  Essendo  stati  aggiudicati  ad  Ugo- 
lino Iglesias ,  Domus-novas  e  altri  borghi  vicini  con  le  terre 
littorali  della  regione  sulcitana  ;  ai  successori  di  Gerardo  le  ca- 
stelle  dì  Siliqua  e  di  Villamassargia  con  la  regione  del  Ciserro. 


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CAGJLURl  139 

Ma  ooa  quanto  <Bm  Cagliari,  avca  ottenuto  Pisa ,  né  era  ben 
sicura  dell'acquistato.  I  genovesi  insistevano  se  potessero  rien* 
trsae  nel  castello ,  ^  però  mandavano  Gioachimo  Calderario 
con  nuovo  navilio  ,  sebliiene  altro  frutto  non  venisse  loro  da 
questa  impresa ,  che  una  cospicua  quantità  d'argento  che  tro- 
varono in  seno  ad  una  nave  predata  ^  e  con  tanta  costanza  so- 
stenevano l'assedio  del  castello  e  borgo  di  S.  Igia,  che  parea 
non  si  verrebbe  mai  a  fine  né  per  violenza  aperta ,  che  riget- 
tavano sempre  gli  assalitori;  né  per  tradimento ^  che  quei  bor- 
ghesi non  più  lasciavansi  tentare  a  cosa  alcuna  in  favor  del 
giudice  di  Arborea  e  dei  pisani ,  da  che  ebber  veduto  con 
esempio  di  crudeltà  incredibile  arsi  vivi  certuni  j  che  erano 
stati  accagionali  di  scerete  pratiche  con  gli  assediatori.  Fre- 
quentissime accadeano  le  fazioni  militari  ;  ma  come  quelle  che 
nuUa  di  più  erano  che  scaramuccie ,  non  portavano  ad  alcuna 
conclusione.  Infine  stracche  ambe  le  parti  si  accomodavano  ai 
consigli  y  che  Alessandro  lY  P,  M.  loro  porgeva  per  due  cava- 
lieri templari;  rimettessero  ogni  arbitrio  sul  disputato  dominio 
nella  S.  Sede  ^  consegnassero  la  terra  ai  suoi  legati ,  é  congiun- 
gendo gli  animi  voltassero  le  forze  verso  la  Palestina.  Tuttavia 
non  molto  andò  che  i  pisani  con  grave  perfidia  e  irriverenza 
al  pontefice  investirono  d'improvviso  S.  Igia ,  e  fecero  indegno 
governo  dei  non  partigiani,  dei  quali  parte  furono  tagliati  a 
pezzi  y  parte  ridotti  in  ischi^vitù ,  ben  pochi  si  poteron  sottrar 
con  la  fuga.  Non  però  rimase  del  tutto  deserto  il  borgo  ^  che 
continuarono  a  sedervi  quanti  riconobbe  il  vincitore  de?oti  alla 
sua  fortuna.  Il  papa  altamente  si  dolse  dell'  attentato ,  e  fé' 
minacciarli  della  scomunica  se  .non  sortissero  dalla  fortezza,  la 
quale  non  Istimo  abbiano  paventato  nell'impeto  della  vittoria. 
Accaddero  queste  cose  nell'anno  i253* 

Regno  Cagliaritano  ^Uo  la  dominazione  pisana.  Abolito  il 
governo  de'  giudici  in  questa  provincia  cominciarono  i  pisani 
ad  esercitarvi  una  piena  giurisdizione ,  e  studiarono  a  che  que- 
sto possedimento  tanto  ff uttificasse  ,  che  avessero  mercede  delle 
tollerate  fatiche  miUtari,  e  dei  dispendi. 

Della  maniera  di  governo  introdottavi  pochissime  cpse  son 
per  noi  conosciute.  Ma  non  pertanto  da  ciò  che  ne  espone  il 
diligentissimo  istorìografo  della  Sardegna  (B.  Manno  verso  là 
fine  del  libro  ott^ivo)  si  pi^>  concepire  una  qualche  idea  della 


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i4o  GAGLURI 

medesima.  Imperocché  sotto  i  vicari  del  r^no  cui  era  commessa 
la  general  amministrazione,  aveayì  i  minori  ufficiali  che  tratta^ 
yano  le  varie  particolari  bisogne  ,  i  castellani,  ì  rettori,  i  po- 
destà j  i  maggiori  delle  ville  ,  i  camerlenghi ,  i  consoli  del 
porto ,  i  giudici ,  gli  assessori  ,  i  ministri  delle  curie  ,  i  capi- 
tani di  guerra ,  i  sergenti  ,  e  altri  commessarì ,  tra  i  quali  i 
salinieri ,  i  preposti  alle  scavazioni  delle  miniere,  e  i  soprain- 
tendenti  ai  lavori  della  zecca.  E  di  vantaggio  quando  paresse 
convenire  soleva  la  repubblica  delegare  per  lo  regno  alcun  vi- 
sitatore ,  con  la  quditài  di  riformatore ,  ed  inquisitore ,  a  que- 
sto che  chiamasse  a  sindacato  tutti  gli  ufficiali. 

Di  alcuni  di  cotali  impiegati ,  e  questi  erano  i  preposti  al 
governo  della  capitale  ,  é  fatta  menzione  in  vari  marmi.  In 
due  é  nominato  il  capitano  del  comune  e  popolo  di  Castello- 
Castro  (anni  1292-99).  Nella  lapida  dell'arsenale  (1264)  sono 
notati  due  castellani,  un  giudice  ,  ed  un  assessore ,  siccome  in 
quelle  del  Duomo  (i3i2),  delle  torri  di  S.  Pancrazio  (i3o5), 
dell'Elefante  (  1 807  ) ,  e  del  monumento  per  la  espugnazione  di 
Lucca  ,  che  già  fu  affisso  nella  facciata  della  chiesa  maggiore 
(i3i5)  intendi  rispettivamente  ai  castellani-,  ma  se  ne  leggeva 
un  solo  nel  marmo  per  la  vittoria  di  Monte- Catero  (  i3i6). 

Come  a  oggetto  di  primaria  importanza  cosi  videsi  alle  mi- 
niere rivolta  r  attenzione  della  repubblica  dominatrice  ,  che 
molte  in  questa  provincia  aperte,  e  non  del  tutto  sviscerate  si 
ritrovavano ,  e  restavano  trascurate  da  che  caddero  i  romani. 
Certamente  non  fu  questo  un  inutil  consiglio ,  perocché  ebbero 
in  breve  a  trarne  grandi  tesori.  La  qual  cosa  é  lecito  inferire 
dalle  non  poche  navi  cariche  di  argento  sardo  ,  che  casual- 
mente furono  intraprese  dai  genovesi.  E  nel  cominciamento  di 
questa  epoca  di  governo  parmi  sia  accaduto  che  i  pisani 
usando  del  loro  dritto  sovrano  abbiano  stabilito  una  zecca  in 
Iglesias  (  V.  il  baron  Manno  nel  smndicato  luogo). 

Se  U  commercio  della  provincia  prendesse  allora  forze  e  ra- 
pido e  meraviglioso  incremento  non  dubiterà  chi  conosca  con 
quanto  studio  a  questo  principalmente  vacassero  i  pisani  ,  al 
quale  dovevano  la  prosperità  e  grandezza ,  in  cui  erano  da 
piccoli  principìi  pervenuti  (v.  nella  continuazione  del  presente 
articolo,  Cagnara  antico  porto  di  Cagliari  dove  dal  tempo  dei 
giudici  (rivedi  anno  1174  Governo  di  Pietro)  negoziavasi  con 


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GAGLURI  i4i 

0ì  esteri).  Ad  afTermare  più  fortemente  la  loro  potenza  nella 
capitale,  quando  continuava  a  turbarli  un  ragionevol  timore ^  che 
gli  emoli  non  si  abbandonerebl^ero  da  tentar  la  sorte  ,  se  loro 
consentisse  quel  che  avea  legato  l'ultimo  Giudice  ,  e  che  pure 
potrebbe  animarsi  qualche  altra  ambizione,  posero  la  mente 
a  nuove  miUtari  costruzioni.  Allora  sorgevano  le  due  alte  torri 
del  castello,  le  mura  di  Stampace,  e  si  edificava  sul  colle  più 
intemo  la  rocca  di  S.  Michele. 

1282. Pietro  Ili  re  d'Aragona,  amico  dei  pisani,  venne  con 
im  gran  navilio  nel  porto  di  Cagliari ,  e  vi  indugiava  fino  a 
che  udiva  queUa  emozione  dei  siciliani ,  in  cui  fu  fatta  la  in- 
degnissima strage,  che  chiamasi  il  Vespro. 

Intanto  le  squadre  navali  delle  due  rivali  repubbliche  ga- 
reggiavano con  altrettanta  virtù ,  che  ostinazione  a  nuocersi 
per  potere  una  sostenersi  nel  castello  di  CagUari ,  altra  occa- 
parlo.  Guglielmo  Ficomataro  rapivasi  in  sulla  bocca  del  golfo 
una  nave  pisana  carica  di  vettovaglie  ,  e  di  argento.  Non  po- 
che ahre  poscia  ,  ed  ^saq  gravi  di  danaro  tratto  dall'  isola ,  si 
predavano  nelle  acque  dell' Oglìastra ,  il  quale  cadde  acconcia- 
mente per  li  dispendi  della  edificazione  della  darsena. 

1286.  Lutto  per  l'infausta  giornata  della  Meloria,  fatai  coipp 
di  fortuna  ai  pisani,  perché  cominciarono  a  languire  sino  a 
non  poter  sostenere  la  propria  libertà.  Gran  timore  negli  abi- 
tatori del  castello  che  i  genovesi  nell'impeto  della  vittoria  non 
sei  rapiscono. 

1287.  ^^  trattarsi  le  condiùoni  della  pace  ponesi  a  condi- 
zione condusorìa  la  cessione  del  castello  di  Cagliasi.  A  qual 
patto  con  ammirabil  magnanimitàr  i  prigionieri  non  volevano 
si  ricomprasse  la  patria  la  loro  libertà. 

1389.  I  pisani  soscrivono  la  cessione  del  castello.  Domawfan 
poi  prorogato  ad  un  anno  l'effetto  della  convenzione ,  cedendo 
pei  sicurtà  altri  luoghi  fortificati ,  e  la  stessa  torre  della  rocca 
di  Pisa.  I 

Guerra  civUe  ita  i  pisani  nelle  terre  di  Cagliari.  La  morte 
del  conte  Ugolino  ,  cui ,  comecché  fosse  smo  zio  e  tutore  , 
Nino  giudice  di  Gallura  coml^atteva  civilmente,  e  l'arcivescovo 
di  Pisa  condannato  nei  sublimi  versi  di  Dante  alla  esecrazione 
dei  posteri  spingeva  nelle  fauci  della  più  miserevole  delle  mor- 
ti» conile  fu  conosciuta  da  Guelfo  di  lui  figliu9lo,  che  tr^ya-^ 


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143  CAGLIARt 

vasi  nel  feudo  surdo,  accendetalo  in  tanto  furore,  the  preci* 
pttava  ìnconsideratainente  nella  guerra.  Ben  raffermato  Vìlla-^ 
iglesias  ,  Domus-novas  con  le  castella  di  Baràtuli ,  Gioiosa-* 
guardia  y  e  Acquafredda  si  mise  in  suU'offendere.  Ed  a  mag- 
giori imprese  disponeva  l'animo  y  quando  venuto  dall'Italia 
Lotto  altro  suo  fratello  con  delle  soldatesche  indotte  a  sti- 
pendio Crebbero  al  doppio  le  sue  forze.  Ma  la  ^repubblica  noti 
mancava  a  se  stessa  -,  che  mandava  tosto  alcune  schiere ,  e 
facea  che  Mariano  di  Arborea  volgesse  sUe  armi  nelle  tèrre 
dei  ribelli.  I  due  fratelli  furono  '  sfortunati.  Guelfo  venuto  A 
battaglia  col  Giudice  fu  fatto  prigionieifo ,  e  Lotto  dovette  re*'- 
dimerlo  con  la  cessione  di  tutti  i  luòghi  posseduti. 

1290.  I  pisani,  cut  era  gravoso  il  patto  della  cessione,  de- 
liberano (fi  pericolare  in  una  nuova  guerra. 

1292.  Giovacfaimo  Merello,  capitano  di  alcune  galee  geno- 
vesi ,  appi-oda  in  Capoterra ,  dirimpetto  a  Cagliari ,  e  Scorrendo 
con  sue  soldatesche  le  vicine  regioni  distrusse  le  torri ,  e  arse 
quanti  poderi  si  coltivavano  in-  quelle  circostanze. 

1299.  I  pisani  temendo  gravissima  sciagura  nella  contenzione 
con  nemici  assai  più  forti  calarono  agli  accordi,  e  per  ritenersi 
SI  tanto  ambito  castello  di  Cagliari  abbandonavano  ai  genovesi 
}a  città  di  Sassari,  e  pagavano  cento  trentasetrte  mila  lire  di 
Genova  pe' dispendi  della  passata  guerra. 

t3i2.  Si  ponevano  dentro  il  castello  le  fondamenta  del  lem- 
pio  maggiore,  che  poi  si  perfezionava  dagli  aragonesi  nd  i33i. 

Ouerm  aragonese^  i323.  La  signoria  di  Pisa  udito  il  ma- 
celb  che*  de' pisani  dimoranti  in  sue  terre  avea  fatfto  il  Giudice 
di  Arborea,  e  gli  apprestamenti  di  Portofiingoflo,  riempie  Ca- 
gliari di  genti  da  guerra. 

Il  Visconte  di  Roccaberti  con  alcune  bande  aragonesi  e  col 
sussidio  delle  milizie  arboresi  marcia  sopra  quella,  e  si  allog- 
gia nella  terra  di  Quarto.  L' ammiraglio  Francesco  Carroz  melsa 
nella  spiaggia  del  Sulcis  la  più  gran  parte  dell'  esercito  sotto 
gli  ordini  dell'Infante  D.  Alfonso  veleggia  al  golfo  di  Cagliari, 
e  vi  sbarca '3oo  cavalli,  e  diecimila  fenti.  Le*  quali  forse  siag-* 
giunsero  a  quelle  del  Visconte,  che  già  era  in  sull'^cndere , 
e  ben  trincerato  sopra  il  colle  di  Bagnara^ 

n  Carroz  sorte  ad  altre  impi*e<fe  '  lungo-  la  costa  orienlale , 
tnsL  per  poco,  che  dee  ritornare  a  proibire  ni  pisani  l'acceseo 


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CAGLIARI  143 

in  Cagliari  ^  e  salTare  quelle  navi  che  avea  respintevi  l' Infante 
per  isremaryi.  Constava  la  flotta  regia  di  galee  sessanta,  di 
ventiquattro  grosse  cocche ,    e  di  duecento  sedici  navi  minori. 

i324*  I  guerrieri  pisani ,  che  avean  fatta  una  onoratissima 
difesa  sostenendo  la  terra  d'Iglesias  per  sette  mesi  contro  un 
esercito  venti  volte  maggiore ,  si  ricoverano  nel  castello. 

Comparisce  il  navilio  della  repubblica  di  cinquantadue  navi 
da  guerra.  L' Infante  raccozza  sotto  Cs^lìarì  tutte  le  sue  forze. 
Tuoi  prima  cimentarsi  in  mare,  ma  ne  i  suoi,  né  i  nemici 
vollero  arrisìchiarsi  all'abbordaggio.  Il  conte  Manfredi  della 
Gherardesca  salta  con  sue  genti  in  Capoterra  ,  e  si  avvia  a  De*- 
cimo  ingrossandosi  di  molte  bande  di  paesani.  Alfonso  corre- 
gli  incontro  cogli  aragonesi ,  e  si  affrontano  tra  il  Maso  e  Deci- 
mo nella  regione  £  Bau-sisterri.  Supera  la  fortuna  aragonese, 
e  i  vinti  si  ricoverano  nel  castello.  In  questo  voltosi  il  Carroz 
contro  la  flotta  nemica  scemata  di  molta  gente  la  spingeva  in 
Alga,  e  rendéasi  padrone  di  tutte  le  navi  onerarie. 

Cagliari  cingesi  da  ogni  lato,  e  a  privarla  affatto  delle  vet- 
tovaglie si  ordina  una  stazione  alla  scafia  in  sul  capo  della  piaìa. 

Manfredi  con  molte  sortite  travaglia  gli  assediatori.  Tenta  di 
pieno  giorno  una  incursione  nel  campo  reale  ;  ma  il  valore  non 
superò  l'avverso  destino.  Gli  aragonesi  avvicinano  le  màcchine 
alle  mura  del  castello  :  il  fuoco  dei  pisani  le  annienta. 

Behedetto  Calci  ambasciatore  e  sindaco  della  repubblica ,  ve- 
duto le  cose  allo  stremo,  sottoscrive  le  condizioni  delP  accordo 
riserbandole  in  titolo  di  feudo  il  castello  con  Stampace  e  Til- 
lanova  col  porto  e  stagno  ecc.  Lo  stendardo  aragonese  sven- 
tola sulla  torre  del  duomo.  L'  antica  città  regina  dell'  isola  de» 
gradasi  alla  condizione  delle  terre  feudali.  I  confini  della  sua 
giurisdizione  non  vanno  molto  in  là  delle  falde  del  suo  colle. 
Le  tende  del  campò  regio^si  cangiano  in  abitazioni,  e  Bonaria, 
come  dissero  gli  aragonesi  storpiando  il  vero  Bagnara,  sorge  al 
gradò  di  città  dominante. 

i3a5.  Mentre  i  cagliaritani  sentivano  troppo  grave  la  super- 
bia e  ingiustizia  dell'aragonese;  questi  mal  volentieri  tollera- 
vano veder  i  pisani  dentro  il  loro  insuperato  castello.  Dai  la- 
menti delle  ingiurìe  si  venne  ben  presto  alla  vendetta.  Gaspare 
Boria  con  le  sue  galee,  e  con  quelle  di  Pisa  entra  nel  golfo 
di  Cagliari ,  commette  moke  scaramuccie  con  T'ammiraglio  ara- 


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i44  CAGLIARI 

gonete,  finalmente  lo  provoca  ad  ordinata  battaglia.  La  sren- 

Uira  pisana  oppresse  Q  valoroso  genovese. 

Si  pensa  aUa  espugnazione  deUa  città.  Il  vincitor  anuniraglio 
col  generale  Raimondo  Perai ta  investono  d'accordo  Stampace, 
superano  le  sue  mura,  e  cagionano  grave  duolo  ai  pisani  che 
aveanvi  raccolte  le  donne ,  i  figli  e  le  masserizie.  Fecesi  grande 
strage  e  bottino. 

iSafi.  Stringendosi  con  vigor  sempre  più  termo  addosso  ai 
propugnatori  le  schiere  aragonesi,  fu  necessita  che  quelli  in*» 
dinassero  a  pensamenti  di  pace.  Pei  nuovi  patti  diveniva  Ca^ 
gUari  colonia  aragonese. 

Addi  9  giugno  del  1826  i  pisani  uscivano  dal  castello  per 
la  porta  Leonina,  e  Filippo  Boyl  coi  regii  commissarii  e  con 
gli  aragonesi  entrava  dalla  porta  di  s.  Pancrazio.  Ritornò  al- 
lora Cagliari  nell'antico  suo  grado. 

Govarno  della  medesima.  Le  forme  consuete  degli  altri  mu- 
nicipii  aragonesi,  come  era  ragione  e  dritto,  furono  date  a 
Cagliari,  la  quale  anzi  si  volle  assomigliare  in  tutto  a  Barcel- 
lona. Si  stabiliva  fossero  cinque  consiglieri,  e  cinquanta  o  più* 
giurati j  i  quali  trattassero,  ordinassero  e  procurassero  le  cose 
del  castello,  e  dei  popoli  che  erano  e  sarebbero  alla  falda 
della  collina.  Si  instituiva  l'ufficio  della  Vicarìa  per  l' ammini- 
strazione della  giustizia,  si  creava  un  bailo  ecc. 

Concessioni  di  privilegi,  I  nuovi  cittadini  di  Cagliari  erano 
aragonesi ,  erano  i  conquistatori  del  regno  ;  e  però  furono  verso 
i  medesimi  prodighi  d'ogoi  sorta  di  favori  i  sovrani,  e  D.  Ja- 
copo nel  diploma  di  erezione  della  comunità  in  municipio  co* 
municava  con  loro  tutte  le  libertà ,  immunità ,  privilegi  e  con- 
suetudini di  Barcellona;  soprali  quali  beneficii  crebbero  a  cu- 
mulo altre  e  molte  grazie  speciali.  L' Arquer  parlando  (  circa 
l'anno  i54o)  dei  cinque  consoli,  cui  era  commessa  l'ammini- 
strazione delle  cose  pubbliche,  affermava,  che  ne  dal  Re,  né 
dal  Viceré  erano  essi  mal  disturbati  nei  loro  negozi,  che  an- 
davano per  la  città  ornati  delle  insegne  dell'  officio ,  che  dispen- 
savano (  o  almen  dovevano  )  secondo  il  consiglio  della  prudenza 
o  dei  più  savi  cittadini  le  rendite  del  comune,  le  quali  erano 
molte-,  che  infine  aveano  in  più  casi  la  podestà  di.  far  leggi  e 
pure  sanzionarle  con  la  pena  di  morte  o  di  mutilazione. 

Notizie  storiche  di  Cagliari  sotto  la  dominazione  aragonese 


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CAGLURI  145 

e  spagnuola.  Giacomo  U  tiene  il  regno  dì  Sardegna  dfl  ^^24 
al  1327.  Non  volendo  che  la  novella  città  di  Bonaria  cadesse 
dopo  brevissima  esistenza  ordinava  si  costruissero  nuove  abi- 
tazioni nell'intervallo  che  separava  Cagliari  da  Bonaria ,  si  con- 
giungessero ambedue  in  un  sol  corpo,  e  a  difesa  di  Bonaria 
si  costruisse  sulla  eminenza  vicina  una  fortezza  col  nome  di 
Monforte.  Ma  gli  aragonesi  amaron  meglio  di  abitar  in  case 
vecchie. 

Alfonso  IV  U  conquistatore.  iSag.  I  pisani  che  non  dispe- 
ravano di  ristaurare  in  Sardegna  la  loro  antica  autorità  non 
sapendo  far  meglio  vollero  adoperare  i  frati  Francescani  e 
Domenicani.  Ciò  fu  cagione^che  l'ammiraglio  Boxados  mandasse 
fuori  dal  castello  i  frati  e  tut^ti  i  sardi  che  vi  si  trovavano. 
Giovanni  XXII  supplicato  dal  Re  ordinava  che  gli  ordini  reli- 
giosi che  per  l' addietro  erano  sotto  la  giurisdizione  di  prelati 
pisani  fossero  per  l'avanti  soggetti  a  superiori  aragonesi. 

i33o.  Aitone  Doria  blocca  Cagliari,  e  preda  alcune  navi. 

i332.  Tredici  galere  genovesi  si  avventurano  a  penetrare 
nel  porto  ;  ne  sortono  in  minor  numero. 

i335.  I  consìgheri  promulgano  degli  ordini  e  .statuti  contro 
gli  israeliti.   Il  Re  non  li  approva. 

i336.  Muore  Alfonso. 

Pietro  IV  prende  il  regno. 

1345.  Confermasi  a  Cagliari  il  privilegio  del  re  .Alfonso  di 
stabilire  delle  imposte  su  merci  e  vettovaglie  per  impiegare 
certa  parte  del  frutto  nella  costruzione  delle  muraglie  di  La- 
pola  e  di  altre  opere  di  difesa. 

1348.  Mentre  ardeva  la  guerra  tra  i  genovesi  ed  aragonesi 
si  difiuse  nell'isola  l'orrib'de  pestilenza  descritta  dal  Boccaccio»* 
La  strage  più  che  in  altra  paiiie  fu  spaventosa  in  Cagliari. 

i353.  Scoppiata  la  guerra  tra  Aragona  e  Arborea  i  capitani 
del  giudice  Mariano  espugnato  Decimo ,  e  distrutto  il.  castello 
Orgoglioso  nel  Giarréi  vennero  a  oste  contro  la  capitale  ,  e 
stabilirono  ì  quartieri  nel  borgo  di  Quarto.  In  questo  essendo 
Tenuto  il  navilio  aragonese  comandato  da  D.  Bernardo  Cabre^ 
ra ,  furon  tratte  al  lido  tutte  le  genti  d'arme  calde  ancora  dell^ 
vittoria  sopra  i  genovesi  nelle  acque  di  Alghero.  Gli  arboresi 
ritornaronsi  in  loro  case. 

i355.  II  re  D.  Pietro  da  Alghero  passa  in  Cagliari.    Primo 
Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  IH.  *         io 


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r46  CAGLIARI 

parlatoiento  della  nazione.  Presiedeva  lo  stesso  sovrano  e  trat- 
tava coi  principali  uomini  de' tre  ordini  del  regno  di  ciò  che 
conducesse  al  bene  dei  popoli.  Veniva  a  Cargli  riverensa  Tim* 
baura  giadicessa  di  Arborea  ,  ed  il  suo  fì^io  Ugone.  Concor- 
reva poscia  anche  il  Giudice  Mariano  con  Matteo  Dona*  Con- 
chiusa la  pace  si  trattò  del  maritaggio  del  principe  Ugone  con 
una  nobilissima  fanciulla  aragonese. 

i362.  Nuovo  contagio  scema  la  popolazione. 

i366.  Facendosi  sempre  più  pericolosa  la  guerra  con  Mariano  ^ 
il  re  manda  delle  soldatesche  a  maggior  presidio  della  capitale. 

l'SGg.  Nel  timore  di  un  tradimento  in  favor  di  Mariano  si 
cacciavano  i  sardi  anche  da  LapoW. 

i374-'  Ugone,  principe  d'Arborea,  con  una  squadra  di  4^  ga- 
lee genovesi  tentava  di  prender  Lapola,  ma  nel  respingeva  Brain 
caleone  Doria. 

1876.  Cagliari  stringesi  dagli  arboresi  da  mare  e  da  terra. 
I  cittadini  debilitati  dall'inedia ,  dal  morbo,  dalla  guerra  deli- 
beravano di  ritirarsi  nell'antica  patria,  rovesciate  le  mura  della 
rocca  ,  e  incendiate  le  abitazioni.  La  guarnigione  del  prossimo 
castello  di  S.  Michele  era  per  ceder  l'armi  e  il  luogo.  Ma 
venne  a  tempo  l'ammiraglio  Aragonese.  Ugone  lascia  libero  il 
porto,  i  capitani  delle  genti  arboresi  non  si  ostinano  a  restarsi 
al  pie  della  collina. 

Si  ridesta  la  pestilenza.  Muore  Mariano,  e  subentra  Ugone, 
che  poi  nel  i383  fu  ucciso  dai  propri  sudditi. 

1 384*  Brancaleone  Doria  ,  marito  della  giudicessa  Leonora , 
viene  contro  la  fede  pubblica  trasportato  in  Cagliari ,  e  custo- 
ditovi come  prigioniero.  Leonora  vincitrice  dei  congiurati  che 
tentato  avean  costituire  l'Arborea  alle  forme  repubblicane ,  vol- 
gesi  contro  gli  aragonesi ,  e  più  volte  li  fa  ti^emare  dentro  i 
loro  propugnacoli. 

1387.  ^uore  il  re  Pietro  ,  e  gli  succede 

Giovanni  L    • 

Radunansi  in  Cagliari  i  sindaci  dei  comuni  e  dipartimenti 
soggetti  a  Leonora  per  definire  coi  ministri  regi  le  condizioni 
della  pace  ,  che  restò  composta  nell'anno  seguente. 

i3gi.  Rinata  la  guerra  con  Leonora,  il  Re  che  vide  con 
mirabil  celerità  propagato  il  terrore  e  favola  delle  arme  arbo- 
resi attése  a  fornir  Cagliari  di  valido  presidio. 


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GAGLURI  147 

i3g5.  Muore  Giovanni ,  e  gli  succede  il  suo  fratello 
Martino  {il  seniore). 

i3ff6.  Approda  in  Ca;jliari  con  sua  flotta  il  Re  ;  vi  si  ferma 
ilciifii   giorni  ,    e  poi  da  Barcellona  manda  gente  e  danaro   a 
Ibrti&ear  meglio  la  caporale  nel  sempre  crescente  pericolo. 
i4o3.  Appiccasi  nuovo  contagio  alla  popolazione  di  Cagliari. 
i4o4-  Muore  Leonora  giudìcessa  d'Arborea. 
1409.  D.  Martino  (il  (;ìuiiiore)9re  di  Sicilia,  arriva  a  Cagliari 
con  grosso  navilio  per  combattere  il  Visconte  di  Pfarbona  pre- 
tendente del  giudicato  di  Ariiorea.  Allegrezze  per  la  vittoria  di 
Sanliuri.  Lutto  per  la  inonorata  ed  immatura  morte  del  vincitore. 
141  o.    D.  Pietro  Torrellas  muove  da  Cagliari  con  l'esercito 
per  espugnare  la  capitale    dell'Arborea  ,  e    obbliga   Leonardo 
Gabello  a  prendere  il  titolo  di  Marchese   d'Oristano,  deposto 
ijttello  di  Giudice  d'Arborea. 

Muore  il  re  D.  Martino.  Interregno.  I  cagliaritani  sono  ridotti 
allo  stremo  per  la  guerra  e  pestilenza. 

i4ii*  Muoriva  in  Alghero  il  viceré,  e  Giovanni  Montagnano 
govemator  di  Cagliari  cadeva  estinto  in  un  incontro  coi  popò* 
lani  d'alcune  terre  sollevate. 

141 2.  Alcune  navi  genovesi  bruciano  dentro  il  porto  i  legni 
catalani ,  e  vessano  i  sobborghi. 

La  stirpe  castìgliana  ottiene  il  regno  di  Aragona.  Tr^  molti 
eompetitorì  è  scelto  e  proclamato  re  l'Infante  di  Cartiglia 
D.  Fcrdinandù, 

i4i5.  Il  Re  comanda  che,  ove  presentisi ,  sia  rìspinto  Tanti'» 
papa  Benedetto ,  il  quale  avea  disegnato  di  riparare  al  castello 
di  Cagliari ,  e  cpiìvi  sostenere  la  sua  indipendenza. 
i4i6.  Ascendeva  al  trono 
Alfonso  V. 

\fyx\.  Ritornando  il  Re  dalla  spedizione  di  Corsica  sofièrma«> 
vasi  in  Cagliari. 

Secondo  parlamento  nazionale  presieduto  dallo  stesso  Sovra- 
no ,  che  con  molta  benignità  accolse  gli  omaggi  dei  procuratori 
dei  comuni ,  e  dei  principaU  della  nazione.  Fé'  ragione  secondo 
le  leggi;  accordò  li  favorì  supplicati,  e  decorò  i  benemeriti  di 
grazie  ,  onori  e  privilegi. 

14^3.  Si  fanno  provvedimetìti  per  ia  maggior  sicurezza  di 
Lapola. 


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i48  CAGLIARI 

1432.  Il  Re  approda  in  Cagliari  ,  vi  riunisce  la  flotta  ,  e 
quindi  parte  a  combattere  la  reggenza  di  Tunisi. 

144^*  Soprastando  all'isola  rarmata  turchesca,  il  Re  nomina 
capitano  generale  del  regno  D.  Raimondo  Satrillas  di  Cagliari. 

iSo'lo  stesso  anno  essendo  accaduti  in  varie  regioni  alcuni 
commovimenti  egli  mosse  con  le  truppe  a  ristabilir  l'ordine  e 
la  tranquillità,  e  fé' valere  l'ampia  podestà,  che  era  stata  in 
lui  conferita  dal  Sovrano.  Assediava  Villaiglesias,  e  la  riduceva 
all'obbedienza. 

1 44^-  Corti  straordinarie.  1  baroni  del  regno  vedendo  le  cose 
pubbliche  troppo  travagliate  dalla  malvagità  degli  ufficiali  si 
radunano,  e  mandano  alla  corte  due  messaggi. 

14^8.  Ascendeva  al  trono  Giovanni  II. 

1459.  Da  Sicilia  passando  in  Ispagna  toccava  in  CagUari 
D.  Carlo  Principe  di  Viana.  Il  governatore  della  città  spedivasi 
da  lui  a  raggranellare  tra  i  comuni  quella  somma  di  danaro, 
che  se  gli  doveva  o£frire  in  attestazione  di  onore. 

1470.  Il  viceré  Carroz  sorte  da  Cagliari  contro  il  marchese 
d'Oristano.  È  sconfitto  presso  Uras,  e  perde  molto  terreno. 

i47^«  Leonardo  di  Alagon  marcia  sopra  la  capitale  intento 
a  opprimere  il  Viceré  suo  personal  nemico.  I  quartieri,  i  bor- 
ghi ,  i  campi  vicini  sono  aspramente  vessati  e  devastati ,  chiuse 
le  vie ,  impedite  le  vettovaglie. 

1476.  Artaldo  d' Alagon,  primogenito  del  Marchese,  assedia 
Cagliari,  occupa  il  poito,  e  le  navi  che  vi  si  trovano,  e  tutto 
pone  a  sacco.  Poco  manca,  che  la  città  non  cada.  Il  Viceré 
va  in  Barcellona  ad  afirettar  il  soccorso. 

Nella  pr'unavera  del  1478  molte  squadie  vennero  da  Ara- 
gona e  Sicilia  per  finir  la  guerra.  Il  Viceré  dopo  la  vittoria 
dovè  dolersi  della  morte  del  figlio.  La  Viscontessa  di  Sanlurì, 
che  odiava  i  Carroz,  perché  avean  perduto  il  suo  maiito,  fu 
accusata  di  ammahamento,  e  processata. 

1479*  Muore  il  Carroz ,  ed  il  re  Giovanni. 

Regno  di  Spagna,  1  paesi  di  Aragona  e  Castlglia  uniti  per 
lo  matrimonio  di  Ferdinando  con  Isabella  riprendono  quest'  an- 
tico nome. 

Ferdinando  il  Cattolico. 

1481.  Convento  generale  delle  corti.  Ximone  Perez  V.  R. 

1483.  Il  borgo  di  Lapola  in  Cagliari  si  privilegiava  di  spe- 


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CAGLIARI  i49 

ciali  franchigie ,  affinchè  più  popoloso  fosse  più  sicuro  in  que- 
sto che  temevasi  dai  genovesi. 

1484*  Per  violente  contenzioni  tra  il  Viceré  ed  il  procurator 
generale,  cui  favorivano  molti  gentiluomini  cagliaritani  e  sas- 
saresi, levavansi  i  popoli  a  rumore,  e  gravi  commovimenti  si 
generavano  di  minor  durata  però  nella  capitale  per  la  prudenza 
dei  consoli.  Il  Viceré  fu  richiamato. 

i48^«  Ritoma  il  Perez ,  e  condanna  i  suoi  emoli  in  un  giù* 
disio  di  maestà. 

1490.  Convocazione  delle  corti.  D'Ignigo  Lopez  avea  inti- 
mata l'adunanza  in  Sassari,  e  incominciata;  ma  a  petizione 
dei  consoli  di  Cagliari  fu  il  parlamento  ti-asferito  nella  capita- 
le, e  conchiusovi. 

1492.  Ferdinando  ed  Isabella  conquistano  il  regno  di  Gra- 
nata dopo  una  gran  battaglia,  cui  dava  ottimi  auspici  il  valo- 
roso Leonardo  Tola ,  uomo  sardo  ,  che  coglieva  col  laccio  e 
strascinava  al  padiglione  del  Re  un  granatino  di  gigantesca  cor- 
poratura uscito  a  disfidare  e  punger  con  derisioni  i  guerrieri 
cristiani. 

Si  ordina  V  espulsione  degli  israeliti.  La  loro  sinagoga  si  con- 
sacra al  cristiano  culto  sotto  l'invocazione  di  s.  Croce. 

Si  stabilisce  il  tribunale  della  Inquisizione  dipendente  da 
quello  di  Sassari  sotto  la  influenza  del  famoso  Torquemada. 
Arquer  dice  che  prcK:edevasi  con  tanta  severità  contro  i  sospetti 
di  eresia ,  apostasia ,  maleficio  da  non  si  potere  con  poche  pa- 
role spiegare.  Certo  è  però  che  era  minore  di  quella ,  che  nel 
1571  egli  sperimentava  dalla  Inquisizione  di  Toledo,  da  cai  fu 
fatto  perire  di  ferro  e  di  fuoco  siccome  luterano  dogmatizzante. 

1498.  Accadde  un  conflitto  di  giurisdizione  tra  il  S.  Ufficio  e 
l'Arcivescovo,  che  con  l'aiuto  del  Viceré  avea  levato  un  me* 
scbino  dalle  prigioni  della  Inquisizione.  Fuvvi  una  processura. 
Gli  inquisitorìali  ebbero  il  vantaggio. 

i5io.  Convento  generale  delle  corti.  Presiedeva  Giovanni  Du- 
say  viceré.  Il  quale  morto ,  prorogavasi  l' assemblea  dal  gover- 
natore di  Cagliari.  Il  Re  destinava  a  suo  luogotenente  generale 
Ferdinando  Giron  ReboUedo.  Pare  che  costui  indicasse  la  con- 
tinuazione del  parlamento  in  Sassari:  ma  per  una  interposta 
coQtradizione  fu  obbligato  di  ritornare  indietro  da  Oristano,  e 
tener  l'assemblea  nel  castello. 


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i5o  CAGLURI 

i5iS.  Muore  Ferdinando  il  Cattolico.  I  regni  della  Spagna 
sono  devoluti  nella  stirpe  di  Ausburg. 

Ciirlo  I  di  Spagna,  e  poi  /^  fra  gli  imperatori  romani,  figlio 
di  Giovanna  lafolUy  da  Filippo  U  bello  d'Ausburg,  imprende 
il  regno. 

i5i9.  Convocanoni  delle  corti.  D..Angelo  di  Yillanova  V.  R. 
Si  attentò  contro  lo  statuto  del  regno;  però  che  i  gentiluonùni 
di  Sassari,  Alghero,  e  degli  altri  luoghi  settentrionali  compor- 
tavano a  male  in  cuore ,  che  per  la  validità  delle  unioni  dello 
stamento  militare  si  comandasse  l'assemblea  nella  capitale  (V. 
B.Manno  all'anno  iSig  ).  U  Re  volle  inalterate  le  antiche  con* 
suétudinì. 

i53o.  Congregazione  degli  stamenti.  D.  Martino  Cabrerà  V.  R. 

i535.  Si  riunisce  nel  golfo  un  numerosissimo  navilio  per  la 
guerra  Africana.  Carlo  V  ferma-;!  alcuni  giorni  in  Cagliari.  Al- 
legrezze per  la  vittoria  di  Cesare,  e  per  la  liberazione  di  1 1 19 
schiavi  sardi.  Il  valoroso  cavaliere  cagliaritano  D.  iialvatore  Ai* 
merìch  resta'  governatore  della  Goletta. 

1540.  Orribil  penuria.  La  stessa  capitale  langue  di  miseria 
e  di  stento. 

i54i-  Adunanze  parlamentari.  V.  R.  D.  Antonio  Cardona , 
cognato  di  Cesare.  Circa  questi  tempi  fu  scrìtto  per  lo  sum- 
mentovato  Sigismondo  Arquer  di  Cagliari  un  Saggio,  che  dir 
possiamo  storico-politico- statistico  della  Sardegna,  onde  si  ap- 
prende la  tristissima  condizione  morale  delle  c*ittà  primarie  e 
provinciali,  e  delle  popolazioni  rustiche.  Nel  quale  notavasi  la 
negligenza  del  comune,  lo  studio  del  privato  interesse,  la  crassa 
ignoranza,  la  gran  lode  che  era  aver  veduta  la  giammatica 
latina,  lette  le  leggi  di  Giustiniano,  e  le  pontificie,  scorso  con 
occhio  sonnacchioso  il  Galeno  ed  Avicenna,  la  enormità  del 
lusso  e  della  superbia,  e  con  tutto  questo  i  vìzi  della  barba- 
rie. Vi  si  parlava  con  poco  onore  dei  preti  e  monaci. 

i549«D.  Girolamo  d'Aragal  cagliaritano,  governatore  della 
capitale  e  provincie  clìpeudenti ,  prende  il  ;  overno  del  regno  con 
titolo  di  presidente.  Egli  erìgeva  il  baluardo  dello  Sperone. 

i553.  Gran  timore  in  Cagliari  per  le  correrìe  del  famigerato 
corsale  Dragutte  alleato  de',  francesi  e  però  conti^rlo  a  Carlo. 

i555«  Coiti  generali  del  regno.  D.  Lorenzo  D'Eredia  V.  R. 
A  costui,  che  moriva  si  tosto  come  chiudeva  il  parlamento,  sue* 


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CAGLUra  i5i 

cesse  nel  governo  del  regno  D.  Alvaro  di  Madrìgal,  sotto  il 
quale  le  fortificaùoni  del  castello  furono  in  gran  parte  con- 
dotte a  perfeùone  y  come  apprendesi  dalla  iscrizione  nel  fianco 
del  baluardo  di  s.  Croce  y  che  domina  quello  del  Salice. 

1 556.  Carlo  I  chiude  sua  vita  politica  rinunciando  il  regno 
delle  Spagne  al  suo  figlio 

Filippo  IL 

i562.  Ordinava  alla  inquisizione  della  Sardegna  di  unifor- 
mare a  tutti  i  regolamenti  del  S.  Uffizio  di  Spagna  nelle  pro- 
cessure.  Per  lo  che  mandava  alcuni  frati  peritissimi  in  siffatte 
bisogne. 

1 564.  Stabiliva  ^  R.  Udienza. 

i565.  Si  òm votano  le  corti  del  regm>*  D.  Alvarp  di  Ma- 
drigal  V.  R- 

Si  introduce  Tarte  tipografica  da  ^iicolao  Canelles. 

1567.  11  Madrigal  j  come  negli  altri  propugnacoli ,  cosi  nel 
dedicato  a  S.Giovanni  (  bastione  di  S.  Croce  )  dimostrava  il 
suo  studio  a  munire  secondo  le  regole  e  la  condizione  topica 
la  città  con  Topera  degli  ingegneri  Rocco  Capellino ,  e  Antonio 
Mazolina.  Cosi  da  una  iscrizione  nel  fianco  dello  stesso  bastione 
al  Bàlice. 

1571.  Dal  P.  M.  Pio  V.  proclamatasi  la  crociata  contro  i 
turchi ,  la  Sardegna  contribuiva  il  suo  terzo  contro  Selìmo  IT. 
Quattrocento  archibugieri  sartfi  in  massima  parte  cagliaritani 
furono  accolti  neUa  Reale  cristiana  y  dov'era  D.  Giovanni 
d'Austria.  Contro  la  quale  Ali  comandante  supremo  della  flotta 
turchesca ,  confidentissimo  nella  ferocia  dei  quattrocento  suoi 
giannizzeri,  spingevasi.  Ma  i  sardi  avventatisi  su  lui  con  la  vio- 
lenza della  folgore  y  e  domata  ogni  resistenza  ne  presentavano  il 
capo  a  D.  Giovanni.  Fu  questo  prodigio  di  valore  il  grand'au- 
spicio  della  famosa  vittoria  delle  Curzolari ,  addi  7  ottobre.  D. 
Giovanni  reduce  dal  Levante  toccato  in  Cagliari  si  congratulava 
coi  cittadini  del  felice  valore  dei  suoi  guerrieri.  Questi  bravi 
con  l'insigne  Figneròa ,  degno  condottiero  di  eroi,  posero  mo- 
numento di  loro  religione  alla  Beatissima  Vergine  nella  chiesa 
dei  Domenicani  l'onorato  stendardo.  Il  quale  era  uno  dei  più 
significanti  ornamenti  nelle  feste  per  la  canonizzazione  di  Pio 
V ,  e  tutti  gli  anni  portasi  pubblicamente  j  come  un  trofeo 
nella  solennità  del  SS.  Rosario. 


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iS%  CAGLURI 

1573.    Convocazione  delle  corti.  D.  Giovanni  Coloma   V.  R. 

1578.  D.  Michele  De  Moncada  Y.  R.  fa  il  giro  del  regno 
per  terra  e  per  mare  provvedendo  alla  sicurezza  interna 
ed  estema. 

i58a.  I  barbareschi  saccheggiano  la  terra  di  Quarto  sotto  gli 
occhi  del  governo. 

1587.  Compite  le  fortezze  di  Cagliari  e  di  Alghero,  e  for- 
nite d'ogni  necessario  istromento  intendesi  a  circondar  l'isola 
di  torri.  Si  stabilisce  nella  capitale  una  reale  amministrazione 
per  le  medesime. 

iSgS.  Convocazione  delle  corti.  Marchese  d'Aytona  V.  R. 

1594.  Temendosi  in  Cagliari  dei  tuixhi ,  il  V.  R.  D«  Ga- 
stone di  Moncada  provvedeva  j  ed  i  baroni  armavano  molta 
gente. 

1598.  Filippo  HI. 

i6o3.  Famoso  parlamento  nazionale.  Conte  d'Elda  V.R.  Spa- 
ventosi nembi  di  locuste  vengon  dall'Africa  nelle  terre  sarde. 
Influsso  mortalissimo  di  va j  nolo. 

1606.  Bolla  di  Paolo  Y  per  la  erezione  di  una  università 
di  studi. 

161 1.  Viene  visitatore  D.  Martino  CarriUo.  Nell'anno  seguente 
pubblica  là  sua  relazione  intomo  alla  Sardegna. 

161 3.  Convento  delle  corti.  Duca  di  Gandia  V.  R. 

i6i5.  Sotto  le  ruine  dell'antica  chiesa  di  S.  Saturnino  (  v. 
agli  anni  517  ,  e  1089)  scoprìvansi  molti  depositi  di  vecchi 
ossami ,  li  quali  furono  riconosciuti  tombe  e  reliquie  di  beati 
martiri.  L'arcivescovo  Esquivel  dimostrò  uno  zelo  maraviglioso 
a  farli  onorare.  Molte  città  dell'Italia  parteciparono  della  in- 
venzione. 

1619.  Toccava  nel  porto  di  Cagliari  il  prìncipe  Filiberto 
Emanuele  terzogenito  di  Carlo  Emanuele  I  duca  di  Savoja.  Egli 
era  grand'ammiraglio  di   Spagna. 

i6ao.  La  flotta  turchesca  tenta  uno  sbarco  nella  spiaggia  di 
Quarto.  Tra  i  baroni  accorsivi  molto  si  distìnse  D.  Giambattista 
Satrìllas. 

i6af.  Il  conte  d'Eril  raduna  il  parlamento  per  ùlt  provvi- 
sione a  fortificare  l'isola  di  S.  Pietro  y  nido  dei  pirati  barba- 
reschi e  turchi ,  donde  inferivano  ai  popoli  della  vicina  Sar- 
degna continue  molestie  e  gravi  danni.  Ma  prevaleva  il  consi* 


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CAGLURI  ,53 

glio  di  edificare  una  squadra  di  galere.  Il  prenominato  Satril- 
las  fu  inviato  al  re 

FiUppo  IV. 

i6ti3.  ConTOcatione  delle  corti.  D.  Giovanni  Vivas  V.  R. 
Questi  per  sue  maniere  violente  rendeasi  nemici  molti  membri 
dello  stamento  militare.  Onde  non  potendo  viver  tranquillo 
nella  capitale  andava  a  Sassari  ^  e  moriavi  molto  onorato. 

1&26.  D.  Luigi  Biacco  consigliere  del  supremo  di  Aragona 
Tiene  per  domandar  soccorso  ai  Aspendi  della  guerra.  Indica 
una  congrega  straordinaria ,  e  reggela  ei  stesso,  essendo  Y.  R. 
il  marchese  di  Bajona.  Fu  deliberato  un  donativo  di  quattro- 
cento mila  scudi  pagabili  in  un  quinquennio.  Cagliari  contri- 
bui  per  scudi  novantatre  mila.  Cosi  potè  formarsi  un  terzo 
(laoo  uomini)  di  soldati  nazionali,  e  mantenersi.  Gonducevalo 
alla  guerra  di  Mantova  il  maestro  di  campo  marchese  di  Sedilo. 

1682.  Corti  ordinarie.  Marchese  di  Bajona  Y.  R.  Lui  morto 
destinavasi  il  vescovo  di  Alghero  D.  Gaspare  Prieto  a  conti- 
nuarle e  conchiuderle. 

Le  tre  primevoci  giurano  nel  Duomo  di  difendere  la  imma- 
colata Concezione  della  B.  Y. 

i633.  Si  pubblica  la  compilazione  delle  prammatiche  per  D. 
Francesco  Yico. 

1634*  ^  militari  del  Logudoro  persistono  nella  pretesa  di 
poter  fare  delle  riunioni  stamentarie  in  Sassari.  Il  Re  annuiva 
per  certi  casi  ;  ma  presto  rivocavasi  la  licenza. 

i635.  Cagliari  invia  soccorsi  agli  eserciti  regii  nella  Catalo- 
gna. II Y.  R.  Doria,  prìncipe  di  Melfi,  muore.  Gli  è  sostituito  suo 
fratello  duca  di  Avellano. 

i636.  Gran  carestia  di  viverì. 

1637.  Occupata  Oristano  dal  conte  di  H^rcourt,  i  consoli  di 
Cagliari  offrono  danaro,  e  proferiscono  somme  maggiori.  D. 
Diego  di  Aragal  parte  a  governar  la  guerra.  Si  attese  tosto  a 
fortificar  la  capitale  ,  ed  a  compire  alcune  opere  di  difesa.  Fu 
munito  anch'esso  il  castello  di  S.  Michele  e  cominciossi  a  edi- 
ficare il  forte  di  S.  Elia.  Quando  il  Y.  R.  disponevasi  ad  andar 
nel  campo  venne  nùnziata  la  vittoria  dell'Aragal.  Yennero  a 
tardo  ausilio  dieci  galee ,  dalle  quali  la  città  comprava  nuove 
provvisioni  di  guerra.  D.  Antonio  Quintano  molto  intendente 
di  architettura  militare  fece  alcune  avveitenze  sulla  fortificazione. 


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i54  CAGLIARI 

i638.  D.  Diego  di  Aragal  Catto  preside  de!  regno  erìge  il  propu- 
gnacolo alle  spalle  del  palazzo  reale  ,  che  in  certa  forma  d*un  ca- 
valiere siede  sul  gran  baluardo  della  stessa  denominazione. 

Scandaloso  scoppio  di  odii  municipali ,  dolendofi  i  cagliaresi 
che  si  tentasse  dai  sassaresi  non  solo  contro  la  primazia  poli- 
tica ed  ecclesiastica,  ma  ancora  contro  i  suoi  santi  con  empie 
pasquinate.  Ammutinamento  popolare  in  Cagliari  contro  D.  An- 
tonio De  Basceliga  ed  il  canonico  Diaz  creduti  autori  degli  scritti 
disonorevoli.  Furono  assaUtt  nelle  loro  case ,  e  se  non  fosse 
accorso  lo  stesso  presidente  del  regno  sarebbero  stati  finiti. 

i638.  D.  Giorgio  di  Castelvi  conduce  in  Fiandra  un  terzo  dì 
sardi ,  e  vi  si  ricopre  di  gloria. 

1639.  ^  ^*  ^*>  prindpe  dì  Melfi,  muore  desiderato  da  tutto 
il  regno. 

1641.  D.  Giovanni  Dexart  pubblicava  la  compilazione  e  chiosa 
degli  atti  delle  corti  del  regno. 

Fondasi  il  monistero  di  s.  Catterìna  per  educarvi  le  fanciulle 
bennate. 
La  città  offre  al  Re  una  gran  somma  in  doniitivo   grazioso. 

1642.  Convento  generale  delle  corti.  Duca  d'Avellano  V.  R* 

I  marchesi  di  Laconi,  e  di  Villassor,  formano  quegli  un  reg- 
gimento di  cavalleria,  questi  un  terzo  d'infanteria  con  uno 
squadrone  di  cavalli ,  e  vanno  a  combattere  gli  insorgenti  della 
Catalogna. 

1  consoli  a  distrigare  il  fisco  dai  precipitati  obblighi  suoi 
offrono  scudi  trcncamila  per  anni  dieci. 

1644*  Mandano  copiosi  sussidi  all'ei^ercito  regio  nella  Cata* 
logna.  Muore  il  Y.  R.  Succede  il  Idontalto,  e  purga  il  regno 
dai  malviventi. 

Contenzioni  tra  i  marchesi  di  Villassor  e  (^uirra  per  lo  pri- 
mato nello  stamento.  Il  Quirra  va  a  negoziare  il  titolo  di  Duca. 

II  Yillassor  si  oppone.  Cagliari  manda  soccorsi  alla  squadra  di 
D.  Giovanni  d'Austria,  che  combatte  i  ribelli  napolitani,  e 
Masaniello. 

Guerra  tra  le  erse  Castelvi  e  Villassor.  D.  Agostino  Castelvi , 
che  il  Villassor  avea  voluto  trucidare,  sorte  in  campo  con  i5oo 
cavalli  e  sfida  il  marchese  Villassor.  Relegazione  dei  partitanti. 
Il  cardinal  V.  R.  fa  riconoscere  dal  comuiissaiio  un  cavaliere 
casigliano  accusato  di  magia  e  come  tale  bruciato. 


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CAGLIARI  i55 

i65o.  D.  Giovamii  d'Austria,  compresse  le  rìbelUoni  di  Na- 
poli e  Sicilia,  viene  in  Cagliari  con  la  flotta.  Il  cardinale  Tri- 
vulzìo  y.  R.  per  evitare  le  spese  nomina  a  presidente  il  Visi- 
tatore, e  parte.  Scandalo  gravissimo  nella  cattedrale  quando  era 
per  giurare  il  Visitatore,  perché  il  govemator  di  Cagliari  si 
pose  con  violenza  in  suo  luogo ,  e  imprese  il  governo. 

i65i.  Viene  V.  R.  il  Guerara  e  relega  il  governator  di 
Cagliari.  Provvede  contro  i  fialsatori  delle  monete  erose.  I  se- 
greti delle  sue  operazioni  svelati  cagionano  dei  disordini,  e 
quindi  si  passa  ad  un  ammutinamento.  Gli  stampacìni  e  i  vii- 
lanovcsi  si  mossero  contro  lui.  Ma  non  si  precipitò  alla  strage. 

i652.  Incomìncian  tempi  funesti.  Nel  maggio  veniva  dal- 
l'Africa  cosi  denso  nembo  di  locuste,  che  copriva  la  terra, 
ed  oscurava  il  giorno.  N'erano  consumate  le  messi.  U  fieno 
tocco  dalle  medesime  avea  effetti  dì  veleno.  Supplicazioni  re- 
ligiose e  scongiuri.  Fatica  vana  dei  popoli  a  distruggerle.  Com- 
pita la  ovazione,  in  sull'estremo  esinano,  cado n  sul  mare.  Nella 
seguente  primavera  al  tepore  si  animano  i  parti,  ed  una  quan- 
tità decupla  della  prima  fa  disperar  le  genti.  Perita  anche 
questa  nell'istesso  tempo  e  modo,  i  contadini  si  volsero  a  di- 
struggere i  nidi.  Venne  la  seconda  generazione,  ma  tocca  da 
certo  pestilenziale  influsso  mori  tutta  prima  di  nuocere  e  par- 
torire. Prendonsi  nella  capitale  le-  più  savie  misure  contro  la 
pestilenza  appresasi  alle  terre  settentrionali  da  commercio  con 
la  Catalogna  allora  ammorbata.  Giambattista  Perez  provvede 
in  modo  che  per  quattro  anni  restò  preservata  Cagliari.  Il 
castello  di  s.  Michele  fu  destinato  a  lazzeretto. 

iG54-  L'armata  francese  minaccia  la  capitale»  Il  governo 
comecc^'è  in  aiianno  per  lo  contagio  preparava  per  una  valida 
difesa  i  baluardi  ed  i  cittadini. 

i6i^6.  Il  Re  ordina  la  convocazione  delle  cord.  Il  Perez  pro- 
testa i ivano.  Si  fa  l'assemblea  presidente  conte  Lemos.  L'ar- 
civescovo prima  vittima  del  contagio.  Il  V.  R.  dissimula  il 
morbo,  e  quesìo  sì  attacca  all'Italia,  e  fece  in  Napoli  quella 
grandissima  strage  che  rÌLerisce  il  Botta.  Oade  gridò  tutto  il 
mondo  conlra  il  V.  R.  di  Sardegna.  Questi  ritirasi  in  Sassari 
per  salvarsi.  Ivi  ricevuto  la  conferma  del  parlamento  chiamò 
tutti  i  titoli  e  voti,  e  conchiuse  le  corti  con  le  consuete  so- 
lennità. Il  contagio  in  sul  fiair  d' agosto  degenerò  in  febbri  di 


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i56  CAGLIARI 

somma  malignità.  Nell'ottobre  era  perfettamente  ristabilita  la 
salute  pubblica.  Si  resero  grazie  a  s.  Efisio,  e  nel  maggio  andò 
il  popolo  col  suo  simulacro  in  Nora  per  festeggiare.  La  pe- 
regrinazione continuasi  tuttora.  Il  Re  richiama  U  suo  rappre- 
sentante causa  dell'orribile  mortalità  dell'Italia:  con  uno  sguardo 
severo  toglieTasi  il  senno.  D.  Bernardino  de  CerveUon  governa- 
tore di  Cagliari  e  Gallura  veniva  in  Cagliari  mentre  ancora 
infunava  la  pestilenza  a  prendervi  con  le  solite  cerimonie  pos- 
sesso del  governo  in  qualità  di  presidente. 

1657.  Il  V.  R.  marchese  di  Castel  Rodrigo  purga  V  isola  dai  fa- 
cinorosi, accresce  allasquadrn  un' altra  galera.  Edifica  un  poiio 
(  la  darsena  )  e  arsenale  con  baluardo  del  molo  piccolo.  Incen- 
dio del  palazzo  viceregio.  Selciamento  delle  strade.  Intro- 
duzione e  miglioramento  di  varie  arti  meccaniche  per  li  servi 
del  V.  R.  Uomini  alemanni  di  molta  industria. 

1662.  n  principe  di  Piombino  V.  R.  visita  molte  fortezze  del 
regno.  Nel  1664  muore  in  officio. 

i665.  Carlo  II  sotto  la  tutela  di  Marianna,  arciduchéssa  d' Au* 
strìa ,  reggente  del  regno. 

Ella  per  la  guerra  contro  Luigi  XIV  chiede  essere  servita  d'un 
cospicuo  sussidio  di  danaro.  Scerete  conferenze  del  marchese 
Laconi  con  l'arcivescovo  primate,  col  vescovo  d'Ales,  e  col 
giurato  in  capo  di  Sassari.  Molti  vanno  nella  loro  parte.  Il  mar- 
chese Villassor ,  e  pochi  altri  baroni  famulano  al  Y.  R. 

1667-8.  Congregazione  degli  stamenti.  Marchese  Camarassa 
V.  R.  I  laconeschi  prometto»  a  condizione  della  privilegiata 
concessione  delle  prelature ,  e  degli  impieghi  dello  stato  ai  re- 
gnicoli. I  viUassoreschì  puramente.  Prevalendo  i  primi  mandasi 
il  Laconi  sindacò  alla  corte.  La  supplicazione  non  accoltasi  con 
favore ,  gli  stamenti  ricusavano  il  chiesto  servìgio.  Il  Laconi  ri- 
torna in  patria  applaudito  gloriosamente ,  e  presentasi  alle  con- 
greghe stamentarie,  dove  trovò  occupato  il  primo  posto  dal 
marchese  di  Villassor.  Il  Camarassa,  disperata  la  persuasione, 
scioglie  l'adunanza,  molto  indispettito  contro  i  laconeschi,  dei 
quali  altri  levava  dal  posto,  altri  privava  del  soldo ,  questi  re- 
spingea  dall'intendimento,  quelli  cacciava  in  esilio.  Entro  la 
prima  ora  del  di  21  giugno  1668  il  drudo  della  Cedrellas^ 
marchesa  di  Laconi,  metteva  a  morte  il  marchese.  Il  V.  R. 
desidera  riconosciuti  tosto  gli  autori  del  delilto-,  ma  il  giudice 


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CAGLURI  157 

prevarica.  I  Gastelvi,  tutte  le  primarie  famiglie  aderenti,  e  la 
clientela  giurano  la  vendetta  sul  cadavere.  Uomini  dì  pace  la 
dissero  lecita ,  e  di  essi  une  a  poter  alla  medesima  commovere 
il  popolo  dolentissimo  del  destino  d'un  uomo,  che  amava  e 
appellava  padre  della  patria,  osò  dare  non  vano  consiglio  di 
portar  al  sepolcro  a  tutd  gli  occhi  scoperto  le  lacere  membra. 
Il  castello  riempiesi  di  armata  Eran  del  numero  molte  persone 
sacre  non  però  abborrenti  dal  disordine.  Il  defunto  è  onorato 
delle  lagrime  dì  tutd  i  cittadini.  La  presenza  dei  giudici  presso 
le  porte  della  città  frenava  la  sedizione  preveduta  dal  V.  R. 
L' adultera  querelasi  contro  questi  siccome  mandante.  Si  fanno 
molte  conventicole  dai  Castel vìani,  e  si  destina  a  morte  il  Cama- 
rassa.  Della  quale  essendo  stato  incaricato  il  marchese  di  Cea , 
costui  non  riuscito  nell'intento  per  li  veleni,  e  per  le  polveri 
fé' adoperar  le  armi,  ed  addi  21  luglio  mentre  con  sua  mo- 
glie e  figli  tornava  dalla  festa  del  Carmine  il  Camarassa  cadde 
ferito  da  cinque  carabine. 

Il  Cea  col  marchese  Tillacidro,  e  coi  cavalieri  Cao,  Portu- 
gues,  Griaoni  rifiigìansi  coi  servi  nel  convento  dei  claustrali. 
La  reale  udienza  provvede  per  contenere  il  popolo.  Gli  stam- 
padni  vogliono  assistere  ai  congiurati,  e  non  al  governo.  U  prin^ 
ópe  di  Piombino  capitano  generale  della  squadra  delle  galere 
sarde  si  esibisce  con  sue  genti  a  custodire  il  castello.  La  no- 
biltà ed  i  sindaci  dei  quartieri  oppose,  la  reale  udienza  non 
ammise  P  offerta. 

U  Cea  coi  compagni  si  muniscono  di  tutte  armi,  e  cangiano 
il  convento  in  una  fortezza.  Una  guardia  £  duecento  uomini 
vigilano  contro  qualche  improvviso  assalto  del  governo.  Si  ag«- 
giungono  altre  schiere  in  lor  difesa  dai  sindaci.  In  fine  le  mi- 
hzie  nazionali  invocate  dalla  reale  udienza,  non  curata  questa, 
•iirono  i  loro  servigi  al  Cea.  Questi  potea  farsi  padrone  di 
tatto ,  era  confjgliato  a  ciò,  e  noi  fece,  che  non  voleva  pas- 
sare ad  una  vera  fellonia  e  calpestare  la  fede  giurata  al  sovrano. 

Arriva  da  Sassari  il  prenominato  Aragal-Cervellione  a  im- 
prendere la  interinale  viceregia.  Si  oppone  l'avvocato  fiscale 
rifiutandolo  perchè  processato  due  volte  per  sue  prepotenze , 
ed  una  relegato,  altra  confinato  nel  governo  di  Gallura.  Ma 
la  forza  vinse  questa  ragione ,  ed  altre.  Si  procede  nella  inqui- 
sizione sulle  due  morti  per  enormi  calunnie.  Tuttayolta  il  de«- 


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i58  CAGLURI 

litto  della  Cedrellas,  e  le  sue  infamie  si  divulgavano.  U  Cea 
coi  suoi  cor*giurati  e  comitiva  passa  iu  Sassari,  onde  poi  con- 
ferirsi in  quulwhe  sito  forte  del  Logudorp,  e  sostenervìsi  sino 
ad  ottenere  il  perdo ao.  Egli  è  accollo  con  entusÌ£^mo  d'amore 
da  tuUii  i  popoli,  ed  è  pregalo  di  gi*ec!lre  i  loco  servigi.  Im- 
minente il  nuovo  V.  B»egU  è  esortato  dai  suoi  partigiani  a 
impadronirsi  della  capitale,  ed  a  rispìngere  il  vendicator  del 
Camarassa,  ma  invano.  11  duca  di  s.  Germano  sussidiato  da 
buone  soldatesche  prende  possesso  di  sua  dignità  addi  26  di- 
cembre. 

1669.  Il  curatore  del  marchesino  Laconl  instituìsco  l'a  cusa. 
Rinnovasi  la  procedura ,  e  appare  sincera  la  yerltli ,  die  cre- 

deasi  sepolta  60tto  molti  speìgiuri  e  ingiustizie.  Si  nominano 
tre  commissari  a  liberare  il  regno  dalle  squadriglie  dei  con- 
giurati* Il  Cea  è  nuovamente  consigliato  a  venir  su  la  capita- 
le, e  cacciare  il  duca.  Si  cospira  contro  di  questi;  ma  cessa 
l'audacia  introdottesi  destramente  le  truppe  nel  castello.  Chio- 
desi  senza  le  solite  solennità  il  donativo,  e  si  concede.  Addi 
18  giugno  il  Cea  coi  complici  furono  condannati  di  crimenle- 
se  ;  ma  lodati  siccome  fedeli  e  leali  sudditi  del  Re  tutti  gli  al- 
tri, di  stamenti  ringraziarono  il  Y.  R.,  che  avesse  reso  giustà- 
eia  alla  nazione.  La  casa,  ove  i  congiurati  oprarono  il  misfat*- 
to ,  fu  atterrata ,  e  postovi  un  marmo  4:on  la  memoria  del  de- 
litto e  infamia  dei  colpevoli. 

L' arcivescoco  Vico  rifabbrica  la  cattedrale  già  rovinante. 

Il  Viceré  con  truppe  d'ordinanza  e  con  tutte  le  cavallerie 
del  regno  va  ad  assalire  iu  Moatenieddu  di  fiallura  il  marchese 
Cea,  ma  invano. 

1670.  Il  V.  R.  fa  violentemente  arcestare  alcuni  magoati  in 
suo  palazzo.  - 

1671.  Perivano  i  primari  congiurati,  e  con  impctfturbata  co^ 
stanza  soggettatasi  in  Cagliari  alia  mannaja  il  marchese  di  Cea. 
La  sventura  di  questo  vecchio ,  ohe  la  diabolica  frode  del- 
l' adultera  avea  tratto  nel  delitto  toccava  gli  animi  4I0I0- 
rosamente;  la  prosperità  del  vile  Alivosi,  cui  l'azione  turpis- 
sima in  soprassoma  di  molte  scelleraggini  i^attava  il  dominio 
di  alcuni  feudi,  moveva  a  sdegno. 

1677.  Periodica  convocazione  delle  corti:  Conte  di  S.  Ste- 
fano Y.  R. 


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CAGLURI  iSg 

1679*  I  sindaci  dei  quartieri  insorgono  contro  i  procuratori 
della  città ,  che  riempissero  i  yacui  della  infedele  amministra- 
EÌone  con  forti  estorsioni. 

1683.  DaVv  si  ai  frati  Domenicani  dalla  citt'i  la  chiesa  di  S. 
Lucifero  che  nel  fcrvor  del  litìgio  sulla  prìr  .nzia  fu  riediucata 
guU'antica  intor-^o  dl'anno  1646,  e  proi?ietievasi  una  fabbrica 
a  collegio  di  studi  con  certo  annuo  assegnamento  sulla  gabella 
del  taLacco  per  dicci  religiocì.  Cominciossi  l'edifìzio  nel  1C94  9 
ma  perchè  poco  rcrdeva  la  {[gabella  andò  a  rilento  l'opera  y  e 
poscia  per  le  sopr&yveQute  vicende  politiche  restò  imperfetta. 
160S.  Convocazione  del  parlamento.  Duca  di  Montellano  Y.  R. 

1700.  Venne  iu  Ca;;jlian  a  reggere  il  regn-^  D.  Ferdinando 
di  Moncadti  duca  di  S.  Giovanni ,  uomo  di  alto  merito. 

Carlo  risolve  il  dubbio  della  elezione  del  successore  dalla 
casa  Borbone  o  rVATisburg  iastituendo  suo  erede  il  duca  di 
Angiò.  Muore  al  primo  di  i.oveiibrc.  Comincia  la  guerra  dì 
successione.  I  sf:trdi  o!  blignno  lor  fede  a 

Filippo  V. 

1701.  L'ammiraglio  inglese  Rooch  veleggia  lungo  le  coste 
sarde  se  possa  eccitarvi  qualche  movimento  in  favore  del  prCp- 
tendente  austriaco. 

1703.  L'ammiraglio  inglese  Schowel  avvicinasi  con  simile 
intendimento.  U  Re  esìge  il  donativo  per  lo  suo  avvenimento 
al  trono. 

1704*  Comincia  a  vacillare  la  fedeltà  dei  principali  baroni. 
Il  marchese  di  Vììlassor  disgustato  degli  onori  del  marchese 
Laconi  q)arge  i  semi  d'una  congiura.  Il  suo  genero  conte  di 
Montessanto  per  somma  perfidia  e  ingratitudine  alienasi  dal  Re. 

Il  marchese  Valero  V.  R.  teme  di  convocare  in  tempi  cosi 
pericolosi  le  corti  del  regno ,  e  in  forma  meno  solenne  ottiene 
dagli  stamentì  il  consenso  per  la  proroga  del  donativo. 

Viene  in  sue  laani  il  memoriale  d'un  frate  sardo  all' Alci- 
duca  9  nel  quale  notava  i  principaU  personaggi  del  regno  che 
ei  stimava  inclinassero  all'Austrìaco  ,  o  al  Borbone.  Inconslde^ 
ratamente  fa  trasportare  tre  uomini  primari  in  Francia.  Per  che 
ì  Satrillas  ,  e  tutta  la  loro  clientela  cangiaron  colore. 

1 706.  Chiede  il  sovrano  un  altro  donativo ,  e  ottiene  oflferti 
ducentoventi  mila  scudi  a  quote  eguali  in  \xq  anni. 

1708.  Il  nuovo  V.  R.  marchese  della  Giaroaica  si  avvisa  della 


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i6o  CAGLIARI 

divisione  degli  animi ,  e  dove  YiUassor  con  Montessanto  ten- 
dessero. Non  ottenuti  li  chiesti  soccorsi  intende  a  guadagnare  il 
Montessanto,  dal  quale  fu  sostenuta 'una  gran  simulazione  ed 
ogni  arte  esperimentata  ad  estenuare  la  forza  dei  principali 
Filippeschi.  Il  fratello  dì  costui  marchese  di  Cifuentes  aperta- 
mente devoto  all'austriaco  esorta  alla  conquista  del  regno.  Per 
la  influenza  di  alcuni  Garleschi  postisi  nella  Corsica  scoppiava 
primamente  nella  vicina  Gallura  la  sedizione.  Il  Montessanto  è 
incaricato  di  opprimerla.  Appare  sua  mala  fede ,  e  gli  si  so- 
stituisce D.  Vincenzo  Baccalar  di  Cagliari.  Il  quale  andato  tra 
i  galluresi  e  fatto  consapevole  dell'occulto  negozio  nominava  al 
Y.  R.  quei  che  espediva  bandir  dal  regno.  Questi  restarono. 
Comparisce  la  flotta  inglese  con  poche  truppe  da  metter  in 
terra  ,  ed  esse  mal  disciplinate.  I  Filippeschi  si  incoraggiano 
alla  difesa:  i  Carleschi  la  impediscono.  I  consoli  non  sono  lu- 
singati dalle  promesse  dell'ammiragUo  Lake  \  ma  abbandonatosi 
dal  V.  R.  ogni  pensiero  delle  cose  pubbliche  ,  e  svelatasi  la 
perfidia  dei  Villassoriani  veggousi  ridotti  a  questo  che  patteg- 
gino con  l'aggressore.  Il  Montessanto  agli  spergiuri  ed  alla  perfi- 
dia contro  il  sovrano  poneva  il  colmo  con  una  barbara  empietà 
contro  la  patria,  però  che  a  scemar  l'onta  d'una  sommessione, 
che  manifestava  il  tradimento  fece  che  gli  inglesi  in  piena  , 
notte  vuotassero  le  artigherie  sopra  i  cittadini  che  riposavan 
sulla  capitolazione  conchiusa.' 

Carlo  III. 

Il  conte  di  Cifuentes  giurava  in  di  lui  nome. 

Il  fedelissimo  Baccalar  incontravasi  con  D.  Francesco  Pes  , 
e  veniva  alle  mani.  Ma  oramai  vedendo  infi^uttuosa  l'efiusione 
del  sangue  abbandonava  la  Gallura  ,  e  ritomavasene  al  re  Fi- 
lippo. Il  Pes  ebbe  poscia  per  la  sua  devozione  e  valore  premio 
onorevole. 

Una  mortalissima  epidemia  funesta  la  capitale.  Si  fa  voto 
dai  consoli  alla  V.  intitolata  dal  Rimedio  venerata  nella,  chiesa 
di  S.  Lucifero. 

1709.  U  Baccalar  testé  creato  marchese  di  S.  Filippo  prepara 
un  piano  di  invasione  alla  ricuperazione  del  regno. 

17 10.  Il  Laconi  destinato  a  V.  R.  passa  con  lui  in  Genova 
per  accelerare  l'armamento.  Due  ministri  traditori  fanno  riu- 
scire a  mal  fine   l'impresa.    Comecché  il  conte  di  Castiglio  di- 


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CAGLIARI  i6i 

sceso  con  sue  genti  in  Terranova  avesse  pugnato  non  infeli- 
cemente col  Pes ,  ei  dovea  sloggiare  dall'isola  premuto  dalle 
fone  dell'ammiraglio  Norris  ,  che  lo  affrontò  a  S.  SimpUcio. 

1711.  Carlo  ottiene  gli  onori  dell'imperio. 

171 3.  Pace  d'Utrecht.  La  Sardegna  è  riservata  all'Austria. 

17 17.  Filippo  manda  la  flotta  contro  Cagliari  :  navi  di  linea 
12,  onerarie  100,  con  gente  da  sbarco  fanti  8,000,  cavalli  600; 
e  con  artiglieria  pezzi  dall'assedio  4^,  mortarì  ao ,  sagri  12. 
Piantasi  il  campo  presso  S.  Andrea  (  littorale  di  Quarto  ).  Addi 
aa  agosto  si  apri  la  trincea.  Il  V.  R.  fugge  ad  Alghero ,  e  resta 
a  dirigere  la  difesa  il  marchese  della  Guardia.  I  baroni  levano 
alcune  milizie.  Addi  16  settembre  cresce  il  numero  delle  truppe 
nemiche ,  e  ponesl  grossa  schiera  al  Maso  per  proibire  le  vei* 
tovaglie.  Addi  3o  una  faccia  del  baluardo  di  Monserrato  col 
fianco  difensore  del  bastione  della  darsena  erano  distrutti. 
Quando  gli  spagnuoli  già  salivano  sulla  breccia  la  città  calò 
ù  patti. 

Cagliari  oppressa  dai  conquistatori.  Emozione  popolare  per 
le  avanie  dell'Intendente  generale.  Qiiesti  salvasi  con  la   fuga. 

17 18.  Trattato  di  Londra.  Si  fissano  i  dubbi  destini  della 
Sardegna  aggiudicatasi  al  duca  di  Savoja. 

Radunasi  nel  porto  l'armata  spagnuola  destinata  contro  la 
Sicilia  y  navi  di  linea  aa^  altri  legni  armati  8,  vetturali  34o, 
truppe  di  sbarco  36^000.  I  cagliaritani  con  dolore  si  ricordaron 
poi  di  questi  ospiti. 

17 19.  Gli  alleati  preparansi  a  riprender  la  Sardegna  da  Fi- 
lippo. Questi  risoluto  a  non  cederla  pìrt^blica  dei  provvedimenti. 

La  inquisizione  procede  contro  alcuni  s^gurati. 

1720.  Filippo  deve  acconsentire  alla  volontà  degli  alleati. 
Addi  4  agosto  il  principe  Ottaiano  de'  Medici  riceve  dal  capi- 
tano generale  la  rinuncia  di  Filippo  a  Cesare.  Per  tre  giorni 
si  inalbera  su  i  baluardi  della  rocca  il  vessillo  imperiale  ,  fe- 
steggiando i  cittadini.  Addi  9  al  cospetto  degli  stamenti  il  rap- 
presentante cesareo  rassegna  al  rappresentante  del  nuovo  mo- 
narca il  governo  del  regno. 

Nuova  epoca  della  nazione  sarda  sótto  i  propri  re. 

Addi  39  gli  stamenti  deputano  al  regio  trono  D.  Giuseppe 
Satrillas  marchese  di  Villaclara.  \ 

'    Addi  %  settembre  il  barone  di  s.  Remigio  V>.  R*  ricevuta  la 
Dizion.  geogr»  ecc.  Voi.  III.  1 1 


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i62  CAGLIARI 

fede  del  rappresentanti  della  nazione  proferiva    il   giuramento 

in  nome  di 

Vittorio  Amedeo  II  re  di  Sardegna, 

Il  Visconte  del  porto  statico  degli  spagnuoli  in  Cagliari ,  clie 
tentava  la  fede  dei  sardi  ^  ammutolì  alla  voce  del  Re. 

Riforme  secondo  migliori  maniere,  restauri  delle  opere  an- 
tiche,  e  costruzioni  di  uuove  difese. 

II  timore  della  pestilenza  serpeggiante  in  Proven7a  si  slem* 
pera  con  satie  cautele.  Instituzione  d'un  magistrato  di  sanità: 
vegolameoto  del  lazzeretto. 

17^1.  Il  Villadara  porge  al  Sovrano  i  primi  omaggi  della 
nazione.  Si  rilascia  il  donativo  solito  prestarsi  negli  avvenimenti 
al  trono. 

Il  V.  R.  richiede  gli  stamenti  di  straordinari  soccorsi  per  la 
guardia  dei  littorati. 

1722.  Nuova  offerta  degli  stamenti. nd  un  triennio  del  do- 
nativo di  scudi  60  mila. 

Il  testé  mentovato  deputato  si  nomina  in  reggente  del  su- 
pi'emo  consiglio  di  Sardegna  in  Torino. 

Clamori  contro  i  curatori  delle  cose  civiche  ,  che  per  privi- 
legio non  tenuti  al  rendiconto,  giovando  a  se,  nuocendo  altrui, 
facean  cadere  l'azienda  e  la  fede  pubblica*  Il  V.  R.  soccorre 
alla  pupilla. 

17^5.  La  inquisizione  cagliaritana  non  languiva  ancora  nei 
suoi  rigori.  Li  sperimentava  Pietro  Palla,  nome  celebrato  nei 
proverbi. 

1717.  Vengono  alcuni  regolari  a  propagar  la  lingua  italiana. 

n  Re  delibera  convocar  le  corti  a  domandarvi  un  aumento 
n  elle  pubbliche  gravezze  -,  noi  permise  la  infelicità  del  raccolto. 
Il  censimento  generale  diede  809,994  '>  I^  capitale  aveavi  parte 
per  anime  16,924* 

Atto  estremo  della  giurisdizione  degli  inquisitoriali  contro  un 
distinto  letterato  cagliaritano,  uomo  di  75  anni,  decorato  di 
dignità  abbaziale,  perchè  avesse  alcuni  autori  proscritti.  Il  Re 
andava  restituendo  i  vescovi  alle  loro  attribuzioni  ordinarie. 

1730.  Vittorio  Amedeo  abdica  in  favore  del  principe  di  Pie- 
monte 

Qtrlo  Emanueie  III  re  di  Sardegna. 

Scrive  una  lettera  piena  di  amore  ai  sardi.    Il    V.  R.  ronr- 


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CAGLUni  i63 

rlie*^p  fVi  Cortanrc  nell*  assemblea  degli  .^lamenti  guitava  in  di 
]ui  nome  V  osseri-anza  dello  statuto  e  delle  leggi  del  regno  ; 
poscia  proclamava  un  indulto  generale. 

D.  Giambattista  Satrìllas  mandasi  in  Torino ,  interprete  del- 
l'amore  e  della  fedeltà  dei  sardi. 

1734.  Il  Re  intende  a  convocare  un  solenne  parlamento;  ma 
la  suscitatasi  guerra  volge  da  questo  i  suoi  pensieri*  I  caglia- 
ritini  applaudono  ali  eroe  di  Guastalla. 

1735.  Muore  il  V.  R.  marchese  Falletti,  uomo  carissimo  ai 
sardi;  poco  appresso  il  generale  delle  genti  da  guerra  conte 
di  Brassicarda. 

1737.  Il  V.  Pi.  marchese  di  s.  Martino  diRivarolo,  liberata 
la  terra  dai  malviventi  ^  esce  dalla  capitale  ^  visitare  il  regno. 
Rimettesi  il  donativo  pel  maritaggio  del  Re. 

1738.  Si  stabilisce  la  insinuazione.  Arrivano  i  tabarchini  de- 
stinati coloni  deir  isola  di  s.  Pietro ,  ^e  sperimentano  un  gene-, 
ro^o  amorr.  Il  Y.  R.  va  a  vederli  nelle  nuove  sedi.  La  me- 
moria del  Rivarolo  sarà  sempre  gloriosa  fra  i  sardi. 

T739.  Il  y.  R.  conte  Apremont  stabilisce  le  regie  poste. 
Proseguonsi  con  calore  le  opere  di  fortificazìpne.  Di  cui  vedrai 
in  avanti  —  Materiale  della  città  di  Cagliari, 

174^.  Prevedendo  il  Sovrano  qualche  impresa  del  Cristia-* 
Dissimo  contro  la  Sardegnn,  offeso  dal  suo  i^ccostamento  alla 
regina  d'Ungheria,  chiamava  il  tìavilio  degli  inglesi  alleati. 
Dagli  ordini  del  regno  si  prevengono  le  richieste  del  governo. 
Susseguiva  altra  offerta  per  lo  preservamento  della  salute  pub- 
blica dal  contagio  y  che  infieriva  in  Messina. 

1 744-  Creazione  d*  un  reggimento  nazionale ,  perdonato  il  tri- 
buto per  la  sua  manutenzione. 

174^*  Offresi  un  donativo  madore  ad  un  quadriennio  :  son- 
ministransi  copiose  vettovaglie  all'esercito  regio. 

1746.  Soldatesche  da  Cagliari  a  Corsica  a  sostenervi  gli  i|n- 
tiliguri. 

1747.  Andazzo  di  vainolo  e  grande  strage  nella  minor  età. 
Dirupamento  del  numistero  di  s.  Catterina  (di  cui  vedi  ai- 
Panno  1641  )  sul  fosso  di  levante  con  morte  di    ao  religiose. 

1748.  Alle  universali  querele  richiamasi  il  segretaro  di  stkto, 
che  troppo  abusava  della  con6denza  in  lui  posta  dal  regio  rap- 
presentante. 


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i64  GAGLURI 

I  ']5o.  Il  prete  Gioi^io  Cesare  deputato  dei  Mainottì  viene  a 
^  trattare  dello  stabilimento  di    gran    numero    dei  medesimi  in 

Sardegna.    Ma  i  negoziati  tornaron  vani ,    riconosciutasi  la  lor 
credenza  in  articoli  sostanziali  niente  cattolica. 

II  Re  delibera  congregare  nel!'  anno  seguente  il  parlamento. 
Desìste  per  rimostranze  del  V.  R. 

1751.  Nuovo  general  censimento.  In  Cagliari  anime  19,513. 
Erezione  del  conservatorio  per  le  fanciulle  orfane. 

Arrivano  dalla  schiavitù  di  Tunisi  1 2 1  tabarchini.  Continuasi 
il  riscatto. 

Gli  stamenti  supplicano  sia  il  cavaliere  di  Yalguamera  con- 
fermato nella  regia  rappresentanza.  Il  Re  ebbe  riguardo  alla 
di  lui  fiacca  salute.  Gli  succedeva  il  Bricherasio ,  che  la  Sar- 
degna pone  nel  grado  dei  migliori  amministratori.  Dalle  cui 
memorie,  che  ben  avea  studiate  le  leggi  e  consuetudini  sarde, 
e  investigato  i  modi  di'  rilevare  il  regno,  diconsi  desunti  i 
principali  regolamenti. 

1756.  Il  conte  Bogino  occupa  una  paite  più  estesa  nel  mi- 
nisterio  delle  cose  sarde.  Si  decretano  sapientissime  riforme. 
Vedi  il  Baron  ]yianno,  che  le  precipue  riferisce  con  tali  pa- 
role, che  ne  risulti  un  solennissimo  encomio  al  provvido  so- 
vrano, al  gran  ministro. 

1761.  Pubbliche  grazie  a  Dio  per  la  ristaurata  salute  del 
principe  di  Piemonte  Carlo  Emanuele. 

1763.  Il  y.  R.  cavaliere  Giambattista  Alfieri,  uomo  d'alto 
senno,  immaturamente  rapito  al  governo. 

1764*  Diploma  regio  (  38  giugno  )  per  la  ristaurazione  e  re- 
golamento della  Università  degli  studi  seguentemente  alla  bolla 
dì  Clemente  XIII  (  12  luglio  1763  ).  Chiamansi  dall'Italia  pro- 
fessori di  molta  dottrina.  Infestazioni  dei  barbareschi,  ma  spesso 
8Ì  portan  la  pena.  Stabilimento  della  fabbrica  delle  polveri. 

1766.  Monizione  e  comminazione  ad  Agius  cagione  di  gravi 
pregiudizi  alla  quiete  ed  interesse  pubblico.  La  regia  indegna- 
zione appena  conteneasì,  che  noi  schiantasse. 

1767.  Stabilimento  dei  monti  frumentari.  Indulto  generale 
per  incremento  dell'agricoltura. 

•    1768.  Si  regola  la  monetazione.   Usasi  un  conio  proprio  del 
regno. 

1769,  Apresi  la  nuova  casa  delle  scienze  sulla  gola  del  ba* 


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CAGLIAKI  ,65 

luardo  del  Bàlice.   L'antica  a  pie  della  torre  di  S.  Pancrazio 
destinasi  a  teatro  ,  e  ad  altro. 

1770.  U  V.  R.  Des  Hajes  degno  rappresentante  del  Ristau- 
ratore  della  Sardegna  visita  il  regno.  Erezione  del  tribunale 
supremo  del  consolato. 

1771.  Arriva  una  nuova  colonia  di  tabarchini ,  ed  è  quindi 
diretta  alla  penisola  di  S.  Antioco  in  Calasetta.  Regolamenti 
per  l'anmiinistrazione  delle  cose  comunali* 

1773.  Mancava  ai  viventi  il  grande  Carlo  Emanuele  onorato 
di  sincere  lagrime  dai  regnicoli  ^  ai  quali  era  cosa  né  veduta , 
né  udita  l'amore  con^  che  studiava  a  conoscerne  i  bisogni ,  ed 
a  migliorarne  la  condizione.  Con  lui  cessava  pure  il  ministerio 
del  conte  Bogino.  Questi  due  nomi  sono  scritti  nel  cuore  di  tutti 
i  sardi ,  e  all'uno  e  all'altro  sarà  una  gloria  non  caduca,  che 
in  quattro  decine  d'anni  quasi  ristoravano  la  Sardegna  di  ttre- 
diù  secoli  di  continflate  sciagure. 

Vittorio  Amedeo  HI  re  di  Sardegna. 

Si  inaugura  il  regno  nelle  solite  maniere.  Si  pubblica  un  g^ 
nerale  indulto;  appresso  un  altro  per  le  nozze  del  principe  di 
Piemonte  nel  1775  rilasciato  il  dovuto  donativo, 

1776.  Rientrano  nella  patria  molti  schiavi  redenti. 

1777.  Viene  al  governo  il  conte  D.  Giuseppe  Lascaris  dei 
conti  di  Ventimiglia ,  personaggio  nobilissimo,  per  la*di$cendenza 
dagli  imperatori  d'Oriente ,  per  li  suoi  valorosi  taknti  massi- 
mamente nella  diplomazia ,  e  per  Jlo  molto  zelo  negli  alti 
suoi  uffici.  .     . 

1779-80.  Orribile  carestia  ricoixiata  nei  proverbi*  Ma  soc- 
correva con  maravigliosa  generosità  il  Lascaris  dando  in  sol- 
lievo degl'infelici  tutto  il  suo  danaro  ,  ed  implorando  dal  S07 
vrano  più  lai'ghi  sussidi.  Quindi  fu  salutato  padre  del  popolo, 
e  proseguito  eon  la^crime  e  bqne.diuoiu  nella  partenza.  Gli  sta- 
menti  con  affettuose  parole  riconobbero  i  reali  benefizi. 

1781.  Si  ÌDiprimono  e  metton  in  corso  viglietti  di  credito 
sulle  regie  finanze.  Si  provvede  per  la  seminagione  della  so4^a 
nel  littorale  di  Cagliari.  Precauzioni  contro, il  contagio.  Si 
manda  in  Sassari.  l'Intendente  generale  a  sedarvi  un  tumulto 
popolare. 

1782.  Nembi  di  locuste  danneggiano  alle  messi.  Entra  nella 
sqpneteria  di  stato  ^  e  restavi  per  un  decennio ,  D.  Silvestjo  Sor- 


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i66  CAGLIARI 

ge^e,  già  professor  Al  cuuoni  nella  i\,  Uuiveraiità  di  Ca^ii^Lri  , 
poi  avvocato  ficcale.  £1  trattò  tutto  le  parti  della  puijbi.ca  uui- 
iiiinistrazioiie  cou  zelo  e  sapienza  bouiuia:  Lo  tie  priuie  voci 
degli  staiiieati  presso  il  Y.  R.  consentono  su  di  un  annuo  con- 
tributo per  strade  e  ponti.  11  Re  permette  la  cojigicga.  Il 
iiiarchesc   Lacoai  la  indica  ai  baroni  e  nobili  tutti  del  re^no. 

1783.  Addi  39  genuajo  si  apri  la  sesòionc  dello  ^lamento 
militare.  Noa  vi  intervennero  i  cavalieri  di  Sassari  ,  che  si 
dolsero  della  citazione  siccome  irregolare  ^  e  rinnovaioiio  la 
pretesa  a  ciò  in  simili  occasioni  avvisati  della  materia  da  di- 
scuteire  potessero  nella  loro  città  deliberare  ,  e  r«jg quaglia  re 
del  parere  dei  più  la  prima  voce  in  Cagliari.  11  Re  vrotò  (]ue!>ta 
divisioue. 

1785.  Morte  della  regina  Maria  Ferdinanda. 

1788.  Grave  scontento  nel  regno,  e  ]:iù  clie  altrove  in  Ca- 
gliari ,  perché  alcuni  officiali  spregiasser<l  i  ioio  doveri ,  e  ol- 
trepassassero la  linea  ,  in  cui  erano  circoscritti  dalie  leiJi^i  del 
regno.  Il  flagello  delle  locuste  ,  il  tinjor  del  contagio  dura 
tuttora. 

1792.  Temesi  dei  francesi,  i  quali  per  lo  console,  o  agente 
cornukcrciale  ,  studiano  alla  corruzione.  Dolore  per  le  angustie 
del  Sovrano,  e  proposito  giurato  di  prima  patir  le  co^e  estre- 
me ,  che  i-  suoi  nemici  aggiungano  all'intendimento  di  torgli 
lo  scettro.  La  capitale  in  condizione  pericolosa  ,  perchè  senza 
presidio  di  soldatesche ,  e  senza  il  necessario  istromento  jdelle 
arme.  Il  V.  R.  consente  si  congreghi  lo  stamento  militare  ,  e 
vi  siano  chiamati  i  nobili  dei  Logudoro. 

1793.  Si  provvede  e  occorre  ai  bisogni  e  ai  pericoli.  I  ba- 
roni fauno  leva  di  dieci  battaglioni  di  fanti ,  e  di  milledugento 
cavalli.  Le  schiere  si  situano  a  coprir  la  capitale.  Alcune  ceii- 
tinaja  di  artieri  si  mandano  a  tenero  i  baluardi  e  le  batterie 
della  sponda. 

Addi  'Ja  geuuajo,  Truguet  preseiitasì  con  navi  di  linea  11, 
regate  3,  bombardiere  altrettante. 

2:4-  Intimasi  alla  lancia  parlamentaria  di  rhrocedere ,  mentre 
non  ascolta  se  le  comanda  in  tuono  più  terribile.  L'agente 
francese  rifugiasi  tra  i  suoi. 

La  città  e  percossa  da  alcuni  vastoeili;  i  difensori  li  coalrac- 
cauxbiano. 


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CAGLIARI  167 

^8.  La  flotta  schierutasi  in  battaglia  erutta  per  più  di  sei  ore 
toircuti  di  fuoco.  I  pUi  tiri  vun  persi  ;  ma  le  palle  infuocate 
dei  sardi  non  vi  arrivano  stanche. 

£1  a  '  già  nata ,  ed  in  questo  crescea  la  diffidenza  dei  «ardi 
veiso  alcuni  forestieri  ,  creduti  studiare  a  novità. 

Ai  prittti  di  iebbrajo  coiupaiisce  il  cotntraui miraglio  Latou- 
cLe-Tieviìle  con  navi  di  linea  3,  fregate  4?  navi  pnerarie  3<»  , 
e  deutrovi  pressoché  7060  soldati  sotto  il  general  Casablanca. 

12.  Attacco  dei  siti  forti  del  promontorio  di  S.  Elia  a  slog- 
giane ì  sardi  y  e  sbarcarvi  1200  inuriuari. 

i3.  Fuliiànamento  contro  le  luilizie  nazionali  poste  aUa  spiag- 
gia di  Quarto.  I  marsigliesi  e  corsi  si  trincerano  sul  lido. 

i5.  Orribile  bombardamento  della  città  per  dodici  ore ,  e 
canooueggiamento  contro  la  spiaggia.  L'armata  oenùca  muo- 
¥esi  a  pieoder  la  città  dì  fianco  e  alle  spalle.  La  colonna  hi'- 
dintta  sopra  la  terra  di  Quarto  mia  in  una  positura  dei  .sar*- 
di,  e  n'é  rimbahiatu  sino  agli  alloggiaiuenti;  l'altra  procedente 
tra  il  mare  e  lo  stagno  viene  di  notte  sotto  il  trinceramento 
di  S.  Elia  ,  e  ritirandosi  sbalestratamente  alcune  ève  baiide 
nelle  tenebre  e  nel  terrore  dei  sardi  inseguenti  ^i  fucilano  scam- 
jkireroluiente.  Compariva  al  sole  per  un  gran  tratto  la  vergogna 
della  fuga. 

16.  Continua  il  fuoco  dei  francesi  contro  la  piazza  sino  a 
iuezzogiorno ,  della  piazza  €onCi>o  i  francesi  alla  notte.  Dalla 
parte  della  spiaggia,  era  un  continuo  e  pazfto  trarre  dalle  navi 
contro  le  schiere  sarde,  che  tianevano  assediati  gli  assiditori. 
Es6e  si  ostinavano  a  restare. 

17.  li  levante-slrocco  cagiona  ^ran  naufragio,  e  allaga  ii 
campo  francese.  La  cavalleria  sarda  è  cooAesKLta  da  lanciarvìsi 
dentro.  Un  vascello  mentre  combatte  contro  un  baluardo  so- 
spinto dai  marosi  solca  ,  e  presto  incaglia  z  spogliato  si  affoca. 
Come  é  permesso  dall'ira  del  mare  i  marsi^iesi  si  riducano 
neUe  navi  meravigliati  di  non  esser  rimasti  prigioDieri. 

22.  Disperato:  Truguet  fugge  dai  Udi  fatali.  Napoleone  Bona* 
farte  che  conobatteva  ai  lidi  della  ftallura  ritornava  in  Corsica 
con  tutta  la  divisione. 

Piccol  monumento  di  vittoria  grandissima  ,  coniasi  una  mo^ 
seta  erosa  con  akone  parole  saere  a  confessare  avere  Iddio 
confusi  i  nemici  del  Re.  Mettonsi  in  corso  altri  bighetti  di  ere* 


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i68  CAGLIARI 

dito  sulle  fiaaDze  per  la  concorrente  di  lire  sarde  trecentomila. 

Il  Y.  R.  porge  al  popolo  di  Cagliari  le  congratulazioni  so- 
vrane per  la  sua  fede  e  virtù ,  e  invita  la  nazione  a  proporre 
quel  che  le  paja  dover  tornare  in  suo  meglio.  Sono  abolite  le 
colpe  di  chi  erasi  cimentato  coi  nemici.  Gli  ecclesiastici  otten- 
gono di  potersi  congregare  in  stamento.  Adunasi  pure  lo  sta- 
mento  reale. 

Deliberano  unanimamente  i  tre  ordini  del  regno  una  depu- 
tazione al  sovrano.  U  V.  R*  acconsente  nella  speranza ,  che 
sarebbe  fine  alle  sessioni  ;  però  che  gli  ecclesiastici  e  i  militari 
gli  parevano  arditi  anzi  che  no. 

Sulla  fine  d'aprile  gli  stamenti  ingrossano  per  li  logudoresiy 
e  cresce  il  fervor  degli  animi. 

Intendesi  dai  rappresentanti  a  fortificar  la  capitale  y  ed  i 
prossimi  siti  militari  nella  previsione  della  vendetta  dei  fran- 
cesi. Si  disegnano  queste  difese  sulle  colline  a  levante-sirocco 
della  medesima ,  e  sul  littorale.  A  che  con  gran  carità  contri- 
buiva la  cittadinanza. 

I  sei  deputati  del  regno  presentano  al  sovrano  cinque  domande. 

Addi  4  ottobre  presente  una  squadra  inglese  il  V.  R.  ordi- 
nava alle  prime  voci  degli  stamenti  lo  scioglimento  delle  assem- 
blee. Nella  speranza  di  conseguire  i  desideri  tranquillarono  gli 
animi. 

1 794-  Il  rescritto  (  i  aprile  )  poco  favorevole  conferma  i  so- 
spetti delle  sinistre  suggestioni  fatte  da  alcuni  individui  ,  che 
pareano  malaffetti  verso  la  nazione.  Il  malcontento  del  popolo 
fu  esasperato  dai  disprezzi  :  imprudenti  minaccie ,  che  sareb- 
bero toltegli  quelle  arme ,  che  avean  sostenuto  T  onor  del  so- 
vrano ,  fecero  scoppiare  un  fremito  di  indegnazione. 

Giornata  28  aprile* 

All'arresto  di  due  persone  di  molta  popolarità  nasce  un  pro- 
fondo movimento  ;  questo  cagionava  dimostrazioni  <ostili  ;  da 
che  era  infiammata  Tira.  Scoppia  la  seduzione  im^tampace.  Il 
popolo  scardina  le  imposte  di  Lapola.,  scala  le  mura  del  ca- 
stello ,  combatte  e  disarma  le  truppe  ,  si  impadronisce  dei  ba- 
luardi,  e  chiama  a  se  i  due  cittadini.  Riavutoli  si  placa.  Per- 
sonaggi onorevoli  risvegliano  in  quel  punto  i  sentimenti  del 
dovere.  Acclamasi  al  Re ,  e  se  gli  rinnovano  i  più  sacri  giu« 
ramenti. 


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CAGLIARI  169 

La  R.  Udienxa  assume  il  governo.  Si  riaprono  le  sessioni 
stamentarìe.  Alcune  persone  maWedute  siccome  poco  amiche  ai 
sardi ,  e  sospette  di  fede  si  ritirano  al  continente. 

Gli  ordini  del  regno  ragguagliano  il  sovrano  degli  avveni- 
menti. Il  reggimento  svizzero  Schmid  ripiglia  il  servigio  della 
piazza.  Ritornasi  in  sul  supplicare  per  la  concessione  delle  cin- 
que domande ,  e  chiedesi  la  istituzione  di  un  ministero  spe- 
ciale per  gU  affitri  del  regno,  t^er  la  tranquillità  ,  come  si  di- 
ceva ,  era  organizzata  una  milizia  urbana  di  varie  centurie',  e 
provvedeasi  al  fornimento  per  le  volontarie  obbiezioni. 

Alle  buone  disposizioni  del  real  animo  sono  gli  animi  sol- 
levati. Quello  poi  fu  un  giorno  di  letizia  (  ^5  agosto  ),  in  cui 
pubblicavasi  la  indulgenza  reale  per  gli  antecedenti  ,  simulta* 
nei ,  e  conseguenti  della  giornata  28  aprile.  Nominatisi  dal 
ministro  quattro  nazionali  per  le  primarie  cariche  sotto  la  vi- 
ceregia y  doleasi  del  trascurato  dritto  delle  terne  la  R.  Udien- 
za ,  e  già  ne  sospendea  l'esecuzione  :  ma  il  timore  di  nuove 
perturbazioni  dall'ambizione  d'uno  de'  candidati  la  sconsigliò. 
Arriva  (6  settembre)  il  V.  R.  Vivalda. Nell'accoglienza  ebbe  il 
più  certo  argomento  deU'  amore  e  fede  del  popol  sardo  verso  il 
Re,  e  quanto  lo  spirito  pubblico  (salvo  pochi  stamentari) 
fosse  rimoto  dalle  opinioni  della  stagione.  Fu  uno,  che  dagli 
agenti  della  propaganda  rivoluzionaria  accettava  la  messione  a 
spargere  le  dottrine  sovversive  del  trono  e  dell'altare:  ma  in- 
contrava male.  Il  Vivalda  provvedea  contro  siffatti  apostoli  ,  e 
appresso  contro  il  pregiudizio  della  diffusione  deirinfamia  nei 
consaguinei  del  reo. 

In  questi  tempi  cresceva  la  potenza  di  Vincenzo  Sulis,  capo 
della  centuria  stampacina,  e  comandante  della. quarta,  che  non 
era  fior  di  gente.  Egli  era  un  uomo  di  grande  spirito ,  di  mira- 
bil  coraggio,  di  ingegno  assai  destro,  e  fu  non  piccolo  spazio 
di  tempo ,  che  poteva  tutto  Qella  città.  In  materia  politica  niente 
stimava  meglio  dello  statuto  sardo,  e  invano  fu  tentato  più 
volte  dai  perturbatori  della  Europa. 

Cotali  spiriti,  in  cui  erano  già  entrate  opinioni  non  buone,  pro- 
mavono  il  disordine  negli  stamenti ,  e  inspirano  audacia  in  altri. 

U  V.  R*  offeso  dalla  superiorità,  che  spiegavano  i  rappre- 
sentanti, proponeva  al  Sovrano  di  riformare  le  tumultuose  riu* 
uioni  stamentaric  in  pacifiche,  sayie  e  subordioate  corti. 


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170  CACLURI 

1795.  Esacerbatisi  via  più  i  luali  uuiorl,  a  bi  acceudo  molt'odio 
contro  il  generale  delle  armi,  e  conti o  rintuucleulc ,  i  quali 
accagionavano  di  opere  e  disegni  rei.  Dicevabi  da  loro  uscita 
la  voce,  che  6,000  inglesi  ven*ebbero  a  vendicuix:  il  peccalo 
del  2H  aprile. 

A  novella  pretermissione  delle  terne  la  reale  uuicuza,  e  gli 
stauieuti  vengono  in  opposizione  col  ministro,  la  tuato  5Coii.- 
piglio  si  esasperano  gli  animi  contro  i  due  suqqiiaJilIcati.  Co- 
mincia il  subbuglio ,  e  da  chi  aspettava  il  desi  lo  l'attesi  certe 
rivelazioni,  e  sparse  molte  imposture  ,  sentivasi  un'ampia  sue- 
cussione. 

Giornata  6  luglio.  Gli  stamenti  accortisi  della  tempesta  vol- 
lero scongiurarla:  ma  il  nembo  era  rotto,  il  geiieiale  si  attei,- 
già  a  severità,  e  spiega  la  forza:  incontro  è  più  viokuta  la 
reazione.  Vince  il  popolo,  e  si  fa  padron  di  tutlo.  llu  grosso 
distaccamento  va  ad  assalire  il  Generale,  un  altro  coati o  l'iu-^ 
tendente.  Questi  parasi  alle  difese.  Avea  molte  arme  da  fuoco, 
e  una  gran  turba  di  clienti  ;  veniva  in  suo  sussidio  d  centu- 
rione dei  Villanovesi.  Ma  avvenuto  che  i  suoi  ceuturìati  nega- 
rono di  operare  ostilmente  contro  i  cittadini,  Tinte  udente  .col 
suo  difensore  dovettero  arrendersi  a  discrezione.  £  miseri  men- 
tre portavansi  alle  prigioni  di  s.  Pancrazio,  riaccesosi  il  furoro 
nel  popolo,  gla,cquero  sulla  strada.  11  generale  veniva  poscia 
tratto  dal  suo  nascondiglio  alla  torre  dell' Elefante.  Si  soste  ne-* 
vano  intanto  molti  degli  amici  ed  aderenti  dei  due  persegui-» 
tati,  e  delle  sequestrate  loro  scritture  commettevasi  l'esame 
ad  alcuni  deputati. 

Gli  stamenti  ragguagliano  il  Re  dei  nuovi  moti ,  e  lo  sup- 
plicano di  provvedere  alla  pubblica  tranquillità.  Alcuni  mali- 
gni travagliavano  a  non  lasciar  cadere  in  calma  tauta  agitazione. 

Giornata  32  luglio.  Alla  pubblica  lettura  delle  carte  dei  due 
perseguitati  nell'assemblea  dei  rappresentanti  due  anime  tri- 
ste ..  .  sfiata vansi  a  persuadere  alla  plebaglia  come  era  indu- 
bitato aver  lo  spento  Intendente ,  ed  il  detenuto  Generale  tni'- 
tnato-  a  spogliar  la  nazione  dei  suoi  privilegi.  Però  concitati  gii 
auMiii^i  corse  alla  prigione  del  Generale,  si  rovescìaion  Icmu- 
poste,  si  trasse  giù  Tiofelice  tra  la  furiosa  oioltitudisie ,  ie  si 
commise  l'omicidio.  L'onda  comecché  meno  impetuosa  si  volse 
quindi  contro  coloro,  i  quali  siccome  complici  erano  vociferati 


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CAGUARI  171 

(la  privati  ncuiici.  Al  postutto  sì  stabiliva  uaa  deputaùoue  pei* 
«culeiiziare  5ul  delitto.  Questa,  finiti  i  suoi  lavoii  (  lu  t)oveiu«- 
bre),  usciva  iu  pubblico,  e  pronuQciaya  i  due  esliuti  rei  d'alto 
tradiuicnto  coutio  la  patria,  e  coatro  il  Re.  Rispettivamente 
a^li  udeieuti  proponeva  fosse  dagli  stanienti  supplicato  il  V.  11. 
ciic  sopra  loro  faces&e  valere  la  real  detueuza  iu  riguardo  al 
doiuic  delle  desolate  iaiui^ie  cui  appartenevano. 

Disordine  del  Lo^udoro.  Per  una  anoniaia  ;»iguiC caute  ai^ 
cuui  cagliaritani  aver  invocata  la  Francia,  il  Governatore  dei 
Logudoi*o  inette  iu  sull'avviso  il  Viceré  di  Corsica.  Coloro  che 
si  diceano  popolo  di  Cagliari  avendo  domandato  vendetta  della 
calunniata  lealtà,  gli  sta  menti  richiesero  il  governo  dell'arresto 
dell'assessore  D.  Andrea  Flores  supposto  consigliatore  del  fatto 
passo,  il  Vivulda  rende  onore  alla  fedeltà  del  popolo  dì  Ca- 
gliari, e  ordina  sia  il  Flores  custodito  in  Castella rdo.  il  quale 
mentre  vi  era  condotto  liberavano  i  suoi  amici.  Uomini  inten- 
denti al  male  fan  temere  ai  cittadini  di  Sassari  egual  violenta 
contro  altri  ragguardevoli  personaggi.  Gli  stameuti  vogliono  ras- 
sicurarli, ma  sospettasi  malanimo  sotto  le  buone  parole.  Si 
tiene  però  dai  nobili  sassaresi  una  adunanza  nel  loro  orato- 
rio, e  deliberano  una  rappresentanza  al  Re,  u  ciò  non  H  ab- 
bandoni alla  tirannia.  Intanto  dichiaravasi  la 

Guerra  al  feudalismo. 

L'opinione  coutinria  a  quest'antica  costituzione  allignava  in 
Cagliari-,  e  negli  stessi  stamenti  era  vi  contro  i  feudatari  una 
nmoerosa  ftizione,  ed  aderenza  all'Aiigioi.  Quindi  si  sparsero 
idee  di  emancipazione,  e  consigli  di  insurrezione*  Mei  comin- 
i:iar  dell'agosto,  quando  si  domandavano  i  dritti  baronali , 
scoppiavano  in  molti  villaggi  dei  gravi  tumulti.  I  consigli  co-* 
munitati  vi  di  Moittemaggiot-e  oongrc^tisi  giuravano  un  atto  di 
alleanza  per  non  avere  altro  signore,  che  il  Re. 

Questi  consente  alla  reale  governazione  di  Sassari  la  sospen- 
sione degli  ordini  del  superior  governo,  quando  temasi  del 
loro  effetto  contro  il  bene  pubblico.  Questo  avvantaggio  invitò 
a  nuova  sessione ,  ed  animò  a  domande  impolitiche  ;  .  queste 
erano  rappresentate,  forza,  indipendenza  dalla  capitale.  Non 
piacquero  al  Sovrano.  Conventicole  in  Cagliari,  dove.txattavasi 
di  assoggettare  la  reale  governazione ,  ed  i  consoli  di  Sassari  ; 
che  uiiuocrtrata  crasi  qu(;Ua  CQme  suprema  sul   Logudoro ,    u 

{ 


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173  CAGLIARI 

questi  avean  sospeso  il  mandato  al  loro  rappresentante.  11  Vi- 
valda  annulla  un  certo  pregone  del  governatore  di  Sassari,  e 
approva  la  commessione  dì  tre  deputati  stamentari  in  quella 
provincia.  Erano  li  fini  aperti  dei  committenti  a  restaurarvi 
r  autorità  legittima ,  i  nascosti  le  brame  dei  nemici  di  Sassari , 
e  dei  congiurati  contro  la. servitù  feudale.  Grand' accorgimento 
dei  macchinatori  in  eccitare  i  villici  contro  i  loro  signori  resi- 
denti in  Sassari.  Per  opprimere  i  quali  conveniva  abbattere  il 
governo.  Nella  notte  dei  27  dicembre  il  commcssarìo  France- 
sco Cilloco  circondava  Sassari  con  io  mila  uomini  tra  caval- 
lerìa e  fanteria.  Nel  di  seguente  dopo  alcune  ore  di  un  fuoco 
vivissimo  si  venne  in  su  i  patti.  Dai  partigiani  del  Mundula, 
socio  del  Cilloco ,  eccitato  un  tumulto,  si  sbarravano  le  porte.  I 
feudatari  fuggirono  o  si  nascosero ,  lasciato  le  case  al  saccheg- 
gio ,  i  poderi  alla  devastazione. 

J796.  Addi  II  gennajo  il  governatore  e  l' arcivescovo  di  Sas* 
sari  furono  deposti  nel  convento  degli  agostiniani  di'  Cagliari. 

Si  delibera  una-  delegazione  a  ricompor  le  cose  del  Logu- 
doro.  0  per  un  profondo  pensiero  politico  del  V.  R. ,  che  fu 
un  uomo  accortissimo,  o  per  opra  della  grossa  parte  antifeu- 
dale ,  TAngioi  si  sceglie  va. ^//er-no5.  A  calmar  l'agitazione  egli 
inspira  belle  speranze  nei  villici ,  a  realizzarle  propone  come 
supplicata  la  Redenzione  dei  popoli.  Insorgono  contro  lui  i  più 
potenti  dello  stamento  militare ,  e  provocano  un  ordine  per  la 
soluzione  dei  drìtti  signoriU.  L'Angioi  per  occulta  operazione 
suscita  molte  comunità  a  venire  a  se  per  protestar  contro,  e 
per  domandare  imperiosamente  la  emancipazione.  Ferve  la  guerra 
contro  i  baroni  ;  si  sacoheggiano  le  lor  case ,  si  diroccano  i  pa- 
lazzi, si  dividono  le  greggte.  Gli  stamenti,  in  cui  predomina- 
vano i  feudatari,  pubblicano  esortatorie  di  |)ace  con  invito. a 
proporre  legalmente  gti  aggravi.  Preordinate  le  cose,  con  i  suoi 
amici  di  Cagliari  V  Alier^-nos  prepara  una  catastrofe.  I  prin- 
cipali di  non  pochi  villaggi  del  Logudoro ,  prese  le  arme ,  e 
radunata  gran  gente  mettonsi  in  sulla  strada  alla  dominante 
dietro  i  suoi  passi.  Un  di  lui  nemico  personale  contendegli  il 
passo  in  Macomer ,  e  spedisce  un  messaggio  al  V.  R.  Gli  altri 
popoli  fra  i  quali  passava  quella  truppa  stimando  V  audace  im- 
presa una  vera  fellonia  intendono  a  nuocere.  Oristano  è  occu- 
pata. Quivi  si  avvisa  TAngioi  essergli  fallito  il  disegno  di  sor- 


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CAGLURI  173 

prendere  la  capitale ,  ts  di  dettarvi  la  legge  posti  giù  i  feuda- 
tari. Però  mal  accomodandosi  al  tempo  chiede  superbamente 
in  qualsivoglia  sito  una  conferenza  col  V.  R. ,  o  con  una  de- 
putazione di  due  ministri  della  reale  udienza  ,  e  di  sei  mem- 
bri degli  stamenti ,  e  spera  ridurre  il  governo  ai  suoi  voleri , 
se  minacci  la  separazione  del  Logudoro,  e  una  ambasceria  a 
ottener  la  mediazione  della  Francia,  e  poterlo  spaventare  da 
atti  odiosi  contro  se  o  contro  la  provincia  commessagli  se  fac- 
cia ostentazione  di  tutte  le  migliaja  d'arme  maneggiate  ai  suoi 
cenni.  In  questo  il  V.  R.  (  8  giugno  )  lo  richiamava  dalla  in- 
combenza sostituitogli  il  Delrio  con  tre  deputati  degli  stamen- 
ti; e  immantinente  accordato  il  perdono  ai  sedotti  dichiarava 
pubblici  nemici  i  seduttori.  Perché  l'Angioi  veduto  il  perico- 
lo ,  in  cui  versava  ,  pensò  di  ritornar  indietro.  Gli  oristanesi 
conosciuto  le  provvidenze  del  governo  attegglaronsi  a  guerra, 
e  minaccevoli  li  pressavano  a  uscir  dalla  loro  terra.  Passato  il 
ponte  del  Tirso  non  si  tennero  gli  angioisti  che  noii  mostras- 
sero il  viso  ai  perseguitanti ,  ondechè  vi  ebbe  un  affaruccio  non 
innocente.  Precipitosamente  a  sottrarsi  dalle  insidie  dei  nemici , 
che  produceali  la  terra  ad  ogni  passo,  ritornava  -in  Sassari 
r  Angioi  ;  donde  spinto  dal  timore  sortiva  coi  principali  suoi 
satelliti  a  ricoverarsi  sotto  la  protezione  dei  francesi.  Il  Pintor 
e  Guiso  vi  arrivavano  dopo  due  giorni  con  grandi  forze,'  e 
provveduta  la  città  d'arme  e  41  truppe  si  rivolgevano  ad  al- 
tro. Si  costringono  i  paesi  che  '^rano  insortì  alla  sottomessione , 
e  ad  annullare  l' alleanza  giurata  per  l' abolizione  di  tutti  i  dritti 
feudali.  I  bone^i  conterranei  dell' Angioi,  e  più  degli  altri  in- 
docili sono  soggiogati. 

Sulla  fine  *del  luglio  si  facevano  grandissime  allegrezze  per 
la  pubblicazione  delle  grazie  sovrane.  Checché  allora  apparis- 
sero queste,  egli  é  certo  che  in  breve  ritornati  alla  tranquil- 
lità gli  spiriti  e  meglio  considerato  tutto  furono  alcune  ricono- 
sciute siccome  poco  politiche.  Onde  fu  pregato  il  sovrano  di 
stabilire  una  perfetta  promiscuità  tra' popoli  fratelli. 

Gli  stamenti  riunivansi  dopo  ciò  altre  due  volte ,  e  nella  se* 
conda,  in  cui  l'ecclesiastico  ed.il  reale  consultavano  per  pacifi- 
care i  vassalli  insorti ,  ebbero  i  feudatari  a  dolersi  di  aggravio. 

Si  spediscono  addi  16  agosto  le  convocatorie  delle  corti  da 
aprirsi  addi  3  gennajo  dell'anno  prossimo. 


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T74  c\r.i.:\v\ 

Muore  (  adJì  i6  ottobre)  Vitlono  Amedeo,  e  ascende  al  trono 

Carlo  Emanuele ^  IP^  re  dì  Sardegna* 

Conferma  nel  Yivalda  l'autorità  viceregia ,  e  la  inciimbenza 
di  presidente  delle  corti*  Le  somme  consuete  per  la  cas'alcalOj 
e  altre  solennità  praticate  nella  inaugurazione  dei  nuovi  regni 
sono  impiegate  in  meglio. 

Si  sostituisce  al  Delrio  sopra  il  Logudoro  D.  Giuseppe  Va- 
lentino consigliere  di  stato.  Calma  in  Cagliari  tra  i  turbamenti 
delle  Provincie  settentrionali  dalle  apparizioni  degli  angioisti 
a  concitare  i  vassalli*  Cosimo  Au)eri  avea  nell'agosto  assalito 
Sassari. 

'797*  Il  ^*  R'  propone  alla  reale  Udienza,  ed  agli  sta  menti 
se  o  no  convenisse  di 'sospendere  ulteriormente  l'apertura  delle 
corti,  e  fu  deliberato  convenire. 

T  798.  Da'  deputati  degli  st^mcpti  in  unione  con  alcnni  per- 
sonaggi nominati  dal  Y.  R.  formasi  un  piano  per  la  estinrAonc 
dei  vigl ietti  di  credito  sulle  regie  finanze*  I  rappresentanti  lo 
n>niliano  ai  Sovrano,  e  lo  hanno  approvato   (2$  maggio). 

Dolore  per  la  sventura  di  molte  centinaja  di  carolini  cbe 
nella  notte  3-3  di  settembre  furono  rapiti  in  schiavitiì  dai  pi- 
rati di  Tunisi.  Il  Re  provvede  pei  vaeii'i  di  salvarli..  Addi  a 
ottobre  nasceva  Carlo  Amedeo  Alberto  di  Savoja  principe  di 
Catignano.  Per  una  perfidia  politica  obbligato  Carlo  Emanuele 
ad  uscire  dai  suoi  stati  annpii^ava  da  Parma  {26  dicembre) 
la  sua  determinazione  di  venine  nel  regno. 

1799.  Gli  statTienti  ed  il  consiglio  civico  .si  affrettano  di  si- 
gnificargli r  affettuosa  brama  di  tutta  la  nazione.  Si  mandano 
tre  deputati  a  condurre  in  Cagliari  la  Ueal  famiglia. 

Addi  3  marzo  arriva  il  Sovrano  ,  e  vedesi  accolto  da  un 
immenso  popolo  con  tanto  entusiasmo  di  affezione  ,  che  potea 
sollevare  l'anima  sua  dal  peso  delle  patite  disgrazie.  Protesta 
stando  ancora  sulla  nave  contro  la  convenzione  segnata  a  To- 
rino col  generale  Joubert ,  e  apre  i  suoi  porti  agli  Inglesi.  Si 
pubblica  una  amnistia.  Vittorio  Emanu^le ,  duca  d'Aosta,  è 
creato  general  delle  armi  del  regno ,  e  govemator  di  Cagliari  , 
sue  dipendenze  ed  aderenze:  il  duca  dello  Sciablesie  destinata 
a  presidente  dell'amministrazione  delle  torri, 

l  tre  ordini  del  regno  offrono  un  donativo  straordinario  di 
i65  mila  scudi  per  li  maggiori  pesi  incumbenti  allo  stato. 


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CAGLIARI  175 

Il  raccolto  è  Infelice.  Y.  Emanuele  vede  morir  dal  vaìuolo 
l'unico  suo  figlio  ,  e  in  questo  uditosi  il  suono  delle  vittorie 
riogli  austro-russi  in  Lombardia  parte  a  precorrer  il  Re  nella 
(tiilia.  Carlo  Felice  è  nominato  in  suo  luogo  governator  di 
Cagliari. 

iMcntre  il  Re  disponevasi  a  ritornar  nei  suoi  stati  (  ^S  ago* 
sto  )  la  nazione  riduceasi  in  termini  più  politici  verso  lui ,  e 
gli  stamenti  supplicavano  fosse  variato  il  sistema  stabilito  col 
diploma  8  giugno  1796  rispettivamente  alla  privativa  per  li  re^ 
gnicolt  delle  cariche  politiche  giuridiche  economiche  e  militari 
alla  interna  amministrazione  del  regno ,  e  ordinata  una  perfetta 
promiscuità  ammessi  i  non  regnicoli  nel  regno ,  i  regnicoli 
negli  stati  del  continente.  E  dopo  altre  preghiere  questa  pure 
gli  porsero,  che,  durante  la  sospensione  delle  corti  periodiche, 
potessero  legittimamente  essi  ordini  in  occasione  di  dover  con- 
sultare sulla  proroga  dei  donativi  continuar  la  sessione  per  quel 
numero  di  giorni,  che  sarebber  loro  determinati  a  deliberare 
le  rappresentanze  da  fare  per  lo  meglio  del  regno.  Carlo  Ema- 
nuele (  la  settembre  )  rispondeva  secondo  i  desideri. 

L'  autorità  di  Vincenzo  Sulis  era  già  caduta  ,  ed  i  nemici  che 
la  fortuna  aveagli  provocato  contro  travagliavano  alla  sua  per- 
dizione. Il  duca  di  Aosta  avea  voluto  salvarlo  mandandolo 
nelle  Smirne  come  console  generale  ;  ma  fu  ricusata  V  offerta. 
Nati  dei  forti  sospetti  di  qualche  suo  disegno  contro  l'esistente 
ordine  delle  cose ,  il  duca  del  Genevese  (  9  settembre  )  ordi- 
nava il  suo  arresto.  Il  padrone  d'un  bastimento  napolitano  lo 
svaligiava  di  tutto  ,  e  poi  lo  vendeva  per  5oo  scudi. 

Non  essendo  ancora  composti  i  negozi  tra'  vassalli  e  baroni , 
il  Re  knstituiva  una  delegazione  per  le  controversie,  e  rimet- 
teva gli  uni  e  gli  altri  nello  stato  del   1790. 

Addi  22  settembre  il  Re  lasciato  suo  vicario  il  duca  del 
Genevese  navigava  al  continente  con  la  regina  Maria  Clotilde 
di  Borbone. 

Scopri  vasi  una  cospirazione.  Domenico  Pala  di  Cagliari  in 
complicità  con  altri  volea  tentare  una  emozione.  A  tanta  au- 
dacia non  mancò  la  pena. 

ì8oo.  Si  fanno  più  gravi  le  eontenaioni  dei  vassalli  contro  i 
baroni.  Sulla  fine  della  estate  insorgono  più  altamente  degli 
altri  i  lussurgiesi,    e  li    tiesini.  Que^^li  ostinatisi  videro  venirsi 


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176  CAGLIARI 

contro  D.  Antonio  Grondona  con  buon  nerbo  di  truppe ,  e  di 
milizie.  La  resistenza  fu  infranta.  Carlo  Felice  guardò  con  cle- 
menza i  sedotti,  ma  proscrisse  i  seduttori. 

Vincenzo  Sulis  mandasi  nella  torre  d'Alghero-,  in  appresso  fu 
alloggiato  per  men  disagio  nelle  carceri  di  Sassari,  donde  dopo 
una  maravigliosa  simulazione  fuggiva.  Ma  quand'era  per  saltar 
nella  Corsica  avvisato  del  danno  che  toccherebbero  per  sua 
fuga  quegli  che  aveangli  usata  misericordia  cedeva  a'  suoi  di- 
visamenti.  Nel  1821  partecipò  della  clemenza  reale,  mitigatasi 
la  reclusione  ad  un  confinamento  neli'  isola  della  Maddalena  , 
dove  mori. 

i8oa.  Carlo  Felice  stabilisce  la  posta  di  levante.  Morta  <(  7 
marzo)  Maria  Qotilde ,  Carlo  Emanuele  (4  giugno)  rinunciava 
in  Roma  a 

Vittorio  Emanuele  /  re  di  Sardegna. 

Carlo  Felice  provvedea  contro  altri  angioisti  il  curato  Sau- 
na, e  l'antico  commissarìo  Cilloco.  Il  Sauna  moriva  combat- 
tendo. Il  Cilloco  si  poneva  vivo  nelle  forze  della  giustizia,  e 
patite  le  maggiori  infamie  in  Sassari  tra  i  vili  insulti  dei  suoi 
antichi  nemici  sortiva  al  supplizio  da  quella  porta ,  per  cui  era 
entrato  vincitore. 

Stabilimento  nei  quartieri  della  città  di  medici ,  chirurghi  e 
medicine  a  spese  di  Carlo  Felice.  Egli  fé'  pure  aprire  una 
scuola  gratuita  di  disegno ,  e  di  architettura  civile. 

Allegrezze  per  la  redenzione  di  circa  sette  centinaja  di  ca- 
rolini. I  quali  tra  un  immenso  popolo  adempivano  agli  uffici 
di  religione  nella  primaziale. 

Muore  in  Sassari  (  29  ottobre  )  il  duca  di  Morienna. 

t8o3.  Ad  un  inverno  umidosissimo  succeduta  una  secchis- 
sima primavera  mancò  la  messe.  Sulla  fine  di  aprile  Carlo  Fe- 
lice lasciato  suo  luogotenente  il  marchese  Thaon  di  s.  Andrea 
passava  in  Italia  a  rivedervi  i  suoi. 

1804.  Il  Re  commette  agli  stamenti  di  provvedere  a  riabilitar 
la  real  cassa.  Si  forma  una  deputazione ,  e  vienesi  ad  un  imposto. 
Approvasi  il  regolamento  d'una  società  agraria  ed  economica,  e 
n'  è  fatto  presidente  il  suo  fondatore  Carlo  Felice ,  e  in  sue  veci 
il  marchése  Villahermosa  uomo  d'alta  sapienza  a  veder  quanto 
conferisse  alla  prosperità  della  patria  ,  e  di  zelo  maraviglioso 
nell'operazione.  Preparasi  a  s.  Lucifero  un  orfanatrofio. 


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CAGLIARI  177 

i8o5.  Nella  prima  metà  di  quest'anno  era    assai  sentita  la 

carestia.  Carlo  Felice  comprimeva  la  ingordigia  dei  monopolisti. 

1806.  Il  Re  veduto  i  francesi  alle  porte  di  Napoli  volgesi 
alla-  Sardegna.  Posto  tra  la  Francia  e  ì*  Inghilterra  seppe  con 
molta  ammirazione  della  Europa  sostenere  la  sua  esistenza  po- 
litica ,  e  assai  contando  su  la  fede  e  il  valor  dei  suoi  sardi 
mentre  si  fece  rispettare  dai  nemici  mostrossi  agli  amici  alleato 
si,  non  cliente.  Visita  alcune  provincie  del  regno,  ed  ai  voti 
degli  stamenti  cresce  la  reale  udienza  d'una  sala  civile  di  sup- 
plicazione per  le  cause  di  seconda  istanza,  e  ricostituisce  il 
consiglio  supremo  di  revisione.  Sono  mandate  truppe  d'  ordi- 
nansa  nei  littorali  più  esposti  alle  scorrerie  de'  barbareschi. 
Apparve  il  valor  dei  popolani  di  Orosei  contro  gli  infedeli  da 
prove  maravigliose. 

Gli  stamenti  offrono  alla  regina  Maria  Teresa  l'annua  prò-* 
gressiva  prestazione  di  scudi  saidi  25  mila  (lo  spillatico). 

1807.  Si  stabiliscono  nel  regno  quindici  prefetture,  si  fonda 
un  monte  per  la  estinzione  de'  debiti  dello  stato  (monte  di  ri- 
scatto). Raccolto  ubertoso.  Carlo  Felice,  naviga  a  Palermo  per 
sposarvi  Maria  Cristina  di  Borbone.  I  consoli  resero  con  opere 
di  beneficenza  lieto  e  fortunato  l'arrivo  degli  augusti  sposi. 

1808.  Creazione  de' reggimenti  provinciali,  dodici  di  iante*- 
ria,  e  sei  di  cavalleria.  Tocca  in  Cagliari,  e  vi  si  onora  re- 
giamente Luigi  Filippo  duca  d'  Orleans  (  ora  re  de'  francesi  ). 
Concorre  gran  moltitudine  di  emigrati  francesi  e  spagnuoli. 

181  O.Timor  di  contagio.  I  seminati  languiscono. 

181 1.  Si  stabilisce  una  illuminazione  notturna.  Da  Corsica  tio- 
▼ano  caritatevole  ospizio  nella  Sardegna  molti  preti  deportati. 
Rìcevonsi  e  si  depositano  nel  santuario  della  cattedrale  le  spo- 
glie mortali  della  regina  di  Francia  moglie  di  Luigi  XVIII. 
Viene  l'arciduca  Francesco  duca  di  Modena.  Per  la  continuata 
irregolarità  delle  stagioni  mancano,  pure  in  quest'anno  le  messi. 

181  a.  Una  orribile  fame  consuma  i  popoli.  Le  generose  lar-^ 
piicmi  di  Cprlo  Felice  conservano  la  vita  a  gran  numero  di 
poveri.  L'arciduca  visita  alcune  provincie  del  regno.  Addi  20 
giugno  sposa  Maria  Beatrice. 

Il  Ee  provvede  contro   le  frequentissime  incursioni  de'  bar- 
bareschi, e  spiegano  i  sardi  il  loro  valore  con  felicità  cosi  sul 
mare,  come  sopra  il  lido.  I  sarrabesi  rovesciavano  in  mare  gli 
Dizion.  Geogr.  ecc.  Voi.  111.  12 


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178  CAGLIARI 

aggressori  sotto  la  torre  di  Porto-Corallo.  Sebastiano  Melis  so* 
steneva  per  dieci  ore  con  eroica  costanza  il  forte  dì  Serrala 
battuto  furiosamente  da  mare  e  da  terra.  Il  lido  restò  coperto 
di  cadaveri,  ed  il  bravo  ottenuti  dal  Re  una  medaglia  d'oro, 
e  lodi  bellissime  da  Carlo  Felice  capo  dell'amministrazione  delle 
torri.  Riaprìvasi  la  secca.  Addi  14  novembre  nasceva  a  Vittorio 
Emanuele  Maria  Cristina  Carolina  Efisia  destinata  a  sedere  sul 
trono  delle  due  Sicilie  ,  degna  di  tanto  e  di  maggior  onore 
per  l'alta  mente,  per  li  generosi  spiriti,  ».  •  ma  un  destino 
immaturo  la  rapirebbe  all'  amor  dello  sposo ,  all'  affetto  dei 
popoli  ! 

Per  inspirazione  dell'egoismo ,  che  n  vendea  ai  balordi  come 
amor  di  patria,  alcuni,  dappoco  in  altre  cose,  damiuUa  in  fatta 
di  politica,  vollero  ritornare  in  su  quella  cbe  infaustamente 
prevalea  dal  1798  al  g6y  e  riguai>dato  come  di  nessun  valore 
il  pentimento  degli  stamenti  far  rivivere  in  tutte  le  sue  partì 
il  diploma  del  17^6  (8  giugno  ).  Ad  nomini  quai  bene,,  quai 
mal  riputati  dal  pubblico,  quelli  ingannati,  quelli  ingannatori, 
cosi  da  Cagliari  come  da  altri  paesi  era  egli  capo  un  Giuseppe 
Zedda  da  Terralba  professor  di  legge  ?  Per  D.  Raimondo  Ga* 
ran  in  quel  tempo  avvocato  fiscale  ,  che  fix  sollecito  a  distesscr 
gran  pfarte  della  tela ,  mancò  molta  gente  nel  luogo  e  tempo 
concertato  (notte  del  3o  al  3i  ottobre).  Un  caporione  volea 
nell'indomani  precipiUre  i  dubbiosi  al  delitto  cominciando  la 
giornata  dall'assassìnio  del  general  Villa  mari  na ,  ma  fu  repi'esso 
da'  complici  meno  scellerati.  Si  scoprivano  tutti  i  misteri  della 
iniquità,  ed  uno  dei  primari  congiurati  (Francesco  Garan  di 
ff.  Gavino  )  chiesto  un  salvo  condotto  spiegava  la  più  ributtante 
malignità.  Alcuni  furono  dannati  nella  testa. 

181 3.  Grandi  timori  della  pestilenza  di  Malta.  Il  valorosis- 
simo D.  Vittorio  Porcile  terrore  dèi  barbareschi,  coi  quali  tutti 
gli  anni  dal  1782  a  questo  si  batteva  felicemente,  ritoma  viu* 
citore  da  una  pericolosa  pugna.  Fu  questo  l'estremo  dei  suoi 
fatti  ,  ed  il  più  glorioso.  Vedi  il  Caboni  nei  suoi  ritratti  poe« 
tico-storici  di  illustri  sardi  moderni. 

i8i4.  U  tristo  destino  che  sparsa avea  nell'Europa  un  nembo 
di  sventure  cedeva  ,  e  Vittorio  Emanuele  andava  a  ripigliare 
il  governo  degli  stati  di  terraferma ,  poneva  in  mano  di  Maria 
Teresa  le  redini  del  governo  ;•  la  quale  mentre  sapea  provar 


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CAGLIARI  179 

all'  Europa  che  l'arte  di  regnare  non  erast  dioientlcata  dalle 
femmine  austriaclie,  ricordava  ai  sardi  pieni  di  ammirazione 
l'antica  giudìcessa  Leonora  d'Arborea. 

Una  delle  prime  cure  del  Sovrano  nella  restaurazione  del 
suo  governo  nel  Piemonte  fu  di  ristabilire  il  supremo  €on9Ìglio 
del  regno,  e  rivestlHo  tanto  nel  politico,  che  nel  giurìdico  ed 
economico    delle  antiche  attrìbuzioni. 

i8i5.  Aboliti  i  reggimenti  provinciali  si  ripristina  l'antica 
milizia.  La  Regina  va  negli  stati  d'oltremare  accresciuti  del 
{^enovesato  stato  ceduto  da  John  P.  Dalrjmple  comandante  le 
forze  Britanniche  al  ministro  del  re  Vittorio  Emanuele. 

Salutasi  nuovamente  Y.  R.  il  duca  del  Genevese.  Provvi- 
denze per  respingere  i  barbareschi.  Ma  essendosi  mancato  di 
cautela,  essi  nella  «otte  del  1 5  ottobre  poterono  sbarcare  sulla 
penisola  di  S.Antioco  fortunatamente  non  inosservati.  I  pothi 
di  guarnigione  con  una  cinquantina  di  miliziani  corsero  incon^ 
tro  agU  aggres8€M*i  e  fatto  testa  coprirono  il  paese  ^  finché  tutti 
si  mettessero  in  salvo  ;.  poscia  ritiravansi  dentix»  un  qial  co*- 
strutto  fortino  con  porta  non  ancor  vaiyata ,  evi  si'SÒsMnn^ró 
per  ott'ore  ributtando  dai  merii  e  dall'ingresso  un  numero 
venti  volte  maggiore.  Moriva  nel  più  vivo  dell'aàione  Tl'ik)mao^ 
dante  tenente  d'artiglieria  Elìsio  Melis  di  Cagliari*, -potine 
d'Ardentissiino  valore  ,  ma  tioppo  confidente.  Gli  altri  non  fif- 
ron  presi  che  quando  l'interno  del  forte  era  tutto  •  iaondafe 
del  loro  sangue  ,  e  coperto  dei  compagni  estinti.  Cahuato-  il  fu- 
rore riguardavano  i  barbari  con  ammirazione  i  loro  prigionieri, 
e  si  vergognavano  di  metter  loro  le  catene. 

A  nuove  minacele  dei  tunisini  di  venire  con  un^  '  flottiglia 
considerabile  a  praticare  ostilità  sulle  spiaggie  istessé  *dèll'A 
capitale ,-  Carlo  Felice  a\^isava  i  cittadini  dei  quartieri  ^^  tM 
nersi  pronti  per  marciare  dove  fosse  ordinato  dal  general  'ViU 
iamarinv.  -    '^       ''i 

1816.  Epidemia.  OaH*ettobre  passatosi  erafn  éothinciati  ti  ndtare 
in  Cagliari  alcuni  casi  di  febbri  petecchiah.  La  contagiosità  Venne 
tantosto  conQsciuta.  Nel  Vnarzo  e  aprile  il'  pessimo  morbo  in- 
fieri spaventosamente.  Alla  fine  di  agosto  la  pubblica  ialuté 
era  ristabilita.  Furono  grandi  dissensioni  tra  i  fisici  ^  e  in-'^cfue'^ 
ito  perivano  circa  3  mila  persone.  Pet  la  insoffribile  mefite 
delle  chiese  furono  ordinate  le  sepolture  in  campisanti.  Il  duca 


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i8o  CAGLURI 

del  Genevese  diede  allora  la  più  nobil  prova  del  generosissimo 
suo  amore  .verso  i  diletti  cittadini  ,  il  (juale  nessuna  premura 
da  chi  desidera  vaio  nel  continente  strìngeva  ad  abbandonarli 
versanti  in  tanta  sventura.  Solamente  quando  declinante  rapi- 
damente la  malattia  vide  risorgere  gli  animi  egli  si  determ^* 
nava  di  uscire  dalla  carissima  terra  lasciato  al  governo  sotto  il 
suo  nome  il  general  di  Villamarina  D.  Giacomo  ,  uomo ,  che 
ai  sovrani ,  ai  militari ,  ai  cittadini  rendea  carissimo  la  fede  , 
il  valore  ,  e. ogni  virtù  civile;  celebre  sopra  tutti  per  la  sua 
imparzialità  in  far  ragione  ^.e  terribile  ai  malvagi  per  lo  in- 
flessibile suo  consentimento  alla  sanzione  delle  leggi. 

Col  flagello  della  pestilenza  coincideva  gran  disagio  per  la 
fame.  Fu  il  raccolto  di  qii^est'anno  più  scarso  ,  che  nell'altro. 
Era  però  una  grandissima  consolazione ,  che  finalmente  cessas- 
sero le  eteme  infestazioni  dei  barbareschi  nel  trattato  di  pace 
concbiuso  tra  il  Re  e  le  reggenze  africane  per  rammiraglio 
Edoardo  barone  Emouth  autorizzato  a  mediatore ,  e  segnato 
«ol  Dey  d'Algerì  addi  3  aprile ,  col  Bey  di  Tunisi  addi  17 ,  col 
Bey  di  Trìpoli  addi  29  ;  che  però  si  restituissero  in  patria  gU 
achiavi  7  e  finalmente  che  pei  casi  di  futura  guerra  fosse  del 
tutto  abolita  la  schiavitù. 

181 7.  .Per  quattro  mesi  mancate  le  pioggie  quasi  interamente 
perìvano  i  seminati  j  onde  si  dovè  domandar  grani  dall'estero. 
Temesi  influenza  pestifera  da  Bona. 

18 18.  Muova  organizzazione  della  R. Udienza  in  tre  sale, 
due  civili,  la  terza  criminale,  abolite  le  precedenti  riforme. 

La  capitale  inondata  dai  mendicanti.  Si  provvede  per  che  si 
arresti  il  pericoloso  afflusso ,  e  che  i  già  venuti  siano  rìdptti 
fsntro  la  casa  di  S.  Lucifero.  Al  riaprìmento  della  quale  l'aria 
grossa  che  vi  stagnava  dalla  stagione  dell'epidemia ,  come  po- 
teva supporsi  dal  luogo  nel  quale  erano  stati  racicolti  gli  in- 
fetti toccando  alcuni  corpi ,  ricomparivano  le  febbrì  dell'anno 
1816.  Se  non  che  furon  men  maligne  ,  e  pochi  casi. 

Per  tanti  successivi  abbruciamenti  di  viglietti  di  credito 
sulle  regie  finanze  érasi  a  quest'anno  tanto  sottratto  dal  loro 
totale  in  lire  sarde  700,000,  che  non  più  ne  rimaneva  che  per 
la  concorrente  di  lii'e  a3o,ooo. 

Creasi  un  corpo  di  moschettieri  per  la  pubblica  tranquillità 
•  sicurezza.  Nell'anno  seguente  sono  riformati  in  cacciatori  reali. 


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CAGLURI  i8i 

a  piedi  ed  a  cavallo,  commessa  loro  anche  la  custodia  delle 
proprietà ,  che  era  stato  ufficio  dei  barraccelli  *,  in  cui  peri 
Don  durarono  che  due  anni  ,  trasferitasi  cotal  cura  nei  nuova* 
mente  instituiti  cacciatori  provinciali.  Una  seconda  riforma  fu 
ordinata  nel  i8aa  ,  incorporati  i  medesimi  ai  carabinieri  reali. 

i8ig.  11  conte  Thaon  provvede  contro  alcuni  che  perturbano 
la  Gallura.  Nella  festa  popolare  di  S.  Paolo  di  Monti  molti 
principali  dei  villaggi ,  che  non  sapean  patire  si  annullasse  la 
influenza ,  si  comprimesse  la  cupidigia ,  sì  usasse  severità  con« 
tro  le  loro  ingiustizie,  perciò  a  rispingere  il  governo  dai  saggi 
procedimend  chiamarono  in  congiura  tutti  i  capi  di  squadrì- 
glie. Questi  con  le  loro  genti  si  riunirono  presso  Tempio  mi- 
nacciando atti  di  vera  ostilità ,  se  i  preposti  al  governo*  ed  alla 
amministrazione  della  giustìzia  non  consentissei-o  ad  un  indulto 
generale ,  ed  al  libero  porto  delle  arme  ,  e  di  vantaggio  alla 
continuazione  delle  barracellerìe ,  ed  alla  riduzione  dei  tributi 
all'antica  quantità  ,  articoli  impertinenti  a  quegli  scellerati.  Lo 
che  ben  considerato  dal  Thaon  cosi  operava  che  quelle  molte 
centlnaja  in  pochi  giorni  si  disgregassero  da  se  stesse.  Ranno- 
daronsi  anche  un'altra  volta  un  misse  dopo  sebbene  in  minor 
numero  ,  ma  la  forza  del  governo  snervò  la  loro  audacia.  I 
cacciatori  o  carabinieri  reali  non  perdettero  mai  di  mira  i  prin<« 
cipali  motori ,  e  in  breve  liberarono  il  paese  dalla  loro  tra- 
cotanza. 

Carlo  Felice,  in  rimpìazzamento  dei  fondi  mancanti  alle  ri- 
spettive dotazioni  dei  monti  di  soccorso,  assegna  ai  medesimi 
una  porzione  dei  donativi  dovutigli  dal  regno. 

Addi  6  ottobre  muore  in  Roma  il  re  Carlo  Emanuele  IV. 

i8ao.  Vittorio  Emanuele  avoca  al  R.  patrimonio  le  dogane 
del  regno  ,  e  facilita  la  introduzione  delle  granaglie  sarde  negli 
stati  d'oltremare.  Precauzioni ,  infierendo  la  peste  in  Majorca, 
Africa  ecc.  Il  Sovrano,  instando  a  colorare  i  disegni  di  Carlo 
Emanuele  III,  pubblica  la  legge  sulle  chiudende.  La  tortura  è 
abolita. 

1821.  Addi  i3  marzo  Vittorio  Emanuele,  glorioso  per  la  sua 
fortezza  nelle  sventure,  gloriosissimo  per  essersi  saputo  sostenere 
nel  decoro  dell'alta  dignità  ,  abdicava  alla  corona.  L'esercizio 
della  autorità  e  potestà  reale  era  assunto  da 

Cario  Felice  I  re  di  Sardegna. 


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i8a  CAGLURI 

Il  quale  notìGcando  agli  stamenti  il  suo  avvenimento  al  trono 
dicevasi  soddisfetto  del  savio  e  sommesso  contegno  detta  capi- 
tale ne'  passati  turbamenti. 

Gli  stamenti  deputano  il  marchese  di  Villahermosa  a  presen- 
targli l'omaggio  della  nazione.  L'alto  personaggio  ,  e  gli  sta-* 
uientari  di  suo  seguito  udirono  parole  faustissime  ed  onorifiche. 

Sono  riorganizzate  le  prefetture ,  e  nuovi  ufBci  costituiti  d'in* 
tendenza,  tesoreria,  esattoria,  ecc. 

1832.  Gli  stamenti  mandano  deputati  al  V.  R.  a  significare 
la  loro  adesione  alla  chiesta  proi^oga  dei  donativi.  Lo  straordi- 
nario ,  che  Carlo  Felice  avea  voluto  impiegare  esclusivamente 
in  prò  del  regno  istesso  ,  ora  destinavasi  alia  formazione  delle 
strade  maggiori  dell'isola  ,  alla  estinzione  del  debito  pubblico, 
alla  istruzione  ,  e  ad  altri  articoli  di  comune  utiUtli. 

Addi  6  aprile,  anDÌversario  della  nascita  di  Carlo  Felice ,  l'ot- 
timo V.  R.  il  marchese  di  Jenne  0.  Ettore  Veuillet,  uomo  ca- 
rissimo alla  nazione ,  quasi  in  sul  partirsi  dal  governo  per  lo 
più  florido  commercio  dei  popoli  con  auspici  fausti  poneva  la 
prima  pietra  del  monumento  da  costruirsi  a  sue  spese,  donde 
incomincieriano  le  miglie  della  nuova  gran  strada.  Il  cavaliere 
D'  Emanuele  Vialardi  intendente  generale  pronunciava  un  di- 
scorso in  faccia  al  festeggiante  pubblico  sulla  piazza ,  cui  nel 
tempo  istesso  si  imponeva  il  nome  di  S.  Carlo.  La  magnificenza 
dell'apparato  ebbe  a  risplendere  maggiormente  nell'ordine  della^ 
esecuzione  delle  cose.  La  esultanza  dell'immenso  popolo  ono- 
rava il  Sovrano  ed  il  suo  degno  rappresentante. 

1823.  Con  Tanno  sono  incominciati  i  lavori  della  gran  strada. 

Al  y.  R.  conte  Galleani  d'Agliano  ,  uomo  di  gran  carattere, 
succede  nel  governo  come  presidente  il  conte  Roero  di  Mon- 
ticelli. Al  quale  Cagliari  è  debitrice  di  sua  maggior  eleganza. 

Si  istituiscono  le  scuole  primarie  ,  e  si  pubblicano  delle 
provvidenze  per  la  superiore  istruzione. 

1824*  Addi  IO  gennajo  muore  Vittorio  Emanuele. 

1825.  Si  stabilisce  il  debito  pubblico  redimibile.  Le  inten- 
denze sono  separate  dalle  prefetture. 

Addi  27  settembre  la  divisione  navale  sarda  comandata  dal 
cavaliere  Sivori  operava  ostilmente  contro  Trìpoli.  Il  cavaliere 
Mameli  di  Cagliari  guidava  i  bravi  che  quella  reggenza  ridu- 
cevano in  più  onesti  termini  aol  governo  del  Re.    Il  suo  mi- 


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CAGLIARI  i83 

rabil  valore  otteneva  dal  Sovrano  un  alto  premio  ,  e  dalla  ca- 
mera del  commercio  di  Genova  belle  onorificenze. 

1827.  Promulgasi  (  i  settembre  )  la  raccolta  delle  leggi  ci- 
vili e  criminali  del  regno.  Si  fa  nuova  organizxaadone  di  corpi 
di  fiEinteria  e  cavalleria  miliziana*  Formai  ^le  falde  di  Mon- 
i-eale  in  disegno  elegante  un  proporzionato  camposanto.  S'apre 
Torianatrofio  di  S.  Lucifero  ^  il  quale  Carlo  Felice  preparava 
a  proprie  spese  fin  dal  i8o4* 

1828.  Sistemansi  le  condotte  .mediche  ,  e  la  vaccinazione  ,e 
si  ordina  in  Cagliari  una  giunta  primaria. 

Addi  9  marzo  i  deputati  ambasciatori  degli  stamenti  al  co- 
lpetto del  rappresentante  regio  con  l'adesione  alla  proroga  dei 
donativi  esternavano  il  desiderio  della  nazione  di  poter  con 
maggiori  servigi  provare  al  Re  la  sua  devozione. 

Addi  16  aprile.  Festeggiasi  in  Cagliari  a  Carlo  Alberto  di 
Savoja  principe  di  Carignano  venutovi  alla  perlustrazione  del 
regno.  Fermo  stabilimento  d'  una  scuola  di  geometria  pratica  , 
architettura ,  e  disegno. 

i83i.  Carlo  Felice  padre  del  popol  sardo .,  del  cui  amore  , 
^elle  cui  beneficenze  dir  non  si  può  quanto  sia  in  eguaglianza 
perfetta  col  merito  dopo  un  regno  di  dieci  anni  morendo  (27 
aprile)  tramandava  la  regia  autorità  in 

Carlo  Alberto  re  di  Sardegna. 

Le  più  care  speranze  letificano  i  popoli,  lui  potente  mode- 
rator delle  cose ,  che  sapeva  osservaae  da  filosofo  la  condizione 
dei  medesimi  y  e  vedeva  i  mali  che  persistevano ,  perchè  na- 
scosti sempre  ai  sovrani  ,  e  gli  ostacoli  che  stettero  finora  alia 
prosperità  comune.  Il  meritò  del  peri'ezionamento  dell'opera, 
con  sommo  amore  e  sapienza  inoonùnciata  da  Carlo  Emanuele 
lUy  continuata  da  Vittorio  Emanuele,  proseguita  da  Carlo  Fdice, 
il  beneficio  della  completa  restaurazione  dei  regno  sanilo  sarà 
il  più  bel  titolo  nella  eternità  del  tempo  avvenire  alla  lode 
e  venerazione  del  suo.  nome. 

Cagliariianì  iUastri. 

Il  cavaliere  Cossu  ,  che  scambiò  talvolta  le  lucciole  con  le 
«telle  nelle  sue  notizie  sopra  la  città  di  Cagliari  produce  una 
jserie  «oosl  lunga .  di  illustrissirai ,  che  non  credo  posano  tutti 
aver  luogo  nel  tempio  della .  glòria.  Quindi  saia  «bene  scegliere 
e  ripdrvi  i  dignioii  l 


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i84  CAGLURI 

Lucifero  vescovo  di  Cagliari  —  Eusebio  vescovo  di  Vercelli 
—  Ilaro?  e  Simmaco  pontefici  romani ,  dei  quali  nelle  biografie 
universali 

Isidoro  y  uomo  principale  ,  di  cui  lodava  l'eloquenza  S.  Gre- 
gorio Magno  (V.  lil  baron  Manno  all'anno  5g^). 

Benedetto  Cao  creato  prete  cardinale  del  titolo  di  S.  Pras- 
sede  da  Gregorio  VII ,  di  cui  potrai  riveder  le  notizie  storiche 
agli  anni  ioi5  -  i6  ,  e  leggere  nel  baron  Manno  intorno  alla 
stessa  epoca.    Moriva  nel  1087. 

Giorgio  (  santo  )  vescovo  della  Barbagia  ,  del  quale  vive  an» 
cora  la  fama  ,  siccome  d'un  uomo  dotto,  santo  e  taumaturgo 
(V.  Notizie  storiche  ed  il  citato  istoriografo  della  Sardegna  al* 
l'anno  loSgy  ed  i  Bollandisti). 

Ugoccionio  (  beato  )  Vacca-Gruno  ?  uomo  santissimo  da  S.  Do- 
menico ammesso  in  Bologna  tra  i  suoi ,  e  poscia  mandato  a 
fondare  in  Pisa  nel  1221  il  cenobio  di  S.  Catterina  ,  onde  in 
appresso  discese  la  gente  domenicana  di  Sardegna.  Grande  zelo 
nella  evangelizzazione  ,  e  ornamento  di  sante  doti  sono  in  lui 
aotati  dal  marmo  della  chiesa  del  detto  cenobio. 

Aimerich  D.  Salvatore  ,  uomo  di  valore  e  prudenza  singo- 
lare. Carlo  V  il  volle  seco  alla  spedizione  contro  Tunisi.  Il 
suo  onore  vi  ottenne  nuovi  incrementi,  e  chiara  apparve  l'alta 
stima  di  Cesare  ,  destinato  lui  a  governatore  della   Goletta. 

Arquer  D.  Sigismondo,  il  primo  dei  nazionali,  che  sia  conosciuto 
aver  scritto  sulla  Sardegna  Sardiniae  brevis  historia  et  descriptio , 
che  fu  inserita  nella  cosmografia  di  Munster  anno  i558.  Già  li- 
volgeva  l'animo  a  tutte  raccogliere  le  cose  patrie ,  ed  aveva  a 
ciò  Ifi  possa,  quando  (anno  i56i)  veniva  arrestato ^  siccome  lu?- 
terano  dommatizzante.  Ristretto  nelle  orribili  carceri  della  in- 
quisizione di  Toledo  vi  scriveva  in  180  fogli  una  apologia  ,  per 
la  quale  tuttavolta  non  ottenne  di  evitfire  il  destino.  Condan- 
nato (anno  1571  )  alla  relaxation  era  sul  palo  barbaramente 
trafitto  da  molti  dardi,  e  poi  bruciato  dalle  sottoposte  fiamme. 

Cao  D.  Girolamo  ,  canonico  della  primaziale,  gran  valent'uo- 
mo  in  molte  parti  dell'umano  sapere  ,  e  di  ammirabil  senno 
nelP operare.  Scrisse  la  storia  della  Sardegna  ,  che  intitolava 
modestamente  De  rebus  Sardois ,  e  che  il  P.  Bonfriziori ,  il 
quale  ricordala  in  occasione  della  beata  Lucia  Zatrillas  caglia- 
ritana dei  conti  dì    Cuglieri   fondatrice  d'un  convento  del  &uo 


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CAGLURI  ì85 

ordine  dei  serri  di  Maria ,  commenda   al  pubMìco  con  molte 
parole  di  lode. 

Porcell  Tommaso  j  medico  di  gran  nome  nelle  Spagne.  Pab- 
blìcaya  (i565)  una  sua  scrittura  sulla  pestilenza  di  Saragozza. 

Arca  Giovanni  scriveva  =»  Naturalis  et  moralis  historia  de  re- 
gno Sardiniae  j  De  -Barbaracinis  libri  duo  ,  che  sono  inediti  y 
ed  a  giudizio  del  baron  Manno  non  cosi  pregievoli ,  che  sia 
un  bene  pubblicarli.  Nel  iSgS  prodnceva  De  sanctis  Sardiniae 
libri  tres. 

Serpi  Dimas  ,  minor  osservante ,  dava  in  lingua    castigliana 

*il  Trattato  del  purgatorio  contro  Lutero  1600;  la  Cronaca    de' 

santi  di  Sardegna  in  quattro  libri  nello  stesso  anno  ,  e  Apodi* 

xts  sanctitatis  S.  Georgii  Suellensis,  episcopi,  Roma  1609  (V*il 

baron  Manno  nel  libro  11.^). 

Brondo  Antioco  della  regola  della  Mercede,  autore  di  certi 
conmientarì ,  parafrasi  ecc.  su  l'Apocalisse  in  lingua  latina, 
Roma  161  a  y  e  di  altre  operucde  di  minor  conto.  Nel  qual 
genere  riduco  e  l'Istoria  della  invenzione  dei  corpi  santi  ritro- 
vati presso  Cagliari,  opera  del  P.  Esquirro  Serafino  dei  cap- 
puccini^ (anno  i6a4)  ,  e  il  Trionfo  dei  santi  di  Sardegna  del 
dottor  in  legge  e  teologia  Bon£eint  Dionisio  (anno  i635);  e  al- 
tri scrittori  di  orazioni  sacre  ,  e  di  cose  ascetiche. 

BaccaUar  Andrea,  arcivescovo  di  Sassari ,  che  nella  fede  del 
cavaliere  Cossu  possiam  dire  scientissimo  nella  teologia  ,  e  nelle 
lingue  latina  ,  greca  ,  ebraica  ,  e  sirìaca  ,  voltava  nel  sermone 
latino  le  opere  di  S.  Giovanni  Damasceno.  Non  Airono  esse 
pubblicate* 

Perez  Xea  D.  Michele  pubblicava  in  Madrid  (  anno  1622  ) 
Precetti  militari  sul?  ordine  e  formazione  degli  squadroni  ,  e 
scriveva  un'  opera  Della  difesa  delle  piazze.  Guerreggiò  nel  mi- 
lanese, e  nelle  Fiandre,  fu  maestro  di  campo,  e  per  le  prove 
di  un  mirabil  valore,  e  per  l'opinione  non  mal'  fondata  de' 
suoi  grandi  talenti  nella  scienza  delle  arme ,  ebbe  lode  tra  i 
primi  militari  della  Spagna/  Il  Re  lo  qualificava  commessario 
generale  delle  artiglierie  di  tutto  il  regnò  ,  e  quando  la  Fran- 
cia più  fortemente  instava  per  ottenere  le  isole  di  S.  Marghe- 
rita, e  di  S.  Onorato  sulle  coste  della  Provenza  lui  mandava  a 
*  difendere  la  fortezza  erettavi.  Fu  assalito  dalla  fiotta  dell'Hard 
court  reduce  dalle  terre  d'Oristano,  e  insieme  da  un'altra  squa« 


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i86  CAGLIARI 

dra  francese.  Couiecchè  grandissìivìa  fosse  la  violenza  degli  agr 
gressorì  ei  tenne  fermo  per  due  mesij  dopo  i  quali  consumate 
tutte  le  provvisioni  otteneva  quei  patti ,  che  solo  sono  consen- 
titi a'  pid  valorosi.  Passò  quindi  a  nuovi  pericoli ,  perché  il 
governo  spedivalo  a  soccorrer  a  Fontarabia  stretta  cja  un'ar- 
mata francese.  Vi  entrava  passando  su  questa,  e  vi  si  sostene- 
va j  e  travagliava  gli  assedianti  con  frequenti  sortite.  In  una  di 
queste  egli  moriva  pieno  di  gloria. 

Aragall  D.  Diego ,  estremo  della  nobilissima  famiglia,  di  questo 
cognome  ,  governatore  di  Cagliari  ecc.  ecc. ,  guidò    le   milizie 
sarde  contro  il  conte  d'Harcourt ,  Io  cacciava  da    Oristano ,  e* 
lo  sconfiggea  su  queUe  maremme. 

Canales  De  Vega  D.  Antonio ,  dottissimo  giuresconsulto.  La- 
sciava scritti  in  buona  latinità  Quaranta  consulti,  ed  otteneva 
maggior  poore  sppn^  gli  altri  alleganti ,  che  non  voglio  nomi- 
nare; pubblicava  pure  alcuni  Discorsi  sopra  le  cqrti  celebrate 
a  suo  tempo*  Nel  1683  produceva  la  Storia  della  invasione  dei 
£rancesi  in  Oristanp. 

Dexart  D.  Giovanni,  molto  savio  nelle  leggi,  come  provano 
alcuni  «critti  di  materia  forense  che  diede  alle  stampe ,  e 
massimamente  la  Compilazione  ,  e  commentazione  degli  atti  deUe 
corti  del  regno  ;  del  qual  lavoro  il  chiarissimo  baron  Manup 
(agli  anni  i63i-33)  diede  un  giudizio  n^olto  onorifico.  Quando 
gli  fu  commessa  quest'opera  em  giudice  della  R.  Udienza:  io 
appresso  veniva  dal  Re  innalzato  alla  dignità  di.  membro  del 
superior  consiglio  napoletano*  In  questa  citfà  egli  si  prestò  pro<- 
tettore  a  Buragna  Carlo.  Di  lui  scrisse  la  vita  Carlo  Susanna, 
e  diceva  molte  iodi  il  bfiron  Manno  in  sulla  fine  del  libro  1 1  .^ 
rifei^ndo  le  opiniooi  del  Cresqimbeni  ,  e  le  consentanee  del 
MazzuccbellL  Ei  fu  stimato  letterato  di  somma  profondità  in 
ogni  scienza.  Scrisse  Con»mentari  sul  Timeo  di  Platone ,  JNot^ 
alle  sezioni  coniche  di  Apollonio  Pergeo  ,  ed  ai  frammenti  di 
Archimede ,  ed  un  Trattato  dei  snoni  ed  intervalli  musicali. 
Conosceva  perfettamente  la  lingua  greca  ,  e  non  meno  la  la- 
tina ed  itaUajpa.  In  queste  due  dettava  molte  poesie  ,  e  tra 
esse  un  Poema  eroico ,  che  per  la  negligenza ,  in  che  molto 
peccava  delle  sue  cos^,  andò  perduto.  Per  la  somina  sua  virtù 
poetica  era  egli  coniiderato  come  uno  dei .  ristoratori  della  vol- 
gar  poesìa ,  ott^neya  un  degoo  seggio  tra  i  primari  del  secolo 


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CAGLIARI  187 

j(Vii ,  e  ii  avrà  sempre  intere  le  lodi ,  che  in  lui  furono  ,  e  in 
gran  copia  ^  conferite  dai  letterati  di  quella  età ,  e  approvate 
dai  posteri* 

Aleo  Francesco  ,  professor  di  legge  nella  università  di  Ca- 
gliari y  dava  nel  1637  ^^^  ^^  ^^^  ^^  scritture  di  altri  insigni 
dottori  della  capitale  sotto  il  titolo  Consilia  diversorum  auctorum, 

Aleo  Fr.  Giorgio  dei  cappuccini,  autore  di  una  Storia  gene- 
rale della  Sardegna  y  di  cui  die  sentenza  il  baron  Manno.  Alla 
<|uale  venne  aggiunta  la  narrazione  particolare  degli  Avveni- 
menti del  regno  dal  i637  al  .72,  verso  la  qual  epoca  le  ope- 
razioni dei  suoi  emoli  q  calunniatori  ottenevano  che  il  duca  di 
S.  Germano  y  uomo  precipitevolissimo  nella  severità,  lui  né  pur 
udito  mandasse  a  esilio  nella  Sicilia. 

Castelvi  D.  Giorgio.  Servi  giovinetto  nella  corte  di  Madrid  ; 
fece  le  prime  campagne  col  principe  Filiberto  di  Savoja  am- 
miraglio, delle  flotte  spagouole  ;  e  poi  preso  il  comando  delle 
schiere  sarde  andò  a  guerreggiar  nelle  Fiandre.  Ivi  intervenne 
a  molti  assedi  e  battaglie  campali  con  molta  sua  gloria ,  e  dei 
«oldati  che  governava.  Fatto  .prigioniero  dei  francesi  mescola- 
vati  nella  ootagiurn  dei  più  principali  di  quel  regno  ,  e  si  esi- 
biva a  impetrar  i  sussidi  potenti  del  re  di  Spagna.  Scoperto 
venne  in  grandissimo  perìcolo ,  ma  non  mancando  a  se  stesso 
in  tal  frangente  trovò  le  vie  per  cui  evadersi  ;  e  presso  il  go- 
verno spagnuolo  avendo  per  la  utilità,  che  sperava  da  una  di-* 
versione  e  più  grav<e  occupazione  del  governo  francese  ,  in- 
stato per  gli  opportuni  ausili  ai  congiurati ,  concorse  efficace- 
mente alla  insurreziiHke  del  prìncipe  di  Condè.  Ribellatasi  ]Na- 
poli ,  Filippo  IV  vel  spediva  compagno  a  D.  Qiotanni  d'Austria 
«uo  figlio  naturale.  Presto  ritornava  in  Ispagna  portandovi  pri- 
gioniero il  duca  di  Guisa  ,  e  vi  rimaneva  a  sorvegliarlo  nel 
castello  di  Segovia.  Per  le  male  arti  del  quale  D.  Gioigio  pe- 
riva ,  se  non  che  vide  a  tempo  le  insidie.  U-  Re  conscio  di 
sua  dottrina  lo  sostituiva  nel  luogo  di  D.  Francesco  Vico  reg- 
gente del  supremo  consiglio  d'Aragona.  Dal  quale  officio  do- 
vette per  alcun  tempo  desistere  ,  trasferitosi  nel  castello  di 
Toledo  dove  il  governo  poneva  sotto  la  sua  podestà  il  prin- 
cipe di  Lorena.  Ascrittosi  ai  cherìcì ,  fu  nel  nuovo  stato  dalla 
regia  benignità  adornato  di  favori  convenienti.  Egli  partecipava 
e  non  poco  nei  negozi  deUe  cord  celebrate  dal  Camarassa. 


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i«8  CAGLURI 

Castelvl  D.  Giacomo  ,  marchese  di  Cea  ,  da  ramo  cadetto 
de'  marchesi  di  Laconi ,  e  visconti  dì  Sanluri.  Fu  lodato  il  suo 
valore  nelle  guerre  d'Italia.  Molto  lodato  dal  suo  generale  mar- 
chese Spinola ,  massime  nella  invasione  del  Monferrato.  In 
maggior  grado  guerreggiando  in  Fiandra  fece  eziandio  provata 
la  sua  prudenza ,  e  la  cognizione  dell'arte.  Pertanto  grazia  vasi 
dal  sovrano  dell'ufficio  di  procurator  reale  nella  Sardegna  alla 
futura  successione  di  D.  Paolo  suo  padre.  Ritornando  in  pa- 
tria cadeva  nella  schiavitù  degli  algerini ,  e  non  poteva  libe- 
rarsene che  pel  prezzo  di  ventimila  reali  da  otto.  Fu  uomo  di 
maniere  civilissime  ,  ecc.  U  resto  vedi  nelle  Notizie  istortche 
negli  anni  1668,  e  seguenti. 

Castelvl -La  nza  D.  Agostino ,  marchese  di  Laconi ,  lodato  di 
gran  bontà  ,  di  un  fervido  amor  di  patria ,  e  di  molta  popo- 
larità. Fu  dagli  stamenti  nel  parlamento  del  1666  ,  Y.  R.  il 
Camarassa  ,  mandato  sindaco  alla  corte  per  ottenere  ai  regni- 
coli la  supplicata  privativa  delle  prelature  ,  e  cariche  dello  ' 
stato.  L'indegno  suo  fine  vedrai  nelle  Notizie  storiche. 

Delitala  -  Castelvl  D.  Giuseppe,  poeta  castigliano,  pubblicava 
una  sua  opera  in  Cagliari  nell'anno  1672.  V.  il  baron  Manno 
nel  luogo  suindicato. 

'  Pichioni,  o  Piccioni,  Eusebio  altrimenti  Eugenio,  professore 
di  teologia  in  Cagliari  ,  orator  facondo  ,  e  messionarlo  per 
tutta  l'isola.  Nel  1676  stampava  voltato  da  se  in  italiano  il 
Colloquio  spirituale  tra  G.  C.  e  il  B.  Enrico.  Scrisse  sulla  Sa- 
cramentaria un'opera  non  edita  —  Cosi  nella  biblioteca  dei 
domenicani.  Quetif  ed  Echard.  Parigi  1721.  Di  lui  si  trovarono 
altri  tre  codici,  i.  Missioseu  predicatio  Evangelica  Chrìsti  cru- 
cifixi.  2.  Ejusdem  missio  in  septem  peccata.  3.  Ejusdem  misào 
in  decem  praecepta. 

Il  conte  di  Villasalto  produceva  un  romanzo,  Napoli  1687;  e 
nel  1696  un  poema  eroico.  Consulta  il  citato  istoriografo. 

Vico  D.  Pietro  (  secondo  il  cavaliere  Cossu  )  si  distinse  per 
sublimi  talenti  militari  ,  e  per  un  coraggio  infiammatissiroo. 
Maresciallo  di  campo  operava  prodigi  nella  giornata  a  Sara- 
gozza ,  e  sempre  con  tanta  sapienza  e  forza  dirigea  le  cose  , 
die  dovesse  la  fortuna  non  discostarsi  mai  dalle  sue  bandiere. 
'  Castelvl  D«  Francesco,  marchese  di  Laconi ,  onorato  di  grandi 
favori  da  Carlo  li ,  ed  elevato  al  Grandato  da  Filippo  Y.   Le 


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CAGLURI  189 

belle  e  felici  azioni  mililari  e  le  più  volte  sotto  gli  occhi  del 
sovrano  gli  meritarono  plausi  e  premi*  Fu  destinato  generale 
a  conquistar  la  Sardegna  dagli  austrìaci ,  e  viceré  a  moderarla. 
Ma  il  tradimento  caQcellava  i  disegni  ,  e  vietava  al  marchese 
novelli  onori.  Y.  notizie  storiche.  Il  cavaliere  di  Yalguarnera, 
che  sotto  l'imperio  dei  reali  di  Savoja  governò  con  somma 
lode  il  regno  ,  stette  giovinetto  sotto  i  suoi  ordini  alla  prima 
disciplina  militare. 

Baccallar  D.  Vincenzo ^  marchese  di  S.  Filippo  ,  della  cui  am- 
mirabile fede  al  legittimo  sovrano  y  e  valore  nelle  contenzioni 
guerresche  si  è  fatta  onesta  menzione  nelle  notizie  storiche  agli 
anni  1708  e  seguenti ,  fu  peritissimo  nelle  scienze  di  stato  ,  e 
nella  letteratura.  Da  Filippo  Y ,  che  sei  teneva  carissimo  tra  i 
i^rimi ,  fu  onorato  della  carica  di  suo  grande  scudiere  ^  esal- 
lato alla  dignità  marchionale ,  e  inviato  suo  ambasciatore  alla 
repubblica  di  Genova.  Scrivea  in  lingua  castigliana  la  Storia 
della  monarchia  ebrea,  Madrid  1703,  Genova  1719; eia  Haye 
(tradotta  dal  francese)  1727;  storia,  dice  il  baron  Manno, 
piena  di  dottrina  ,  di  senno  ,  e  scritta  con  gran  brio  di  stile. 
I  Commentari  della  guerra  di  Spagna,  commendati  altamente 
dagli  spagnuoli ,  e  dai  francesi ,  che  ebberli  voltati  per  Man* 
dave  1756.  Un  poema  sacro  in  lingua  castigliana  e  ottava  rima. 
I  due  Tobia  9  Madrid  1709,  e  1746.  Y.  le  biografie  universali 
a  più  ampia  cognizione  ,  ed  il  baron  Manno. 

Nin  D.  Gabriele  de' conti  del  Castiglio,  figlio  del  Felice  di 
cui  nelle  notizie  storiche  anno  1 709 ,  scriveva  un  libro  sopra 
le  Evoluzioni  militari ,  e  ai  ebbe  lode  di  eccellente  militare. 

Genovés  Antonfirancesco ,  marchese  della  Guardia ,  governa* 
tore  di  Cagliari,  ecc.  ecc.  Con  poche  milizie  nazionali ,  e  non 
più  di  600  uomini  di  truppa  d'ordinanza  difese  Cagliari  per 
circa  40  giorni  contro  la  violentissima  aggressione  dell'armata 
spagnuola.  Y.  notizie  storiche  (171 7)* 

Nurra  Gianpaolo  ,  canonico  cagliaritano ,  scienziato ,  e  filo- 
logo insigne  ,  che  il  barone  Manno  pone  ira  i  migliori ,  e  più 
accurati  scrittori  nazionali.  Nei  primi  anni  del  secolo  xvin 
feari  nell'Italia  an^mirare  dai  primi  dotti,  e  nel  1708  pubbli- 
cava una  dissertazione  sulla  .  varia  lezione  d' un  antico  adagio 
greco  riferibile  alla  Sardegna.  Lo  stesso  eh.  pontefice  Benedetto 
XIY   attestò  più  volte  in  che  alto  pregio  l'avesse.  Soggiornava 


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igo  CAGLIARI 

più  spesso  neHa  Toscana  a  far  tesoro  di  erudite  notizie  onde 
rischiarare  i  fasti  storici* della  patria,  caro  ai  letterati  tutti  di 
quella  provincia  e  soprattutto  all'  illustre  Magliabeccliio.  Una 
morte  immatura  il  rapiva.  V.  il  sullodato  barone  Manno.  Ri- 
mangono alcuni  MSS. 

Fancello  Giuseppantonio ,  protomedico  di  Cagliari ,  scrisse  nel 
1780  un  Trattato  sulla  flebotomia,  ed  un  Compendio  di  ana- 
tomia e  chirurgia  in  lingua  castigliana  in  quel  torno  di  tempo. 

Maccioni  Antonio,  gesuita,  pubblicava  nel  1732  in  Madrid 
FArte  ed  il  vocabolario  della  lingua  lula  e  toconota,  e  nel  se- 
guente la  Descrizione  corografica  delle  due  amplissime  provin- 
cia dell'America  meridionale,  il  gran  Ciaco  ,  e  Gualamba,  e 
poi  altre  operette  minori,  tutte  in  lingua   castigliana. 

Masones  D.  Giacomo,  conte  di  Mont'alvo,  uomo  di  guerra,  e  di 
stato.  Fu  posto  nel  grado  di  generale  di  fanteria ,  e  come  direttore 
governò  tutte  le  scuole  militari  spagnuole  dell'artiglieria ,  e  del 
genio.  Fu  inviato  straordinario  e  plenipotenziario  nel  congresso 
d' Aix-larChapelle  nel  1748»  <love  seguo  la  pace.  Con  tal  ca- 
rattere passò  e  stette  alcuni  anni  alla  corte  di  Francia.  Quindi  il 
sovrano  lo  chiamava  nel  suo  consiglio  di  stato.  Masones  D.  Fe- 
lice ,  duca  di  Soto-ma/or  ,  glande  di  Spagna  di  prima  classe. 
Fiori  circa  alla  nietà  del  secolo  passato  di  molto  onore  per  le 
scienze  di  stato.  Fu  inviato  straordiparìo  in  Portogallo  ,  di  poi 
consigliere  di  stato,  e  pi-esidente  del  consiglio  degli  ordini.  V. 
il  cavaliere  Cossu- Caglia  ri. 

Marcello  Antonio ,  medico.  Scrivea  tre  drammi  :  il  Marcello 
an.  1784^  r  Olimpia  1785,  e  la  Morte  del  giovine  Marcello. 
Si  stampavano  in  Cagliari. 

Sanna-Lecca  D.  Pietro,  riputato  legista,  e  reggente  di  toga 
ìlei  supremo  consiglio  di  Torino.  Dava  al  pubblico  la  compilar 
zione  delle  leggi  emanate  sotto  il  governo  dei  reali  di  Savoia 
sino  all'anno  1773. 

-  Marchi  Francesco  Alberto,  dei  carmelitani,  professore  di 
fisica,  e  poi  di  teologia  •  nella  regia  università.  Lasciò  W 
tomo  di  orazioni  sacre ,  le  quali  ben  attestano  quanto  egli 
fosse ,  e  quanto  finor  la  fama  sia  stata  inferiore  al  merita. 
Restavano  alla  sua  morte  inediti,  e  un  altro  tomo  di  discordi 
sacri,  ed  un  terzo  che  comprendeva  il  quaresimale.  Comec- 
ché abbondino  siffatti  libri  nell'  Italia,   non  pertanto  godereb* 


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CAGLIARI  tgi 

bere  i  lettori  assennati  dei  giudiziosi  e  bei  lavori  del  Marchi. 

Carta  Francesco  Gianstefono ,  dei  minori  osservanti ,  con  ot- 
timo consiglio  dava  al  pubblico  la  Logica  e  Metafisica  che  det- 
tava nella  regìa  università.  Stampava  pure  alcune  orazioni  ^d 
un  eccellente  catechismo. 

Chiappe  D.Giuseppe,  canonico  della  primaziale,  dottissimo 
teologo ,  poeta ,  ed  oratore  molto  aggraziato.  Ahbiam  di  lui 
alcune  poesie  ed  orazioni  sacra. 

Deidda  D.  Gemiliano  ^  uomo  che  andò  molto  avanti  nelle  ma* 
tematiche ,  e  di  cui  dice  il  barone  Manno ,  che  poco  dovette 
alla  fortuna  y  niente  alF  altrui  ammaestramento ,  tutto  ai  pro- 
pri studi  profondi  ed  aggiustati ,  che  seppe  utilmente  applica* 
re.  V.  il  preclarissimo  istori<^rafo ,  ed  il  Caboni  nei  suoi  Ritratti 
poetico-storìci  di  alcuni  illustri  sardi. 

Cabras  Antonio,  lodato  pei  suoi  moltiplìci  talenti,  per  la 
sua  ampia  e  profonda  cognizione  della  giurisprudenza.  Fu  ca- 
nonico della  prìmaziale,  e  ottenne  su  i  pergami  solenni  ap- 
plausi. Indi  nacque  una  nobilissima  fama.  Ma  le  sue  orazioni  ^ 
non  ha  molto,  pi*esentate  alla  lettura  del  pubblico,  lo  degrada- 
rono non  poco  da  <{uella  sublimità,  in  cui  appariva.  V. nel  ci* 
tato  oposculo  il  Caboni.  ' 

Cadello  D.Diego,  arcivescovo  di  Cagliari,  é  prete  cardinale 
delia  S.  R.  Cbiesa.  L'altezza  della  mente  era  in  lui ,  quanta 
la  grandezza  del  cuore.  Consulta  il  Caboni. 

Pintor  cavaliere  Efisio  Luigi,  bravo  giuresconsulto ,  e  poeta 
assai  apprezzato^  Non  è  guarì  che  si  sono  pubblicati  alcuni  suoi 
componimenti  in  lingua  patria  veramente  lodevoli.  Questi  navigò 
fra  le  tempeste  politiche  della  Sardegna  nel  declinare  del  secolo 
scorso,  ed  una  sorte  propizia  Io  porlo  a  salvezza. 

Castelli  Raimondo,  canonico  cagliaritano.  Fu  molto  riputato 
per  la  eloquenza  sacra.  Le  sue  orazioni  pubblicate  non  man- 
cano di  pregi. 

Pintor  Francesco ,  canonico  cagliaritano ,  autore  di  alcuni  oom- 
pommenti  latini,  dove  é  poco  spirito  di  poesia,  ma  molta  pur^ 
gatezza  di  lingua. 

Valle  Raimondo,  canonico  cagliaritano,  conosciuto  vantaggio- 
samente per  lo  suo  poemetto  -  /  tonnù 

F'ii'enti. 

Mameli  D.  Giovanni  alla  sciefkza  legale  tiene  aggiuiito  Toma- 


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192  CAGLIARI 

mento  di  moltìplicl  c<}gaìzioni.  Percorsa  con  molt'onore  la  car-' 
riera  degli  impieghi  giuridici  ora  è  provveduto  a  riposo.  £i 
traduceva  ed  arricchiva'  di  note  eruditissime  la  Curia  de  LogUj 
codice  di  legislazione  patria,  promulgato  dalla  sarda  eroina 
Leonora  d'Arborea. 

Navoni  D.  Nicolò.  Mentre  studiava  alla  educazione  dei 
giovani  del  seminario  arcivescovile  scriveva  e  pubblicava 
alcune  poesie,  e  drammi  sacri.  Fatto  vicario  generale  spie- 
gava più  utili  talenti.  I  quali  in  quel  tempo  più  brillarono , 
che  ebbe  commesso  il  governo  della  diocesi  sulcitana.  Impe- 
rocché riduceva  a  società  in  UK)lte  parrocchie  figliali  le  disperse 
famiglie  dei  pastori ,  e  con  propria  personal  fatica  le  indiriz- 
sava  e  portava  ad  una  vita  civile.  Questa  sua  grand'  opra  sta 
vigorosa ,  e  i  progressi  ne  sono  tanto  rapidi ,  che  fra  non  molto 
i  piccoli  boddèus  (  casali  )  si  formeranno  in  felici  popolazioni. 
Il  re  Vittorio  Emanuele  pertanto  degnavalo  di  una  special  con- 
fidenza ,  e  faceasi  gran  conto  del  suo  sapere ,  e  della  sua  coo- 
perazione per  lo  governo  dei  popoli  sulcitani ,  e  per  la  difesa 
di  quei  littorali.  Lo  zelante  vescovo  privavasi  dei  comodi  per 
assicurare  le  popolazioni  che  avea  create  dalle  repentine  in- 
cursioni dei  barbereschi,  e  contribuiva  tutto  alla  erezione  di 
alcune  necessarie  difese.  Elevato  alla  maggior  dignità  della  chiesa 
sarda  nella  più  estesa  ampiezza  di  questa  sfera,  e  nelle  altre 
Provincie ,  in  cui  ebbe  ed  ha  parte  come  prima  voce  dell'  or- 
dine ecclesiastico,  fé'  più  brillare  i  suoi  talenti  politici.  Entro 
il  decimosettimo  lustro  egli  opera  ancora  vivido  di  spirito  e 
di  cuore. 

Tiragallo  D.  Luigi.  Competè  nel  1770-71  per  una  cattedra 
di  legge ,  ed.  ebbe  la  rara  sorte ,  che  fosse  fatta  ^ustizia  al 
suo  merito  trascendente.  Questo  superava  l'invidia  ,  e  gli  pro- 
cacciava splendide  mercedi*  Dopo  onoratissimA  gradazione 
arrivò  a  tanto ,  che  fu  nominato  intendente  generale  del  re- 
gno, invitato  negli  stati  del  continente  all'alto  ufficio  di  av- 
vocato generale ,  e  in  fine  creato  reggente  del  supremo  magi- 
strato del  consolato  di  terra  e  di  mare  con  l'onestissima  arrota 
della  decorazione  delle  grandi  insegne  ecc.  ecc.  Fu  stimato  e 
si  prestò  profondo  giuresconsulto ,  uomo  di  stato,  e  letterato 
insigne* 

Manca  di  Tiesi  D.  Stefano ,  marchese  di  Villahermosa ,  e  di 


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CAGLURI  193 

s.  Croce.  Nella  prima  età  molto  si  distinse  nel?  armi,  e  fu 
parte  di  molte  azioni,  delle  quali  portò  incancellabili  le  ono- 
rate memorie.  Tanto  poscia  in  questa  scienza  egìì  progrediva , 
che  nulFaltro  a  lui  vedea  da  preferire  lo  stesso  Vittorio  Ema- 
nuele molto  intendente  delle  cose  di  guerra.  Versava  insieme 
in  altre  non  poche  parti  dell'umano  sapere,  e  acquistava  gran 
tesoro  di  erudizione.  Onde  gli  accademici  italiani  si  onoravano 
del  suo  nome  ,  e  la  reale  società  agraria  ed  economica  di  Ca- 
gliari lo  venerava  suo  degnissimo  presidente.  Fu  devotissimo  a 
Carlo  Felice,  dal  quale  mentre  era  corrisposto  con  affettuosa 
amicizia ,  al  bene  della  patria  riguardava ,  ed  alla  gloria  di  lui. 
Pertanto  come  affettuoso  patrono  lo  riguardarono  e  amarono  i 
suoi  cittadini  persuasi  della  parte,  che  avea  ben  grande  nelle 
moltissime  ottime  cose ,  che  quell'amantissimo  prìncipe  nelle  sue 
▼ice  regie ,  e  nel  regno  fece  per  la  comune  prosperità  -,  gli  in- 
geg;m  più  chiari  Io  veneraron  mecenate;  le  persone  di  merito 
protettore.  Dei  suoi  studi  al  rifiorimento  della  Sardegna  fu  fatto 
alcun  cenno  nell'articolo  Cagliari  provincia^  §  Agricoltura.  I  so- 
vrani di  Sai^degna  ,  e  i  loro  alti  alleati  consapevoli  dei  sommi 
suoi  menti  l'onoravano  delle  più  nobili  decorazioni.  Carlo  Al- 
berto, in  attestato  dell'alta  sua  stima,  gli  conferiva  la  canea 
già  da  se  onorata  di  gran  mastro  d'artiglieria. 

Grondona  D.  Antonico.  Fece  la  guerra  nel  continente ,  e  poi 
nel  1800  ,  quando  i  tiesini  apertamente  ribellavano  a  danno 
del  feudatario,  ebbe  raccomandata  la  spedizione  (  vedi  notizie 
storiche  )  ;  contro  i  quali  pieni  di  audacia  per  lo  numero ,  e 
trasportati  da  furore  contro  ciò,  che  essi  dicevano  tirannia  feu- 
dale ,  non  solo  si  sostenne ,  ma  emendati  i  gravi  errori  del 
piano  propostogli  ottenne  una  compita  vittoria.  Teneva  dopo 
questo  e  altri  fatti  onorifici  li  governi  di  Alghero  e  di  Sas- 
sari ,  ed  in  questo  spiegando  una  maravigliosa  attività  fece  pro- 
cedere in  meglio  le  cose.  «Dotto  nelle  scienze  militari  sente  pure 
molto  avanti  nelle  naturali,  e  tante  doti  spiccano  più  belle 
nelle  virtù  del  suo  cuore. 

Baille  D.  Lodovico,  membro  dell'  accademia  delle  scienze  di 
Torino,  e  di  più  altre,  segretario  perpetuo,  ed  ora  presidente 
della  reale  società  agraria  ed  economica  di  Cagliari ,  censore 
della  università ,  e  presidente  della  biblioteca.  Fu  uno  dei  primi 
che  abbiano  coltivato  in  Sardegna  con  buon  gusto  la  lettera- 
Dizion*  Geogr.  tee.  Voi.  III.  i3 


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194  CAGLURI 

tura  y  prcrtliisse  yarì  compoiAunenti  poetici  assai  lersi ,  ed  è  so- 
prattutto lodato  per  lo  suo  amoi*e  alle  cose  patrie ,  per  le  sue 
yaste  cognizioni  in  queste  e  nell'  archeologìa  »  intorno  alle 
quali  cose  scrìveva  e  produceva  molte  illustrazioni.  Egli  ha  la 
bella  soddisfazione  di  veder  già  suUe  sue  orine  ben  diretti  non 
pochi  giovani ,  dai  quali  la  patria  spera  assai* 

Caboni  avvocato  Stanislao  dottissimo  nel  dritto  e  nelle  scienze 
economiche,  ed  uno  de'  letterati  superiori.  Dal  concorso  ad  una 
cattedra  di  legge,  nel  quale  avea  brillato  al  pubblico  l'esimio 
merito  del  suo  ingegiv) ,  e  dei  suoi  profondi  studi,  essendo  par* 
tito  senza  premio ,  entiò  nella  carriera  economica  ,  resse  con 
sommo  onore  la  intendenza  generale  del  Regno  ,  in  appresso 
con  pari  merito  di  zelo  e  di  abilità  governò  la  yice*intendenza 
generale  di  Sassari,  ed  ora  tiene  le  veci  del  controllo  genera- 
le. Egli  redigeva  il  giornale  Cagliaiilano  in  beUa  lìngua  con 
molta  copia  di  cognizioni  utilissime  ;  dettava  due  orazioni,  una 
per  D.  Raimondo  Garau,  altra  per  Carlo  Felice  ^  molte  poesìe 
assai  pregiate  da  chi  gusta  il  bello  ;  e  già  intraprese  la  pub- 
blicazione di  Saggi  letterari  e  scienti6ci  con  nel  primo  fasci- 
colo i  Ritratti  poetico-storici  di  alcuni  illustri  sardi.  I  dotti 
bramano  la  continuazione  dei  medesimi,  e  augurano  alla  pa- 
tria dai  suoi  rari  talenti  e  somnia  bontà  di  cuore  maggiori  cose. 

Amat  di  s.  Filippo  noonsignore  arcivescovo  D.  Luigi.  Dopo 
aver  ai^ministrato  con  somma  soddisfazione  del  governo  pon- 
tificio e  dei  popoli  varie  delegazioni,  fra  queste  quella  di  Bo- 
logna ,  andò  nunzio  alla  corte  di  Napoli ,  e  in  appresso  con 
egual  carattere  a  quella  di  Madrid.  Ai  suoi  talenti  nella  diplo- 
mazia è  aggiunto  il  fregio  clie  viene  dalla  letteratura.  Abbiam 
di  lui  una  orazione  latina  per  li  funerali  del  re  Yittorio  Ema- 
nuele celebrati  in  Roma. 

Contessa  Margherita  D.  Carolina  nata  De-Quesada.  Si  rese 
nota  ai  letterati  per  alcuni  scritti,  che  sono  argomento  certo 
dell'alto  ingegno,  e  della  sincera  pietà  di  lei. 

Pes  di  Villamarina  cav.  D.  Emanuele,  luogotenente  gene- 
vaie,  cav.  gran  croce,  e  cav.  di  s.  Luigi  di  Francia.  Fu  paggio 
del  Re  Vittorio  Amedeo.  Impaziente  di  appartenere  alla  milizia 
in  tempo,  in  cui  era  fieramente  minacciata  l'indipendenza  dei 
dominii  Sabaudi,  entrò  giovanissimo  nel  reggimento  Aosta,  com-> 
pagnia  de' granatieri.  In  una  sanguinosa  fazione  valorosamente 


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CAGLURI  195 

combattendo  fu  fatto  prigioniero  dai  repubblicani  di  Francia. 
Divenuto  poi  libero  di  se,  e  rientrato  nel  detto  reggimento, 
da  prode  e  solerte  uffizlale  si  distinse  contro  ì  francesi  nelle 
campagne  degli  anni  i794~9^'96.  In  seguito  alla  presa  d'Ales- 
sandria nel  1799  ^"  prigione  di  guerra  degli  austriaci.  Nelle 
campagne  degli  anni  1799,  ^^o<>9  1801 ,  i8oa,  i8o3  segnalossi 
guerreggiando  sotto  i  vessilli  dell'Austria.  Passò  di  bel  nuovo 
al  servizio  del  Re  di  Sardegna  Vittorio  Emanuele.  Fu  commis- 
sario del  Governo  Sardo  presso  gli  eserciti  austriaci  nella  cam- 
pagna del  i8i5,  e  trovossi  presente  alla  presa  di  Grenoble. 
Venne  quindi  prescelto  a  capo  dello  stato  maggiore  della  di- 
visione di  Torino.  Dal  provvido  Re  felicemente  regnante  fu 
dapprima  eletto  a  consigliere  di  stato,  e  vennegli  quindi  affi- 
data la  somma  degli  importanti  delicatissimi  affari  della  guerra, 
marina,  e  Sardegna.  Che  veramente  egli  è  personaggio  d'in- 
gegno vivacissimo,  dì  rari  moltiplici  talenti,  e  soprattutto  di 
una  maravigliosa  attività  a  farli  tutti  valere.  Dallo  studio  delle 
dottrine  tattiche  non  avendo  disgiunto  lo  studio  dell'  altre  scienze 
di  puM>lica  utibtà ,  specialmente  delle  economiche ,  ebbe  la  ri- 
putazione cosi  di  militare  peritissimo,  come  di  abile  uomo  di 
stato.  Confermava  la  prima  con  una  molto  applaudita  teoria 
militare,  e  l'altra  con  la  sapienza,  onde  conduce  le  cose  al 
bene  della  patria  nell'altissima  dignità,  cui  lo  innalzava  il  sag- 
gio Monarca. 

Materiale  della  città  di  Cagliari.  Che  in  alcun  tempo  sia 
stata  Cagliari  all'intutto  dis£itta  e  ridotta  a  diserto  è  contro  la 
verità  storica.  Perchè  errava  il  Fara  in  asserendone  il  primo 
eccidio  da  T.  Sempr.  Gracco  Cons. ,  l'altro  dopo  molte  furiose 
oppugnazioni  sotto  Fariete  di  diverse  schiatte  di  barbari.  Non 
posso  però  non  consentire  nel  suo  diminuimento  ad  una  par- 
ticella della  superficie ,  che  copriva  coi  suoi  edifizi  in  quello 
che  correvano  i  meno  infelici  tempi  della  dominazione  romana: 
che  anzi  emmi  certo  che  la  Cagliari  ,  dove  Musatto  avevasi 
fondato  il  trono ,  era  una  meschina  cosa  *,  comecché  non  la  sap- 
pia designare  nei  veri  limiti.  A  ragionar  però'  da  quello  ap- 
parve ne'  succeduti  tempi  era  la  popolazione  ristretta  dove  og- 
gidì è  Stampace  col  borgo  comprendendovi  le  chiese  di  S.  Pie- 
tro ,  e  di  S.  Paolo.  La  parte  rassicurata  con  mura  e  torri  erano 
le  isole  che  si  appoggiano  sulla  strada  di  S.  Michele ,  e  mezza 


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196  CAGLURI 

quella  chft  si  distende  dalla  torre  e  porta  Scala  (antico  ingresso 
nella  città  dall' interno)  alla  piazza  S.  Carlo  ,  dove  é  ancora 
veduta  l'imposta  dell'arco  della  porta  al  mare  ,  denominata 
dall'Angelo,  a^  cui  nella  solennità  degli  Angeli  custodi  il  clero 
parrocchiale  ,  come  costumano  fare  il  capitolo  alla  porta  Leo- 
nina ,  la  comunità  di  Yillanova  alla  porta  ^di  questo  nome  ,  e 
la  comunità  di  Lapola  a  S.  Elmo  presso  la  porta  del  Molo , 
suole  andare  a  supplicazione  composto visK  un  aitar  temporario. 
La  rimanente  circoscrizione  può  essere  facilmente  riconosciuta. 
Nella  età  dell' Arquer  (intorno  al  i54o)  sussisteva  ancora  parte 
della  cinta  ,  e  nella  sua  topografia  di  Cagliari  è  segnata  quella 
che  coDgiungeva  le  anzinotate  due  porte.  Entro  queste  mura 
parve  ad  alcuno  fosse  contenuta  la  chiesa  maggiore  col  seggio 
arcivescovile ,  e  gli  furon  indizio  due  medaglioni  scopertisi  non 
lungi  dalla  porta  dell'Angelo,  rappresentanti  in  lavoro  mosaico  , 
uno  Gesù  Cristo,  altro  la  sua  madre.  Il  nome  di  Stampace  ,  che 
ebbe  questa  parte  dell'antica  Cagliari ,  venne  dai  pisani ,  nella 
ciu  città  troviamo  un  rione  ed  un  baluardo  cosi  appellati. 

Villa  di  S.  Igìa.  La  giacitura  del  borgo  e  castello  di  S.  Igia, 
o  Gilla,  cosi  deve  essere  determinata ,  che  da  ponente  toccasse 
lo  stagno ,  da  levante  si  estendesse  sino  nella  linea  della  strada 
a  Fangario  e  contrada  del  borgo  esistente  ,  verso  austro  alle 
spalle  dell'attuale  chiesa  di  S.  Avendrace,  verso  il  tramontano 
a  non  più  di  quattrocento  metri  in  là  delle  ultime  case  di 
questo  borgo.  Intra  questi  limti  è  da  vedere  molte  fondamenta, 
e  siffatti  materiali ,  che  attestano  qualche  magnificenza.  Il  sito 
dell'antica  chiesa  principale  è  ben  accertato.  Era  denominata 
da  S.  Maria  de  Giusi ,  uffiziata  da  canonici  ,  e  onorata  dalla 
frequentissima  residenza  dell'arcivescovo.  La  popolazione  era 
difesa  da  forti  mura ,  ed  a  più  fermezza  era  stato  erettovi  un 
castello,  che  divenne  famoso  nelle  guerre ,  e  fu  sempre  dove 
andava  a  tempestare  il  nemico  ,  f  sì  consumava  ogni  violenza 
dì  guerra.  Non  sono  molti  anni  che  ne  apparivano  le  fonda- 
menta. I  coltivatori  le  hanno  già  disciolte.  In  questo  sito  forti- 
ficato si  riuniva  col  regolo  della  provincia  quanto  era  nella  me- 
desima di  persone  illustri  e  potenti.  In  caso  d'una  repentina 
irruzione  era  il  comodo  dì  evadere  per  l'acque  dello  stagno 
o  alla  vicina  isoletta  ,  o  più  in  là.  Non  pare  che  la  distru- 
zione del  castello  e  delle   mura    (Y.  not.   stor.  sulla  fine  del 


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CAGLIARI  197 

secolo  xm)  portasse  un  totale  esterminio  degli  abitanti.  D.  Al- 
fonso quando  conquistava  Cagliari  ritrovava  in  S.  Gilla  una 
piccola  popolazione  ,  e  noi  la  possiamo  st'unare  tuttora  sussi- 
stente nel  borgo  di  S.  Avendrace  ,  avvicinatesi  le  case  a  pie 
dell'antica  necropoli. 

CastdlO'Casiro  y  o  Castel  di  Cagliari.  Si  edificava  questa 
magnifica  rocca  dall' architetto  Fratino.  La  circonferenza  su 
li  dati  dei  residui  delle  mura  si  può  calcolare  di  metri  i35o. 
La  irregolar  figura  riguardati  solo  gli  angoli  principali  salienti 
può  ridursi  alle  trapezoidi  -,  di  cui  il  lato  maggiore  protendesi 
quasi  sotto  il  meridiano  sul  ciglio  della  rupe  ;  il  lato  contro 
libeccio  dall'angolo  del  pozzo  (nel  bastione  di  S.  Remigio  ) 
alla  torre  dell'elefante,  linea  piuttosto  curva  che'  retta,  egua- 
gliasi a  cinque  '  quattordicesimi  del  primo  lato  -,  quello  contro 
ponente  da  questa  torre  alla  gola  del  baluardo  di  S.  Giovanni 
a  sei  quattordicesimi;  l' estremo  ,  che  è  una  spezzata  ,  incontro 
a  maestro-tramontana  di  altri  cinque.  Presentemente  la  mag-* 
gior  lunghezza  può  essere  rappresentata  da  metri  55o,  la  lar- 
ghezza di  200;  nella  pendice  a  ponente  con  le  altezze  di  li- 
vello negli  angoli  sulla  linea  maggiore  72,00  presso  S.  Catte- 
rina  -,  98,82  alla  torre  di  S.  Brancazio  ,  che  ottiene  su  questi 
altri  metri  35,07,  negli  altri  due  tra  le  linee  minori  ;  57,16  a 
pie  della  torre  dell'elefante ,  che  sorge  ad  altri  27,49  ;  e  69,09 
al  balijardo  di  S.  Giovanni.  La  pendice  di  levante  fu  tagliata 
tutta  e  in  modo  che  restaron  le  rupi  verticali  con  profondità 
di  circa  metri  3o  quanti  se  ne  inism'ano  dal  piano  deUa  cat- 
tedrale al  fosso.  La  linea  delle  mura  contro  levante  apparisce 
sinora  quasi  tutta  col  rivestimento  solito  delle  costruzioni  dei 
pisani  senza  scarpa  e  con  riseghe.  Nel  fossario  e  in  parte  del- 
l'edifizio  attiguo  alla  cattedrale  sono  essi  visibili  e  vi  si  no- 
tano l'arine  pisane.  La  linea  contro  libeccio  e  presso  che  in- 
tera e  rìc#noscesi  entra  la  casa  degli  scolopi  ,  nel  successivo 
cortile  ,  e  nel  muro  intemo  del  teatro.  Dell'altra  eccetto  un 
pezzo  che  tocca  la  torre  dell'elefante ,  il  resto  fu  disfatto  dagli 
spagnuoli  nell'erezione  delle  nuove  opere  di  difesa  in  architet- 
tura accomodata  alle  artiglierie.  L'ultima  è  sussistente  nella 
metà  alla  torre  di  S.  Brancazio.  Il  .rivestimento  delle  medesime 
era  allo  zoccolo  di  pietre  calcaree  spesso  bugnate  non  sempre 
a  ordini  regolari  ;  agli  strati  superiori  di  certe  roccie  che  sono 


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198  CAGLIARI 

una  breccia  o  di  arene ,  o  di  ghiaja  y  o  di  questa  e  conchiglie , 

0  del  tufo  comune. 

A  diseguali  tratti  erano  le  mura  divise  da  toni,  ^ui  roton- 
de y  qual  vedesi  presso  a  quella  di  S.  Brancazio ,  in  una  delle 
quali  passa  la  linea  magistrale  della  fortificazione  attuale  ,  là 
quadrate  ,  come  pare  vederne  una  nell'angolo  ad  austro ,  e  al- 
tre superiormente.  Ve  n'eran  pure  polìgone  ,  e  quella  che  sta 
alle  spalle  del  monistero  di  S.  Lucia  quasi  in  tutta  sua  inte- 
grità conservati  pure  i  merli.  Nella  parte  contro  libeccio  co* 
noscesi  una  torricciuola  ,  sotto  la  porterà  del  collegio  degli  sco- 
lopi.  Grandissima  di  tutte  nel  principio  costruivasi  la  torre  del- 
l'aquila per  una  valida  difesa  della  porta  con  saracinesca ,  su 
cui  sorge  va.  In  appresso  Giovanni  Capula  levava  le  due  magnifi- 
che torri  di  S.  Brancazio  (nell'anno  i3o5  )  e  dell' Elefieuite 
(  1307).  La  costruzione  di  queste  rassomiglia  a  quella  delle 
mura  e  della  torre  dell'aquila  ,  ma  assai  distinguesi  per  una 
maravigliosa  precisione  del  lavoro.  Nelle  faccie  e  nei  fianchi 
sono  vestite  d'un  calcareo  cosi  compatto ,  che  alcuno  lo  scam- 
biava nel  marmo  ,  nelle  spalle  con  tufo.  Sulla  cima  hanno 
ambe  la  vedetta  ,  e  da  quella  che  spunta  sopra  S.  Brancazio, 
dove  teneansi  già  degli  speculatori  a  vedere  i  legni  che  si  pre- 
sentassero nel  porto ,  apresi  per  ovunque  volgasi  l' occhio 
una  infinita  mirabile  scena  indescrivibile.  Negli  ultimi  ordini 
sporgono  dei  medaglioni  per  lo  ballatojo. 

Sin  dal  1264  erasi  edificata  nel  castello  una  darsena  (  tar- 
sena  castri)  siccome  ne  dice  una  iscrizione  ritrovatasi  nel  di- 
sfacimento del  campanile  della  parrocchia  di  Stampace  (i).  In 
qual  parte  del  castello  fosse  stata  disegnata  non  è  che  ce  l'in- 
dichi. Per  avventura  avria  potuto  essere  stata  nell'istesso  sito, 

(i)  Fu  questa  iscrizione  commentata  dal  chiarissimo  cavc^ 
liere  Baille ,  e  sinora  non  pubblicata.  Nella  quale  notato  V  ori- 
gine araba  di  questo  vocabolo ,  che  nella  lingua  sarda  intro^ 
dussero  i  saraceni  dominatori  ^  e  proposto  i  due  significati  di 
conserva  d^  arme ,  e  di  fabbrica  di  cose  navali ,  afferma  debba 
intendersi  nel  primo  modo.  In  che  mentre  facilmente  condiscenda 
terrò  per  certo  che  governando  Musatto ,  cui  ogn^  iu)m  sa  es- 
sere  stato  molto  pratico  delle  cose  di  mare ,  aver  amato  il  cor- 
seggiare ,  e  stato  pure  sia  in  Cagliari  un  laboratorio  di  navi. 


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CAGLIARI  199 

dov'  era  T  armeria  nel  tempo  degli  spagnuoli ,  e  notava  l'Àrquer 
la  torre  delle  munizioni  da  guerra.  DafUa  parte  contro  ostl-o- 
libeccio,  onde  poteva  entrarsi  nel  castello,  erano  quattro  or- 
dini di  mura  con  quattro  porte  ,  per  li  quali  erano  formate 
cinque  rampe  e  V  ultima  più  breve  delle  precedenti ,  le  quali 
ancora  appariscono  quasi  intere.  La  linea  esterna  e  maggiore  di» 
stendeasi  da  presso  Porta- Villanova  in  là  di  s.  Catterina  mar- 
tire ',  la  seconda  nella  projezione  della  faccia  maggiore  del  ba- 
luardo dello  Sperone-,  la  terza  per  la  cortina  ,  tra  il  prece- 
dente e  il  bastione  del  Balice  ,  i  cui  materiali  sono  stati  ado- 
prati  a  formar  parte  di  questa,  come  è  veduto  neUa  porta  di 
Castello,  tra  i  quali  osservandosi  sopra  questa  porta  due  teste 
di  leoni ,  onde  prendea  cognome  la  porta  Leonina  ,  non  pare 
sia  gran  temerità  qui  fissare-  la  medesima  ;  la  quarta  sussiste 
tuttora  e  maschera  la  porta  dell'aquila. 

Dalla  parte  di  s.  Brancazio  erano  tre  ordini  di  mura  eon  tre 
porte ,  il  primo  separava  la  torre  dal  popolato  ,  il  secondo  ser- 
viva di  primD  antemurale  alla  toire,  il  terzo  più  in  là  di  al- 
tra difesa* 

Costrutto  il  castello ,  l'Arcivescovo  vi  ebbe  alloggio  presso  la 
piccola  chiesa  di  s.  Cecilia  ;  e  divenuti  padroni  i  pisani  nel  1 3 1 3 , 
cominciossi  a  edificarvisi  la  cattedrale  presso  s.  Cecilia  ,  il  cui 
nome  prevalse  nell'uso  a  quello  di  N.  D.  cui  fu  dedicata  dagli 
aragonesi.  Fu  disegnata  secondo  lo  stile  architettonico  di  quei 
tempi,  e  da  alcuni  residui  é  permesso  dire  con  maestria  som- 
ma. Mediocre  era  la  grandezza,  quanta  si  vede:  due  ordini  di 
colonne  formavano  nel  piede  della  crociera  tre  navate  -,  ed  un 
pulpito  di  qualche  pregio  per  l'arte  ,  ma  di  misure  maggiori 
che  permettesse  la  proporzione  ,  era  sospeso  su  colonne  spi- 
rali sedenti  (  o  bella  cosa  !  )  sopra  il  dorso  di  quattro  leoni  gi- 
ganti. Il  tetto  era  a  legname  con  ben  intesa  travatura,  e  que- 
sto minacciando  ruina  fu  cagione  che  D.  Pietro  Vico  arcivescovo 
di  Cagliari  facesse  distruggere  1'  edìfizio^  per  piantarne  un  nuovo 
con  miglior  disegno ,  se  cosi  fosse  ;  il  quale  si  cominciava  a 
fondare  addi  22  novembre  1669  per  un  uomo  del  genovesato 
Mastro  Domenico  ....  Si  accrebbero  i  materiali  dalle  due  brac- 
cie  dell'antica  chiesa  basilica  di  s.  Saturnino. 

Castello  (U  s,  MicJiele.  Fabbricava  si  dai  pisani  sulla  emi- 
nenza a  settentrione  delia  città  nel  sito   dove  erano  sin  allora 


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20O  CAGLIARI 

vissuti  dei  certosini.  È  quadrato  con  torri  simili ,  ma  disugnali 
ai  tre  angoli  in  libeccio,  sirocco,  e  greco.  Il  perimetro  somma 
a  metri  i44*  I^^U^  prima  capitolazione  dei  pisani  vi  si  allog- 
giarono gli  aragonesi.  Raimondo  Peralta  preposto  alle  cose  di 
guerra  fecelo  foitificare,  quando  parve  imminente  nuova  ten* 
zone  con  gli  antichi  possessori.  Ottenevalo  poscia  Berengario 
Carros  obbligato  a  ben  munirlo.  In  progresso  adattavasi  alle 
nuove  armi  9  e  formavansi  i  rampari^  nei  quali  potevano  agire 
pochi  cannoni ,  scavato  il  fosso  intorno  e  prodottolo  da  una 
parte  contro  ponente  con  muro  posto  sul  ciglio  interno  a  im- 
pedire il  nemico  di  vedere  i  lati  di  pon.  e  tramant.;  da  altra 
contro  il  levante  a  nuovo  ostacolo  per  passare  al  lato  di  levante 
sulla  piazza  d'arme  in  forma  di  piccol  campo ,  senza  il  fosso 
era  negli  altri  lati  salvo  1'  australe  una  cinta  che  si  attaccava 
agli  angoli  delle  spalle  delle  due  torri  a  libeccio  e  sirocco. 
La  porta  era  nel  lato  a  levante  con  ponte  e  saracinesca.  Solo 
dalla  parte  a  mezzogiorno  poteva  il  castello  essere  battuto ,  e 
da  questa  esso  teneva  tre  cannoniere  alla  cortina.  I  Carros  vi 
dimoravano  spesso ,  essi  ritornati  in  Spagna  non  si  ebbe  molta 
cura  di  conservarlo.  Presentemente  é  abbandonato ,  lasciati  den- 
tro città  gli  invalidi,  che  nell' addietro  vi  avean  caseiina. 

Era  un  borgo  sotto  questa  rocca ,  ed  il  cavaliere  Baille  cre-« 
delo  appellato  Calamatìas. 

Bagnata.  Porto  e  boi^o  di  Cagliari  nei  secoli  di  mezzo,  e 
negli  anteriori  estrema  parte  della  città ,  sotto  la  necropoli 
australe.  Vi  erano  le  dogane  ,  e  si  esercitava  il  principal  traf- 
fico degli  isolani  con  gli  esteri.  Sedeanvi  il  Camerlingo  del  poi> 
to  j  i  consoli  del  commercio  ,  i  giurati ,  i  sensali ,  altre  per- 
sone necessarie  in  queste  bisogne  ,  e  certo  numero  di  uomini 
per  la  forza.  In  esso  si  accumulavano  si  gli  articoli  da  espor- 
tarsi ,  cereali,  formaggi  ,  lane  grezze  e  lavorate ,  e  altre  non 
poche  derrate  compreso  il  prodotto  delle  miniere  ;  come  le 
merci  estere  ai  bisogni ,  comodi ,  e  al  lusso ,  qual  fosse ,  delle 
popolazioni  dell'isola.  La  strada  principale  la  ruga  dei  mer^ 
canU  era  fiancheggiata  da  ricchi  fondachi.  Era  stata  erettavi 
in  parrocchia  la  chiesa  poi  denominata  da  s.  Bardilio  ,  e  in 
addietro  dalla  SS.  Trinità  sotto  la  invocazione  della  Vergine  del 
Porto  delle  grotte  (  caverne  sepolcrali  (  V.  Necropoli  cagl,  ) , 
cui  si  festeggiala    nella  memoria  della  sua   annunciazione  con 


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GAGLURI  20 1 

grande  luminaria  in  cera  dal  prodotto  d'  un  tenue  dritto  su  i 
bastimenti  secondo  che  fossero  capevoli.  Le  quali  cose  ed  al- 
tre sono  dedotte  dal  Breve  portus  caraUtani  progettato  in  Ca- 
gliari, ed  emendato  in  Pisa  Tanno  iSiS,  che  il  chiarissimo 
cavaliere  Baille  estrasse  dall'archivio  Roncioni  di  Pisa,  dove  è 
dì  notare  le  cose  della  vendita  e  compra,  e  come  allora  fosse 
più  attivo  uno  ed  altro  commercio. 

Venuti  gli  aragonesi,  e  non  tolto  per  li  patti  il  castello,  il 
sobborgo  di  Stampace,  e  la  Villanova  ai  pisani,  continuò  la 
frequenza  in  questo  poito,  ma  non  per  molto.  Che  come  i 
nuovi  signori  dissero  ai  pisani  di  volere  a  se  le  loro  case  di 
Cagliari,  fu  abbandonato ,  e  quello  abitato  che  costoro  si  ave- 
vano formato  alla  falda  dello  stesso  castello  in  Lapola,  come 
si  voUe  dal  re  D.  Jacopo  nel  diploma  di  erezione  della  città 
di  Cagliari  in  colonia  aragonese. 

ViUano\fa^  Comincia  a  comparir  nella  storia  alla  invasione 
degli  aragonesi.  Non  pare  sia  stata  murata  avvenga  che  si  no- 
tino due  porte,  una  detta  Romeri,  cb^  pone  in  corrispondenza 
la  contrada  deis  Jrgiòlas  con  s.  Domenico-,  altra  Cabànias 
presso  s.  Cesello,  onde  si  usciva  dalla  strada  di  s.  Giovanni. 
Questa  è  ben  indicata  nella  topografia  delTArquer  con  ai  due 
fianchi  un  piccol  tratto  di  muro.  Sarebbe  essa  di  antichità  su- 
periore al  medio  evo?  Le  abitazioni  si  distendevano  lungo  la 
falda  orientale  del  castello  con  quattro  contrade  maggiori*  U 
nome  della  odierna  principal  contrada  deis  jérgiòlas  ci  awba 
che  ivi  era  campo  raso,  e  accomodato  alle  aie.  In  tempi  po- 
steriori è  riconosciutovi  un  vico  cosi  denominato,  che  sarebbe 
di  quelle  isole,  che  sono  prossime  a  s.  Lucifero,  ed  altro  ap- 
pellato di  Gèsus,  o  di  Orta,  presso  l'antico  convento  degli  o^ 
servanti,  oggi  chiuso  tra  i  rampari  del  rivellino  di  Porta^Ge- 
sus,  e  riformato  alla  fabbrica  dei  tabaccbi* 

Bonaria  9  villa  e  castello.  Mei  1824  convenutosi  nelle  con- 
dizioni scambievoli,  siccome  il  Castel  di  Cagliari  si  ritenea  dai 
pisani,  D.  Alfonso  ordinava,  che  intorno  al  campo,  ove  erasi 
attendato  il  suo  esercito  sul  colle  di  Bagnara  si  tirasse  una 
muraglia,  0  dentro  si  edificassero  abitazioni,  perchè  vi  risie- 
desse il  supremo  governator  del  regno ,  e  stanziasse  V  armata. 
Quindi  formavasi  una  popolazione  in  certa  foggia  di  città  con-^ 
simile,  come  immaginavano,  a  Barcellona,  e  tosto  si  edificava 


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IO)  CAGLURI 

una  chiesa  parrocchiale,  dedicata  essa  pure  alla  Trinità.  Ebbe 

Bonaria  i  privilegi  di  città  nel  i3a5,  e  l'onore  di  dominante. 

Lapolay  volgarmente  la  Marina.  Occupato  il  Castello  e  lo 
Stampace  dagli  aragonesi  mentre  si  intese  ad  ampliare  di  van- 
taggio la  città  fu  permesso  ai  sardi  di  poter  formare  delle  abi- 
tazioni tra  il  castello  e  il  mare,  e  vivervi  mescolati  a' domi- 
natori. Gli  edifizi  furono  prima  disegnati  presso  alla  sponda, 
e  nell'età  dell' Arquer  erano  tuttora  nude  le  rupi  dalle  mura 
del  castello  alla  linea  da  Porta-Villanova  a  Porta-Stampace 
guidata  secondo  la  presente  strada  della  Costa. 

Spogliati  i  pisani  del  porto  di  Bagnara  ne  formavano  un  al- 
tro alle  sponde  di  Lapola  stringendo  non  piccolo  spazio  me- 
diante una  palizzata  in  forma  di  due  archi  appoggiantisi  uno 
al  torrione,  dove  oggidì  il  baluardo  di  s.  Agostino,  l'altro  al 
torrione  detto  di  Levante ,  dove  è  il  bastion  della  darsena , 
sortendo  dalla  corda  del  lido  in  mo'  di  freccia  un  ponte  per 
avventura  nella  lingua  dove  è  la  dogana,  la  caserma,  il  ba- 
gna, il  fortino  di  s.  Vincenzo  col  piccol  molo,  che  è  uno  delle 
braccie  dell'attuale  porto ,  o  darsena. 

Il  y.  R.  di  Castel-Rodrigo  a  togliere  l' inconvenienza  di  man« 
dare  la  squadra  sarda  a  svernare  ne)  porto  di  Genova  formava 
il  suindicato  porto,  e  guerniva  in  sua  difesa  il  fortino. 

Fortificazioni  aragonesi.  Primo  pensiero  dei  novelli  signori 
fu  di  fortificar  bene  la  conquistata  città.  Concedevasi  (anno 
1837)  all'università  di  Cagliari,  e  più  volte  poi  si  ratificava, 
il  privilegio  di  imporre  delle  gravezze  sopra  le  merci  e  vittua- 
glie  per  aver  dei  mezzi  alla  costruzione  di  nuove  muraglie  :  e 
finalmente  nel  diploma  8  agosto  1874  ordinavasi  si  impiegasse 
il  trìente  di  quanto  ritornava  dalle  imposizioni  specialmente 
nella  edificazione  delle  mura  di  Lapola ,  in  cui  spesso  incorre- 
vano gli  arboresi.  Vi  ha  qualche  ragione  per  credere ,  che  non 
si  compissero  le  opere  comandate  prima  che  venisse  la  ne- 
cessità di  adoperare  nelle  difese  quel  genere  di  costruzione , 
«he  domandavano  le  artiglierie. 

Fortificazioni  spOgnuole,  Solo  verso  il  1470  cominciossi  nella 
Sardegna  a  usare  le  artni  da  fuoco;  nel  quale  il  Y.  R.  Carros 
domandava  alcuni  cannoni  dal  govemator  del  Logudoro  per 
battere  le  rocche  del  marchese  d'Oristano  Leonardo  d'Alago- 
ne.    È   però  anche  posteriore  a  tal  epoca  la  recente    militare 


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CÀGLiÀllI  ao3 

architettura:  che  se  i  grandi  baluardi  si  comiodaroBo  a  edifi- 
care Bon  prima  del  i45o  ia  paesi  militari ,  nella  trascurata  ca- 
pitale della  Sardegna  certo  assai  più  tardi.  £  nei  primi  pare 
siano  stati  i  bastioni  delle  porte  di  Villanova,  e  dello  Stam* 
pace ,  li  quali  non  entrano ,  che  con  violenza  nel  piano  delle 
altre  fortificazioni.  Surto  Carlo  V  al  trono  e  levatisi  contro  la 
Francia  e  la  Turchia  apparve  la  necessita  di  fondare  dei  va- 
Udi  propugnacoli ,  che  si  perfezionavano  poi  dal  suo  figlio  Fi- 
lippo IL  II  principal  disegno  fu  di  assicurare  il  castello  in 
guisa  d'  una  cittadella.  ^A  ciò  veduto  dover  conferire  il  fortifi- 
camento di  Lapola  si  venne  poi  in  sul  fatto,  e  poco  prima 
che  scrivesse  il  Fara  recavasi  a. fine.  Dalla  iscrizione  del  ba- 
luardo di  8.  Giovanni  (  volgarmente  di  s.  Croce  )  apprendiauio 
essersi  il  medesimo  compito  nel  i568  dagli  ingegneri  Rocco 
Capellino  e  Antonio  Mazzolino ,  tenendo  il  viccregno  D.  Alvaro 
di  Madrigal,  il  quale  nella  stessa  lapida  è  lodato  per  lo  stù- 
dio in  fortificar  Cagliari  cosi  in  questo  come  in  altri  baluardi. 
Lo  stesso  y.  R.  era  notato  nel  marmo  che  vedeasi  sulla  porta 
di  \illanova. 

Nella  parte  di  levante  non  si  stimò  importare  alcun  lavoro 
ad  aggiungere  fortificazione  d'arte  alla  naturale,  e  solo  verso 
la  metà  del  secolo  xvn  D.  Diego  d'Aragal  fabbricava  il  piccol 
bastione  del  palazzo,  col  quale  si  avevano  già  sedici  punti  di 
propugnazione  ,  non  però  tutti  baluardi ,  come  diceali  il  Cana- 
les  de  Vega  nella  sua  relazione  della  invasione  dell'  Harcourt. 
Circa  la  quale  nobile  epoca  forse  per  le  avvertenze  poste  nella 
icnografia  della  piazza  da  D.  Antonio  Quintana  cavaliere  assai 
intendente  della  architettura  militare  nella  visita  fatta  pel  ge- 
nerale D.  Melchiorre  De -Borgia,  furono  fatte  le  appendici  dei 
bassi  fianchi  ai  maggiori  baluardi  del  castello ,  Porta-Villanova, 
Balice,  s.  Giovanni,  s.  Brancazio,  della  controguardia  a  s.  Gio- 
vanni, della  falsa  braga  da  questo  al  torrione  di  Porta-Cristi- 
na, con  l'altre  opere  alla  difesa  di  s.  Brancazio. 

La  robusta  costruzione  spagnuola  é  rimarchevole  inverso  la 
recente  ,  e  pare  che  le  opere  novelle  spariranno  in  breve  su- 
perstiti a  più  lunga  durazìone  le  antiche. 
.  FortificoAÌoni  novelle  sotto  i  Reali  di  Soi^oja.  Il  re  Vittorio 
Amedeo  dedicata  a  meglio  fortificare  la  città  una  gra^  somma 
di  danaro  riscossa  dal  governo  spagnuolo  in  compenso  dei  cau« 


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2o4  CAGLURI 

noni  di  bronzo  ,  onde  era  stata  spogliata  la  rocca  cagliaritana, 
e  nel  lato  orientale  del  castello  edificava  tre  baluardi  di  diversa 
grandezza ,  cui  non  mirerà  mai  alcun  aggressore ,  e  formava 
per  tutta  la  linea  di  levante  dal  mare  alla  porta  avanzata  la 
strada  coperta  con  le  opere  solite ,  aggiungendo  eguali  opere 
al  Iato  occidentale  della  Marina.  L'  opera  più  dispendiosa  fu 
sulla  sommità  del  colle  dalla  parte  di  s.  Lorenzo ,  dove  è  il 
vero  punto  di  attacco  contro  il  castello ,  e  sul  disegno  del  De- 
vincenti formavasi  un'opera  a  corno  in  gran  parte  intagliata 
nelle  rupi  fu  appoggiata  alla  freccia  spagnuola ,  e  cinta  delle 
solite  opere.  Rinforza  vasi  pure  la  linea  della  sponda  ,  ma  con 
poco  saggio  consiglio  a  rivestire  alcune  faccie  e  fianchi  di  ba- 
stioni fu  scelta  una  dura  pietra  calcarea.  Finalmente  dopo  la 
invasione  del  Truguet  furon  permesse  alcune  costruzioni  sul 
Monvolpino ,  sul  promontorio  di  s.  Elia  ,  e  in  qualche  punti  del 
littorale. 

Particolarizzazione  delle  opere  di  difesa  di  Cagliari. 

X'  opera  a  corno  di  Pòrta^Reale  tiene  i  due  bastioni  nomi- 
nati uno  dal  B.  Emanuele  faccia  a  s.  Lorenzo  metri  70 ,  fianco 
37 ,  in  linea  di  difesa  180  ;  altra  face,  al  ciglio  delle  rupi  sulla 
passeggiata  della  polveriera  metri  81  ,  altezze  sul  livello  ma- 
rino del  fosso  e  del  parapetto  (  e  distingui  sempre  cosi  i  due 
numeri  notati  )  aU'  ang.  fiancheggiato  92,98 ,  e  98,98. 

Il  bastione  di  s.  Filippo,  face,  sull'anfiteatro  romano  (sulla 
cui  estrema  prec'mzione  siede  lo  spalto  )  80 ,  fianc.  37  ,  nella 
dif.  190:  altra  face.  48,  fianc.  14,  nella  dif.  dal  torrione  di 
Porta-Cristina  380. 

Dentro  quest'opera  è  il  baluardo  di  s.  Brancazio  in  forma 
di  tanaglia  con  lato  a  s.  Filippo  70,  nella  dif.  dal  detto  tor- 
rione 168  ,  con  l'appendice  d'  un  basso  fianco  a  orecchione  , 
in  cui  è  mascherata  l'antica  porta  della  cosi  detta  cittadella 
(  quest'  ìstesso  baluardo  ).  Il  primo  lato  dell'  angolo  rientrante 
40 ,  il  secondo  che  domina  il  B.  Emanuele  56.  Il  fosso  é  d'un 
gran  lavoro  a  89,43  dal  livello  del  mare.  Il  parap.  all'  ang. 
della  spalla  a  Porta-Cristina  è  a  101,84,  all' ang.  rientrante 
della  tanaglia  112,80. 

Nella  cortina  quindi  al  torrione  più  volte  mentovato  fu  aperta 
Porta-Cidstina. 

Torrione.  Questo  è  dell'antica  fortificazione  pisana.  Batte  pure 


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CAGLURI  !io5 

«ul  fianco  dì  s.  Giovanni  a  metri  138,  altezze  8i,6g  e  99,75. 
Sotto  questa  torre  concorrono  due  lìnee  dì  mura  variamente 
spezzate  con  lo  spalto  sul  ciglio  del  fosso  di  s.  Andrea.  Indi 
a  s.  Filippo  figura  una  cortina  nella  quale  è  un  angolo  sa- 
liente onde  sono  due  linee  di  difesa ,  la  prima  di  sovrappiù 
alla  faccia  a  libeccio  dì  s.  Filippo  ,  la  seconda  a  s.  Giovanni , 
con  una  falsa  braga;  l'altra  spezzata  a  questo  baluardo  figura 
una  consimil  opera  sovrapposta. 

Baluardo  di  s,  Giovanni,  Face,  a  campagna  64)50 ,  con  fianco 
a  orecch.  36,  n^lla  dif.  210.  Face,  a  Stampace  74 9  nella  spez- 
zata di  dif.  265  -H  40  9  ^^^  basso  fianco.  Altezza  all'ang.  fianc. 
47969  e  80  :  nell'  ang.  della  spalla  al  Balice  4^)69  y  ^  ^y^9' 
La  controguardia  è  alta  dal  fosso  6  9  da  fuori  11. 

Da  questo  baluardo  alla  torre  dell'Elefante  a  metri  ioa,  la  cor- 
tina formasi  in  un  dente  con  fianco  28^^  ad  accorciar  la  difesa  al 

Baluardo  del  Bàlice,  Face,  a  Stampace  989  con  fianco  a  orecch. 
!27  (  in  cui  é  una  porticina  donde  per  due  rampe  una  sopra  9 
V  altra  alla  faccia  del  basso-fianco  si  discende  in  Stampace  ), 
nella  difesa^ dal  dente  100.  Face,  alla  Marina  4^9  con  orecch. 
curvilineo  'i^y  nella  spezzata  di  difesa  14^  -h  44-  Altezze  all'ang. 
della  spalla  verso  il  dente  dell'Elefante  sopra  la  rampa  38,5o 
e  57,36,  all'ang.  fian.  ^4960  e  54916,  all'  orecch.  curv.  44  ^  549 16. 

Bastione  dello  Sperone,  Face,  alla  Marina  739  con  orecch. 
curv.  20  che  maschera  la  porta  Leonina  ,  o  Castello,  nella  dif. 
193.  Face,  alla  Yillanova  a5,  con  orecch.  19,  nella  difesa  dal 
prossimo  &porgimento  della  stessa  magistrale  489  che  lo  svi- 
luppo fu  impedito  dal  bastione  sottoposto  della  zecca.  Altezze 
del  fosso  all'  orecch.  curv.  56 ,  all'  ang.  fianch.  4^,09  ,  del 
parap.  66.  Su  questo  sorge  il  bastione  di  s.  Remigio  metri  6. 

Bastione  della  Zécca  o  di  Porta^Villanova.  Unica  face* con- 
tro Villanova  84  9  col  fianco  ad  austro  33 ,  e  basso-fianco  nella 
difesa  aoo,  dal  bastione  di  Monferrato;  altro  fianco  a  tram. 
3o  con  basso-fianco.  Altezze  all'  ang.  della  spalla  presso  Poi^ 
ta- Villanova  38,89  9  all'  altr' omologo  4?  9^^  9  ^^^  parap.  oriz- 
zontale 58. 

Gran  baluardo  del  palazzo.  Face.  87,  fian.  289  nella  spetr 
zata  di  difesa  dal  precedente  2!io  -1-  4^  \  ^l^ra  fac.  94  9  fian. 
3o,  neUa  consimile  dif.  dal  susseguente  ^54  -h  a6.  Altezze  al 
primo  angolo  di  spalla  57,05,  all'altro  omologo  64913,  nelpa- 


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ao6  GAGLURI 

rap.  omaoBtate  70.  Sopra  questo  ìd  propria  ntuazione  d'un  ca*- 
valiere  sof^e  a  metri  9  l'antico  bastione  del  palazzo  con  faccie 
quasi  eguali  i3,  fianc.  ad  ausùo   11,  a  tramontana  22. 

Bastione  Si  Carlo.  Face.  ^S  ,  fìanc.  a  oreccb.  4^  9  nella  spez- 
iata di  difesa  dal  prec.  166  -h  60.  Altra  face.  5o ,  fianc.  25, 
nella  dif.  i34«  AJkezze,  all'ang.  di  spalla  ad  austro  71,4^  9  ^^^ 
Tomologo  72,92,  nel  parapetto  orizzontale  75,45. 

Bastione  del  Beato  Amedeo.  Face.  37,  fianc.  19,  nella  dif. 
dalK antecedente  :23.  Altra  face.  23,  fianc.  149  nella  dif.  5z. 
Altezze  nell'ang.  della  spalla  ad  austro  75,5 1  ,  nell'omo- 
logo 78,349  nel  parap.  orizzontale  8i,5i.  Segue  una  collinet- 
ta y  dor'è  la  porta  avanzata  con  un  pie  col  fianco  e  faccia ,  che 
in  complesso  con  l'anzidetto  bastione  nella  icnografia  congiunti 
con  ^(^re  imminenti  fanno  una  brutta  figura  d'opera  a  co- 
rona, quale  io  qualifico  nella  inspezione  della  pianta  topogia- 
fica  della  città  e  fortificazioni  di  Cagliari  disegnata  dal  volon- 
tario nel  Genio  militare  il  signor  Efisio  Crespo  di  Cagliari. 

Fortificazioni  di  Lapola, 

Bastione  di  Monferrato.  Face.  4^9  ^^^  fianc^  a  oreccb.  3o, 
nella  difesa  dal  bastion  della  Zecca  i32  (nella  compresa  cor- 
tina è  la  porta  Yillanova  )  -,  altra  face.  (  in  cui  nel  1 7 1 7  apri- 
ron  la  breccia  gli  spagnuoli  )  39,  confian.  29,  nella  spezzata  di 
dif.  dal  susseguente  1 76  -h  83»  Altezze  dell'ang.  della  spalla  a 
Porta-Villanova  3o,35  e  36,35  ,  all'ang.  fianc.  25, 14  e  36, 14, 
aU'ang.  della  spalla  ad  austi^o  21,14  e  34912* 

Bastione  della  darsena»  Face.  6o,5o,  con  fianca  oreccb.  22, 
nella  dif.  dal  prec.  270  (nella  cortina  compresa  è  la  poita 
Gésus),  face,  al  mare  43,  con  fianc.  6,  nella  dif.  73  dal  pros- 
simo braecio  dritto  della  darsena.  Altezze  all'ang.  alla  spalla 
verso  il  bastione  predescrìtto  2,59,  aU'ang.  fianc.  0,75,  nel  pa- 
rap. orizzontale  12.  . 

Braccia  di  difesa  della  darsena.  Il  retto  (  or  citato  )  lungo 
1 38 ,  entro  cui  la  dogana ,  una  caserma ,  i  bagni ,  che  dicono 
con  la  porta  detta  della  darsena ,  tiene  in  capo  il  fortino  di 
S.  Vincenzo  con  una  faccia  sull'altro  braccio  149  fianc.  199 
nella  dif.  mal  diretta  dall'anzidetto  bastione  i54  9  con  l'altra 
22  ,  fiane.  i6.  Nella  difesa  dal  Molo  253.  Altezze  0,75  6  10,75. 
A  metri  44  ^  ^^  piccol  molo  l'appendice  d'una  mezza  luna 
con  fianchi  in-  totale  sviluppo  38. 


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CAGLURi  207 

Il  piegato  (batteria  di  S.  Giacomo) ,  ond'é  chiuso  il  ^to , 
ha  due  linee  ,  una  contro  libeccio  65,  altra  contro  austro  60, 
altezza  del  parap.  3.  Congiuntesi  a  questa  e  forma  un  altro 
dente  la  batteria  di  S.  Saturnino  con  la  prima  linea  87  y  altra 
32 ,  altezza  del  parap.  3. 

Bastione  del  Molo  o  di  S*  Elmo.  Unica  face,  coatro  Uh.  5o 
nella  dif.  da  S.  Vincenzo,  fianc.  a  lev.  44  9  ùi  fine  al  quale  è 
la  porta  del  Molo  a  ponente  68.  Altezze  0,75  e  io. 

Baluardo  di  S.  Agostino,  Nell'altro  estremo  della  linea  lit- 
torale  di  Lapola  face,  a  mare  70  ,  con  fianc.  a  oreccb.  19, 
nella  dif.  da  S.  Elmo  no,  face,  alla  campagna  78,  con  orec» 
eh.  3a  ,  che  non  maschera  bene  la  porta  S.  Agostino  in  difesa 
ficcante  a5o.  Altezze,  all'ang.  deUaspaUaa  S.  Elmo  oc  io,&», 
aU'ang.  fianch.  o,85  e  1 1  con  due  ordini  di  fuoco  verso  S.  El- 
mo :  ang.  alla  spalla  a  porta  S.  Agostino  3,62  e  9,97. 

Bastiome  di  S.  Francesco,  Unica  face.  85  ,  neUa  difesa  fic- 
cante da  S.  Giovanni  335,  e  nella  quasi  radente  e  più  breve 
dal  dente  dell'Elefante  con  fianc.  a  orecch.  a  tramontana  44  > 
che  maschera  Porta-Stampace  ,  e  l'altro  ad  austro  35.  Altezze, 
all'ang.  della  spalla  verso  S.  Agostino  18,71  e  23,  all'omologo 
22,42  e  27,42. 

Opere  esteme.  Si  è  già  dato  un  cenno  di. queste.  Rimane  a 
dire  che  k  fatte  al  ponente  di  Lapola  furono  quasi  in  tutto 
cancellate ,  l'altre  d'^altrove  in  parte  tolte ,  e  struggcntisi  in 
una  negligenza  ,  che  poi  non  é  irragionevole.  Il  riveUino  di 
Gèstts  maschera  la  cortina  intera,  come  faceva  Taltro  che  si  disfece 
di  S.  Agostino,  i  minori  coprivano  le  porte  di  comunicazione.  L'al- 
tezza dello  «ipalto  va  sempre  crescendo  dal  mare  alla  porta 
avanzata  ,  presso  cui  non  avrà  meno  di  metri  20  con  scarpa 
di  circa  70^  ,  ondechè  il  parapetto  nasconde  per  un  gran  tratto 
il  quartiere  di  Villanova ,  che   vi  si  appoggia. 

Parti  deUa  citid  ,  strade ,  cibici  ecc.  Componesi  Cagliari  di 
quattro  distinte  paiti ,  però  appellate  quartieri.  Il  Castello  e 
la  Marina  contenuti  éntro  le  fortificazioni ,  e  separafi  una  da 
altro  per  la  cortina  dal  Balice  allo  Sperone ,  stanno  sul  colle 
che  ha  le  falde  al  mare  ;  quello  nella  parte  superiore  sulla 
pendice  a  ponente ,  questa  nell'inferiore  sulla  pendice  a  libec- 
cio. Lo  Staapace  alle  falde  di  ponente  distendesi  in  projezione 
al  maestro ,  seguito  dal  borgo  di  S.  Avendrace  (santa  Tènnera): 


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io8  CAGLURI 

la  ViOanova  alle  falde  di  levante  producesi  sottilmente  quasi  da 

mezzodì  a  mezzanotte. 

La  superficie  delle  quattro  parti  principali  é  di  metiì  qua« 
drati  884i9ia  risultanti  dalle  parziali  1 34,825  per  lo  castello 
con  120,912  per  l'arca  di  ciò  che  dicono  cittadella:  137,887.  5o 
per  la  Marina  :  189,787.  5o  per  lo  Stampace ,  non  compreso 
il  borgo  :  298,000  per  la  Villanova. 

Il  castello  ha  contrade  principali  6  ed  altre  più  piccole  alle 
mura  ,  traverse  4  9  isole  27.  La  più  lunga  e  nobile  che  pare 
andar  media ,  secondo  la  ordinaria  corrispondenza  deUe  cose 
aUe  parole  con  molte  stortezze  dicesì  dritta.  Sua  misura  è  di 
metri  484980.  Su  questa  quasi  nella  metà  è  uno  spazio  ,  che 
dicono  la  piazzetta  ,  ed  è  da  poco  che  se  n'è  aperto  un  altro 
in  fine  della  medesima  ,  e  fu  nominato  la  piazza  di  S.  Bran- 
cazio.  Quindi  è  il  raroparo  di  S.  Croce  ,  ed  il  bastione  di  S. 
Remigio.  Persistono  ancora  alcune  case  fabbricate  nei  passati 
secoli.  La  circonferenza  dell'area  dov'è  l'abitato  è  di  8,080.  Vi 
sono  aperte  quattro  porte  ;  la  porta  Castello  alla  Marina  ;  la 
porticina  dell'Elefante  a  Stampace;  l'Apremont  alla  porta  avan- 
zata per  a  Villanova;  e  la  recente  porta  Cristina  a  porta  Reale 
sul  colle  di  S.  Lorenzo. 

La  Marina,  o  Lapola,  presentala  figura  d'un  trapezio.  So- 
novi  strade  maggiori  per  l' erta  8  della  lunghezza  del  quartiere 
di  circa  3p3  e  altrettante  intersecanti,  delle  quali  la  più  bella 
è  la  Costa,  per  cui  è  la  linea  di- comunicazione  tra  lo  Stam- 
pace e  la  Villanova.  Più  spaziosa  di  tutte  è  la  piazza  or  detta 
di  s.  Francesco,  e  in  addietro  della  Marina ,  nelle  cui  estre* 
mità  sono  le  porte  della  darsena  e  del  molo.  Sii  annoverano 
isole  87  ,  e  da  tutte  le  parti  riunioni  di  case  alle  spalle  dei 
ramparì.  La  darsena  è  lunga  miglia  284,  larga  i  io ,  con  aper- 
tura 56.  Nel  primo  giorno  del  1886  vi  si  numerarono  56  navi 
di  carico,  e  vi  restava  ancora  capacità  per  legni  minori.  La 
Marina  ha  6  porte ,  come  può  ricavarsi  dal  già  detto.  Di  que- 
ste e  delle  altre  già  notate  nel  castello  due  sole  sono  in  buon 
disegno,  Porta  Cristina  nel  Castello  e  Porta  Villanova^ella  Ma- 
rina. Sarebbe  a  notarsi  la  porta  del  Molo  per  la  sua  architet- 
tura, ma  è  troppo  piccola.  Fu  ordinata  ma  sinora  non  eseguita 
quella  di  Stampace  secondo  il  disegno  del  cavaliere  De  Albertis 
in  architettura  di  forme  adatte  alla  fortificazione,    di   cui  sa- 


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CACLIARI  309 

rèUbe  parte.  Quando  si  effettui  cedrassi  tolta  la  discontinua- 
EÌODe  della  strada  Tenne  con  la  costa  cagionata  dall'  orecchione 
del  ticin  balordo  baluardo. 

Stampace  può  esser  distinto  in  due  parti  ;  quella  che  fu  già 
circondata  di  mura,  delle,  quali  nel  secolo  xn  era  iu  gran 
parte  nudata;  e  la  contrada  Yenne  con  sue  appendici.  Nella 
prima  sono  isole  si^  nell'altra  i5.  A  pie  della  faccia  a  mae- 
stro del  baluardo  del  Balice  formavasi  la  piazza  di  s.  Carlo, 
e  ¥i  si  ergeva  il  monumento  del  marchese  di  Yenne  ,  onde  co- 
mincia la  misura  migliaria  delle  grandi  strade  del  regno  fatte 
e  da  £are.  Diverrebbe  più  ampia  e  più  bella  tolte  quelle  ca- 
sette, che  si  è  concesso  fabbricar  nel  fosso. 

S.  Avendrace,  borgo  di  Cagliari,  che  dista  metri  Sgo  dal 
rione  dell'Annunziata,  nel  quale  spaùo  ornato  di  due  ord'mi 
di  alberi  ad  una  e  ad  altra  parte  della  strada  suol  essere  la 
passeggiata  nei  giorni  sereni  d' inverno,  componesi  di  2o3  case, 
delle  quali  190  a  pian  terreno,  disposte  in  due  linee  brutta- 
mente speziate  ad  una  e  ad  altra  parte  della  grande  strada  a 
pie  del  colle  dei  sepolcri  antichi.  Alcune  famiglie  nùsere  abi^ 
tano  entro  quelle  caverne» 

Yillanova.  Ha  due  granc^  contrade,  la  più  lunga  di  s.  Gio- 
vanni di  metri  lara,  l'altra  detta  deis  argiòlas  di  1090,80 
che  procede  con  urna  larghezza  irregolare.  Si  numerano  altre 
minori  i5,  traverse   11,  isole  6o. 

Chiese,  Dentro  il  castello  8:  la  cattedrale,  sJ  Giuseppe  col- 
legio degli  Scolopt,  s.  Lucia  monistero  ,  la  Purissima  monìstero, 
s.  Catterìna  monistero,  a.  Croce  basilica  magistrale  della  Reli- 
gione de' cavalieri  Ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  la  Chiesa  del  monte 
confraternita,  la  Speranza,  che  stimasi  )a  più  antica  del  ca- 
stello. Fuor  della  cittadella  è  la  chiesa  di  s.  Brancazio ,  òggidi 
volgarmente  denominata  di  s.  Lorenzo,  o  Buon  cammino.  Nella 
Marina  12  :  s.  Eul.alia  parrocchiale  ,  s.  Antonio  spedale  gover- 
nato dai  religiosi  di  s.  Giovanni  di  Dio,  s.  Teresa  collegio  dei 
gesuiti ,  8.  Francesco  di  Assisi  mOnisterio  delle  cappuccine ,  il 
s. Sepolcro  confraternita,  s.  Catterina  chiesa  nazionale  dei  ge- 
novesi e  confraternita ,  s«  Rosalia  convento  degli  osservan- 
ti ,  8.  Leonardo  convento  degli  agostiniani ,  s.  Lucia  confrater- 
nita, s.  Francesco  di  Paola  convento  dei  Paolotti,  la  Vergine 
DizioTim  geogr,  ecc.  Voi.  IIL  i4 


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d'  Uria  «confraternita ,  i.  Elmo  oi*atoiio  del  conegio  dei  mari* 
liai  e  pescatoli,  ehe  dicono,  di  mar  vivo. 

Nello  StampacedentroVabitato  1 1:  6.  Anna  parrocchiale,  s.  Fran^- 
cesco  convento  dei  daustrali  e  antico  inonistero  dei  benedit- 
tini,  6.  Michele  casa  di  noviziato  dai  gesuiti,  la  SS.  Annuu- 
t'iata  casa  di  noviriato  degK  sccJopi,  s.  Bernardo  parrocchia  fi- 
gliale, àé  Efisio  confraternita,  s.  Giorgio  di  Cagliari  vescovo, 
che  dicono  di  Snelli,  s.  Chiara  tnonisterò,  s.  Restitiita  confra- 
ternita, s.  Margherita,  s.  Nicolao.  Fuori  dell'abitato  4'-  >•  Abo- 
mino antico  monistero  dell'ordine  degli  eremiti,  il  quale  non 
compreso  nella  vallazione  della  marina  gli  spagnuoli  in  gran 
parte  diroccarono ,  perchè  dominava  sul  vicino  propugnacolo, 
mandati  i  frati  dentro  le  mura;  il  Carmine  convento  dei  car- 
meliti  ;  la  'Chieda  del  convento  maggiore  dei  cappuccini  ;  is.  Pie- 
tro chiesa  antichissima ,  dove  nel  secolo  xm  sappiamo  aver  fre- 
quentato gli  arcivescovi  ai  divini  uffizi,  ora  patronata  dal  col- 
legio dei  pescatori  di  stagno. 

Nel  borgo,  s.  Avendrace  parrocchiale,  s.  Paolo  alla  sponda 
dello  stagno,  e  i  ss*  Simone  e  Giuda  sopra  la  isoletta. 

Nella  Villanova  dentro  l'abitato  fi  s.  Giacomo  parrocchiale, 
l'Oratorio  del  Cristo  coafraterhita ,  1' Oratorio  del  suffragio  con- 
fraternita ,  s.  Giovanni  confraternita,  s.  Cesello,  s.  Domenico 
convento  dei  padri  predicatori  con  alcuni  oratorii  annessi , 
s.  Mauro  noviziato  dei  frati  mitiori.  Fuòri  s.  Rocco  \  s.  Bene** 
detto  noviziato  de' cappuccini  ;  s.  Lucifero  formato  già  a  casa 
pubbhca  di  studii,  poi  abitata  dai  frati  trinitari,  e  finalmente 
ridotto  a  ospizio  degli  orfani-,  s.  Cosimo,  residuo  dell'antica 
basilica  di  s.  Saturnino,  già  monistero  di  s.  Fulgenzio ,  poscia 
dei  benedittini;  la  Nostra  Donna  di  Bonaria  convento  dei  mer* 
cedari ,  antica  parrocchia  della  villa  e  castello  di  tali  nome  :  sor- 
gele  al  fianco  un  grandioso  edifizio  sacro,  che  non  si  è  com- 
pito. E  ora  interdetta  anzi  ridolta  a  usi  profani  l' antichissima 
chiesa  della  Vergine  del  porto ,  casa  dei  francescani  nel  primo 
secolo  di  loro  istituzione  ,  indi  de' trinitari:  ebbesi  già  in  que- 
sto luogo  uno  spedale  con  dódici  letti.  Finalmente  al  collo  del 
promontorio  di  s.  Elia  tfovansi  unite  le  chiese  di  s.  Bartolom- 
meo,  e  della  Nostra  Donna  di  Gliuc. 

Fabbriche  rimarckeifoU.  Delle  militari  si  è  già  ragionato, 
ora  delle  pubbliche  e  private. 


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CAGLURI  ftit 

'  I  conventi  e  chiese  dei  frati  daustrali  e  domenicani  di  an* 
tLca  architettura  sono  assai  da  lodare  per  la  felice  esecuzione. 
Si  costruivano  nel  secolo  xin.  Nel  primo  è  rimarchevole  il 
penatilo. 

La  cattedrale  è  magnifica  (  intendasi  con  la  dovuta  restrì- 
KÌone  ) ,  na  certo  non  regolare.  L' arcivescovo  Vico  la  facea  de^ 
formare  ad  romano  poco  pregievc^e  dallo  stile  che  diceva  go- 
tico. Di  questo  molti  avanzi  attestano  aver  avuto  l'antico  edi- 
fizio  quelle  bellezze  ,  che  sono  ammirate  in  altre  di  questo  ge- 
nere in  Italia.  Meritan  riguardo  due  amboni ,  che  da  persone 
intelligenti  vennero  riferiti  ai  pisani  :  l' aitar  maggiore  ,  che 
tutto  idi  argento  in  forma  d'  un  ciborio  faceasi  comporre  dai 
co.nsoli  della  città  (  1610  ),  nel  quale  quant'  è  commende vok 
'  il  disegno  dell'architetto,  tanlo  l'eccellenza  delle  elaboratìsaime 
statuette,  che  vi  son  profuse;  una  gran  croce  di  bell'arte  ecc.  ecc. 

Nello  Stampace  ostentasi  come  di  grandissimo  pregio  la  chiesa 
dì  S.  Anna  :  veramente  bella  esecuzione  di  malinteso  disegno. 
In  generale  ebbesi  dagli  architetti  poco  rispetto  alle  regole  ^  e 
poca  critica*  S.  Michele  ha  qualche  cosa  da  commendare.  È  a 
^esta  consimile  S.  Antonio  nella  Marina. 

Tra  le  fabbridie  pubbliche  menzionerò  il  seminario  arcive-^ 
scovile  y  opera  del  benemerito  arcivescovo  di  Cagliari  D.  Gìw* 
seppe  Delbecdbì  ex-generale  delle  .scuole  pie ,  la  règia  univer» 
sita  degli  studi  in  continuatone,  e  l'orfanatrofio  delle  fanciulle. 

Di  palazzi  ve  n'ha  gran  numero ,  ma  non  isolati ,  primo  tsa* 
quali  ponesi  il  Regio ,  che  è  d'una  soUda  architettura.  Le  aln>* 
tazioni  ordinarie  sono  ben  costrutte,  e  comparirebbero  meglio 
in  maggiore  ampiezza  e  reg<^arità  delle  strade. 

Dopo  il  18 15  Cagliari  migliorò  di  tanto  ,  che  non  è  più  di» 
•porsi  negli    ultimi  luoghi    tra    le   città    di    Italia  di  seconda 
■ordine. 

Prospetto  delia  €ittd.  Presentasi  essa  in  bell'aspetto  da  van 
punti  del  suo,  circondario ,  e  dal  mare ,  nel  quale  si  specchiai! 
Approssimandosi  al  lido  vedresti  le  batterie  al  pel&'detle  acque  ^ 
e  la  cortina  distesa  ikà  .li  due  ma'ggiori  .bafaiavdi^  siccome  ì\ 
fùèìo  d' un  anfiteatro  :  quindi  per  su  l^ertà  poco'*  "mite  alire 
opere  di  difesa  ,  e  tra  essi  in  iscena  piacevole  le  svariatissime 
forme  degli  edifiii  .di.Lapola;  i  colossali  baluardi  che  la  do- 
minano con  l'intermedio  miafóda  una  patte,  dall'altra  le  r«ipi 


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113  CAGLURI 

perpendieolar  mente  tagliate  su  l'opere  di  difésa  congiunte ,  ed 
esterne  dove  é  una  bellissima  passeggiata  lieta  per  molte  pian* 
te  y  le  fabbriche  che  sorgono  superbe,  tra  le  quali. tinte  di 
color  rossigno  le  due  bellissime  torri ,  l'Elefante  ,  e  S.  Bran* 
cazio  sovraeminente  a  ogn'altro  vertice  ,  che  né  a  propugna- 
colo ,  né  ad  ergastolo  sembra  fatta  ,  ma ,  come  consente  il 
cielo  frequentemente  sereno  e  purissimo ,  ad  una  bellissima 
specola  astronomica.  Sotto  quest'aerio  castello  vedrai  giacenti  i 
due  quartieri,  quinci  Stampace,  ed  il  più  lontano  borgo  tra  lo 
stagno  e  il  colle  dei  sepolcri  ;  quindi  Yìilanova  tra  il  colle  di 
Cagliari  e  Monreale,  e  nella  parte  inferiore  di  questo  gli  edifizi 
di  Bonaria ,  e  la  non  lontana  cappelletta  monumento  della  mor- 
talità del  i656 ,  nella  falda  il  cenotafio  contiguo  a  un  bosico 
di  palme.  I^on  é  facile  darti  una  anche  oscura  imagine  della' 
bolla  apparenza  di  Cagliari ,  principalmente  ne'  bei  giorni  si 
dal  Inare  che  da  vari  punti  d'intorno,  e  quel  che  dicesi  é  ben 
lontano  dal  merito  del  vero. 

Pitture  e  sculture  ragguardevoli.  Nella  cattedrale  ;  quadro 
originale  della  scuola  dei  Caracci ,  il  martirio  di  S.  Barbara  : 
neUa  sagrestia  esterna  una  tavola  con  diversi  santi,  e  nomina- 
tamente nel  mezzo  una  Madonna  di  sommo  pregio  ,  opera  da 
atih'ibuire  agli  artisti  che  fiorirono  verso  la  fine  del  quattro- 
cento ;  neir  interna  ,  la  Flagellazione ,  copia  di  Guido  Reni ,  e 
altri  dipinti  di  scuola  bolojgnese  ;  la  S.  Cecilia  ;  tre  tavole  con 
tre  teste  stimate  del  Luca  di  Olanda  ;  un  piatto  adoperato  in 
usi  sacéì  ,  nel  quale  é  rappresentato  il  tiionfò  di  Nettuno  con 
Galatea  ,  tritoni ,  e  altri  iddìi  marini  di  Benvenuto  Cellini ,  e 
in  uno  degli  altari  la  caduta  degli  angioli  rei  in  alto  rilievo 
della  scuola  del  Bernini ,  ma  non  di  molta  lode.  Sono  nella 
stessa  chiesa  alcuni  mausolei  pregitevoli  ,  dei  quali  il  maggiore 
occupa  con  poca  dignità  uno  dei  cappelloni.  È  questo  alla  me- 
moria del  vincitor  di  Saniuri  fiinesto  campo ,  dove  molte  miglia ja 
di  sardi,  che  difendevano  i  loro  dritti,  infelicemente  cadeano.  Se 
a  Cagliari  spagniiola  era  questo  un  monumento  di  gloria  ,  a 
Cagliari  sarda  é  una.  memoria  dolorosa.  In  verità  starebbevi  me- 
glio una  cappella  a  qiialche  patrono  nazionale  ,  che  un  cenota- 
fio odioso. 

Rimarchevole  é  il  santuario  sotto  il  presbiterio  diviso  in  tre 
cmnere  ben  illuminate  dal  ciel  d'oriente ,  e   fatte    belle   dalla 


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qLGLIARI  3i3 

materia  e  dal  lavoro.  Nella  cappella  a  sinistra  i  l'urna  di  Carlo 
Emanuele  figlio  di  Vittorio  Emanuele  morto  in  età  di  tre  anni 
(  addi  9  agosto  1 799  ) ,  a  destra  il  mausoleo  dì  Giuseppa  Maria 
Luigia  di  Savoja  moglie  di  Luigi  XVIII  morta  in  Londra  (  addi 
la  novembre  1810)  opera  del  Calassi  assai  lodata. 

Nel  palazzo  municipale,  due  grandi  quadri  del  Marghinotti, 
il  Carlo  Felice  ,  ed  il  Carlo  Alberto.  Nell'arcivescovado  il  Cuor 
di  Maria  dello  stesso  artista.  N^I  palazzo  regio  nella  serie  dei 
V.  R.  alcuni  di  gran  merito  ,  come  pure  nella  serie  dei  re  di 
Sardegna  della  dinastia  Sabauda.  .Nella  casa  degli  Scolopi  un 
S.  Efisio  del  Marghinotti  sulla  tempesta  della  flotta  francese  in 
&ccia  a  Cagliari. 

Non  dimenticherò  il  simulacro  colossale  in  bronzo  di  Carlo  Fe- 
lice secondo  modello  del  Calassi  bello  per  lo  suo  panneggiamento, 
per  le  decorazioni ,  e  per  l' atto  dignitoso  e  animato.  Tocca 
assai  quell'elmo  cavalleresco  coronato  con  la  corazza  eroica. 
Esso  è  conservato  nel  magazzino  dei  mMeriali  per  l'artiglieria^ 

Nella  chiesa  di  S.  Eulalia ,  il  quadro  di  questa  Santa ,  di  Pom* 
peo  Battoni.  In  S.  Leonardo ,  gran  statua  di  S.  Agostino ,  di 
egregio  scalpello.  In  S.  Anna,  il  beato  Amedeo  statua  di  marmo 
alta  metri  2,76,  del  Calassi,  e  il  quadro  del  Salvatore  nel* 
l'amoroso  misterio  della  Eucaristia,  del  Marghinotti.  Nell'Annun- 
ziata ,  la  Salutazione  angelica ,  dello  stesso  pennello.  Nella  chie- 
setta di  S.  Agostino  fuor  delle  mura,  il  S.  Dottore,  opera  di 
molta  laude  da  aggiudicare  alla  fine  del  quattrocento.  Presso 
i  claustrali  in  alcune  cappelle  della  chiesa  e  del  chiostro  delle 
tavole  di  qael  Cimabiie  ,  cui  prima  del  Ciotto  era  il  campo 
nella  pittura  al  dir  di  Dante ,  ma  sono  non  poco  degradate. 
Nella  sagrestia  di  S.  Michele  due  quadri  Adamo  ed  Eva  sullo 
stile  de^  Guido  Keni  -,  gli  altri  sono  stimabili  per  lo  colorito. 
In  S.  Giacomo  un  Crocifisso  del  quattrocento  ?  In  S.  Domenico 
una  bellissima  ma  poco  conosciuta  e  pregiata  tavola  -della  Cro- 
cifissione con  molti  ritratti ,  tra  cui  quello  di  Dante  vicino  al 
buon  ladrone.  11  Marghinotti  la  stima  del  Massaccio.  Sono 
dallo  stesso  pennello  due  bellissinie  tavole  di  S.  Pietro  ,  e  di 
S.  Paolo  ecc.  ecc. 

Oltre  di  queste  vi  ha  un  akro  e  non  piccol  numero  .di  pit- 
ture e  miniature  di  autori  di  gran  fama  possedute  da  persene 
private,  poche  delle  quali  a  dir  vero  le  sanno  stimare  s«coiid« 


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ai4  CAGLIARI 

il  merito.  Ve  pe  ha  pure  di  alcuni  artisti  nazionali  lo  Scaletta, 
il  Massa  ecc.  Giuseppe  Antonio  Lonis  scultore  nello  scorso  se* 
colo  ci  lasciava  tra  altre  opere  un  Crocifisso ,  e  la  statua  di 
s.  Efisio  lodevole  per  la  grazia. 

Passeggiate.  Prima  del  1820  non  se  ne  aveva  altra,  che  nel 
bastione  di  s.  Remigio,  e  fuor  di  città  nello  stradone  a  Bona- 
ria. Indi  si  formavano  quella  della  Polveriera,  e  l'altra  di  s. 
Lorenzo.  La  prima  incominciata  dal  gen.  Yillamarina ,  e  con- 
tinuata dal  C.  Roero  terminavasi  dal  C.  Boyl.  Mette  in  un  giar- 
dinetto pubblico ,  dove  è  una  statua  antica ,  che  si  dedicava 
alla  nobilissima  sarda  eroina  Leonora  di  Arborea  con  in  fondo 
una  facciata  di  casino  bella  per  1'  architettura ,  e  per  alcune 
statue,  dalla  quale  é  coperto  lo  stabilimento  della  Cabbrìca  delle 
polveri.  La  passeggiata  di  buon  cammino,  o  di  s.  Lorenzo  dal 
rivellino  di  Porta  reale  al  ciglio  della  rupe  sopra  il  gran  fosso 
dei  Mirrioni,  lunga  metri  521^3  (quanta  risultava  una  pic«- 
cola  base  misuratavi  nel  i835,  a  verificamento  della  Lirelliana,  1 
per  li  cavalieri  Della-Marmora,  e  De-Candia),  comecché  inferiore 
per  la  formazione  alla  predetta  e  ad  altre,  siccome  angusta  e 
spoglia  d'alberi ,  tuttavia  è  la  più  salubre  e  gradita.  «La  par» 
ticolarità  delle  passeggiate  del  castello  gli  è  il  larghissimo  pro- 
spetto d'un  pittoresco  orizzonte ,  il  cui  simile  non  pare  sia  go- 
duto da  altro  punto  abitato  del  bel- paese,  né  odesi  rammen- 
tato e  lodato  da  quei  pure  che  abbian  visitate  le  più  belle  re- 
gioni della  rimanente  Europa.  Sono  veri  centri  di  stupendi  pa- 
norami. Qui  dappresso  erte  rupi,  costruzioni  militari  di  certa 
arditezza  ,  e  di  un  aspetto  tetro  si  ma  imponente,  i  vasti  sca- 
vamenti del  colle  con  molte  vestigie  di  antica  grandezza  ,  la 
città  bassa  ,  e  l'altra  sul  dorso  della  eminenza,  in  là  d'intorno 
le  diverse  coltivazioni,  verzieri,  giardini,  case  e  cappelle  di  cam- 
pagna, linee  stradali  fiancheggiate  da  siepi  moltiformi,  circo- 
scrizioni di  poderi ,  colline  fortificate ,  il  porto  massime  quando 
frequentato ,  lo  stagno  di  ponente  con  gran  numero  di  barchette , 
la  gran  strìscia  della  plaia  coi  suoi  ponti ,  V  isoletta ,  le  peschiere^ 
le  paludi  e  gli  stagni  di  levante  quando  in  pienezza  ,  quando 
in  diminuzione  con  in  questi  e  in  quello  a  certi  tempi  im- 
mense schiere  di  uccelli  acquatid,  e  alle  loro  sponde  i  vasi 
saliferi ,  e  gli  ammucchiati  prodotti  la  vastisima  pianura  che 
producesi  in  la  della  forza  visiva  verso  maestro  ^  i  diversi  manti 


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della  m^de^ùlia  per  lo  cplpr^  d^U^  l^rr^ ,  djiv^r^ità  e  yaii^ 
fitat9  dblfe  cQltiva^ioiMi,  1»  yer«urs^  sempre  yiywre ,  queUa  dei 
semimtì  sncced^adi».  a]l  qQlpr  del  paii>pino ,  i  viUagg^i  vV;iui).  i 
più  lontani ,  le  eminenxe  ,  le  valli ,  le  catene  dei  Vftf>i;^  di  le- 
vante e  di  ponente  C9i9^  variabilMisime  ti^t^,  e  ^oi^  apparenze 
ora  oscure  ^ìpbl  di^|u»)tf ,  i  loi^lBnÀ.  gw>^i  d^  jiM>n^  dellil  Bar*r 
bagia  dalV ottobre  al  J^t^^ggio  d»  distinguere  per  lo  candore- della 
Tesl^  inv^jcnale,  ^  va%tp  golfo  che  sembra  inclii^r^i  d^  una  . 
g;ian  Ipot^n^^pm  aV&  ^VQJiÀ^i  la  sporgi^nza  del  coUl^  di  «•  ^Ua 

9  formar  djue  gra#  s^ni ,  in$o^ì.i^a  una  non  definibile  qu^tiU 
di  oggetti  >  uiia  M^ua  <;be  noi^  è  mai  1/^  stessa  e  ch^  varì^  noif 
solo  con  k  stagioni,  ma  secondo  che  cavg^  lo  ft^o  d^U'  at- 
mosfera ,  e  la  posizione  del  sole. 

-  Si  pa4$qKÌ^  frequeftl^Uiente  sulla  str$4a  coperta ,  toltene 
perciò  le  traverse  >  e  sul  fo^fo  cbe  è  stato  fiai^heggiato  da  ^1* 
beri  esotici.  Iol  mugica  militare  suol  reivdere  nei  di  festivi  ig 
un  circolo  sullo  spalto  più  geoi^le  il  ridotto. 

Stradoni»  Senza  1;»  gran  stra^da  centrale,  ebe  muove  da  piazza 
«<.  Carlo ,  sono  altre  due  grandi  stradi?  una  a  Pirri  dalla  Porta 
avan«ata ,  altra  a  Quarto  in  coptiuuaziox^e  dell^  contrada  à^x~ 
giòlas.  Sentesi  bisogno  di  altre,  una  per  la  plaia  a  toccare 
ipiella  che  da  C^poterra  in  là  v^rso  SarrQco  aprivasi  dal  mar- 
chese di  ViUab^rmosa»  P  c^tjira  per  opppjtua^  f  cordato ja  a  quei 
che  abitano  nel  CA«tello  e  iu  Yillapovai  l^^  <|^ale  ds^  eircol^ 
dei  Miirionji  portai^se  diri^t^meKkte  ii^  dir^loJP^  a  ma^s^o  su^W 
strada  centrale.  In  questo  sito  sottostante  all'  estremità  dell^ 
passeggiata  di  ••  I^oxenzo  ^iace  vedere  le  orride  rovine  del 
colle  caduto  dentro  le  caverne  antiche-  Se  fosse  spianato  (  a 
che  nou  è  uecessario  gr^n  dispendio)  vi  comparirebbe  un  grande 
spano  ,  e  pittore/sK^o  per  le  r^  dei  vicini  colli,  o  ad  uii^  campo 
di  Marte ,  o  ad  un  giardino  pubblico ,  di  ^ui  esser  potrebbero 
parte  le  somjiaitii  di  Tuviyeddu,  e  di  Auia^ne,  altri  centri  di 
divense  e  Yagbi^ime  prospettiva. 

Contrada  della  città.  Nel  Ca#telV>,.,€^  n^lla  Mf^rina  «quo  ifi 
gran  parte  ben  selciate;  negli  altri  due  quartieri,  eccettuatele 
prìucipali,  l'altre  o  lo  souo  pessi|n^n\<^te  o  reggonsi  nud^  in 
tutto*..  «Xulte  gen^ralmei^te  sono  larghe  ;e  in  modo ,  che  se  noli 

10  impedÌKA  la  eyite^za,  vi  possono  scorrere ,^e  carrozze,  ma 
troppo  dure  ai  piedi.  In  vero  non  si  potrebbero  lodare  di  grande 


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!ii6  CAGLIARI 

regolarità  ;  tuttavolta  verso  altre  città  anticfae  siipererel>bera  od 
confronto ,  e  mi  è  certo  che  se  efficacemente  si  comandasse  la 
subordinazione  dei  fabbricatori  agli  edili  avrebbesi  un  allinea- 
mento migliore. 

La  strada  del  corso  traversa  i  tre  quartieri  bassi  nella  loro 
lunghezza,  e  si  compone  deUe  Yenne ,  Costa,  e  Argiolas.  Que- 
ste tre ,  quelle  del  Castello ,  e  generalmente  le  più  popolose 
sono  assai  nette,  scomparsi  affatto  gli  antichi  letamai  che  da 
tutte  parti  fumavano  gran  contaminamento  all'aria.  Fra  gli  im- 
piegati civici  sono  quattro  veditori  di  pulizia  per  li  quartieri, 
che  nel  Castello  fan  travagliare  i  galeotti  a  tenerle  monde.  In 
questo  quaitiere  ,  e  nella  Marina  sono  sufficienti  chiaviche ,  po- 
che nello  Stampace ,  nessune  nella  Yillanova. 

Illuminazione  notturna.  Sono  per  tutta  la  città  distribuiti  ii5 
riverberi  ^  dei  quali  35  nel  Castello ,  34  nella  Maiina ,  23  nello 
Stampace  ,  ed  altrettanti  nella  Yillanova.  A  provvederli  è  stato 
imposto  un  dazio  sulla  introduzione  dell'olio  d'olivo  alla  consu- 
mazione. Quando  il  gran  riverbero  della  luna  sia  sull'orizzonte 
non  credesi  convenire  i  minori  risplendano  né  in  quelle  strade 
che  non  sian  vedute  da  quel  raggio.  Accade  spesse  volte  che 
in  assenza  pure  di  quello  molti  tra  questi  si  ecclissino. 

Contado  di  Cagliari.  Se  si  volesse  determinare  secondo  la 
circoscrizione  portata  nel  diploma  di  D.  Jacopo  (  i5  agosto  1 3^7  ) , 
estenderebbesi  nella  parte  di  ponente  sinom  presso  alla  villa 
di  Decimo ,  che  sarebbe  a  circa  M.  P.  X.  e  miglia  italiane  8; 
nella  parte  di  levante  a  6. 

La  circostanza  di  Cagliari  ^  poco  amena  in  tutto  quello,  che. 
non  sia  valle-,  il  che  conseguita  piuttosto  dalla  negligenza  de- 
gli uomini,  che  dalla  inettitudine  del  terreno.  Niun  sito  nel- 
r  addietro  più  orrido ,  ed  ora  niun  sito  più  ameno  del  pie  delle 
Irupi  alla  polveriera. 

Popolazione  di  Cagliari.  Quanta  fosse  quando  prese  posr 
sesso  del  regno  la  dinastia  Sabauda ,  lo  potrai  vedere  nel  pri- 
mo censimento  portato  nelle  notizie  storiche.  Ora  appare  quasi 
raddoppiata.         -'*     ' 

Vedi  per  uà  decennio  dal  iSaS  al  1 834  le  consegne  del  cen- 
'simento  parrocchiale.  Restano  esclusi  i  preti,  i ,  religiosi,  le 
genti  del  presidio,  i  forestieri,  non  domiciliati  fissamente,  che 
son  qualche  '(:osa  più  di  5ooo. 


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CAGLIARI 

317 

j4iuU 

Maschi 

Fem. 

Totale 

NaU 

Morii  Matr. 

Fam. 

1835 

11,548 

i2,85o 

34,398 

986 

38o     197 

6,860 

sf^^6 

.1,847 

12,982 

24,829 

1,100 

4l5      230 

5,990 

l6^^J 

1 1 ,6a  I 

12,703 

24,3^4 

910 

409       160 

5,982 

i8a8 

11,868 

1 3,456 

25,344 

1,006 

45o    335 

6,100 

idag 

1    ìyHSl 

12,423 

23,654 

935 

335     168 

5,000 

i83o 

12,243 

12,708 

34,951 

1,120 

395    35o 

5,o3o 

i83i 

11,834 

12,073 

33,907 

935 

435     195 

5,080 

i83» 

12,167 

.3,^44 

25,4 1 4 

1,200 

340    260 

6,160 

i833 

12,258 

i3,3i4 

25,572 

1,060 

375     3l5 

6,370 

i834 

12,5  IO 

i3,a59 

25,769 

i,ii5 

36o    265 

6,45o 

La  popolazione 

notata  al 

1    1834  era  divisa  ne' quartieri  con 

<piesti  rispettivi  numeri 

Castello 

Uom.  1,767 

Don.  1,987  Tot. 

3,754  Fam, 

990 

Marina 

3,931 

-    4,3 

?9  — 

8,3io    — 

3,i65 

Stampace            -^ 

•    3,i53 

—    3,388  — 

6,54.     - 

I,530 

VillanoTa             - 

■    3,i34 

—    3,o52  — 

6,186    — 

^49^ 

6.  Aveodrace       — 

-       5a5 

—       453   — 

978    - 

296 

CaraUcri  dei  cagliaritani.  !Nella  loro  fisonomia  niente  è  di 
speciale,  che  facciali  distinguere  dagli  altii  sardi  ed  italiani. 
Le  fattezze  regolari,  mediocre  la  statura,  brunetta  la  tinta, 
frequeatisnma  la  bellezza  nelle  femimne  con  molta  anima.  Oc- 
corre rarissima  alcuna  creatura  storpiata.  ' 

Ottiene  quasi  generalmente  in  certa  età  il  temperamento  ma- 
linconico. È  osservabile  molta  cortesia ,  franchezza  e  ingenuità , 
e  con  queste  quelle  altre  particolarità,  che  porta  la  condizione 
del  clima.  Si  fa  loro  colpa  della  spensieratezza  dell'avvenire, 
e  si  é  detto  che  non  aveano  pertanto  nei  tempi  della  loro  gram- 
matica ìXJuturo;  il  che  fu  detto  poco  saggiamente.  Impercioc- 
ché i  cagliaritani  non  sono  diversi  dagli  altri  italiani,  e  uni- 
versalmente da  tutti  gli  abitatori  delle  città  primarie,  nelle 
quali  moltissimi  si  trovano  che  sono  o  poco,  o  meno  curanti 
di  ciò  che  sarà.  Chi  poi  conosca  la  etimologia  nelle  lingue 
trova  aver  li  cagliaritani,  il  futuro  grammaticale  come  le^  altre 
nazioni.  Che  gran  differenza  ìsm  ho  a  leggere  cagliaritano,  e 
Ugger-o  italiano  ! 

Rimangono  ancora  non  poche  vestigie  del  contagio  spagnuo- 
lo:  certa  alterezza  nelle  classi  più  elevate,  una  qualche  am- 
pollosità per  la  somma  importanza,  che  si  dà  ad  alcune  nul-< 


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ai8  CAGLIARI 

lità  «filosofiche ;  molto  muore  a  non  iiure,  né  caper  fiure  y  per- 
ché giacciono  inerti  grandissimi  talenti;  ami  non  è  molto  che 
lo  studio  tenevasi  per  cosa  poto  ingenua.  Si  censura  e  connn 
gione  il  I08S0  e  la  magnificenza  per  lo  nessun  rispetto,  che  si 
ha  della  economia,  onde  restan  molti  abbruciati  di  danaro,  e 
per  questo  pure  ,  non  giii  per  offesa  alla  sobrietà,  la  frequente 
pompa  di  lautissime  imbandigioni. 

Viene  però  dalla  considerasione  di  questi  e  di  moltissimi  al- 
tri dati  a  doversi  stimare  il  carattere  dei  cagliaritani  come  oa 
contemperamento  dell'indole  dei  francesi^  e  degli  spagnuoUu 

Religione.  Niasnn  miscuglio  in  Cagliari ,  come  nelle  rimanenti 
parti  del  regno,  di  sette,  nessuna  dissensione,  che  non  sono  da 
riguardare  alcuni  greci  scismatici.  La  Mostra  Donna  è  un  «a* 
rissimo  oggetto  della  religione  ed  cittadini.  Essa  è  venerata 
come  principalissima  dei  patroni  nella  prerogativa  di  sua  con- 
cezione purissima.  La  medesima  sin  dal  1870  ottene^aÀ  ncUa 
chiesa  di  Bonaria  moltissimi  déVoti,  quando,  come  fu  scnlto, 
miracolosamente  arrivato  sotto  quel  colle  acquistavasi  suo  sir 
mulacro.  Il  quale  in  occasione  di  gran  fortuna  stato  era  entro 
sua  cassa  chiusa  gittato  da  una  nave  catalana,  che  dall'Italia, 
dove  fu  scolpita  in  quel  tomo  di  tempo ,  trasportavalo  nella 
Spagna.  Me'sabhati  in  sul  vespro  é  a  ki  firequentissioio  il  con- 
corso dei  devoti.  I  naviganti  vi  accorron  (più  nell' addietro)  a 
liberarsi  dai  voti:  e  alcuni  usano  visitarla  prima  di  sciogliere 
come  per  pregarla  propisia,  cosi  per  esplorare  il  vento  del  ca* 
Baie.  Ragionossi  in  altri  tempi  d'una  navicella  d'avorio  (lun- 
ga metri  o,25  ),  la  quale,  mentre  era  per  un  sottil  canape  so* 
qiesa  da  un  trave  sotto  l'arco  della  volta,  desse  certissiaso  se^ 
gno  della  direzione  del  vento  fuori  del  golfo.  Si  è  scritto  (  vedi 
narrazione  compendiosa  della  miracolosa  Tenuta  del  sim«|lacK> 
della  Vergine  di  Bonaria  stampato  in  Cagliari,  e  dedicato  al  re 
Carlo  Emanuele  lidi  Sardegna)  fossero  fatte  moli»  prove.  9  dalle 
quali  risultasse  nuova  confermazione  a  tanta  mamviglta.  Que-r 
sta  tacque  quando  al  canape  fu  pei^  religiosa  splendidezzn  $0*' 
stituita  una  catenella ,  rinnovossi  quello  rimesso»  Da  questo  ra- 
gioni ognuno  a  suo  modo. 

Maravigliosa  poi  é  ]a  divozimie  del  popolo  verso  s.  Efisio, 
uomo  militare  sotto  l'imperio  di  Diocleziano,  che  per  la  fede 
fu  decapitato  alla  porta  della  città  di  Nora.   Si   riferiscono   n 


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CAGLUiU  ai9 

lui  molte  gratie  ricevute,  e  la  cessazione  dell'ultima  pestilenza 
(Vedi  notizie  stoiiclàe  aU'aono  i656). 

Peregrinazione  a  Nora.  Mei  primo  di  maggio  circa  le  ii 
antimeridiane  il  simulacro  di  <|iiesto  martire  fr^iato  di  pre- 
ziosi voti  dentro  una  urna  ottangolare ,  chiusa  nelle  faccie  a  crir 
stalli  y  ornata  di  banderuole ,  e  sospesa  sur  un  carrozzino  ,  traesi 
fuor  della  chiesa.  Due  buoi,  qualmente  sogliono  essere  abbi* 
gliati  dai  contadini  per  fare  una  schiera  di  bestie  nelle  pro- 
cessioni,  SODO  aggiogati  al  temone.  Un  coro  di  zampognatori 
precede,  un  altro  segue  questa  sorta  di  carro  trionfale.  jDue 
divisioni  di  cavallerìa  fanno  Tanti  e  il  retroguardo.  Gli  uo* 
mini  dell'ordine  di  questo  santo,  senza  però  le  confiratesche 
divise  sopra  scelti  destrieri ,  seguono  col  vessillo  il  primo  squa- 
drone, e  sono  riccamente  bardati,  susseguiti  da'  un  consigliera 
della  città,  il  quale  ottìene  pel  luogo  della  festa  nella  chiesa 
di  Mora  l'autorità  di  Alter^nos.  Intono  e  addietro  del  simu-r 
lacro  una  moltitudine  di  devoti  si  affolla  in  più  e  più  cori 
guidati  da  sacerdoti  e  da  persone  pie,  altri  con  g]ii  accesi  cerei 
promessi,  altri  scalzi ^  altri  scapigUati,  e  fra  le  femmine  molte 
coperte  di  nn  saio  azzurro ,  che  strìiigon  al  seno  con  un  nastro  di 
seta  bianca ,  divisa  delle  devote  del  santo.  Al  saluto  della  città 
cessano  i  balli  nelle  piazze  s.  Carlo  e  Yenne,  e  nel  campo  di 
s.  Micolao ,  ed  allora  -é  un  gradevole  ^eltacolo  veder  dal  ba* 
luardo  del  Balice  un  popolo  immenso,  che  compie  le  sottopo- 
ste contrade,  e  da  varie  traverse  sbocca  nella  via  alla  Sca&* 
Vedresti  genti  diversissime,  nazionali,  esteri,  cittadini  e  villici, 
e  tutti  i  costumi  dd  regno  da  poterne  fare  a  beli' agio  il  con- 
fronto, e  veder  le  difierenze.  Cresce  ognora .  la  calca  intomo  al 
santo,  ondeggia  il  popolo,  e  lupare  yxAo  una  infinità  di  teste, 
cappelli,  bonneUiy  berrette ,  csqppelline  di  antiche  e  recenti  mo- 
de, di  estate  e  di  inverno.,  parasoli ,  e  i  fazzoletti  e  veli  delle 
donne  plebee  e  deUe  vUliche  non  so  di  quanti  diversi  colori. 
Sulla  qual  massa  soperchia  la  sola  urna  del  santo,  e  i  cava- 
lieri dell'accompagnamento  coi  confratelli.  Uscito  il  convoglio 
dall'abitato  la*  moltitudine  svilujtpasi  e  riempie  il  lido  sino  in  là 
del  ponte  alla  casa  nella  prima  isola  della  plaia ,  dove  dee  fer- 
marsi la  sacra  biga,  ed  allora  ti  colpisce  la  nuova  scena  d'un 
gran  numero  di  barchette  in  fiocchi,  che  nel  mare  e  nello 
stagno  volteggiano  piene  di  gente  plebea,    o  vilhci  che  pren- 


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aio  CAGLIARI 

don  diletto  a  far  risuonar  l'aria  dei  rozzi  lor  tuoni  in  diverte 
maniere  di  canto.  Come  giugnesi  nella  anzidetta  casa  cessa  la 
solennità,  ed  il  santo  posto  in  una- cassa ,  ed  in  altro  carroz- 
zino mandasi  in  incognito  y  tuttaTolta  onorato  di  un  numeroso 
seguito ,  quali  in  modo  di  penitenti ,  quali  a  cavallo ,  quali  sopra 
carri  a  trucca,  che  è  un  telaio  a  botte  su  cui  stendonsi  len- 
zuola o  tappeti.  Arriva  nella  seguente  mattina  a  Nora ,  si  pre- 
para alla  festa  per  V  altro  giorno ,  dopo  il  quale  nella  stessa 
forma  riportasi  in  Cagliari,  e  rientravi  verso  la  sera.  La  gente 
sebbene  non  più  che  la  metà  del  prìmo  concorso  adunasi  di 
qua  e  di  là  del  ponte  della  Scafifa  fin  dal  mezzogiorno,  ed  é 
una  festa  popolare,  conviti ^  balli,  canti,  corse  di  barchette. 
Poi  ricomincia  la  solenne  processione,  e  eomukove  la  religione 
del  popolo. 

Saniiuirio  della  cattedrale.  Visitano  pare  i  cagliaritani  con 
molta  fede  il  depòsito  dei  ss.  martiri  dove  dall'antica  chiesa 
dì  s.  Saturnino,  che  dicon  basilica,  tra  il  i6i5  26  furono  tra- 
sferiti per  monsignor  d'Esquivél.  I  monumenti  prodotti  per 
provare  là  santità  di  queste  reliquie  stimaronsi  da  .alcuni  cri- 
tici siccome  o  dubbi  o  insufficienti,. da  altri  rigettati  con  pa- 
role aspre.  Nel  che  si  usci  dal  modo.  Forse  che  sarà  avvenuto 
in  queir  entusiasmo  di  ricercare ,  in  quella  smania  di  ritrovare 
dappertutto  santi  martiri,  come  se  Cagliari  fosse  stato  un  ma- 
cello ,  che  qualcuno  (  p.  e.  il  buonuomo  del  Bonfant  )  abbia 
veduto  spoglie  sante  anche  in  reliquie  profane;  tutta  volta  chi 
potrà  movere  dubbi  ragionevoli  sopra  i  distinti  depositi ,  che 
si  scoprirono  dentro  la  mentovata  basilica  con  tutti  quei  segni , 
che  erano  soliti  esser  posti  per  dire  alle  altre  età,  che  quelle 
ossa  erano  di  uomini  fedeli ,  e  per  virtù  eroica  venerabili  ? 
Allora  fu  trovato  sotto  le  rovine  d'  una  vecchia  chiesa  vicina , 
dedicata,  come  portava  la  tradizione ,  alla  memoria  di  s..  Luci- 
fero, il  corpo  di  quest'insigne  propugnatore  della  divinità  di 
Gesù  Cristo  e  potente  patrono  del  grande  Atanasio.  Era  sul 
sepolcro  un  marmo ,  ed  altro  come  un  piccoi  triangolo  dentro 
sopra  le  ossa  del  petto.  Questo  .nella  sua  semplicità  s.  Lucifer 
Eptis  presentava  la  più  certa  autenticità.  Dubitossi  però  intorno 
all'esteriore,  nel  quale  parlavasi  della  primazia  cagliaritana ^ 
e  della  unione  del  santo  vescovo  alla  sede  apostolica,  non 
fosse  una  impostura.  Ma  scopertasi  un'altra  lapida  in  memo- 


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CAGLURI  aii 

t-ìa  di  tre  vescovi  africani  morti  in  Cagliari  potevasi  pèrla  os^ 
servala  perfetta  consimiglianza  delle  note  di  questa  a  qudle 
dei  marmo  estemo  del  sepolcro  di  s.  Lucifero,  togliersi  dal 
chiarissimo  cavaliere  BaiUe  la  invalsa  idea  d' una  impostura ,  ed 
assegnarsi  l'epoca  della  ristaurazione  del  sepolcro,  o  reposi» 
zione  delle  sante  reliquie. 

Rispettivamente^alle  reposìzioni  si  può  tenere  che  preceden- 
temente alla  Esquivelliana  altre  due  se  ne  fossero  fatte  in  tempi 
antichi;  la  prima  alla  pace  data  alla  chiesa  da  Costantino,  e 
simultanea  fabbrica  della  basilica  ,  altra  forse  quando  a  s.  Ful- 
genzio fu  concessa  la  stessa  basilica  per  formarvi  un  monista» 
(Vedi  notizie  storiche  ).  I  vescovi  africani  portarono  con  se,  e 
arricchiron  Cagliari  delle  reliquie  di  molti  santi. 

Grande  era  pure  in  altri  tempi  la  devozione  verso  s.  Agostino 
nella  chiesa  ove  fu  già  serbato  il  suo  corpo.  Una  lapida  suU'ar- 
-clutrave  ddlla  porta  ne  dice  di  certa  acqua  mirifica  negli  am- 
malati sudante  da  un  sotterraneo-,  la  gravezza  e  amarulenza 
accusava  sua  origine  dal  vicino  mare.  La  distruzione  del  con- 
vento nel  regno  di  Filippo  II  e  le  sepolture  permessevi  nella 
mortalità  del  1816  nocquero  alla  rehgione  del  luogo. 

Associaziom  religiose  di  secolari.  Dai  cenni  dati  parlando 
delle  chiese  si  può  dedurne  il  numero.  È  inutile  ragionlire  dri 
loro  istituti  ,  i  quali  solamente  appariscono  in  quelle  del  Monte 
nel  Castello ,  e  del  S.  Sepolcro  nella  Marina.  Poche  eccettuate, 
l'altre  nelle  quali  è  gente  plebea  servono  ad  accrescere  il  nu- 
mero delle  schiere,  e  diminuire  la  dignità  religiosa  delle  sup- 
plicazioni. • 

Processioni  e  Junzioni  sacre  in  tempo  di  Passione*  Nel  ve- 
nerdì di  Passione  tre  confraternite  dai  tre  quartieri,  nel  mar- 
tedi  santo  una  quarta  vanno  alle  stazioni  della  Via  crucis^  in 
molte  chiese  ,  nelle  quali  la  massima  parte  dei  confratelli  pas* 
sano  da  una  porta  ali*  altra ,  eccettuata'  V  ultima  che  ascolta 
atenne  meditazioni.  Portano  tutte  sopra  sei  barelle  il  Cristo  in  air 
trettante  diverse  situazioni  della  passione ,  che  dicono  volgarmente 
i  hUsterij  dopo  i  quali  l'Addolorata.  Due  piccole  bande  di  sol- 
datiténgono  i  due  estremi  della  schiera.  Due  tamburi  a  suoa' 
JH  duolo  apron  la  marcia. 

'  Nel  giovedi  sera  e  venerdì  mattina  di  settimana  santa  tutte 
le    conCraternite,    alcune    accompagnate    da  musica,    sono  in 


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232  CAGUARI 

giro  alla  ▼Isita  dei  SS.  Sepolcri  ibrmaili  i  pia  come  palchi 
scenici  con  le  loro  decorazioni,  nei  quali  è  rappresentata  una 
qualche  aaione  dei  Mbri  divini.  Nd  dopo  pranzo  é  nei  tre  quar- 
tieri bassi  un  concorso  prodigiosa  aUe  chiese,  dove  si  rappre- 
senta la  deposizione  di  Cristo  dalla  cróce.  Vedrai  inalberata 
una  gran  croce  sur  un  palco  presso  ai  pulpito  ,  sotto  quella 
tn  simulacro  della  Vergine  ,  e  presso  la  Maddalena  e  il  Gio- 
vanni molti  angiolini  in  carne  ed  ossa.  D  predicatore,  quando 
a  certo  punto  del  suo  discorso  spiega  il  desiderio  di  Maria  di 
riaver  il  corpo  del  figlio ,  vede  tosto  appressarsi  due  masche- 
riti a  ebrei ,  che  figarano  il  Nìcodemo  e  il  Giuseppe ,  i  quali 
dopo  e  tra  varie  oerimonie  metton  giù  il  Cristo  dalla  croce , 
e  infin  di  tutto  postolo  in  una  bara  lo  portano  in  processone 
per  la  città.  Si  procura  in«itexe  in  gran  movimento  la  imagi- 
nazione ,  e  non  ostante  che  la  bramata  iUnsione  spesso  mandvi 
pure  suol  essere  un  gran  piagmsteo.  Accade  un  frequente  in- 
contro di  questi  convoli  funerei  ,  ed  é  nella  gente  una  gran 
,  dissipazione.  L' ultimo  atto  è  nella  domemea  di  risurrezione  : 
due  confraternite  sortono  in  pubblico  ,  una  col  Risuscitato ,  l'al- 
tra con  la  Gloriosa ,  e  vanno  all'incontro  .  e  conginngonsi  in 
qualche  piazza.  Chiederai  quanto  lucri  da  tali  usi  la  pietà  ? 
Fatti  i  calcoli ,  mi  par  che  perda ,  ed  é  desiderato  che  si  adot- 
tino altre  maniere  meno  materiali ,  e  più  commoventi. 

Supersùzioni.  Per  difetto  d'istruzione  certe  pratiche  con*- 
dannate  non  sono  ancora  tolte.  Nelle  feste  dell'Annunciazione , 
e  di  S.  Giambattista  si  operano  sciocche  superstizioni. 

Costumi  nel  vestire.  Gli  domini  delle  classi  alta  e  media  ,  e 
gli  artigiani  vestono  nella  moda  degli  altri  italiani.  I  ri- 
gattieri ,  carrai ,  acquaroli  ecc.  alia  sardesca  ,  ma  non  tutti  in 
una  medesima  forma.  Che  altri  si  abbigliano  a  coietto ,  altri 
senza,  comecché  sìa  universale  il  gusto  per  pompose  bottoniere 
d'oro  e  di  argento  alle  due  maniche  sul  cubito ,  su  i  due  mezzi 
petti  del  giubboncino,  e  nel  colletto  della  camicia,  e  per  le  n^ 
in  panni  fini  di  lana ,  seta ,  e  lino.  I  pescatori  e  barcaruoli  hanno 
una  special  maniera  ;  pantaloni  larghi  di  panno  rosso  ,  gittb- 
bonetto  chiuso  con  fascia  di  seta  a  mezza  vita  ,  altro  giubbonetto 
con  maniche  ,  e  pìccol  bavero  ,  e  bottoniere.  Parte  del  vestia- 
rio sardesco  è  la  berretta  di  lana  ,  che  suol  essere  composta 
secondo  la  professione.  Generalmente  la  lunga  treccia  si  attorce 


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CAGLIARI  aa3 

lolle  rifrolfe  deBa  medeflitna  introdottale  la  estremità  neHa 
•piega.  Le  domie  degli  uomini  di  ^esta  classe  hanno  ima  moda 
media  tra  quella  delle  villiche  e  delle  cittadine  con  certe  no- 
tevoli differenze  tra  se  stesse  secondo  l'ordine  in  cui  sono  i 
loro  mariti  o  padii.  II  lusso  di  queste  è  spesso  una  vera  ca*- 
•licàtura. 

Mes»%i  di  cwile  educazione*  Fu  sempre  in  CagKarì  sentito  i\j| 
bisogno  di  queHe  istituzioni  che  sono  molte  pregiate  in  paesi 
più  colti  y  e  con  vantaggio ,  per  le  quali  i  padri  che  o  non 
possano  o  non  sappiano  da  se  educare  i  figli ,  e  tuttavia  che 
amino  di  averli  ben  coltivati  nello  spirito  e  nel  cuore  ^  possano 
compiere  questo  sacro  dovere ,  e  soddisfare  ai  loro  desideri. 
Gli  scolopi ,  comecché  altrove  abbiano  -dei  convitti ,  non  haa 
mai  pensato  di  aprime  alcuno  nella  Sardegna  paghi  della  sola 
istituzione  nei  giorni  ed  ore  scolastiche  :  i  gesuiti  che  gover- 
navano nell'addietro  il  collegio  detto  dei  nobili  eretto  per  fi 
consoU  del  municipio  dal  i6ai  ora  curano  il  nuovo  collegio 
non  ha  guarì  aperto  nella  marina  in  sostituzione  di  quell'an- 
tico convitto;  dopo  di  che  occorre  nient'altro  a  notare  in  que- 
sto genere  y  non  si  essendo  posta  finora  alcun' opera  al  proget- 
tato collegio  delle  provincie.  Per  tanto  pochissimi  giovani  pos« 
sono  godere  d'una  ben  diretta  educazione. 

Non  sono  meno  sfortunate  le  fanciulle,  anzi  lo  sono  più  per 
l'assoluto  difetto  di  convitti  alla  loro  educazione.  Forse  còntio 
il  fine  che  ebbesi  nella  fondazione  del  monistero  di  S.  Catte- 
ritta  dal  P.  Fr.  Tommaso  Meli-Cao  ,  e  da  sua  zia  D.  Antonia 
Meli-Fores  (  an.  1641  )  non  si  creavano  in  esso  le  Sanciulle  né 
pure  nei  primi  tempi  della  istituzione. 

Divertimenii,  Festeggiandosi  nelle  chiese  che  sono  alla  estre- 
mità dello  Stampace  ,  e  della  Villanova  è  solito  darsi  lo  spet- 
tacolo della  corsa  dei  barberi.  Ma  nient'  é  che  eguagli  la  corsa 
carnevalesca  nella  contrada  di  S.  Michele  per  uno  stadio  di 
circa  75  trabucchi  (metri  227,35)  in  due  oblique,  questa  per 
una  china  di  circa  trabucchi  40  ,  quella  per  l'erta.  Si  inaugura 
nella  solennità  per  S.  Antonio  abbate ,  poiché  i  cavalli  furono 
benedetti  nel  passare  davanti  sua  chiesa  e  quindi  si  continua 
nei  giovedì,  domeniche ,  e  ultimi  giorni.  La  strada ,  o  il  suolo, 
diremo ,  di  quest^ippodromo  é  convesso  e  costrutto  a  ciottoli , 
donde  in  sull'imbrunire  al  violentissimo  quadrupedamento  sdùz- 


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%2^  CAGLIARI 

zaa  sciDtille.  Vi  concorrono  i  più  nobili  destrieri  co'  più  abili 
cavalieri ,  e  si  ammira  di  quelli  la  vivacità  la  fpga  la  docilità, 
di  questi  Tagilità  la  destrezza  la  forza.  Cprresi ,  come  dicono, 
a  pareggia  formatasi  una  catena  di  cavalieri  da  due  in  sette , 
i  più,  che  permette  congiungersi  l'ampiezza  della  strada,  nella 
parte  delle  mosse.  È  allora  piacevolissima  scena  in  questa  strada. 
Una  moltitudine  sovrasta  da'  pogginoli  con  tutta  la  pompa  del 
lusso  ,  e  riempie  tutta  la  contrada.  Vedresti  ai  tocco  del  tam- 
buro in  su  le  mosse  aprirsi  la  calca  avanti  i  .corridori ,  e  tosto 
chiudersi  alle  spalle  ,  e  con  poco  grato  senso  farti  i  cavalieri 
sentire  i  pericoli  tra  cui  scherzano  accennando  cadute  ,  rimet- 
tendo il  fr^oo,  abbandonandosi  sulle  gruppe  del  vicin  cavallo, 
e  altre  siila tte  pazzie  ,  alle  quali  come  è  giusto  applaude,  ogni 
matto.  Spesso  i  cavallerizzi  presentansi  mascherati  alla  iniita- 
zione  del  costume  di  altie  nazioni ,  e  delle  stesse  varie  tribù 
sarde. 

Non  v'ha  un  grand'amore  ai  giuochi.  In  tutta  la  città  non 
jsono  più  di  quattro  bigliardi,  uno  nel  Castello  ,  un  altro,  nella 
Marina,  e  due  nello  Stampace.  U  giuoco  alle  palle  é  più  fre^ 
quente  in  certi  ridotti  presso  la  città  ,  massimamente  nei  di 
festivi ,  siccome  quello  in  cui  si  esercitano  uomini  meccanici. 

Teatro  civico  nel  Castello,  Dimesse  le  recite  ora  vi  si  canta 
l'opera  nelle  stagioni  d'autunno,  e  d'inverno.  Attendesi  a  ri- 
formarlo in  maggiori  dimensioni  suU'  elegante  disegno  del  Co- 
minotti. 

Feste  per  s,  Giovanni  ^  e  di  s.  Pietro.  Nella,  sera  delle  vi- 
gilie sino  a  dopo  la  mezzanotte  é  solito  farsi  gran  rumore  dalla 
gioventù ,  e  dalla  plebe.  Dappertutto  è  baldoria ,  e  si  prende 
diletto  a  lanciare  e  a  far  scoppiare  dei  fuochi  artifiziati.  Per 
la  seconda  particolarmente  è  un  gran  festino  tra  le  famiglie 
dei  pescatori  presso  la  chiesa  del  santo. 

Idioma.  La  lingua  che  si  usa  in  Cagliari  ,  e  in  quasi  tutta 
la  Sardegna  meridionale,  ha  una  sostanziale  identità  con  la  Lo- 
gudorese:  se  non  che  sembrane  degenerata  per  molta  mesco- 
lanza di  vocaboli  forestieri ,  per  subite  non  poche  depravazioni 
nell'affettazione  d'una  pronunzia  più  dolce  e  sonante ,  e  per  vi- 
*  zioso  disuso  di  alcune  essenziali  parole  e  forme  verbali,  cui 
non  si  supplisce  che  con  offesa  della  proprietà.  Chi  tentò  ^i  ri- 
durio  alla  regolarità  che^^mmirasi  neUa  Logudorese  ?  spaventa 


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CAGLIARI  ii5 

il  pensiero  de'  sonori  cacdùni  che  scoppierehbero  a  tui  paresse 
meglio  rispettare  la  grammatica ,  che  l'uso  plebeo.  Si  è  formata 
la  grammatica  ?  Cosi  è.  £  non  ha  guari  si  pubUicava  il  Dirio- 
nario.  Gran  lavoro  ,  ma  poco  felice. 

Trovansi  in  questo  idioma  delle  canzoni  di  gran  merito  det« 
tate  dall'avvocato  E.  L.  Pintor  (  di  cui  tra  gli  uomini  illustri 
di  Cagliari  ) ,  alcune  delle  quali  si  possono  leggere  in  una  rac- 
colta di  poesie  de' vari  sardi  dialetti. 

Canto,  Distinguesi  in  gentile,  ed  in  plebeo.  D  gentile  suol 
avere  1'  accompagnamento  di  qualche  istromento  ,  ordinaria- 
mente deUe  zampogne,  o  della  cetra,  che  dicon  sarda.  I versi 
solitamente  usati  sono  bissenari  :  il  primo  emistìchio  del  primo 
verso  delle  strofe  resta  assoluto,  poi  ogni  secondo  è  corrispo- 
sto con  rima  interna  dal  verso  seguente.  Le  strofe  sono  spesso 
a  decine  col  ritornello ,  che  va  cantato  prima  delle  medesime. 
Il  canto  plebeo  annunzia  la  sua  aria  con  una  scala  di  tuoni 
sul  lay  la,  la,  la,  ecc.  Fatto  questo  preludio  in  quattro  voci 
si  comincia  la  bella  canzone  in  due  settenari ,  ai  quali  succede 
nuovamente  quella  carissima  cosa  del  la,  la,  larà^  Fatto  una  . 
piccola  pausa  portasi  in  altri  due  settenari  il  pensiero  che  si 
volea  spiegare  ,  e  quindi  viene  a  corona  la  bell'aria  con  delle 
variazioni  cosiffatte ,  che  fanno  spiritare^  I  primi  due  settenari 
sono  volgarmente  detti  su  sterrimeniu ,  gli  altri  in  cui  èia  idea 
principale  sono  su  coberimentu ,  è  i  sentimenti  delle  due  parti 
hanno  spesso  tra  loro  quella  connessione ,  che  si  conosce  nelle 
cose  più  disparate. 

Ma\oU,  Nella  lingua  sarda  maiòbi  è  una  specie  di  recipiente 
a  piramide  quadrangola  che  sospendesi  rovescia  sul  collo  della 
mola  ,  in  cui  versarvi  il  grano  ;  e  dalla  forma  che  parve  aves- 
sero consimile  i  cappucci  dei  gabbani  dei  giovani  villici,  pen- 
sano alcuni,  aver  questi  procacciatosi  un  tal  nome.  Per  que- 
sto valore  potrebbesi  esso  appropriare  a  quanti  indossano  sif- 
fatta .vesta  i  ma  non  é  cosi,  dacché  per  l'uso  fu  ristretto  a  in- 
dicare principalmente  i  giovani  che  vengono  dai  villaggi  del  re- 
gno per  applicarsi  agli  studi ,  e  specialmente  tra  questi  quei  co- 
tali  «che,  cosi  volendo  la  loro  fortuna,  locano  a  qualche  fami- 
glia certo  genere  di  servigio  sussidiario  nei  giorni  ed  ore  non 
scolastiche,  a  merito  dell'alloggio  e  del  vitto.  Di  questi  ultimi 
non  sarà  un  numero  minor  di  800  ,  levati  quelli  che  in  pas- 
Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  III.  i5 


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326  CAGLIARI 

sare  agli  studi  maggiori  devono  lasciare  l'abito  sardesco,  ed  il 

servìgio  anzidetto  per  dedicarsi  all'esercizio  di  pedagoghi. 

Forestieri.  Da  varie  parti  del  Mediterraneo  ,  da  Grecia  ,  Si- 
cilia ,  Napoli,  Toscana,  Spagna,  Francia,  e  in  più  numero 
dagli  Stati  Sardi  del  continente  immigrano  spesso  delle  fami- 
glie ,  e  per  la  ospitalità  e  favore  che  incontrano ,  e  per  la  fa- 
cilità del  vitto  volentieri  vi  si  stabiliscono.  Molti  attendono  a 
qualche  manifattura ,  alcuni  al  commercio  ;  ed  é  da  essere  ri- 
conosciuto da  essi  non  solo  l'aumento  della  popolazione  ,  ma 
la  introduzione  dì  alcune  arti  ^  e  il  miglioramento  delle  già 
esercitate  ,  e  quella  attività ,  che  sia  ,  nel  traffico. 

Poveraglia,  Non  ragionasi  qui  di  quei  del  paese,  dei  quali 
i  più  si  ritengono  nella  verecondia,  ma  dei  paltoni  che  accor- 
rono dai  villaggi,  e  fermansi  nell' allettamento  della  beneficenza 
che  sperimentano.  DI  cotali  ve  ne  avrà  forse  da  tre  in  quattro 
centinaja  tra  uomini  e  femmine,  un  terzo  del  qual  numero 
sono  invalidi  per  età,  o  per  vero  danno  di  alcun  senso  o  mem- 
bro. Agli  altri  infelici  per  propria  volontà  si  potrebbero  aggiun- 
gere circa  due  centinaja  di  femmine  sciaurate  tapinanti.  Come 
in  altri  luoghi  di  Italia  ,  cosi  anche  nella  Sardegna ,  dove .  per 
benignità  di  cuore  sono  copiose  le  limosine,  dovrebbesi  ben 
conoscere  la  saggia  risoluzione  data  per  alcuni  economisti 
sul  modo  di  far  la  limosina ,  che  giovi  a  chi  la  fa  ,  e  a  chi 
la  riceve ,  alla  società ,  alla  religione  ,  alla  pubblica   moralità. 

Statistica  medica.  Vi  ha  in  Cagliari  gran  numero  di  persone 
addette  al  gran  ministerio  della  sanità  :  medici  a6 ,  chirurghi 
19,  flebotomi  i5,  speziali  i5  nel  Castello,  7  nello  Stampace , 
IO  nella  Marina ,  i  in  Villano  va. 

Il  vitto  dei  cagliaritani  e  in  gran*  parte  animale  ,  e  piutto- 
sto lauto.  Il  pane  é  di  molta  bianchezza  ,  e  di  bel  gusto ,  ma 
poco  soffice  ed  assai  grave  ,  quando  lavorasi  alla\  sardesca.  Si 
rispetta  generalmente  la  sobrietà,  ed  è  raro  vedere  anche  nel- 
r  ultima  plebe  chi  faccia  onta  al  costume  pubblico. 

Bevesi  acqua  delle  cisterne  ,  che  sono  con  tutta  diligenza 
curate.  Non  poche  famiglie  però  l'attingon  dai  pozzi,  ed  e  gran 
numero  di  acquaroli,  che  ne  provvedono  il  pubblico:  general- 
mente la  danno  salmastra.  Dentro  il  Castello  dal  tempo  dei  pi- 
sani ne  furono  aperti  cinque  ad  una  grandissima  profondità, 
e  han    le    bocche    uno    sotto  la  piazza  di  s.  Brancazio ,    altro 


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CAGLURI  227 

presso  al  monistero  di  s.  Lucia  ^  che  sono  i  due  donde  traesi 
acqua  ;  il  terzo  alla  piazzetta  ,  il  quarto  a  s.  Croce ,  il  quinto 
all'  angolo  del  bastione  di  s.  Remigio.  Un  altro  fu  non  da  molto 
scavato  nella  polveriera.  Se  li  vuoi  mettere  tra  le  sorgenti  di 
acque  minerali ,  fa  pure  il  tuo  piacer,  che  io  non  dissento. 

Le  malattie,  che  sogliono  dominare  nell'inverno  e  prima- 
vera sono  infiammazioni  massime  nell'  apparato  digerente.  Nel- 
Testate  ed  autunno  le  febbri  cosi  dette  gastriche,  nervose,  e 
le  periodiche  per  lo  più  complicate  con  irritazione ,  o  flogosi 
della  mucosa  gastro-enterica,  e  del  fegato. 

Anche  in  Cagliari  la  maggior  mortalità  avviene  nella  prima 
età  per  la  classe  disagiata ,  che  è  assai  numerosa ,  e  per  le  al- 
tre pure  quando  sviluppasi  qualche  epidemia  vaiuolosa.  Sono 
moltissimi,  che  vanno  in  là  deUa  virilità;  non  pochi  che  ol- 
trepassano gli  80  e  90,  e  non  rarissimi  gli  esempli  di. più  di 
venti  lustri.  Ora  tu  potresti  vedere  nella  città  qualcuno  oltre  i 
90,  cui  non  daresti  più  di  60  anni.  Che  bella  vecchiezza! 

Bagni.  Godesi  da  non  molto  questa  comodità.    Essi  sono  in 
capo  al  passeggio  del  terrapieno,   e  gli  accorrenti  sono  benis-. 
simo  serviti. 

Polizia  medica.  Sonosi  ordinati  sapientissimi  regolamenti,  . 
dei  quali  tutta  volta  è  desiderata  la  piena  osservanza:  sonosi 
proposte  molte  riforme  per  opprimere  ogni  sorgente  di  miasmi 
esiziali ,  massime  nella  coda  dello  Stampate  e  della  Villanova  ^ 
e  si  spera  che  siano  adottate.  Soprattutto  converrebbe  si  sca- 
vasse in  quest'ultimo  quartiere  il  canale  della  espui^azione,  e 
nel  sito  dessu  boccidroyi  (  ammazzatoio  ) ,  dove  si  fa  la  cftmi- 
ficina  del  bestiame,  non  si  lasciasse  allagare  ed  imputridire  il 
sangue  con  le  materie  fecciose.  Egli  è  ancora  una  cosa  {ùù  spia^ 
cevole  veder  in  questa  parte  estrema  della  città  rosseggiar  le 
strade  dal  macello  che  si  fa  dei  montoni  nei  cortili  di  alcune 
case. 

LazzertUo.  È  stato  insti tuito  da  gran  tempo  nel  promontorio 
di  Cagliari  alle  falde  dei  colle  oggidì  appellato  da  s.  Ignazio 
aul  lido.  Consisteva  prima  in  alcune  mescbinissime  case  a  pian 
terreno;  poscia  sotto  i  Reali  di  Savoja  si  riformava  in  sul  di- 
segno degli  edifizi  di  pari  destinazione;  e  finalmente  nell'anno 
1835  si  ampliava  dalla  capacità  di  dùnque  periodi  ai  quattor- 
dici ,  e  provvedeasi  alla  comodità  non  trascurata  una  certa  ele- 


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328  CAGLIARI 

ganza.  E  però  tuttora  angusto ,  e  difetto  siffatto  fu  ben  sentito 
nello  scorso  anno  ;  per  che  fu  necessità  ricorrere  alla  violen* 
tissima  precauzione  estrema.  Da  questo  apparirà  la  somma  uti- 
lità dell' aropliazione  progettata  dal  cavaliere  De-Albertis  sino, 
a  poter  contenere  trenta  periodi^^  anzi  se  fosse  agevole,  altri 
ancora  di  più,  e  non  pe' sospetti  solamente,  ma  anche  per  gli 
infetti.  Si  arroge  che  la  situazione  à  accomodatissima  a  stabi- 
limenti siffiitti ,  la  quale  per  lo  facile  isolamento  per  la  esten- 
sione e  condizione  saria  la  più  felice  a  case  di  osservazione , 
a  spedale,  e  a  deposito  di  merci  per  quanti  dal  Mediterraneo 
potessero  approdarvi. 

Governavasi  prima  dal  Magistrato  civico,  poscia  venne  inca- 
merato ,  ed  il  Sovrano  con  carta  reale  a4  gennajo  i835  ap- 
provava un  regolamento,  con  cui  si  stabilivano  discipline  più 
acconcie  alla  amministrazione  con  notevole  diminuzione  dei 
dritti  sanitarii. 

Magistrato  generale  di  sanità.  Una  delle  prime  cure  del  go- 
verno Sabaudo  fu  la  conservazione  della  salute  pubblica.  A  che 
instituivasi  un  magistrato,  di  cui  fosse  capo  il  viceré,  e  delle 
giunte  speciali  poste  in  ogni  città  e  comune,  ove  fosse  porto 
o  spiaggia  accessibile.  Molte  saggie  ordinazioni  furono  fatte  in- 
torno a  questo  importantissimo  oggetto ,  e  sono  da  essere  ve-> 
dute  quelle  che  si  contengono  negli  articoli  dal  'jS  all'  83  della 
sapientissima  carta  reale  di  Carlo  Emanuele  IH,  12  aprile  lySS. 

Campo-Santo, In  distanza  dall'abitato  di  circa  1000  metri 
a  sotto  Monreale  contro  il  ponente  si  ricingeva  nel  1828  un  ret- 
tangolo con  i  lati  maggiori  di  1 20,60 ,  e  i  minori  paralelli  alla 
strada  da  s.  Bardilio  a  s.  Cosimo  di  93,60.  In  fronte  alla  porta 
appoggiasi  all'altro  lato  minore  sur  un  terrapieno  una  cappella 
d'ordine  ionico.  Entro  l'area  del  campo  corrono  alcune  pa- 
ralelle  ai  muri,  e  all'altipiano  con  altre  due  intersecantisi 
a  retto,  di  forma  che  sono  determinati  quattro  eguali  spazi 
rettangolari  per  le  sepolture  comuni,  nei  quali  è  quella  capa- 
cità, che,  computata  l'annua  ordinaria  mortalità  ai  4^0,  ba- 
sta perchè  prima  di  6  anni  non  ripiglisi  lo  scavo  delle  prime 
linee:  nel  quale  tempo  per  le  condizioni  del  terreno  fu  stimato 
si  disfarebbero  interamente  i  corpi.  Nell'intervallo  tra  le  pa- 
rallele delle  mura  e  dei  viali  saran  costrutte  delle  loggie  per  se- 
polture privilegiate,   e  tutte  uniformi  a  quella  in  cui  il  mar- 


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CÀGLURI  329 

chese  di  Villahermosa  volle  riposte  le  spoglie  di  sua  sorella 
marchesa  di  Villarios. 

Governo  spedale  della  città.  Vari  sono  gli  uffici,  come  va- 
rie le  parti  del  pubblico  servigio  economico ,  giudiziario,  mi- 
litare. 

Amministrazione  del  municipio.  Fino  al  1810  il  consiglio 
della  città  si  componeva  di  nove  persone  in  tre  classi  da  tre 
diverse  liste.  Delle  quali  nella  prima  erano  scritti  i  nobili  e 
laureati;  nella  seconda  i  proprietari  e  negozianti;  nella  terza  i 
notai  e  procuratori,  cui  da  vasi  di  poter  ascendere  nella  se- 
conda per  benemerenze  nel  servigio.  Tal  ripartizione  partorendo 
degli  incomodi  fu  il  coi'po  civico  ridotto  a  due  temi,  riunita 
la  seconda  e  terza  lista.  In  uno  ed  altro  di  questi  ordini  non 
si  contengono  più  di  dodici,  e  i  mancati  si  rimpiazzano  per 
elezione  da  tre  proposti.  Sono  da  questo  numero,  e  secondo 
l'anzianità  quelli,  che  si  cbiedon  per  lo  consiglio  ordinario,  e 
per  gli  altri  offici  municipali.  Ogni  anno  se  ne  rìnnovano  per 
un  terzo  i  membri  ai  primi  de' due  terni  subentrando  uno  da 
questo,  uno  da  quell'ordine,  e  gli  altri  ascendendo.  Quei  che 
escono  dal  consiglio  persistono  nella  matricola,  e  quando  sia 
compito  il  periodo  ripigliano  la  toga  per  altro  triennio. 

Aboliti  i  mal  concessi  privilegi  il  danaro  del  municipio  è 
amministrato  con  la  dovuta  dipendenza  dal  governo.  Neil'  anno 
1764  (  3o  settembre  )  il  V.  R.  Balio  della  Trinità  pubblicava 
un  regolamenta  per  lo  governo  delle  cose  municipali  a  cau- 
telare con  le  migliori  massime  economiche  il  giusto  prodotto 
delle  entrate,  e  la  direzione  delle  spese  alla  necessità  ed  uti- 
lità, perchè  l'azienda  si  ristorasse,  e  i  creditori  soffrissero  il 
menomo  discapitar  nel  conseguimento  degli  interessi  si  ridotti, 
come  inferi,  che  neUe  vicende  dei  passati  governi,  essendosi 
questa  amministrazione  obbligata  a  moltissimi  in  là  e  in  qua  del 
i656  per  un  totale,  cui  erano  disuguali  i  suoi  prodotti,  fu  ne- 
cessità che  per  li  censi  anteriori  alla  detta  epoca  non  il  frutto 
legittimo,  ma  si  rispondessero  sugli  annuali  avanzi  rate  mo- 
diche, e  però  variabili  come  quelli,  il  che  dicevasi  il  Rateo  ^ 
dandosi  per  li  posteriori  il  convenuto  del  6,  o  dell' 8  per  loo. 
In  detto  riordinamento  essendo  state  sfalciate  tutte  le  inutilità, 
restò  fissata  la  somma  di  lire  sarde  <;irca  28  mila  per  gli  stipendi 
degli  impiegati,  per  gli  istituti  di  pubblica  beneficenza,  per  la 


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33o  CAGLIARI 

istruzione  pubblica ,  e  per  diversi  obblighi  dì  religione,    ecc. 

Grande  autorità  era  sotto  la  dominazione  spagnuola  negli 
uomini  di  questa  amministrazione ,  e  grand' ornamento  di  pre- 
rogative. £  soBO  da  essere  rammentate  queste  due,  che  non 
potessero  ricevere  ingiuria  senza  aver  vendetta,  e  chiudersi 
nelle  carceri-,  ondecliè  quando  diffidavano  del  governo  non  si 
spogliavano  della  toga  e  del  perruccone.  In  quei  beati  tempi 
usava  questo  consiglio  supplicare  i  Re  nel  loro  avvenimento  al 
trono  della  conferma  dei  privilegi  che  non  erano  in  uso.  Il 
capo  giurato  ritiene  ancora  un  distintivo  come  prima  voce  dello 
Stamento  Reale,  e  lo  convoca  previo  ordine  del  governo. 

Impiegati  cìvici.  Padre  d'orfani,  Capitano  d'artiglieria,  de- 
putati alla  vendita  dei  cereali  e  del  pane ,  Amostasseno,  Obriere, 
Architetto,  Veditore  di.  pulizia.  Sindaco,  ecc.  ecc. 

Il  Padre  d'orfani  provvede  all'allevamento  degli  orfani  e 
degli  esposti,    alla   loro  educazione  in  qualche  mestiere. 

Il  Capitano  d' artiglieria  comanda  alla  compagnia  dei  canno- 
nieri civici,  i  quali  in  altro  tempo  facean  guardia  al  palazzo  del 
comune. 

Deir  Amostasseno  si  dirà  più  sotto. 

L' Obriere  presenta  una  specie  di  Edile.  La  sua  inspezione 
è  sulle  fabbriche  pubbliche,  sul  selciato  delle  contrade  e  chia- 
viche, ecc. 

Il  Sindaco  è  a  rappresentare  il  corpo  civico  nei  giudizi. 

Sperasi  fra  breve  sarà  data  una  miglior  forma  a  questa  am- 
ministrazione. 

Sindaci  dei  quartieri  bassi.  Sono  tre  in  ciascuno  di  essi.  Ser- 
vono per  un  anno,  e  assumonsi  il  primo  dalla  classe  dei  no- 
bili o  laureati;  l'altro  dall'ordine  dei  notai  o  procuratori;  il 
terzo  dagli  artigiani.  Presentemente  le  loro  incumbenze  sono 
assai  ristrette ,  e  forse  fra  non  molto  saranno  annullate ,  ezian- 
dio perché  stentasi  a  trovare  chi  voglia  l'onor  di  questo  titolo 
per  non  pochi  danari,  che  conviene  erogare  nelle  parrocchie. 
Comecché  nelle  loro  operazioni  siano  essi  indipendenti  dal  Ma- 
gistrato civico;  tuttavolta  non  si  possono  allontanare  dalle  or- 
dinazioni generali  del  medesimo ,  anzi  devono  studiare  alla  os- 
servanza delle  medesime. 

Nel  sobborgo  di  s.  Avendrace  non  si  ha  che  un  maggiore  di 
giustizia,   sebbene   come  in  altri  comuni  si  possa  formare  un 


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CAGLIARI  a3i 

consiglio,  e  nominare  un  sindaco ,  ecc.  A  più  chiara  cognizione 
dell'antica  amministrazione  civica  di  Cagliari  leggi  nella  Storia 
di  Sardegna  libro  xi  pel  chiarissimo  baron  Manno. 

Amministrazione  di  giustizia,  li  Yeghiere  o  regio  Vicario 
rende  ragione  in  prima  istanza  col  voto  degli  assessori  suoi  per 
li  diversi  quartieri.  In  sua  mancanza  o  assenza,  é  dato  al  primo 
dei  consoli  esercitare  questa  autorità.  Dipende  dai  suoi  ordini 
una  compagnia  di  cosi  detti  pratai  {pardayis  o  prada\uSy  da 
pardu  o  pradu ,  prato  )  comandata  da  un  uomo  di  qualche  con- 
fidenza col  titolo  di  Sotto veghiere,  però  senza  autorità  di  sorta. 

Tribunale  economico  del  Reggente  la  R.  Cancelleria*  Ne'  mar- 
tedi  e  giovedì  al  giorno  il  reggente  apre  in  sua  casa  udienza 
per  decidere  somimariameDte  le  cause  verbali,  che  gli  siano 
portate,  se  sia  litigio  di  somma  non  eccedente  gli  scudi  4o,  di 
affitti,  salari,  medici  ecc.  Un  segretario  registra  le  ordinanze. 

Comando  di  piazza.  Il  generale  delle  arme ,  che  è  gover- 
natOire  delfa  città,  invigila  per  li  maggiori  e  altri  subalterni  al 
buon  ordine.  Accadde  pure  siasi  spiegata  autorità  di  altro  ge- 
nere toccandosi  alcuni  affarucci  di  giustizia  tra  i  plebei. 

Guarnigione  della  città.  Le  truppe  presidiane  sono  alcune 
compagnie  di  artiglieri,  uno  o  due  battaglioni  di  fanteria,  trfe 
o  quattro  compagnie  di  cacciatori,  e  pochi  squadroni  di  ca- 
valleggieri.  Nell'anno  i834  ebbersi  questi  numeri;  artiglieri  a3i^ 
e  in  due  battaglioni  della  brigata  Cacciatori-Guardie  uomini 
looo',  cacciatori  franchi  143;  cavalleggieri  i^5\  invalidi  75-, 
alabardieri  ^5.  Si  contavano  servi  di  pena  987  e  loro  guardie 
26.  Alloggiano  in  otto  caserme:  cinque  nel  Castello,  tre  nella 
Marina. 

Lo  spedale  maggiore  militare  è  nella  Marina  sotto  la  chiesa 
di  8.  Rosalia  nell'antico  convento  e  chiesa  degli  osservanti. 

Sono  due  ergastoli  pe' dannati  al  lavoro,  uno  nella  casatnatta 
del  baluardo  dello  Sperone,  altro  maggiore  presso  il  fortino 
di  s.  Vincenzo. 

Annona.  Molti  regolamenti  alla  copia  e  sanità  de' viveri,  alla 
pulizia  delle  piazze  di  mercato,  e  contro  il  monopolio  e  con- 
giura dei  venditori;  e  spesso  se  ne  desidera  l'osservanza. 

Amostasseno.  Non  fu  mai  altra  autorità  più  vessatoria  di 
questa.  Da  lui,  siccome  direttor  della  grascia,  ^a  la  tassa  del 
pane  e  pollame,  delle  paste,  frutta,  e  di  tutt' altro  che  si  ven-- 


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!i3i  CAGLIARI 

desse  a  nunuto  per  lo  vitto  gioraalìero.  Avea  sue  guardie  in 
persone,  che  erano  male  del  pubblico,  e  viveano  di  una  por- 
zione delle  multe.  I  quali  per  certo  danaro  che  fosse  loro  pre- 
sentato ogni  mese,  e  per  altri  doni  vendevano  ai  rigattieri  la 
sicurezza  di  non  esser  visitati;  e  opprimevano  i  meno  accorti, 
cogliendoli  in  fallo  di  peso  o  misura,  principalmente  i  poverì 
villici.  Chi  negava  la  contravvenzione,  e  la  domandata  multa 
era  tradotto  in  queir  ufficio ,  che  aveva  interesse  a  condannare , 
e  condannava  sulle  prove  somministrate  da  quei  furfanti.  Gli 
è  vero  che  potevasi  appellare  al  Reggente  la  regia  cancelleria , 
ma  il  disturbo  e  la  spesa  maggiore  ne  distoglievano,  epperò 
giovava  venire  a  transigimento.  Ben  si  pare  come  fosse  quest' 
incumbenza  dannosa  a' venditori  e  compratori,  utile  al  provvi- 
sto e  più  agli  sgherri.  Finalmente  il  Y.  K.  Montìglio  secon- 
dando le  idee  sovrane  tolse  queste  ingiurie  scandalose,  e  sif- 
fatti disonesti  profìtti,  abolita  ogni  consegna  e  presentazione  dì 
mostre,  impetrazione  di  permesso,  e  tassazione.  Sarà  fra  non 
molto  che  il  governo  ordini  queste  cose  nella  ipaniera  più  sag- 
gia e  più  comoda  al  pubblico. 

Le  piazze  di  mercato  sono  tret  la  maggiore  sul  fosso  della 
faccia  e  fianco  del  baluardo  di  s.  Francesco:  la  minore  tra 
Porta  Villanova  e  il  baluardo  di  Monserrato.  Nella  prima  sono 
34  botteghe  di  semplice  disegno  in  forma  di  loggia,  con  una 
maggior  linea  parallela  di  banche  di  rigattieri  e  pescivendoli: 
nella  seconda  più  scarso  numero  di  une  e  di  altre.  A  s.  Elmo 
è  una  sola  bottega  per  carne  con  molte  banche  a  vendervisi 
i  pesci  del  mar  vivo. 

Sono  macellati  all'anno  capi  circa  332,ooo:  buoi  4^000,  vac- 
che 3,5oo ,  vitelli  1 ,000 ,  capretti  1 0,000 ,  montoni  più  di  i  ,5oo , 
caproni  400,  saccai  3oo,  agnelli  10,000,  porci  3,ooo,  por- 
chetti  (  a  chisorgi  )  5oo.  In  totale  sur  una  quantità  media  lib- 
bre 2,023,000. 

Di  selvaggiume  cervi,  daini,  cinghiali,  qualche  muflone,  le- 
pri e  conigli  si  espongono  in  vendita  pubblica  e  quasi  giorna- 
liera capi  circa  10,000  con  peso  di  libbre  41^9000.  Di  uccelli 
silvestri  tordi,  merli  in  filza  di  otto  con  o  senza  piume,  capi 
720,000;  di  pernici,  quaglie  e  altre  specie  delicate  10,000.  Di- 
cesi che  dai  piani  di  Villasor,  Serramanna  e  ViUacidro  por- 
tinsi  già  alcuoi  fagiani,  specie  per  T addietro  ignota  nell'isola, 


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CÀGLURI  933 

e  9ÌaD  essi  di  quelli ,  che  da  Carlo  Felice  si  portayano  da  Si* 
dlia,  e  nutrìronsi  nel  suo  giardino  domestico  sul  baluardo  del 
palazzo  y  finché  non  se  ne  volarono  alla  natia  libertà.  Di  uc- 
celli acquatici  vendonsi  circa  5,ooo  capi,  di  pollami  4O7OOO9 
di  uova  1,000,000. 

La  quantità  che  consumasi  di  pesci  e  di  altri  prodotti  ma- 
rini puoi  vedere  addietro  (  Cagliari  provincia  y  art.  pesca  ). 

Piazza  delle  erbe.  Al  fianco  del  summentovato  baluardo  di 
8.  Francesco  sono  in  vendita  gli  erbaggi  e  le  frutta  de'^li  orti 
di  Cagliari  e  terre  vicine  di  Pula,  del  Sarrabus  ecc.  Si  vuole 
che  sia  molta  copia  e  di  quasi  tutte  le  specie  che  si  coltivano 
nell'Italia  e  Francia;  ma  qualcuno  noi  crederebbe.  Niun  però 
nega  la  singoiar  soavità  del  sapore  di  questi  vegetabili. 

Agrumi.  Dal  dicembre  gli  uomini  di  Domus-novas,  Pula, 
s.  Sperato,  Yillacidro,  Iglesias  ne  portano  grandissima  quan- 
tità, e  li  vendono  per  le  strade  a  otto  per  soldo,  e  nella  per- 
fetta maturità  a  sei.  I  Milesi  sopravvengono  nei  primi  giorni 
primaverili,  formano  delle  baracche  coq  stuoje  di  canne  nella 
piazza  delle  erbe  da  i5  a  ao,  in  Villanova  da  5  a  8.  Vendono 
a  prezzi  sempre  maggiori  come  procede  l' estate.  Se  ne  compra 
anche  in  ottobre. 

Rigattieri.  Distinguine  due  classi.  Nella  prima  non  sono  com- 
presi più  di  aa ,  i  quali  aver  deM!>ono  una  banca  pubblica,  e 
sempre  provveduta  dei  soliti  articoli.  I  medesimi  fanno  da  sal- 
sicciai. Gli  altri  pizzicagnoli  che  vendono  e  comprano  alla  gior- 
nata sono  circa  160.  Trovansi  sulle  banche  dei  primi  salame 
di  porco  e  di  pesce,  strutto,  formaggi,  frutte  lecche  e  fre- 
sche, sebbene  non  in  tutto  l'anno,  che  spignorano  i  veri  me- 
todi a  conservarle ,  e  senza  questi  moltissimi  altri  articoli. 

Il  butirro  di  pecora  trovasi  in  vendita  a  circa  7  soldi  la  lib- 
bra dal  gennajo  al  giugno;  quello  di  vacca  a  12,  proviene  in 
gran  parte  dal  Logudoro  e  quasi  per  tutto  Tanno. 

Il  latte  yendesl  dì  buon  mattino  da  alcuni  pastori  vicini,  o 
da  alcuni  rigattieri  che  fanno  questo  commercio.  Questi  sanno 
bene  accrescerlo  con  acqua  e  fior  di  farina,  rare  volte  con 
amido.  Più  tardi  passeggiano  altri  con  latte  manipolato  in  due 
diverse  maniere,  il  colostro,  come  chiamasi  il  latte  mescolato 
con  buone  dosi  d' acqua  e  farina  ,  e  passato  sopra  un  fuoco 
mite;  e  il  caccio  acido  (casu'a\edu) ^  che  è  latte  quagliato  in 


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234  CAGLIARI 

certo  grado  d'acidità.  £  fortunato  cLi  possa  averne  puro.  Mon 
ha  guari  che  conducevansi  delle  bestie  per  le  strade,  le  quali 
si  mungevano  presso  chi  ne  bramava.  I  rigattieri  fecero  osser- 
vare,  che  questo  modo  nuoceva  alla  salubrità  dell'aria,  e  pro- 
dussero ragioni  convincentissime.  Il  pubblico  si  dolse  della 
mancanza  di  questo  comodo. 

Panificio.  Sono  fabbriche  nell'arte  genovese  e  francese  23, 
nella  sardesca  280.  Nelle  prime  lavorano  uomini  90;  nelle  al- 
tre 5oe  donne  compresevi  quelle  principali  che  tiene  descritte 
il  magistrato  civico  per  lo  giornaliero  servigio  della  città.  In 
totale  si  manifatturano  per  giorno  starelli  di  grano  325  non 
compresa  la  quantità  che  vogliono  le  genti  del  presidio.  Il  pane 
di  s.  Avendrace  in  Cagliari ,  di  Pirri ,  Selargius ,  Settimo  e  Sin- 
nai  è  con  merito  assai  pregiato,  ed  è  preferibile  al  migUore, 
che  con  metodi  diversi  facciasi  in  città.  Dalle  fabbricanti  di 
questi  villaggi  se  ne  hanno  quasi  giornalmente  libbre  2,000.  Si 
numerano  fabbriche  di  paste  a  torchio  1 7 ,  a  mano  e  alla  sar- 
desca 40 9  botteghe  di  caffè,  cioccolata,  liquori,  dolcerie,  ecc. 
4  nel  Castello,  5  nella  Marina,  8  nello  Stampace,  2  in  Yil- 
lanova  :  dolcerie  semplici  cbn  arte  estera  2  nello  Stampace ,  ed 
altrettante  alla  sardesca:  botteghe  di  vino,  pane  e  altri  diversi 
commestibili  3o  nel  Castello ,  58  nella  Marina,  4?  nello  Stam- 
pace, 57  in  Villanova,  8  in  s.  Avendrace:  di  commestibili  con 
articoli  di  pizzicagnolo  20  nel  Castello,  4^  ntWdi  Marina,  34 
nello  Stampace,  20  nella  Villanova:  locande  nel  Castello  4) 
nella  Marina  2 ,  nello  Stampace  i  ,  in  Villanova  i  ^  in  s.  Aven- 
drace I.  Osterie  e  insieme  trattorie  nello  Stampace  8,  nella 
Villanova  5. 

Non  si  può  esporre  in  vendita  alcun  genere  di  commestibili 
senza  il  permesso  dell' Amostasseno,  cui  bisogna  tutti  notificare 
gli  articoli  di  negozio.  Ciascun  bottegajo  è  tenuto  alla  presta- 
zione mensile  di  reali  dae  per  la  illuminazione  notturna,  e  per 
gli  incaricati  della  medesima ,  sema  il  dazio  sull'  olio ,  di  e  tu  si 
è  già  detto  più  sopra. 

Combustibile,  La  città  per  antico  privilegio  provvedesi  della 
legna  e  carbone  dalle  terre  del  marchese  di  Chirra.  Quindi 
quanto  sia  sufficiente  trasportasi  su  navicelli,  e  si  deposita  in 
grandi  cataste  sulla  riva  di  Gésus  a  sirocco ,  e  di  s.  Agostino  a 
maestro.   Se  ne  aggiunge  anche  dai  vieini  monti  di  Quarto  e 


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CAGLIARI  a35 

Sizuiai.  Port&nsi  all'  anno  di  carbone  alle  cucine  per  mare  can- 
taro iO|OoOy  per  terra  a^ooo  e  400  ^^^  fucine.  Il  minerale  è 
solo  usato  nel  regio  arsenale:  di  legna  grosse  è  sottili  intomo 
a  pesate  80,000  (vale  la  pesata  libbre  sarde  i5o  (Vedi  in  fine 
dell'articolo  Busachi  provincia j  equazione  metrica).  Le  fa- 
scine sono  in  grandissimo  numero.  I  cittadini  comprano  dai 
detti  depositi  y  che  sono  otto  alla  riva  Gèsus  e  cinque  a  quella 
di  s.  Agostino.  Alcune  famiglie  religiose  e  altri ,  che  hanno  po- 
deri nelle  terre  del  detto  Marchese  provreggonsi  delle  mede'- 
sime  di  circa  S^ooo  pesate.  Il  prezzo  di  una  pesata  di  legna 
sottili  è  reali  due  ,  di  legna  grosse  un  reale  e  mezzo ,  delle  ra- 
dici soldi  sei  Cflnezzo,  del  carbone  reali  sei:  delle  fascine  per  usi 
domestici  un  soldo  per  una  nel  deposito ,  poco  più  dentro  città, 
e  se  ne  sogliono  bruciare  circa  100,000^  delle  minori,  che 
usano  i  fornaciai  per  la  calcinazione ,  e  per  la  coziotie  dei  mat- 
toni e  tegole  due  cagliaresi  per  una,  e  se  ne  consumano  in- 
tomo a  35o,ooo.  Nell'abitato  sono  molte  donne  che  rivendon 
carboni  e  discetti  di  legne  sottili. 

Arti  e  mestieri  e  loro  condizione.  Tutli  gli  artefici  e  uomini 
di  qualche  mestiere  con  certe  leggi  organiche  approvate  dal 
gorerno  sono  uniti  in  diverse  corporazioni,  che  si  dicono  gre- 
mi.  A  ciascuna  delle  quali  è  dato  in  uno  dei  ministri  della 
R.  Udienza  un  protettore,  patrono,  o  quasi  giudice  di  pace 
per  gli  affiiri  concernenti  la  rispettiva  arte ,  o  mestiere.  Rimosse 
le  restrizioni  e  tolto  il  monopolio ,  gioverebbe  che  in  queste 
università  fosse  creato  alcun  istituto,  e  perchè  avessero  dotile 
figlie  dei  poveri  che  professano  l' arte ,  e  perchè  gVi  invalidi  e 
loro  famiglie,  le  vedove  e  gli  orfiauai,  non  mancassero  del  ne- 
cessario; principalmente  sarebbe  vantaggiosissima  la  formazioile 
delle  cosi  dette  casse  di  rispaimio»  Gli  è  vero  che  da  alcuni 
siffatti  gremì  aventi  ben  comune  si  pratica  qualche  beneficenza 
verso  le  persone  che  vi  appartengono ,  ma  non  si  soddisfa  ai 
bisogni.  Le  persone  occupate  nelle  arti  meccaniche  da  sotto- 
notarsi sono  tra  grandi  e  piccoli  circa  3,ooo,  la  massima  parte 
mal  agiati  o  per  lo  poco  che  ritraggono  dai  loro  manofatti,  e 
dall'  opera ,  o  per  mancanza  £  lavoro.  Sono  nell'  anno  giorni 
di  vacanza  circa  71,  di  mezza  vacanza  intorno  a  i3.  JMiuno  ai 
duole  della  perdita  che  fa  nell'  ozio  di  non  poche  gioivate  che 
potrebbero  esser  fruttuose  alle  funiglie;  anzi  in  moltì  mestieri 


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a36  CAGLIARI 

o  per  intero,  o  per  una  buona  parte  vanno  perduti  i  lunedi. 
Veramente  è  da  non  tollerarsi  questa  inerzia  di  molti  nei  di 
di  lavoro,  e  la  operosità  nella  domenica.  Cosi  cominciano  a 
profanar  la  festa  per  poi  contaminarla  con  le  intemperanze  , 
in  cui  profondono  i  guadagni  della  settimana,  lasciando  poi 
in  dura  privazione  le  famiglie. 

Distinguonsi  questi  uomini  meccanici  in  mastri,  garzoni  e 
discenti.  Gli  ultimi  sono  assegnati  a  vari  mastri  per  certo 
tempo  sotto  certi  patti,  intervenendo  il  padre  degli  orfani,  cui 
incumbe  d'  invigilare,  perché  siapo  ben  trattati  ed  istruiti.  Fi- 
nito il  tempo  stabilito  della  ^sciplina  sono  liberati  dalla  sog- 
gezione del  mastro,  e  possono  passare  a  servigio  di  quegli  al- 
tri con  cui  loro  convenga  di  stare.  Dal  garzonato  non  ascen- 
dono al  grado  della  maestrìa,  che  sostenuto  un  esperimento, 
e  pagata  la  matricola.  Solo  a  chi  ottienesi  quel  titolo  é  con- 
cesso di  lavorare  in  proprio  nome. 

Sartori.  Mastri  53,  garzoni  40  9  ^^.  ^5.  Sartrici  So.  Mo- 
diste 6.  Sartori  alla  sardesca  mastri  4^,  garzoni  ao,  dis.  12. 
Officine  di  cappottari  greci  1 3,. uomini  5o.  —  Scarpari  di  la- 
voro gentile  80,  garzoni  60,  dis.  70:  di  lavoro  grossolano 
mastri  ao,  garzoni  22,  dis.  i5.  Aggregati  a  questo  gremio 
minatori  di  pelli  e  sellari  mastri  3o ,  garzoni  25 ,  dis.  35. 
Queste  arti  si  esercitano  con  qualche  lode.  —  Conciatori  n^a- 
stri  35,  garzoni  40.  Officine  i3.  Pelli  conciate  nell' anno  circa 
25  mila.  Conosciuti  recentemente  alcuni  migliori  metodi  mi« 
gliorarono  cosi  questi  manofatti,  che  accade  ai  meno  accorti 
di  scambiare  le  pelli  e  cuoja  preparate  in  Cagliari  con  quelle 
che  si  importano  dalla  Francia.  Muratori  mastri  70,  garzoni 
40,  dis.  5o,  manovali  3oo.  Sono  generalmente  esecutori  as- 
sai felici,  e  alcuni  ben  intelligenti  a  dedurre  in  opera  icno- 
grafie di  molta  composizione.  —  Ferrari  di  lavori  gentili  ma- 
stri 32,  garzoni  25,  dis.  16.  Armaroli  26;  di  lavori  gros- 
solani mastri  20,  garzoni  16,  dis.  25.  *—  Ebanisti  e  fale- 
gnami mastri  45,  garzoni  So,  dis.  25.  Segatori  22,  tornitori 
9,  intagliatori  6,  calafatti  20,  fabbri  di  carrozze  3,  di  carri 
e  carrette  16,  di  botti  25,  di  barche  12.  Generalmente  gli 
uomini  di  queste  varie  professioni  sono  sprovvisti  di  buoni  prin- 
cipii,  e  di  quegli  istromenti  che  porterebbero  maggior  agevo- 
lezza   ed   eleganza.    Gli  ebanisti  meritano  lode  per  la  precisa 


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CA6LURI  i37 

imitasione  dei  più  belli  Jayorì  di  oltremare ,  e  per  la  maestrìa 
con  che  trattano  il  legno  ginepro ,  che  la  loro  mano  sa  ren- 
der cosi  bello  ne' lavori  gentili  ^  che  in  paragone  men  si  loda 
lo  stesso  mogogano.  Indi  provenne  un  cospicuo  risparmio  per 
le  masserisie  d' un  gentile  arredo ,  ed  un  nuovo  ramo  di  lucro 
agli  uonùni  di  montagna  che  forniscono  le  o£Gicine  di  legni  pre-* 
xiosi,  noci,  tasso,  ciriegi  ecc.,  col  detto  ginepro.  Si  provve- 
desse a  che  in  avvenire  non  si  domandasse  dall'  estero  il  pino 
in  tavole  e  travicelli. 

Le  primarie  delle  arti  sunnotate  portano  l'obbligo  d' un'esa- 
me ;  non  cosi  queste  altre ,  che  praticano ,  gli  orafi  mastri  ao , 
garzoni  So,  dis.  i8,  gli  ottonieri  mastri  i5,  dis.  la  ,  i  campa- 
nari mastri  i ,  garzoni  4 9  gli  orologiari  mastri  io,  dis.  i a,  gl'in- 
doratori n.^  4?  ^  lattieri  n.^  1 1 ,  i  vetrari  (  acconciatori)  n.^  11, 
gli  scultori  n.^  3,  ì  pittori  n.^  8,  i  calderarì  n.^  9,  i  tintori  n.^ 
5  ,  gli  ombrellari  n,^  3,  i  barbieri  n.^  90 ,  i  perrucchieri  n.°  i  a  , 
i  cappellarì  n.^  aò^P^rieri  n.^  i5 ,  i  fabbricatori  di  candele  di 
sevo  n.^  13,  i  marwKri  n.^  5,  i  fornaciai  di  calcina  n.<>  4^  per 
fornaci  i5,  i  tagliatori  di  pietre  n.^4^9  i  fornaciai  di  tegole  n.° 
So  ,  per  fornaci  9.  Dei  pescatori  e  navicellai  è  stato  detto  nell'ar- 
ticolo Cagliari  provincia,  Carreggiatori  :  di  questi  altri  sono 
acquaroli  n.^  So;  altri  servono  nel  trasporto  di  merci  e  di  mate-«> 
riali  n.^  5o ,  i  quali  in  estate  quando  non  si  possan  meglio  occu- 
pare impiegansi  a  fornire  il  pubblico  dell'  acqua  necessaria.  Fu- 
naiuoli  6,  fabbricatori  di  reti  3o ,  e  nel  medesimo  opificio  un  cen^ 
tinajo  di  donne;  facchini  a5o,  dei  quali  40  obbligati  alla  do- 
gana e  organizzati  in  un  corpo.  Beccari  per  la  vendita  36,  per 
le  precedenti  operazioni  40.  Il  carnificio  è  cosi  mal  esercitato, 
che  converrebbe  essere  comandata  una  maniera  più  pulita  e 
meno  offensiva  dei  cuori  umani.  L' ammazzamento  si  fa  in  pub- 
blico ,  e  tra  laghi  di  sangue  e  il  putridame  delle  trippe  veg- 
gonsi  questi  lesoci  trattar  col  ferro  ì  palpitanti  corpi.  Son  si  crude 
scene  da  soffrirsi  in  tempi  di  tanta  umanità  7  Dalle  idee  di  bar- 
barie passiamo  ad  altre  di  altro  genere ,  e  ricordiamo  un  altro 
greoùo  non  ha  guari  risuscitato  con  la  rinnovazione  della  pri- 
vativa di  poter  essi  soli  scaricare  le  botti  di  vino  (onde  sono 
detti  scaricatori  )  con  un  dritto  che  esigono  in  danaro  per  ogni 
botte,  e  con  altro  conseguente  di  frequenti  bibite  per  confor- 
tarsi al  lavoro.    U  profitto  di  questa  vii  gente  è  non  solo  un 


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a38  CAGLIARI 

aggravio  al  pubblico  ^    ma    una  turpitudioe.    Fortuna  che  non 

siano  più  di  la. 

Stamperie.  L'arte  tipografica  già  da  tre  secoli  introdotta 
solamente  in  questi  anni  sembrò  progredire  (  vedi  il  chiaris-* 
Simo  baron  Manno  Storia  di  Sardegna,  libro  xi,  ne' suoi  giudixi 
sullo  statx>  morale  de' sardi  sotto  la  dominazione  spagnuola). 
Sono  oggidì  tre  officine,  la  Regia,  la  Civica,  l'Arcivescovile. 
La  regia,  alquanto  decaduta  tiene  in  esercizio  6  torcoli  di  an- 
tica forma  e  12  lavoranti:  la  civica  propria  di  C.  Timon  4 
torcoli,  II  lavoranti:  l'arcivescovile  di  proprietà  d'una  com- 
pagnia 4  torcoli ,  I  a  lavoranti.  Aggiungi  in  ciascuna  un  torcolo 
per  li  rami.  Le  due  ultime  hanno  un  sufficiente  fornimento, 
e  producono  stampe  nitide.  Tutte  insieme  imprimono  all'anno 
cirea  36oo  risme  di  carta,  ohe  viene  in  massima  parte  som- 
ministrata dalla  Cartiera  Boyl  di  Domus-iuovas  del  Ciserro. 
Quanti  fogli  sieno  stampati  finora  da  cìa^^a  delle  tre  noi  sa- 
prei dir  con  precisione,  che  noi  sanno  vP^ure  i  proprietari. 
Però  a  calcolo  approssimativo  può  diisPKlla  regia,  che  da 
quando  posela  Carlo  Emanuele  III  di  Sardegna  presso  la  Uni- 
versità degli  Studi,  ove  stette  sino  al  1776,  lasciando  fuor  del 
novero  le  carte  pubbliche  di  governo ,  e  altre  cose  minute  , 
forse  non  stampò  più  di  aooo  fogli. 

Cosi  poco  si  è  scritto  sulle  scienze  e  sulle  arti.  Mancò  per 
avventura  l'ingegno?  Se  ne  abbondò  sempre.  Mancò  la  dot» 
trina?  Furono  per  questa  stimati  moltissimi  e  con  merito. 
MancaroD  i  mezzi  ?  Eh  sono  scuse.  Mancò  la  volontà  di  faticare. 

Giarnalù  Si  cominciò  a  pubblicarne  ne'  torbidi  della  nazione 
verso  la  fine  del  secolo  passato.  Stile  di  poco  merito  con  esa* 
gerazioni  e  menzogne,  quale  é  veduto  in  altre  scritture  della 
stessa  epoca. 

Nel  1827  si  produsse  una  poligrafia  mensuale  in  fascicolo 
eoi  titolo  —  Giornale  Cagliaritano  —  nel  quale  a  poche,  ma 
bene  scelte  notizie  politiche  succedevano  moltissime  cose  di 
somma  utilità,  dettate  in  bella  lingua  dal  chiarissimo  avvocato 
eoUegiato  Stanislao  Caboni.  Dolse  molto  ai  saggi  che  la  conti- 
nuazione fosse  proibita  da'  di  lui  uffici  pubblici. 

Dopo  non  considerevol  intervallo  susseguirono  due  giornali 
aettmuinali ,  la  Gazzetta  di  Sardegna  e  V Indicatore  Sardo.  Le 
loro  colonne  abbondavano  di  notizie  politiche,  e  spesso  ne  con- 


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CAGLURI  a39 

tenevano  delle  patrie.  Riunitisi  da  non  molto  in  società  gli 
Stampatori  y  la  Gazzetta  ammutolì. 

Ma  questa  mancanza  si  è  supplita?  Abbiam  veduto  un  nuovo 
giornale  prima  eddomadario,  ora  mensuale,  intitolato  -^^  U  Com- 
pilatore delle  cognizioni  utili*.  —  Impresa  grande ,  anzi  superiore* 

Finalmente  l' Accademia  agraria  ed  economica  di  Cagliari  co» 
mincia  a  mandar  fuori  i  suoi  fascicoli ,  dove  saran  compresi  i 
migliori  lavori  degli  accademici. 

Manifatture.  Su,  diciamo  le  grandi  piccolezze. 

Fabbrica  di  cotoni.  Consta  di  più  di  170  telai  distribuiti  per 
la  città.  La  filatura  fii  ridotta  a  sette  da  a  5  macchine ,  che  in 
addietro  erano  impiegate  :  la  tintoria  a  poche  persone.  I  teSf- 
snti  sono  bprdati ,  bordatini  di  diversi  colori  all'  uso  di  Genova , 
tele  crude ,  fanfare  all'  uso  di  Malta  e  altre  varie  stoffe.  Per  le 
quali  robe  erano  già  solite  estrarsi  non  piccole  somme.  I  depo* 
siti  sono  in  Cagliari ,  Sassari  e  Alghero  :  il  prezzo  batte  eoa 
quello  delle  consimili  di  Genova.  Dal  marzo  i834  al  febbrajo 
i835  sono  state  lavorate  pezze  di  cotone  14^3  della  distesa  di 
palmi  sardi  316  caduna  con  l'opera  di  277  persone.  Indi  crebbe 
il  numero  dei  lavoranti  sino  ai  4oo« 

Fabbrica  delle  berrette.  Sono  riuniti  i  soli  cardatori  :  le  fila* 
Urici  e  altre  operaje  lavorano  a  casa.  I  manofutti  reggono  alla 
concorrenza  con  l'estero,  e  n'é  grande  lo  smercio  in  tutta  l'isola, 
dove  se  ne  vestono  circa  190,000  teste,  e  se  ne  comprano  an<- 
nualmente  non  meno  di  i5o,ooo.  Non  bastando  ancora  al  bi- 
sogno i  suoi  prodotti  possono  alcuni  piccoli  fabbricanti  impie- 
garsi nella  stessa  mamfattura,  e  devono  alla  sufficienza  impor- 
tarsene dall'estero. 

Da  queste  due  fabbriche  venne  a  circa  un  migliajo  di  per- 
sone un  mezzo  di  sussistenza.  Che  prendasi  dalle  medesime  un 
maggior  incremento,  e  si  studi  a  non  dover  mendicare  dal- 
l'estero le  materie  prime,  quando  si  possono  avere  dal  regno 
con  la  propagazione  de' merini  e  l'ingentilimento  delle  razze 
indigene  in  quel  che  concerne  alle  lana,  e  con  la  coltivazione 
del  cotone,  i  cui  prodotti  nel  clima  sardo  sono  da  persone  in- 
telligenti riconosciuti  di  maggior  bontà  verso  i  più  pregiati  nel 
commercio.  Agli  inviti  del  provvido  governo  aggiungano  i  par- 
rochi  le  loro  esortazioni.  Quando  pure  non  possano  decimare 
questi  frutti,   ei    non  soffriran  detrimento,    che  stende  bene  i 


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ii4o  CAGLIARI 

figliani,  staranno  bene  ei  pure,  né  patiran  dolore  dalla  yistd 
di  molte  famìglie  infelici,  cui  deve  la  lor  carità  stendere  la 
benefica  destra. 

Saponiere.  Tra  poche  altre  una  è  distinta  per  li  metodi  che 
usa  non  diversi,  come  si  dice,  da  queUi  che  tengono  le  &b- 
briche  francesi.  Essa  però  mal  può  provvedere  al  terzo  di  quanto 
esiga  il  bisogno. 

Sono  in  esercizio  molte  fabbriche  di  cappelli,  i  più  di  lana 
per  li  contadini  della  parte  meridionale.  In  qualcuna  se  ne  la* 
vorano  pure  di  miglior  pasta,  e  si  fanno  pagare  come  fini. 

Regie  fabbriche.  11  laboratorio  delle  polveri  fu  dopo  il  di-^ 
castro  deU' incendio  accaduto  addi  aS  febbrajo  1822  riarmato 
in  tutto.  Presentasi  col  prospetto  d'un  grazioso  casino  d'or- 
dine corintio ,  e  frontispizio  sormontato  da  statue ,  stanza  de-* 
stinata  per  il  direttore  e  persone  addette  alla  fabbrica.  Il  dise- 
gno è  del  luogotenente  generale  C.  Bojl ,  come  lo  è  parimenti 
quello  del  pubblico  giardino  sulla  sua  piazza.  Passando  in  den* 
tro  sono  nel  primo  cortile  la  raffineria  dei  nitri,  ed  i  magaz- 
zini per  le  materie  prime.  Si  e  tentata  con  ottimo  successo  dal 
cavaliere  De-Villabermosa  D.  Angelo  la  formazione  del  nitro 
artificiale.  Nel  successivo  sono  vari  molini  a  pistone  in  bel  mec- 
canismo e  con  le  forze  dove  d'uomini ,  dove  di  cavalli ,  le  ma- 
cine in  bronzo ,  e  quant'altro  si  ricerca  nell'artificio  delle  pol- 
veri. Se  ne  offrono  di  ottima  qualità.  Potrebbe  questo  stabili- 
mento somministrare  anche  per  lunghi  bisogni. 

Il  deposito  è  sulla  parte  più  alta  del  colle  di  S.  LorenzOé 
Non  ha  difesa  dai  fulmini  ;  ondechè  nello  squilibrio  delle  elet-> 
trìcìtà  temesi  da  molti. 

R,  Arsenale.  Tra  le  porte  Cristina  e  Apremont  presentasi 
la  sua  di  bella  architettura  (  ordine  dorico  )  con  quattro  colonne 
di  granito,  e  il  regio  stemma  in  bronzo  sopra  una  apposita  la« 
pida.  Quindi  per  una  gallerìa  scavata  nella  rupe  sotto  il  ba^ 
luardo  di  s.  Brancazio  vassi  nel  gran  fosso  rettangolare  ai  lati 
del  rientrante  della  tanaglia  contro  greco,  e  vedesi  a  fronte  e 
a'  fianchi  un  regolar  fabbricato,  e  in  centro  un  padiglione  di 
ordine  dorico  con  gran  sala  per  il  direttorio  dello  stabilimento, 
e  minori  contigue  per  conserva  de' modelli  e  disegni,  donde  è 
passaggio  nelle  4ue  branche  dei  laboratorii. 

Fuor  di  questo  perimetro  è  un   edificio  per  la   fonderia,   e 


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CÀGLURl  i4f 

taieHa  éontiiiuazioiie  del  fosso  appoggiaiisi  alisi  iac&ìa  del  baluardo 
contro  Porta-Reale  i  magazzini  di  deposito  per  li  materiali  delle 
diverse  opere  di  artiglieria,  e  di  conserva  delle  già  costrutte. 
Tutto  fii  eseguito  nel  disegno  del  C.  Boyl. 

L'opera  die  più  onori  questo  stabilimento  si  è  la  fondita 
(  anno  1827  )  della  statua  colossale  di  Carlo  Felice  decretata 
dagli  stamenti.  Fu  il  modello  ordinato  allo  scultore  sardo  Ca- 
lassi, la  fusione  raccomandata  al  C.  Boyl. 

Regia  Fabbrica  dei  tabacchi.  Questa  dal  i.^gennajo  1 635  fu 
definitivamente  stabilita  in  Cagliari  nel  rivellino  di  Gésus.  Sono 
separate  sette  diverse  sorta,  comune^  senziglio  di  prima  e  di 
seconda  qualità^  senziglio  verde,  mancyos,  albania,  granetta, 
Canada.  Non  si  manifatturano  più  né  rapati,  né  sigari.  Dei  trin- 
ciati sono  distinte  quattro  qualità.  Esse  varietà  patiscono  una 
gradazione  di  bontà  anche  per  le  diverse  condizioni  dei  ter- 
reni onde  sono  le  foglie.  11  tabacco  di  secco,  posta  la  stessa 
preparazione,  é  pregiato  sopra  il  rigadìo^  ed  il  proveniente 
dagli  orti  concimati  sopra  quello  di  altre  terre.  In  questo  la- 
boratorio movonsi  macchine  a  cavallo  6,  a  mano  i3,  e  sono 
lavoranti  60  per  la  separazione  deUe  foglie ,  macinazione  e  va- 
rie operazioni  sulle  farine ,  e  per  lo  invasamento ,  con  un  ma- 
nipolatore che  da  una  certa  conda  (  segreto  di  famiglia  ),  da 
cui ,  quando  sì  maneggino  ottime  farine ,  i  tabacchi  recenti  di- 
ventano superiori  agli  stagionati  de' più  esperti  contrabbàndistì. 
Governa  la  fabbrica  un  ispettore  e  capo  contabile  in  dipen-^ 
denza  dalla  erezione  delle  Gabelle,  e  dall'Intendente. 

La  vendita  dei  tabacchi  era  per  gli  anni  scorsi  nei  seguenti 
numeri  adequati.  Nell'inteiuio  del  regno  libbre  400,000*,  alle 
regie  gabelle  del  Piemonte  204,000;  alle  nazioni  estere  4^000  ; 
in  totale  libbre  608,000;  per  li  prezzi  nel  regno  dì  lire  sarde 
360,000,  al  Piemonte  40,800,  agli  esteri  8,000  j  in  totale  408,800; 
coi  prezzi  medìi  per  libbra  nel  regno  a  hre  sarde  o.  i8.  o, 
al  Piemonte  lire  nuove  o.  20,    agli  esteri  lire  sarde  2.  o.  o. 

Per  la  vendita  dei  tabacchi,  sali  e  polveri  sono  in  Cagliari 
gabellottì  18:  nel  Castello  3,  nella  Marina  7,  nello  Stampace 
14)  nella  Yillanova  3,  in  s.  Avendrace  i. 

Gli  altri  stabilimenti  manifatturieri  lì  avrai  nel  seguente  titolo. 

Istituzioni  di  beneficenza  pubblica.  Per  somiglianza  di  mate^ 
.  ria  proporremo  prima  gl'istituti  d'industria. 

Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  III.  iG 


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a4a  CAGLIARI 

In  Ufi  tempo,  che  nella  Italia  é  acceso  un  tìtò  zelo  per 
istituzioni  siffatte  sarebbe  una  omessione  imperdonabile  nonra-^ 
gionar  di  quelle  che  si  fondarono  nella  capitale  della  Sardegna. 

OrfanuJUrofi.  Reale  ospizio  degli  orfaneUi  a  S.  Lucifero  eretto 
da  Carlo  Felice,  ordinato  da  Carlo  Alberto*  Piazze  gratuite  20 , 
di  pensione  22  per  lire  nuove  la  al  mese.  Non  si  aocogliono,  /che 
quelli  in  cui  siano  certe  condizioni,  e  si  istruiscono  nei  cate- 
dbismi  religioso  e  agrario,  nella  lettura,  scrittura,  conteggio, 
e  nelle  arti  meccaniche.  Per  la  disciplina  di  queste  tono  gli 
alunni  ripartiti  ne' diversi  mestieri  ricevuti  finora  nell'ospizio, 
che  quelli  sono  dei  tessitori,  calzolari,  feilegnami,  ebanisti, 
sarti,  fettucciarì ,  calzettarì,  in  diverse  officine  governate  da  un 
capo*mestiere,  e  da  un  decurione.  La  mercede  dei  lavori  spar-* 
tesi  tra  l'ospizio  e  i  lavoranti  se  sieno  in  piazza  gratuita,  tra 
i  benefattori  e  lavoranti  se  pensionari.  Sono  questi  orfanelli  dì- 
visi  in  decurìe,  Aelle  quali  il  più  degno  é  qualificato  decurione 
con  r  obbligo  di  alcuni  uffici  verso  la  squadra.  Un  capo  de- 
curione invigila  su  tutti.  Per  assicurarsi  dell'  abilità  che  abbia 
ciascuno  acquistata  nel  mestiere,  cui  siasi  dedicato,  sono  invi- 
tati i  maggiorati  del  gremio  o  dell'arte  esercitata ,  che  si  clas- 
sificano per  mastri,  o  lavoranti ,  e  tali  li  riconoscano  quando 
escano  dall'  ospizio.  È  stabilita  una  congregazione  a  dirigere 
l'amministrazione,  e  procurare  l'adempimento  delle  reali  di- 
sposizioni. U  locale  basterebbe  per  80  alunni,  comecché  siano 
a  essere  compite  due  maniche  del  quadrato.  L  fondi  sono  aa 
mila  lire  dalla  cassa  regia ,  1'  asse  dei  Trinitari  soppressi ,  e 
della  chiesa,  nuova  di  Bonaria.  0  non  progredisce  quest'istituto, 
o  il  suo  progresso  e  incremento  è  insensibile.  Il  canonico  Ma- 
nunta  uomo  pieno  di  patria  carila  ne  fu  il  primo  direttore, 
e  frutto  di  sue  cure  fu  l'avviamento  delle  cose  al  fine  intento. 

Conservatorio  delia  Prowidenza.  Le  orfanello  sono  raccolte 
fin  dal  i833  (25  aprile)  dov'  era  il  reale  collegio  de' nobili, 
ampliatasi  la  casa  e  riformata  al  nuovo  uso  sotto  gli  auspici 
di  Carlo  Felice.  Sonovi  tre  piazze  obbligate,  e  quaranta  gra- 
tuitamente concesse  dalla  congregazione  incaricata  delia  sopra- 
intendenza  allo  stabilimento.  Le  pensionane  pagano  scudi  60. 
Sperasi  portato  fra  breve  il  numero  deUe  piazze  gratuite  a  60, 
e  avanzerà  luogo  ad  altre  12  ne'  due  dormitori,  uno  della  In- 
nocenza per  le  minori  ^    altro  della  Pace  per  le  maggiori.  In 


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GAGLURI  a43 

questa  distinzione  vanno  le  fanciulle  in  due  diversi  saloni  per 
lettura y  scrittura,  abbaco ,  e  ricreazione.  Sono  governate  da  una 
madr^  sotto  gli  ordini  di  una  direttrice ,  che  é  una.  femmina 
primaria ,  e  sotto  V  autorità  d'un  direttore.  Tutte  si  esercitano 
nelle  comuni  faccende  domestiche.  Le  une  insegnano  l'altre  in 
tutti  i  lavori  di  ago  e  di  spola,  frangìe  di  cortine,  mantilerìe 
di  coione  e  di  lino  in  tutti  i  disegni ,  bordati ,  bindelli  di  seta, 
ermesini  per  coltri ,  coperte ,  calzette.  Filasi  la  seta  e  compransi 
i  bozzoli  sardi.  L'esperienza  dice  che  la  seta  nazionale  non 
iscapita  in  paragone  della  migliore  del  Piemonte.  11.  cavaliere 
D.  Antonico  Grondone  procurò  alle  medesime  questa  istr^izione, 
e  fu  maravigUosa  la, prestezza  con  cui  appresero  l'arte  dalla 
maestra  che  fu  loro  data.  Filasi  la  gnàcchera.  Del  prezzo  dei 
lavcfi  metà  si  attribuisca  alla  cassa  comune:  all'uscita  pren- 
dono quanto  si  conservi  sotto  il  lor  nome,  detratte  le  spese 
del  vestiario;  e,  ove  non  se  ne  rendano  indegne  per  qualche 
capriccio,  ricevono  dalla  Congregazione  una  dote  di  scudi  cento* 
Nelle  due  officine  a  pian  terreno  sono  le  macchine  in  buon 
numero.  Nel  i834  erano  in  esercizio  telai  24  per  li  bordati 
dello  stabilimento  della  fabbrica  sopra  descritta  dei  cotoni,  al- 
tri per  seta,  fazzoletti,  coperte,  nastri,  calze,  due  macchine 
quasi  alla  yacquaid ,  e  gran  copia  di  altri  minori  istromentì. 
A  quest'  istituto  fu  preposta  una  Reale  Congregazione  presie- 
duta dal  Y.  R.  Tutto  ben  considerato  trovasi  degna  di  com- 
mendazione la  educazione  rdigiosa  e  civile  ,  la  istruzione  per 
crearle  a  buone  massare,  e  saggie  dei  lavori  signorili  più  co- 
muni, e  solo  resta  a  desiderare  che  uomini  di  cuor  generoso 
vi  rivolgan  lo  sguardo,  e  studiino  ad  avvantaggiare  le  cose  di 
cosi*  bello  e  utile  istituto* 

La  riconoscenza  a'  magnanimi  che  lo  promossero  è  testata 
in  bel  modo*  Nella  sala  della  direttrice  sono  stati  rappresen- 
tati dal  pennello  di  Antonio  Caboni  il  beneficentiss'mio  monarca 
Carlo  Felice ,  lo  zelantissimo  patrizio  marchese  di  Yillahermosa, 
ed  il  y.  IL  conte  d'  Agiiano.  Sia  onore  allo  zelo  dell'  ottimo 
abbate  Lorenzo  Frassetto,  che  in  meno  d*un  decennio  triplicò 
il  numero  delle  femciulie ,  preparò  alle  medesime  la  comoda 
e  bella  abitazione,  e  fecele  addestrare  ne' detti  importanti  rami 
d'industria. 

Educazione  delle  ^Ue  dei  militari  poveri.  Ad  imitazione  del 


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a44  CAGLIARI 

beneficio  fatto  in  Torino  dalla  Confraternita  del  SS.  Sudario 
alle  figlie  suddistinte  si  è  già  cominciato  a  radanarne  alcune  , 
e  sonosi  poste  sotto  la  direzione  d'una  maestra.  Cosi  h^  dise- 
gno fu  del  cavaliere  Sardo-Piccolomini  colonnello  nella  brigata 
cacciatori  guardie ,  e  per  lo  medesimo  e  altri  militari  di  cuor 
generoso  sarà  colorato. 

Case  di  lavoro.  Se  quelli  che  una  insufQcienia  fisica  gitta 
nella  miseria  devono  essere  per  istretta  giustizia  soccorsi  dallo 
stato,  quegli  altri  che  giacciano  nella  stessa  condizione  per  o 
ignoranza  di  mestiere,  o  mancanza  di  mezzi  e  di  occasione  a 
esercitarsi  in  quello  che  conoscano  ,  o  per  infingardaggine ,  de- 
vono essere  o  ammaestrati,  o  forniti,  o  forzati.  Quindi,  non 
riguardando  per  ora  la  prima  parte,  dovrebbero  essere  delle 
case  di  lavoro,  e  converrebbe  vi  fos^  chi  tenesse  gli  occhi  su 
tutti,  perchè  non  passasse  alcun  giovine  ì  primi  anni  senza 
istruzione  lungi  da  ogni  disciplina  ;  perchè  non  languisse  nel- 
r  inerzia  chi  avesse  volontà  di  faticare  ;  finalmente  perchè  a  chi 
non  l'avesse  fosse  questa  inspirata.  Quanti  giovinetti  sono  che 
in  nuir altro  si  esercitano  che  nelle  male  cose  che  insegna  l'ozio- 
sità! \ Quanti  onesti  uomini  sono  costretti  a  domandar  spesso 
dklla  carità  quel  che  non  possono  disgraziatamente  ritrarre  dai 
loro  talenti  !  Com'  è  diffusa  quella  peste  di  fuchi ,  che  troppo 
tardi  accogliono  le  prigioni  e  gli  ei^astoli  ! 

Lavoro  nelle  prigioni.  Dopo  che  si  è  fatto  molto  per  lo  mi-* 
glioramento  materiale  e  sanitario  delle  prigioni,  rimane  quello 
che  importa  assai  più,  c^ie  è  il  miglioramento  dei  dltenuti , 
onde  mentre  dormono  le  cause  non  giacciano  i  carcerati  lun- 
ghi anni  nell'ozio  e  nella  cecità  ,  ma  siano  con  saggie  istruzioni 
moralizzati,  e  tutto  il  tempo  occupati  nel  lavoro.  Senza* che 
questo  tornerebbe  utile  loro,  ed  al  reale  erario,  o  alle  casse 
baronali,  li  renderebbe  migliori.  Separati  in  diverse  mansioni 
con  certo  ordine  a  ciò  i  meno  maligni  non  si  aguzzino  alla 
malvagità  dei  più  scellerati,  si  obblighino  al  lavoro  quelli  mas* 
simamente  che  debbano  aver  cura  della  sussistenza  di, moglie, 
o  figli  9  o  di  altri  propinqui.  Da  simile  scuola  in  più  beate  terre 
molti  ritornarono  in  società  altri  che  n'eran  partiti.  Si  è  ten- 
tata siffatta  cosa  nelle  prigioni  di  S.  Brancazio  pel  sullodato 
canonico  Manunta;  ma  forse  altri  non  istudiò  a  promoyerla  a 
buon  successo. 


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CAGLIARI  145 

Istiiuti  di  ben^cenza  di  carità  civile  e  crisdima.  Metteremo 
primo  fra  gli  altri  Io  spedale  civico  che  nel  i636  fu  conse- 
gnato Ai  religiosi  di  S.  Giovanni  di  Dio.  È  assai  antica  in  Ca- 
gliari la  cara  caritatévole  degli  infermi  negli  spedali.  Il  S.  Pon- 
tefice Gregorio  il  Magno  (an.  604  )  riprendeva  T  arcivescovo 
Gianuario  per  la  poca  sollecitudine  in  attendere  agli  spedali 
dell'isola.    Dello  spedale  di  S.  Bardilio  fu  fatto  cenno. 

Quest'asilo  degl'infermi  è  nella  Marina ,  dove  fu  notato  nella 
topografia    dell' Arquer.    Sonovi  due   sale  ,  una  per  li  maschi 
con  letti  25  (che  dovriano  essere  28),  altra  per  le  donne  con 
letti  i4*    In  caso  di*  qualche  influenza  morbosa  se  ne  possono 
ricevere  di  più  ,  anzi  esser  deve  una  provvista  per  altrettanto 
numero.    Non  ammettesi  alcuno  pri-ma  che  il  visiti  il'  medico. 
1  tisici  e  cronici  ne  sono  esclusi  ,  e  non  si  assiste  che  a  quat- 
tro sifilitici.    Dove  andranno  quei  miseri  ?  11  locale  fu  poco 
saggiamente  scelto ,  ed  è  davvantaggio  troppo  angusto ,  perchè 
non  vi  abbia  una  sala  pe'  convalescenti ,  né  un  giardino  o  si- 
mil    luogo  j    dove    essi    si    assuefacciano  nuovamente    all'aria 
aperta.    Che  spettacolo  compassionevole  in  quelle  f accie  cada- 
veriche ,  in  quei  corpi  languenti ,  che  saltano   nell'  inclemenza 
delle  stagioni ,   e  devon  servirsi  di  cibi  nulla  confacevoli  allo 
stato  dello  stomaco  .'  Erasi  preposto  uno  stabilimento  maggiore  - 
in  altro  sito  con  apposito  edificio,  quale  è  adombrato  nella  to* 
pografia  dì  Cagliari  per  Comminotti.   Dove  se  non   si    potesse 
fondarlo ,  non  istarebbe  in  altra  situazione  meglio ,  che  incon- 
tro al  baluardo  di  Monserrato  in  modo  che  sovrastesse  al  chiu« 
so ,  che  dicon  orto  botanico  dalla  sua  vana  destinazione. 

Manicomio.  Molto  duole  all'anime  buone  non  vedere  alcuna 
riforma  nella  custodia  e  guarigione  degli  alienati.  I  quali  sog- 
giacciono ancora  a  carcere,  catene  e  battiture.  Sono  tenuti  in 
quattro  sale  a  pian  terreno  ,  dove  non  sono  più  di  sei  posti. 
In  queste  stanze  di  malinconìa  la  causa  morale  del  morbo  si 
radica  più  fortemente,  e  le  violenze  che  si  esercitano  da  anime 
dbumane  conduce  ì  miseri  alla  frenesia.  Possa  la  filosofia  in 
questa  parte  sollecitare  i  progressi  della  civiltà.  A  lei  più  che 
alla  medicina  appartiene  la  cura  di  questi  infelicissimi. 

Le  donne  affette  di  tanto  male  sono  tenute  in  alcune  ca- 
mere, che  dicono  stufie,  dove  sono  quattro  posti.  Le  infermiere 
della  «ala  delle  ammalate  ne  hanno  il  governo. 


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346  CAGLUHl 

Il  solilo  numero  di  sìffiitti  ammalati  è  ben'  tenue ,  aTfegna- 
che  vi  sì  condiscano  quelli  che  esser  possono  nella  parte  meridio- 
nale del  regno.  Ondeché  la  ragion  loro  alla  popolazione  egua- 
gliasi a  quello  di  uno  a  sedicimila,  Airamministrazione  di  questo 
stabilimento  di  carità  è  stata  preposta  una  R.  congregazione* 
A  ciascuno  dei  religiosi ,  che  non  soglion  eccedere  il  numero 
di  dodici ,  essa  ha  fissato  per  elemosina  mensuale  lire  sarde 
17.  18.  4*  Al  professore  di  clipica  medica  ^  e  suo  assistente ,  e 
a  quello  della  chirurgica  con  SÌ91ÌI  subalterno  lire  5o,  o.  o. 
per  trimestre.  Ai  due  allievi  chirurghi  lire  9  per  mese.  Ai 
cappellani ,  agli  inservienti ,  ecc.  ecc.  In  somma  spendesi  solita- 
mente all'anno  intomo  alle  dodici ,  o  tredici  mila  lire  sarde. 

Spedale  di  S,  Brancazio.  Si  conobbe  finalmente  che  ogni 
maltrattamento  non  prescritto  dalla  legge  in  pena  del  delitto 
fosse  u^a  ingiuria  ìncivilissima ,  e  che  la  n<^ligenza  di  quei 
che  attendendo  la  giustizia  avvicinantesi  o  alla  condanna  o  alla 
assoluzione  con  la  celerità  della  testuggine  ,  venivano  sorpresi 
da  qualche  malore ,  fosse  una  barbarie ,  ansi  una  ferità.  For- 
mossi  uno  spedale  con  due  sale  belle  e  ariose  con  in  una  18 
posti  per  li  maschi  y  con  6  nell'altra  per  le  donne ,  e  si  ordinò 
che  diligente  fosse  la  cura  e  non  si  studiasse  a  risparmi.  I 
cavalieri  confratelli  del  Monte  vegliano  con  molto  zelo  in  fa- 
Tor  dei  miseri  ;  un  Antonio  Olandu  di  Senorbi  morto  nelle 
stesse  prigioni  legava  non  piccol  danaro  per  quest'opera. 

Cura  gratuita  in  casa.  Per  la  umanità  di  Carlo  Felice,  per 
la  paterna  carità  di  Carlo  Alberto  godesi  di  tanto  beneficio. 
Quelli  dei  quali  il  parroco  attesti  la  povertà  hanno  medico,  chi- 
rurgo e  medicine  gratuite.  Qui  potrebbero  fare  utili  osservazioni 
quei  che  consenzienti  al  Beccaria  ed  al  Ricci  pensano  più  giovi 
alla  umanità  se  nelle  loro  case  piuttostoché  negli  spedali  siano 
curati  i  poveri.  Io  sederei  fra  entrambi,  perchè  in  tal  condi- 
zione di  cose  giova  più  in  casa  ;  in  tal  altra  nello  spedale. 

Trovatelli,  Provvide  il  magistrato  civico  agli  infelici,  che  o 
pascono  contro  le  leggi ,  o  si  abbandonano  da  madri  povere  ^ 
ed  a  raccoglierli  furono  poste  due  ruote ,  una  nel  Castello 
presso  S.  Croce  ,  altra  nella  Marina  a  S.  Antonio.  Il  padre 
degli  orfani  consegna  gli  esposti  a  nutrici  qualunque ,  talvolta 
alla  stessa  occulta  madre,  che  desidera  il  tenue  stipendio  di 
lire  a  al  mese. 


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CAGLIARI  347 

Numerò  di  esposti  dal  i8a5  al  34  >  col  corrispondente  dei 
morti  disotto. 

Esposti  76.  66.  75.  64*  6a.  Bi.  loo.  84«  ii4«.8B. 

Morti     a5.  38.  48.  43.  27.  5a.    63.  56.     73.  48. 

Fa  mai  amore  nelle  mercenarie  ?  U  gran  principio  minima 
de  malis  facciasi  valere  a  conciliar  con  le  leggi  gli  abusi  cbe 
non  n  possoni  togliere  dalla  costitazione  sociale.  Sarebbe  delle 
più  citili  co6e  se  lo  Stato  riguardasse  con  più  carità  questi  in- 
nocenti, onde  immeritevoli  non  portassero  il  peccato  dei  loro 
genitori ,  né  patissero  nella  società  alcuna  infamia.  Non  si  ab- 
bandonino in  potestà  di  femmine  vili  per  li  vizi,  e  ?enza  cuore. 
Si  prepari  a  loro  una  sorte  meno  ingiusta  nascondendosi  la  rea 
loro  origine  ,  perché  i  maschi  non  debbano  arrossire  della  se- 
duzione o  debolezze  di  quelli  onde  vissero ,  e  le  fanciulle 
disperate  £  una  onesta  sorte  non  si  precipitino  nella  ignominia. 

jiUauamenio  graiuitOé  Quando  diciam  delle  cose  che  esser 
dovrebbero,  aggiungiamo  come  sia  giusto  provvedere  affigli 
leigittimi ,  quando  le  madri  povere  per  fisiche  indisposizioni 
non  posson  loro  porgere  un  nutrimento  bastevole  e  sano.  In 
che  però ,  se  la  condizione  delle  cose  permetta ,  io  vorrei  per* 
sistere  in  sul  principio  della  possibile  soppressione  de'  sussidi 
mteramente  gratuiti.  Ov'ella  valga  ^  presti  perciò  la  madre  al« 
cnn'opera ,  compia  p.  e.  qualche  penso  di  filatura  al  mese,  ecc. 

Avvi  gran  numero  di  legati  per  doti  che  si  distribuiscono 
nelle  parrocchie.  Ma  siccome  i  fondi  per  negligenza  degli  am«> 
ministratori  deperiscono ,  e  cosi  manca  con  che  adempire  le 
volontà  de'pii  testatori  ;  quindi  amerebbesi  vedere  i  medesimi 
accumulati  in  una  rigorosa  e  Sbggia  amministrazione ,  e  rifor-» 
mate  a  maniere  più  civili  e  cristiane  certe  disposizioni  testa- 
mentarie. Perché  si  vorranno  da  qualcuno  escluse  le  fanciulle 
dell'ultima  plebe  ,  le  orfane  ,  e  quelle  di  parenti  ignoti  ?  per^ 
che  rigettate  quelle  che  sian  cadute  in  fallo?  Il  re  Carlo 
Emanude  IV  nell'anno  1798  stabiliva  ^4  ^^^  P^'  zitelle 
da  niarito  da  conferirsi  nel  giorno  che  renderebbonsi  grazie 
anniversarie  per  la  vittoria  contro  i  francesi.  Poi  fu  la  somma 
(di  circa  i5oo  scudi)  convertita  in  pensione  alle  vedove  di  mi- 
litui  o  impilati  benemeriti.  Nel  i8a4  volevasi  rinnovare  Tan-* 
tica  destinazione  di  questo  danaro ,  ma  declinossi  dal  proposito 
per  ragioni  migliori. 


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248  CAGLURI 

Case  di  ricovero  per  gli  invalidi.  Miseri  coloro  che  in  tale 
stato  depose  la  sorte  !  Devon  essi  giacere  sulle  strade  ,  coprir 
il  corpo  di  cenci,  e  mendicare* una  meschina  sussistenza.  La 
carità  cristiana  è  offesa  della  infelicità  di  questi  ,  la  filosofia 
della  ingiustizia  che  verso  loro  è  usata.  £  chi  approvi  che  si 
badi  a'  fittÌKÌ ,  e  nulla  a'  gravissimi  bisogni ,  che  si  studi  a'  di^ 
letti  della  classe  agiata,  e  niente  a  sminuire  gl'infortuni  deipo-^ 
veri!  Un  asilo  agli  infelici  fa  più  onore  a  una  città  che  un 
magnifico  teatro. 

Favorisca  Iddio  al  disegno  che  molte  virtuose  matrone  for- 
marono in  bene  delle  persone  di  loro  sesso  che  giacciono  in 
bassa  sorte.  Aprasi  un  ricovero  a  quelle  cui  né  la  educazione  ^ 
né  la  salute  concedono  di  procacciarsi  il  pane  servendo  o  la-^ 
vorando,  e  meno  si  addice  di  questuare.  Il  re  Carlo  Alberto 
come  conosceva  questo  pio  consiglio  tosto  assegnava  un'annua 
cospicua  pensione  sui  fondi  e  redditi  della  cassa  privata  del 
defunto  sovrano  €arlo  Felice.  Tanta  pietà  e  liberalità  fu  lodata 
da  tutte  le  belle  anime,  ma  imitata  da  pochi:  ondeché  dalle 
contribuzioni  non  radunossi  ancora  una  sufficiente  somma  per  le 
spese  di  primo  stabilimento.  Non  so  quanto  sia  stato  efficace 
l'invito  che  pubbiicossi  alle  signore  per  coscriversi  in  una  con- 
gregazione ad  opera  di  tanta  carità.  Un  santo  pensiero  entri  in 
lor  anima,  e  siano  persuase  a  sacrificare  alla  misericordia  quel 
che  sia  non  già  vero  decoro,  ma  pura  vanità.  Al  loro  esempio 
si  ecciti  la  emulazione  nell'altro  sesso ,  e  provedasi  all'alloggio, 
vitto,  vestito  degli  abbandonati-,  ma  sia  saggia  la  limosina  j 
$ian  essi  posti  in  disciplina ,  e  si  facciano  occupare  in  ciò  a 
che  abbiano  forza,  idoneità^  prt>pensione. 

Associazioni  religiose  di  secolari  in  favóre  degli  infelici.  Di 
due  sole  si  può  far  menzione,  una  denominata  dal  Monte,  al-* 
tra  del  S.  Sepolcro. 

La  prima  è  distinta  in  due  schiere.  Cosi  i  confratelli,  come 
le  consorelle,  che  sono  tutti  della  classe  dei  nobili,  hanno  co- 
mandata la  visita  e  il  soccorso  degli  ammalati  nelle  loro  case. 
I  confratelli  assistono  pure  a  quei  che  si  destinano  all'ultimo 
supplizio,  e  non  ha  guari  che  si  incaricavano  di  attendere  a 
che  i  carcerati  non  siano  nella  quantità  o  qualità  degli  alimenti 
offesi  dagli  avari  appaltatori,  e  perchè  gli  infermi  abbiano  tutti 
e  tempestivi  i  soccorsi.  Da  certa  propina  solita  offrirsi   da'  no- 


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CAGLIARI  a49 

velli  AnosUsseni  a'  V.  R.,  e  poi  attribuita  alle  opere  pie  di  que- 
sta eongregazioDe  dal  benemerentissiino  V.  R.  marchese  di  Yenne, 
cui  tal  danaro  puzzava ,  i  confratelli  provvedono  ai  poveri  pri- 
gionieri di  alcune  robe  necessarie.  L'altra  confraternita  si  oc- 
cupa a  seppellire  quei  morti,  cui  non  sia  come  pagare  il  prete 
per  l'opera  della  misericordia.  È  però  talvolta  accaduto  che 
questi  confratelli  non  si  accorgessero  del  piagnisteo  di  qualche 
povera  fiimiglia,  e  restasse  il  cadavero  in  casa  per  tre  giorni. 
Chi  non  sia  commosso  da  sdegno  e  orrore? 

Chiederai  a  che  sieno  nate  l'altre  confraternite?  Non  lo  so  ; 
sebbene  dir  possa  che  niente  è  in  Cagliari  che  si  avvicini  a 
quella  venerabile  compagnia  di  S.  Paolo  ehe  onora  e  felicita  la 
dominante  del  Piemonte,  alle  istituzioni  di  Rosa  di  Covone ,  e 
delia  vedova  di  MariUac. 

Quando  son  venuto'  alle  comparazioni  giovami  confrontare  la 
beneficenza  pubblica  di  questa  città  con  quella  di  Torino,  e 
di  Milano.  La  carità  pubblica  in  Cagliari  riguarda  non  più  di 
4S0  persone ,  in  Torino  circa  6,000 ,  in  Milano  poco  men  che 
1 1 ,000  $  quindi  la  beneficenza  di  Cagliari  é  a  quella  di  Torino 
come  nove  a  cento  venti,  a  quella  di  Milano  come  nove  a  du- 
cento  venti;  e  tenendosi  conto,  come  conviene,  delle  rispet- 
tive popolazioni  riducesi  la  prima  ragione  eguale  a  i3[5o,  la 
seconda  a  13(55.  Il  grado  relativo*  d'incivilimento  sarà  ancora 
in  questa  ragione?  Stimerei  bene. 

Soccorso  di  danaro  per  urgenze.  Monte  di  pietà.  Nel  decli- 
nare del  secolo  passato  istituivàsi  un  monte  nùmmario  con  do- 
tazione di  2i5  mila  scudi  per  sovvenire  ai  poveri  facendo  dei 
prestiti  (  non  mai  sopra  scudi  a5)  con  l'assicurazione  sopra  un 
pegno ,  sott'  obbligo  di  ripigliarlo  dentro  l' anno,  il  quale  tra- 
scorso soggettasi  all'asta.  Non  è  domandata  alcuna  usura ,  il 
che  suppone  che  gli  ufficiali  di  quest'  istituto  prestino  1'  opra 
per  pura  carità.  Se  cosi  è  li  benedica  Iddio. 

Molto  era  per  l' addietro  lodata  istituzione  siffatta ,  oggi  si  di- 
q>uta  sul  suo  merito.  Eretto  questo  monte  contro  l'avidità  de' 
giadaizzanti  non  si  riuscì  nell'intendimento,  mentre  le  impre- 
stanze essendone  limitate  alla  suddetta  quantità,  quelli  sono  an- 
cora ricercati  per  grandi  somme ,  talvolta  con  interesse  da  non 
credersi  -,  di  forma  che  forse  maggiori  non  ne  avea  esatto  quella 
genia  di  furfanti  ;,  che  il  severo  Catone  in  sua  pretura  cacciava 
Dizione  geogr.  ecc.  Voi.  IH.  16* 


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25o  CAGLIARI 

dall'isola.  Altronde  soTYÌene  questo  parimente  cbe  i  congeneri 
istituti  cosi  al  vero  bisogno,  che  alle  esigenxe  del  vizio  ,  e  molte 
famiglie  anmiinistrate  da  capi  dementi  vanno  a  restar  sprov- 
vedute degli  oggetti  più  necessariiy  dopo  che  furon  abbruciate 
di  tutto  il  danaro.  Che  dovrebbesi  sostituire?  una  banca  di  ri- 
sparmio 9  da  quale  opera  siffatta  nessun  detrimento ,  e  nasce  un 
bene  certissimo.  Che  il  popolo  si  educa  ad  una  saggia  provi- 
denza ,  si  sveglia  al  lavoro  ,  e  la  pubbUca  moralità  e  bcfn  es- 
sere prende  incremento.  La  società  prese  miglior  aspetto  dap- 
pertutto dove  questo  consiglio  fu  posto  in  esecuzione.  E  avriasi 
per  giunta  che  al  carattere  dei  sardi  ne  verrebbe  onore,  e  can- 
cellerebbesi  quella  ìmsouciance ,  di  cui  sono  accusati. 

Commercio  interno.  Principalissimo  articolo  ne  sono  i  cereali^ 
Ne'  martedì,  mercoledì,  giovedì  e  sabbati  è  una  gran  frequenza 
di  villici  alla  piazza  destinata  a  questo  mercato,  e  i  grani  vi 
^1  trasportano  a  cavallo ,  carri  e  carrettoni ,  con  un  carico  i 
primi  di  4  starelli,  i  secondi  di  io  in  i5,  gli  ultimi  di  20  in 
40.  Trovasi  sul  posto  un  deputato  civico,  e  mentre  tiene  spie- 
gata la  bandiera  si  fa  compra  dalle  paftntare  e  dai  capi  di  fa- 
miglia V  quella  posta  giù  è  lecito  patteggiare  agli  speculatori. 
Ivi  dove  già  fu  l'antico  convento  degli  agostiniani ,  e  poi  al^ 
cune  opere  di  difesa  che  non  da  poco  furono  demolite,  sono 
in  costruzione  molti  magazzini  per  jmaggior  comodità  del  coni' 
mercio.  Senza  i  cereali  portano  i  villici  linseme ,  mandorle ,  for-* 
maggi,  pelli,  cuoja ,  cera,  miele,  alcool,  terraglie  ecc. ,  ecom«« 
prano  robe  per  vestiario ,  ornamenti  f  mobili  ecc. 

Botteghe  di  stoffe  di  varia  materia  ^4,  molte  nella  Marina 
sulla  Costa  ,  poche  nella  continuazione  della  stessa  contrada  del 
corso  nei  due  quartieri  diStampace,  e  Yìllanova,  e  nell'antica 
strada  del  commercio  denominata  di  Barcellona-,  di  chincaglie- 
rie 8,  di  porcellane  majoliche  e  criitalli  10,  di  ferro  acciajo  e 
pombo  i5,  dipelile  cuo)e  conciate  si  estere  che  nazionali  ao, 
di  cera  lavorata  8 ,  di  sevo  lavorato  6 ,  di  biiouiieries  29 ,  d|  mer- 
dajuoli  70,  di  libri  a,  di  generi  coloniali  6,  di  carte  estere  nessuna 
in  particolare ,  che  si  vendono  dai  merciajuoli,  di  carta  sarda  i* 

Le  stoviglie  di  Oecinoo  vendonsi  tra  la  piazza  de'  cereali ,  e 
delle  erbe. 

istruzione  pubblica. 

Istruzione  ckmentaV-e.  Dopo  l'editto  del  i8a3  farono  istìhiìte' 


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CAGLIARI  •         :l5i 

pure  in  Cagliari  le  scuole  popolari  per  lo  primo  dirozzamento 
dei  £uicittlli  y  una  nel  Castello ,  nella  Marina  e  nello  Stampace, 
e  due  nella  Villanova.  Concorronvi  nel  Castello  ao ,  nella  Ma- 
rina 5o ,  nella  Villanova  4^  9  nello  Stampace  3o.  Quanti  cre- 
donsi  o  sono  sopra  F  ultima  classe  del  popolo  arrossirebbero 
di  mandare  i  loro  piccoli  nella  scuola  normale  ,  come  qui  Fa 
vogliono  appellare  ;  perchè  Scolopi  e  Gesuiti  dcTOn  t6nek*e  aperta 
l'antica  scoletta  per  l'insegnamento  a  leggere  e  a  scrìvere. 

Ginnasi  y  dove  iosegnan  la  grammatica   latina  ,   e  le  belle 
lettere.  Ve  n'  ha  due  ,  uno  nel  Castello  delle  Scuole  Pie  ,  altio 
nella  Marina  nella  casa  dei  Gesuiti.  Concorrono  nel  primo  circa 
goo  giovani ,  nel  secondo  circa  3oo.  Sono  per  ogni  ginnasio  sei 
maestri  subordinati   a  un  capo  che  si  qualìBca  prefetto  degli 
studi.  Sono  distinte  sette  classi.    Nella  settima  sono  vari  gradi 
dalla  compitaaone  ai  primi  rudimenti  di  lingua  italiana  ,  e  però 
due  o  più  anni  di  corso.  Gli  Scolopi  banno  in  questa  classe  un 
iHaestro  che  educa  tutti,  ma  istruisce  i  soli  provetti,  essendo 
la  istruzione  spedale  dei  minori  raccomandala  per  un'ora  alla 
mattina,  ed  altra  alla   sera  ai  cherici  che  sono  in  disciplina. 
I  medesimi  avean  nell'addietro  una  scuola  di    calligrafia  e   di 
aritmetica  mercantile  ,  la  quale  ban  dovuto  sospendere  per  la 
troppa  incomodità  del  locale.    Quattro  anni  sono  destinati  alle 
dassi  sesta  quinta  quarta  e   terza  per   la  grammatica  latina 
due  per  le  belle  lettere  nella  seconda  e  prima.  Sono  segnati 
giorni  di  lezione  intorno  a    175,    di  oratorio  4^-    Apronsi  le 
scuole  di  mattina  alle  8  :  di  ^orno  dalle  2  alle  3  ip  secondo   la 
stagione.  L'ora  scolastica  è  di  ore  due  e  mezza  alla  mattina  e 
di  altrettanto  spazio  al  giorno.    Le  ferìe  maggiori  non  comin-* 
ciano  dopo  compito    il    numero    ordinario  delle  lezioni ,  però 
cadono  nel  principio  dell'ultimo  quadrimestre.    Le  sale  scola- 
stiche nel  ginnasio  dei  Gesuiti  sono  salubri  e  molto  comode  ; 
in  quello  degli  Scolopi  sono  mal  situate  ,  alcune  poco  illuminate, 
le  più  cosi  strette  che  i  giovani  vi  restano  ammassati  ,  e  tutte 
cosi  incomode  <^e  i  giovani  mentre    son  costretti   a    respirare 
un'aria  corrotta  deggion  restare  per  tutta  l'ora  in  un  vero  tor- 
mento ,  0  sortendo  esporsi  a  pericolo  di  contrarre  un   malore. 
1  religiosi  buono  generosamente   esibito  sufficiente   locale  per 
l'ampliazione    dei    vasi  ,    cd^  il    governo   rivolge    in   questo   la 
sua    attenzione    che    divenga   questo   ginnasio    per  la  salubrità 


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aSa  CA6LURI 

e  comodità    quello    che    è  degno  di  essere  uà  istituto  siffatto^ 

Archiginnasio ,  o  regia  università  degli  studi.  Nel  castello  di 
rincontro  alla  casa  degli  Scolopi  sul  Bàlice  è  il  palazzo  degli 
studi  maggiori  fabbricato  con  bel  disegno  sotto  il  regno  di  Carlo 
Emanuele  III  di  Sardegna  dopo  la  rìstaurazione  delle  scienze. 
La  sua  capacità  é  assai  minore  delle  esigenze. 

Le  scienze  umane  e  divine  sono  ripartite  in  cinque  facoltà  , 
Filosofia  e  buone  arti ,  Medidna ,  Chirurgia  ,  Legge  ,  Teologia. 

Nella  filosofia  sono  due  scuole  pel  prim'anno  ,  una  di  lo- 
gica e  metafisica ,  altra  di  matematica  elementare  ;  pel  secondo 
altrettante  ,  una  di  fisica  sperimentale  ora  consunta  con  la  ma- 
temafica,  altra  di  etica. 

Nelle  buone  arti  sarebbero  due  cattedre  di  eloquenza  una  la- 
tina, altra  italiana. 

Nella  medicina ,  il  cui  corso  stendesi  in  quattr'anni ,  sono  cin- 
que scuole.  I.  Istituzioni  mediche.  2.  Anatomia.  3.  Materia  me- 
dica e  medicina  legale.  4*  Teorico-pratica.  5.  Clinica.  Può  ag- 
giugnersi  6  la  chimica  generale  e  farmaceutica. 

Nella  chii^urgia  ,  il  cui  corso  é  in  altrettanto  spazio ,  sono  tre 
scuole.  I .  Teorico-pratica  con  l'anatomia  topografica,  a.  L'ope- 
ratoria con  la  ostetricia.  3.  Clinica. 

Nella  legge  scuole  cinque,  i.  Istituzioni  di  Giustiniano,  a.  Istitu- 
zioni canoniche.  3.  e  4*  H  digesto  in  due  sezioni.  5.  Le  decretali.  Il 
corso  è  quanto  nelle  due  anzidette  facoltà ,    e  nella  seguente. 

Nella  teologia  scuole  tre.  i.  Teologia  scolastico«-dommatica. 
2.  Morale.  3.  Scrittura  e  lingue  orientali. 

Professori.  Nella  filosofia  solevano  esser  quattro;  nelle  buone 
arti  due  senza  officio  ;  nella  medicina  cinque  ;  nella  chimica 
uno  \  nella  chirurgia  due  ;  nella  legge  cinque  ;  nella  teologia 
tre.    Senza  questi  sono  altri  per  onore  qualificati  professori. 

Collegi.  Ogni  facoltà  tiene  matricolati  certo  numero  di  dot- 
tori ,  nei  quali  i  professori  ordinari  e  straordinari.  Chi  presiede 
al  collegio  ha  la  qualifica  di  prefetto,  ed  é  membro  del  Magi- 
strato sopra  gli  studi.  Il  collegio  di  filosofia  e,  buone  arti  ha 
14  membri ,  sette  per  sezione  non  compresi  i  professori  e  due 
collegiali  sovranumerari  alla  filosofia  per  la  chimica  :  il  collegio 
di  medicina  ne  ha  la  compresi  i  professori  e  due  sovranume- 
rari. I  collegi  di  legge  e  teologia  inclusi  i  professori  hanno 
membri  18. 


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CAGLIARI  253 

Aggregazione  ai  collegi*  Il  Magistrato  riconosce  prima  di  tutto 
dei  requisiti  delle  costituzioni  nei  postulanti  ;  poscia  li  propone 
al  gradimento  dei  dottori  della  facoltà  che  lo*  accettino  o  ri- 
gettino. Il  gradito  se  fia  alla  filosofia  riceve  un  tema ,  sul  quale 
dopo  quindici  giorni  leggerà  una  dissertazione  -,  lo  che  fatto  è 
subito  decorato  delle  insegne  di  dottor  coUegiato  ;  se  sia  all'al- 
tre facoltà  egli  intorno  ad  alcuni  punti  o  titoli  tirati  a  sorte 
deve  proporre  in  certo  numero  di  tesi  la  sua  dotti*ina,  e  dopo 
trenta  giorni  di  preparazione  disputare  in  difesa  delle  mede- 
sime ,in  rigorosa  forma  sc'olastica  -,  dopo  tre  ore  di  tenzone  il 
candidato  viene  nuovamente  nel  rischio  della  votazione ,  e 
qualche  volta  è  rigettato.  Accade  che  il  Sovrano  dispensi  sulle 
votazioni ,  e  faccia  ad  altri  maggior  grazia  ordinando  sien  posti 
nella  matricola  dei  dottori  collegiati  i  loro  nomi  senza  alcun 
esperimento. 

Elezione  dei  professori.  L'ordinario  modo  di  questa  è  per 
concorso  siffatto.  Stabiliti  i  giorni  per  le  disputazioni  pubbliche 
dei  competitori  ,  questi  nel  dì  precedente  alle  singolari  prove 
e  ventiquattro  ore  prima  si  riuniscono  tutti  presso  al  prefetto 
della  facoltà ,  cui  assiste  il  segretario  ,  e  altre  persone  del  Ma- 
.gistrato  y  e  tirati  a  sorte  due  punti  della  scienza  il  difendente 
deve  prenderseli  per  dissertarvi.  Nell'altro  giorno  all'ora  stabi- 
lita ei  va  sulla  cattedra  dell'aula  dell'università  in  faccia  ai 
suoi  emoli  ,  al  Magistrato  ed  al  collegio  cui  spetta  il  giudizio 
del  merito  comparativo ,  e  dice  le  sue  dissertazioni  ciascuna  per 
mezz'ora.  Quindi  i  competitori  tendono  il  sillogisV arco  ^  che  é 
necessità  far  le  cose  nella  ritualità  peripatetica.  Dopo  1'  esperi- 
mento dell'ultimo  dei  competitori  i  membri  del  collegio  fatti 
santissimi  giuramenti  si  accingono  al  gran  giudizio  per  voti  se- 
creti ,  dando  quella  cedoletta  che  ha  il  nome  di  lui  che  vo- 
gliasi professore.  Letti  tosto  i  voti  si  scartano  quelli  che  ne  eb- 
ber  più  pochi y  e  si  ritorna  a  votare  su  i  rimanenti,  e  di  nuovo 
si  scartano  i  meno  favoriti ,  e  cosi  vie  via  finche  la  cosa  venga 
a  due  pei  quali  fassi  l'ultima  votazione  ragionando  ciascuno  con 
la  penna  come  vuole  e  come  sa.  Il  governo  superiore  nomina 
quello  che  de'  due  sembri  più  degno  del  magisteiio. 

Il  Sovrano  suol  provvedere  ad  alcune  cattedre  senza  questa 
dipendenza  dai  voti  dei  dottori  collegiati,  e  installare  quelli, 
che  per  maniere  meno  fallaci  conosca    degni   del  grado,    esi- 


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a54  CAGLURI 

mendoli  dal  pericolo  d' essere  in  confronto  con  altri  di  poco  o 
di  nessun  merito  rigettati.  In  questo  modo  provvedesi  alle  cat* 
tedre  di  Fisica ,  Matematica ,  Chirurgia  y  Sacra  Scrittura  e  Lin- 
gue orientali,  come  fu  stabilito  nell'articolo  i  della  risposta  di 
Carlo  Emanuele  IV  di  Sardegna  (  i  a  settembre  1799  )  alla  rap« 
presentanza  degli  Stamenti  sulla  promiscuità  de' regnicoli  e  non 
regnicoli  negli  impieghi  del  Regno. 

Studenti,  L'ordinario  numero  dei  giovani  somma  a  Sso,^ di- 
stribuiti in  Filosofia  primo  e  secondo  anno  i5o,  in  Medicina 
IO,  in  Chirurgia  ao,  in  Leggi  80  non  compresi  quelli  che  stu- 
diano le  sole  istituzioni  cesaree  per  preparazione  alla  profes- 
Sion  notariale  y  in  Teologia  60,  inclusivi  quelli  che  studiano  la 
sola  morale. 

Lezioni.  I  giorni  di  lezione  sono  ne'  due  quadrimestri  1 35  y 
di  esercizi  spirituali  8;  di  oratorio  le  domeniche,  nelle  quali 
non  occorra  una  festa  maggiore.  Le  lezioni  durano  un'ora  e 
un  quarto.  Di  mattina  sono  le  lezioni  di  prima  ora,  che  co- 
minciano alle  9  e  terminano  alle  io  i|49  onde  cominciano 
quelle  di  seconda.  Di  giorno  una  sola  lezione.  I  teologi  per 
altri  venti  giorni  devono  radunarsi  o  alle  esercitazioni  sulla  ca- 
suistica  sotto  la  presidenza  del  professore  dimorale,  o  alle  dis- 
sertazioni sulla  storia  ecclesiastica  del  professore  di  donima- 
tica.  Sono  queste  esercitazioni  e  dissertazioni  notate  in  giorni 
feriati.  Le  ferie  maggiori  occupano  tutto  il  terzo  quadrimestre 
da  maggio  ad  agosto. 

Esami  e  gradi  accademici.  Quelli  sono  sei,  quattro  privati 
e  due  pubblici;  questi  quattro,  e  sono  Magistero  in  Filosofia 
e  buoni  arti,  Baccellerato,  Prodottorato,  Dottorato.  Non  par<- 
lasi  dei  maestrì  di  Chirurgia,  e  de'Farmac^ti.  L'ora  degli  esa- 
mi è  varia. 


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CAGLIARI  %55 

Noia  degli  esami  dal  i83i-32  al  1 834-35 

Bacellerìe  Licenze  private 

Magist.  TeoL  Leg.  Med.  Chir.  TeoL  Leg.  Med.  Chin 


t83i-3a 
32-33 
33-34 
34-35 

27        4      3> 

26        4       i5        3 

29        7       18        4 
37        6      16        2 

4 

I 

4 

2 

3 

5 

14       I      '3 

IO       -       - 

ai       I       - 

16      a      4 

Licenze  pubbliche 

Lauree  priv%te 

t 

TeoL  Leg.  Med.  Chir. 

» 

TeoL 

Leg.  Med.  Chir, 

3 1-32 
32-33 
33-34 
34-35 

4  i5      '  I         2 

19        -        - 

5  22        I 

5     17        -        3 

4 

a 
3 
5 

i3      4 

i5       I           3 
6       I 
19       I           a 

Lauree  pubbliche 

*    Aggregazioni  ai  collegi 

TeoL  Leg.  Med.  Chir. 

Filos.  TeoL 

Leg.  Med.  Chir, 

3 1-32 
32-33 
33-34 
34-35 

3  17       3         2 
2       16      2        4 
462- 

4  16       I         a 

3 

I 

I 

a       -        3 

2          - 

3 1-32 
32-33 
33-34 
34-35 

Esami  con  lode 
Magisteri       Bacell.       Licenze  priv. 
a                  I                      - 
I                  3                      I 

4 

55                   3 

Lauì'tee  pHvdié 

4 
3 

6 

Esami  di  Magistero 

di  Chirurgia 
privali      pubblico 
I     a             1 

Esami 

di 

Farmacisti 

RipWvati 

nei  diversi 

esami 

3 1-32 
32-33 
33-34 
34-35 

3     I  •          I 

-  I             1 

-  I             I 
6    - 

6 

I 
5 
3 

5 
i 

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256  CAGLURI 

BILANCIO 

de* prodotti  e  spese  della  Regia  Università  per  Fanno  i833-34. 

Parte  attiva 
Prebenda  d'Assemini        .         .         .    lire  sarde     4)^^  —     * 


Cassa  Regia      .         •         . 

Monte  dì  Riscatto  .         .         .         . 

Protomedìcato  

Pensioni  y  o  quote  assegnate  alle  Diocesi 
Monti  di  Soccorso             •         •         *         . 
Amministrazione  del  debito  pubblico 
Casuali     •..•«. 
Residui • 


4,171   17  6 

375  —  - 

5oo  —  - 

7,375  —  - 

2,880  —  - 

i,4i5  li  9 

5oo  —  - 

a,93o  14  4 


Totale  a4,653  3  7 

Parte  passiva 

Stipendi  agli  impiegati  e  professori    lire  sarde  1 3,5 11  5  - 

Trattenimenti  .         .         .         .         .         .         »  3,617  io  -. 

Spese  ordinarie  e  fisse     ....         »  ^9761  io  6 

Spese  straordinarie »  ^9762  18  i 

Casuali »  3,000  —  - 


Toule  ^4,653     3     7 

Stabilimenti  sussidiari  a  certe  discipline. 

Gabinetto  fisico.  Fu  di  molto  aumentato ,  e  però  presenta 
un  assortimento  considerevole  e  prezioso  delle  macchine  ne- 
cessarie* 

Laboratorio  chimico.  Destinavasi  a  questo  l'antica  officina 
della  zecca  sotto  le  segrete  delle  prigioni  di  S.  Pancrazio.  Il 
locale  è  per  molti  riguardi  maladatto  \  il  fornimento  difettoso  *, 
che  non  si  posson  eseguire  tutte  le  necessarie  dimostrazioni. 

Gabinetto  anatomico.  Vi  si  riunirono  molte  preparazioni  in 
cera  ,  e  forse  quanto  belle  in  apparenza ,  tìmto  vere  nel  figu- 
rativo. Sonovi  alcune  coserelle  sul  vero,  e  gioverebbe  assai  ve 
ne  fossero  di  più. 

Teatro  anatomico.  Sta  un  convenevole  istromento. 


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CAGLURI  257 

Perchè  manca  una  collezione  patologica ,  o  un  gabinetto  dei 
peazi  morbosi?  con  essi  si  presenterebbono  belli  esemplari  di 
fiitto  nella  dottrina  delle  malattie. 

Armamentario  chirurgico.  Forse  non  è  Scarso. 

Museo.  Carlo  Felice  nel  1806  donava  alla  R.  accademia  i 
pezzi  di  storia  naturale  j  e  i  monumenti  di  antichità  ,  che  dal 
]8o3  avea  cominciato  a  raccogliere  in  una  sala  *'del  suo  pa- 
lazzo, ed  esponeva  alla  contemplazione  degli  studiosi.  Crebbe 
poscia  per  la  diligenza ,  e  per  li  generosi  studi  del  buon  ca- 
valiere De-Prunner. 

Nel  gabinetto  mineralogico  troverai  disposti  pezzi  n.  2730 
tra  esteri  e  sardi. 

La  collezione  geologica  della  Sardegna  compivasi  nel  i835 
per  istudio  ed  opera  del  chiarissimo  cavaliere  Alberto  Della- 
Marmora  :  il  duplicato  disponevasi  nel  museo  di  Torino  ;  il 
triplicato  in  quello  di  Parigi  con'scbedole  rispondentisi.  La 
geologia  sarda  per  lo  suUodato  viaggiatore  sarà  basata  su  que- 
sti saggi. 

Laboratorio  mineralogico^  È  stabilito  presso  l'armeria  sulla 
piazza  di  S.  Pancrazio  con  sufficiente  fornimento  di  cose  neces- 
sarie. 

La  parte  zoologica  non  manca  di  pregio ,  ma  saria  bene  , 
che  d  studiasse  a  riunire  tutte  le  specie  dell'isola  ,  fra  le  quali 
sinora  alcune  non  comprese  nella  storia  naturale  europea,  mol- 
tissime non  raccolte. 

Gabinetto  degli  idioletti  sardi  y  o  Museo  fenicio.  Cosa  singo- 
larissima è  questa  raccolta  di  figurine  di  bronza  riferibili  in 
ragion  dell'arte  ai  primi  esperimenti  della  statuaria  ,  delle  quali 
gran  numero  furono  ritrovate  nella  parte  meridionale  del  re- 
gno y  molte  entro  vetustissimi  sepolcri  ,  e  alcune  ne'  norachi. 
Se  ne  hanno  già  riunite  circa  i5o  e  tutto  di  se  ne  aggiungono 
dell'altre.  '  Certamente  ne  sarebbe  più  grande  la  quantità  se 
prima  si  fosse  conosciutone  il  pregio.  11  cavaliere  Alberto  Della - 
Marmora  si  occupa  con  grand' amore  intomo  a  questi  ido- 
letti,  e  già  dispostili  in  certa  serie  fa  incidere  a  sue  spese  per 
sottoporli  alle  considerazioni  de'  più  sagaci  archeofili.  £i  vi  ri- 
conosce ìL  religioso  sistema,  il  quale  dissero  Sabeismo  da  Sabi 
figlio  di  lectan  ,  che  il  primo  è  creduto  aver  cominciato  a  dar 
omaggio  al  Sole  ,  e  tali  spiegazioni  darattene  che  ti  appaghino. 
Dizion.  Geogr.  ecc.  Yol.  III.  17 


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33$  CAGLURl 

Da  antichità  di  altro  genere  e  di  epoca  meno  rìmota  cresce 
ODore  al  museo  cagliaritano.  Potrai  vedere  iscrizioni ,  urne,  jmc- 
coU  bronzi  di  molto  merito  ,  alcune  operacele  di  plastica,  arme 
antiche  ,  bassi  rilieTi  y  statue  j  tra  e8$e  principalmente  tre  con- 
solari dei  buoni  tempi  romani ,  e  una  svariati^sima  copia  di 
altri  oggetti ,  che  furon  tratti  da  mezze  le  rovine  delle  antiche 
città  sarde  y  escavate  in  Cagliari.  Manca  il  luogo  perchè  si  fac- 
cia una  decente  esposizione. 

.  La  parte  numismaMca  e  ben  provveduta  in  rame  e  argento, 
meno  in  oro.  Gioverebbe  si  tenesse  prossima  una  biblioteca 
di  archeologi. 

Filosofia.  Qui  più  che  di  mezzo  secolo  essa  riconosce  distar 
dal  ^iftdo  ,  in  cui  sia  presso  più  eulte  genti  >  da  che  può  sti* 
marsi  in  quello  dove  era  l'Italia  alja  meta  del  ^e^olo  passato, 
eonciossiadiè  siano  tuttora  in  pregio  molte  nullità  peripatetiche. 
Dalla  ristaurazione  essa  tornava  indietro  ,  aggirapdosi.  per  vie 
difficili  e  storte  ,  e  solamente  da  pochi  ann^  in  qua  si  è  me- 
glio avviata. 

Belle  Arti,  La  scienza  estetica  é  in  pochissime  menti.  Di  che 
sia  una  ragione  la  quasi  nulla  corrispondenza  letteraria.  Le  nuove 
cognizioni,  i  metodi  di  miglior  esposizione  delle  antiche  o  tar* 
di,  o  con  gran  dispendio  arrivano  in  questo  paese  che  a 
giudicarne  da  tanto  parria  diviso  dalla  Italia  non  per  piccol 
tratto  di  mare ,  ma  per  tutto  un  oceano.  Nell'unico  negozio  di 
libri  non  vengono  sempre  nei  più  recenti,  né  i  migliori. 

L'arte  del  disegno  è  non  so  di  quanti.  La  pittura  si  esercita 
dà  alcuni  ^  i  quali  npn  sono  però  a  esser  detti  artisti ,  fatta 
onorevole  eccezione  de'  pochi  che  con  somma  lode  studiarono 
in  Roma ,  e  solo  si  possono  ordinare  infra  i  non  infelici  imi- 
tatori ,  ne'  quali  e  una  iniziale  ma  oscurissima  conoscenza  delle 
leggi  estetiche  ed  artistiche  della  composizione.  Niente  di  silo- 
grafia, calcografia,  litocromia.  La  plastica  (salvo  il  merito  di 
pochi  come  sopra  )  é  nelle  sue  parti  volgari  e  più  facili  mal 
conosciuta.  Dell'architettura  cominciossi  a  saper  alcuna  cosa  da 
quando  Carlo  Felice  aprìvane  scuola;  crebbe  la  cognizione  dopo 
la  istitiuione  dell'ufficio  di  strade  e  ponti ,  e  della  scuola  ma- 
tematica per  gli  allievi  del  Genio  civile.  Molti  vantanti  ^  co- 
noscer la  musica  ,  che  veramente  tra  i  cagliaritani  si  manifer 
nano  frequentemente  bei  talenti  musicali  \  ma  che  abbiasi  una 


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CAGLIARI  aSg 

competente  cognizione  della  scienza  ,  e  si  possieda  e  quella  sua 
parte  che  dicona  grammatica  ,  e  Taltra  cbe  denominan  relto- 
rica  ,  noi  «aprei  afiPcrmare.  Si  e  però  composta  qualche  opera. .« 
sarà.  Ma  io  non  vorrei  dire  opere  musiche  certi  plagi  ,  e  le 
cuciture  di  tarii  peszi  di  diverso  stile  ,  siccome  quelli  che  sono 
da  diversi  autori ^  e  su  materie  diverse,  né  in  ciò  giurar  voglio 
nelle  parole  di  certi  dilettanti ,  che  non  è  di  molti  dar  giudizio 
sul  merito  d'uiia  composizione ,  e  opera  di  arte.  La  musica  istru* 
mentale  ha  moki  amatori  nei  giovani-,  la  vocale  molte  studiose 
fra  le  damigelle.  La  poesia  e  diletto  di  pochi  ;  tra*  cpiali  a4 
alcuno  a  lei  nato  potrebbe  esser  gloria  ^  se  in  questa  età  fosse 
amabile  una  gloria  siffatta. 

L'amore  della  letteratura  è  ancora  iniziale ,  però  poeo  esteso, 
onde  rendesi  ragione  del  mal  esito  d'un  gabinetto  letterario , 
che  erasi  aperto;  delle  nulle  o  quasi  nulle  conferen;^  lettera- 
rie. Dei  pochissimi  cui  è  il  cognome  di  letterati  tre  quarti 
parrebbero  uomini  del  secolo  passato ,  niente  o  poco  avendo 
progredito  dal  punto  ,  in  cui  erano  gli  italiani  venuti  al  restau- 
raneiento  degli  studi,  uomini  delle  scuole  soppresse,  l'altra  por- 
zione sono  di  questa  età ,  e  della  vìgente  letteratura ,  da  cui 
sono  degli  scritti  casti* di  lingua,  ricchi  di  sapere,  pregievoU 
per  lo  ragionaoiento ,  piacevoli  per  la  vivacità  dello  spirito , 
per  la  naturalezza  e  semplicità.  L'esempio  luminoso  del  pre-* 
clarissimo  baron  Manno  trasse  dal  volgo  questi  giovani,  e  av- 
viò sulle  sue  orme.  Cresca  il  loro  numero ,  e  si  accresca  dai 
loro  ingegni  alla  Sardegna  quella  gloria  letteraria ,  cui  per  la 
frequente  sublimità ^ delle  menti,  mobilità  di  immaginazione,  e 
delicatezza  di  cuore  ne'  suoi  è  degna  avere. 

Matematica.  Ecco  la  scienza  più  meschina  dal  poco  che  si 
insegna,  e  dal  nessuno  amore  alla  medesima.  Non  si  dettano 
che  gli  elementi,  quali  nel  secolo  scorso,,  e  sono  un  pochino 
di  aritmetica,  un  pizzico  d'algebra  ,  alcuni  libri  della  geome- 
tria Euclidea.  Il  professore  insegnerebbe  eziandio  la  'pratica  , 
siccome  promettesi  nell'orario  scolastico  e  nella  nota  delle  ma- 
terie da  trattare,  se  alcuno  vi  accorresse.  Di  quella  prendon 
cosi  poco  i  giovani,  che  i  più  docili  appena  in  sulla  fin  del- 
l'anno ti  potranno  recitare  alcune  mal  intese  de6qiziopi,  ese- 
guire le  prime  più  semplici  operazioni,  e  di  più  nient'altro. 
£  si  porge  a  deliberarne  ,  come  ho  accennato ,  non  tanto  per- 


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a6o  CAGLIARI 

che  nella  attuale  condizioDe  del  sistema  non  é  lecito  più,  quanto 
per  lo  poco  studio:  e  di  questo  é  cagione  la  difficoltà  in  cui 
ftif  incontrano  i  gioTani ,  venendo  in  questa  scuola  cosi  rozzi , 
che  i  più  non  conoscon  ne  la  numerazione  ;  la  lingua  latina  in 
cui  si  detta  e  spiega  ,  ed  il  discredito  in  cui  han  lei  posta  certi 
ripetitori  che  di  poco  levati  sopra  i  discepoli  bestemmiano  quel  che 
non  sanno.  Si  presentino  al  professore  i  giovani  alquanto  di- 
rozzati ,  imparata  almeno  l'aritmetica  nei  ginnasi  ;  prendano  un 
bel  corso  in  lingua  volgare-,  siano  assistiti  da  altri  che  soglion 
essere  quei  guastamestieri ,  che  mettono  sulla  croce  i  poveri 
scolari  a  imprimersi  in  mente  la  materialità  delle  dimostrazioni 
e  risoluzioni ,  che  non  intendono  ;  e  cosi  accadere  che  sveglisi 
molto  amore  verso  questa  utilissima  scienza,  e  in  quel  grado 
si  venga ,  nel  quale  possa  essere  ampliata  melle  più  utili  ap- 
plicazioni ,  meccanica  ,  idraulica ,  e  nautica  y  che  tutti  conoscono 
come  sìeno  necessarie  alla  industria ,  ed  al  commercio.  Non 
perchè  in  istato  cosi  infelice  giaccia  questa  scienza  nella  uni- 
versità 9  però  credasi  mancace  chi  abbiala  in  pregio ,  e  la  pos- 
sieda. Senza  quelli  che  furono  eruditi  nella  scuola  del  genio  in 
Cagliari  da  valenti  professori ,  e  gli  altri  pochi  che  compirono 
il  corso  in  Torino ,  sono  alcuni  che  cont>scono  almeno  la  ele- 
mentare in  quella  estensione  che  ottiene  nelle  più  celebri  uni- 
Tersità.  Se  sotto  l'indicazione  classe  di  matematici  nel!'  alma- 
nacco non  leggesi  alcun  nome  ,  questo  ti  dica  solo  ,  che  non 
piacque  notarne ,  e  io  non  saprei  perché. 

Fisica,  Qual  ella  sia  nelle  applicazioni  della  matematica  ra- 
gionai\e  tu  già  conscio  della  condizione  di  cotale  scienza.  Rispet- 
tivamente alla  parte  esperimentale  essa  non  dista  gran  tratto 
dal  punto  ,  in  cui  sia  nelle  celebri  scuole  d'Italia  pervenuta. 

Etica,  Non  si  potrebbe  questa  qual  e  quanta  é  solito  darsi 
spiegare  nei  ginnasi  ?  Avrebbesi  in  tal  caso  e  luoghi  e  mezzi 
ad  altra  utile  scienza,  p.  e.  all'economia. 

Esame  per  la  magisterio  delle  arti,  Devesi  rispondere  su  la 
rettorica,  logica  e  metafisica,  matematica  elementare,  fisica, 
etica.  È  una  mole  di  cose  quasi  importabile,  e  però  sarebbe 
giovevole  se  alla  fin  di  ciascun  anno  fossero  i  giovani  interro- 
gati su  tutte  le  varie  lezioni  udite,  e  senza  dispendio  ornati 
dei  diversi  onori  accademici  i  più  studiosi.  Questo  vuoisi  esteso 
a  quegli  altri  esami,  dove  è  compresa  la  materia  di  più  anni* 


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CAGLIARI  261. 

Scienze  medico-chirurgiche.  Sono  e&%e  poco  giù  daiki  QQndp- 
KÌone,  in  6iii  versino  in  paesi ,  dove  esse  sono  stimate  quanto 
é  merito.  I  professori  con  privati  mezzi  si  procurano  la  neces- 
saria cognizione  dei  progressi  che  facciano  per  le  osservazioni, 
indagini,  ed  esperienze  dei  più  famosi  che  consacrano  il  loro 
ingegno  e  studio  all'arte  salutare.  È  molta  svegliatezza  d'aninir 
intomo  a  questa  ,  e  auguro  che  crescendo  gli  studi  la  scuoia 
cagliaritana  potrà  essere  con  onore  nominata. 

L'incremento  e  miglioramento  della  parte  medica  si  è  da  ripe- 
tere dal  principio  del  corrente  secolo.  Nel  1800  creavasl  un 
professore  di  notomia,  e  poi  si  comandavano  pubbliche  ^ezioDr, 
che  in  seguito,  da  vano  spettacolo  che  erano  ,  si  ordinavano 
al  profitto  degli  studiosi  -,  nel  1822  ,  commessane  la  Cuta  ad 
un  dottore,  fu  migliorato  lo  stabilimento  sussidiario  della  eli-* 
nica  ,  che  prima  si  praticava  dai  diversi  professori  in  torno.  £ 
sì  conùndò  a  esercitare  la  anotomia  patologica  ,  che  'è  certa- 
mente un  necessario  compimento  della  clinica  ,  e  la  più  bella 
dimostrazione  delle  dottrine  mediche.  Quanto  sareM)e  utile  se 
delle  cedolette  che  si  hanno  appese  ai  letti,  nelle  quali  è  no- 
tato il  diario  curativo  ,  e  le  giornaliere  variazioni  dello  slato 
dell'ammalato  si  tenesse  miglior  conto  :  vorrei  dire  ,  se  si  for- 
masse un  registro  nosologico  (  imposta  quest'opera  all'assistente 
del  professore) ,  si  compilassero' dei  quadri  mensuali  nosostati- 
stici ,  e  il  complessivo  annuale.  Dai  quali  lavori  pubblicati  ver- 
rebbe un  vero  giovamento  alla  scienza  ,  e  si  formerebbe  un 
corso  di  annali  nosocomiali,  quasi  tante  pietre  lidie  per  provare 
la  verità  o  falsità  delle  teorìe  ,  che  a  brevi  intervalli  vanno 
producendo  immaginosi'  patologi ,  o  superficiali  ossei*vatorì. 

Scuole  di  partito.  Da  quale  si  cognomina  la  scuola  cagliari- 
tana ?  Non  si  pare  una  decisa  parzialità ,  e  non  so  se  fra  i 
professori  e  dottori  della  facoltà  sia  chi  voglia  giurare  nella 
sentenza  di  alcuno.  Forse  Ippocrate  e  Galeno  sono  rispettati 
come  i  grandi  sapienti  che  furono  ,  ma  non  adorati  come  Id- 
di! ,  e  gli  infallibili  oracoli  della  medicina.  Sarà  dunque  molto 
spesso  un'opposizione  di  parerì  ?  Quindi  non  sarà  unita  nel  com- 
plesso delle  dottrine  ?  Questi  incomodi  hanno  il  lor  bene,  che 
si  moltiplicano  le  idee,  e  si  esercita  il  ragionamento.  Nella  ser- 
vile adesione  e    consensione  è  un  debilitamento  di  mente. 

Parte  chirurgica.    Con  ottimo    consiglio   alla  chirurgia  sono 


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36a  CAGLIARI 

itati  offerti  neir  Accademia  ^li  stesti  onori ,  di  cui  erano  de- 
gnate l'altre  scienze.  I  chirurghi  maggiori  per  li  soliti  esami , 
privati  e  pubblici,  arrivano  al  grado  del  dottorato.  I  minori, 
dopo  due  esperimenti  privati  ed  uno  pubblico^  conseguono  Tonor 
del  magisterio.  £  desiderato  a  più  piena  erudÌKÌone  degli  stu- 
diosi sia  a  tanto  cresciuto  il  numero  dei  professori  ^  quanto 
ne  vorrebbero  le  primarie  e  necessarie  parti. 

Botanica,  È  commesso  ad  uno  de'  professori ,  cui  incumbe 
altro  principale  insegnamento ,  dai:  gli  elementi  della  fisiologia 
vegetale.  Manca  Torto  botanico. 

Storia  naturale.  Venne  non  ha  guari  da  S.  M.  creata  una 
cattedra  di  storia  naturale  in  questa  Regia  Università. 

Anatomia  comparatista?  Sarebbe  necessaria  per  preparamento 
alla  .... 

Veltrinaria.  Non  piccola  parte  delle  ricchezze  della  Sarde- 
gna è  nelle  greggie  e  negli  armenti.  Da  ciò  il  vantaggio  di 
questa  istituzione. 

Numero  di  studiosi  deWarU-  salutare  ?  Dalla  inspeiione  della 
proposta  tavola  è  veduto  quanto  sieno  pochi  che  vi  intendan 
l'animo.  Accadde  talvolta  non  fos&er  tanti  gli  scolari  quanti  i 
professori  ;  tal'altra  si  desiderasse  uno  cui  leggere.  Donde  que- 
sto ?  credo  da  ciò  y  che  sia  ancora  certa  opinione  poco  favo- 
revole ,  e  che  gli  emolumenti  che  se  ne  sperano  pajano  più 
costosi,  e  si  stimino  minori  del  lucro  dalle  esercitazioni 
forensi.  Si  agglugne ,  che  nell'  attuale  ordinamento  delle 
cose  di  questa  disciplina ,  la  moltiplicità ,  la  difficoltà ,  la 
grandezza  delle  materie  atterrisce  quei  che  non  istudiano 
con  amore;  e'  i  bei  poltroni  lodano  però  gli  antichi  dot- 
tori 9  che  ai  discepoli  non  la  teoria ,  in  giusto  sviluppo  ;  ma 
dessero  il  sommario  della  scienza.  Possa  questa  sorgere  a  mag- 
gior onore ,  ed  essere  amata  da  alti  ingegni  ;  possa  crescere 
ogni  di  più,  e  con  lode  esser  esercitata  nelle  citta  ,  e  in  tutte 
le  altre  terre  a  benefizio  della  popolazione!  Mancano  persone 
necessarie  in  un  comune ,  se  manchi  un  medico ,  un  chirurgo, 
una  levatrice  ,  un  veterinario.  £  questi  sono  certamente  più 
utili  che  quella  ciurma  di  notariuzzi ,  onde  sono  appestati  i  vil- 
laggi ,  gente  dappoco  che  quando  per  mancanza  d'ingegno  ,  o  per 
dissipazione  viziosa  non  poterono  o  non  seppero  far  di  più ,  per 
non  ritornare  alla  vanga,  vollero  dalla  pennati  dritto  dei  gau- 
denti ,  e  di  poter  vivere  a  spese  altrui. 


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CAGLIARI  a63 

La  chimica  è  una  recente  istituzione.  Il  lUo  laboratorio  è 
poco  fornito ,  e  però  sebbene  le  teorie'  che  8Ì  danno  siano  un 
eco  di  quelle  che  nella  Italia  molto  si  pregiano ,  gli  scolari 
(  e  questi  sono  i  farmacisti ,  e  gli  studenti  di  medicina  e  chi- 
rurgia in  primo  anno  )  non  procedono  in  molta  chiarezza  ,  e 
però  poco  speditamente*  Dei  farmacisti  di  Cagliari  moki  sì 
esercitano  in  varie  preparazioni ,  che  in  addietro  domanda  va  usi 
dalla  Italia  ,  e  ve  n'ha  cui  viene  gran  lode  dalle  vaste  cogni- 
zioni in  questa  bella  scienza  ,  e  dai  felici  esperimenti  ,  per  li 
quali  tuttavolta  non  saprei  dire  se  stato  sia  alcun  incremento 
alla  somma  delle  cose  che  si  aveano  per  l'operoso  ingegno  de- 
gh  oltramarini. 

Protomedicaio  ?  In  questo  consiglio  sono  compresi  col  proto-» 
medico  due  membri  nati,  due  aggiunti  fissi  col  segretario  della 
Università. 

Dritto  romano  e  pontificio.  È  poco  -meno  che  comune  in- 
gegno dei  grandevi  lodare  i  tempi  della  pincipiante  loro  età, 
e  dannare  quelli  della  cadente.  Mentre  grande  diseguaglianza 
é  nella  cognizione  dei  due  estremi  ;  che  le  attuali  cose  vedon 
j^ofondamente  in  una  chiara  intelligenza  ;  per  lo  contrario  ia 
una  oscura  memoria  le  passate  ,  che  conobbero  solo  nella  su- 
perficie  ;  stoltamenie  fanno  se  parlino  con  asseveranza.  Dirai 
che  le  umane  cose  decadono  e  scemano  -,  ma  crescon  pure  ,  e 
ascendono.  Grandi  ingegni  y  e  profondi  pensatori  sostengono  la 
giurisprudenza  ia  alto  grado  di  onore  ;  e  di  ciò  sarebbe  cer- 
tezza a  tutti,  se  essi  volessero  dar  prova  dì  lor  valore*  Quanta 
gloria  perdesi  all'ingegno  sardo  dal  difetto  delia  volontà  in  chi 
ha  molta  potenza?  Oh ,  se  dalla  mente  divina  del  Gar&u  rima- 
nesse  ai  posteri  la  sapienza  ,  quanto  la  Sardegna  sarebbe  ono- 
rata per  aver  prodotto  in  lui  un  prudentissimo  ,  eguale  ai  più 
celebri  dei  giureconsultir  che  stati  mai  sieno! 

Dalla  semplice  istoria  de'  concorsi  può  chi  è  saggio  conoscere 
come  per  quell'esperimento  possa  venire  una  opinione  falsa, 
e  nella  deliberazione  lEarsi  ingiuria  al  merito.  Le  dissertazioni 
chi.  sa  non  sieno  opera  altrui  *,  dunque  non  vi  si  può  fondare 
.  un  ^udizio.  La  memoria  ,  la  presenza  di  spirito ,  la  loquacità, 
la  sofisticheria  ,  che  molto'  sogUon  valere  ,  in  verità  che  non 
sono  a^ne ,  sodezza  ,  profondità  di  ingegno  ,  non  forza  di 
ragione  ,  non   pienezza  di  sapere.    Quanto  dev'esser  raro  che 


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i64  CAGLIARI 

da  uno  o  da  ^rkro  affetto  non  pia  in  una  che  ìm  altra  parte 
V  si  inclinino  g|i  animi  di  coloro  che  seggono  giudici,  che  i  loro 
cuori  non  si  vincano  da  riguardi ,  da  corruttele  ?  Sia  (come  sono 
disposti  d'animo  i  più  )  chi  voglia  giudicare  secondo  la  coscienza. 
Ma  perciò  il  suo  giudizio  sarà  pure  secondo  il  merito  ?  Quant'é 
difficile  conoscerne  le  disuguaglianze  ?  e  questo  non  solo  per  la 
diversa  distanza  degli  atti,  che  porta  una  memoria  più  o  meno 
oscura;  ma  più  perchè  le  prove  sono  tutte  in  cose  e  condi- 
zioni diverse  ,  onde  sarebbe  un  calcolo  imbarazzantissimo  da 
cui  non  so  quanti  potriano  espedirsi  felicemente  ?  Veramente 
quante  volte  accadde  il  giudizio  dei  molti  dotti  che  vi  assiste- 
rono senza  parzialità  riprovlisse  quello  dei  dottori  della  facoltà? 
e  quante  dimostrasse  l'esito  esser  ei  stati  ingannati  da  false 
apparenze,  quando  si  videro  sorger  alla  gloria  i  posposti,  e 
sprofondarsi  nell'obblio  gli  uomini  di  dozzina  che  furon  pre- 
scelti ?  Però  è  a  desiderare  ,  che  per  via  più  sicura  si  vada 
alla  cognizione  del  merito  dei  concorrenti. 

Ed  un  altro  ordine  vorrebbesi  pure  istituito  perchè  nel  col- 
legio di  filosofia  a  quelli  unicamente  fosse  adito  che  per  un 
esperimento  quale  si  pratica  nelle  aggregazioni  agli  altri  col- 
legi fossero  riconosciuti  abbastanza  dotti  nelle  scienze  che  sono 
in  questo  dipartimento  comprese.  Erasi  stabilito  che  dopo  letta 
una  dissertazione  sur  un  dato  punto  fossero  i  postulanti  rice- 
vuti tra  li  soci.  Dove  però  è  a  considerare  che  non  in  merito 
di  questa  (  che  può  esser  da  altri  )  ,  ma  delle  prove  sicure 
che  suppongonsi  offerte  al  pubblico  di  loro  sapere  e  ingegno, 
della  riputazione  onesta  che  ne  risultasse  erano  degnati  di  tanto 
onore.  Le  quali  proye  desiderandosi  in  molti ,  nasce  che  non 
sia  in  essi  alcun  dritto ,  e  Tiene  che  questo  debbasi  acquistare 
con  un  esperimento  non  dubbioso. 

Dettatura,  Per  tre  quinti  dell'ora  scolastica.  È  da  molto  che 
alcuni  saggi  han  cominciato  e  non  invano  a  declamare  per  la 
la  sua  £(bolizione.  Lasciando  da  parte  altre  considerazioni  deve 
persuadere  il  frutto  da  percepirsi  maggiore  se  il  professore  nel- 
l'anzideterminato  spazio  che  è  presente  ,  e  non  agente ,  stu- 
diasse a  far  ben  intendere  ai  giovani  le  sue  dottrine.  Ma  si  ri-  . 
pugna,  e  perciò  che  la  desiderata  pratica  sarebbe  dannosa  nelle 
scienze  progressive.  Dunque  almeno  in  quelle  di  sistema  fisso , 
dove  non  sì  può  variare  ,  che  il  metodo ,  sia  in  meglio  ,  o  in 


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CAGLURI  265 

peggio /non  ne  discorriamo ,  quella  patria  senza  danno  anzi  con 
vantaggio  valere  ,  principalmente  nella  matematica  elementare  y 
e  nella  applicata  alla  fìsica  :  in  che  non  solo  si  provvederebbe 
alla  correzione  della  materia  ,  che  è  disperata  sotto  il  dettame*, 
ma  alla  economia ,  che  per  le  tavole  delle  figure  fatte  a  mano 
spendesi  da'  discepoli  più  che  importeria  l'acquisto  d'un'opera. 
£  credo  poi  si  possa  cessare  dalla  dettatura  anche  nelle  pro- 
gressive. Colali  progressi  non  sono  continui  -,  altrobde  essi  non 
son  più  che  rettificazioni ,  aggiunte ,  e  non  abbandono  dei 
principii ,  e  dei  consettari ,  che  le  scienze  sono  tutt'altro  che 
ipotesi.  Or  bene  quelle  rettificazioni  aggiunte  ecc.  non  si  pos- 
sono o  per  interfoliamenti  inserire  a  suo  luogo',  o  per  appen- 
dice porsi  in  fin  del  libro  ? 

.  Reale  accademia  agraria  ed  economica  di  Cagliari  ^  eretta 
e  stabilita  in  detta  città  a  petizione  di  Carlo  Felice  duca  del 
Genevese  dal  re  Vittorio  Emanuele,  con  diploma  dato  in  Gaeta 
il  t4  luglio  i8o4*  Componesi  d'un  presidente,  segretario ,  teso- 
riere ,  coi  loro  sostituiti ,  e  di  36  membri  ordinari.  Oltre  i 
quali  è  la  classe  degli  onorarii ,  in  cui  sono  ammessi  quanti 
siano  creduti  coru^enienti  pel  decoro  e  per  Vinteresse  della  so^ 
cietà.  La  elezione  degli  accademici  ai  posti  vacanti  spetta  alla 
società  collegialmente  unita.  Veramente  viene  non  poco  lustro 
a  questo  corpo  dai  titoli  delle  persone  ascrittevi,  i  quali  sono 
o  di  feudi  ,  o  di  alte  magistrature  ,  o  di  ufiSci  accademici.  Vi 
si  annumerano  cherici  di  alto  grado.  Sono  aggregati  a*  questa 
società  alcuni  contadini ,  siccome  consultori ,  e  sperimentatori. 
Infine  è  una  terza  classe  dì  socii  corrispondenti ,  suddivisa  in 
ordinarli  ed- onorarii,  i  quali  de von  esseve  disseminati  in  tutte 
le  popolazioni  del  regno  :  anzi  nel  disegno  organico  di  cosif- 
fatta società  era  proposto  si  ecciterebbe  da  lei  il  pairiotismo 
delle  grandi ,  e  specialmente  delle  città  ad  erìgersi  in  società 
corrispondenti  e  figliali  della  cagliaritana  ! 

In  quanto  concerne  le  adunanze  eccoti  l'art.  XXII  del  Re- 
golamento :  «  Di  due  classi  debbono  essere  le  adunanze  della 
società  :  altre  pubbliche  ,  altre  prìvate. 

Le  private  da  ten^irsi  periodicamente  ogni  giovedì  sono  com- 
poste dal  presidente,  segretaro  ,  e  dodici  membri  eletti  per 
torno  fra  gli  ordinarli  senza  esclusione  degli  altri  che  volessero 
intervenirvi. 


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366  CAGLURi 

Questi  dodici  socii  eletti  si  rinDOveranno  per  metà  ogni  quin- 
dici giorni ,  dì  modo  che  non  sì  trovino  mai  tutti  nuovi  ;  ma 
i  sei  che  entrano  si  uniscano  con  i  sei  precedenti ,  onde  tra- 
mandandosi dagli  uni  negli  altri  lo  spirito  delle  cose  si  conservi 
la  unità  dei  sistemi. 

In  queste  private  adunanze  si  debbono  trattare  tutti  gli  af- 
fari ,  dei  quali  la  società  deve  occuparsi  :  vi  si  leggono  tutte 
le  corrispondenze  ,  e  si  combinano  le  risposte  j  che  poi  esten- 
derà il  segretaro  \  si  esaminano  in  ultimo  le  memorie  che  i 
socii  potranno  presentare  ;  e ,  dopo  approvate  per  ciò  che  ri- 
guarda rutilila,  si  rimettono  a' censori. 

Le  pubbliche  adunanze  saranno  quattro  e  si  teiTanno  ogni 
tre  mesi  ne^  giorni  da  destinarsi  dalla  società  nel  salone  della 
R.  Università  con  facoltà  al  pubblico  d'intervenirvi  »  ecc.  ecc. 
Vedi  il  regol.  citato  che  trovasi  nel  primo  fascicolo  delle  me- 
morie della  society  j  dove  tutte  le  minuzie  che  io  non  posso 
comprendere. 

Nel  discorso  inaugurale  ragionandosi  de'  doveri  del  novello 
istituto  si  disseco  tutti  i  fini ,  che  erasi  proposti  l'augusto  isti- 
tutore, e  si  presentò  una  gioconda  imagine  di  quello  che  av- 
verrebbe alla  Sardegna  da  quest'accademia  ,  nientemeno  che 
la  sua  prosperità  e  felicità!  Essa  già  comincia  a  uscir  dalla  in- 
fanzia 9  e  quando  crescerà  in  età ,  quando  uomini  periti  delle 
scienze  agronomiche  ed  economiche,  e  liberi  da  vecchi  pregiu- 
dizi ,  siano  ammessi  in  questa  illustre  società ,  quando  una  csiU 
tedra  di  economia  ed  altra  di  agronomia  siano  fondate ,  e  sta- 
bilite scuole  pratiche  per  l'arti  rustiche  in  tutte  le  provincie 
commesso  agli  accademici  di  sopravvederle ,  quando  questi  con 
generosità  studiino  a  dare  ai  contadini  opportune  istruzioni  ,  e 
comunichino  con  essi  ì  nuovi  metodi  che  altrove  si  adottino 
con  risparmio  di  tempo  e  di  spese  ,  e  con  aumento  di  prodotti, 
quando  si  formi  un  museo  tecnologico  con  ì  migliori  modelli  di 
meccanica  per  utilità  degli  artefici  ecc. ,  allora  si  arriverà  a 
quelle  promesse. 

Il  governo  molto  favori  questo  stabilimento.  Fin  dal  princi- 
pio gravava  in  suo  benefizio  l'azienda  generale  dei  monti  di 
soccorso  d'un' annua  somministranza  di  scudi  3oo.  A  quest'ora 
potriasi  avere  un  totale  di  otto  in  novemila  scudi. 

Sonosi  già  cominciati  a  pubblicare  i  suoi  lavori ,  dei  quali 


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CAGLIAAl  267 

sopra  il  pregio  delle  cose  e  della  liogua  lascio  che  quelli  giu- 
dichino che  se  ne  sappiano! 

Chiesa  cagliaritana,  I  suoi  principii  ripetousi  da'  tempi  apo« 
stolici  j  e  si  pretende  che  S.  Clemente  da  questo  salisse  al  pon- 
tificato romano.  Il  primo  vescovo  che  ci  nomina  la  storia  è 
Quintasio  :  egli  soscrivea  agli  atti  del  concilio  arelatense  (  V.  il 
baron  Manno  nel  princ.  del  lib.  vi).  Dopo  lui  presentasi  il  fa-, 
moso  Lucifero.  Benedetto  XIY  (1.  i3  e.  i5.  de  Sjn.  Dioeqes.) 
riferisce  già  concesso  al  vescovo  caralense  l'uso  del  pallio  prima 
del  secolo  vui ,  nel  declinar  del  quale  l' ebbero  ricevuto .  tutti 
gli  arcivescovi*  La  prerogativa  del  primato  fu  dai  pontefici  ro- 
mani riconosciuta  nell'arcivescovo  di  Cagliari  prima  di  tal 
epoca. ,  Intentatasi  poscia  una  lite  scandalosa  sopra  la  mede- 
sima (consulta  il  baron  Manno  nel  libr.  citato  )  ^  fu  dalla  rota 
romana  con  varie  sentenze  dichiarato  primeggiar  questa  chiesa 
siccome  più  antica  ^  e  metropoli  delle  isole  della  Sardegna . 
che  comprendeva  questa  provincia  la  Corsica  ,  e  le  Baleari 
(Y.  il  detto  storico  all'anno  4^3-84)-  Posto  fuor  di  ogni  dub^ 
bio  quest'onore  ,  vuoisi  sian  stati  tutti  al  legittimo  possessore 
da  Alessandro  III  (  an.  1 1 76  )  i  dritti  consueti  (  né  si  apporta 
per  qual  e  quanta  colpa  )  a  gì  atificame  all'arcivescovo  di  Pisa. 
In  che  si  scopre  ,  e  però  rigetta  unaT  falsa  supposizione  (  V.  il 
baron  Manno  Ikb.  vii,  all'anno  11 38). 

Da  quando  sia  l'ordinamento  del  clero  principale  di  Cagliari 
non  è  agevol  cosa  definire  *,  tuttavolta  è  qualche  fondamento 
alle  congetture  da  questo ,  che  vediamo  sotto  il  pontificato  di 
S.  Gregorio  Magno  già  stabilita  la  dignità  dell'arcidiaconato  ;  e 
da  quello  che  sappiamo  essere  stato  il  cagliai'itano  Eusebio  ver 
scovo  di  Vercelli ,  l'istitutore  della  vita  comune  del  clero  al- 
l'esempio della  convivenza  dei  monaci ,  e  Lucifero  studiosis- 
simo come  della  purità  della  fede,  così  della  santità  della  vita^ 

Nelle  sventure  de'  tempi  seguenti  per  le  invasioni  e  per  la 
dominazione  de'  saraceni  le  cose  religiose  di  Cagliari  furono  a 
tale  ridotte  ,  che  quasi  mancarono.  Pertanto  Giacomo  arcive- 
scovo era  comandato  da  Vittore  III  di  ristaurare  li  rovinosi 
sacri  edifizi.  Si  ristìtuivano  allora  le  sedi  vescovili ,  e  si  ripri-t 
stinava  la  dignità  del  dero.  Diffiitto  trovasi  poi  nella  storia 
menzione  dei  canonici  che  servivano  la  chiesa  di  S.  Gilla ,  che 
per  avventura  .non  era  la  principal  chiesa  della  città,  coinec- 


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268  CAGLIARI 

che  questo  castello  ne  fosse  in  quel  tempo  la  parte  più  nobi- 
le i  e  notati  come  ceusuari  della  chiesa  romana  nel  registro  di 
Cencio  (  an.  1193)  venti  tra  vescovadi  e  arcivescovadi  di 
Sardegna. 

Qui  è  da  notare ,  come  insìno  all'anno  1 080  seguisse  il  clero 
sardo  nella  consuetudine  della  chiesa  orientale  a  non  rader 
la  barba. 

£  pratica  pure  derivata  dai  greci  fu  Taltra  di  conferire  il 
Sacramento  della  Cresima ,  come  tra  quelli  usavasi  fin  dal  se- 
colo vir.  Dalla  quale  quando  abbiano  cessato  i  preti  sardi  è 
ignotcì»  Egli  è  vero  che  S.  Gregorio  Magno  aveali  pi*oibiti  dalla 
celebrazione  di  questo  rito  divino  ;  ma  poi  avvisato  essersi 
molti  di  siffatta  sua  volontà  assai  doluti  condiscese  nel  voto  , 
sebbene  con  questa  restrizione,  che  solamente  ove  mancas^ro 
i  ministri  ordinari  delift  confermazione ,  potessero  i  preti  sem- 
plici amministrarla. 

Governando  gli  aragonesi  tutte  le  cose  della  Sardegna  si  le 
civili  che  le  sacre ,  siccome  precipitarono  le  prime  ,  caddero 
ancora  le  seconde.  Per  conto  di  interessi  lasciavansi  sprovviste 
molte  diocesi ,  aggruppandosene  successivamente  le  amministra- 
zioni intorno  ad  altre  maggiori.  Cosi  avvenne  che  all'arcivesco- 
vado cagliaritano  si  aggiugnessero  i  vescovadi  j  Suellense  o  Bar- 
bariense  nel  14^09  Galtellinense  nel  1439  e  nuovamente  nel 
1489  dopo  una  separazione  per  non  più  di  cinque  anni  ,  Do- 
liense  nel  1482,  Sulcitano  nel  i53i.  Poteva  mai  un  uomo  reg- 
gere a  ta^ta  mole  di  negozi  ?  Poteva  l'arcivescovo  cagliaritano 
invigilare  su  i  singoli  pastori  che  avean  commessa  la  cura  delle 
anime  in  tante  diocesi?  Sarò  temerario  se  stimi  da  quell'epoca 
massimamente  aver  patito  la  fede  per  le  superstizioni ,  la  mo- 
rale per  la  ignoranza  e  viziosità  de'  parrochi  ?  Venuti  tempi 
migliori  nel  sapientissimo  imperio  della  dinastia  Sabauda  a  to- 
gliere tanti  mali ,  si  disgiunsero  le  dette  diocesi  una  eccettuata, 
la  DoUensc ,  che  nella  sua  prossimità  alla  sede  principale 
meno  avea  sofferto  di  detrimento.  La  Sulcitana  separavasi  con 
bolla  de'  18  maggio  1768 ,  la  Galtellinese  con  bolla  i  giugno 
1778.  Alla  separazione  della  Barbariense  (  oggidì  ^Ogliastriua  ) 
cui  si  pensava  sin  dal  1777  ,  era  provveduto  con  bolla  39 
gennajo  1798  ,  lasciatane  l'amministrazione  all'arcivescovo  fino 
a  che  compensata  di  una  somma  eguale  a  quella  da    perdersi 


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CAGLURI  269 

la  sua  meDsa  fosse  luogo  alla  rìstaurazione ,  che  ebbe  effetto 
nella  consecraàone  del  vescovo  d'Ogllastra  addi  -24  feb* 
brajo  i8a5. 

Difensori  della  Sardegna.  In  tempo  del  più  volte  lodato 
S.  Gregorio  occorrono  certi  ministri  apostolici  coi  titoli  o  di 
difensore ,  o  di  legato;  e  vi  è  bene  onde  si  inferisca  ts&exe  ei 
stati  incaricati  della  procurazione  dei  principali  negozi  del  clero 
sardo.  Il  Fara  li  agguaglia  a  quelli  commessali  pontificii  .che 
furono  poi  e  sono  tuttora  qualificati  giudici  di  appellazioni  e 
di  gravami. 

Questa  delegazione,  di  cui  fu  fatto  cenno  nel  titolo  delle  am* 
ministrazioni  generali  in  seguenza  all'artìcolo  Cagliari  prosnncia^ 
incominciava  dal  i4%9  attribuitosi  al  giudice  apostolico  che 
potesse  conoscere  e  decidere  nelle  cause  di  appello  dalle  sen- 
tenze delle  cui;ie  metropolitane  cosi  in  primo  che  in  secondo 
giudizio  ,  e  fosse  cosi  più  pronta  la  riparazione  delle  ingiurìe , 
che  fossero  inferite ,  e  si  evitasse  un  dispendio  maggiore  ne' 
più  casi.  Ma  conciossiachè  di  questa  autorità  soglia  essere  ri- 
vestito un  canonico  cagliaritano  y  parve  a  molti  indecoroso  che 
da  un  suo  cherico  veder  dovesse  l'Arcivescovo  riformate  le  pro- 
prie sentenze  ,  e  lui  sorgere  in  più  alto  grado  a  esercitare  in 
se  una  superiore  autorità ,  e  usare  il  tono  della  comminazio- 
ne ,  e  aver  forza  a  poterla  effettuare  \  onde  si  era  con  ottimo 
consiglio  proposta  la  istituzione  d'un  tribunale  collegiale. 
E  se  non  valesse  quel  rispetto  a  dimostrare  la  conve- 
nienza della  riforma,  varrebbe  assai  a  provarne  la  necessità 
il  considerare  che  nel  nuovo  ordine  i  giudicati  avrebbero  la 
forza  di  maggior  autorità  ,  e  sarebbero  meno  frequenti  che 
sono  le  appellazioni  dall'attuale  tribunale  al  giudizio  del  San- 
tissimo; lo  che  principalmente  ebbesi  in  mira. 

Parrocchie  della  diocesi  di  Cagliari ,  e  unita  Doliense. 

Delie  rurali  della  diocesi  Caralense  alcune  sono  immediata- 
mente dipendenti  dal  vescovo ,  altre  da'  canonici ,  le  rimanenti 
dai  parrochi  attuali  ,  che  si  appellano  rettori. . 

Della  diocesi  di  Bolia  o  Bonavoglìa  capo-luogo  era  Dolia  o 
lolia  ,  la  qual  terra  perduto  l'antico  nome  ora  si  appella  dal 
titolare  della  chiesa  principale  ,  S.  Pantaleo ,  la  quale  di  tut- 
t'altro  ornamento^  spogliata  non  conserva  dell'antica  sua  dignità, 
che  il  vano  nome  di  cattedrale.  Nel  suo   capitolo  era  un  de- 


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270  CAGLURI 

Gauo  e  undici  canoaicì^  che  si  godevano  le  detìme  di  24  par- 
rocoh'iQ.  Ai  canonici  furono  con  vera  utilità  della  religione  $q^ 
stituiti  ventiquattro  rettori. 

Entro  la  circoscrizione  della  Doliense  era  ed  è  SuelU ,  che 
dicevasi  capoluogo  della  diocesi  Barbarieose  !  La  chiesa  cori'-, 
serva  ancora  il  titolo  di  cattedrale  j  e  nuU'altro. 

Clero  secolare  di  ambe  le  diocesi.  Numero  totale  sacerdoti  4^^ 
da  distribuire 

Diocesi  Caralense.  Nella  città  in  officio  14B  iensa  off.  3o. 
Nelle  parrocchie  rurali  no  »  4^* 

Diocesi  Doliense  io5  »         30. 

In  ambe  le  diocesi ,  escluso  Cagliari ,  aono  in  cura  pnacipale 
d'anime  come  parrochi  71. 

Nella  Caralense  parrocchie  «rbane  4?  suburb.  i ,  rustiche  SG« 

Doliense    '  »  35. 

Delle  chiese  di  ambe  le  diocesi  nessuna  è  insignita  degli  onori 

di  collegiata  ;  e  le  tre  comunità  delle  parrocchie  de'  quartieri 

inferiori  della  città  non  sono  propriamente  tali. 

Arcivescovo.  Si  intitola  priore  di  S.  Saturnino  ,  e  fregiasi 
del  titolo  di  barone  di  Suelli  e  di  S.  Pantaleo.  Per  la  baronia 
di  Santàdi  inclusa  nella  diocesi  di  Iglesias  è  lite  tra  lui  e  quel 
vescovo  ,  e  sono  ora  le  cose  in  questi  termini  che  egli  se  ne 
onori  nel  titolano  ,  quegli  ne  goda  i  frutti.  Nel  parlamento 
della  nazione  l'arcivescovo  siccome  principe  del  braccio  eccle^ 
siastico  y  e  come  suol  dirsi  primeLvoce  gode  l'onore  del  primo 
grado,  e  di  iniziar  le  opinioni. 

Canonici.  Sono  3o  tra  i  quali  sei  bordonieri ,  gli  altri  con 
prebenda  o  titolo  di  prebenda.  L'origine  dei  canonici  bordonieri  è 
riferita  al  secolo  xvi  quando  a  sedare  una  controversia  tra  ca- 
nonici e  beneficiati  per  la  gestazione  delle  aste ,  o  de'  bordoni 
fu  dalla  S.  Congregazione  proposta  la  soppressione  di  sei  be- 
nefizi y  e  la  erezione  dei  medesimi,  in  titoli  canonicali,  con  tutti 
gli  onori.  Dei  canonicati  uno  solo  e  dignità  con  qualifica  dì  de- 
cano -,  di  quelli  d' ufficio  la  collazione  si  fa  dopo  un  concorso, 
eccetto  il  dottorale  a  cui  nomina  o  il  Sovrano,  o  l'arcivescovo 
nei  mesi  di  suo  dritto,  che  sono  i  due  sostiziali ,  e  li  due  equi-t 
noziali.  Dopo  i  canonici  sono  35  beneficiati ,  tra  i  quali  dodici 
non  dotati.  La  quantità  delle  distribuzioni  non  è  definibile;  si 
p«ò  però  dire   sommando   alle  ordinarie  le  straordinarie,  che 


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CAGLURI  271 

quette  ie*  canonici  e  beneficiati  non  siano  meno  di  lire  sarde 
3o,ooo  all'anno» 

Su  i  proventi  spettanti  alla  chiesa  fu  ordinata  una  separa- 
zione di  casse,  onde  non  si  confondessero  negli  appartenenti 
alla  nassa  capitolare  quelli  che  sogliono  provdnire  dagli  spogli 
e  'vaeanU  ,  e  da  altre  <»use<  ^on  essendosi  con  l'ossequio , 
che  conTeniya,  curata  mai  sempre  la  esecuzione  degli  appositi 
regii  provredimenti,  gioverebbe  se  ne  inculcasse  la  osservanza. 

Parrocchie  urbane*  Sono  titoli  canonicali,  e  hanno  benefi- 
ciati per  la  cura  delle  anime  ,  e  pel  coro  ,  la  Marina  ^4  con 
distribuzione 9  e  due  senza;  Stampace  ao  con  distribuzione ^  e 
due  senza  -,  Villanova  1^2  de'  primi  ^  e  due  degli  altri,  in  cia- 
acima  sono  cinque  ai  quali  è  solidariamente  commessa  la  cura 
delle  anime.  Il  presidente  è  primo  fra  eguali ,  e  sopra  ciò 
niente  più  di  essi.  Nella  suburbana  é  un  sol  parroco.  Questi 
per  siCfatto  ufficio  haoAo  iZ%  scudi  sulle  decime  di  Villassor, 
Kuramiois  e  Villamar  perpetuamente  applicata  a  dette  parroc- 
chie con  bolla  di  Pio  VII,  delle  quali  quanto  sia  residuo  cresce 
«Ila  mensa. 

.  Decime,  Furono  da  tempi  antichi  us^te  in  Sardegna  due  sorta 
di  decime ,  una  politica  al  capo  dello  stato ,  altra  religiosa  per 
i  capi  delle  diocesi.  Della  prima  è  un  argomento  nella  con- 
cessione fatta  per  Costantino  giudice  del  Caralense  al  monistero 
di  S.  Saturnino  della  metà  della  decima ,  che  gli  spettasse  su 
i  beni  di  quello  (  v.  il  baron  Manno  storia  della  Sardegna  al- 
l'anno 1089  )r  £  pare  questa  prestazione  non  esser  tanto  lu- 
cente, quanto  l'istituzione  dei  Giudici,  ma  per  gli  intermedia 
governi  conservata  e  presa  dall'uso  dei  romani ,  ai  quali  fu 
con  somma  probabilità  la  Sardegna  una  provincia  de  ciunana. 
Dell'altra  sono  due  antichi  monumenti ,  che  il  suUodato  ìsto- 
riografo  della  Sardegna  accennava  (anno  10B9.  Vedi  poi  sulla 
fine  del  libro  vni)  ,  uno  nella  concessione  che  faceva  l'arci- 
vescovo Ugone  al  monistero  di  S.  Saturnino  di  una  metà  della 
decima  della  chiesa  cagliaritana  ;  altro  nella  promessa  di  Co- 
stantino giudice  di  ofirìre  il  decimo  dei  frutti  e  le  primizie  da 
quel  giorno  negli  anni  seguenti.  Per  lo  meno  quindi  nella  dio- 
cesi di  Cagliari  è  certissimo  il  pagamento  della  decima  ^  e  pos- 
siamo congetturare  siasi  incominciato  a  fare  sin  dal  tempo  del 
iOveroQ  imperiale  0  sul  esempio  della  chiesa  greca  nella  quale 


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273  CAGLIARI 

sin  dal  secolo  vi  era  conosciuta  questa  prestazione ,  perché  cosi 
comandassero  i  ministri  imperiali  -,  lo  che  emmi  più  probabile, 
che  una  posteriore  introduzione  sull'esempio  delle  chiese  gal- 
licane ,  nelle  quali  diconsi  le  decime  messe  in  uso  per  autorità 
di  Carlo  Magno  consentendo  la  liberalità  dei   popoli.    Dunque 
mal  seppe  le  cose  D.  Alfonso ,  quando  scrivendo  all'arcivescovo 
di  Cagliari  (anno  i332)  Gundtsalvo  affermava  la  riscossione  delle 
decime  contraria  all'antico  costume.  E  pertanto  dee  tenersi  vero 
che,  come  osserva  ilbaron  Manno,  fosse  poi  questa  per  cause 
a  noi  ignote  soppressa  od  intermessa  ;  forse  perché  il  clero  fu 
dotato  con  terre  e  schiavi.  Settantasette  anni  dopo  la  proibizione 
di  D.  Alfonso  (  1409)   il^re  D.  Martino  commosso  dalla  gran 
povertà  del  clero  annuiva  alle  preghiere  dell'arcivescovo  Anto- 
nio ,  e  annunziando  ì  concerti  presi  con  la  Santa  Sede  permet- 
teva il  pagamento  della  decima  nella  diocesi   cagliaritana  ,  ri- 
servatane  la  terza  parte  alla  Corona.    Piel    qual  modo  non  fa 
praticato  nella  diocesi  d'Alghero  ,  delle  cui  decime  la  metà  fii 
infeudata  al  marchese  Albis  (  cosi  il  cavalière  Cossu,  notizie  di 
Cagliari  )  concesse  due  parti  dell'altra  al  vescovo ,  riservata  la 
terza  al  Re.  Nel  i  Son  il  re  Ferdinando  comandava  si  prestasse 
la  decima  intera  senza  deduzione  o  compenso  alcuno  delle  spe- 
se, e  prescrivea  certe  cautele  intorno  al  modo  con  cui  dovesse 
eseguirsi  tal  prestazione  onde  non  soffrissero  alcun  danno  i  de- 
ciraatori. 

Gran  varietà  é  nei  diversi  luoghi  si  rispettivamente  ai  ge- 
neri soggetti  a  siffatta  prestazione  ,  che  alla  quota  della  me- 
desima ;  della  qual  varietà  in  altro  non  può  trovarsi  la  cagio- 
t^te  e  ragione  che  nelle  antiche  consuetudini  e  transazioni  ,  e 
nell'autorità  dei  giudicati  profertisi  sopra  le  contestazioni  tra  li 
beneficiati  e  parrocchiani  per  qualche  nuovo  prodotto.  Però 
non  si  é  potuta  stabilire  alcuna  certa  massima  rispetto  ai  ge- 
neri decimabili  ,  ed  alla  quota.  Sull'una  ed  altra  cosa  furono 
frequentissime  le  contenzioni  ,  ma  più  spesse  sulla  prima  ,  e 
quante  volte  si  venne  in  suU'introdurre  nuove  coltivazioni , 
ond'é  stato  che  si  contrariò  in  tutti  i  modi  a  che  si  stabilissero. 
Nel  territorio  circondario  di  Cagliari  non  si  paga  alcuna  de- 
cima ,  e  dicesi  sia  quest'  esenzione  da  una  antica  convenzione 
tra  un  non  so  quale  arcivescovo  e  il  magistrato  civico ,  che  si 
addossava  le  spese  della  fabbrica ,   feste  ,  musica  ,  ecc.    della 


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CAGLURI  273 

cattedrale.  Ma  le  prove?  .  .  .  Egli  è  più  probabile  cLe  il  so- 
vrano mentre  concedeva  al  vescovo  di  domandare  ài  suoi  dio- 
cesani la  determinata  parte  dei  frutti  significasse  ,  che  voleva 
immuni  i  suoi  aragonesi  della  colonia  di  Cagliari  ,  e  i  sardi 
coabitantivi. 

Prebende.  Per  recenti  pontificii  rescritti  non  deve  il  loro  va- 
lore eccedere  li  mille  scudi ,  che  sono  poco  meno  che  lire 
nuove  5ooo ,  non  computatevi  le  distribuzioni ,  e  gli  altri  van- 
taggi dalla  assistenza  al  coro. 

Quantitativo  delle  decime  dell'arcivescovado  di  Cagliari  dal- 
l'anno 181 9  al  34*  Notisi  che  si  era  già  cominciata  a  far  grossa 
la  coscienza  dei  parrocchiani ,  e  che  non  più  la  decima  pre- 
stavasi  ,  ma  appena  la  ventesima. 

Si  raccolse  di  cereali  starelli  «,o  11 ,380  dalle  parziali  starelli 
di  grano  683,967  ,  d'orzo   165,71 3  ,  di  fave  i6i/38o. 

Di  vino  non  fu  la  quantità  minore  di  quartieri  3,200,000. 

De^  frutti  minori  ,  che  sono  legumi,  lino,  capi  vivi,  cacio, 
^cc.  non  si  può  fare  un  preciso  calcolo ,  tuttavia  si  può  credere 
che  ne  provenisse  non  dispregievol  valore. 

ftipartimento  delle  rispettive  decime. 

Nella  diocesi  di  Cagliari  la  decima  ridotta ,  come  fu  accen- 
nato, dividesi  in  cinque  parti.  Tre  sono  attribuite  al  prebenda- 
to, una  ai  laboranti ,  l'altia  alla  chiesa  rispettiva.  Il  quarto  quinto 
.  dei  laboratori ,  o  del  curato ,  va  diviso  in  parti  eguali  ,  e  in 
prebenda  camerale  o  canonicale  il  vicario  prende  per  se  il  5 
per  0{0  di  tutto  Tasse  decimale.  L'amministrazione  del  quinto 
della  chiesa  è  presso  i  prebendati. 

Ma  a  dir  vero  non  é  intero  il  quinto,  che  per  dritto  appar- 
tenga alle  chiese.  Nel  princìpio  del  secolo  xvii  il  capitolo  di 
Cagliari  essendo  ricorso  alla  S.  Sede  dolentesi  della  tenuità 
delle  distribuzioni  ottenne  che  del  quinto  assegnato  alle  chiese 
se  ne  corrispondesse  un  terzo  alla  massa  capitolare.  Questo  che 
dicesi  terzo  quinto  in  tempi  più  felici  dava  una  somma  annua 
adequata  dì  circa  lire  sarde  20,000  :  sebbene  alcune  chiese  non 
portassero  tal  peso,  è  ne' prezzi,  specialmente  del  vino,  si  vo- 
lesse gratificare  i  secolari  procuratori  delle  chiese,  perchè  con 
zelo  servissero. 

Terzo  regio  delle  decime.  Questo  ,  se  diasi  quella  parte  di 
frutti  che  abbia  il  denonainatore ,  che  porta  l'appellativo  della 
Dizion.  geogr.  ecc.  Voi.  III.  18 


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274  CAGLIARI 

prestazione,  e  non  già  un  maggiore^  potrebbe  ammontare  come 
è  spesso  ammontato  in  tutto  il  regno  a  scudi  sardi  circa  3oo,ooOy 
eguale  a  lire  nuove  i,44^9^^^*  ^^^  questi  mezzi  quante  belle 
istituzioni  pie  si  potrebbero  fare  e  mantenere  !  Mon  sappiamo 
se  nel  governo  spagnuolo  senza  le  pensioni  ai  cadetti,  crociati, 
antichi  funzionari  ,  e  altre  persone  benemerite  siasi  mai  fatto 
alcun  uso  o  formalmente  o  eminentemente  pio.  Piuttosto  po- 
tremmo arguire  il  contrario  dell'assoluto  difetto  di  istituzione 
di  pùbblica  beneficenza.  Ma  cosi  saggio  impiego  ci  è  ben  certo 
nel  governo  dei  reali  di  Savoja ,  tra  le  cui  operazioni  fu  questa 
Assai  studiosa  di  ridurre  tutto  alle  massime  d'una  buona  eco- 
nomia ,  e  di  far  valere  queste  rendite  agli  studi ,  alla  educa- 
zione de'cherici  (y.  tom.  i  de' pregoni  ed  editti)  ecc.  ecc., 
con  che  furon  tronche  le  antiche  querèle  dei  preti. 

E  qui  nota  che  sebbene  coerentemente  al  concerto  potesse 
appartenere  al  re  il  terzo  su  tutte  indistintamente  le  rispettive 
decime ,  non  di  meno  non  ha  egli  usato  di  tal  dritto  che  su  i 
redditi  spettanti  alle  mense  vescovili. 

Sussidio  regio.  Sono  gli  ecclesiastici  tenuti  alla  prestazione 
annua  di  scudi  quindicimila ,  che  viene  per  proporzionate  quote 
da  tutte  le  diocesi  del  regno.  > 

Donativo  regio.  Nell'ultimo  parlamento  di  Montellano  ,  cui 
ancora  si  riguarda,  lo  sta  mento  ecclesiastico  offeriva  scudi  set- 
temila ;  ma  in  iscatto  non  ne  pagava  che  ì^^ooq  ,  avendo  volato 
diffiileare  il  dritto  d'estrazione  delle  loro  granaglie  denominato 
saca^  fissato  a  scudi  3,ooo. 

Sussidii  al  monte  di  riscatto.  Oltre  il  suddetto  terzo  si  e 
concesso  dal  Papa  un  biennio  dei  benefiii  vacanti  (  concessa  la 
congrua  al  nuovo  provvisto)  al  monte  di  riscatto  dal  1807  a 
a5  anni  ,  e  nuovamente  ad  altrettanto  spazio  con  nuovo  breve 
de'  ^9  luglio  18^3.  Allo  stesso  ottimo  fine  fu  attribuito  al  detto 
monte  quanto  nelle  prebende  pingui  sopravanzi  i  mille  scudi. 
Elezione  de'  parrochi.  Quelli  che  sono  qualificati  rettori  ven- 
gono eletti  dopo  esperimento  fatto  dèlia  loro  idoneità  airufiì- 
cio.  Ma  cotiverrebbe  in  questi  importantissimi  negozi ,  onde 
dipende  gran  bene ,  o  nasce  funestissimo  male ,  rispettare  le 
santissime  prescrizioni  canoniche,  e  che  a  titolo  di  merito  mag- 
giore non  fosse  posta  come  principal  cosa  la  superiorità  della 
dottrina.  Sono  in  un  parroco  tante  altre  cose  a  desiderarsi  cotne 


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CAGLIARI  275 

esseima]!,  nelle  quali  se  sia  parità  in  più  concorrenti ,  può  al- 
lora un  maggior  ornamento  di  dottrina  considerarsi  per  la 
preponderanza. 

Sinodi.  Sono  le  antiche  di  Cagliari  ignorate.  Delle  recenti 
hannosi  stampate  quelle  di  Machin ,  Sobrecasas  ,  La  Cabra  , 
Carìnena.  Citansi  le  sinodi  de'  monsignori  Novella ,  e  La8S0*Se- 
deno»  Della  diocesi  di  Ponavoglia  se  ne  ha  solo  una  stampata  , 
e  viva  nell'osservanza. 

Seminario  ecclesiastico.  Nel  j6aa  conseguentemente  alle  pro- 
poste della  sinodo  Tridentioa  per  cura  dell'arcivescovo  Esquivel 
costruivasi  una  casa  di  educazione  per  li  cherici  giovani.  Era 
però  poco  adatta  all'uopo  per  la  forma  e  per  la  ristrettezza  , 
onde  nel  declinare  del  secolo  scorso  l'arcivescovo  D.  Agostino 
Delbeccfai  volle  edificato  in  continuazione  col  palazzo  degli  studi 
un  magnifico  convitto. 

Si  possono  tenere  circa  60  alunni  tra  quei  '  di  grazia  e  di 
pensione.  Le  piazze  gratuite  sono  ^4,  un'  altra  è  di  mezza  paga. 
In  esse  cinque  sono  straordinarie  ^  perchè  quelli  che  le  occu- 
pano io  soprappiù  delle  somm'mistranze  ordinarie ,  di  cui  a  certo 
tempo  godono  gli  altri,  sono  forniti  di  quanto  loro  abbisogni 
senza  alcun  concorso  delle  famiglie.  Quando  trattisi  di  riempire 
alcuna  piazza  gratuita,  i  giovani  postulanti  si  soggettano  ad  un 
esperimento  ,  e  quelli  si  scelgono  cui  sono  più  pochi  mezzi  di 
«ossifitenza  in  parità  di  altre  cose  ,  queste  sono  indole  talento 
ecc.  La  pensione  fissata  per  gli  altri  conrittori  è  di  scudi  70. 
Sono  tutti  raccomandati  per  la  educazione  alle  cure  d'un  pre* 
side  9  e  d' un  direttore  spirituale  ;  per  la  istruzione  a  vari 
maestri,  tra'  quali  uno  di  capto  e  di  liturgia.  I  giovani  vi  pos<- 
son  rimanere  sino  a  conseguir  la  laurea. 

Questo  stabilimento  diventò  più  florido  dalla  concessione  delle 
prebende  di  Samassi  e  Serrenti^per  Clemente  XIII ,  e  del  terzo 
degli  spogli,  e  delle  vacanti. 

Monachismo  antico  in  Cagliari  e  sua  diocesi.  Piace  ad  aU 
cuni  essere  stato  S.  Fulgenzio,  il  primo  institutore  della  vita 
monastica.  Sarà  cosi  de'  monaci  propriamente  detti  ;  ma  non 
di  queir  altra  specie  di  uomini  religiosi  che  erano  detti  eremi* 
ti:  che  tienesi  Antero  come  anacoreta  in  Sardegna  prima  di 
sedere  neUa  cattedra  di  S.  Pietro ,  e  avere  i  ss.  Nicolao  e 
Tiano  menato  vita  solitaria  nella  Gallura  dal  secolo  iv  al  v 
(Y.  il  baroQ  Manno  libro  vi  agli  anni  362*455). 

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276  CAGLURI 

Del  monistero  eretto  presso  la  chiesa  di  S.  Saturnino  per  lo 
sunDominato  sant'uomo  è  stato  detto  nelle  note  istrriche. 
Crederemo  ye  ne  fosse  altro  ,  dove  fu  deposto  il  corpo  di  S. 
Agostino  ? 

È  menzione  di  altri  due  monisteri ,  cui  presiedevano  sotto 
il  pontificato  di  S.  Gregorio  gli  abbati  Urbano ,  e  Giovanni.  Un 
quinto  di  S.  Giuliano  era  allo  stagno  di  Quarto,  di  cui  anche 
oggidì  rimangono  vestigia.  Ora  è  titolo  canonicale.  Nella  istessa 
epoca  troviam  ricordati  sei  monasteri  di  donne.  Erano  i  tre 
primi  fonduti  dalle  matrone  Yetulona,  Pompejana  y  Teodosia  : 
del  quarto  è  ignota  la  istitutrice  ;  del  quinto  fu  abbadessa  De- 
sideria  ;  del  sesto  è  conosciuto  nient'altro  che  il  sito  ,  dove  e 
oggidì  il  chiostro  delle  ckrisse. 

Benedittini.  Il  primo  loro  stabilimento  fu  presso  la  Villanuova 
nello,  stesso  monistero ,  ove  S.  Fulgenzio  riuniva  i  suoi  mo- 
naci. Nello  stesso  quartiere  abitavano  poi  nella  casa  ora  occu- 
pata dai  domenicani.  Nella  Marina  era  là  un  lor  priorato,  dove 
oggi  sono  gli  agostiniani ,  ed  altra  casa  dove  sono  gli  speda - 
lieri.  Nello  Stampace  subentravano  ai  templari  nel  gran  mo- 
nistero che  occuparono  poscia  e  ancora  occupano  i  conventuali 
di  S.  Francesco  ;  il  sopranotato  sesto  convitto  di  donne  fu  abi- 
tazione di  vergini  sotto  la  regola  di  \S.  Benedetto.  Non  venuto 
snqno  l'oinline  degli  eremiti ,  e  sappiamo  di  loro  altri  essere 
stati  nel  luogo  ora  denominato  di  S.  Guillem;  altri  nel  monte 
a  libeccio  di  Cagliari  in  S.  Barbara  -,  ai  quali  puoi  aggiugnere 
gli  anacoreti  del  colle  poi  detto  di  S.  Elia  nel  promontorio. 
In  poca  distanza  dalla  città  eransi  fabbricati  altri  monasteri  , 
e  si  denominavano  uno  di  S.  Martino  in  S.  Avendrace ,  altro  sul 
colle  di  S.  Michele  abitato  da  certosini  fino  a  che  i  pisani  vi 
eressero  il  castello  ancora  stante  -,  e  forse  cosi  detto  dalla  ti- 
tolare della  chiesa  del  monistero  :  altro  di  S.  Maria  de  Claro 
a  pie  di  detto  castello  verso  greco  dove  abitavano  monaci  di 
Chiaravalle  -,  altro  di  S.  Maria  delle  vigne  tra  Cagliari  e  Pirri, 
dove  erano  monaci  camaldolesi;  finalmente  un  altro  sul  collo 
del  promontorio  presso  la  chiesa  di  S.  Bartolommeo. 

In  là  del  contado  di  Cagliari  ,  era  in  Quarto  due  monisteri 
«ino  dove  fu  poi  la  chiesa  di  S.  Elena ,  altro  di  S.  Agata  le  cui 
rovine  raddrizzarono  i  cappuccini  per  formarsi  un  conventino  ; 
tra  Pauli  e  Sclargius  S.  Lucifero  ;  presso  Mara-Calagònis  due. 


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CAGLURI  277 

un  presso  dove  fu  poi  edifìcata  la  chiesa  di  S.  Pietro ,  e  forse 
uo  altro  ,  che  quello  sarebbe  che  S.  Gregorio  diceva  Agilitauo, 
se  ivi  situandolo  non  erra  l'Alco.  Furono  dei  monaci  in  Bara- 
ci y  o  Monte-Cresia  ,  nella  montagna  di  Solànas  in  due  diversi 
stabilimenti ,  nell'isoletta  di  S.  Macario  presso  Capo-Pula,  nel 
Manso  o  Maso ,  e  questi  dipendevano  da  Monte-Cristo ,  in  Uta 
presso  S.  Cromazio  e  S.  Maria  ,  in  Decimo  a  S.  Nicolao  e 
a  S.  Pietro  y  in  Monastir  in  certo  sito  tra  Siliqua  e  Villassor, 
finalmente  in  Segariu  (  Y.  il  baron  Manno  libro  viii  dove  tro- 
verai quanto  finor  leggevi). 

Frati  e  cherici  regolari.  Francescani.  Vennero  in  Sardegna 
nei  primi  tempi  di  loro  istituzione.  Dopo  la  famosa  scissura 
tra  il  ministro  generale  Francesco  Elia  ,  e  Antonio  di  Padova 
fu  divisione  pure  in  Cagliari ,  e  nel  rimanente  pure  deirisola. 
Gli  aderenti  di  Francesco  Elia  (conventuali]  continuarono  a 
dominare  nelle  case  per  Taddictro  occupate  dai  benedittini,  gli 
altri  andaropo  ad  abitar  altrove.  Nell'anno  1:274  essi  tenevano 
seggio  nel  gran  monistero  di  Stampace  ,  poi  si  distesero  in 
Iglesias ,  in  Oristano  (  dove  subentrarono  ai  monaci  basi]iani)| 
in  Castelgenov^ese  ,  ora  Sardo  ,  mentre  ancor  vivea  S.  France- 
sco ;  nell'Alghero;  in  Uta.  La  prima  fondazione  fu  in  Gallura, 
la  seconda  in  Monteràsu ,  dove  é  un  ospizio  (  Y.  Bono  )  ,  1» 
terza  iii  S.  Maria  di  Porto-Grotte  in  Bagnara.  Ma  venuti  ben 
presto  col  predominio  dei  genovesi  tempi  infelici  ai  monaci  be- 
nedittini,  che  in  massima  parte  possono  essere  supposti  pisani 
di  nazione  ,  questi  involandosi  alle  vessazioni  e  forse  espulsi 
lasciarono  le  case  ai  novelli  frati.  Altri  due  stabilimenti  sopra 
ì  già  enunzìati  ebbero  essi  in  Sardegna  uno  sotto  Monteràsu 
presso  il  paese  di  Bòttldda  ,  altro  in  S.  Barbara  ,  quando  ce- 
devano da  Uta.  In  tanti  secoli  ,  e  in  quella  generositìi  che  già 
fu  per  ragion  di  coscienza  negli  uomini  de'  secoli  tenebrosi  que- 
ste fraterie  accumularono  grandi  ricchezze,  le  quali  per  la  am- 
ministrazione poco  saggia  e  fedele  decrebbero  non  poco.  I  loro 
predi  e  censi  cumulativamente  forse  potrebbero  avere  il  valore 
di  lire  sarde  2,000,000.  Si  numeran  religiosi  69. 

I  frati  minori  dell'osservanza  della  provincia  di  Cagliari  de- 
nominata di  S.  Saturnino  hanno  nella  città  due  conventi.  Nel 
1458  fondavano  alla  Maddalena  presso  Oristano  ,  lo  abbando- 
navano nel  1472  per  istabilirsi  in  OUolai,  e  vi  ritornarono  nel 


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^78  CAGLIARI 

1490  fuggiti  da  quella  sede  {y.  Barbagia^  chiesa  SarbatienseJ» 
Nel  i5o8  passavano  da  S.  Maria  delle  grotte  ài  nuovo  con- 
vento di  Gésus  j  donde  sulla  fine  del  secolo  scorso  vennero 
dentro  la  Marina  presso  la  chiesa  nazionale  del  siciliani ,  S.  Ro- 
salia. Nel  i55o  ebbero  la  chiesa  di  S.  Lucia  inS.  Gavino  Mon- 
reale. Nel  i558  fondarono  in  Busachi  :  nel  16 io  ebbero  Pi- 
tica chiesa  parrocchiale  di  Mandas  ,  la  chiesa  della  Trinità  in 
Fonni,  dell'arcangelo  Michele  in  Yillassor.  Nel  1623  si  stabi* 
lirono  in  Gadoni.  Nel  i63o  ottennero  la  chiesa  del  S.  Sepolcro 
in  Genoni.  Nel  1646  fu  eretto  per  abitazione  dei  Recoletti  il 
convento  di  Villanova  in  Cagliari ,  poi  fu  attribuito  agli  osser- 
vanti, che  la  scelsero  a  casa  di  prova.  Nel  1660  fondarono  den- 
tro Oristano  un'altra  casa;  nel  1727  in  Lanuséi.  Non  ha  guari 
che  abbandonavano  Busachi  ,  G adóni ,  e  l'ospizio  di  Oristano. 
Sono -religiosi  182  ,  e  li  distingui  in  sacerdoti  49 7  cherici  11, 
laici  34  9  terzini  38.  Vivono  dalla  provvidenza  ,  e  da  qualche 
reddito  della  sagrestia. 

Cappuccini.  Provincia  cagliaritana.  Il  convento  cagliaritano 
fonda  vasi  nel  iSgi,  l'iglesiense  nel  iSgS,  il  sanlurese«  l'ori- 
stanese  e  il  baruminese  nel  1608,  il  villassorese  nel  1628,  il 
quartese  nel  i63i,  il  villanovese  (casa  di  prova  in  Cagliari  ) 
e  il  nurrese  nel  i643,  il  masullese  nel  1648.  Il  convento  di 
Barumini  è  stato  abbandonato.  Sono  religiosi  i3o,  tra  sacer- 
doti e  chierici  60,  laici  e  terzini  70. 

Nelle  antiche  emulazioni  ipunicipali  tra  cagliaritani  e  sassaresi 
non  restarono  neutrali  i  frati  ;  ma  più  che  altrove  entrò  feroce 
la  discordia  tra  gli  osservanti  e  cappuccini  delle  due  parti , 
operando  con  tutte  forze  l'ambizione  e  l'invidia,  e  sempre  in 
furor  fremendo  la  contenzione,  la  ripugnanza.  Grandi  passioni 
entro  angusto  cerchio  !  Quelli  che  erano  tra  i  cagliaritani  pen- 
savano che  questo  fosse  un  vero  dritto  per  dominare  su  i  lo- 
gudoresi  ;  questi  non  si  arrendevano  a  dover  servire  come  iloti* 
Il  governo  spagnuolo  con  la  stessa  indifferenza  con  cui  guar- 
dava la  guerra  de'  preti ,  vedeva  la  più  accanita  dei  frati.  Però 
per  nessun  patto  essendosi  potuti  riunire  gli  animi ,  e  finalmente 
convenendo  far  cessare  il  gravissimo  scandalo  d'un  odio  irre- 
conciliabile in  persone  che  predicavano  la  carità ,  si  venne  dal 
pontefice  i^H'unico  rimedio  che  restava ,  di  separare  gli  uomini 
de'  due  partiti  in  piovincìe  diverse. 


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CAGLURI  ^79 

Merceda^rL  Si  stabilivano  in  Cagliari  nella  paiTOcchia  di  Bo- 
naria nel  i336.  Dopo  il  1610  fondavano  in  Sassari;  di  poi  verso 
il  1640  in  Alghero  ,  in  Yillacidro,  ec.  Sono  religiosi  ^5  j  dei 
guali  3o  sacerdoti  e  cherici ,  i5  laici.  Se  le  loro  amministra- 
zioni fossero  state  ben  governate ,  ora  ì  predi  si  potrebbero  va- 
lutare in  lire  sarde  circa  800^000. 

Trinitari.  CbiarnuYansi ,  o  venivano  in  Cagliari  nel  i558y  e 
si  stabilivano  nella  chiesa  oggidì  esecrata  di  s.  Bardilio,  donde 
si  trasferivano  nello  scorso  secolo  alla  chiesa  di  s.  Lucifero. 
Dopo  il  16 IO  ebbero  casa  in  Sassari,  e  in  YiUamar.  Guerreg* 
giarono'fra  di  loro  per  invidia  e  ambizione-,  però  il  governo 
dei  Reali  di  Savoia  annientava  con  essi  lo  scandalo. 

jdgostiniani.  Verso  il  1400  si  stabilivano  a  quella  chiesa,  dove 
nel  vandalismo  foron  depositate  le  reliquie  del  s.  Dottore;  quindi 
in  Ilorai,  Saflis^ri ,  Alghero,  Sanluri,  Samassi,  Tortoli,  Scolca, 
Iglesias ,  Pozzo  maggiore.  Ora  son  già  abbandonati  i  conventi  di 
Ilorai ,  Sassari ,  Sanluri ,  Scolca  ,  Iglesias ,  e  vanno  disertandosi 
gli  altri,  che  non  restano  più  di  87  religiosi,  dei  quali  19 
sacerdoti,  4  cherici,  6  laici.  Possiedono,  e  prima  che  per  di- 
fetto di  buona  economia  si  lasciassero  deteriorare  i  fondi,  pos- 
sedevano in  comune  non  meno  di  lire  sarde  5oo,ooo. 

Carmelitani.  Non  prima  del  i5o6  fu  introdotto  quest'isti- 
tuto. Essi  succedevano  agli  anacoreti  nel  promontorio  di  Ca- 
gliari, e  dalla  loro  chiesa  venne  al  colle  la  denominazione  di 
s.  Elia.  Poscia  e  perchè  troppo  esposti  agli  insulti  dei  barba- 
reschi ,  e  per  più  comodo  di  sé  e  del  pubblico  passarono  nello 
Stampace ,  ritenendo  il  possesso  delle  terre  che  aveansi  acqui- 
state preJso  Monvolpino  e  il  promontorio.  Fondavano  poi  in 
Mogoro  nel  .  .  . ,  in  Bosa  nel  1599,  in  Oristano  nel  i636 , 
in  Alghero  nel  1644  9  ^^  Chiaramonte,  in  Sassari,  in  Nura- 
minis.  Sono  religiosi  70 ,  tra  sacerdoti  e  cherici  4^  »  ^^^^^  ^^' 
In  più  luoghi  sono  cadute  le  loro  amministrazioni.  Essi  posse- 
devano già  in  comune  per  lire  sarde  800,000. 

Paolotti.  Ebbero  stanza  *in  Cagliari  nel  1625,  dove  oggidì  è 
il  noviziato  delle  scuole  pie,  donde  pas^rono  in  Lapola  nel  i643. 
Si  stabilivano  pure  in  Yillanova-franca  e  in  Assemini.  Quest'ut 
tinìo  conventino  è  da  molto  abbandonato.  Sono  religiosi  1 5  tra 
sacerdoti  e  laici,  che  vìvono  in  quello  di  Cagliari ,  ad  eccezione 
del  religioso  (  ma  non  è  un  eremita  ) ,  che  resta  in  YiUanova- 


,     Digitizedby  VjOOQIC 


28o  CAGLIARI 

franca.  Possono  possedere  per  un  valore  di  lire  sarde  1 5o,ooo. 

SpedalierL  Hanno  quattro  case  presso  gli  spedali ,  in  Cagliari 
dall'anno  .  .  . ,  in  Sassari  dal  1 689 ,  in  Oristano  e  Algbero  dal 
i€4o.  Quella  di  Bosa  fu  abbandonata,  e  restò  soppresso  lo 
spedale.  Sono  religiosi  3o.  L'amministrazione  è  diretta  da  regie 
congregazioni. 

Monasteri  di  donne.  Nel  castello  ve  ne  sono  tre,  uno  di 
s.  Lucia  fondato  nel  i539  ;  altro  della  Purissima  nel  i54o*,  il 
terzo  di  s.  Catterina  sotto  la  regola  di  s.  Domenico,  fondato 
nel  1641*  Dopo  la  metà  del  secolo  xvii  si  fondava  un  moni- 
stero  di  Clarisse  nello  Stampace,  uno  dì  cappuccine  in  Lapola. 

Cherici  regolari, 

I  gesuiti  vennero  in  Cagliari  la  prima  volta  nel  i564*  Eb- 
bero già  molte  case  con  ginnasi.  Dopo  la  ristaurazione  non  se 
ne  riaprirono  che  tre  ,  delle  quali  due  in  Cagliari,  una  in  Sas- 
sari. Sono  religiosi  circa  ^5.  La  dotazione  del  collegio  di  Ca- 
gliari può  valutarsi  in  netto  all'anno  di  lire  sarde  17,467.  3.  4; 
ossiano  lire  nuove  33,536.  96.  Al  collegio  di  Sassari  venne  sta- 
bilita la  dotazione  di  lire  saixle  5ooo ,  con  l'obbligo  di  man- 
tenere dieci  religiosi.  In  riguardo  allo  stabilimento  di  Cagliari , 
siccome  i  predi  sono  di  molto  migliorati,  cosi  è  da  pensare  che 
maggiore  sarà  il  prodotto.  Da  questo  nulla  si  detrae  per  le  feste 
di  s.  Michele  e  s.  Teresa,  e  delle  due  sagrestie,  per  cui  é  te- 
nuto corrispondere  il  monte  di  riscatto,  ec. 

Scolopi.  Furon  dai  consoli  di  Cagliari  chiamati  verso  il  i635, 
e  fondaron  ginnasi  per  la  grammatica  e  belle  lettere  in  Cagliari, 
Tempio ,  Sassari  ,  Oristano  ,  Isili.  Hanno  un'altra  casa  in  Ca- 
gliari per  la  prova,  e  sono  religiosi  80,  dei  quali  5o  tra  sa- 
cerdoti e  cherici ,  3o  laici.  I  loro  poderi  complessivamente  pos- 
sono valutarsi  in  lire  sarde   1,000,000. 

Inquisizione,  Estesasi  in  Sardegna  la  delegazione  degli  inqui- 
sitori della  eretica  pravità,  i  cagliaritani  si  contennero  in  modo, 
che  non  vi  si  potè  stabilire  il  principal  u£Scio  ;  e  l'inquisitore 
maggiore  ,  e  il  fiscale  dovettero  esser  paghi  di  poter  deputare 
da  Sassari ,  dove  furono  tollerati ,  un  commessarìo  ,  il  quale 
di  rado  si  sceglieva  dai  domenicani.  Accaddero  delle  conten- 
zioni di  questa  delegata  con  1'  autorità  ordinaria  de'  vescovi' , 
e  sì  praticarono  delle  violenze  contro  persona»  o  innocenti,  o 
erranti  per  ignoranza,   più   o    meno  frequentemente,  secondo 


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CAGNA  281 

clie  di  mite  o  feroce  ingegno  era  il  capo  della  suprema  spa- 
gnaola  ,  ed  il  maggior  inquisitore  di  Sassari.  Il  governo  de'  Reali 
di  Savoja  rimise  le  cose  nel  giusto  ordine ,  e  sciolse  quell'e- 
sercito di  ufficiali  inquisitoriali  y  che  per  le  solite  franchigie 
causava  il  potere  dei  delegati  del  Re  (V.  il  barou  Manno , 
lib.  XI  ). 

*  CAGNA  (  Cagna  )  ,  com.  nel  mand.  di  Dego ,  prov.  e  dioc. 
d'Acqui,  div.  di  Alessandria.  Dipende  dal  senato  di  Piedi. , 
intend.  prefett.  ipot.  d'Acqui ,  insin.  di  Dego ,  posta  di  Cairo. 

Non  appare  il  nome  dì  questa  terra  innanzi  al  xii  secolo } 
ed  essa  in  allora  insieme  con  Lodesio  facea  parte  del  marche- 
sato di  Ponzone  posseduto  da'  discendenti  di  Aleramo.  Passata 
a'  Carretti  de'  marchesi  di  Savona ,  Ottone  nel  1 209  la  sotto- 
pose al  comune  d'Asti,  che  ne  investi  i  figliuoli  di  lui  nel  iai3. 
Venne  poi  con  Asti  sotto  i  Principi  di  Savoja  nel  1 3 1 3  :  ma 
nel  i322  fii  da'  Carretti  venduta  a'  marchesi  di  Saluzzo,  nelle 
croniche  de' quali  all'anno  1327  leggesi  che  Manfredo  die'  a 
Giaime,  o  Giacomo  di  Ponzone  l'investitura  di  Lodesio ,  ideila 
metà  di  Cagna ,  investendo  'Ottone  dell'altra  metà  di  questo 
luogo. 

Casa  de'  Boschi,  Erche  e  Soolagrea  sono  frazioni  di  questo 
comune. 

Giace  sopra  un  colle.  U  suo  territorio  é  simmetricamente  di- 
viso ai  lati  di  mezzodì  e  tramontana  :  la  parte  meridionale  tro- 
vasi in  dolce  pendio  ^  e  tien  coltivata  con  diligenza. 

£  lontano  un  miglio*  da  Dego,  e  quindici  da  Acqui. 

Di  sua  vetusta  fortezza  più  non  esiste  che  un  piccolo  tratto 
di  muraglia. 

La  vìa  comunale ,  detta  della  Salita ,  esce  dal  confine  di  Piana 
a  levante ,  traversa  il  territorio  per  la  lunghezza  di  un  mìglio 
nella  stessa  direzione,  per  un  altro  miglio  ad  ostro,  e  quindi 
per  ugual  tratto  a  maestrale,  accennando  a  Torre  d'Uzzone. 

Gli  abitanti  sperano  di  godervi  fra  non  molto  i  vantaggi  di 
una  strada  provinciale,  che  dalla  parte  di  Gorrino  attraversi  il 
comune ,  e  conduca  a  Piana  :  già  da  tre  anni  se  ne  fece  un 
nuovo  tracciamento,  che  emendò  le  imperfezioni  del  primo,  e 
se  ne  conservano  nel  territorio  i  gittati  segnali. 

Vi  scon*ono  due  rivi:  il  primo  detto  di  Cagna  nasce  nella 
regione  delle  Fornaci  ,  e  dopo  il  corso  d'un  miglio  si  unisco  a 


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a83  CAIRO 

quello  di  Lodisio  :  il  secondo ,  chiamato  dell'Erche ,  scaturisce 
alle  falde  di  uua  collinetta  presso  il  Villarello ,  bagna  questo 
territorio  per  lo  tratto  di  due  miglia ,  e  congiungesi  quindi  col 
Cagna  sul  confine  di  Piana. 

Sonovi  tre  chiese:  la  nuova  parrocchia  ,  dedicata  a  s.  Mas- 
simo,  stata  instituita  nel  18249  mercé  la  Regia  munificenza, 
che  somministrò  i  mezzi  di  ristorarla  ed  ampliarla,  perchè  si 
erigesse  in  parrocchia  :  una  chiesuola,  sotto  l'invocazione  di  san 
Giovanni  Battista  ,  la  quale  venne  donata  alla  comunità  dalla 
famiglia  Borello  :  la  terza  è  sotto  il  titolo  di  Nostra  Donna  As- 
sunta. L'antica  parrocchiale  serve  di  cappella  al  campo  santo. 

Il  territorio  di  questo  comune  comprende  mille  cinquecento 
giornate.  La  sua  valle  abbonda  di  vigneti  e  di  castagneti.  Yì 
si  raccolgono  biade  e  legumi  in  sufficiente  quantità. 

Pesi  ;  misure  e  monete  come  nel  suo  capo  di  provincia. 

Gli  abitanti  sono  di  assai  robusta  complessione,  di  buona  in- 
dole e  di  buone  disposizioni  intellettuali. 

Popolazione  270. 

CAIRO  (  Carium  Laumdiorwn  ) ,  com.  nel  mand.  di  Pieve 
del  Cairo,  prov.  di  Lomellina ,  dioc.  di  Vigevano,  div.  di  No- 
vara. Dipende  dal  senato  di  Piem. ,  intend.  di  Mortara ,  prefett. 
ipot.  di  Vigevano,  insin.  di  Mede  ,  posta  di  Lomello. 

Nel-^A55  seggtàcqTie-*aHe-tre -dV  Federigo^  DjiibaiuiB371i»e4^- 
4iede  al  \acco  od  -alle  fiamme  |  Ki  p«ire  scopo  al  furore  di  Fa- 
cino Cane,  il  quale  di  ritorno  m  Alessandria  da  Brescia,  ove 
abbattè  la  fazione  Guelfa ,  passando  per  la  Lomellina ,  questo 
luogo  e  le  vicine  castella  rovinò  dalle  fondamenta. 

Fu  già  tenuto  in  feudo  dalla  nobile  famiglia  Isimbardi. 

È  lontano  3oo  metri  da  Pieve  del  Cairo,  otto  miglia  da  Mor- 
tara, uno  da  Cambiò,  uno  e  mezzo  da  Gambarana. 

Vi  corrono  due  strade  :  la  prima  provinciale  da  levante  con- 
duce a  Pieve  del  Cairo,  quindi  a  Mortara  ;  e  da  ponente,  dopo 
il  tratto  di  3oo  metri  piegando  a  mezzodì,  scorge  a  Cambiò. 

La  seconda  comunale  incomincia  ,  da  ponente ,  presso  al- 
l'oratorio di  s.  Rocco,  attiguo  al  paese ,  e  mette  a  Gambarana. 

Al  confine  del  territorio,  verso  mezzodì,  passa  il  Po,  cui 
ivi  non  soprastà  né  ponte ,  né  porto.  Molte  volte  questo  fiume 
allagò  con  gravi  danni  le  campagne  di  Cairo.  Singolarmente  l'in- 
nondazione  del  4  novembre  1755  giunse  ad  ingombrarne  l'abi- 


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CAIRO  383 

tato  per  modo  che  Tacqua  vi  si  elevò  fino  alla  mensa  dell'ai- 
tar maggiore  della  parrocchia.  Fuvvi  pure  di  gran  nocumento 
un'ìnnondazione  nel  1790,  e  ne  sarebbero  stati  ancor  più  ter- 
^bili  gli  effetti  senza  le  pronte  ed  energiche  provvidenze  degli 
abitanti. 

n  Po  qui  abbonda  di  trote,  lucci,  tinche,  anguille,  balbi, 
e  nell'avanzata  primavera  vi  si  pescano  storioni  del  peso  da  uno 
a  quattro  rubbi* 

Le  campagne  vi  sono  inaffiate  da  roggie  che  provengono  da 
sorgenti  poste  fra  tramontana  e  ponente  del  comune. 

Sur  un  vicino  rialto,  che  sorge  al  lato  occidentale,  esistono 
le  vestigie  di  un  antico  castello ,  e  se  ne  veggono  ancora  i  fossati. 

La  parrocchiale  è  dedicata  a  N.  D.  della  Consolazione  ,  e  a 
s.  Giovanni  Battista. 

Sonovi  due  oratorii:  uno  campestre,  sotto  l'invocazione  di 
8.  Rocco  ;  l'altro ,  sotto  il  patrocinio  di  santo  Stefano,  vedesi 
nel  sito  del  sopraccennato  castello  ;  esso  è  molto  antico  ,  di 
forma  ovale  :  appartiene  alla  diocesi  di  Tortona. 

I  fanciulli  hanno  il  comodo  d'una  pubblica  scuola  ,  nella 
quale  imparano  a  leggere,  scrivere,  i  principii  dell'aritmetica , 
ed  il  catechismo. 

II  territorio  produce  frumento  ,  rìso ,  meliga ,  avena  e  fieno. 
Yi  sono  considerabili  i  prodotti  del  bovino  bestiame.  Il  molto 

butirro,  e  la  gran  quantità  di  stracchini,  che  vi  si  fanno,  smer- 
ciansi  particolarmente  nelle  città  d'Alessandria,  Valenza,  Mor- 
tara  ,  e  in  Pieve  del  Cairo. 

Gli  abitanti  sono  di  assai  robusta  complessione  ,  di  buona 
ìndole ,  e  di  perspicace  intelletto.  Nell'autunnale  stagione  vanno 
soggetti  alle  febbri  terzane.  « 

Si  usano  i  pesi  e  le  misure  come  in  Pavia.  Oltre  le  monete 
nuove  di  Piemonte  ve  ne  sono  in  corso  alcune  di  Milano ,  la 
pezza  di  Spagna  e  i  suoi  spezzati. 

In  un  antico  palazzo  di  Cairo ,  spettante  alla  nobile  famiglia 
Isimbardi  di  Milano ,  è  osservabile  un  salone ,  sulle  cui  pareti 
veggonsi  quattro  medaglioni ,  che  contengono  dipinti  di  qualche 
pregio.  Il  primo  rappresenta  la  liberazione  del  cardinale  De'  Me- 
dici -,  il  secondo  un  gran  consiglio  di  guerra;  il  terzo  offre  allo 
sguardo  guerreschi  movimenti  ;  il  quarto  gl'illustri  antenati  Isim- 
bardi. 


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284  CAIRO 

^^»  è  fuor  di  proposito  che  qui  si  narrino  le  rilevanti  par- 
ticolarità deli'  or  accennata  liberazione  del  cardinale  De'  Af  edici, 
che  fu  poi  quel  gran  Papa ,  che  diede  il  nome  al  suo  secolo. 

Il  sommo  ponte6ce   Giulio  II  y  per  mettere  gelosia  nel    go~ 
verno  di  Firenze,  faceva    legato  di   Perugia  il  detto  cardinale, 
e  poco  dopo  collo    stesso   titolo  e  grado  lo  mandava  all'  eser- 
cito pontificio   e    spagnuolo  ,   in  tempo  che   il  viceré  Cardooa 
stringeva  d'assedio  Bologna  ribellata  alla  Chiesa. 

Sciolto  l'assedio  per  la  sollerzia  e  il  valore  di  Gastone  De- 
Pois  j  segui  il  fatto  di  Ravenna  ,  dove  il  cardinale  De'  Medici 
rimase  prigione  ,  e  fu  dai  francesi  condotto  in  Milano.  Il  drap- 
pello di  soldati  che  di  là  in  Francia  lo  conducevano  venne  a 
pernottare  in  Pieve  di  Cairo ,  ove  si  soffermò  alcuni  giorni. 
L'abbate  Buongallo ,  segretario  dell'illustre  prigioniero ,  bramoso 
di  liberarlo ,  discoperse  il  suo  dìvisamento  ad  un  Rinaldo  Gatti 
già  capitano  al  servizio  ora  di  Spagna  ,  ed  ora  di  Francia.  Lo 
Zatti ,  tra  per  l'odio  ,  cbe  nudrìva  contro  al  nome  francese , 
tra  per  l'amore  alla  rimembranza  cui  vivissima  conservava  del 
gran  Lorenzo  Medici  padre  del  porporato  prigione ,  si  adoperò 
a  quanto  il  Buongallo  bramava;  fece  partecipe  del  secreto  il 
marchese  Ottaviano  Isirabardi ,  e  ad  entrambi  si  ragunò  una 
moltitudine  di  abitanti  di  Pieve  del  Cairo,  di  Cairo  e  di  Cam- 
biò ,  i  *  quali  armati ,  nel  giorno  che  il  drappello  francese  dovea 
continuare  il  cammino ,  si  nascosero  nei  boschi  presso  al  porto  di 
Bassìgnana ,  sul  quale  dovean  passare  il  Po.  Il  cardinal  pri- 
gioniero ,  che  della  concertata  sua  liberazione  avea  piena  con- 
tezza y  finse  di  essere  assalito  da  una  colica  ,  e  chiamò  di  ar- 
restarsi alquanto  per  riposare:  il  più  dei  soldati  che  lo  scor- 
gevano ,  non  sospettando  di  nulla  ,  passò  il  fiume  ,  e  pronta- 
mente quella  turba  d'armati  ch'erasi  nascosta  per  poterlo  met- 
tere in  salvo  ,  venne  a  liberarlo  dopo  avere  uccìso  buon  nu- 
mero di  francesi ,  e  costretti  gli  altri  a  fuggir  su'  navigli.  Lo 
Zatti  e  l'Isunbardi  condussero  questo  fatto  con  tale  destrezza  e 
prosperità,  che  dei  loro  seguaci  ninno  mori,  e  funne  appena 
alcuno  ferito.  » 

L'Isimbardi  posta  in  dosso  al  cardinale,  allo  scopo  di  meglio 
travisarlo,  una  militare  casacca,  e  fattolo  nella  seguente  notte 
trasportare  sopra  una  piccola  barca  di  là  del  Po  ,  il  condusse 
egli  stesso  ad  un  castello,  situato  nel  dominio  Genovese,    che 


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CAIRO  a85 

era  di  Bernardo  Malaspina  ,  amico  suo  e  parente.  Ivi  il  Mala- 
spina  in  luogo  di  accogliere  onoratamente  cosi  nobile  fuggitivo, 
od  almeno  di  consentirgli ,  che  senza  offesa  ,  e  timore  si .  go- 
desse il  frutto  d'una  libertà  con  tanto  stento  ricuperata  ,  volle 
trattenerlo  prigione  in  una  meschinissima  stanza  :  allegando  in 
iscusa  di  non  poter  concedere  a  un  tanto  personaggio  la  libertà 
se  prima  dal  Triulzi ,  gran  maresciallo  dell'armi  di  Francia  , 
della  quale  si  dichiarò  partigiano  ,  non  ottenevane  la  permis- 
sione. Scrisse  pertanto  sopra  questo  affare  al  detto  Triulzi  ;  il 
quale  già  vedendo  cacciati  per  ogni  dove  dal  distretto  del  Min- 
cio i  francesi 9  al  Malaspina  rispose:  volgere  allora  pe' francesi 
tanto  sinbtramente  le  cose  ,  che  ben  a  tutt'  altro  che  non  al 
Cardinale  legato  avea  mestieri  di  por  mente  il  Re  Cristianis- 
simo. Frattanto  il  Cardinale  legato  una  notte,  coU'ajuto  di  un 
suo  prete  ,  che  fu  probabilmente  il  Buongallo  ,  essendosi  col 
mezzo  di  una  fune  calato  a  basso  dalla  stanza ,  ove  stava  rin- 
chiuso ,  sali  a  cavallo  ^  e  dal  prete  stesso  fedelmente  accom- 
pagnato,  viaggiando  a  tutta  possa  per  le  colline  sopra  Voghe- 
ra,  e  per  isconosciute  strade  una  intiera  notte  y  giunse  il  giorno 
appresso ,  benché  dal  timore  e  dai  disagi  spossato  y  felicemente 
a  Piacenza.  Di  là  recossi  a  Mantova  per  condiscendenza  di 
Francesco  Gonzaga  ,  e  finalmtnte  a  Bologna  y  la  quale  città 
per  la  partenza  de' Bentivogli  era  tornata  sotto  l'obbedienza  di 
S.  Chiesa. 

Quando  egli  ,  nell'anno  dopo ,  fu  creato  Papa  col  nome  di 
Leone  X ,  lo  Zatti  suo  principal  liberatore  se  ne  parti  dal  capo- 
luogo di  Pieve,  andò  a  Roma,  dove  il  novello  Pontefice  lo  ac- 
colse con  molta  benignità,  e  credesi,  che  Io  rimunerasse  del 
feudo  detto  deUa  Genga. 

11  luogo  di  Cairo,  a  cagione  della  sua  positura,  fu  molte  leolte 
soggetto  a   gravi  disagi  per  lo  passaggio  di  numerose  truppe. 

Nel  1 794  vi  stanziò  un  grosso  coi*po  di  cavalleria  napoletana. 

Nel  1795  l'esercito  d'Austria  -,  nel  vi  798  un  treno  d'artiglie- 
ria francese;  nel  1799  fuvvi  il  passaggio  dell'esercito  Auspro- 
Russo.  Un  corpo  di  6000  fanti  russi  capitanato  dal  generale 
Nilaradovizch  si  accampò  allora  a  ponente  del  paese  intorno  al 
campestre  oratorio  attiguo  all'abitato.  Nel  frattempo  che  al  di 
là  del  Po,  sul  piano  fra  Bassignana  e  Pecetto,  diedesi  a'  fran- 
cesi una  fiera  battaglia^  vennero  trasportati  iù  Cairo  molti  feriti. 


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286  CAIRO 

Nel  1801  ebbe  vi  stanza  un  grosso  corpo  dì  truppe  di  Fran» 
eia.  In  aprile  del  i8ai  passowi  l'esercito  Austrìaco  diretto  ad 
Alessandria. 

Popolazione  4^0. 

CAIRO  (  Carium  ) ,  capo  di  mandamento  nella  prov.  di  Sa- 
-vona,  dioc.  d'Acqui,  div.  di  Genova.  Dipende  dal  senato  di 
Genova,  intend.  prefett.  ipot.  di  Savona. 

Vi  sono  giudicatura,  insinuazione,  posta  delle  lettere,  per- 
cettoria,  banco  del  sale  e  magazzino  di  tabacchi.  Vi  stanziano 
cinque  carabinieri  reali.  Evvi  una  stazione  de'  cavalli  in  posta. 

Frazioni  di  Cairo  sono  Montenotte  superiore  ed  inferiore,  e 
il  luogo  detto  Ferrania. 

Come  a  capo  di  mandamento  gli  vanno  soggetti  i  comuni  di 
Altare,  Bormida,  Brovida,  Carcare,  Carretto,  MaUare,  Osiglia, 
Fallare,  e  Rocchetta-Cairo. 

Giace  sotto  l'Appennino  lungo  la  sinistra  sponda  del  Bormida , 
suU'aiiUca  via  Romana  da  Tortona  a  Savona,  a  pie  di  una  rupe, 
su  cui  sorgeva  un  antico  castello.  È  cinto  di  muraglie  senza  fos- 
sati: un  viale  d'olmi  Io  cinge  all'intorno. 

Delle  frazioni,  che  gli  sono  aggregate,  Ferrania  è  la  princi- 
pale. Il  comune  fa  seicento  fuochi. 

Vi  passa  la  strada  provincialt  che  da  Savona  mette  ad  Acqui, 
seguendo  il  corso  del  Bormida  da  Carcare  al  Cairo,  e  a  Roc- 
chetta-Cairo. 

Al  Bormida,  presso  le  mura  del  borgo,  soprastà  un  ponte  in 
pietra  di  sette  archi. 

La  maggior  parte  del  terrìtorìo  consiste  in  colline  piantate  di 
vigneti,  e  in  monti  coperti  di  boschi.  Vi  si  trovano  frequenti 
cave  di  pietra  da  calce. 

Le  campagne  vi  sono  soggette  al  flagello  della  grandine.  La 
molta  neve  che  sovr'esse  cade,  è  facilmente  disciolta  dai  venti 
di  mare. 

Vi  si  raccolgono  grano,  meliga,  marzuoli, /patate,  castagne, 
vino  e  seta-,  queste  due  ultìme  produzioni  sono  assai  conside- 
rabili; ma«le  altre  non  bastano  che  per  la  metà  dell'anno  al 
«ostentamento  degli  abitatori ,  costretti  a  procacciarsi  le  derrate , 
che  loro  mancano,  dal  Piemonte,  e  dal  Genovesato. 

Per  la  scarsezza  dei  pascoli,  e  del  fieno  non  vi  si  manten- 
gono che  poche  mandre. 


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CAIRO  287 

0  paese  ha  il  vantaggio  dì  tre  ferriere ,  ciascuna  delle  quali» 
per  quattro  meji  dell'anno ,  somministra  lavoro  ad  otto  operai. 

La  chiesa  parrocchiale  sotto  il  titolo  di  san  Lorenzo  martire 
fu  costrutta  dal  i63a  al  164O)  ed  ampliata  nel  18 16. 

Il  cimitero  sta  nella  prescritta  lontananza  dall'abitato. 

A  prò  dei  malati  poveri  del  comune  havvi  un  piccolo  spe- 
dale. Per  beneficenza  dei  signori  Scarampi  fuvvi  già  stabilito 
un  monte  di  pietà. 

Nella  scuola  pubblica  l'istruzione  giunge  fino  alla  grammatica 
indusivamente. 

A  poca  distanza  dal  paese ,  in  mezzo  alla  pianura ,  vedesi  un 
nuovo  palazzo  spettante  al  marchese  Marcello  Dura^zo  di  Ge- 
nova, primo  possidente  in  Cairo;  un  altro  palazzo  egli  vi  ha 
pure  nel  centro  dell'abitato. 

Le  vestigie  dell'anzidetta  romana  via  scompajono  ad  un  quarto 
di  miglio,  superiormente  a  Cairo;  ma  esse  di  bel  nuovo  appa* 
riscono  in  sulla  manca  sponda  del  Bormida,  ove  sta  un  ponte 
sopra  un  torrente,  che  attraversa  la  strada  provinciale.  Poco 
lunge  trovasi  la  chiesa  di  ssà  Donato  ;  ivi  sotterra ,  alla  profon- 
dità di  mezzo  metro,  sonosi  discoperti  molti  rottami  di  tegole, 
di  vasi,  ed  altri  avanzi  di  vecchie  fabbriche,  misti  a  carboni: 
onde  si  credette  che  vi  esistesse  un  villaggio  distrutto  dal  fuoco. 

Ad  un  miglio  circa  dal  borgo  eravi  un  convento  di  Minori 
Osservanti,  fondato  da  san  Francesco,  che  secondo  il  Gonzaga, 
ed  altri  autori  delle  croniche  francescane  n'  ebbe  l'acconcio  sito 
da  Ottone  del  Carretto. 

Le  truppe  repubblicane  di  Francia  nel  1 799  posero  in  fiamme 
quel  convento ,  che  poi  ristorato  in  parte  ,  e  nuovamente  abi- 
tato dai  detti  religiosi ,  fu  al  tempo  della  generale  soppressione 
venduto  dal  francese  governo. 

In  Cairo  sono  giorni'  di  fiera:  il  14  di  maggio;  il  7  d'agosto; 
il  i4  settembre;  il  3o  di  novembre.  La  fiera  d'agosto  vi  dura 
due  giorni,  e  ti*e  quella  di  novembre. 

In  ogni  settimana  vi  si  fanno  due  mercati. 

Si  usano  cosi  i  pesi  e  le  misure  del  Piemonte ,  come  quelle 
del  Genovesato. 

Gli  abitanti  sono  robusti ,  e  amanti  della  quiete. 

Popolazione  36oo. 

Notizie  sibriche.  L'antichità  di  questo  borgo  si  riconosce  àalh 


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iSS  CAIRO 

Torientale  suo  nome,  che    passò    agli    occidentali    significando 

città  ,  o  grosso  villaggio. 

Qualche  somiglianza  del  vocabolo  fece  che  alcuni  prendessero 
Cairo  per  Caristo,  e  ^he  il  padie  Beretti  nella  sua  corografia 
italica  lo  confondesse  con  Chieri  presso  Torino ,  citando  a  tale 
proposito  r  autorità  di  Ottone  di  Frisinga,  e  del  Guntero,  che 
pure  accennano  a  questa  sola  città. 

Yi  si  rinvennero ,  or  fa  quattro  anni,  moltissime  consolari  me- 
daglie. Furono  esse  malamente  in  varie  mani  disperse  :  ciò  non 
pertanto  venne  fatto  al  dottissimo  abbate  cavaliere  Spotorno  di 
acquistarne  un  centinaio  per  lo  medagliere,  che  il  marchese 
Durazzo  vuole  donare  all'università  degli  studi  di  Genova. 

Cairo  fu  già  riguardevole  per  la  vastità  del  suo  territorio  , 
per  cospicue  vesdgle  di  antichi  edifizi,  e  venne  anzi  conside- 
rato alcun  tempo  siccome  capitale  delle  alte  Langhe. 

Erat  munito  di  due  forti  castelli ,  detti  l'uno  il  Folgorato 
verso  Ferra nia,  e  l'altro  il  Castellazzo  verso  la  marina. 

In  bolle  pontificie  anteriori  al  i5oo  la  parrocchiale  di  san 
Lorenzo  è  distinta  come,  collegiata  insigne ,  la  cui  prima  dignità 
era  prepositura.  Quella  collegiata  fu  soppressa  nel  i5o6  da 
Giulio  II  perché  luttuose  vicende  ne  avevano  di  molto  atte- 
nuate le  rendite. 

Dalla  Castellania  del  Cairo  dipendevano  le  tecre  di  Buzile , 
Carretto,  Yignarolo,  Ronco,  Mallo,  Montecavallìone ,  ed  anche 
il  Dego. 

Sotto  i  franchi  imperatori  fece  parte  dell'albese  contado, 
finché  un  diploma  del  967  lo  assegnò  al  vescovato  savonese , 
a  cui  due  altri  diplomi  del  998  e  del  1014  aggiunsero  Pieve 
di  san  Giovanni  colla  cappella  di  san  Donato. 

Aleramo  il  grande  acquistò  giurisdizione  su  Caira,  e  sul  ter- 
ritorio di  esso  :  Anselmo  secondogenito  di  lui  nel  99 1  ne  diede 
undici  poderi  alla  badia  di  s.  Quintino ,  ch'egli  fondò  nel  luogo 
di  Spigno. 

I  <:airesi  nel  1088  ottenevano  da  quei  di  Savona  i  pascoli 
comunali  dal  giogo  infino  al  mare^  con  che  per  altro  il  mar- 
chese a  ciò  desse  il  suo  consentimento. 

Nel  1097  il  marchese  Bo|ùfacio  fondava  la  vicina  badia  di 
Ferrania,  assegnandole  fondi  in  questo  territorio,  come  si  dirà 
in  appresso. 


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CÀIRO  289 

Nell'eredità  di  Bonifacio,  l'anno  1143  Cairo  cadde  al  di  lui 
figliuolo  Anigo  il  Guercio  ,  stipite  de'  nuovi  inarcliesi  eli  Savona 
e  del  Carretto. 

I  suoi  figli  Ottone  ed  Arrigo  per  la  ristrettezza  dello  stato 
paterno  furono  poi  obbligati  a  sottometterlo  al  comune  d'Asti 
nel   1^09 ,  ed  ai  genovesi  cinque  anni  dappoi. 

II  marchese  Ottone  considerando  la  miseria, .in  cui,  per  guer- 
resche vicissitudini,  erano  cadutigli  uomini  del  Cairo,  nel  1222 
loro  condonava  i  suoi  diritti  sul  foraggio-,  ed  oltre  a  ciò,  due 
anni  dopo ,  ad  essi  concedeva  la  facoltà  di  testare  de'  propri! 
averi ,  restituendo  ad  un  tempo  al  monistero  di  Ferrania  una 
terra  ed  un  bosco  statagli  tolto  in  Montecavallione. 

I  firatelli  Oddone  ed  Alberto  marchesi  del  Carretto  nel  1290 
confermano  la  convenzione  fatta  l'anno  i233  cogli  uomini  del 
Cairo-,  e  nel  1293  il  podestà  di  Savona  ordina  l'estratto  d'un' 
antica  convenzione  coi  cairesi ,  per  cui  questi  a  compenso  de' 
pascoli  loro  conceduti,  erano  obbligati  ogni  anno  a  stare  in 
certo  numero  per  Io  spazio  di  otto  giorni  in  Savona  a  proprie 
spese,  tranne  il  vitto ,  somministrato  da'  savonesi. 

Nel  1285  i  marchesi  Oddone,  Ugone  ed  Alberto,  convocato 
il  parlamento  degli  uomini  del  Cairo ,  dichiaravano  di  non  avere 
giurisdizione  alcuna  sopra  la  badia  di  Ferrania  ,  e  i  possedi- 
menti di  essa.  Franceschino  figliuolo  di  Alberto  nel  !3io  ce- 
deva al  marchese  Giacomo  figlio  «d' Arrigo  il  quarto  del  Cairo , 
che  da  Genova  riconoscea. 

Conceduta  dall'imperatore  nel  i3i3  la  città  e  il  contado 
d'Asti^  ai  conti  di  Savoja ,  quei  marchesi  loro  prestarono  omag- 
gio, prestandolo  poscia  nel  i322  ai  marchesi  di  Saluzzo. 

II  feudo  di  Cairo  da  Arrigo  il  Guercio  era  pl^ssato  di  padre 
in  figli  ad  Ottone  I,  Ugone,  Manfredo  ,  Oddone  li,  e  Man- 
fredino:  questi,  e  il  suo  figliuolo  Oddone  III,  nel  1822  tran^ 

.  qiUUe  vivere  volenies  lo  vendettero  con  altre  terre  a  Manfredo 
marchese  di  Saluzzo  :  il  quale  non  potendolo  difendere  ,  lo  alienò 
il  7  febbrajo  i337  ad  Oddone^,  Giacomo,  Matteo,  Giovannone 
e  Tommasino  fratelli  Scarampi,  figliuoli  di  Antonio  gentiluomo 
astese  ,  per  la  somma  di  cento  dieci  mila  fiorini  d'oro  :  nella 
divisione  di  costoro  l'anno  i339  il  Cairo  spettò  a  Giovannone. 
Da  cotali  atti  scorgesi  l'errore  del  Brizio ,  che  suppone  gli 
Scarampi  signori  del  Cairo  al  tempo  ^  in  cui  san  Francesco  vi 
Dizione  geogr.  ecc.  Yol.  III.  19 


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290  CAIRO 

fondò  il  sopraccennato  convento:  ciò  che,  secondo  il  Pingone, 
avvenne  ti*a  il  12114  ^  ^  1220.  Nella  divisione  de' feudi  tra  i 
fratelli  Scarampi  (  iSSg)  Giovanni  figliuolo  d'Antonio  ebbe  in 
sua  parte  il  Cairo  colla  Rocchetta ,  e  parte  dell'Altare ,  e  delle 
Carcare:  per  maggior  sicurezza  egli  nel  i36g  ne  ottenne  l'in* 
vestitura  dall'imperator  Carlo  IV. 

Ne  conservavano  intanto  i  genovesi  la  superiore  giurisdizione, 
la  quale  ^  nella  pace  di  Gian  Giacomo  marchese  di  Monferrato 
coi  Ghibellini  di  quella  terra,  venne  trasferita  a  Gian  Giacomo  : 
questi  per  altro  non  potè  goderla  che  sino  alla  pace  del  i435 
col  duca  Amedeo  YIII  di  Savoja,  a  cui  la  cedette. 

Gli  Scarampi  stanchi  delle  lunghe  contese  tra  gli  uomini  di 
Savona ,  e  quei  del  Cairo  per  cagione  dei  pascoli ,  e  della  le- 
gna che  i  secondi  facevano  nei  beni  dei  primi,  stabilirono,  allo 
scopo  di  terminarle,  nel  i5ii  un  compromesso  coi  savonesi 
nella  persona  di  Luigi  Dei-Carretto  vescovo  cantuariense.  Ma 
non  serbando  gli  Scarampi  la  promessa  fedeltà  ai  Duchi  di  Sa* 
voja,  ed  unendosi,  secondo  le  circostanze,  or  a  Genova,  orai 
marchesi  di  Monferrato,  quando  ai  Prìncipi  di  Francia  dive- 
nuti padroni  d'Asti ,  e  quando  anche  agli  Spagnuoli ,  n'ebbero 
soventi  volte  danni  assai  gravi. 

Cosi  Vittorio  Amedeo,  che  per  Carlo  Emanuele  I  suo  geni- 
tore comandava  gli  eserciti  di  Francia  e  di  Savoja ,  portandosi 
per  la  valle  di  Splgno  sopra  Savona  ,  liel  i6a5  incontrò  in 
quei  del  Cairo ,  che  da  ducento  Spagnuoli  presidiato  era,  una 
forte  resistenza  :  perlocché  ei  fecelo  in  cinque  ore  prendere  d'as- 
salto ,  ed  abbandonollo  a  un  fiero  sacco,  libera  lasciandone 
uscire  la  guarnigione.  Il  castello  dopo  i44  colpi  di  cannone  sì 
arrese.  Questo  fatto,  e  il  giorno  in  cui  esso  avvenne ,  che  fu 
il  a  di  luglio,  sono  indicati  da  una  iscrizione  nella  chiesa  campe- 
stre detta  la  Madonna  del  Bosco,  sotto  il  titolo  della  Visitazione. 

Riaccesasi  la  guerra ,  mentre  le  truppe  di  Spagna  tutta  scor- 
revano la  vercellese  contrada ,  il  conte  di  Verrua,  generale  del 
Duca  di  Savoja ,  devastava  la  valle  di  Spigno ,  ed  atterrava  i 
castelli  delle  Carcare,  e  del  Cairo. 

Rimasto  quindi  il  Cairo  a'  Principi  Sabaudi ,  venne  da  loro  , 
nello  scorso  secolo,  infeudato  a' marchesi  Seyssel  d'Aix. 

Questo  paese  ebbe  un  tempo  i  proprii  statuti  in  {i5  capi- 
toli ,  che  furono  stampati  a  Milano  nel  i6o4- 


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CAIRO  291 

Monistero  di  Ferrania»  Presso  il  Cairo,  di  là  dal  Bormida, 
è  il  luogo  di  Ferrania,  che  prende  il  oom^  da  un  vicino  tor- 
rente, lyi  dal  marchese  di  Savona  e  del  Vasto  Bonifacio,  figlio 
di  Tete ,  o  Tetone ,  venne  fondata  una  nobile  Canonica ,  nel 
di  24  febbrajo  del  1097,  secondo  la  miglior  lezione  che  ce  ne 
diede  la  membrana  d'Alba;  la  qual  data  citasi  pure  da  un'altra 
carta  del  iioo. 

A  tal  fondazione  concorse  il  nipote  di  lui  Arrigo ,  figliuolo 
del  già  estinto  Manfredo,  dichiarandosi  in  essa  entrambi  di  sa- 
lica legge.  Confermolla  nel  iia4  Guglielmo  figlio  di  Bonifacio, 
unitamente  ad  Adele  sua  consorte ,  aggiungendovi  le  decime , 
ed  una  vigna  in  Diano. 

La  chiesa  ne  fu  intitolata  a  N.  D. ,  ai  ss.  Pietro  e  Nicolao , 
ed  ascritta  alla  provincia  di  Milano.  Vennero  chiamati  ad  ufii'* 
ziarla  i  canonici  della  regola  di  s.  Agostino ,  come  appare  da 
un  atto  del  iisS  dato  in  Loreto  d'Asti.  Ingannossi  dunque 
monsignor  Della  Chiesa  ,  e  dopo  lui  il  Mabillon  ,  che  vi  ere-* 
dettero  chiamati  da  principio  i  benedittini.  Erano  sei  i  canonici 
col  loro  preposto  Pier  Grossolano ,  uonào  in  leggi  e  nelle  gre- 
che lettere  dottissimo,  che  fu  poi  vescovo  dì  Savona, e  quindi 
nel  1202  arcivescovo  di  Milano. 

Bonifacio  donò  alla  canonica  i  suoi  beni  in  Val  di  Boinia , 
quelli  di  Rivopiano  intomo  a  Ferrania  sino  alla  casa  degli  Ari* 
maani ,  luogo  or  detto  la  Madonna  dell'Eremita ,  da  una  parte, 
e  sino  alla  rocca  di  Cingio  dall'altra.  Le  aggiunse  nel  mi  la 
terra  di  Biestro  colle  sue  pertinenze,  ed  i  suoi  possessi  delle 
Carcare,  di  Croceferrea,  Millesimo,  Pertiche,  e  Pice  o  Pia:  le 
diede  innoltre  negli  anni  11 12  e  iii3.il  pascherio,  od  il  di* 
ritto  de'  pascoli ,  e  feccia  esente  da  ogni  pedaggio  negli  Stati  suoi. 

Il  marchese  di  Savona  Arrigo  nel  1179  aumentoune  la  dote 
della  chiesa  di  s.  Maria  De  FumeUo ,  da  lui  fondata  con  ospe- 
dale per  dodici  infermi,  in  onore  di  s.  Lazzaro,  mediante  beni 
in  Cairo,  Carcare,  S.  Giulia,  Cosserìa ,  Lavagnola  e  Savona. 

I  sommi  pontefici  Gregorio  Vili  nel  1 1 87 ,  Innocenzo  III  nel 
1210  presero  sotto  la  loro  protezione  questa  canonica,  venerata 
per  la  regolare  osservanza  di  que'  oenobiti  ;  ed  Innocenzo  IV 
nel  1245,  confermando  le  antiche  donazioni ,  ne  accenna  le  se- 
guenti in  -suSà  bolla  del  27  settembre:  cioè  la  VUla  di  Carretto 
colla  chiesa  di  s.  Martino ,  quella  di  Calizzano  con  sue  tre 


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39^  CAIRO 

chiese,  la  metà  di  Saliceto  e  di  Màllere  con  una  chiesa;  due 
chiese  in  Grinzane  ;  •  quelle  di  5.  Giovanni ,  di  Montemagno ,  di 
BiestrOy  di  Nocegrossa  nel  territorio  di  Cuneo,  di  Cellanuova 
presso  S.  Albano ,  di  s,  Pietro  in  Grado  presso  Carrù ,  di  s.  Maria 
in  Gornaletto  ,  di  s.  Maria  di  Dogliani,  di  s.  Giovcumi  4}  Mon- 
forte ,  di  s.  Pietro  4'Isola,  di  ^.  Sisto  di  Calosso,  di  5.  Stefano 
presso  Canale ,  l'anzidetta  chiesa  DeFurnelliSy  la  Pieve  di  5.  Pietro 
in  Moncalyo,  la  chiesa  di  s.  Giuliano  ^  e  lo  spedale  d'Alba  con 
tutte  le  sue  rendite,  le  chiese  di  s.  Maria  De  Spinetis  presso 
Cimeo ,  di  &  Saturnino  in  Savona,  di  s.  Michele  d'Alpicella 
;pr#flfio'*^qucatS*'c^ttìi  ;  infine  le  due  chiese  di  s.  Maria  Madda* 
lena  j  e  di  s,  Maurizio  in  Alessandria. 

Monsignor  Brizio  vi  aggiunse  s.  Maria  del  Poggio  in  Neive, 
commendata  nello  scorso  secolo  all'ordine  de'  Ss.  Maurizio  e 
Lazsaro. 

Per  le  frequenti  guerre  esterne^ ,  e  per  le  intestine  discordie^ 
di  quei  tempi  fuvvi  trascurata  ogni  coltura  dei  terreni,  e  de- 
vastato il  loco.  Ai  marchesi  di  Savona  e  del  Carretto  succeduti 
erano ,  come  s'è  detto  superiormente ,  i  marchesi  di  Saluzzo , 
ed  a  questi  gli  astesi  gentiluomini  Scarampi,  fra  i  quali  nel  i4oo 
Antonio  figliuolo  di  Bonifacio  offerse  al  papa  Bonifacio  IX  di 
riparare  la  chiesa,  la  canonica  ed  i  beni,  con  che  datone  il 
governo  ad  un  secolare  sacerdote,  fossene  conferito  a  lui,  e 
successori  suoi  il  patronato,  e  il  dritto  di  presentarne  il  ret- 
tore. U  Pontefice ,  di  cui  Antonio  era  scudiero  e  familiare ,  ac- 
consenti all'offerta ,  stabilendo  che  il  rettore  fosse  provvisto  di 
ufu  congruo  sostentamento.  La  chiesa  venne  dichiarata  secolare 
col  titolo  di  s.  Pietro  ;  i  luoghi  dipendenti  dalla  canonica  furono 
conceduti  ai  vescovi  di  Acqui,  di  Savona,  e  di  Trento  per  es- 
sere aggregati  ai  monisteri  principali  dell'ordine  di  s.  Agostino  ; 
la  chiesa  per  altro  conservò  gli  antichi  privilegi  della  canonica. 

Felice  y,  come  scorgesi  da  una  bolla  di  Leone  X,  del  i5i5, 
confermò  siffatta  concessione  a  favore  di  Bartolommeo  ,  e  dei 
fratelli  di  esso. 

Durò  in  questa  famiglia  il  patronato  sino  al  marchese  Anton- 
Maria,  il  quale  nel  1746  ottenne  da  Benedetto  XIY  per  sé  ,  e 
pe'  suoi  successori  di  ridurre  il  beneficio  in  commenda  dell'or- 
dine de' Ss.  Maurizio  e  Lazzaro*,  ma  nell'ottobre  del  1747  ek 
mori  senza  prole,  e  si  estinse  in  lui  questo  ramo  Scarampi. 


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/ 
'' 
CAIRO  393 

Passò  la  detta  commenda  ai  marchesi  dlncisa  Camerano-, 
ed  ora  il  patronato  ne  spetta  al  marchese  Marcello  Durazzo , 
che  vi  mantiene  due  cappellani. 

Oltre  lo  splendore  dei  vetusti  privilegi  ebbe  questa  canonica 
il  Tanto  di  conservare  le  ceneri  e  la  memoria  di  un'  antica 
Principessa  della  Casa  di  Sayoja  Agnese  di  Poitiers,  marchesana 
d'Italia,  moglie  del  marchese  Pietro,  primogenito  della  celebre 
Adelaide,  e  di  Oddone  conte  di  Savoja. 

Se  ne  trova  Tiscrizione ,  cui  manca  intera  l'ultima  linea.  Fu 
essa  ridotta  alla  migliore  lezione  nei  termini  seguenti  : 

HAG    BECVBÀUT    FOSSA    ICATRIS    VENERABILIS    OSSA 

CVIVS     ERAT    PATVtVM    VITA    BONI    SPEGVLVK 
nAEC    PICTAVORVM    COMITVM    STIRPS    NOBILIORVM 

PVLCHRA    FVIT    SPECIE    HVRVS    ADALASIAE 

DEFVHCTOQVE    VIRO    HVLTO    POST    ORDINE    MIRO 

HVHOVlt    DESERVIT    HICQVE    SEPVLTA    FVIT 

Il  Sansovino  la  interpretò  malamente  confondendo  questa  ma- 
trona colla  moglie  d'Anselmo ,  figlio  del  marchese  Aleramo  : 
dopo  lui  rapportarono  l'iscrizione  medesima  i  Della  Chiesa  ,  il 
£uichenon,  il  Mabillon,  ed  il  Cartario  Ulciense. 

La  lapide  giaceva  ,  sul  fine  del  passato  secolo ,  negletta  ed 
infranta,  quando  l'economo  dell'ordine  suddetto  ebbe  cura  di 
riunirne  i  pezzi ,  e  di  farla  incastrare  nel  muro  della  chiesa  ; 
cosicché  potè  essere  dottamente  spiegata  dallo  Slavo, 

Agnese  era  figliuola  del  conte  Guglielmo  di  Poitou,  e  di 
Enn^idrada  :  ebbe  il  marchese  Pietro  da  lei  due  sole  figliuole 
chiamate  Agnese  la  prima  come  la  madre ,  e  la  seconda  Adelaide 
o  Adele,  come  l'avola. 

Le  due  figlie  di  Pietro  furono  innocente  cagione  di  lunghe 
i;uerre ,  e  di  alti  danni  ^la  Dinastia  di  Savoja.  Perocché  la 
prima  rimasta  vedova  di  Federico  di  Monbeliardo  ^  conte  di  Lu- 
cemborgo  e  di  Monzone  (morto  nell'anno  1091  ,  in  cui  av- 
venne pure  la  morte  dell'avola  Adelaide):  per  consiglio  della 
madre  Agnese,  aspirando  all'eredità  di  essa  Adelaide,  sposò,  per 
sostenere  l'acquisto  ,  Burcardo  de'  conti  di  Tours  ,  valente  uomo 
di  guerra ,  venuto  allora  a  visitarla  in  occasione  del  suo  ritorno 
da  Roma,  ove  il  papa  Urbano  II  avealo  prosciolto  dai  mona- 
stici voti,  da  esso  in  età  giovanissima  fatti  per  forza.  Assunto 
questi  il  titolo  di  marchese ,  mosse  guerra  ad   Umberto  II  di 


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294  CAIRO 

Sa?oja  erede  di  Adelaide ,  ed  aggiunse  alle  sue  conquiste  in 
Piemonte  quella. di  Torino,  come  appare  dall'epitafio  di  lui  , 
rapportato  dal  Duchesne ,  in  cui  si  osservano  i  seguenti  versi  : 

TV    TIVRISBHSBS    SOLV8    SIC    EDOMVISTI  , 
VT    TE    CREDIDERIBT    MILLE    FVIS8B    VIROS 

Non  si  legge  che  Burcardo  marchese  avesse  figliuoli  a  man^ 
tenerne  gli  acquisti  :  Pietro  di  Monbeliardo ,  figlio  di  Federico , 
mancò  di  sufficienti  forze  a  prendervi  parte. 

La  seconda  sposò  il  valoroso  marchese  di  Savona  Bonifacio, 
fondatone  della  canonica  di  Ferrania  :  s'impadroni  questi  ,  a 
nome  della  consorte  ,  quasi  di  tutto  il  meridionale  Piemonte  : 
dalla  quale  conquista ,  divìsa  quindi  ne'  figliuoli  suoi ,  pigliarono 
origine  i  marchesati  di  Ceva  ,  di  Cortemiglia  ,  di  Clavesaua ,  di 
Busca  e  di  Saluxzo. 

La  comune  madre  Agnese  di  Poitiers ,  dal  1078  vedova  del 
marchese  Pietro ,  e  testimone  dolente  della  guerra  ,  che  da  oltre 
sette  anni  affliggeva  il  Piemonte,  fece  molte  pie  donazioni,  so- 
prattutto alla  chiesa  di  Pinerolo,  alle  badie  di  Cavorre,  e  di 
S.  Benigno ,  e  ritiratasi  poscia  dal  secolo  in  un  chiostro,  morì 
nel  principio  del  secolo  xn.  Le  spoglie  di  lei  furono  in  questa 
chiesa  di  patronato  di  Bonifacio,  che  &ce?a  la  sua  residenza 
nel  Cairo,  sepolte  dalla  figliuola. 

Agnese ,  dopo  la  morte  del  conte  Federico  di  Monzone  suo 
consorte,  nell'atto  di  ricevere  anch'essa  l'abitQ  monastico  (  1099) 
dall'abbate  Almeo  de' signori  di  Barbania,  donò  all'abbazia  di 
S.  Benigno  di  Fruttuaria  una  metà  di  Yillanova ,  poi  detta  de' 
Solari,  e  una  metà  del  luogo  di  Airasca. 

Casato  degli  ScarampL  Si  è  detto  di  sopra ,  che  a'  discen- 
denti di  Bonifacio,  marchesi  di  Savona  e  del  Garretto,  avanti 
la  metà  del  secolo  xrv,  succeduti  erano  gli  Scarampi  nella  giu- 
risdizione sopra  molti  loro  feudi  cisapennini ,  e  specialmente 
sopra  il  Cairo. 

Questi  Scarampi ,  venuti  di  Fiandra  in  Asti ,  furono  ascritti 
air  astese  nobiltà  intorno  al  mille  ducento.  Di  essi  un  Guglielmo, 
nel  1240  ,  era  podestà  di  Genova.  Da  Antonio,  figliuolo  di  Ober- 
tone,  e  nipote  di  Guglielmo  vennero  ,  i.^  Giovanni  sopraddetto, 
signore  del  Cairo,  della  Rocchetta,  della  metà  delle  Carcare, 
e.  di  Altare:  2.^  Oddone,  signore  della  metà. di  Cortemiglia: 
3.^    Giacomo ,    signore    dell'altra    metà  :    4*^   Matteo ,  signore 


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CAIRO  agS 

di  Roccaverano ,  di  Olmo  •  e  Vincio ,  di  parte  di  Bubbio 
e  di  Monastero:  5.^  Tommaso,  signor  di  Mombaronee  di  Mon* 
talto.  Circa  il  i35o  Giovanni  ebbe  Ambrogio  e  Bonifacio,  si-» 
gnor!  ciascuno  della  metà  del  Cairo. 

Da  Apcibrogio  nacquero  Giovanni  li ,  Antonio  II ,  Giacomo  II, 
che  fu  abbate  di  S.  Benigno,  e  Bartolommeo. 

Di  Giovanni  furono  figliuoli  Ambrogio  II ,  e  Xiazsaro  ,  che  fu 
vescovo  di  Como  nel  i4^* 

Di  Ambrogio  furono  Francesco,  Bonifacio,  cavaliere  di  Malta, 
Ludovico  signor  di  Canelli  ^  e  stipite  dei  marchesi  di  tal  titolo, 
che  passò  poi  per  via  di  donne  ai  Crevelli  milanesi,  coll'ob- 
bligo  di  portare  il  nome  degli  Scarampi. 

Nel  i5o9  Francesco  ebbe  Bartolommeo  II  principe  di  Per- 
rania  -,  Gerolamo  prevosto  della  canonica  ferrariese ,  poi  ve- 
scovo di  Campania.  Da  Bartolommeo  sposato  ad  una  Spinola 
neL  iSyo  nacquero  Gian  Guglielmo  e  Giovanni  Battista.  Di  que- 
st'ultimo furono  figliuoli  Pietro  e  Guglielmo,  l'uno  e  l'altro 
abbati  di  Ferrania. 

Del  ramo  di  costoro ,  che  rimase  in  *A$ti ,  Filippo,  di  parte 
Ghibellina  ,  nel  i3o3  fu  nominato  al  governo  della  città;  e  a 
rincontro  Giovanni  ne  fu  scacciato  dai  Solari  Panno  dopo  :  Lu- 
dovico nel  1339  vi  venne  eletto  ad  uno  dei  savi  della  società 
nobile. 

Un  Rolando  sedea  patriarca  di  Costantinopoli  nel  i348  :  le 
opere  latine  di  lui  si  conservarono  dapprima  nel  monistero  di 
Azzano  ,  e  poscia  nella  libreria  del  circondario  d'Asti ,  stata 
manomessa  nel  tempo  del  cessato  goyemo  francese. 

L' inclito  beato  Enrico  Scarampi ,  figliuolo  di  Oddonino  ,  si- 
gnore di  Cortemiglia  ,  ebbe  molta  parte  nei  grandi  affari  del- 
l'età sua.  Fu  direttore  di  spìrito  della  B.  Margarita  di  Savoja , 
e  vescovo  d'Acqui  nel  1396.  11  sommo  pontefice  Gregorio  IX 
Io  elesse  a  suo  consigliere  e  segretario,  promovendolo  ad  un 
tempo  alla  sedia  vescovile  di  Belluno  e  Feltre. 

A  sedare  le  fazioni  che  nel  1408  infierivano  in  Milano ,  vi 
fu  egli  mandato  a  governatore  della  città  per  li  Ghibellini  con 
Ugolino  da  Fano ,  che  lo  fu  per  i  Guelfi.  L'imperatore  Sigis- 
mondo chiamatolo  poscia  in  Germania,  lo  fece  assistere  alla 
dieta  nel  i4i4»  ^^  '^^  concilio  di  Costanza,  dal  quale  fu  man- 
dato al  pontefice  Giovanni  per  averne  la  rinuncia  al  papato. 


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396  CALAMANDRANA 

Sedette  pure  al  concilio  come  prelato  elettore  per  la  nazìqfie 
italiana  ;  e  il  pontefice  eletto  Martino  V  il  volle  a  tesoriere  della 
camera  apostolica  ,  amministratole  del  patrimonio  di  s.  Pietro , 
governatore  dalla  towa  di  Lavoro  ^^^loHe^ifraremmet.  Ritornato 
alla  sua  sede  vi  mori  colla  fama  di  dotto  e  di  santa  nel  i44^9 
e  fu  sepolto  nella  cattedrale. 
,  Un  Antonio  nel  i563  fu  vescovo  di  Nola. 
Un  altro  ramo  venne  al  servizio  de'  marchesi  di  Monferrato 
e  si  stabili  in  Casale  :  Tommaso  di  questo  ramo  ottenne  dal 
marchese  Teodoro  la  grossa  terra  e  la  rocca  di  Pontestura  per 
trentamila  fiorini  d'oro.  Egual  favore  ebbe  sotto  i  duchi  dì  Sa- 
voja  quel  casato ,  di  cui  Daniele  fu  per  essi  governato r  di  Chi- 
vasso  nel  i534  ?  come  Antonio  lo  fu  della  città  di  Torino. 

I  (Untomi  di  Cairo  ,  verso  il  fine  del  secolo  passato,  furono 
il  teatro  di  sanguinosi  conflitti:  nel  giorno  21  di  settembre  1794 
vi  penetrarono  i  repubblicani  di  Francia,  ma  ne  vennero  discac- 
ciati. Addi  IO,  II  e  11  d'aprile  del  1796  vi  fu  combattuta 
quell'ostinatissima  e  memoranda  battaglia,  che  aperse  a  Buo- 
naparte  le  vie  dell'Italia.  Vedi  Montenotte. 

CALAMANDRANA  (  Calamundrana  ) ,  com.  nel  mand.  di 
Nizza  Monferrato,  prov.  e  dioc.  d'Acqui,  div.  d'Alessandria. 
Dipende  dal  senato  di  Piem.,  ìntend.  prefett.  ipot.  d'Acqui  , 
insin.  di  Nizza  Monferrato,  posta  di  Canelli. 

Giace  a  levante  su  elevato  colle ,  ove  si  ha  il  piacere  di 
molto  belle  vedute ,  e  respirasi  un'aria  sanissima. 

È  lontano  due  miglia  da  Nizza  di  Monfenato ,  da  Canelli , 
Rocchetta  Palafea  ,  Castelvero  ,  San  Marzano,  e  sette  da  Acqui. 

II  fiume  Belbo  è  qui  valicato  da  un  ponte  io  legno.  Le  vie 
che  di  qua  mettono  agli  anzidetti  villaggi  sono  tutte  comunali. 

La  parrocchiale  è  sotto  il  titolo  di  N.  D.  della  Concezione. 

Si  usano  i  pesi  e  le  misure  del  Monferrato  \  sono  in  corso 
le  monete  di  Piemonte. . 

Il  territorio  é  di  11 53  ettari,  di  cui  lai  presentano  boschi 
cedui,  114  terreni  incolti,  il  rimanente  è  diviso  in  campi,  vi- 
gneti e  prati. 

Gli  abitanti  sono  robusti,  e  per  lo  più  addetti  all'agricoltura. 

Cenni  storici,  Calamandrana  trovasi  nominata  dal  castellano 
di  essa  Guglielmo,  figliuol  di  Amedeo,  di  legge  longobarda ,  in 
una  carta  del  1129,  coii  cui  egli  dona  un  manxo,  ossia  podere 


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CALAMANDRANA  297 

di  questo  territorio,  al  monastero  di  santa  Maria  presso  Acqui. 

Le  furono  un  tempo  soggette  altre  vicine  terre  e  castella  dello 
stesso  nome  ,  tenute  da  signori  variamente  denominati,  ma  pro- 
venienti forse  dalla  stessa  prosapia.  Cosi  nel  trattato  di  pace 
conchiuso  in  Milano  l'anno  iaa7  si  fa  cenno  di  una  Calaman- 
drena  degli  Ansaldenghi ,  d'un' altra  spettante  ai  Crosa  ed  ai 
CorbeUari,  e  di  una  finalmente  che  apparteneva  al  marchese 
di  Monferrato. 

Nel  1216  Galamandrana ,  di  cui  qui  si  parla,  era  sottomessa 
agli  Alessandrini  y  quando  loro  la  presero  gli  Astesi  :  questi  la 
tennero  sino  all'anno  12 189  in  cui  furono  vinti  sotto  Valenza 
da  quei  d'Alessandria.  Venne  quindi  tra  loro  conchiusa  la  pace , 
che  per  altro  di  bel  nuovo  cessò  nel  laaS,  allorché  gli  Asti- 
giani avendo  seco  truppe  Mon ferratesi  e  Savoine,  vennero  in 
soccorso  de' Genovesi  contro  l'oste  Alessandrina,  rafforzata  da 
truppe  di  Tortona  e  di  Milano.  Si  diede  nel  giorno  7  di  set- 
tembre di  quell'anno  una  battaglia  sotto  Calamandrana  :  gli 
Astigiani  vi  perdettero  ottocento  dei  loro  prodi ,  che  fatti  pri- 
gioni furono  condotti  in  dure  carceri  d'^essandria  sino  alla  pace 
di  Milano.  Calamandrana  fu  atterrata  dai  vincitori,  e  gli  abi- 
tanti vennero  tradotti  a  Nizza  della  Paglia ,  allora  di  fresco  fab- 
bricata. 

I  signori  suoi  la  riedificarono  nel  1^37 ,  e  la  vendettero  al 
comune  d'Asti ,  che  nella  ridetta  pace  avea  dovuto  restituirla 
ad  Alessandria. 

Posteriormente  i  suoi  signori  divenneit>  vassalli  della  chiesa 
d'Acqui  *,  e  di  loro  Federico  Semplice  nel  i3o6ne  riceveva  l'in- 
vestitura dal  vescovo  Ottone  Bellingeri  :  all'incontro  il  successore 
di  lui  Ottobono  Dei-Carretto,  de' signori  d4'  Ponti,  nel  1840 
privava  Franceschino  del  feudo  di  Rocca  Palafea ,  e  ne  inve- 
stiva il  marchese  Giovanni  di  Moii^rrato  per  aver  preso  a  quella 
chiesa  il  castello  di  Roncosenàrio  y^  e  per  avere  senza  il  consen- 
timento di  essa  alienato  il  castello,  e  la  villa  dell'anzidetta  Rocca 
al  marchese  Ottonino  d'Incisa.  Cosi  Arrigone  dal  vescovo  Guido 
de'  marchesi  d'Incisa  fu  nel  1 356  obbligato  ad  abbattere  il  mo- 
lino da  lui  costrutto  sette  anni  prima  sul  rivo  Pantano  a  Pan- 
tonazzo,  proprio  della  mensa  nel  territorio  di  Terzo. 

Ritornò  poscia  Calamandrana  sotto  gli  Astesi  :  ma  il  mar- 
chese di  Monferrato  profittando  delle  loro  intestine  discordie  , 


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398  CALAN6IAMUS 

9e  ne  impadioni^  e  la  tenne  finché  conquistolla  Amedeo  Vili 

di  Savojay  da  cui  fu  restituita  alla  pace  del  i435. 

Sotto  i  marchesi  n'erano  feudatarìi  i  signori  di  Canelli;  ma, 
ritornata  sotto  i  Duchi  Sabaudi,  ebbela  con  titolo  comitale  la 
famiglia  GordarsTT^  della  quale  fu  Tabbate  Giulio  autore  della 
storia  del  collegio  Ungarico  di  Roma /e  di  altre  opere  letterarie. 

Popolazione  i6o<&»^  m^KSijSi^  % 

GALANGIANUS  antic.  GALANIANUS,  villaggio  della  Sarde- 
gna nella  provincia  e  distretto  di  Tempio.  Si  comprendeva  nel 
dipartimento  Gèmini  Josso ,  dell'antico  giudicato  della  Gallura. 
Giace  a'  pie  di  alcuni  colli  in  esposizione  a  tramontana  e  a  po- 
nente. Il  dima  è  temperato  , .  non  però  in  mezzo  l'inverno  , 
quando  spira  il  borea,  e  il  tempo  mettesi  a  neve.  Fumavi  tal- 
volta la  nebbia,  ma  non  è  causa  di  male. 

Della  popolazione  una  parte  è  raccolta  nel  paese ,  l'altra  di- 
spersa nelle  varie  cussorgie  del  territorio.  In  quella  si  nume- 
rano anime  1060  in  famiglie  3oo;  in  questa  960  in  famiglie  a6o. 
•Si  celebrano  nell'anno  i5  matrimoni! :  nascono,  nel  paese,  4^; 
nella  campagna,  3os  muojono  in  quello  sS ,  in  questa  ita,,  e 
intendasi  quando  alla  natura  non  coopera  nel  furor  delle  ini- 
micizie la  vendetta.  Le  ordinarie  malattie  sono  infiammazioni, 
massime  di  petto ,  e  febbri  periodiche.  Il  loro  vitto  è  frugale, 
e  si  meschia  con  le  carni  e  coi  latticini.  Il  periodo  della  vita 
è  generalmente  ai  60  anni. 

I  calangianesi  nel  personal  portamento  sbadato  ,  e  notevol- 
mente languido ,  nella  pronunciazione  oltre  il  decoro  aperta  ed 
allungata,  ofiìrono  certo  carattere  di  bonarietÀ,  che  per  ciò  che 
parca  la  stessa  scempiezza  si  collocavano  tra  gli  uomini  sgan- 
igherati;  da  che  in  molti  fu  causata  una  maliziosa  di£Bdenza. 
Studiosi  di  lucro  trafficano  i  loro  panni  lani  e  lini  nel  proprio 
e  ne'  dipartimenti  di  intorno.  Alle  stesse  lettere  per  avarizia  più 
tosto  che  per  amor  del  sapere  e  della  lode  sembrano  appli- 
carsi :  se  non  che  poi  è  in  essi  osservato  certo  costume  assurdo, 
che  dove  siansi  acconciati  per  un  congruo  emolumento ,  ei  non 
-si  lascierebbero  allettare  da  speranze  più  belle.  Sarà  questa  in- 
solenza da  una  transazione  dell'infingardaggine  con  l'amor  del 
denaro.  Il  malo  spìrito  dì  vendetta  influisce  con  egual  violenza 
in  questi ,  come  negli  altri  ^alluresi  (  V.  l'art.  Gallura  ). 

Non  pochi  dì  questi  popolani  travagliano,  comeché  con  poca 


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CALANGUMUS  299 

arte,  alla  fabbricazione  di  mattoni  e  tegoli.  Le  altre  persone 
meccaniche  (  falegnami,  ^muratori ,  fabbri  ferrarì  e  armaroli) 
non  sono  in  là  di  3o.  Le  donne  lavorano  in  circa  3oo  telai. 

Nella  scuola  di  istruzione  elementare  concorrono  3o  fanciulli. 
Un  buon  sacerdote  legava  una  frazion  dell'asse  allo  stipendio 
d'un  maestro  per  la  grammatica  latina  e  rettorìca. 

Comprendesi  questo  popolo  nella  giurisdizione  del  vescovo  di 
Civita,  od  Olbia.  La  chiesa  principale  appellata  da  s.  Giusta  v.  e  m. 
consecravasi  nel  1738.  La  cura  delle  anime  è  data  ad  un  vi- 
cario perpetuo  ,  nella  quale  gli  assistono  altri  due  sacerdoti. 
Sono  quattro  chiese  minori  ,  gU  oratorii,  uno  di  s.  Croce,  altro 
della  Vergine  del  Rosario  ai  fianchi  della  parrocchiale ,  un  terzo 
sotto  la  invocazione  di  s.  Anna  ,  e  finalmente  la  chiesetta  del 
piccol  convento  dei  cappuccini ,  dove  sogli on  convivere  sacer- 
doti 5  ,  e  quando  facciasi  lettura  di  filosofia  o  teologia  che- 
rici  IO,  in  altro  caso  4)  l^ici  6,  terzini  4«  Suonavi  tuttora  la 
fama  di  alcuni  religiosi  calangianesi ,  ed  é  molto  onorata  la  me- 
moria di  un  fr.  Antonio,  che  alle  prelature  dell'ordine  ebbe  ag- 
giunto il  titolo  di  qualificatore  del  s.  uffizio  di  Sassari ,  e  di 
commessario  apostolico ,  del  quale  lodato  per  santità  è  stato 
detto  che  pronunziasse  dal  pulpito  al  popolo  di  Sassari  la  sua 
morte  avvenuta  addi  20  marzo  174^» 

Le  principali  feste  ritornano  per  b.  Lorenzo  da  Brindisi ,  e 
per  s.  Isidoro  Agricola.  I  concorrenti  vi  godono  dei  soliti  spet- 
tacoli. Nel  i835  non  si  era  tuttora  formato  il  campo  santo,  e 
la  chiesa,  massime  nella  state,  era  contaminata  da  si  copiosa 
espirazione  di  mefite  dalle  mal  suggellate  tombe,  che  conve- 
niva fuggirsi  p^r  non  aver  male. 

Nella  campagna  troverai  sei  chiese  rurali  :  s.  Paolo  primo 
eremita  verso  ostro  a  a  miglia;  s.  Leonardo  a  tramontana  mi- 
glia 4;  <•  Antonio  abbate  a  tramontana  miglia  6;  s.  Bacchisio 
ad  ostro  miglia  6;  s.  Giacomo,  e  s.  Giambattista  ambe  a  tra- 
montana miglia  i4*  Sono  tutte  di  stile  antico,^  salvo  l'ultima 
che  fu  riformata.  Caddero  le  chiese  di  s.  Margherita  e  di  s.  Se- 
bastiano non  lungi  al  paese  verso  ponente,  e  quella  più  pros- 
sima di  8.  Nicolò  e  s.  Maria,  di  pochi  passi  distante,  dove  se- 
condo rivelazioni ,  che  asseriva  aver  avute  un  frate  venerato  per 
santità,  si  credono  sepolti  i  corpi  di  Cesareo  e  di  Usarida,  che 
fra  i  tormenti  confessaron  Cristo  sotto  la  presidenza  di  Barbaro, 


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3oo  GALAM6IA1VUS 

Agro.  Grande  é  la  superficie  dei  territorio  attribuito  a  questa 
comune  dopo  essersi  estinte  le  altre  popolazioni  che  lo  colti- 
vavano. L'abitazione  è  mal  situata  in  una  estremità  del  mede- 
simo. Spendousi  nella  seminagione  starelli  di  grano  35o ,  d'orzo 
Suo,  e  l'ordinaria  fruttificazione  è  al  decuplo;  di  fave  e  fa- 
giuoliy  di  tre  varietà,  tanto  che  il  prodotto  sia  non  più  della 
sufficienza  alle  famìglie.  Negli  orti  sono  coltivate  latuche ,  di- 
polle,  rape  coi  porri  citriuoli,  ravanelli,  cavoli,  cardi  ec.  Il 
freddo  nuoce  al  lino  ,  e  poco  però  se  ne  ottiene.  Le  vigne  pro- 
sperano, e  da  molta  copia  e  varietà  di  uve  cola  tanto  vino  a 
poterne  somministrare  ad  alcuni  paesi  d'intorno,  dell' Anglona 
pure  e  del  Montacuto;  se  ne  distilla  eziandio  dell'acquavite,  e 
questa  pure  in  quantità  maggiore  del  solito  consumo  intemo. 
Le  specie  dei  fruttiferi,  con  poche  varietà,  sono  castagni,  fi- 
chi, peri,  pomi,  susini,  ciriegi ,  pini  ec.  Il  totale  non  sopra- 
.vanza  li  4000  individui. 

Chiudende.  Una  piccola  porzione  superficiaria  è  chiusa  per 
pascolo  del  bestiame  domito. 

Monti.  Sorgono  più  degli  altri  i  denominati  Monti-di«pìnu , 
Macciu-mannu ,  Sarra-di-monti ,  Montì-Saùrru  ec.  *,  di  roccie  sono 
generalmente  granitiche ,  e  tra  queste  di  altre  masse  eteroge- 
nee ,  colorate  quali  in  nero^  quali  in  rosso.  In  quelle  rupi  tro-« 
vasi  molta  oricella  ,  che  si  mette  nel  commercio  con  lucro. 

Selve  ghiandifere.  Coprono  esse  grandi  spazi.  Le  spede  do- 
minanti sono  lecci  e  so  veri.  Dalla  corteccia  di  questi  or  si  ha 
un  vantaggio  non  tenue. 

Strade.  Le  sperimenterai  alpestri,  e  non  potresti  carreggiarvi 
per  molti  e  lunghi  tratti.  Nell'inverno  sono  rotte  da' fiumi,  e 
in .  modo ,  che  spesso  sìa  pericoloso  tentarne  il  guado. 

Malviventi.  1  luoghi  selvaggi  sono  opportunissimi  a  cotal  ciup* 
maglia.  Tra  cui  passan  sicuri  i  viaggiatori ,  però  che  non  per 
vile  spirito  di  ladroneggiare,  ma  per  diffidenza  che  abbiano 
della  giustizia ,  consci  di  alcun  delitto ,  che  suol  essere  di  ven- 
detta, essi  si  aggirano  nelle  selve. 

Bestiame  manso  e  rude  delle  persone  sedenti  nel  paese. 
Buoi  4^0,  vacche  1200,  cavalli  i5o,  cavalle  300 ,  porci  i3oo, 
giumenti  100,  capre  i5oo,  pecore   1000. 

Pastori.  Del  numero  delle  anime  .e  famiglie  stanziate  nelle 
.cussorgie  si  è  già  detto.   Gli  slazii   (  distretti  frazionarli  delle 


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CALANGIANUS  3oi 

ciissorgie  )  sono  a  pareggiarsi  alle  famiglie;  Non  però  in  tutti 
hannosi  greggie  ed  armenti  \  che  restano  alcuni  per  la  sola  abi- 
tatone, e  per  praticarvi  un  po'  di  agricoltura,  i  cui  frutti  se 
siano  insufficienti  al  bisogno,  ei  vi  suppliscono  o  per  la  carità 
altrùi ,  o  per  propria  mala  industria.  Il  totale  delle  bestie  che 
si  educano  nelle  specie  suddette  può  ascendere  a  capi  i6,ooo. 
Sulla  pratica  benefica  d^la  punitura  ,  ond'é  a'  miseri  che  sof- 
friron  danno  un  mezzo  di  ricostituirsi  un  capitale  (V.  articolo 
GaUiura), 

Tra  le  malattie  che  frequentemente  attaccano  le  greggie  ,  e 
gli  armenti,  quella  è  più  micidiale ,  che  dicono  abatura ,  e 
che  si  prende  in  aspirar  da  quelle  acque  ferme,  che  i  pesca- 
tori infettarono  con  la  ìjua  per  attossicare  le  trote  e  anguille. 
Cosa  possono  le  leggi  in  questi  deserti?  Restano  i  pastori  per 
tutto  Tanno  nelle  cussorgie  dove  hanno  case  e  capanne ,  e  sono 
ben  pochi  che  vadano  nel  ^paese  a  passarvi  in  ozio  il  settembre 
e  ottobre.  Fanno  un  mediocre  commercio  ,  e  spesso  di  con- 
trabbando ,  vendendo  delle  bestie  vive  o  macellate  ,  lardo,  for- 
maggio ,  lane  ,  pelli ,  cuoìe. 

Selvaggiume,  Yi  compren^  cinghiali,  lepri,  volpi,  martore 
e  istrici  in  grandissimo  numero,  e  pure  a  poca  distanza  dal- 
l'abitato. Dove  la  ìproprìetà  del  paese  estendesi  nel  Limbara 
sono  dei  mufloni  e  daini.  Grande  è  la  copia  dei  volatili  nelle 
specie  pernici ,  colombi ,  beccaccie  ,  merli ,  piche ,  corvi ,  a- 
voltoi.  Né  mancano  specie  acquatiche. 

Acque.  Ne  scaturiscono  purissime  a  tutte  parti*.  Si  lodano  al- 
cune come  medicinali  a  chi  patisca  le  febbri  terze ,  e  su  l'altre 
è  celebrata  la  Sigala  ,*  a  mezzo  miglio  dall'abitato  verso  tra- 
montana. Quindi  molti  riozzoli ,  che  congiungonsi  in  quattro  fiu- 
micelli.  Negli  alvei  guizzano  molte  anguille  e  trote ,  e  se  i  lu- 
rasinch>  non  vengono  a  tender  reti ,  e  altre  insidie  ,  la  loro 
generazione  si  moltiplica  in  grandissimo  numero. 

Popolazioni  antiche.  A  ponente  e  a  mezzo  miglio  d'inter- 
vallo intorno  alla  chiesa  rovinata  di  s.  Margherita  sono  osser* 
vate  vestigio  di  antiche  abitazioni.  Nella  cussorgia  di  Scobetu 
si  riconosce  la  situazione  del  villaggio  cosi  denominato  ;  pari- 
mente in  quella  di  Maciu-mannu  sulla  eminenza  di  La  Sarra 
di-lu  puzza  a  8  miglia  dal  paese  verso  greco.  - 

Iforachi,  Se  ne  veggono  ancora  nove  comechè  in  distruzione. 


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3o%  GALASCA 

Presso  ai  deBominati  Agnu,  e  di  Monti    di  Deu  nella    tanca 

Coxiu  sono  alcune  antichissime  sepolture  con  enormi  lapidi. 

Spelonche»  Ve  n*ha  gran  numero ,  e  in  certe  stagioni  sono 
opportuna  stanza  ai  pastori. 

Signoria.  Questo  comune  comprendesi  nella  signorìa  della 
Gallura.  Non  sono  molti  anni  che  vi  si  tenea  la  curia.  Delle 
prestazioni  feudali  sarà  discorso  nell'art.  Gallura. 

GALASCA  (  Calasca  ) ,  com.  nel  mand.  di  Bannio ,  prov.  d'Os- 
sola, dioc.  e  div.  di  Novara.  Dipende  dal  senato  di  Piem.,  vice-* 
intend.  prefett.  insin.  ipot.  di  Domodossola ,  posta  di  Pontegrande. 

Appartenne  alla  signoria  di  Vogogna.  Giace  nella  valle  Anzasca. 

Sono  frazioni  di  questo  comune  Molini,  Duzement,  Damuele, 
Licrosi,  Ronchetto,  Gretto,  Delia-Motta  ,  Vigìno ,  Case  de' Mo- 
randoniy  Sorretta  ,  Antogna  ,  Pianezza,  Calasca  di  dentro  ,  e 
Barzona* 

È  lontano  due  miglia  da  Bannio ,  e  nove  da  Domodossola. 

Una  strada  comunale,  oltrepassato,  al  confine  di  Castiglione, 
un  piccolo  ponte  in  pietra  sul  ruscello  Duorca ,  e  tragittando  a 
mano  destra  per  Vigìno  scorge  a  Calasca. 

Dal  sito  della  parrocchia  di  questo  luogo  si  dipartono  due 
vie:  la  prima,  attraversando  a  Casa  Medaja  la  strada  provin- 
ciale della  valle  Anzasca  ,  conduce  all'oratorio  della  Gulva,  me- 
diante un  ponticello  in  pietra  ;  e  quindi  alla  valle  Strona,  che 
ha  l'imboccatura  nelle  vicinanze  di  Omegna:  la  seconda  a  pochi 
metri  di  distanza  raggiunge  la  via  della  presente  linea  doganale 
di  controllo  segnata  dal  torrente  Val  Bianca  sino  alla  valle  d'An- 
trona.  Questa  principale  strada  ,  lunga  metri  4^9^  9  dirigesi  a 
ponente  :  essa  é  tortuosa ,  irregolare ,  sovente  rìpida.^  La  riu-* 
niscono  cinque  ponti  intermedii ,  due  in  pietra  e  tre  in  legno. 

Per  l'accennata  via  della  Gulva  ,  in  settembre  del  1 799  9  vi 
giunse  un  corpo  di  truppe  francesi  proveniente  dal  monte  Tarlo, 
e  pernottò  presso  il  detto  oratorio:  nel  1800  vi  passò,  venendo 
dalla  valle  Strona,  un  corpo  di  austro-russi,  capitanato  dal  ge- 
nerale Laudon. 

Vi  sorge  il  monte  denominato  San  Martino,  dalla  cui  cima 
furono,  non  é  gran  tempo  ,  da  topografi  eseguite  trigonome- 
triche operazioni.  ^ 

La  chiesa  parrocchiale  è  sotto  l'invocazione  di  s.  Antonio 
abate:  essa  venne  in  questi  ultimi  tempi  edificata  sul  disegno 


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GALASCA  3o3 

'del  paroco  Carlo  Toniettì,  personaggio  sperto  nelle  scienze  e 
nelle  belle  arti.  In  questa  nuova  chiesa  si  venera  con  particolar 
divozione  il  corpo  di  s.  Talentino  martire. 

Nel  ridetto  oratorio  della  Gulva  si  celebra  con  gran  pompa, 
e  coU'intervento  di  due  mila  forestieri  la  solennità  di  Nostra 
Donna  assunta  in  cielo. 

U  cimitero  trovasi  nella  prescritta  distanza  dall'abitato. 

Esistevi  un  monte  di  pietà  diretto  da  una  particolare  ammi- 
nistrazione sopra vvigilata  dal  vescovo  di  Novara.  Questo  insti- 
tuto  pio  sovviene  ai  poveri  del  paese ,  provvede  per  evangeli- 
che missioni ,  e  per  la  celebrazione  dei  divini  misteri. 

In  una  scuola  comunale  aperta  per  quattro  mesi  dell'anno , 
e  mantenuta  col  prodotto  di  pii  legati ,  i  fanciulli  ricevono  la 
primaria  istruzione. 

Un  qualche  guadagno  proviene  al  paese  dal  mantenimento 
del  vario  bestiame  :  le  pecore  per  cinque  mesi  dell'anno  si  la- 
sciano pascolare  sulle  vicine  alpi  senz'  alcuna  custodia. 

Le  territoriali  produzioni  sono  segale,  legumi, /^atoXe,  casta* 
gne ,  noci ,  pome ,  ciliegi ,  e  poco  ed  acerbo  vin  bianco. 

Sui  balzi. del  comune  allignano  bene  i  larici,  gli  abeti,  e  le 
roveri. 

Pesi  e  misure  della  valle  Anzascd ,  monete  col  ragguaglio  alle 
milanesi. 

Nel  comune  di  Gabisca  si  trovano  : 

Ferro  solforato ,  aurifero ,  raramente  sparso  in  una  roccia 
quarzosa.  Della  miniera  posta  nella  regione  F'albiancay  detta  dei 
Giumalij  coltivata  da  Gaspare  Bessero. 

—  Solforato,  aurìfero,  raramente  sparso  in  un- quarzo  ocra^ 
ceo  cristallizzato,  ed  amorfo.  Della  miniera  posta  al  luogo  detto  il 
Croletto  o  CrotcHo,  e  coltivata  da  Giuseppe  Guglielmi,  da  cui  si 
ricavano  circa  ^Sooncie  d'oro  in  ogni  anno,  vi  s'impiegano  7  operai 
e  12  molinelli.  Dalla  miniera  coltivata  dai  fratelli  Marta,  di  cui  si 
parlerà  qui  sotto,  piegando  alla  sinistra,  ed  attraversando  una  boc- 
chetta che  divide  in  due  l'alta  valle  Segnara,  si  arriva  in  fondo, 
ove  dicesi  al  Piano  dei  Groletti.  La  bocchetta  é  formata  di  un 
^eiss  scistoso,  soprapposto  allo  scisto  talcoso.  Gli  strati  pendono 
a  ponente  con  angolo  di  a3  gradi.  In  questo  Piano  trovasi  la 
miniera  suddetta  :  il  minerale  é  piuttosto  scarso ,  e  non  molto 
ricco:  si  trovano  in  diversi  siti  del  Piano  indizi  di  miniera,  ed 


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3o4  CALASCA 

anni  sono  si  trovò  un  masso  di  quarzo  carìoso ,  con  oro  na« 
tivo  y  in  vicinanza  della  cava  :  altri  piccoli  massi  si  trovano  vi- 
cino alla  bocchetta,  detta  il  Pianlago.  I  lavori  cosistono :  i.^  in 
una  galleria  colla  direzione  a  un  dipresso  da  greco-levante  a 
ponente-libeccio  :  2.^  in  un  cammino  a  destra  che  sbocca  al- 
l'apeito  :  3.^  una  pìccola  traversa  a  sinistra ,  ed  in  fondo  ad 
essa  un'altra  di  ricerca  parai  ella  alla  principale,  dove  pare, 
che  siavi  l'incassatura  regolare.  L'alto  sito  di  questa  miniera 
non  permette  ,  che  vi  si  lavori  più  di  due  mesi  all'anno. 

Ferro  solforato  y  aurifero  ed  argentifero  col  quarzo.  Della 
miniera  già  coltivata  dai  fratelli  Marta.  Quasi  in  faccia  alla 
montagna  detta  dei  Cani ,  in  valle  Anzasca  ,  ewi  la  già  ac- 
cennata valle  Segnara  ,  lunga  da  cinque  in  se\  ore  di  cam- 
mino, la  quale  dipende  tutta  dal  comune  di  Calasca:  all'estre- 
mità di  questa  valle  ,  al  Montone  della  Rossa  sul!'  alpe  del 
Cretto  vecchio  ,  tiovasi  la  suddetta  miniera.  È  formata  d'un 
quarzo  con  piriti  di  ferro  decomposte ,  e  poca  galena  ;  la  più 
ricca  in  piombo  è  anche  più  ricca  in  argento,  e  meno  inoro: 
e  quella  che  non  contiene  piombo  è  più  ricca  in  oro  quasi  puro. 
11  minerale  è  sparso  in  molta  matrice ,  e  la  posizione  della  mi- 
niera è  alta  assai  come  la  precedente:  era  ricchissima  in  sul 
principio:  vi  si  ti'ovava  dell'oro  nativo,  e  diede  persino,  col 
lavoro  di  quattro  molinelli ,  un'oncia  d'oro  al  giorno ,  ma  in 
pochi  giorni  spari  questa  grande  ricchezza  ,  ed  è  ora  in  uno 
stato  quasi  passivo  :  l'unico  vantaggio  che  offre  questo  mine- 
rale 8Ì  è,  che  nell'amalgama  poco  o  nulla  consuma  il  mercurio., 
La  miniera  pare  essere  uno  strato  quarzoso  colla  direzione  da 
libeccio  a  greco  ,  inclinandosi  sotto  maestro  con  angolo  di  22 
gradi  circa. 

Ferro  solforato,  aurifero,  argentifero  ed  arsenicale  nel  quarzo 
talcoso.  Della  miniera  denominata  dei  Cristalli  in  valle  Segnara, 
di  proprietà  dei  signori  Albasini. 

Quarzo  jalino  in  cristalli  prismatici,  misti,  ed  in  parte  im- 
brattati dal  ferro  idrato.  Della  miniera  suddetta. 

—  Jalino ,  come  il  precedente ,  misto  al  rame  solforato  e  car- 
bonato. Incontrasi  nella  miniera  suddetta. 

Ferro  solforato  aurifero  ed  af-gentifero ,  del  luogo  denomi- 
nato Lavezzaro. 

Popolazione  995. 


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CALA-SETA  5o5 

GALA-SETA;  terra  deirisola  Sulcitana,  nella  provincia  di 
I^iesias,  nel  disti'etto  di  s.  Antioco.  Giace  sull'angolo  delle  linee 
Ijttorali  a  ponente  e  a  tramontana  in  fondo  a  un  piccol  seno, 
contro  il  maestro  nella  lat.  89^  6^  e  long,  occid.  da  Cagliari 
o^  4^'  3o^'  y  in  distanza  dell'antica  Sulci  di  miglia  5,  e  di  4 
scarse  dal  porto  di  Carlo-forte  ,  da  Porto-Scuso  6  e  tesi  200. 

Questa  colonia  da  non  gran  tempo  addietro  istituivasi  con  uo- 
mini del  Piemonte  e  di  Tabarca  (  2  maggio  1769  ).  Le  abita- 
jùoni  sono  in  un  piano  sabbioso  indinatissimo ,  e  le  strade  di- 
rette a  dove  è  aperto  il  seno»-  Sembrerebbe  tal  situaiione  meno 
infausta  alla  salute ,  sicconcie  quella  che  è  in  esposizione  ai 
venti  più  sani  ^  e  rimota  dalle  più  cause  comuni  dei  miasmi,; 
e  tutta  volta  essa  è  infamata  come  insalubre ,  e  non  a  torto; 
che  dominano  molte  malattie  ,  e  la  mortalità  spesso  supera  il 
numero  della  rìparazìone.  Il  che  sarà  più  stupendo  se  si  at- 
tenda al  carattere  di  questi  popolani,  uomini  niente  infingardi  j 
sobri  y  modesti ,  ilari  e  tranquilli ,  e  ornati  di  più  altre  belle 
qualità  onde  esiste  un  carattere  fisico-morale  che  suol  produrre 
robusta  salute  ,  e  vita  longeva. 

Sono  due  strade  principali ,  e  le  case  circa  9Ò;  . 

Popolazione,  I  calasetini  non  sono  in  maggior  numero  di  4^0^ 
e  si  distribuiscono  in  famiglie  78.  Soglion  all'anno  celebrarsi 
matrimoni  6 ,  nascere  ^5  e  morir  ,  quando  meno^  i4-  La  vita 
raramente  va  in  là  de'  55  anni.  Le  spesse  rapide  variazioni 
delle  condizioni  atmosferiche  cagionano  frequenti  infiammazioni  ^ 
onde  i  dolori  laterali ,  le  angine  ,  i  reumi  d'ogni  genere  ec. 
ne  sono  funestissime  conseguenze.  Le  giubbette  di  pelli  sareb- 
bero un  gran  preservativo  come  nelle  altre  parti  della  Sarde- 
gna,  cosi  in  questa^  Ma  temesi  di  comparire  uomini  dell'an- 
tica barbarie.  Gli  stolti!  Dunque  perchè  alcuni  matti  non  si  ri- 
dano della  lor  maniera  di  vestire  ,  converrà  che  si  espongano 
al  pericolo  di  perder  la  salìite,  e  la  vita?  Quelli  che  mostransi 
pelliti,  se  son  barbari,  non  lo  sono  già  per  questo.  Le  mode 
sono  barbare  quando  o  la  pubblica  onestà,  ola  individuai  sa- 
lute puÀ  soffirire  offesa;  sono  civilissime  quando  si  provvede  ad 
una  e  ad  altra  cosà  ;  e  gridin  pur  contro  certi  materialoni  ^ 
che  pongono  la  civiltà  in  tali  cose  che  nulla  dicono  al  bene 
della  società  e  degli  individui. 

Gli  uouùni  di  Calaseta  sono  agricoltori  e  pescatori ,  e  ?i  ha 
Dmoru  ^eogr.  ecc.  Yól.  IÌL  ad 


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3o6  CALA-SETA 

chi  pratica  qualche  arte  meccanica.  Le  donne  si  occupano  in 
lavorare  degli  stroppi  ^  che  sono  cordicelle  di  palmizii  per  le 
reti  delle  tonnare.  La  nettezza  negli  abiti  ^  neUe  case  ^  nelle 
masserizie  è  lodi^volissinia  ,  e  sarebbe  desiderabile  in  altri  paesi 
della  Sardegna.  Alia  educazione  dei  fanciulli  é  la  scuola  eie* 
mentare  dove  frequentano  i5  e  anche  più. 

Chiese,  \à^  parrocchiale  piccola  e  mal  fornita  è  dedicata  a 
s.  Maurizio  martire.  Ti  amministra  i  sacramenti  un  solo  prete 
che  ha  il  titolo  di  vicario ,  sotto  la  giurisdizione  del  vescovo 
di  Iglesias.  Le  principali  solennità  occorrono  nella  memoria  del 
titolare ,  e  della  Natività  di  N.  D.  In  esse  non  è  alcuno  dei 
soliti  pubblici  spettacoli  che  amano  i  sardi;  e  tutte  le  ricrea^ 
zioni  di  questi  popolani  si  riducono  a  qualche  balletto  privato, 
al  giuoco  delle  palle  e  del  gallo ,  cóntro  cui  posto  a  bersaglio 
alla  distanza  di  metri  ^o  studian  aggiustar  le  pietruzzole. 

Tbrrilorio  di  dotazione.  La  sua  superficie  è  un'arta  che  po^ 
tria  ricevere  starelli  3ooo.  Comeché  la  terra  sia  sabbiosa  ,  le 
biade  producon  non  poco.  I  fichi  vi  prosperano  meglio  che 
altra  specie* 

Le  vigne  sono  i5o,  ed  in  esse  sono  piantate  i,5oo,ooo  viti^ 
che  all'anno  producono  quartieri  200,000 ,  pari  a  litri  1^000,000 
di  viUo  eccellente.  I  zibibbi  delicati  e  l'acquavite  spiritosa  ot- 
terìgonsi  dalle  uve  hiigliori  di  Spagna  e  di  Francia ,  che  si  hanno 
in  grati  copia.  I  vini  gentili,  moscatello,  girone ,  monica ,  can* 
nonao  ec.  ,  sostèngonsi  in  paragone  con  li  migliòri'  del  Cani'*- 
pidano. 

Poche  erbe  e  piante  ortensi,  e  specie  di  civaie  si  coltivano. 
Cassi  pure  poca  opera  al  lino  pel  sbo  tenue  prodotto. 

Fra  le  piante  selvatiche  ,  di  cui  i  Calasetini  si  giovano  , 
snno  da  notare  i  palmizi  della  patma-scopa  ,  detti  da  questi  e 
da'  Carolini  strufagìi  ,  che  sono  per  l^appunto  i  teneri  germo«- 
gli  di  molta  midolla ,  ed  i  frutti  che  sono  datteri  rotondi  e  ros' 
signi  di  gusto  aspro  e  forte  ,  nutrimento  alla  povera  gente. 
Parlasi  di  certo  the  bastardo  che  nelle  forme  e  fisiche  proprietà 
vuoisi  simile  al  vero,  e  lodasi  di  effetti  quasi  eguali.  Di  una 
pianta  enieto-purgante  ,  che  nominano  scàla-bàxiu ,  dalle  cui 
foglie  masticate  (e  pajon  parlar  da  senno)  se  strappate  all'insù 
il  vomito  ,  se  all'ingiù  sia  altro  effetto  !  !  !  finalmente  di  certo 
attrò  vegetabile ,  che  i  Carolini  appellan  Minca  de  tu  ,  li  cui 


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CALCABÀBBiO  '    307 

ilari  e  frMtta  diano  u^  bel  color  di  ciriegie  al  legno  che    un^ 
gasi  di  loi*  suco. 

Bestiame.  Si  numerano  buoi  per  TagricoUttra  100  t,  vacche 
altrettante  ,  alcuni  cavalli  e  giumenti.  Le  pecore  non  son  più 
di  ^api  62o. 

Acque.  Sopo  scavati  nel  paese  tre  poiù  pubblici  ;  due  pro- 
pinano im'acqua  poco  buona,  e  che  si  beve  per  necessità;  dal 
terzo  »e  ne  attìgue  salmastra  in  alto  grado.  In  campagna  han- 
nosene  altri  due  d'acqua  salubre ,  uno  in  distanza  di  un  quarto 
di  migUo,  altro  di  due  miglia  nel  luogo  la  Spiaggia  grande,  delle 
cui  acque  ^i  predica  una  virtù  purgativa  e  febbrifuga.  Qualche 
osservatore  che  mancò  di  fede  bevve  senza  simili  esperienze. 

Littorale.  Approdasi  ne'  seni  Galanga  e  Spiaggia  grande.  La 
profondità  verso  jm^estro,  tramontana,  e  greco  è  tanta  che  vi 
possono  mareggiare  le  fregate  ; .  verso  I^^ccio  assai  maggiore. 
La  co^ta  di  Meruneddu  offre  molti  seni  cavernosi» 

Pesca.  Moltissime  speoie  di  pesa  nuotano  in  queste  acque  ^ 
i  ton^i  anch'ersi  mojstransi  in  tutte  Je  stagioni.  Quando  il  mo- 
vimento tempestoso  delle  onde  noi  vieti ,  i  Calasetini  fiì  pix)- 
curwo  iM>|i  poca  copia  deBe  specie  più  gisnlìli  a  ordinario  ali- 
mento, Essi  b^tnnó  un  buon  numero  di  battelli^  e  se  nao  s'in- 
curvino con  la  vanga,  sudano  su  i  remi. 

Salintìt  Non  lungi  dal  paese  sono  aperti  i  vasi  salìferì ,  onde 
è  un  bMono  e  cppioso  prodotto^.  Questi  popolani  vi  travaglialo 
volentieri. 

ff^portanione,  l  generi  ,  che  si  estraggono ,  sqno  sale  ^  fini  ^ 
cordoQcelli  di  palma.  Vi  accorrono  genovesi  e  napoletani ,  di 
rado  i  corallieri  • 

Torre  di  Calaseta,  •  È  convenientemente  munita.  Frequenti 
acca4dero  1^  incursioni  dei  barbareschi  a  danno  della  popola- 
zione ;  ma  sempre  infruttviofie  per  la  vigilaaita  j  e  pei*  Ifo  TJilMre 
dei  tprrigiani. 

*  CALCABÀBBIO  (Cakababium),  com.nel  m9nd.d^  &i«^ 
tisn^ay  prov»  di  Vocerà,  dioc.  di  Tortona^  .div.  di  A^al»- 
dria.  Dipende  dal  senato  di  Piem,,  ioteud.  prefetti  ipoi*  di 'Vo- 
ghera, instn.  e  posta  di  Casteggio. 

È  comune,  che  fu  disgiunto  da  Ai  va  di  Nazzanó»  Spettò  al 
marchesato  dei  Botta-Adorni  di  Pavia. 

Sta  sei  miglia  da  Vc^hera,  e  ventidue  da  Alessandria^ 


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3o8  CALDERARA  e  CALICE 

Il  terreno  coltivato  di  Calcababbio  è  di  666  ettari,  8  de' 
quali  sono  occupati  da  paludi,  e  da  rivi. 

Il  territorio  produce  190D  quintali  metrici  di  fromento ,  600 
di  meliga,  190  di  legumi,  160  di  fieno,  17  di  canapa,  i5o 
di  foglia  di  gelsi,  20  di  varie  frutta,  e  16  di  ghiande.  Vi  si 
fanno  ettolitri  di  vino  2800  ,  d'  olio  di  noce  14 ,  di  ranz^ 
zone  5. 

Vi  si  mantengono  nS  bestie  da  soma ,  90  tra  buoi  e  Tacche, 
96  tra  montoni  e  pecore,  e  3o  majali. 

La  parrocchiale  è  sotto  il  titolo  di  Nostra  Donna  Assunta^ 

Pesi,  misure  e  monete  come  nel  suo  capo  di  provincia. 

Gli  abitanti  sono  quasi  tutti  applicati  all' agricoltura. 

Popolazione  1400. 

*  CALDERARA  (Calderara),  com.  nel  mand.  di  Pieve  di 
Teco ,  prov.  d'  Oneg^ ,  dice,  d'  Albenga,  div.  di  Nizza.  Di- 
pende dal  senato  di  Niua ,  vice-intend.  prefett  ipot  d'  One- 
glia ,  insin.  e  posta  di  Pieve  di  Teco* 

La  vetustà  di  questo  villaggio  si  riconosce  da  un'  antìchis*- 
sima  rovinante  chiesuola ,  sotto  il  titolo  di  s.  Giorgio ,  posta 
sopra  un  picciolo  monte,  la  quale  serviva  altre  volte  di  ci<» 
mitero  agli  abitanti  dì  CaMerara,  ed  a  quelli  di  paesi  anche 
distanti  sei  ore  di  cammino. 

Cartari  e  Siglioli  sono  frazioni  di  questo  comune,  lontane  da 
esso  un  miglio  e  mezzo  circa.  Ti  scorre  il  fiume  Buxio,  che 
va  a  congiungersi  coU'Aroscia. 

La  chiesa  parrocchiale  è  sotto  il  titolo  dell'Annunziata.  S. 
Giorgio  é  il  santo  protettore  ;del  villaggio.  S.  Matteo  è  il  santo 
titolare  della  frazione  Cartari.  S.  Martino  lo  è  del  luogo  di 
Siglioli. 

Presso  Calderara  sorge  il  monte  di  Villabella,  dalla  cui  som- 
mità si  gode  di  assai  deliziosi,  prospetti* 

Le  produzioni  del  territorio  sono  in  discreta  quantità  fru- 
mento, olive,  orzo  e  castagne;  vi  si  coltivano  pochi  vigneti; 
A  mantengono  molte  bestie  bovine,  ed  alcune  pecore  e  capre. 

I  terrazzani  sono  robusti,  di  buona  indole  ed  applicati  al- 
l' agricoltura. 

Popolazione  470. 

*  CALICE  (  Calix  Albingaunum)^  com.  nel  mand.  di  Finale- 
borgo  I   prov.  d'  Albenga ,   dioc*  di  Savona ,  div»  di  Genova. 


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CALICE  3o9 

Dipende  dal  senato  di  Genova,  vice-intend.  d' Àlbenga ,  prefett. 
insìn.  ipot  e  posta  di  Finale. 

Trovasi  alle  fialide ,  e  sul  divo  di  parecchi  balzi.  È  diviso  da 
due  torrenti.  Uno  di  essi  ha  la  sorgente  nel  luogo  di  Rialto, 
e  chiamasi  Pora  \  V  altro  è  detto  Carbuta  dal  npme  del  vil- 
laggio, donde  proviene.  Il  Pora  dopo  essersi  ingrossato  delle 
acque  di  varii  rigagnoli,  mette  foce  in  mare  a  ponente  della 
città  di  Finale. 

A  levante  confina  col  territorio  di  Carbuta  ,  che  innanzi  al 
i465  era  parte  di  Calice,  e  dopo  essersene  disgiunto,  gli  venne 
riunito  nel  i8i5,  sebbene  formi  tuttora  da  se  una  separata 
parrocchia.  Ad  ostro  confina  col  territorio  di  Perti,  ad  occi- 
dente coi  comuni  di  Gorra  e  Bardino  vecchio,  a  borea  con 
Rialto  e  Yene. 

Dalla  parrocchiale  di  Calice  a  Carbuta ,  Gorra,  Perti  e  Vene 
si  Ta  in  tre  quarti  d'ora  di  cammino;  dallo  stesso  sito  a  Rialta 
si  {kerviene  in  due  ore. 

Temperato  è  il  dima  di  Calice ,  pura  V  aria ,  e  fecondo  il 
terreno*  Le  acque ,  onde  ne  sono  bagnate  le  campagne ,  di 
buoni  pesci  abbonderebbero,  se  di  quando  in  quando  non  vi 
fossero  gettate  sostanze  velenose. 

Durante  il  soggiorno  di  eserciti  Francesi  in  Italia,  Calice  fu 
presso  che  sempre  occupato  da  soldatesche  or  di  questa,  or 
di  quella  nazione. 

Le  case  vi  sono  per  la  più  parte  rustiche  e  di  antica  co- 
struzione *,  ma  in  ogni  quartiere  se  ne  veggono  alcune  moderne, 
di  buon  gusto  e  signorili. 

Le  magioni  pubbliche  sono  tutte  assai  belle  ed  eleganti. 

La  chiesa  parrocchiale  vi  è  singolarmente  degna  di  osser* 
vazione.  Fu  eretta  dalle  fondamenta ,  e  nel  corso  di  dieci 
anni  condotta  al  suo  termine  addi  cinque  agosto  del  1735.  La 
grandiosa  sua  pianta  rassomiglia  ad  una  cetiti:  contiene  due 
grandi  cappelle  al  centro,  e  quattro  altre  minori  ai  fianchi. 
La  parte  interiore  è  rabbellita  di  finissimi  marmi,  e  di  begli 
stucchi  in  gran  parte  dorati  :  le  sedie  del  coro  ,  il  leggile ,  i 
confessionali,  l'orchestra  sono  di  elegante  lavoro.  Di  manno 
finissimo  è  i|  pulpito  ;  di  marmo  sono  le  balaustre  del  presbi- 
tero e  delle  due  grandi  cappelle;  di  marmo  sono  tutti  gli  eli- 
tari, ed  il  pavimento. 


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9io  CÀLICE 

Dodici  sacerdoti,  un  diacono,  due  chierici  formano  di  pre^ 
sente  il  clero  di  Calice  :  si  specchiano  essi  nelle  predare  virtù 
dell'  abate  Pasquale  Siccardi  zelantissimo  prevosto  di  questo 
comune  :  egli  in  età  d'  anni  nprantasei  è  ancora  tutto  occupato 
a  prò  dei  fedeli  alle  sue  pastoi^ali  cure  commessi.  Amante  de^ 
gli  studi  poetici ,  or  fa  tre  anni  y  dettò  versi  che  furono  dati  alla 
luce  ;  dai  quali  con  piacere  si  scorge  che  quel  venerando  vecchio 
Ha  la  penna  che  getta  ancor  faville. 

Le  due  sagrestie,  che  fiancheggiano  il  coro,  abbondano  di 
sacri  arredi  di  gran  prezzo:  questo  magnifito  tempio  è  veramente 
ricco  di  sacri  vasi,  e  suppellettili  d'  argento ,  cavato  dalla  mi** 
niera  esistente  nella  ròcca  di  Rialto. 

Le  principali  feste  in  Calice  sono  quelle  di  san  Nicolò  vescovo 
di  Mirra  suo  titolare  -,  le  solennità  di  Nostra  Donna  del  SS.  Rosa^ 
rio,  e  del  Sacro  Cuore  di  Gesù,  a  cui  concorrono  le  popolazioni 
dei  vicini  paesi.  Accresce  il  decoro  di  questo  tempio  una  grande 
piazza,  a  cui  si  ascende  per  mezzo  di  una  scala  magnifica.  A 
fianco  di  esso  in  linea  paralella  della  sua  facciata  vedesi  la 
chiesa  dei  disciplinanti,  sotto  l' invocazione  di  san  Carlo  Bor- 
romeo, la  quale  è  pur  meritevole  di  osservazione  per  la  sua 
capacità,  e  per  V  eleganza  della  su^  «irchitettura. 

Nei  tre  quartieri  di  questo  comune  si  trovano  undici  oratp- 
x\ì  pubblici  :  due  di  essi  stanno  nel  quartiere  di  Campo  grande, 
tre  in  quello  del  Monte ,  sei  nel  quartiere  di  £se.  A  riserva  di 
tre,  che  servono  piuttosto  a  private  famiglie  che  al  pubblico, 
tutti  gli  altri  sono  di  bella  costruttura,  ed  ornati  di  stucchi  e 
dipìnti. 

Nella  grandiosa  piazza  dì  Calice  si  puonno  eseguire  <foinoda- ^ 
inente  militari  evoluzioni. 

La  confraternita  del  Santo  Spirito  nel  di  della  Pentecoste  vi 
distribuisce  a  ciascuno  degli  abitanti ,  e  singolarmente  alle  fa'- 
miglie  povere  una  considerabile  quantità  di  pane. 

Per  r  istruzione  primaria  dei  fanciulli  evvi  una  pubblica  scuola, 
che  fu  stabilita  da  un  Nicolò  Sasso  colla  somma  di  mille 
colonnati  di  Spagna ,  come  rilevasi  da  una  lapide  ivi  esistente. 

Le  anguste  ed  irregolarì  contrade  di  Calice  non  corrispón- 
dono all'  estensione  di  esso.  Bramerebbesi  che  in  migliore  stato 
fossero  mantenute  le  strade  che  corrono  pel  suo  territorio, 
frequentatissime  pel  continuo  passaggio  dei  trafficane. 


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CALICE  OSSOLÀNO  Si  i 

Nel  TÌllaggio  ,  per  la  vendita  delle  merci  di  o^ni  n^auiera , 

fi  veggono  molte  botteghe:  è  però  danno  che    vi  uiaDchi  una 

farmacia. 

Nel  territorio  si  contano  quattro  molini  da  grano  ,    e  molti 

da  olio  :  uno  di  questi  è  posto  in  moto  dall'  acqua  :  apparten* 

gono  essi  tutti  a  private  persone* 

I  prodotti  territoriali  ,  che  si  smerciano  anche  a'  forestieri  , 
sono  vino,  olio,  agrumi,  frutta  d'ogni  specie,  singolarmente 
fichi ,  pere  e  poma  di  ottima  qualità,  non  che  seta  ^  canapa. 

È  notevole  il  guadagno  che  vi  si  ricava  dal  mantenimento 
del  vario  bestiame. 

Alla  distanza  d'  un  quarto  d'  ora  dall'  abitato,  nella  regipne 
detta  La  Costa ,  rinomatissima  pei  vini  squisiti  che  vi  si  fanno, 
si  vede  in  collina  un  ameno  palazzo  del  cavaliere  Filippo  De' 
Raimondi,  vice-intendente  della  provincia  d'Ossola,  che  in- 
sieme colla  contessa  Maddalena  Buraggi  sua  genitrice,  è  il  mag- 
gior possidente  del  comune. 

La  parte  superiore  di  quel  palagio  è  cospicua  pei*  nin  vago 
terrazzo ,  donde  si  scuoprono  le  torri  di  cinque  pajrrpcchie , 
Gorra,  Calice,  Carbuta,  Vene  e  Rialto,  non  che  i  due  luoghi 
di  san  Giacomo  e  di  san  Pantaleo ,  notissimi  per  ^i  ava/izi 
delle  trincee  fattevi  dai  tedeschi,  e  per  essere  stati  nelle  ultime 
guerre  occupati  quando  dai  francesi ,  e  quando  dagli  alemanni, 
che  vi  si  azzuffarono  spesse  volte.  La  deliziosa  villa  del  cava- 
liere De'  Ray mondi  fu  sovente  abitata  dai  generali ,  ^  dallo  stato 
maggiore  de'  varii  eserciti  che  ebbero  a  stanziare-  colà. 

Attiguo  al  detto  palazzo  sta  un  pudbblico  oratorio  di  buona 
architettura,  ricco  di  marmi  e  di  stucchi,  ornato  di  pregevoli 
dipinti ,  e  per  certo  il  più  considerabile  che  in  que'  dintorni  si 
vegga. 

Popolazione  iq56. 

*  CALICE  OSSOLÀNO  fCalix  OscelanoruniJ,  /com.  nel  mand. 
e  prov.  di  Domodossola ,  dioc.  e  div.  di  Novara.  Dipende  dal 
senato  dì  Pieni.,  vice-intend.  prefelt.  insin.  ipot.  e  posta  di 
Dompdossola. 

II  territorio  di  questo  villaggio  è  situato  parte  in  luoghi  mon- 
tuosi ,  e  parte  in  pianura  :  le  vie  che  vi  passano  al  piano  sono 
tutte  carreggiabili  ;  per  quelle  che  serpeggiano  sul  monte  si  va 
con  bestie  da  soma  eziandio  nel  rigor  dell' inverno. 


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3i!»  CALICE  OSSOLANO 

Verso  la  valle  detta  di  Anzona  troTasì  una  specie  di  pietra 
detta  lavezzara ,  che  nei  passato  secolo  servi  ad  abbellire  al- 
cune cappelle  del  monte  ivi  detto  Calvario.  I  lavori  intorno  a 
quella  cava  or  sono  quasi  abbandonati. 

Nella  pianura  vi  scorre  il  fiume  Tece  abbondante  di  trote 
squisite;  dal  monte  discendono  parecchi  ri^,  ma  poveri  dì 
acqua.      ' 

Anticamente  la  parrocchiale  di  Calice  era  la  chiesa  dedicata 
a  san  Quirico  e  a  santa  Giulita:  di  presente  gli  abitatori  di-e 
pendono  da  quelle  di  Domodossola  e  di  Yagna. 

Fuori  del  comupe,  dalla  strada  che  mette  a  Domodossola, 
s'  entra  in  una  comoda  via ,  per  cui  si  ascende  sul  ridetto  sa- 
cro monte  Calvario:  Imigo  questa  via  si  veggono  di  tanto  in 
tanto  cappelle  elegantemente  costrutte ,  ornate  di  statue  e  pit- 
ture che  rappresentano  la  passione  del  Salvatore. 

Su  quel  monte  stanno  due  chiese,  una  consecrata  a  Nostra 
Donna  di  Loreto,  quivi  appellata  la  Santa  Casa  ;  I^  altra  più 
vasta  ha  il  nome  dal  Santo  Crocifisso:  a  questo  tempio  è  an- 
nessa un'ampia  e  comoda  abitazione  per  1'' amministratore  del 
monte,  il  quale  è  insignito  dei  titoli  di  rettore  e  di  canonico. 
Evvi  pure  un  casino  per  gli  esercizi  spirituali ,  provvisto  di 
rendite  su£Eioienti  a  quest'  uopo. 

Quegli  edifizi  ,  e  quegli  instituti  pii  furono  la  maggioir  parte 
eretti  dagli  antenati  della  famìglia  Capis,  ed  uno  di  essi  che 
ne  fu  il  principal  fondatore  fu  quivi  sepolto. 

Nel  detto  casino,  or  son  quattro  anni,  fu  stabilito  un  corpa 
di  religiosi  dell'  ordine  della  Carità:  ubo  di  essi  ha  il  carico. 
d' insegnare  ai  fanciulli  del  coinune  i  primi  rt^iìnienti  delta  lin- 
gua italiana. 

In  un  sito  della  pianura ,  occupato  da  una  palude ,  antica- 
mente giaceva  un  ampio  e  profondo  lago. 

Al  dissotto  della  valle,  detta  Brusamonte,  ahre  volte  esisteva 
una  popolosa  villata;  ma  essa  venne  distrutta  da  un  corpo  di 
truppe  francesi  che  volle  crudelmente  vendicarsi  della  resistenza 
degli  abitatori  di  essa. 

.Nel  luogo,  che  chiamasi  tuttora  il  Castello ,  sorgeva  una  for- 
tezza chiamata  di  Mattaralla  ,  ove  risiedevano  un  comandante 
militare  ,  e  la  curia  giudiziaria.  Quella  rocca  fu  smantellata  disi- 
gli spagnuoU. 


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GÀLIZZÀNO  3i3 

'  A  cagione  di  varie  paludi  mabana    é  V  aria    di  questo   co-!> 
mune ,  principalmente  nel  tempo  che  si  macera  la  canapa. 

I  prodotti  territoriali  sono  vino  dì  buona  qualità  in' qualche 
abbondanza  -,  poco  fieno. ,  poche  castagne  y  e  poco  panico. 

I  terrazzani  di  Calice  sono  per  lo  più  di  debile  complessione, 
e  tnttochà    applicati  al   lavoro   non  possono  procacciarsi   ui^' 
agiata  sus^stenza. 
Popolazione  aSe, 

CALIZZANO  fCaliiianumJj  capo  di  mand.  nella  prov.  d' Al- 
benga,  dioc«  di  Mondovi,  div.  di  Genova.  Dipende  dal  senato 
di  Genova  ^  vice-intend.  d'  Albenga  ,  prefett.  Insin.  ipot.  e  po- 
sta di  Finale.  Ha  il  tribunale  di  giudicatura. 

Calizzano  con  titolo  di  Castello  —  Castrum  CdUxani  — -  nel 
1142  venne  in  potere  di  Enrico  quintogenito  di  Bonifacio 
marchese  di  Savona  e  del  Vasto  :  spettarono  quivi  pure  al  suo 
dominio  i  pascoli  insino  al  Bormida ,  tranne  le  pertinenze  di 
Ferrania ,  e  quelle  della  sua  Canonica. 

Lo  ebbero  quindi  i  marchesi  del  Carretto,  del  ramo  dei  si- 
gnori di  Bagnasco:  di  fatto  nel  1268  Corrado,  Arrigo  ed  An- 
tonio figli  del  marchese  Giacomo  di  questa  prosapia,  dividen^p 
dosi  il  retaggio  paterno  ,  annoverano  tra  i  beni  del  genitore  ; 
jwra  quae  habent  in  càsiris,  villìSy  homimbus  ,  MelitatibuSy 
-  vassallis  ,  et  fodris  Calissani ,  VeniLce  et  Bardineti. 

1292.  Antonio  figliuolo  del  predetto  marchese  Giacomo  con 
documento:  Actum  in  CalisanOy  in  domo  Castri  Calisani  : 
coftituisce  suoi  procuratori  e  nunzii  a  stabilire  le  convenzioni 
«u  la  navigazione  e  le  dogane  tra  i  finalini  e  la  repubblica  di 
Genova.  * 

Nello  stesso  anno ,  19  giugno ,  il  sopraccennato  Antonio  ra- 
tifica le  convenzioni  qui  dianzi  riferite ,  con  documento:  ^<um 
in  domo  domini  Simonis  de  Maximino  in  b^rgo  Calisani. 

i355.  Cfrlo  IV  imperatore  con  diploma  dato  in  Pisa  con- 
ferma a'  marchesi  Emmanuele  ed  Alerame  del  Carretto ,  e  ai 
loro  eredi  e  spcoessori  l'investitura  di  parecchi  feudi,  tra  i 
quali  specifica  casirum  et  villam  Cali%ani. 

1 528.  La  famiglia  di  Calissano  viene  ascritta  alle  patrizie  di 
Genova.  Il  Ganducio  ed  il  Federici  attestano  che  tolse  il  gen- 
tilizio della  patria. 

La  popolazione  per  altro  aggravata  di    eccessivi  carichi  dai 


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3i4  CALUZANO 

signori  del  Carretto  si  pose  in  rivolta ,  li  discacciò  dal  paese 

e  non  poterono  essi  mai  più  rimettervi  il  piede. 

Neir  opera  intitolata  Manuductio  ad  T^bulas  Carretlenses 
parlasi  d'  una  gran  lite  agitata  nel  iSg6  pei  feudi  di  Garcare 
e  di  Galizzano. 

Nel  i6i3  questo  borgo  col  suo  territorio  ,  e  con  Osiglia 
passò  sotto  la  dominazione  de*  Genovesi.  Facendo  esso  poi  parte 
del  marchesato  di  Finale ^  veqne  in  potere  del  Re  di  Spagna, 
e  ritornò  quindi  a  Genova. 

Il  cardinale  Carlo  Domenico  ddi  Garretto  fu  quegli  che  vi 
fondò  la  chiesa  ed  il  convento^  dei  dotnenicani. 

Appunto  colà,  dove  finiscono  gli  appennini,  e  cominciano 
pigliar  nome  di  alpi  marittime,  in  distanza  di  dieci  miglia  dalla 
marina ,  giace  Calizzàno  eotro  una  valle  che  dilatasi  in  amena 
e  lunga  pianura ,  da  una  corona  di  montagne  altissime  circon- 
data. Queste  montagne  non  offirono  che  due  aperture ,  una  da 
tramontai^a,  e  l'altra  da  mezzodì ,  larghe  tanto  quanto  basta 
per  imboccarvi  il  Bormida. 

Il  comune  è  diviso  in  quattordici  frazioni  ;  Borgo  capo*Iuogo, 
Mereta,  Bosco,  Godevilla ,  Frassino,  Giaire  ,  Valle,  Pasquale, 
Caragna,  Garagnetta ,  Gerboraglia,  Barbassiria,  Yetria,  e  Ma-, 
ritani. 

Come  capo  di  mandamento  ha  soggetti  i  villaggi  di  Bardi-* 
neto  e  di  Massimino. 

Anticamente  il  borgo  di  Galizzano  era  cinto  di  mura  -,  ed  alte 
torri  ne  fiancheggiavano  le  porte.  Vi  sorgeva  pure  un  castello 
di  qualche  momento,  che  fìi  in  gran  parte  atterrato  dalle 
truppe  di  Francia  nel  i^cko. 

Da  sei  lustri  solamente  questo  comune  trovasi  sotto  la  giu- 
risdizione spirituale  della  diocesi  di  Mondovi.  Per  lo  addietro 
apparteneva  a  quella  d'  Alba* 

Quattro  sono  le  principali  strade  che  di  qua  mettono  ai  vi- 
cini villaggi  :  una  da  ostro ,  passando  per  Bardineto  e  Toi- 
rauo,  accenna  al  littorale  e  al  capo-luogo  di  provincia;  un'al- 
tra da  borea  scorge  al  Piemonte  ;  la  terza  da  levante  ,  at- 
traversando Melpgno ,  guida  a  Finale  ;  la  quarta  conduce  a 
Garessio. 

Galizzano  e  discosto  12  miglia  di  Piemonte  da  Albenga  ,  2 
da  Bardineto,   io  da  Finale,  9  da  Gcvn,  e  6  da  Garessio,  La 


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CALi£2^AIS0  3i5 

6ua  pianura  è  irrigata  dal  Bormida  y  che  scaturisce  alla  di- 
stanza di  tre  miglia  circa  nella  gola  di  Castelveccbio  tra  Roc-r 
cabarbena  e  Montelingo,  Esso  yieue  ingrossato  dai  toirenti  Sin 
pegro  y  Frassino,  Valle,  Vetria,  Siondo,  e  da  parecchi  riga<- 
gnoU  che  oasoono  in  questo  territorio,  a  tal  che  viene  consi- 
derato come  il  principale  dei  varii  fiumi ,  che  vi  portano  lo 
stesso  nome.  Cosi  questo  Bormida,  come  le  acque  tutte  die  sp- 
irano in  esso ,  abbondano  di  trote  squisite ,  di  anguille ,  di  ec-^ 
celienti  botte ,  non  c|ie  di  gamberi ,  di  rane  ,  e  di  altri  pesci 
d'  inferìor  qualità. 

Lungo  le  spondo  del  fiume  ,  e  dei  torrenti ,  ond'  è  ingro»* 
sato  ,  verdeggiano  bei  filarii  di  ontani ,  e  di  pioppi:  presso  le 
loro  fouti  allignano  alti«  piante,  ed  in  ispecie  i  faggi. 

A  chi  dal  Piemonte ,  passando  per  Ceva ,  si  conduce  adla 
marina,  e  muove  alla  volta  di  Nizza,  le  vie  di  CaUszano  e 
Bardineto ,    ultime  terre    che  s' incontrano  di  qua  dai  gioghi , 

V  una  a  levante  ,  a  mezzodì  V  altra  ,  sono  le  più  brevi.  Più 
comoda  è  la  prima,  e  discende  a  Finale,  Loano,  e  quindi  ad 
Albenga  ;  la  seconda  è  alquanto  più  breve  ,  ma  più  dirupata , 
e  scorge  a  Toirano ,  £rli ,  Castelveccbio,  Zuccarello,  Boi^Uetto, 
Ceriale  ,  ed  Albenga. 

Durante  il  cessato  governo  francese ,  la  strada  che  mette  a 
Finale  fu  tracciata  come  imperiale.  JXel  1818  ne  fu  condotto 
un  tronco  di  tre  miglia  a  perfetto  compimento  ;  ma  per  certe 
municipali  gare  funne  interrotta  V  esecuanone. 

Veramente  pittoresco  e  romantico  è  il  luogo  di  Calizzano.  La 
sinuosa  Bormida  che  s%orre  nel  mezzo  della  sua  pianura ,  i 
molti  rivi,  che  vi  serpeggiano  in  ogni  verso,  ne  rendono  molto 
aggradevole  P  aspetto.  Le  mimerose  'boscaglie ,  «  le  frequenti 
scaturìggini  fanno  si ,  che  il  soggiorno  vi  sia  deliziosissimo  nel- 

V  estiva  stagione  ;  ma  le  stesse  cause  vi  apportano  brine  e  neb- 
bie in  primavera  ed  autunno. 

L'  amenità  della  pianura  vb  più  cresce  por  V  aspetto  di  fol- 
tissime selve,  onde  sono  rivestite  le  circostanti  montagne;  che 
mirabilmente  vi  crescono  faggi ,  roveri,  castagni,  frassini,  aceri, 
betulle,  agrifogli ,  ed  ezimidio  gli  avellani ,  massime  in  qual- 
che sito  verso  i  confini  di  Garessio.  Da  questi  boschi  appunto  si 
hanno  roveri  di  fibra  in  siv^olar  moclo  iles sibilo,  cosi  che  sona 
esse  ricercatissime ,    e  nelle    contrattazioni    per   la    coslruziooc 


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3i6  CALIZZANO 

delle  navi  si  richiede  sempre  che  la  loro  ossatura  sia  coperta 
da  tavole  di  roveri  di  Calizzano.  I  faggi  si  riducono  pure  in 
tavole  j  e  queste  servono  per  incassare  gli  agrumi:  se  ne  ven- 
dono annualmente  drca  sei  mila  salmate  in  Mentone  ed  in  Ge^ 
nova:  vi  si  apprestano  pure  altri  legni  per  la  formazione  dei 
carri,  die  si  trasportano  alV  estero.  Il  più  dei  Galizzanesi  ri- 
cava il  proprio  sostentamento  dal  traffico  del  legname. 

Due  vaste  selve  assai  popolate  di  piante  d'  alto  fusto  vi  sono 
possedute  dal  Regio  Demanio. 

Le  produzioni  territoriali  sono:  frumento ,  meliga,  faginoHy 
ceci,  piselli,  lenti ,  patate,  e  castagne;  quest'  ultima  è  la  prin* 
cipale:  vi  si  fenno  copiose  ricolte  di  fieno,  e  si  mantiene 
molto  bovino  bestiame,  che  talvolta  soggiace  ad  un  morbo  con-* 
tagioso  quivi  chiamato  y%/!rtfc/!»iio. 

Sonovi  quattro  ferriere,  ciascuna  deUe  quali,    durante  nove 

.mesi  dell'anno,  impiega  otto  persone:  nella  state  per  altro  ne 

occupa  più  di  cento  pel  taglio  della  legna ,  e  per  lo  trasporta 

dei  carboni ,    dei  minerali  e  del  ferro  lavorato ,    che  spacciasi 

.nel  Genovesato  ed  in  Piemonte. 

Il  minerale,  che  vi  ti  trasporta  da  Porto-Ferrajo ,  richiede 

la  Celtica  di  circa  i6o  persone  durante  l'estiva  stagione:  vero 

è  però  che  solamente  otto  operai  sudano   intomo  al    fuoco  a 

<  manipolare  il  ferro  nei  mesi  che  più  vi  abbondano  le  acque. 

Ciascuna  d^lle  dette  feiriere  fondo  e  raffina  da  ottanta  canr 

tara  di  ferro  in.  ogni  settimana. 

È  mirabile  la  facilità,  con  cui  vi  si  separa  il  ferro  dalla 
scoria  \  si  estrae  dalla  fucina  la  massa  che  é  sempre  del  pesa 
da  i8  a  20  nibbi,  e  si  voltola  con  tanaglie  che  non  pesano 
meno  di  5  rubbi  sotto  un  grosso  maglio  posto  in  moto  dal- 
l' acqua^ 

Ciò  peraltro  che  havvi  di  più  considerabile  è  la  cosi  detta 
tromba ,  meccanismo,  che  per  la  sua  semplicità  può  riguar- 
.  darsi  come  perfetto  nel  suo  genere.  L' acqua  irrompendo  da  un 
recipiente  ^  corre  raccolta  per  un  certo  tratto  dentro  un  cana- 
letto, per  quindi  gettarsi  nel  cavo  d'  un  tubo  di  diametro  più 
o  meno  grande,  secondochè  maggiore  o  minore  è  V  altezza  da 
cui  discende:  questo  tubo,  o  tromba  che  dir  si  voglia,  fiaisee 
e  si  allarga  in  un  tino ,  nel  cui  fondo  sta  una  pietra  di  forma 
patta.  La  colonna  d'  acqua  percuotendo  con  empito  sopra  essa  ^ 


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GAUZZANO  317 

ronipesi  in  forte  spnizzaglia.  L'  acqua  coinè  più  pesante  im-« 
bocca  il  forame  fatto  nella  parte  inferiore  della  botte  ;  V  aria 
sprigionata  dallo  sprazzo  dell'  acqua  y  come  elemento  più  leg-« 
giero,  cercando  più  in  alto  una  libera  uscita,  entra  con  tanta 
forza  in  un  cannone  raccomandato  alla  parte  superiore,  e  ri* 
spondente  in  piknta  acuminata  sudla  fucina ,  v'  induce  tanta  in- 
jesione  d'  ossigeno ,  che  appena  sei  mantici  comuni  la  potr^>^ 
bero  agguagliare.  Tanto  è  ciò  vero,  che  in  una  sola  coltura 
si  stempera  cosi  grande,  quantità  di  minerale  mescolato  a  fèr** 
raccia ,  da  ricavarne  ao  rubbi  di  ferro  purgato  nello  spazio 
'di  4  ore» 

Ad  avvivare  1'  industria  di  «pesto  paese  vi  sono  ancora  i^ 
seghe  ad  acqua,  le  quali  servono  per  ridurre  in  sottili  tavole 
i  faggi,  ed  altre  piante  d'alto  fusto.  Intorno  a  ciascuna  di  esse 
vengono  occupate  due  persone. 

Potrebbe  grandemente  migliorare  la  condizione  di  tanti  ófc* 
rai,  se  fosser  èglino  solerti,  affaticanti  e  sobrii,  come  il  sono 
quelli  di  Bardineto,  e  se  parecchi  dei  padroni  delle  ferriere 
cessassero  dal  biasimevol  uso  di  loro  fornire  nell'  inverno'  po««> 
chi  danari  ad  usura,  e  commestibili  ad  un  prezzo  eccessivo. 

Galizzano  nei  tempi  addietro  veniva  considerato  come  uno 
dei  floridi  paesi  della  repubblica  Ligure,  non  tanto  per  gli  an- 
zidetti mezzi  d' industiià ,  quanto  per  lo  commercio  del  sabe  e 
per  le  fabbriche  de'  tabacchi.  La  sua  topografica  positura ,  e 
r  essere  d'  un  circuito  selvoso  molto  esteso ,  e  confinante  col 
Piemonte  facevano  si ,  che  si  potessero  con  facilità  trafugare 
quelle  den-ate.  L*  agevolesza  che  aveano  gli  abitanti  di  porsi  ìà 
salvo ,  il  molto  guadagno  che  traevano  dai  contrabbandi  ^  e 
r  abuso  del  vino  gli  rendevano  più.  baldanzosi  del  dovere  :  à 
tal  che  vi  accadevano  frequenti  risse ,  e  talvolta  omicidiì  t 
cotali  danni  erano  cresciuti  .dalla  presenza  d' uomini  di  mal  af«- 
fare  ,  e  in  bando  del  capo ,  che  quivi  rifuggivano  non  solo  dai 
confinanti  villaggi ,  ma  da  varie  parti  del  Piemonte. 

Or ,  cessati  quest'  inconvenienti  »  i  Calizzanesi ,  che  general-^ 
mente  sono  di  aperto  ingegno,  potrebbero  assai  meglio  profit* 
tare  dei  loro  naturali  mezzi  di  prosperità  )  se  fosse  tra  loro  più 
promossa  una  elementare  istruzione. 

•Le  malattie  più  comuni  vi  sono  le  pleuritidi^  le  angine  »  i 
reumi  acuti-,  e  nell'  estate  le  febbri  terzane  e  le  gastriche.  Per 


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3i8  CALIZZANO 

r  abuso  smoderato  dei  vino  non  poclii  giunti  ad  una  t^rU 
età  vi  diventano  seniifutui ,  ed  alcuni  prendono  in  odio  la  pro- 
pria TÌta.  A  malgrado  della  pubblica  vigilanza  che  se  ne  ac* 
corse  y  dal  1824  ^'  '^^^  ^i  accaddero  due  suicidii  colla  mag- 
gior freddezza  di  spirito  premeditati. 

I  più  elevati  monti  di  questi  dintorni  sono  lo  Spinardo  e  il 
Sektepani:  il  primo  a  ponente,  a  levante  il  secondo.  Dalla  som- 
mità- del  Settepani  si  scorgono  ad  occhio  nudo  la  pedemontana 
pianura  ,  il  Monferrato ,  la  riviera  di  levante  ,  il  sottoposto 
mediterraneo ,  le  montagne  di  Corsica  e  di  Sardegna.  Sui  monti 
Spinardo  e  Zotta  stanziarono  per  qualche  tempo  alternatamente 
le  truppe  Francesi,  e  le  Austro-Sarde;  tra  le  quali  non  vi  ac- 
caddero che  semplici  scaramuccie  :  battaglie  accanite  furono 
tiìg^ggiate  nelle  vicinanze  di  Calizzano  e  Bardineto  tra  ì  Fran<- 
cesi  e  i  Tedeschi ,  le  quali  furono  il  malaugurato  preludio  delle 
triste  vicende  ^  a  cui  per  più  lustri  soggiacque  poscia  l' Italia. 
Sloggiati  i  Tedeschi  dalla  forte  posizione  della  Roccabarbtna , 
fugg*u*ono  pi*ecipitosi  e  rotti  sulle  alture  dello  Spinardo ,  e  di 
Settepani.  Si  rifecero  però  dell'onta  nel  sanguinosissimo  coin*- 
battimento  di  Settepani,  che  accadde  sul  finire  di  giugno  del 
1795. 

Principiò  V  aspra  zuffa  suU*  albeggiare  j  e  fini  col  tramonto 
del  sole.  Per  tre  volte  i  Francesi  guidati  da  Massena ,  sant'  Ilaire 
e  Cervoni  andarono  all'  assalto ,  e  per  altrettante  furono  riso- 
spinti  dal  vivo  fuoco  de' cannoni.  Alla  fine  i  pertinaci  Austriaci 
scortati  da  Argentau  rimasero  padroni  del  campo.  I  morti  sooìf^ 
marono  a  più  di   io5o>:  3000  furono  i  feriti. 

Sur  un  rialto  presso  il  torrente  Vetria,  non  lungi  dalla  vii- 
lata  che  appellasi  Caragaetta  ^  si  scorgono  gli  avanzi  di  una 
torricella ,  in  cui  vuoisi  che  si  leggesse  un'  iscrizione  avente  il 
nome  del  grande  Aleramo ,  siccome  fondatore  di  essa. 

Due  sono  le  parrocdiie  di  Calizzano  :  una  principale  sotto 
il  titolo  di  S.  Maria;  e  l'altra  sotto  l'invocazione  di  S.  Lo- 
renzo martire.  La  fondazionje  della  prima  risale  a  rimotissima 
tstà  :  da  un  manoscritto  litrovato  nell'  archivio  dei  certosini  di 
Toirauo  rilevasi ,  che  a'  tempi  di  Carlo  Magno  era  già  essa  una 
parrocchiale  diretta  dai  padri  benedittini.  Il  sacerdote  che  di 
presente  la  governa,  è  insignito  del  titolo  di  arciprete.  Il  pa- 
tronato e  il  diritto  di  nomina  ne   spetta    al  marchese    Seyssel 


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CALIZZANO  3ì9 

d'  Aix  e  di  Sommama.  Questa  chiesa  in  marzo  del  1799 
servi  di  ricetto  alle  truppe  di  F/ancia  ,  the  prima  di  partir  da 
quel  luogo  la  pósero  in  fiamme. 

Dal  popolo  di  Caliszano  nel  181 1  fu  riedificata  sopra  un  dise-^ 
gno  di  gusto  moderno.  In  essa  vedesi  dipinto  un  quadro  di  N. 
S.  e  di  S.Rosalia,  con  iscrizione,  nella  quale  sì  narra  come  i 
Calizzanesi  fossero  prodigiosamente  liberati  dalla  peste  che  im- 
perversò in  quelle  parti  nel  161 3. 

Le  funzioni  parrocchiali,  tranne  quelle  in  onore  di  N.  S.  che 
8Ì  Jianno  nella  chiesa  principale  ,  sono  compiute  nella  chiesa 
di  S.  Lorenzo,  che  sorge  in  capo  del  borgo.  La  fondazione 
di  essa  ebbe  principio  nel  secolo  xvi ,  e  venne  condotta  at 
suo  termine  sul  cominciare  del  xvii  :  ne  sono  di  marmo  gU 
altari  ed  il  pavimento.  Il  cimitero  sta  presso  alla  parrocchia 
matrice,  in  distanza  di  4<>c>  metri  dall'  abitato. 

Alle  falde  del  castello  evvi  xm  oratorio  de'  disciplinanti  sotto 
ìL  patrocinio  di  S.  Giovanni  precursore,  e  di  S.  Giovanni  evan^ 
gelista.  Quivi  si  vede  una  ^atua  rappresentante  S.  Giovanni 
Battista ,  opera  dell'  esimio  scultore  Maragliano  gei^ovese.  Que- 
st'  oratorio  servi  di  chiesa  agli  antichi  marchesi  padroni  di 
questa  terrai  sedici  dipinti  che  vi  si  veggono  sulle  mora  late*- 
rali  portano  iscriiioni  coi  nomi  delle  principali  famiglie  di-  Ca^ 
lizzano.  ' 

Nella  villata  detta  Pasquale  fuvvi  un  convento  di  domeni-^ 
tani ,  il  quale  coir  annessa  chiesa  fa  posto  in  fiamme  nel  1799 
dai  repubb1it!ani  di  Francia.  La  chiesa  ne  vennfe  riedificata  nei 
j6ì%  per  le  largizioni  di  un  Paolo  Viola  calizzanese.  Alla  Ver» 
gine  del  Rosario  fu  dedicato  questo  novello  tempio. 

Sul  territorio  vi  sono  dodici  cappelle  manienute^oUa  inchie- 
sta decenza.  ^ 

A  vantaggio  delle  tre  frazioni  Vetria,  Itfaritant,   e  Barbassi* 
ria  é  pure  affiziata  un'  altra  parrocchia  sotto  il  tìtolo  di  S.  Pie<« 
.  tro  principe  degli  Apostoli ,  la  tjtxale  si  separò  dalla  principale 
sul  finire  del  secolo  xvi. 

Soggette  a  questa  parrocchiale  sono  tre  cappèlle  rurali:  esi* 
stevi  pure  un  oratorio  di  disciplinanti.  La  maggiore  solennità 
di  Galiziano  si  celebra  il  '2  luglio  nella  principale  pan*occhia 
in  onore  di  N.  D.  delle  grazie,  intervengono  a  tale  festa  più 
di  mille  forestieri.  ^ 


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3!io  CALLABIANÀ 

Evvi  Ilo  palazzo  spettante  ai  signori  Franchettì,  nel  quale  si 
veggono  riputati  affreschi  del  Biella* 

Si  fanno  annualmente  due  fiere:  la  prima  detta  di  S.  Lo*» 
remo  il  io  d'  agosto  ;  la  seconda  della  Croce  il  14  di  settem- 
bre :  le  derrate  >  che  vi  si  mettono  in  vendita  sono  cereali  ^ 
drappi 9  tele  d'ogni  sorta ,  chincaglierie^  scarpe ,  corami,  e 
molti  capi  di  grosso  e  minuto  bestiame.  Intervengono  a  queste 
fiere  non  pochi  trafficanti  del  Littorale  e  del  Piemonte. 

Si  usano  i  pesi  e  le  misure  di  Genova  ^  vale  a  dire  il  can- 
taro e  il  rubbo  per  li  pesi^  il  palmo  per  la  misura  dei  drappi 
o  delle  tele  ^  lo  staro  per  quella  dei  cereali  :  usasi  eziandio  la 
mina  di  Piemonte  :  vi  é  in  corso  la  moneta  di  Genova  y  cioè 
il  franco  equivalente  a  soldi  i5. 

Evvi  una  stazione  di  carabinieri  reali  comandata  da  un  bri* 
gadiere. 

Nel  territorio  di  Galiziano  si  trovano  ì  Scisto  micaceo  talcoso^ 
di  tinta  bigio-verdastra.  In  istratificazione  confusa  presso  la  fta^ 
Cina  Fraachelli.  ^- Terra  argillosa,  ontuosa  al  tatto,  impastata 
con  certa  quantità  di  materia  carbonosa  apparentemente  grafite. 
Trovasi  in  piccole  masse  nel  terreno  alluviale  che  riveste  il 
pendio  occidentale  della  valle  Bormida,  nel  luogo  detto  la  Stu- 
dia, presso  il  casale  di  Caragna.  Potrebbesi  for$e  usare  nella 
costruzione  dei  crogiuoli* 

Popolazione  ai5o4 

*  CALLABIANÀ  (CaUabiana)j  com^  nd  mand-cti  Andorao» 
Cacciorna ,  prov.  e  dioc.  di  Biella ,  div.  di  Torino.  Dipende  dal 
ienato  di  Piem.,  intend.  prefett.  ipot  e  posta  di  Biella^  ìusìbì 
d'  Andorno-Cacciorna* 

Fu  contado  de'Nazzarii  di  Savigliano.  La  sua  positura  èagrecoi 

Una  via  comunale  nella  direzione  da  levante  a  ponente  con^ 
duce  da  questo  luogo  a  S.  Giuseppe  discosto  un  miglio,  indi 
a  Biella  distante  miglia  quattro. 

La  parrocchiale  è  consecrata  a  Nostra  Donna  degli  Angeli. 
Il  protettore  del  comune  è  S.  Antonio  abate. 

Sul  vicino  monte  detto  Marcone  evvi  un  oratorio  sotto  1*  in- 
vocazione di  S.  Antonio  da  Padova;  A  quell'  oratorio  non  si 
perviene  che  per  una  strada  molto  disastrosa. 

Le  terre  di  Callabiana  sono  bagnate  dal  torrente  Strona,  fe- 
condo di  trote  squisite. 


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/ 

CALUAPfÒ  3:1  i 

Ti  si  habnò  *  scarsi  prodotti  del  grosso  bestiame,  il  cui  com-^ 
marcio  si  fa  col  capo  di  mandamento. 

Vi  sono  fabbriche  di  pettini  di  canne  per  uso  de' telai ,  te-^ 
liuti  pei  migliori  che  si  facciano  nella  provincia. 

Gli  abitanti  sono  di  buona  indole  y  ed  inclinati  alle  arti  mec- 
cauicUe. 

Popolazione  735.  ^ 

GALLIANO  (  Callianum)^  com.  nel  malid.  di  Tonco,  prov. 
dioc.  di  Casale,  div.  d'  Alessandria.  Dipende  dal  settato  di  Pieui.  ^ 
intend.  prefett.  ipoL  di  Casale,  itisìd.  e  posta  di  Moncalvo. 

È  distante  otto  miglia  da  Asti  e  dodici  da  Casale. 

Da  borea  conGna  colla  città  di  Moncalvo  \  da  levante  con 
G razzano  ,  Grana  e  Castagnole.;  da  ostro  con  Scursolengo ,  e 
Portacouiaro  ;  da  ponente  con  Touco  ,  e  Castel  Tal  fero. 

Tutti  questi  luoghi  sono  da  esso  lontani  qual  due  e  quale  tre 
miglia  circa. 

Il  tronco  della  strada  provinciale  eli  e  da  Asti  mette  a  Casale 
ne  attraversa  il  territorio,  estendendosi  a  diversi  angoli  e  cur* 
Te,  massime  nella  direzione  da  levante  a  mezzodì. 

Le  campagne  ne  sono  inufiìate  priucipal mente  dal  rivo  Grana, 
che  nasce  in  vicinanza  di  Moncalvo  ,  e  percorrendo  le  terre 
di  Grana ,  da  cui  piglia  il  nome  ^  va  a  metter  capo  nel  Po 
verso  il  comune  di  Occimiano:  sono  anche  in  paite  bagnate  dal 
rivo  appellato  Rotta,  che  ha  le  fonti  in  una  tallea  detta  dei 
Rivi,  e  dirigendosi  verso  ponente  ^' discende  ad  unirsi  al  tor-* 
reo  té  Versa. 

Il  territorio  e  composto  di  varie  colline  e  di  valli  mediocre- 
mente fruttifere,  ed  assai  ben  coltivate.  Pioduce  grano,  vino  , 
meliga  e  fieno. 

I  villici  mantengono  molto  grosso  bestiame ,  e  soprattutto 
vitelli,  cui  véndono  sui  mercati  di  Moncalvo  a'  tiaflScaùti  delle 
città  di  Casale  ,  Asti  e  Vercelh. 

U  suolo 'é  pailicoiarmeute  acconcio  alla  coltura  dei  gelsi:  i 
bozzoli,  di  cui  vi  si  fanno  copiose  ricolte ^  sono  assai  ricercati; 

Dalla  parte  di  mezzodì  estendesì  una  villatBj  frazione  di 
questo  comune,  detta  di  S.  Desiderio  :  essa  ha  una  parrocchia 
separata  da  quella  di  Galliano. 

In  capo  air  abitato  della  frazione  di  S.  Desiderio  sorge    tin 
monte  ^  ove  furono  già  una  chiesa  ,  ed  un  convento   di  bene- 
DizioTU  geogr.  ecc.  Voi.  III.  ai 


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322  GALLIANO 

dittli>ì^  che  lo  a})itaroiio  insino  al  i3oo,  tenipcr  in  cui  una  ter- 
ribile pestilenza  spopolò  il  luogo  di  Perno ,  i  cui  abitatori  som* 
maro  no  a  più  di  tre  mila. 

Si  crede  che  solamente  sette  persone  andassero  salve  dall'or* 
libile  flagello  ,  e  che  da  quelle  avesse  origine  la  popolazione 
che  in  oggi  abita  la  villata  di  S.  Desiderio. 

Un'  altra  frazione  di  questo  comune  é  detta  la  Perrona.  Tro- 
vasi a  ponente  del  capo-luogo  ^  e  confina  col  capo  di  manda- 
mento. Contiene  ducento  persone. 

Parecchie  sono  le  chiese  di  Galliano  :  una  chiamata  di.  S» 
Felice  sta  sopra  un  vicino  b^Izo  ,  e  credesi  la  prima  che  vi 
abbia  servito  di  parrocchia,  unitamente  a  quella  di  S*  Pietro^ 
situata  neir  opposta  parte  del  paese. 

Un  antico  tempietto ,  sotto  il  titolo  di  Nostra  Donna  delle 
Grazie  ,  vedesi  in  sulla  vecchia  strada  tendente  ad  Asti  :  una 
chiesuola,  dedicata  a  S.  Rocco,  è  posta  vicino  all'  abitato  dalla 
parte  di  mezzodì;  nel  di  del  santo  titolare  accorrono  ad  essa 
tutti  i  Callaniesi,  Sonovi  due  confraternite  :  dell'  Annunziata ,  e 
di  S.  Michele* 

Allato  del  vetusto  castello  sta  la  parrocchiale.  È  a  tre  na- 
vate. Ne  circonda  il  presbitero  una  balaustrata  di  fino  marmo  ; 
sono  pure  costrutti  in  marmo  1'  aitar  maggiore ,  ed  uno  dei  la- 
terali dedicato  a  Nostra  Donna  del  Rosario.  Questa  chiesa,  nella 
quale  sono  eretti,  alcuni  benefizi,  è  ben  fornita  d'  ogni  maniera 
di  sacri  arredi,  e  di  un  organo  eccellente;  pel  $uo  manteni- 
mento si  hanno  rendite  cospicue;  il  parroco  è  provveduto  d'  una 
ricca  prebenda. 

Esistevi  un'opera  pia,  eh'  ebbe  incomìncìamento  in  maggio 
1767  ;  essa  sovviene  agi'  infermi  poveri  del  paese,  e  provvede 
eziandio  a'  bisogni  di  coloro  che  non  puonnp  procacciarsi  il  so- 
stentamento. La  fondatrice  ne  fu  una  Margherita  Roetti.  Le  ren- 
dite a  questo  scopo  da  essa  lasciate  vennero,  col  tempo,  ac- 
cresciute per  largizioni  di  altri  benefattori ,  la  cui  mercè  sono 
dotate  alcune  povere  ed  oneste  fanciulle. 

Finora  il  spio  paroco,  senza  1'  intervento  di  alcuna  congre- 
gazione di  carità,  amministra  i  considerevoli  proventi  di  que- 
sto instituto  di  pubblica  beneficenza. 

Neil'  interno  del  paese  veggonsi  gli  avanzi  di  un'  antica  for- 
tezza ^  le  cui  muraglie  giungevano   un  tempo    ad    unirsi  a  un 


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CALLUMO  3aS 

castello  già  spettante  alla  prosapia  de'  mardiesi  di  Caliiano  e 
Murìsepgp* 

Da  dieci  anni  vi  si  possono  fare  un  mercato  in  ogai  setti^ 
mana,  ed  un'  annua  fiera:  ma  per  cagione  dei  mercati  fre- 
quentatissimi tli  Asti  e  di  Moncalvo ,  il  comune  di  Galliano  non 
potè  ancor  profittare  di  quella  Real  concessione. 

Vi  si  odUivano  con  particolare  diligenza  il  grano ^  e  la  meliga) 
ma  non  egualmente  i  uiarzuoli  e  le  viti. 

Si  usano  i  pesi  e  le  misure  del  Monferrato. 

Gli  abitanti  sono  generalmente  di  robusta  complessione ,  di 
mente  svegliata ,  e  non  poclù  di  essi  mostrano  felici  disposi- 
zioni alle  belle  arti.  Il  celebre  pittore  Moncalvo  è  originario 
di  questo  luogo. 

Alle  occidentali  falde  di  questo  cospicuo  paese,  io  una  spe- 
cie di  seno  apertosi  dalla  vicina  valle  di  Oro  detta  di  Fersa^ 
trovasi  rasente  la  strada  ,  ed  io  mezzo  agli  incolti  pascoli 
del  comune ,  la  fontana  denominata  la  PirenkZy  oppure  il  Pro^ 
fondo  di  Galliano. 

Solleva  ella  per  lo  passato  tra  il  paludoso  limo  A  un  nero 
pantano,  del  quale  non  fu  mai  possibile  di  misurare  il  solido 
fondo.:  la  limpidità  àeìV  acqua  lascia  però  ora  travedervi  a  70 
centimetri  i  ruvidi  e  grossi  sassi ,  dhe  vi  si  gettarono  ^  onde 
eostrurvi  una  specie  di  tino.. 

Il  volume  deir  acqua  che  perenne  sgorga  si  é  di  20  centi*^ 
metri  di  diametro  quadrato,  per  cui  forma-  un  ruscello,  il 
quale  accresciuto  da  piccioli  scoli  di  altre  fonti  d'  acqua  co- 
mune,  zampillanti  a  4^  metri  superiormente,  pone  tosto  in  giro 
i  molinì  pei  cereali  detti  della  Pietra  o  dcWOlla;  e  diraman- 
dosi quindi  in  varie  guise  a  riempiere  grandi  fosse ,  nelle  quali 
i  possidenti  di  Galliano  macerano  la  loro  canape,  mette  poi 
foce  nel  torrente  F'ersa  ai  limiti  del  territoiio  di  Gastell'alfero. 

Le  ubertose  collinette  circondanti  si  compongono  di  strati 
di  schisto  argilloso-calcareo ,  e  di  solfato  di  calce ,  ove  stabi- 
lironsi  moke  cave  di  gesso. 

L' alveo  ove  placida  scorre  V  acqua  è  tutto  intonacato  dà 
belletta  bianco* verdastra  ,  con  deposito  di  fanghi  nerissimi  \ 
lattiginosa  ed  impalpabile  nubecola  galleggia  sull'onda,  che  in 
forma  di  verde  spuma  si  arresta  ai  margini.  In>  eeite  estive 
notti ,  se  mai  vi  si  approssima  qualche  fiaccola  ,    non  di  rado 


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3a4  CALLIANO 

si  accende  un'  azzurra  fiamma^  che  tremola  qua  e  là  risplende^ 
spandendosi  all'  intorno  ,  massime  in  sulla  sera ,  un  intenso 
odore  di  uova  fracide. 

L'  egregio  medico  G.  De-Rolandis  scrisse,  non  é  guari ,  un 
cenno  sopra  V  acqua  sulfurea  di  Galliano  da  lui ,  da  suo  pa- 
dre, e  da  altri  medici  riconosciuta  utilissima  principalmente  in 
molte  alFezioni  della  cute:  per  sua  cura  ne  venne  fatta  un'  ac- 
curata e  completa  analisi  dall'  esimio  chimico  Antonio  Giordano 
nel  1834,  che  fu  pubblicata  nel  repertorio  medico- chirurgico. 
Si  dà  qui  il  complesso  di  questo  esame  analitico,  da  cui  ri- 
fuliò  che  cinque  libbre  di  essa  contengono  le  sostanze  seguenti 
nelle  proporzioni  di 
I.  Gaz  acido  idrosolforico        Pollici  cub.  i3     00 

a.  Gaz  acido  carbonico »  io     i5 

3.  Gaz  azoto »  io     60 

4*  Carbonato  di  calce Grani        36     00 

5.  Bi-carbonato  di  magnesia »  t6     00 

6.  Solfato  di  calce »         69     00 

7.  Solfato  di  allumina »  4     00 

8*       '  id,    di     magnesia      »  6     00 

9.  Muriato  di    magnesia »  1 1     o5 

10.  id,  di    ferro »  4     '9 

11.  Nitrato  di  potassa »  12     00 

la.  Silice »  6    00 

Materia  organica,  tracce  inestimabili  »  o    00 


Grani  i55     00 


Cenni  storici.  Questa  terra  colP  antico  suo  nome  di  Castrum 
CadeUianum  è  SLCceanaià  in  una  carta  (996)  di  concambio  tra  il 
▼escovo  Pietro  d'Asti  ed  Ermengarda  figliuola  d'Anselmo,  fi- 
glio del  grande  Aleramo,  insieme  con  Amelgauso  marito  di  lei. 

Il  raccorciato  nome  di  Callianum  già  vedesi  in  una  carta  dì 

permuta    del    io34    tra  l' abate  di   Nonantola   ed    il    conte  di 

xPombia  :  e  cosi  pure  in  un  diploma  del  1041  ^  ov'  è  nominata 

la'  chiesa   di  S.   Maria  dt  Grana  dal  vicino   torrente  di  tale 

denominazione. 

Federico  I  con  diploma  del  1164  confermonne  il  poMedi-- 
mento  al  marcheye  Guglielmo  lY  di  Monferrato, 


N.  ■ 


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GALLIANO  3a5 

O  luogo  di  Galliano  è  pure  nomiiiato  in  un  diploma  dello 
stesso  Federico  in  favore  della  chiesa  di  Torino  nel  iiSg  ,  ed 
in  un  altro  anteriore  di  Enrico  IV  del  io4i  in  favore  del  ve^ 
scovo  d'  Asti. 

Nel  1 1 94  era  signor  di  Galliano  un  Arrigo ,  che  col  conte 
di  Biandrate  Raniero,  e  coi  magnati  del  marchese  Bonifacio 
di  Monferrato  giurò  per  esso  al  parlamento  di  Pontestura  di 
accondiscendere  al  giudicato  dei  Milanesi ,  e  degli  alleati  per 
la  pace  sua  con  Alessandria,  Asti  e  Vercelli. 

Nel  tempo  della  prigionia  del  marchese  Guglielmo  VII,  i 
Gallianesi  furono  indotti  dal  danaro  degli  Astigiani  a  loro  ce- 
dere il  castello  e  la  villa.  Il  Ventura,  ch^militava  in  quell'oc- 
casione  nomina  nella  sua  storia  i  due  autori  del  tradimento  , 
che  ne  ricevettero  il  prezzò;  i  quali  furono  Bonifacino,  o  Fa- 
cino di  Cuniberto ,  e  Facino  Falzono. 

Giovanni  figliuolo  di  quel  marchese  ,  collegato  col  marchese 
Manfredo  di  Saluzzo,  ricuperò  Galliano  nel  I2g4*  Teodoro  I, 
Paleologo  di  lui  successore,  nel  settembre  del  i3o6  giunto  in 
questo  luogo  trattovvi  con  Filippo  principe  d'  Acaja  ,  e  cogli 
Astigiani  la  pace  ,  e  la  ricuperazione  degli  stati  suoi.  La  qual 
pace  fu  conchiusa  in  parlamento  al  ponte  della  Jlotta  presso 
Graziano.  i 

Nel  parlamento  di  Ghivasso  (  iSig)  giurarono  a  Teodoro  fe- 
deltà Bertolino  De  FiUa ,  e  Cicalino  De  Monte^  come  signori 
di  Galliano. 

L'imperatore  Garlo  IV  (  iSSS)  creando  Giovanni  Usuo  vi- 
cario imperiale  gliene  confermò  il  possedimento. 

Nel  i43i  questo  luogo  fu  in  parte  infeudato  ad  Antonio  di 
Primeglio  ,  a  Giovanni  di  Gasalborgone ,  e  ad  Enrichetto  di 
Robella:  il  marchese  Giangiacomo  lo  occupò  in  occasione  di 
guerra,  e  lo  restituì  alla  pace  del  i455. 

Giacomo  De  FiUa  degli  antichi  signori  di  questo  villaggio, 
che  in  parte  ancora  lo  teneva ,  fu  deputato  nel  i432  dal  mar- 
schese  al  consiglio  di  Amedeo  Vili  in  Torino  per  invocarne 
soccorso ,  ed  alla  vendita  de'  redditi  di  Galliano  per  pagarne 
il  presidio    di  Savoja. 

Lo  ebbero  quindi  con  titolo  di  marchesato  insieme  coi  cont\ 
di.  Gocconato  i  Gratella  d'  Asti  venuti  al  servizio  di«  que'  mar- 
chesi ,  e  stabilitisi  in  Gasale:  di  essi  fu  Guidetto  consigliere  di 


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S%6  CALONA 

Ciovaniìi  II  nel  i343  ;  Alessandro  prendente  del  senato  di  Ca-^ 
sale  -,  i  cavalieri  di  Malta  Ardkufto  aei  i546,  'Giovanni  Matteo 
nel  i5Sg ,  e  Giovanni  Battista  nel  iSgo. 

La  marchesa  Margherita  Paleologa  duchessa  di  Mantova  lo 
fendette  poi  a  Vespasiano  Boba  ,  che  lo  tenne  con  titolo  mar- 
chionale: da  ultimo  lo  ebbero  gli  Scotia, 

Galliano  1*  anno  1681  fu  gravemente  danneggiato  dalle  truppe 
{rancóri. 

Popolazione  25oo. 

*  GALOGNA  (  Colonia  ))  com.  tiel  mand.  di  Lesa,  prov.  di 
Pallanza,  dioc.  e  div.  di  Novara.  Dipende  dal  senato  di  Piem., 
vice-intend.  prefett.  ipot.  di  Paltànza ,  insio.  di  Arona ,  posta 
ili  Belgirate. 

È  situato  in  montagna.  Guarda  levante.  Lo  compongono  po^ 
qbi  e  meschini  abiturì. 

Vi  seqpeggiano  tre  vie  :  una  9  dal  lato  orientale ,  conduce  a 
Belgirate  ;  un'  altra ,  da  mezzodì  ^  mette  a  Comnago  ;  la  terza  y 
da  tramontana^  scorge  a  Stropino  e  Magogntno. 

Da  questi  paesi  Galogna  è  discosto  un  miglio  e  meteo  circa, 
e  miglia  sette  da  Pallanza. 

11  torrente  Pianezza  fQrniato  dalle  acque  di  ruscelli  che  na-r 
scono  in  questo  territorio  ,  dopo  averne  bagnate  le  praterie , 
va  a  metter  foce  nel  Verbano.  Non  evvi  alcun  ponte  per  tra-r 
gittarlo. 

Una  chiesa  sotto  il  titolo  di  S.  Bartolommeo,  statavi  edificata 
nel   1802  ,  fu  eretta  in  parrocchia  nel  i83o. 

Esistevi  un'oratorio  campestre  sotto  l'invocazione  di  santa 
Cristina. 

Il  piccolo  cimiterio  è  attiguo  alla  parroechiale.  Fu  costrutto 
nel  181 9. 

Vi  si  fanno  scarse  ricolte  di  segale,  patate,  castagne  ed  uve. 

Si  mantiene  una  considerevole  quantità  di  bestie  bovine  e 
di  pecore,  alle  quali  si  dà  ricovero  in  capannuccie  coperte  di 
paglia. 

Pesi  e  monete  di  Milano. 

I  terrazzani  sono  per  lo  più  di  debile  complessione  e  di 
mente  poco  svegliati». 

Popolazione  i65. 


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CALOSSO  3^7 

GALOSSO  (Calossum)  ^  com.  nel  inand.  di  Caoelli,  prov.  e 
dioc  d'  Asti,  div.  d'  Alessandria.  Dipende  dal  senato  di  Piem. , 
intend.  prefett.  ipot.  d'  Asti  y  insLn.  di  Mombercelli ,  posta  di 
CanelH. 

Giace  a  scirocco.  È  discosto  due  miglia  da  Candii,  e  nove 
da  Asti.  La  sua  via  comunale  ,  da  maestro ,  tende  a  Costigliole, 
e  indi  mette  nella  strada  provinciale  d'Acqui. 

U  ton-ente  Tinella  vi  si  tragitta  sur  un  ponte  di  legno. 

La  parrocchia  é  sotto  il  patrocinio  di  S.  Martino  vescovo  e 
confessore.  La  principal  festa  del  villaggio  si  fa  in  Onore  del 
beato  Alessandro  Saoli  nella  prima  domenica  dopo  l'ondici  di 
ottobre. 

Evvi  un'  opera  pia  stata  fondata  dall'  abate  Fogliati  che  fa 
paroco  di  questo  luogo.  Le  rendite  di  essa  valgono  a  soccorrere 
i  mendici,  e  a  dotare  povere  ed  oneste  fanciulle. 

Le  produzioni  territoriali  sono  :  frumento ,  meliga  ,  legumi , 
uve  nere  e  bianche  in  qualche  abbondanza. 

Pesi,  misure  e  monete  di  Piemonte. 

Gli  abitanti  sono  robusti  ed  industriosi. 

Cenni  sioricL  Calossa  fa  luogo  principale  dell'  antica  signo- 
ria di  Acquosana  che  dipendeva  da'  marchesi  di  Busca.  I  ^rimi' 
castellani,  o  signori,  che  detti  erano  De  CaUocio  ,  si  divisero 
in  vani  rami,  come  De'  Mantraci,  De'  Pupini  ecc. 

Dopo  aver  eglino  sottomesso  il  castello ,  e  la  terra  al  co- 
mune d'Asti  nel  1203,  associaronsi  alla  signoria  de' gentiluo- 
mini di  questa  città:  e  siccome  gli  astigiani  feudi  er&no  pure 
femminei ,  cosi  Calosso  passò  per  via  di  dt>nne  a  parecchie  no-r 
bili  astesi  famiglie.  Di  queste  furono  i  signori  di  Castellinaldo , 
i  Boschi  consignpri  di  Agliano ,  i  Cedrati  nobili  albeti ,  e 
quindi  i  Bertaldi,  i  Delia-Porta,  i  Cdisseni,  ed  i  Pelletti  cOusi- 
gnorì  di  Burio,  investiti  tutti  da  quel  comune. 

I  Bertaldi  ebbero  un  Roberto  appellato  Rossetto  ,  che  con 
Ottina  moglie  di  Robaldo  nel  i!2i7  cedetteio  allo  stesso  co- 
mune la  loro  parte  di  Calosso:  Giovanni  che  l'anno  dopò  acqui- 
stò dal  marchese  di  Busca  il  castello  della  Rocchetta,  cui  Oberto 
di  lui  figliuolo  vendette  nel  ia8o:  Freulo  consigliere  del  co- 
mune nel  12649  Roberto,  Rosso,  Baldracco,  e  Giacomo  con- 
siglicri  nel   1276. 

Ma  Roberto  e  Micolino  1'  anno  1^10  furono  scacciati  da  Asti 


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3^8  CALOSSO 

dai  Solari,  siccome  de' più  animosi  ghibellini,  e  diroccate  Ten- 
nero le  loro  case,  e  pigliata  gran  parte  dei  loro  beni.  Anzi 
perchè  contro  i  capitoli  stabiliti  col  conte  Amedeo  di  Savoja  , 
e  co»  Filippo  principe  d'Acaja  allora  capitaneo  d'Asti  non  vollero 
restituire  la  rocca  di  Masio,  ritenendola  per  conto  de'  Castelli, 
questo  principe  venne  in  tanto  sdegno,  che  li  fece  dipìngere 
capovolti  sulle  porte  della  città.  ^ 

Da  quel  tempo  i  Bertaldi  dicaddero  ;  ma  non  cosi  che  più 
feudi  ancora  non  ritenessero;  perocché  nel  i384  possedevano 
Bubbio  e  Monastero  nell'Acquese ,  cui  Bonifacio  nel  suo  testa- 
inento  di  quelj'  anno  permette  a  Roberti  no  suo  figlio  di  alie- 
nare agli  Scarampi  dei  Cairo.  Cosi  nel  14^0  si  trovano  appa- 
rentati cogli  Asìnari ,  e  con  altri  gentiluomini  astigiani. 

De'  Cerrati  furono  Robaldo  consigliere  d'  Alba  nel  1198  ,  il 
quale  sei  anni  dopo  giurava  per  questa  città  la  tregua  con 
A!»ti  :  Guglielmo  ,  e  Fulcone  consiglieri  nominati  nel  trattato 
di  pace  del  1228  fra  i  due  comuni,  mentre  era  consignore  di 
Calosso  un  Oggeror  Guidone  eletto  arbitro  con  titolo  di  Si- 
gnore nel  i25i  tra  Savigliano  e  Lavaldigi:  Vernerò  accennato 
con  tltqlo  dj  consigliere  nella  lega  del  1^40  tra  Alba  e  Cuneo, 
mentile  di  quest'  ultimo  comune  era  capitaneo  Rinaldo. 

Paolo,  chiarissimo  poeta  latino,  dettò  tre  libri  in  versi  De  Vir^ 
giniiatey  che  furono  ammirati  per  facilità  virgiliana,  edmiepita-f 
lamio  per  le  nozze  di  Guglieliiio  Paleolo^o  con  Anna  d'Aleii^on. 
(V.  Alba):  Giovanni  Vincenzo  giureconsulto  assai  chiaro,  i  cui 
consigli  vennero  stampati  in  una  pregiata  raccolta  di  consigli 
legali.  Quelito  casato  mancò  nel  sepolo  xvn, 

I  nobili  Delia-Porta  furono  consignori  di  Calosso  nel  1^20. 
Ebbero  innanzi  a  questo  tempo  in  Asti  le  prime  onoranze.  Gir 
ribaldo  nel  1188  eravi  console  di  giustizia;  Alberto  nel  i.ao4y 
e  Simbono  nel  1221  vi  erano  consiglieri.  Andrea,  Bartolom- 
meo.  Marco  ed  Odone  insieme  con  Agnese  vendette! o  Calosso 
ad  Asti  nel  1245.  Scapino  ne  fu  consigliere  l'anno  1276;  Gu- 
glielmo e  Giacomo  lo  furono  quattordici  anni  dopo:  a  costoro 
succedettero  altri  della  stessa  prosapia  ,  che  di  questa  citta  fu- 
rono consoli,  rettori  ,  decurioni. 

Fiorirono  in  altre  parti  del  Piemonte  antichi  noblH  Delia-Porta, 
massime  in  Vercelli,  e  nel  contado  di  Casteilainonte,  dei  quali  non 
fu  comune  la  provenienza:  si  farà  cenno  di  loro  al  proprio  luogo. 


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CAtTIGNAGA  329 

Da  questi  casati  passò  Calosso  a'  Rotarli  o  Roeri,  consignori 
di  Mpnteacuto  o  Monteu^  e  di  Santo  Stefano,  i  quali  lo  pos- 
sedettero dappoi  con  titolo  comitale. 

Il  beato  Alessandro  Sauli  vescovo  di  Pavia  terminò  la  sua 
mortale  carriera  in  questo  villaggio ,  ov'  erasi  condotto  per  vi- 
sitare quella  parte  della  sua  dioce.si.  La  cauiera  del  castello, 
•spettante  al  marchese  di  Roero-Cortanze ,  nella  quale  a' di  un<f^ 
dici  di  ott  bre  del  i5gi  mori  il  venerabile  prelato ,  venne  po^ 
scia  convertita  in  pubblico  oratorio ,  nel  quale  si  legge  la  se- 
guente iscri?^ione: 

T£N    .   ALEXANDER    .   SiVLIVS    .   EPISCOPVS    .   PP 

IN    •    VISITATIONE    .    DIOECESANA    .    ELABOBAHS 

AB  •  HAC  .  AVLA  .AD..  COELVM  .  EVOLA  VlT 

ARNO    •    1592    .    DIE    .    H.*    .    OCTODRIS 

GVIVS   •    BEI    .    MBMOBIAM    .    EXPBIMENDAM    .    CVRAVIT 

LAVEEirriVa    .    TBOTTVS    .    ABCHlEPiSCOf VS    .    EPISCOPVS    .    PP 

IR  .  ACTV  .  SVAE  .  VISITATIORIS  .  ARNO  .    l683   .  DIE.  .    P.*    .    7.BBIS 

YT    .    VARpEW    .   ATtAM   .    A   .   D  .  MARCHIORE   .    DE    .     ROTABllS 

BVIVS    .    OPPIDI    .    COMITE    .  .  DECOBATAM 

HOC    .    MORVMERTO    .    QVOQVE    .    REDOEBET 

VERERABIUSM 

Popolazione  2173. 

*  CALTIGNAGA  (Cahiniaca) ,  com.  nel  mand.  di  Momo,prov. 

dloc.  div.  di  Novara.    Dipende   dal    senato   di   Plein,  j    intend. 

■  gen.  prefett.  ipot.  di  Novara,  insin.  d'Oleggio,  posta  di  Momo. 

Fu  ima  delle  terre  da  Galeazzo  Visconti  signor  di  Milano 
lirsa  e  distrutta  per  allontanare  da  quel  paese  le  feroci  ma-i 
snade  inglesi  al  servìzio  del  marchese  di  Monferrato. 

Lo  ebbero  in  feudo  insieme  con  Isarno,  Codemonte ,  e  So- 
lagna  i  conti  Bertrami  di  Milano. 

Sta  sulla  via  provinciale,  che  da  Novara  mette  a  Borgomanero ,. 
in  distanza  di  tre  miglia  di  Piemonte  da  Novara  e  da  Momo. 

Da  levante  vi  passa  il  torrente  Terdoppio,  e  da  ponente  il 
fiume  Agogna. 

Evvi   una  pubblica   scuola  elementare  di  lettura,  scrittura, ^ 
ed  aritmetica. 

11  vecchio  castello  di  questo  luogo  già  munito  di  torri ,  e 
circondato  di  fosse  é  di  presente  ridotto  ad  usp  di  magazzini, 
f  di  private  abitazioni* 


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33o  CALUSO 

La  parrocchiale,  sotto  l'invocazione  di  N.  D.  Assunta  in  cielo, 
é  governata  da  un  sacerdote ,  che  vi  ha  il  titolo  di  prefetto;  è 
matrice  di  tutto  il  vicariato  ,  che  estendesi  sino  a  M<mio  in- 
clusiva mente. 

I  prodotti  del  territorio  sono  :  fromento  ,  riso ,  meliga ,  se- 
gale ,  uve  j  noci ,  canapa ,  lino  ,  e  poco  bestiame  :  vi  abbonda 
la  legna  da  bruciare  :  i  cacciatori  vi  trovano  molte  anitre  sel- 
vatiche,  beccaccie,  pernici  e  lepri. 

Pesi,  misure,  e  monete  novaresi. 

Gli  abitanti  sono  mezzanamente  robusti. 

Attendono  pressoché  tutti  all'agricoltura. 

Popolazione  5io. 

CALUSO  {Calusiuin)f  capo-luogo  di  mandamento  nella  prov, 
e  dioc.  d'Ivrea  ,  div.  di  Torino.  Dipende  dal  senato  di  Piem., 
intend.  prefelt.  ipot.  d' Ivrea  ,  insin .  di  Strambino.  Ha  la 
giudicatura,  l'ufficio  di  posta  delle  lettere,  ed  una  stazione  di 
cavalli  in  posta. 

Gli  sono  unite  le  frazioni  di  Rodallo  ,  Vallo,  Are,  e  Ca- 
rolina. 

Come  capo  di  mandamento  ha  soggetti  i  seguenti  villaggi  :  Baro-* 
ne  ^  Candìa  ,  Mazze,  Montalenghe,  ed  Orio. 

La  parrocchiale  è  arcipretura  sotto  il  titolo  de'  s$.  martiri 
Calocero ,  e  Andrea  apostolo.  £ssa  é  antica  ,  ed  ha  un  cam-^ 
panile  molto  elevato. 

Sulla  cima  d'un  vicino  balso  eravi  anticamente  una  fortez- 
sa  ,  dì  cui  stanno  ancora  in  pi^  due  alte  muraglie  a  ponente 
e  settentrione  ;  le  quali  sono  di  tanta  spessita  ,  che  sovr'esse 
camminar  potrebbero  comodamente  due  cavalli  di  fronte. 

Vi  sorge  a  tramontana  una  collina  feracissima  di  viti. 

II  paese  è  intersecato  dalla  via  provinciale  che  da  Torino 
conduce  ad  Ivrea.  È  distante  otto  miglia  dal  suo  capo  di  pro- 
vincia ,  e  quindici  dalla  capitale. 

Nel  i54o  ebbe  vi  stanza  un  corpo  di  truppe  francesi  sotto  il 
comando  del  maresciallo  Brissac ,  il  quale  vi  fece  derivare  dal- 
l'Orco l'esistente  canale  ,  che  attraversa  Caluso  ed  il  suo  ter- 
ritorio. 

Vi  esistono  anche  due  confraiernitc  e  quattro  piccole 
chiese. 

Non  evvi  villaggio  in  Piemonte  ^  in    cui    facciasi    con  tanta 


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CALUSO  33 1 

pompa  come  in  Caluso  la  processione  del  Corpus  Domiu):  cbé 
quivi  le  coDti^ade,  per  ov'essa  dee  passare,  sono  tutte  coperte 
di  ampie  tele  ,  e  coperte  si  veggono  di  ricchi  tappeti  e  dì  be- 
gli arazzi  le  pareti  esterne  di  tutte  le  case. 

Yi  sono  degni  di  riguardo  Hr  palazzo  e  gli  attigui ,  giar£i&i 
spettanti  al  conte  della  Trinità. 

£tvì  un  collegio  ,  nel  quale  s'insegna  fino  alla  reltorìca  ^ 
cento  alunni.  Bellissima  è  la  sua  positnra.  Gli  è  unito  un  vasto 
giardino. 

Frequentissima  di,  gente  è  sempre  la  fiera  detta  di  S.  tVico<' 
lao ,  che  si  fa  in  questo  capo  di  mandamento  :  essa  dura  Ut 
giorni  ;  e  se  il  tempo  lo  acconsente  j  anche  tutta  una  set-* 
timana. 

I  prodotti  del  territorio  sodo  :  ftomento ,  segale ,  meliga  , 
uve  ,  e  frutta  di  ogni  qualità. 

Un  bosco  di  5oo  e  più  giornate  é  proprio  della  comunità, 

S'v  mantengono  molte  bestie  bovine  ,  e  molti  tavatti. 

Caluso  è  rinomato  per  la  copia  e  la  squisita  bontà  de'  suoi 
vini,  che ,  massime  i  bianchi ,  ti  si  fanno  con  particolarissima 
cura. 

Quivi  passa  la  diligenza  che  du  Torìtio  mette  ad  Ivrea  e  vi-  . 
ce versa. 

Gli  abitanti  sono  'robusti ,  e  quasi  tutti  applicati  ai  lavori 
della  campagna. 

Popolazione  56o. 

Cenni  storicL  Caluso  fu  nobile  e  fòrte  borgo  de'  signori  del 
Canavese  ,  discendenti  da  quel  f^ido  rfc'  CanayisiOj  che  tedesl 
sottoscritto  al  diploma  di  Arrigo  IV  del  mi  in  favor  di  To- 
rino in  un  con  Raniero  marchese  di  Monferrato  ,  con  Alberto 
}I  di  Biatidrate  ,  e  con  Manfredo  di  Romagnanò. 

Dacché  sì  divisero  que'  signori  in  due  rami  principali  di  YaU 
perga  e  di  S.  Martino  ,  rimase  Caluso  sotto  la  giurisdiziotie 
dei  primi. 

Venne  quindi  per  via  di  maritaggi  a' conti  di  Blahdrate,  sottu 
i  quali  eranvi  castellani ,  di  cui  in  un  contratto  del  1124  tra 
Federico  II  imperatore  y  e  Guglielmo  di  Monferrato  si  legge  -. 
9 ut  tenent  castellwn  de  Calugine*  Di  costoro  fu  Contado  Lungo 
eziandio  signore  di  Settimo  Torinese  y  del  quale  si  fa  cenno 
nel    trattato    di   alleanza    conchiuso  nel    1229  tra    il  comune 


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33»  CALUSO 

dlvrea  da  una  parte,  e  dall'altra  il  marchese  di  Monferrato, 
Goffredo  di  Biandrate  ,  ed  i  conti  del  Canavese  coi  loro  ca- 
stellani. 

Intanto  i  vescovi  d'Ivrea  ,  die  dopo  Testinzione  di  quegli 
ultimi  inaicliesi  ebbero  da^li  iinj.eratori  la  teui|.orule  (-iuri- 
sdiz'.one  sopra  il  contado,  per  coiiservaruela,  suii'euduto  aveano 
nel  1337  6**^"  parte  di  quo! le  terre  al  marchese  di  Monfer- 
rato, di  cui  M  ha  il  vassallaggio  alla  chiesa  d'Ivrea  rei  ia44* 
Era  il  territorio  suo  in  quel  tempo  per  coltura  cosi  ferace, 
che  le  biade  raccoltevi  in  una  sola  annata  bastavano  ,  al  dir 
dell' Azario,  per  dieci  anni  al  bisogno  degli  abitanti. 

li  tragico  6ae  del  marchese  Guglielmo  di  Monferrato  che 
gli  Alessandrini  fecero  morir  di  stento  nella  loro  città  Tanno 
1390,  die  luogo  a' gravi  moti  de'  Guelfi  nella  Lombardia,  nel 
Monferrato  ,  in  Piemonte  ,  e  nel  Canavese  ;  perocché  era  egU 
grande  capo  della  parte  ghibellina  nelle  dette  contrade  :  onde 
avvennero  quelle  lu  ighe  ,  e  feroci  guerre,  delle  quali  cantòi 
rAli^hieri  nel  7.^  del  Purgatorio  : 

Quel  che  più  basso  tra  costor  s'atterra 
Guardando  in  suso  e  Guglielmo   marchese  , 
Per  cui  Alessandria  e  la  sua  guerra 
fa.  pianger  Monferrato  e  '1  Canavese. 

F'.  Alessandria  ,  Acqui  ,  Asti. 
Nel   Piemonte   capo    di  Guelfi   era    il    principe    d'Acaja  ,  it 
quale  eccitato  d^ai  Guelfi  del  Canavese  occupò  la  gro>sa    terra 
di  Caluso   per  cambio  di    altre    terre  in  Piemonte  fattone  col 
signore  di  essa  che  era  un  conte  di  Biandrate. 

In  Caluso  non  esisteva  in  allora  un  solo  Guelfo  ;  ma  con 
tanta  benignità  si  adoperò  il  principe  verso  i  Calusini,  ch'eglino 
^utti  divennero  Guelfi,  e  lo  ajutarono  a  circondate  di  forti 
muraglie  l'occupato  hor^o.  Lo  ricuperarono  i  liiarchesi  di  Mon- 
ferrato ,  e  d.tf.ttto  nel  iSao  un  Uberto  signore  di  Caluso  in- 
terviene al  parlamento  di  Chivasso  come  vassallo  di  quelli. 
Sottrattosi  di  bel  nuovo  questo  luo^o  dall'ubbidienza  loro,  il 
marchese  Giovanni  profittando  delle  discordie  insoite  fra  i  conti 
di  Valperga  Ghibellini,  e  qu^'  di  S.  Martino  Guelfi,  Io  riacquistò 
(1339)  ^^^  ^'^^^  ^^''^^  >  ^^  ottenne  che  Cai  lo  lY  imperatore 
con  diploma  del  i355  gliene  confermasse  il  possedimento.  Per- 
dutolo di  nuovo,  in  giugno  del  i363  porto^si  ad    invadere    il 


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CALUSO  333 

Canavese  con  trecento  Barbute ,  o  cavalieri  coperti  il  capo  d'el- 
metti y  e  venne  sopra  Caluso  con  animo  risoluto  di  averlo  ad 
ogni  costo-,  loccbè  non  avendo  egli  potuto  conseguire,  fé' re-^ 
cidere  le  biade,  ed  atterrare  tutti  i  vigneti  del  territorio.  Tor- 
natovi un'altra  volta,  perché  i  Calusini ,  suoi  infensi  nemici^ 
recavano  molti  danni  a  Chivasso  ed  alle  vicine  terre ,  vi  trovò 
già  fatte  all'intorno  le  seconde  ricolte  ,  e  seppe ,  che  dentro  il 
paese  erasi  raccolto  il  fiore  della  parte  Guelfa  venutovi  da 
Ivrea,  e  da  tutto  il  Canavese» 

Ivi  stavano  Martino  de'  S.  Martini  il  più  potente  \  Bar-' 
tolommeo  signore  di  Strambino  ,  e  insieme  con  Pietro  della 
Strìa  molti  de'  nobili  Tacitanti  d'  Ivrea.  £«^lino  tutti  ebbero 
tale  fidanza  nel  proprio  valore ,  che  ,  calato  il  ponte  le- 
vatojo  ,  aprirono  le  porte  al  marchese  ,  provocandolo  ad 
entrarvi.  Punto  egli  per  questo  in  sul  vivo  ,  e  confortati  in 
nome  di  Dio  e  di  S.  Giorgio  i  suoi  militi  ,  entrovvi  con  im-» 
peto  grande  ;  ma  pervenuto  in  sulla  piazza  posta  nel  sito  più 
elevato  della  via  ,  che  direttamente  ad  essa  conduce  ,  da 
quella  superiorità  di;  luogo  ,  e  dulie  contrade  laterali  ,  fu 
cosi  gagliardamente  a.<:salito  che  dovette  retrocedere  con  molta 
perdita  de'  suoi.  Irritato  per  tale  rotta  ,  con  fresche  genti  ar-^ 
mate  di  pavese  ,  gettossi  con  gran  tumulto  un'altra  volta  nella 
terra  ,  ma  funne  cacciato  con  più  danno  dì  prima.  Pensò  al^ 
lora  di  aggiunger  l'arte  al  valore  ;  ed  in  un  terzo  assalto  cosi 
dispose  i  suoi ,  che  i  primi  occupassero  la  porta  col  sovrap- 
posto torrione,  entrassero  ì  secondi  per  le  vie  laterali,  appiC'^ 
cando  il  fuoco  alle  case,  e  i  più  prodi  movendo  per  la  diritta 
contrada  assaltassero  la  piazza.  Accorsi  di  fatto  in  gran  parte 
i  difensori  al  riparo  degl'incendi  ,  si  trovarono  in  minor  nu- 
mero sulla  piazza  incontro  all'assalto  dell'ultima  squadra  ,  che 
tramezzo  a  quelli  urtando,  ne  li  sconfisse  per  modo,  che  pochi 
a  mala  pena  ripararono  nella  rocca  y  la  quale  fu  tostamente 
circondata. 

Mancando  la  rocca  di  munizioni  ,  i  più  risoluti  fra  coloro  j 
ch'erano  rifuggiti  in  essa,  apertasi  nella  notte  una  muraglia, 
si  salvarono  nella  campagna  ,  mentre  le  genti  dell'aggressore 
nel  sonno  immerse  per  la  passata  gozzoviglia  ,  ne  guardavano 
le  sole  porte.  1  Guelfi^  che  la  fuga  degli  altri  ignoravano  ,  al 
marchese  Pindomane  arresero  la  fortezza. 


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334  CALUSO 

Questo  prospero  avvenimento  gli  accrebbe  nel  Canavese  ade- 
Tifati  e  rinouianza  ;  4  tal  che  vepnegli  fatto  di  aprirsi  la  strada 
ad  occupare  albr«  terse  lungo  le  Alpi,  e  dentro  le  valli  insino 
alla  Dora  Ripa  rìa. , Dopo  tale  epoca  i  marchesi  eressero  Caluso 
a  capo  dulia  coi^tea  di  questo  nouie. 

Già  dal  principio  di  quel  secolo  i  Conti  di  Savoja  erano  pa- 
droni della  città  d'Ivrea ,  e  dal  suo  contado ,  allorché  Amedeo 
YIII  nel  1393  venuto  d'oltrementi  con  grosso  esercito,  tentò, 
col  favor  di  un  borghese  per  nome  Giacomo  Cossato ,  d'inipa- 
dronirsene  ;  ma  per  quella  volta  gli  andò  a  vuoto  l'impresa. 
L'  ebbe'  finalmente  per  trattato  dal  marchese  Gian  Giacomo 
nel    1435. 

Sotto  i  Duchi  di  Savoja  Caluso  dai  conti  di  Valperga  passò 
per  contratto  di  noóe  a  Gherardo  Scaglia  di  Biella  conte  di 
Terrua ,  e  signore  di  altri  feudi  ,  il  quale  ebbelo  con  titolo  di 
marchesato  ver^o  il  fine  di  quel  secolo. 

Sul  principio  del  ivu  ,  Alessandro  de'  signori  D' Orio ,  Can-^ 
dia  e  Castiglione,  niinor  conventuale,  avendo  voluto  fondare  in 
Casale  patria  de'  suoi  un  convento  del  suo  ordine,  vi  trovò  in 
que'  cittadini  una  forte  opposizione  ;  ma  gli  prestarono  favore 
in  Caluso  il  marchese  Scaglia  e  la  comunità.  La  scelta  del 
luogo  ritardò  l'opera ,  che  dopo  la  morte  di  lui  fu  eseguita  dal 
padre  Carri  casalasco  col  concorso  delia  marchesa  Scaglia ,  del 
vescovo  Ceva  d'Ivrea  e  del  paroco  Demorra. 

Questo  insigne  borgo  ritornò  in  fine  al  easatQ  Yalperga  della 
linea  di  Masinp. 

La  famiglia  de'  MQri;a  di  Caluso  vantò  eccellenti  giurecon- 
sulti. /^.  Chinasse. 

Il  casato  de'  Valperga  ebbe  a'  di  nostri  il  celeberrimo  abate 
di  Caluso  ,  della  cui  vita  riferiremo  le  principali  notizie  rica- 
vate dai  cenni  storici  che  ne  scrisse  Tabate  Lodovico  Aiborìo 
Gattina ra  di  Breme. 

Tommaso  Valpergaiigdi  Caluso,  dei  conti  Valperga  di  Masino^ 
nacque  io  Torino  nel  1787.  Nella  sua  più  giovanile  età  fu 
mandato  paggio  del  gran  maestro  Gerosolimitano  in  Malta  f 
d'onde  passò  nel  collegio  Naztarejio  di  Roma.  Venutagli  quivi 
per  sorte  tra  le  mani  una  storia  di  Maurizio  ,  maresciallo  di 
Sassonia,  sentissi,  egli  stimolar  forte  da  quella  lettura  alla  glo« 
ria  dell'armi. 


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CALUSO  335 

A  coDipiacere  pertanto  in  qualche  maniera  cotesto  iippulso, 
sali  nel  1754  sulle  galee  del  re  di  Sardegna. 

A  Nizza ,  ove  l'equipaggio  avea  stazione  ,  alcuni  padri  ge<*> 
suiti  f  addoccbiato  un  si  beli'  ingegno  ,  lo  riscaldarono  cosi 
d'amore  della  vita  loro,  da  ridurlo  in  forse  ,  se  non  avrebbe 
abbracciato  quell'istituto  ;  ma  recatosi  in  su  quelle  a  Toriuo , 
lo  scorgervi,  che  già  vi  si  era  voluto  dare  un  aspetto  di  feimo 
proposito  a  una  poco  più  che  velleità ,  cospirò  colle  dissuasioni 
d'un  suo  fratello  abate  nel  fargli  voltar  consiglio:  del  tutto  poi 
fuori  di  quel  pensiero  lo  portò  alcuna  prova  felicemente  su- 
scitagli in  quei  giorni  per  applicare  da  se  quel  tanto  >  che 
aveva  imparato  di  matematica  in  Malta,  alle  scienze  astro* 
noniiche. 

Da  quello  studio  attinse  brama  d'impratichirsi  delle  dottrine 
nautiche,  e  ravvisando  nella  impresa  delle  carovane  una  op« 
portunità  d  impiegarsi  nel  servizio  di  mare,,  si  ricondusse  in 
Malta  a  darvi  principio. 

Si  stava  svernando  nelle  acque  di  Palenno  ,  quando  in  sul 
finire  d'un  assai  g^jo  carnevale  ivi  goduto,  conobbe  un. egregio 
prete  filippino ,  di  cui  Io  colpirono  altamente  la  dottrina ,  la 
modestia,  e  le  soavi  maniere.  Il  tornare  in  patria,  deportile 
insegne  cavalleresche ,  ricondursi  a  Napoli ,  e  professarvi  nel* 
l'età  sua  di  a4  anni  il  sacerdozio  tra  i  cherici-secolari  filippini  ^ 
fu  tutt'una  serie  di  cose. 

Recava  egli  già  seco  fin  d'allora  una  dovizia  di  dottrine. 
Quei  preti  lo  '  destinarono  ben  tosto  a  bibliotecario ,  e  poscia 
a  professore  di  teologia  ;  cessando  cosi,  ad  onor  suo,  l'uso  di 
chiamar  un  estraneo  a  quest'ufizio. 

£i  venne  impiegando  qu^li  anni  nell'accumulfire  un  iqcre^ 
dibile  corredp  di  ecclesiastica  ,  e  d'ogni  propinqua  erudizione, 
facendo  del  pari  procedere  l'esame  dei  due  testamenti  con 
quello  delle  cristiane  tiadizioni..  Costumò  ad  un  tempo  inge-> 
nuamente  la  sua  vita  sull'idea  della  claustrale  austerità.,  e  fu 
oltre  ogni  dire  osservante  del  più  rigoroso  contegno. 

Un  politico  accorgimento  di  quel  governo  ,  escludendo  nel 
1 768  i  forastieri  dalle  congregazioni  religiose  ,  egli  rimpatriò 
nel  seguente  anno. 

Fu  veramente  ammirabile  il  tesoro  delle  sue  cognizioni. 
Versò  nelle  sublimi  matematiche  astratte  ed  applicate  all'astro^ 


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336  CALUSO 

noinia  ,  alla  dottrina  del  tempi  ,  ed  alla  navigazione.  Toccò 
il  fondo  di  ogni  più  i^condita  erudizione  poliglotta  ,  e  dettò 
in  ispecie  di  coptica  e  di  ebraica  ,  tutte  le  a£Eni  lingue  chia- 
mando in  sussidio  di  quelle  \  impareggiabile  nel  rintracciare  là 
più  astrusa  genesi  delle  voci  orientali  ,  e  in  ricondurlé  alle 
materne  radici.  Sparse  grandi  lumi  di  filologia  greca  e  latina, 
fecondi  d'ogni  più  arcana  erudizione.  Raccolse  molte  preziose 
osservazioni  ,  e  pratici  avvedimenti  sfuggiti  ai  tanti  precettori 
di  poetica  italiana,  e  ne  formò  tre  sugosi,  giovevolissimi  libri. 

Fu  modello  di  critica  nel  narrare  di  storia  letteraria.  Scherzò 
con  classica  festività  colla  musa  epico-comica  \  e  destò  frequenti 
suoni  dalla  lira  e  dalla  tibia  latina  e  toscana  :  il  suo  cai  me 
italiano  è  maestro  talvolta  di  profonda  sapienza  ;  e  ovidiane 
sono  veramente  quelle  lagrime  ,  onde  Turna  cosparse  di  tal 
donna  ,  che  ,  sebben  destinata  a  molti  omaggi  dalla  regal  sua 
fortuna ,  sembrò ,  che  tutti  se  li  attraesse  cogli  squisit-ssimi 
pregi  suoi.  Dei  versi  greci  di  Tommaso  di  Cai  uso  ,  ^li  stam- 
pati sono  i  più  pochi.  Le  lettere  francesi ,  spagnuole  ed  inglesi 
niun  carattere  vantano  coi»i  indigeno  ,  niuna  cosi  propria  loro 
bellezza,  di  cui  non  avesse  un  pieno  discernimento.  Serbò  per 
l'ultimo  stadio  di  sua  carriera  ,  e  come  a  corona  di  tanti  par- 
ticolari lavori  ed  insegnamenti ,  un'opera  di  razionale  filosofia, 
in  lingua  francese  ,  monumento  della  più  rigorosa  e  robusta 
metafisica. 

Fluirono  i  giorni  suoi  nella  dolcezza  della  più  schietta  ami- 
cizia. Oltre  alia  compagnia  de' suoi  cari,  che  la  comune  patria 
adunava  ,  egli  andò,  sino  all'ultimo,  quegli  altri  ricercando 
che  vivevano  in  terra  straniera.  Più  di  tiitto  lo  allettò  in  ogni 
teuipo  a  frequenti  viaggi  quello  strettissimo  suo  e  celebre  af- 
fetto per  Alfieri  ,  che  ebbe  i  suoi  princtpii  nell'anno  1772  iti 
Lisbona.  «  Epoca  sempre  memorab.le  e  caia ,  dice  ti  ^ran  tra- 
gico ,  per  avervi  io  imparalo  a  conoscere  l'abate  Tommaso 
di  Caluso  «. 

Dolce  a  chi  legge  la  vita  del  Sofocle  nostro,  è  quel  frequentò 
trovarvi  il  nome  del  Caluso  non  mai  disgiunto  dagli  epiteti  di 
carissimo  ,  d*  uom  unico  ,  d'ottimo  degli  uomini  ,  d' incom- 
parabile. 

L'abate  di  Caluso  volontieri  associò  la  propria  fama  a  quella 
dell'accademia  delle  scienze  5  della  cui  gloria  fu  intrepido  prcM 


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CALVIGNANO  33^ 

pugnatore  ne'  inen  prosperi  destìni  di  lei.  Associoìla  non  mcDO 
air  università  di  Torino  ,  e  mostrò  quanto  affetto  avesse  per  lei , 
chiamandola  erede  di  tulta  la  esimia  suppellettile  di  libri  e  mano- 
scritti orientali,  ch'era  parto  della  doviziosissima  sua  bibfìoteca. 

La  copia  delle  idee  che  gli  si  affollavano  in  sul  principio  del 
discòrso  ,  e  ad  un  tempo  la  precauzione  di  tutte  ordinarle  nel 
modo  il  più  efficace  ,  ne  ritardavano  dapprima  la  fluidezza  ; 
ma  tosto  succedevansi  con  luminoso  incatenamento  le  sentenze, 
e  questo  aveva  di  fruttuoso  e  di  mirabile  la  parola  di  lui,  che 
uno  si  credeva  in  udirlo  poco  mén  che  sollevato  ad  uguale 
intelligenza. 

Equanime  ,  temperantissinio  godè  sempre  di  tutto  il  suo  vi- 
gore )  e  non  fu  veduta  mai  una  p!:ù- fiorente  vecchiezza  ,  e  che 
promettesse  più  felice  longevità  oltre  gli  anni  ;  in  cui  cadde 
mortalmente  infermo.  Appena  ebbe  riconosciuta  l'insistenza 
della  febbre  in  questa  gagliarda  malattia  di  soli  sette  giorni  , 
che  fu  la  seconda  in  tutta  la  sua  vita  ,  volle  esset  munito  di 
tutti  i  conforti  della  religionei  Ringraziò  Iddio  del  lungo,  tran- 
quillo ,  ed  onorato  corso  concedutogli^  trasparendogli  dal  Volto 
la  letizia  della  dignitosa  e  netta  coscienza. 

Mori  in  Torino  il  primo  d'^aprile  dell'anno  j8i5,  nell'età 
d'anni  77,  giorni  io.   * 

Fu  presideate  della  classe  di  scienze  nell'àccaden^ia  :di  scienze 
e  lettere  di  Torino,  professoi^e  di  lingue  orientali,  direttore 
dell'osservatorio  astronomico  e  membro  del  gran  consiglio  iii 
questa  università  ;  fu  della  società  italiana  ,  dell'accademia 
tiberina,  pastor  arcade,  corrispondente  «all'istituto  dH  Francia, 
e  membro  della  legion  d'onore,      t 

Per  le  pubbliche  esequie  di  lui  vennero  dal  celebre  Vernazta 
dettate  iscrizioni  belìissirnij ,  e  piene  di' verità *,  una  delle  quali 
giova  qui  riportare,  affinchè  meglio  si  sappia  qual  fosse  Tanimo 
dell'immortale  Cai  uso. 

lENITATIS  .  ET   MISEàlCOBDlAB  .  PARTSS  .  ÈGIt  .  LlBENTBB 
.    .  OMNIA  .  ET  .  LEPOS  .  ET  .  HVXANrrAS 

ET  .  INNOGENTIA  .  ET  .  VITAE  .  OIGNITAS  .  DECÒBABAT 

.  *  CÀLVIGISANO  (Calnnianum)^  com.  nd  mand;  di  MohtattOj 
prov.  di  Voghera  ,  dioc^  di  Tortmia  ,  dit.  di  Alessandria.  Di-^ 
pende  dal  senato  di  ^icm»  ,1  intenda  prefett.  ipot;  di  Voghe-< 
ra  ,  insin.  e  posta  di  Gasteggio. 

Dizioru  s^ogr.  ecc.  Voi.  III.-  a:* 


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338  CALVISIO 

Fu  contado  posseduto  dal  Faatonì  di  Pavia  ,  e  dai  Masio  di 
Possano. 

Due  vie  attraversano  questo  codiane  ^  una  nella  direzfone  da 
levante  a  ponente  divide  il  territorio  quasi  per  metà  y  e  conduce 
sul  dosso  della  sua  collina:  l'altra  da  meszodi  a  tramontana  scorge 
al  monte  Geresino ,  o  Cesarino.  La  prima  via  mette  a  Montalto 
discosto  un  miglia  e  mezzo ,  ed  a  Gasteggio  lontano  tre  miglia. 

Vi  passa ,  dirigendosi  da  levante  a  ponente,  il  torrente  Chiara 
che  ha  foce  nel  Po. 

U  monte  Cesarino  é  tutto  coperto  di  roveri,  dì  altre  piante 
d'alto  fusto  ,  e  soprattutto  di  castagni. 

Sulla  sua  cima  esisteva  nei  tempi  andati  una  chiesa  con  at- 
tiguo romitorio ,  di  cui  9Ì  scopersero  le  regolari  fondamenta  in 
occasione  che  il  conte  Fantoni  di  Pavia  fece  costrurre  m  quel 
luogo  una  deliziosa  villuccia. 

La  parrocchia  é  consecrata  a  s.  Martino*  Il  paroco  gode  un 
supplemento  di  congrua  di  lire  239. 

I  prodotti  territoriali  sono  fromento,  meliga  ,  legumi ,  uve/ 
fieno,  canapa,  castagne,  foglia  di  gelsi,  buone  frutta  di  varie 
specie ,  e  legna iM  da  costruzione. 

II  terreno  coltivata  è  di  ettari  4^1  ,  quello  sterile  ed  incolto 
di  ettari  5a  ,  le  foreste  particolari  occupano  lo  spazio  di  ettari 
aoo  ,  le  pi^ludi ,  gli  itagni  ed  i  torrenti  quello  di  1^. 

Dalla  legna  d^  costruzione  ricavavasi  ogni  anno  la  somma' 
di  lire  3oo,  da  quella  da  bruciare  i33o.'  Si  fanno  'jSo  etto-* 
lltii  di  vino.  Gli  abitanti  traggono  pure  un  guadagno  d!ai 
tartufi  e  dai  funghi,  di  che  abbonda  il  territorio. 

Mantengono  da  64  buoi ,  e  «n  plccio)  nùmero  di  vacche  , 
montoni,  pecore  e  mapli. 

Sono  eglino  robusti^  e  quasi  tutti  aq[>plicati  ai  lavora  campestii. 

Popolazione  3oo. 

*  CALVISIO  {Calvisìum)^  com.  nel  raand.di  Finale,  prov^ 
d'  Albenga ,  dioc.  di  Savona ,  div.  di  Genova.  Dipende  dal  se- 
nato di  Genova,  vice-intend.  d' Albenga ,  prefett.  insin.  ipot.  e 
po*sta  di  Finale. 

È  situato  parte  in  collina  e  parte  in  pianura,  alla  distenza 
di  un  mìglio  dal  mare,  verso  Giovo,  e  di  16  miglia  da  Al- 
benga. Sono  frazioni ,  o  quartieri  di  questo  comune  Verzi , 
Bricco,  Costa,  Cremata  vecchia,  Fiumara ,  Buonviaggio. 


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CALVISIO  33^ 

Vi  passa  la  strada  corouDale^  che  da  Giovo  conduce  a  Scrìal- 
pta  e  Final^mariiui. 

Il  torrente  Sciusa  ne  attraversa  il  territorio:  esso  ba  le 
fonti  verso  .il  luogo  di  Perti,  non  gli  soprastà  che  un  solo 
ponte:  le  sue  acque  non  sono  feconde  di  pesci:  mette  foce  nel 
mare. 

La  vìa  che  guida  ai  monti  denominati  di  S.  Bernardino, 
Tolla  Vareginà,  Bricco  della  Croce,  Legnerìo,  Connei  e  Punei, 
si  può  praticare  col  carri  fino  alle  loro  sommità  :  ina  quella  i 
che  mette  a  Rocca  di  Corno ,  Bricco  degli  Uccelli ,  e  Rocca 
Stisera,  non  é  che  un  sentiero  molto  disastroso. 

Ti  esìstono  due  fornaci  da  calce:  una  nel  sito  detto  Bricco, 
«la  quale  è  da  gran  tempo  negletta-,  1'  altra   è  posta   nel  luogo 
denominato  Punei:  in  questa  si  lavora  due  volte   nelPanno. 

Il  quartiere  di  Versi  prima  del  i8o5  era  separato  dal  co- 
inune  di  Calvisid. 

Vi  sono  due  chiese  parrocchiali  ;  una  sotto  V  invòcatione  di 
S.  Cipriano;  l'altra  sotto  quella  di  S.  Gennaro. 

La  prima  e  antica,  ed  abbisogna  di  non  poche  riparazioni  : 
nella  seconda  di  forma  ovale ,  adorna  di  marmi ,  e  ben  prov- 
vista di  arredi  sacri,  nel  i8lg  vennero  costrutti  T aitar  mag- 
giore ed  il  coro. 

Il  nome  di  Càlvisio  proviene  dal  inonté  Calvo.  ì  primi  abi^ 
tatori  di  esso  cominciarono  a  fabbricare  le  loro  case  verso  la 
metà  di  quel  monte  ,  ò  colle  ,  chiamandolo  Cremata,  d'  oifie 
gli  venne  il  sopranome  di  Lacrimata. 

Dalla  parte  che  tende  a  Giovo  sorge  la  collina  detta  la  Punei, 
parie  coltivata  a  campi,  e  parte  coperta  di  elei  e  di  pini. 

La  strada  che  Tattraversa  é. della  grandezza  d'un  metro  circa* 
èssa ,  dipartendosi  da  Giovo  ,  conduce  al  comune  dì  Magnone, 
ed  alle  Tagliate:  indi  passando  alle  Mallate  métte  in  Piemonte, 
Questa  via  che  anticamente  appellavaisi  Ponti,  corre  kingo  ìì 
territorio  di  Calvìsio  in  quella  parte,  ove  incoiitrasi  il  torrente 
Ponei,  valicato  da  due  antichissimi  ponti  di  pietre  quadrate, 
distanti  mezz'ora  di  cammino  1'  uno  dall'  altro  :  sono  essi  an- 
cora ai  di  nostri  degni  di  osservazione  pel*  la  loro  struttura  e 
solidità. 

Questo  torrente  non  trovasi  mai  privo  d' acqua ,  èssendo  di  con- 
tinuo àlimenftalo  da  due  i^vi  che  sc*tu#iscòno  dai  Aionli  vìéiin: 


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34o  CAMAGNA 

Sotto  il  primo  dei  detti  ponti  vedasi  una  iscrizione  già  cosi 
corrosa  dal  tempo ,  che  appena  vi  si  conosce  essere  stata  ivi 
posta  dopo  il  mille. 

Sonovi  tre  cartiere:  nella  prima,  durante  otto  mesi  dell'anbo, 
si  fa  carta  6na  ,  mezzana ,  e  straccia  :  nelle  altre  due  non  fiissi 
che  carta  straccia  durante  quattro  mesi  dell'  anno.  In  ciascuna 
di  queste  fabbriche  non  vengono  occupate  che  4  ^  ^  persone. 

Si  veggono  in  Calvisio  due  palazzi  :  uno  adorno  di  belle  pit^ 
ture  e  di  marmi  appartiene  al  conte  Oe-Ferrari  di  Final-ma- 
rina :  r  altro  eziandio  pregevole  per  la  vastità  delle  sue  ca- 
mere ,  e  pei  comodi  che  offre  ,  spetta  al  commendalore  Borea 
Ricci  d'  Albenga. 

Nel  territorio    di  Calvisio  si  mantengono  pochissime   bestie  . 
bovine. 

^La  ricchezza  più  considerevole  di  questo  comune  proviene 
dall'  olio  e  dal  vino.  L'  annuale  prodotto  dell'  olio  é  appros- 
simativamente di  600  barili,  e  di  3ooo  quello  del  vino.  ^ 

Le  altre  territoriali  produzioni  non  bastano  che  per  due  terzi 
dell'  anno  ai  bisogni  dei  terrazzani. 

La  quarta  parte  delle  terre  di  Calvisio  è  copèrta  di  selve. 

I  pesi  e  le  misure  vi  sono  ragguagliate  a  quelle  di  Genova. 

Popolazione   52i. 

*  CAMAGNA  {Camfigna  ù  Camania  Monferratenfium) ^  com. 
nel  mand.  di  Vignale,  prov.  e  dioc.  di  Casale,  div.  di  Alessan-' 
dria.  Dipende  dal  senato  di  Piem.  ,  intend.  prefett  ipot  po- 
sta di  Casale ,  insin.  di  Occimiano. 

G^rlo  Magno  diede  questo  luogo  col  suo  territorio  ed  altri 
molti  nel  Monferrato  ai  canoniti  di  S.  Martino  di  Tours  :  e 
Carlo  il  Grosso  con  diploma  dell'  887  loro  confermò  quelle 
donazioni. 

Federico  I  donavalo  a  Guglielmo  di  Monferrato  nel  1 164  ; 
e  quella  donazione  era  da  Carlo  IV  <ionferniata  nel  ^65. 

Fra  i  primi  castellani  o  signori  di  Camagna  trovasi  un  No* 
r^ndo  Sannazario  nel  1220  ,  cosi  appellato  dal  luogo  di  S*  Naz- 
zario  nel  Pavese,  di  cui  era  anche  padrone:  questi  lo  ven- 
dette poscia  ai  signori  di  Lignano  suoi  nipoti.   * 

Dal  parlamento  che  il  marchese  Teodoro  I  tenne  in  Chivassa 
l'hanno  iSig.si  rileva,  che  i  signori  e  gli  uomini  di  Camagna 
vi  vennero  obbligati  a  fornire  uh  milite  all'  esercito. 


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CAMAGNA  341 

Francesco  dì  Cotignola ,  cajpitano  del  daca  Filippo  Visconti , 
mentre  fra  questo  Duca  e  il  marchese  Gian  Giacomo  di  Mon- 
ferrato ardeva  la  guerra  nel  1431,  pigliò  e  diede  al  sacco  Ca- 
magna  ed  altre  vicine  terre  :  essa  per  altro  venne  restituita 
quattr'  anni  dopo  nella  pace  di  Torino  a  mediazione  del  co- 
gnato di  lui  Amedeo  YIII  Duca  di  Savoja.  Dopo  questo  trat- 
tato fu  di  bel  nuovo  e  meglio  fortificata  da  Ludovico  di  Sa- 
lu2zo. 

Questa  terra  appartenne  ai  conti  di  Yalperga,  poscia  ai  Boba , 
quindi  con  titolo  di  marchesato  ai  Sannazzari    ed   ai   Grisella. 

L'  unica  via  comunale  di  Gamagna  è  situata  a  ponente  ,  e 
mette  a  Gasale,  da  cui  è-7  miglia  discosto. 

Yi  corrono  due  torrenti  chiamati  uno  il  Grana,  e  1'  altro  il 
Rotaldo:  le  loro  acque  danno  moto  a  parecchi  molini. 

La  parrocchiale  è  sotto  V  invocazione  di  S.  Eusebio. 

Un'  opera  pia  ,  chiamata  Debemardi  dal  nome  del  suo  fon^ 
datore ,  vi  ha  rendite  destinate  a  dotare  povere  ed  oneste  fi- 
glie del  paese. 

Il  principate  prodotto  del  territorio  è  queHo  dell'  uve  :  che 
1200  giornate  feraci  di  bei  vigneti  forniscono  in  ogni  anno 
approssimativamente  5ooo  brente  di  vino,  cui  gli  abitanti  ven- 
dono in  Casale,  Yercelli  e  Torino, 

Pesi  e  misure  del  Monferrato. 

Popolazione  i65o. 

*  CAMAGNA  {Camagnay  o  Ctanania  Canapitientium) ^  com. 
nel  mand.  di  Rivara  ,  prov.  dioc.  e  div.  di  Torino.  Dipende  dal 
senato  di  Pieln. ,  intend.  gen.  prefett.  ipot.  di  Torino  ,  insin. 
di  Rivara,  posta  di  Rivarolo. 

I  primi  signori  dell'  antico  castello  di  Camagna  ,  che  si  co- 
noscano, eran  di  gente  Lombarda,  e  tenevano  pure  i  castelli 
di  Azeglio,  di  Corio,  della  Rocca  e  di  Barbania. 

Di  costoro  un  Yiberto,  o  Guiberto ,  figliuolo  di  Corrado,  fu 
abate  di  S.  Benigno  di  Frutluaria:  ad  esso  il  sommo  ponte- 
fice Urbano  11 ,  trovandosi  in  Asti  nell'  anno  1089,  confermò 
gli  antichi  privilegi,  e  gliene  concesse  molti  altri  estesissimi. 

Queir  abbate  di  S.  Benigno  fu  1'  anno  dopo  -  creato  vescovo 
d'  Ivrea. 

Corrado  figliuolo  di  Guidone,  fratello  di  Guiberto,  gli  succedette 
dapprima  nell'abbazia,  e  quindi  nel  vescovado  Tanno  1097. 


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34a  CAMAGNA 

Furon  eglino  vassalli  de'  primi  conti  del  Canavese  ;  mancati 
i  quali  i  conti  di  Valperga  che  n'erano  il  primo  ramo,  riu- 
piroQo  al  diretto  anche  l'utile  dominio  di  Camagna. 

Questo  piccolo  villaggio  è  discosto  un  quinto  di  miglio  dal 
suo  capo  di  mandamento;  piacevole  è  la  sua  giacitura.  Lo  cir- 
condano fecondi  vigneti. 

Quattro  ne  sono  le  comunali' vie;  una,  da  levante,  conduce 
a  Pertusio ,  quindi  a  Yalperga ,  ed  al  borgo  di  Cuorgné  ;  un' 
altra ,  da  mezzodì ,  mette  a  Rivara  ;  la  terza ,  da  ponente , 
scorge  a  Forno  ;  la  quarta  ,  da  tramontana  ,  guida  a  Pra- 
scorsoi  no. 

Sui  confini  dei  territorii  di  Camagna  e  Rivara  passa  il  tor- 
rente Yiana.  Per  agevolare  le  comunicazioni  fii'a  gli  abitanti  di 
queste  due  comunità,  si  sta  ricostruendo  su  quel  torrente,  a 
comuni  spese  ,  un  nuovo  ponte  di  cotto ,  di  cui  diede  il  di- 
segno il  cavaliere  Mosca  ingegnere  in  capo. 

Ottimi  ed  assai  piacevoli  al  gusto  sono  i  vini  cui  fornisconq 
i  feraci  colli  che  vi  stanno  da  levante  e  me«i»di. 

Di  poco  rilievo  vi  sono  i  prodotti  del  beswme. 

Si  fanno  assai  buone  ricolte  di  uve ,  grano,  segale ,  meliga, 
patate,  castagne,  noci,  e  di  altre  frutta. 

La  chiesa  parrocchiale  ^  sotto  V  invocazione  di  S.  Barto- 
lommeo.  Nella  soglia  di  questa  chiesa  vedesi  una  lapide  stata 
rinvenuta  dal  vivente  prevosto  Francesco  Perino  tra  le  ruine 
del  vecchio  castello  di  Camagna.  Essa  è  lunga  ^5  oncie,  larga 
IO:  presenta  una  figura  umana  rozzamente  scolpita,  in  basso 
rilievo,  dalla  testa  sino  al  petto,  sotto  cui